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QUANDO E’ MEGLIO FARE UNA TELEFONATA CHE SCRIVERE UNA MAIL

PC Ci sono alcune situazioni nelle quali è decisamente meglio fare una telefonata che inviare una mail, ma nella pratica vedo che molti giovani evitano spesso il telefono e preferiscono scrivere. Probabilmente si tratta di una caratteristica generazionale: chiunque abbia a che fare con un adolescente sa che, anche se ha lo smartphone in mano tutto il giorno, se lo chiamate non  vi risponderà  e non lo userà mai spontaneamente per telefonare a qualcuno.

Il linguaggio scritto consente in effetti una maggiore distanza e permette di dire cose poco gradevoli senza dover gestire in diretta le reazioni della persona alla quale si scrive. È il motivo per cui così tanti giovani lamentano di essere stati lasciati dal loro fidanzato o fidanzata con un messaggio, invece che con una telefonata, o meglio ancora un incontro. Ma se nei rapporti d’amore è poco probabile che si rincontri la persona con la quale sia è stati così tranchant, nell’ambito lavorativo è sempre meglio tener presente che le probabilità di ritrovare quella persona sul proprio cammino sono molte.

Ecco due recenti situazioni in cui sarebbe stato decisamente meglio telefonare che scrivere:

  1. Annullamento di un colloquio

Se avete inviato una candidatura spontanea e ottenuto un colloquio alle 9 di mattina, perché poi dovete andare in ufficio, non ha senso inviare una mail alle 8.50, fingendo che sia stata scritta la sera prima, per dire che non potete recarvi all’appuntamento a causa di un’emergenza di lavoro.

La persona che dovete incontrare, che si è organizzata per incastrare il vostro colloquio in un’agenda già molto piena, sarà sicuramente disturbata dal vostro annullamento, ma di sicuro preferirebbe una breve e sincera telefonata di scuse, nella quale potrete approfittare per fissare un nuovo appuntamento, che una fredda mail che arriva a ridosso dell’appuntamento, e che potrebbe anche non venire letta (ricordatevi  che un manager riceve centinaia di mail ogni giorno).

Se poi nella mail scrivete di voi usando il plurale maiestatis e avete 23 anni è probabile che la vostra richiesta di fissare un altro appuntamento non verrà esaudita. Poco male, direte, visto che è evidente che avete deciso che il colloquio non vi interessa più, ma ricordatevi che nel piccolo mondo del marketing e della comunicazione è molto probabile che incontrerete nuovamente quella persona. Sperate che, come me, abbia poca memoria per i nomi…

  1. Dimissioni

Se decidete durante il periodo di prova di dare le dimissioni e siete a ridosso di un grande evento per il quale anche il vostro contributo è fondamentale, abbiate il coraggio di chiamare il vostro capo e dirglielo di persona, non scrivetegli (è davvero successo) una mail alle undici di sera. Come Patrizia ha già avuto modo di sottolineare il comportamento nell’ultima settimana di lavoro è quasi più importante di quello durante la prima settimana in un nuovo posto (Come fare carriera sulle ali della propria reputazione).

Riassumendo telefonate invece che scrivere quando:

  • dovete informare qualcuno con urgenza: ricordatevi che non avete alcuna garanzia che la mail venga letta subito;
  • preferite non lasciare traccia scritta di quanto dovete dire: una mail – come un diamante – è per sempre e può essere mostrata agli altri,  e questo avviene spesso quando risulta particolarmente sgradevole, che è esattamente quanto mi è successo con le due mail delle quali ho raccontato.
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Sei anche tu una Pollyanna?

PC In questi anni abbiamo sottolineato l’importanza di fare personal branding ed è stato perciò molto piacevole vedere che una delle nostre più giovani lettrici, Giulia Gargaglione, convinta anche da un corso sull’argomento svolto in università, ha cominciato a pubblicare sul suo profilo linkedin dei post che danno concretezza al suo percorso di studi in ambito psicologico e alla sua ambizione di diventare una Well-being Specialist.

Uno di questi, sul cosiddetto Principio di Pollyanna, mi ha particolarmente colpito, forse perché Patrizia e io siamo cresciute con i romanzi Pollyanna e Pollyanna cresce (il meno conosciuto sequel, roba da fanatiche). Le ho quindi chiesto di far conoscere ai nostri lettori questa inclinazione a valutare tutto troppo positivamente, perché penso che si riveli particolarmente utile quando si sostiene un colloquio. Ecco i suggerimenti di Giulia:

Giulia Gargaglione: “Il “principio di Pollyanna”, studiato per la prima volta da Matlin e Gawron nel 1979, ci svela che esistono delle persone fortemente e costantemente felici e soddisfatte, con un umore positivo stabile nel tempo e nelle diverse circostanze. 
Secondo il “Principio di Pollyanna”, queste persone sarebbero caratterizzate da una spiccata tendenza a vedere il lato roseo della vita, da un’inclinazione a interpretare e ad affrontare gli eventi in modo positivo, a selezionare le situazioni più gratificanti.

Giulia Gargaglione Well-Being Specialist

In origine, Pollyanna era la protagonista di un romanzo per ragazzi, scritto nel 1913 da Eleanor H. Porter. Il personaggio è diventato paradigmatico della filosofia della gratitudine: nella storia, infatti, il padre le insegna a giocare al Glad Game (“Sono grata”). Il gioco consiste nel trovare sempre qualcosa per cui essere grati in ogni situazione.
Ma come si capisce chi ha una personalità da Pollyanna?
Le persone che presentano il cosiddetto bias dell’ottimismo tendono a valutare gli eventi in modi a loro vantaggiosi, a giudicarsi in maniera favorevole nella maggior parte delle situazioni e a ricordare un maggior numero di eventi positivi nelle loro vite.
Attenzione! 
La tendenza ad essere ottimisti in ogni circostanza non è qualcosa di sempre positivo: ricorda che stiamo parlando di un bias, cioè di una distorsione del pensiero che ci allontana dalla realtà. Secondo State of Mind, gli esseri umani sono più portati all’ottimismo rispetto al realismo: le persone sottostimano la possibilità di divorziare, di perdere il lavoro, di ammalarsi di cancro mentre sovrastimano la propria aspettativa di vita di oltre 20 anni. Curioso, non trovi?

Lascia che ti dia qualche dritta su come puoi evitare di cadere in questa trappola cognitiva:

1.      Quando ti trovi a dover valutare una situazione/evento/persona cerca di essere razionale e non alimentare attese irrealistiche: soppesa i pro e i contro di ogni aspetto della tua analisi (magari utilizza il vecchio metodo dell’elenco carta e penna, potrebbe aiutarti a fare chiarezza).

2.      Confrontati con gli altri: chiedere consiglio ad una persona di cui ti fidi potrebbe fornirti una prospettiva diversa e più realistica, il che aiuterebbe a riportare in equilibrio il tuo senso (sbilanciatissimo) di ottimismo!

3.      Ricorda di leggere la situazione da diversi punti di vista: fai lo sforzo di metterti nei panni di tutti gli attori della scena, in modo da capire le motivazioni alla base delle azioni di tutti i partecipanti.

4.      Pensa al passato per delineare il futuro: sforzati di immaginare a come le cose potrebbero andare nel futuro, il modo migliore per farlo è attingere alla tua esperienza passata; potresti pensare ad una situazione simile in cui ti sei già trovato e valutare i possibili esiti della tua decisione presente confrontandoli con quelli di un’ esperienza già vissuta.

5.      Esercitati a immaginare problemi e soluzioni: lo so, per te che sei ottimista non ci sono problemi… questo è il punto! Ogni decisione presenta ostacoli e opportunità, rassegnati, è un dato di fatto.  Facciamo un esempio: stai per affrontare un colloquio di lavoro. Quali potrebbero essere gli ostacoli che incontrerai? Chi e come si muoverà la concorrenza? E’ realistico pensare che ad una prima stretta di mano capiranno chi sei e ti stenderanno il tappeto rosso? Forse c’è ragione di pensare (sempre) ad un buon piano B, nell’eventualità che tutto non vada proprio come programmato.

Non è un lavoro facile, ma con un po’ di impegno si può imparare, buona fortuna!


Se vuoi approfondire, ti consiglio di dare un’occhiata a:

·         Matlin, M.W; Gawron, V.J (1979). “Individual Differences in Pollyannaism”. Journal of Personality Assessment. 43 (4): 411–412.

·         http://www.stateofmind.it/tag/optimism-bias/

E se volete altri suggerimenti dalla Giulia, la nostra psicologa in erba, aggiungetela su LinkedIn www.linkedin.com/in/giuliagargaglione/

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I consigli di un esperto di placement. Intervista a Maurizio Mesenzani.

PC Mi capita spesso che qualche studente mi chieda un parere personale su come orientarsi dopo la laurea, sapendo che il mio impegno in università è collaterale rispetto al mio lavoro principale come consulente di aziende e agenzie, è che questo mi porta quindi a conoscere dall’interno quegli stessi ambienti dove vorrebbero intraprendere una carriera.

Un mix analogo rende particolarmente interessanti i consigli che ci dà Maurizio Mesenzani, che oggi intervistiamo in veste di collaboratore esterno dell’ufficio placement dell’Università Bicocca, dov’è anche docente di master del dipartimento DISCO (informatica e comunicazione) e dove ha insegnato per tanti anni come docente a contratto nel dipartimento di Sociologia (Laurea Magistrale in Sociologia del Lavoro e dell’Organizzazione). Maurizio infatti conosce molto bene il mondo dell’impresa, perché da anni offre soluzioni manageriali e di CRM a grandi aziende come Fiat FGA Group, Vodafone, H3G, RCS.

Maurizio attualmente offre la sua competenza all’Università Bicocca come collaboratore su alcune iniziative specifiche, quali la preparazione degli studenti ed ex studenti al career day e altri seminari di placement. Gli chiediamo quindi di condividere con i nostri lettori alcuni preziosi consigli.

Trampolinodilancio: Come devono scegliere i giovani laureati a quali aziende indirizzarsi?

Maurizio Mesenzani: bisogna partire dalle proprie passioni. La scelta del tipo di azienda, settore, dimensione, collocazione geografica, stile, ecc ecc deve basarsi sulle proprie passioni, sul tipo di emozione e coinvolgimento che si prova ad immaginarsi dentro quel contesto. Bisogna conoscere tante realtà, leggere, documentarsi, guardare, domandare. La curiosità e la voglia di mettersi in gioco e di “sperimentare” sono lo strumento migliore per scegliere le aziende.

Maurizio Mesenzani, Founder e Sales Director Chorally, consulente placement dell'Università Bicocca

Maurizio Mesenzani, Founder e Sales Director Chorally, consulente placement dell’Università Bicocca

Dove cercare le opportunità di lavoro? Che ruolo hanno i social media?

A parte le agenzie per il lavoro, gli strumenti pubblici di supporto al collocamento e gli uffici placement delle università, il social network più adatto alla ricerca di lavoro è Linkedin. Ciò è vero per molte professioni. Altro canale di contatto sono gli “eventi” (generalisti o di settore) che permettono di approfondire tematiche specifiche e di creare relazioni.

Ha quale consiglio utile da dare a chi deve affrontare un colloquio?

Passione e motivazione. Un colloquio non è un ostacolo da aggirare, è un momento fondamentale per farsi scegliere e per scegliere. La scelta è reciproca! Chi affronta un colloquio deve avere le idee chiare su di sé e su chi ha di fronte; i colloqui si preparano studiando, leggendo i giornali, leggendo il web. Bisogna sapere tutto dell’azienda da cui si va a colloquio. Non si mente, non si improvvisa e non bisogna fare “i fenomeni”: al colloquio bisogna essere se stessi, con i pregi e i difetti che si hanno. La domanda da farsi non è sul tipo di “posto” che l’azienda offrirà, ma piuttosto sul “valore” che si genererà da questa relazione professionale: che valore porto io all’azienda oggi e domani? che valore dà a me l’azienda oggi e domani?

Cv e lettera motivazionale: ha qualche aneddoto o accortezza da segnalare?

Si trova in rete ogni forma di consiglio, difficile dire qualcosa di originale. Come accortezza, eviterei frasi fatte, quelle banalità stereotipate che non hanno alcun senso e che non sono facilmente riconducibili alla vita reale, tipo: “persona solare, orientata a lavorare in gruppo…”, “persona affidabile concreta orientata al risultato”…frasi con questi toni, senza esempi concreti, fanno solo rumore e spesso danno fastidio a chi legge

Quanto è importante la rete di contatti?

Il network è fondamentale: i compagni di corso sono un gruppo professionale importantissimo nel percorso di crescita, così come i docenti, i colleghi negli uffici dei primi stage, i membri della stessa community professionale. Ecco perché è fondamentale leggere e andare a eventi, convegni, conferenze… Il network serve per aggiornarsi, per attivare relazioni, per identificare opportunità, per acquisire linguaggi specifici. 

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DOMANDE INSIDIOSE AI COLLOQUI: QUALE PERSONAGGIO ASSOCERESTI AL NOSTRO BRAND?

PC Mi ha segnalato un lettore che durante un colloquio gli è stato chiesto a quali personaggi secondo lui si avvicinavano i diversi brand aziendali (in questo caso di trattava di marchi automobilistici appartenenti a uno stesso gruppo). La domanda l’ha spiazzato e vorrebbe essere pronto a dare una risposta soddisfacente se si dovesse ripresentare l’occasione.Immagine1

Ho deciso di rispondere con un vero e proprio post, perché trovo che l’esercizio sia non solo utile a far bella figura nel corso del colloquio, ma anche a prepararsi correttamente prima dell’intervista, nell’importantissima fase di analisi dell’azienda per la quale vi candidate.

Il carattere della marca è uno degli argomenti che tratto con maggiore passione nei miei corsi. Ogni marca, infatti, non solo racchiude una serie di promesse ma è caratterizzata da una personalità che ha due scopi altrettanto importanti:

  • connotarla e differenziarla sia rispetto ai competitor che agli altri marchi all’interno di un portfolio di brand: in un contesto dove le promesse di qualità tendono a equivalersi, il brand character a volte è l’unico elemento davvero distintivo;
  • favorire la relazione con i consumatori. Il rapporto con una marca segue le stesse regole della comunicazione tra persone: ci è più facile interagire con qualcuno che conosciamo di persona e intimamente.

Per definire il carattere della marca si pensa quindi al brand come a una persona, analizzando il modo caratteristico in cui si comporta e comunica con gli altri (vedi anche Come scrivere una copy strategy).

Ci sono diversi modi per arrivare a una descrizione non banale, che possa risultare stimolante per il creativo che dovrà a partire da questo spunto per capire che tono usare in tutti i touch point con il cliente finale: che musica usare in uno spot, che stile di divisa far indossare alla hostess durante uno street event, che tipo di guerilla marketing organizzare, quale tono usare sui social media, e via dicendo.

  • Il primo e più semplice metodo è definire una serie di aggettivi, cercando di sceglierli in modo accurato. Recentemente dei miei studenti hanno definito la brand personality Műller usando gli aggettivi Genuina, Dinamica, Innovativa. Mentre mi ritrovo sugli ultimi due (anche se non sono particolarmente distintivi) ritengo che genuina sia una descrizione lontana dal mondo sensuale ed edonistico che questa marca ha saputo creare in comunicazione e più vicina all’immaginario di altri marchi o categorie: ad esempio dei formaggi tradizionali, come la crescenza. Può essere utile cercare sul dizionario dei sinonimi per capire se l’aggettivo scelto è davvero efficace. La Treccani come sinonimi di genuino suggerisce: naturale, puro, schietto, sincero, verace. ‖ casereccio, fatto in casa. Un’altra tecnica utile può essere inserire nella ricerca per immagini di google l’aggettivo e verificare a che tipo di immaginario visivo è associato.
  • Il secondo metodo è fare riferimento a un personaggio esistente, che può essere un archetipo (il dentista, la tata, il cuoco, la migliore amica, il compagno di viaggio…) oppure un personaggio reale noto. Il rischio, se si decide per la seconda opzione, è che la percezione di questo personaggio non sia omogenea tra i diversi target, o addirittura tra chi passa il brief (cliente o account) e chi sviluppa la comunicazione (creativi). Per ovviare a questo problema si può decidere di scegliere un personaggio estremamente iconico e motivare il perché; oppure suggerirne più di uno, in modo che sia più chiaro il criterio di selezione e più difficile un fraintendimento.

Nella storica campagna Think Different di Apple  troviamo un esempio di brand character che si personifica  in molti personaggi famosi e iconici,  scelti perché hanno saputo pensare in modo diverso e innovare nel loro ambito: Picasso, Einstein, Mohammed Ali, Salvator Dalì, Gandhi.gandhi

Quando vi state preparando a un colloquio oltre a raccogliere tutte le informazioni possibili sull’azienda e il mercato nel quale opera d’ora in poi provate anche a chiedervi: se questa marca fosse una persona o un personaggio chi sarebbe?

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CHECK LIST PRIMA DI UN COLLOQUIO

PC Abbiamo sottolineato l’importanza del body language durante un colloquio, oggi parliamo invece di quello che dovrete dire. Prima di presentarvi a un colloquio controllate di aver fatto tutto quanto in vostro potere per arrivare preparati e usare di volta in volta le migliori argomentazioni.

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  1. Sapete tutto sull’azienda?

Su internet potete trovare dati sulle dimensioni, l’andamento della marca e del settore, la mission, i valori, il management.  Per le aziende più grandi è addirittura possibile trovare le recensioni di chi ci ha lavorato, stile tripadvisor!

  1. Sapete che ruolo ricopre chi vi intervisterà?

È molto diverso confrontarsi con chi sarà il vostro capo diretto, e quindi vorrà plausibilmente indagare soprattutto le vostre capacità specifiche di ricoprire il ruolo e capire se c’è sintonia tra di voi, o invece parlerete con il responsabile del personale, più orientato a discutere aspetti tecnici del contratto o a verificare la vostra aderenza agli standard generali della società.

  1. Sapete che ruolo dovrete ricoprire se assunti?

Sembra una domanda ovvia, ma spesso le ricerche di personale sono scritte in modo generico e confuso. Prima di sottolineare le vostre capacità non abbiate paura di fare una domanda per capire meglio di cosa vi dovrete effettivamente occupare.

  1. Sapete quali sono i vostri punti di forza e di debolezza?

Preparatevi a rispondere alle classiche domande su quali sono le vostre qualità e quali i vostri difetti, adattandole all’azienda e al ruolo per il quale state per sostenere il colloquio. Inutile elencare ad esempio (come ho fatto al mio primo colloquio) la tolleranza tra le vostre doti in un’azienda dove fare carriera consiste nel fare le scarpe a un collega, più opportuno parlare di capacità di mediazione se vi proponete come account in un’agenzia di pubblicità.

  1. Sapete perché, come persona, sareste perfetti per quel ruolo o quella organizzazione?

Senza diventare eccessivamente camaleontici, o vendervi per quello che non siete, vale la pena di volta in volta scegliere quale aspetto della vostra personalità mettere in risalto in quello specifico colloquio. Quali hobby vale la pena citare? Quali passioni?

  1. Avete preparato qualche aneddoto che sottolinei le capacità richieste dal ruolo?

È probabile che vi venga chiesto di dimostrare con un fatto veramente accaduto le vostre capacità: preparatevi qualche aneddoto vero, e se possibile non troppo agiografico. Per esempio ricordo di aver raccontato per dimostrare  la mia proattività in un colloquio per diventare l’account che avrebbe seguito Perlana, di quando con ago e filo su un set pubblicitario del principale concorrente Soflan avevo stretto un maglioncino troppo largo per la bimba che doveva sostituire quella scelta.

  1. Avete preparato la domanda a piacere?

Tutti gli intervistatori finiscono con il chiedervi se avete una domanda da fare. Come abbiamo già spiegato niente è peggio che dire di no.

Preparatevi una serie di domande e scegliete quella più logica, sulla base di quanto è stato detto fino a quel punto nel colloquio, ecco alcuni esempi:

  • Su che basi verrà valutato il mio impegno in azienda?
  • Quali caratteristiche dovrebbe avere il candidato ideale?
  • Qual è la più grande sfida che la vostra azienda dovrà affrontare nei prossimi mesi?
  • O meglio ancora: siete preoccupati per … (citate uno dei possibili problemi nei quali il settore o il prodotto potrà incorrere nel futuro)
  • come rientra nei piani a lungo termine dell’azienda questa posizione?
  1. Sapete quanto ci metterete ad arrivare (in anticipo) al colloquio?

Last but not least: controllate il percorso e prevedete l’imprevedibile (il camion che si incendia in autostrada, il treno che deraglia, la visita di Ban Ki-moon che paralizza la città. Sono tutti accadimenti reali che mi sono successi negli ultimi tre mesi, per fortuna non stavo andando a un colloquio!)

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9 dritte su come non apparire molli a un colloquio

PC Tutti ormai sappiamo che il linguaggio del corpo parla di noi più di quanto facciano le parole. Lo verifico ogni volta che faccio degli esami in università: salvo rarissime sorprese intuisco la preparazione di uno studente da come mi sì è seduto di fronte.

A un colloquio è fondamentale proiettare un’immagine di sé convincente, ma non arrogante. Per capire quali posture e movimenti utilizzare per impressionare al meglio gli intervistatori, Mashable ha chiesto a tre esperti di body language. Ecco le nove indicazioni emerse:

  1. sedetevi bene dritti sullo schienale della sediafantozzi

è un segnale automatico di sicurezza e fiducia in se stessi. Gli “sdraiati” sono avvertiti, almeno in occasione di un colloquio è opportuna una postura eretta.

  1. evitate il continuo contatto oculareowl-and-mushrooms-tanja-brandt-2__880

Al contrario di quanto si pensa un contatto oculare prolungato può risultare sgradevole, è meglio guardare diverse parti del volto della persona, cambiando ogni pochi secondi la parte che si fissa

  1. usate il linguaggio delle mani mentre parlate

La cosa peggiore è tenere le mani nascoste, perché implica che siete molto ansiosi, meglio muoverle per sottolineare quanto state dicendo

  1. mostrate i palmi

Avere i palmi rivolti verso l’alto denota onestà e impegno. In generale una postura eretta, il sorriso e i palmi aperti vi faranno apparire ricchi di energia.

  1. tenete i piedi ben piantati per terraselfie-ai-piedi-Reese-Whiterspoon

Se siete una donna non accavallate le gambe, piuttosto le caviglie. È stato scientificamente provato che è più facile rispondere a domande complesse con entrambi i piedi appoggiati al suolo

  1. migliorate la vostra camminata

Gli intervistatori spesso vi giudicano nei 10 secondi che ci mettete a entrare nella stanza: spalle indietro, collo allungato verso l’alto, passi ampi ma non eccessivi.

  1. respirate a fondo mentre ascoltate la domanda e parlate mentre emettete il fiato

Funziona allo stesso modo a tennis: inspirare quando l’avversario colpisce la palla e espirare quando la colpite voi dà molta più forza al vostro tiro e vi permette di concentrarvi maggiormente. In generale respirare profondamente è  un modo infallibile di ridurre il nervosismo.

  1. annuite mentre ascoltate

Ovviamente annuire mentre si ascolta dimostra che state ascoltando e partecipando

  1. inclinatevi verso l’intervistatore

Avvicinarvi a chi vi parla è qualcosa che viene naturale quando siete coinvolti da una conversazione, dimostrerà quindi interesse in quello che vi stanno dicendo.

Aggiungerei alla lista: non giocherellate con oggetti presenti sulla scrivania di chi vi sta facendo il colloquio, non incrociate le braccia, non toccatevi i capelli e infine due grandi classici di cui non ci stanchiamo di parlare: stretta di mano energica  e sorriso sia quando arrivate che quando ve ne andate, comunque sia andato il colloquio!

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Riletture estive: i nostri post più visti

PC Trampolinodilancio si prende un paio di settimane di vacanza, nelle quali forse finalmente Patrizia ed io troveremo il tempo di scrivere un paio di post di cui abbiamo già appassionatamente discusso durante le riunioni di redazione (cioè le telefonate che ci accompagnano nel tragitto casa-lavoro, più o meno lunghe a seconda di variabili esogene quali il traffico, le chiamate di altre amiche, appuntamenti telefonici con clienti o colleghi et similia). Se avete già letto l’ultimo libro di Fred Vargas e state per esaurire la Lettura, l’inserto domenicale del Corriere – due fonti di grande piacere in questa estate 2015 – potreste aver voglia nel frattempo di rileggere o leggere, se ve li eravate persi, alcuni dei nostri articoli più visualizzati:

Come non iniziare una lettera di lavoro 

5 errori nello scrivere la lettera di presentazione 

Come si scrive un meeting report

Come sostenere un colloquio su skype

Profilo Linkedin: ecco cosa pensa un cacciatore di teste

Carriera e figli: si sopravvive recitando

Buona lettura e buona estate a tutti i nostri lettori!

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Vicky Gitto ci racconta la campagna Punto su di te, contro la disparità di salario tra donne e uomini

PC Dare al lavoro delle donne il giusto valore è l’obiettivo della seconda fase della campagna Punto su di te, di Pubblicità Progresso, contro la discriminazione femminile e in particolare contro la disparità di salario, che in Italia arriva al 30%. Ne abbiamo parlato con Vicky Gitto che ne ha curato la direzione creativa. Dato che Gitto è stato recentemente nominato Presidente di Y&R Group, che ora dirige insieme a Simona Maggini, promossa ad amministratore delegato, abbiamo approfittato anche per capire come questa giovane coppia, con una donna in una posizione di grande peso, intende mantenere in agenzia un clima che dia la massima possibilità di espressione e carriera sia ai giovani che alle donne.

Un’intervista molto interessante sia per chi desidera capire come si lavora in una “grande scuola” della comunicazione, sia per chi vuole capire meglio la genesi di una campagna pubblicitaria in ambito sociale. Proprio di comunicazione sociale si occuperà il nuovo corso in Iulm di cui sono co-titolare con Marco Lombardi e abbiamo quindi invitato Vicky Gitto a raccontare ai nostri studenti ancora più dettagliatamente l’iter creativo della campagna. Speriamo che la lezione e questa intervista aiutino le nostre lettrici e le nostre studentesse ad affrontare con maggiore autostima i colloqui di lavoro e a non avere remore a chiedere quello che meritano.

Ricordatevi che ottenere un colloquio con Vicky Gitto, Simona Maggini o un altro dei manager di WPP è più semplice di quanto pensiate, è sufficiente comprare uno dei testi che usiamo come manuali in Iulm, inviare una email, compilare una scheda e aspettare di essere chiamati (ci si deve poi presentare al colloquio con il libro). La proposta è presentata anche nel sito di FrancoAngeli http://www.francoangeli.it nelle pagine dedicate ai due libri di Marco Lombardi: qui http://bit.ly/1f2elrF e qui http://bit.ly/1I0ZFQm.

Una sola raccomandazione: non è sufficiente comprare i libri, meglio anche leggerli, non solo perché sono utili se volete fare questo mestiere ma anche perchè Vicky Gitto è autore di un capitolo del libro sulla creatività e Simona Maggini conosce molto bene quello sulla strategia che usiamo nel corso di Brand Lab. di cui è cultore della materia!

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Ricordiamo il grande Elio Fiorucci rileggendo i suoi consigli

fiorucciPC Ci piace ricordare il grande maestro Elio Fiorucci riportando l’intervista nella quale ci aveva dato, con la passione che lo caratterizzava sempre, alcuni consigli per i nostri lettori.

8 novembre 2012.

PB Mentre leggete, immaginate suoni e atmosfera: lui, carismatico e calmo, parla con un microfono che tiene stretto al petto. Si muove poco e sta seduto (diciamo: il contrario dell’imbonitore televisivo che si agita magnificando pentole e materassi).

Non alza la voce.

I suoi occhi brillano e saltano per tutta la sala, per tutti quelli che stanno lì ad ascoltarlo.

La voce è bassa eppure nessuno perde una parola.

Con noi, per voi giovani talenti, parla di rapporti umani, di fiducia, di molteplicità, di passione, di coraggio, di innovazione, di autenticità. Non conosce tutti i vostri nomi. Ma pare dagli occhi (che ridono? che sanno? ) che queste parole le abbia dette proprio per ognuno. Almeno così è parso a me e Paola che – ça va sans dir – siamo ormai perdutamente innamorate.

Trampolinodilancio: Durante il suo speach da Robilant & Associati ci ha colpito la sua definizione del mercato come “atto d’amore”, inedita definizione per un concetto, quello di mercato, che viene di solito o idolatrato o demonizzato: ci spiega la sua idea di mercato? E dove la vede realizzata?

Elio Fiorucci:  In ogni città esistono i mercati che non hanno mai perso il loro fascino a favore della Grande Distribuzione. Il mercato come dicevo non è solo il luogo delle merci ma è anche il luogo dell’incontro con  chi le merci le produce o le sceglie personalmente, per cui si instaura un rapporto umano che prevede la fiducia e tante altre bellissime sensazioni che si ottengono solo con lo scambio tra gli uomini.

Trampolinodilancio : A un certo punto della sua vita lei ha dovuto cedere il marchio Fiorucci. Che consigli darebbe a chi, sul lavoro, deve misurarsi con realtà dolorose di cambiamento?

Elio Fiorucci: Non avere una sola passione ma capire che esistono tante cose da vedere o da fare che non possono ridursi in una sola esperienza

Trampolinodilancio : A proposito dell’importanza di “andare a bottega”: quali “botteghe“ oggi consiglierebbe a un giovane che vuole iniziare a lavorare? Quali i maestri da seguire? I modelli da cui imparare? Quali luoghi da frequentare?

Elio Fiorucci:  E’ impossibile descrivere questi luoghi, li puoi trovare in una stradina secondaria o addirittura in qualche piccolo paese perchè lì senti che si esprime la personalità. Quelli che scelgono inconsciamente o consciamente di fare solo quello che amano. Ci sono gli appassionati di motociclette e gli appassionati di fiori, se li conosci hanno tutti la stessa attitudine che si chiama passione.

Trampolinodilancio : Tutti riconoscono le sue doti eccezionali di talent scout: Lei come riconosce un talento?

Elio Fiorucci: Per il coraggio di fare una scelta innovativa e questo può avvenire in qualunque categoria di professioni.

Trampolinodilancio : Che consiglio darebbe a un giovane che deve affrontare un colloquio di lavoro?

Elio Fiorucci:  Essere se stesso, non essere timido perchéla timidezza a volte è confusa con la mancanza di capacità.

 

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Dal Branding al Personal branding

PC Su questo blog abbiamo spesso affrontato l’argomento del personal branding (il fatto che ognuno di noi è di fatto una marca e come tale comunica e si vende). Daniela Pellegrini, che collabora con me in Iulm, ci fornisce, con il suo classico approccio da personal coach, alcune indicazioni su come trasformare le conoscenze di marketing in indicazioni operative per la costruzione di un brand distintivo e coerente e quindi più facile da vendere. In sostanza ci aiuta a capire come trovare un lavoro o migliorare la nostra posizione. Ho conquistato il vostro interesse? Leggete i suoi suggerimenti!f167fd140c425b4806cbb43eaa1d8863

Daniela Pellegrini: Anche noi siamo Brand e possiamo diventarlo.

Vi sembra strano dirlo? Forse sì, ma riflettete su questo principio prima di andare a fare un colloquio di lavoro, sia che siate alle prime esperienze sia che vogliate cambiare azienda: in pratica state “vendendo” voi stessi e quindi dovete trattarvi come farebbe un brand commerciale. Da qui vi esorto a fare questo passaggio logico: da Brand a Personal Brand.

Il personal branding infatti ci permette di differenziarci dalla massa rendendoci unici e riconoscibili.

Preparatevi quindi a riflettere sul vostro personal brand, utilizzando le quattro classiche leve di marketing.

Come si costruisce un personal brand

  1. Mission

La tua mission è lo scopo della tua attività, il motivo perché la fai. Nel nostro caso la tua mission è il messaggio che comunichi con i tuoi studi, la tua professionalità.

Esercizio: scrivi la tua mission.

Alcuni spunti:

Cosa fai?

Perché lo fai?

Per chi lo fai?

Che problema risolvi?

Perché lo sai fare così bene?

Perché lo fai meglio di altri?

In che modo ciò che fai parla di te?

  1. Prodotto

Noi siamo Prodotto

Il Prodotto siamo noi…: quindi va identificato cosa vogliamo “vendere” senza ego-referenziarsi ma divenendo capaci di ascoltare e comprendere il mercato, individuare bisogni ancora insoddisfatti e rispondere con un’offerta di  noi stessi adeguata e competitiva.

Per farlo rispondete alle seguenti domande:

Quali sono i tuoi punti di forza?

Quali sono i tuoi limiti?

Chi sei?

Come sei arrivato/a qui?

Quali sono i tuoi principali successi?

Come ti vedono gli altri?

Come ti vedi tu?

Come vorresti essere vista/o?

 

  1. Posizionamento

Come nelle logiche di mercato definire il posizionamento è fondamentale per avere un’offerta unica e differenziarsi dalla concorrenza.

Il posizionamento dovrebbe cercare “uno spazio vuoto da riempire”: analizzate i bisogni del target di riferimento, in questo caso la persona che andrete ad incontrare, e le proposte dei competitor, e quindi coloro che faranno o hanno già fatto il vostro stesso colloquio,  in modo da posizionarvi in maniera unica e originale con la propria offerta = voi stessi.

E voi cosa avete di originale da offrire?

Guardate gli annunci di lavoro simili, leggete storie di persone che hanno fatto le vostre esperienze e ce l’hanno fatta, trovate la vostra USP.

  1. Prezzo

Un approccio di marketing classico prevede anche il pensiero anche sulla leva Prezzo. Capisco che potreste obiettare: ma è l’Azienda che fa l’offerta, il mercato è in crisi…Certo, ma definire il nostro valore “economico” è comunque importante e ci aiuta a fare delle scelte.

Due i fattori di cui tenere conto:

  1. definire l’aspetto valoriale del vostro prodotto ( = personal brand, voi stessi), che non solo riveste un valore economico. Quindi chiedetevi: quanto valgo? Quanto posso essere unico ed interessante per l’Azienda?
  2. Definire il costo oggettivo e quindi definire a quanto siamo disposti a vendere il nostro servizio. A quanto oggettivamente sei disposto a venderti o vendere il tuo servizio, facendo i veri conti di cassa dei soldi che ti sono necessari per vivere e di quanto oggettivamente vali perché sei un professionista preparato?

Se foste dei freelance allora il lavoro sul personal brand dovrebbe continuare sulla definizione del target, l’analisi della concorrenza, e poi naming, visual identity.

Ora invece ci siamo soffermati sui colloqui di lavoro presso Aziende e Società quindi concludiamo con un alert:

L’abito fa il monaco…

voi comunicate il vostro brand in ogni momento, quindi è importante che quando vi trovate davanti ad un colloquio i vostri interessi, lo stile, l’abbigliamento, il vostro modo di parlare etc… siano sempre coerenti con la costruzione del vostro brand (= coerenza e credibilità).”

Su quest’ultimo punto abbiamo anche scritto Come vestirsi per un colloquio di lavoro.  E se vi è interessato questo post potreste trovare utili anche  Che prodotto sei? , Come fare carriera alla cena di Natale , Come vestirsi d’estate per una riunione,

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