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IDENTIKIT DELLO START UPPER ITALIANO.

PC Chi è lo start upper italiano? In prevalenza è un uomo, giovane – ma non quanto ci si aspetterebbe! – con elevato livello di istruzione e grande passione per l’innovazione. Lo si legge nell’ultima edizione dell’indagine “La voce delle startup” realizzata da Italia Startup, in collaborazione con GRS-Ricerca e Strategia.

L’età media degli start upper è scesa a 40 anni (in calo rispetto alla scorsa rilevazione) e la fascia che va dai 30 ai 39 anni ha registrato un incremento di più del 18%. Oltre il 56% dichiara di aver conseguito una laurea di secondo livello, un post laurea o un master-. Il profilo che emerge è quindi molto simile a quello di alcuni start upper di successo che abbiamo intervistato in questi anni:  Alessandro Giua, Fulvio AnielloTommaso Magnani, Matteo Sarzana, Matteo Achilli.

La voglia di innovare nel proprio settore è la principale motivazione per aprire una start up. Si tratta quindi molto spesso di persone che hanno già lavorato in un mercato e dall’interno capiscono come si potrebbe migliorare.

Una caratteristica che accomuna gli start upper è la voglia di rischiare, come prevedibile, vista la natura imprenditoriale dell’iniziativa. Questa voglia di mettersi in gioco risulta per metà degli intervistati uno dei punti di forza della propria startup.

Le start up sono in generale strutture piccole, composte da 3/9 impiegati nel 50% delle 300 realtà intervistate e da 1 a 3 dipendenti nel 32%. Operano prevalentemente nel B2B Business-to-Business (50,7%) e nel B2B2C Business-to-Business-to-Consumer (36,1%); solo l’11% dello startup è puramente B2C.

Se non ve la sentite di aprire una start up, cercate almeno di farne parte: per i dipendenti è prevista formazione interna con progetti per un periodo superiore alle 40 ore a dipendente in un terzo delle aziende.

Questo a riconferma che  una start up, al di fuori degli stereotipi a cui ci ha abituato il cinema, raramente nasce su iniziativa di un giovanissimo nerd, magari anche un po’ ribelle, ma richiede invece professionalità e attenzione continua alla formazione.

Mentre pubblichiamo Istat segnala finalmente un miglioramento nell’occupazione, anche giovanile. Nel loro piccolo anche le start up possono essere un trampolinodilancio o di rilancio per giovani e meno giovani dotati di spirito di iniziativa e voglia di mettersi in gioco.

Avremo modo di parlarne ancora, e presto scoprirete perché.

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Le regole dello sport applicate al business: suggerimenti semiseri per una carriera duratura e brillante

PBRisultati immagini per finale di wimbledon 1980

  • Si corre più veloci se si ha un avversario: inutile nasconderlo, avere qualcuno da battere ci fa andare più forte, ci fa essere più intelligenti e creativi.

 

Anche se sono sola nel mio ufficio penso sempre a chi voglio battere e su quale terreno. Voglio fare un prodotto migliore di quello di un competitor, un concept store più evocativo, una festa più glamour.

Il mio Business Plan nasconde un campo di Risiko scritto con l’inchiostro simpatico.

Quando intraprendete un’azione, inventatevi un avversario da battere (anche se lui non lo sa) e iniziate a gareggiare. Vi costringerà a misurarvi e a misurarlo. Vi darà energia per fare meglio, vi darà il gusto di piccole vittorie, anche se il vostro avversario non ha mai saputo di essere sceso in campo contro di voi.

Scovate il vostro benchmark e cercare di fare meglio di lui. Sarà più divertente oltre che più efficace.

  • Vincere è bello ma stravincere è cafone e pure sbagliato

Vi capiterà qualche volta di avere ragione, di essere nella manica del capo, di prendere il premio come migliore previsionista d’Europa, di avere avuto un discreto successo.

Bene, godetevela con discrezione.

Non con stucchevole falsa modestia, ma un minimo di understatement è di dovere.

Aggirarsi per l’ufficio tronfi della propria performance, rovesciare il cestino in testa al capufficio come nei sogni di Giandomenico Fracchia, gioire in modo sguaiato, non solo è fuori luogo ma non favorisce la carriera.

Quelli che oggi sono i vostri avversari, probabilmente domani saranno i vostri colleghi o alleati, o avversari ancora, ma vittoriosi in una nuova competizione.

Vi capiterà, se fate una buona carriera, di perdere qualche battaglia. Avrete in quel caso lo stesso rispetto che siete riusciti a elargire agli avversari nei momenti di successo.

  • Lasciare sempre all’avversario una via di uscita onorevole

Dato che il business è molto simile a un gioco, il fair play è necessario.

Nel tennis si stringe la mano all’avversario anche se si perde, e lo stesso si fa con il giudice di sedia anche se ha visto fuori una palla che per noi era dentro e vorremmo urlare “arbitro cornuto”.

Quando l’avversario è all’angolo, lasciare una via di uscita onorevole minimizzerà i danni che sono gli effetti collaterali di un confronto: chi non ha niente da perdere, anche sconfitto, può fare molti danni. Non solo è inutile infierire, ma è dannoso.

Salvare la faccia dell’avversario, lasciargli una via di uscita onorevole è spesso il modo migliore per godersi un successo senza strascichi penosi.

  • Se siete sicuri di perdere, non giocate

O meglio: cambiate gioco.

Io contro Federer non giocherei a tennis, ma magari lo sfiderei a chi mangia più anguria. Eviterò di perdere miseramente (a tennis) e potrò dire di avere vinto contro il divino Roger (a chi mangia più anguria, vabbè dettagli che trascurerò di sottolineare quando mi vanterò al bar, o durante una presentazione alla rete vendita…)

  • Se l’avversario è troppo pericoloso, fatevelo amico

Una volta la mia amica Carlotta attraversava da sola di sera Central Park (NY) e ha visto da lontano un gruppo di brutti ceffi. E’ andata loro incontro, chiedendo se la accompagnavano all’uscita del parco perché temeva che ci fossero in giro brutti ceffi. SIC.(Oggi Carlotta è viva).

Fate che il più bravo sia il vostro mentore, il vostro allenatore, non il vostro avversario

  • Il gioco è più divertente se ammirate il vostro avversario

McEnroe combatteva strenuamente, ma ammirava e stimava Borg. Hanno fatto insieme alcune sfide memorabili (ogni riferimento alla finale di Wimbledon 1980 è puramente casuale, 4 ore e 5 set che hanno fatto la storia del tennis).

Ho sentito una celebre coppia di stilisti, dietro le quinte, dire di volere essere imprenditori come Armani e eterni come Chanel, pur puntando a fare collezioni e vendite e sfilate di maggiore successo rispetto a Armani o Chanel.

Che noia è giocare con chi è troppo inferiore a noi! Che bello misurarsi con uno più bravo e darsi a mille per vincerlo!

Les jeux sont faits rien ne va plus

 

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Si bussa anche nell’open space

PC Se durante la ritirata di Russia Mario Rigoni Stern, spinto dalla fame, non avesse bussato alla porta di un’isba sarebbe sicuramente morto. Non tanto di fame (probabilmente anche per quello) ma perché i soldati russi all’interno non avrebbero esitato a sparare a un intruso che spalancasse improvvisamente la porta. Questo bellissimo episodio, tratto da “Il sergente nella neve”, ci insegna molto sulla solidarietà che si crea in momenti drammatici (le donne che stanno dando da mangiare ai soldati russi ne danno anche a lui). E ci insegna quanto è importante continuare a comportarsi da uomini anche quando le circostanze ci porterebbero ad agire come animali, per esempio continuando a bussare alle porte. Lo racconta l’autore stesso in un’intervista: “Busso ed entro” Il fatto sta in quel “busso”, perché io ho chiesto di entrare come si fa in una casa di un vicino o di una persona comune: si bussa e si chiede il permesso. E dal momento che si chiede il permesso uno non entra per far del male o per far violenza.

Busy Light

Premesso che un open space è un luogo generalmente più tranquillo di un campo di battaglia, è comunque consigliabile comportarsi sempre con educazione e rispetto. Per evitare di sbagliare, l’ideale è muoversi come se ci fossero delle porte invisibili alle quali è necessario bussare.

Ci ho riflettuto recentemente quando ho chiesto a uno stagista di andare a fotografare un totem (niente a che vedere con gli indiani, si chiamano così quei grossi cartelloni pubblicitari nel punto vendita) che era dietro la scrivania della collega che ne aveva curato lo sviluppo. Ho dato per scontato che si presentasse, chiedesse il permesso di fotografarlo e spiegasse che lavorava con me. Sono certa che se la mia collega e il suo totem fossero stati chiusi in un ufficio tutto questo sarebbe automaticamente avvenuto, l’open space invece può far dimenticare alcune regole di buona educazione.

L’aneddoto si conclude, come quello di Rigoni Stern, senza spargimenti di sangue, ma se vi dovesse capitare di lavorare in un ambiente aperto questi sono alcuni consigli pratici per non risultare invadenti con la persona di cui avete bisogno:

  • provate a telefonare o inviare una mail per anticipare il motivo per cui avete bisogno di incontrarvi;
  • se possibile fissate un appuntamento (il calendar di outlook è ormai un must);
  • se vedete che sta telefonando o scrivendo, aspettate a debita distanza che finisca;
  • se è già con qualcuno tornate più tardi;
  • controllate il body language: anche se in Italia le BusyLight (vedi la foto e l’articolo della BBC che ne parla) non sono ancora diffuse, con un po’ di empatia è possibile capire se la persona con la quale dovete parlare è in modalità semaforo rosso o semaforo verde;
  • se è una persona che non conoscete presentatevi sempre. Con un bel sorriso (e su questo abbiamo già scritto molto)
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Trampolino di lancio o di rilancio? Il piano B di Valentina

PB  Pare che fra i nostri lettori non ci siano solo smarriti talenti in cerca d’autore ma anche seriose aziende di chisono_06consulenza che si occupano di placement e re placement.

Ebbene, proprio una di loro ci ha voluto dare un contributo, la storia di una riqualificazione professionale che parla di talento e ottimismo non solo in chiave di “lancio” ma di “rilancio.

La condividiamo volentieri con voi, perché è una storia golosa.

QUANDO IL “PIANO B” SI REALIZZA E REALIZZA CHI LO ATTUA.

In materia di riposizionamento della propria figura professionale, chi si occupa di consulenza alla carriera ha sicuramente di che raccontare.

Il candidato, che ha perso il lavoro o che desidera cambiarlo, si approccia al percorso di Career Management con stati d’animo, idee ed aspettative sempre differenti e quasi sempre destinati a mutarsi durante il percorso.

C’è chi si aspetta la bacchetta magica che realizzi ‘hinc et nunc’ il progetto che si è prefissato; c’è poi chi non ha idea di quale sia il suo progetto nè come fare per scoprirlo; c’è infine chi, saturo di etichette e ruoli standard, ambisce a qualcosa di nuovo, un ruolo/contesto/progetto che ridia stimolo e slancio alla professionalità.

È proprio dall’analisi delle esperienze, delle competenze, dei successi e di quelle cose riuscite meno bene, che scaturiscono questi obiettivi professionali alternativi e discostanti dal tradizionale prosieguo in ambito/settore di provenienza.

Nel corso della nostra attività di Consulenti alla Carriera spesso assistiamo candidati che decidono, ad esempio, di lasciare le aziende per intraprendere attività imprenditorialità che sono espressione di passione, ambizione e determinazione.

È il caso, ad esempio, di Valentina, 35 anni, milanese, dottoressa in scienze e tecnologie alimentari da sempre appassionata di bricolage e decorazione con paste modellabili: dopo aver ricoperto ruoli di responsabilità nel comparto Ricerca&Sviluppo di due note multinazionali alimentari, complice la partecipazione ad una fiera di settore, scopre che un connubio tra gli studi effettuati, il lavoro svolto e la passione di sempre era possibile e realizzabile nel Cake Design.

Ed ecco che, quando conosciamo Valentina in occasione della riorganizzazione che vede coinvolta la sua azienda, leggiamo in lei sin da subito convinzione nel portare avanti il suo progetto: realizzare un laboratorio di Cake Design!

Oggi Valentina è la proprietaria de “Il Profumo delle Fragole”, delizioso laboratorio di delizie, per gli occhi e per il palato www.ilprofumodellefragole.it ; organizza corsi e tutorial, e realizza, con creatività e attenzione ai dettagli, topper per torte, confetti, cup cakes e biscotti…personalizzati ed assolutamente unici.

Il bilancio delle competenze effettuato ha consentito a Valentina di acquisire ulteriore consapevolezza delle sue capacità e delle sue mille risorse emerse nel corso delle esperienze professionali, a delineare con ancora più chiarezza l’obiettivo professionale di auto-imprenditorialità e quali step formativi intraprendere.

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Tre doti per avere successo nel lavoro

PC In inglese suona meglio, perché l’iniziale è la stessa, ma lo spunto è comunque interessante: GROWTH (capacità di crescere), GRIT (grinta) e GIVING (capacità di dare) sono le tre doti che permettono di fare una carriera di successo. Lo dice Bruce Kasanoff, un esperto della materia, in un articolo su Forbes che sintetizza alcuni studi sulle caratteristiche di chi riesce ad affermarsi nel lavoro (ma non solo).growth-grit-giving

Growth è la capacità di evolversi, caratteristica diventata ancora più indispensabile in un ambiente sempre più liquido. Se pensate che le vostre abilità siano ormai acquisite, difficilmente riuscirete ad ottenere gli stessi risultati di chi pensa che – con un certo sforzo – potrà espandere le proprie capacità. Growth è quella forma mentis che permette a uno stagista di rendersi utile in ambiti diversi dalla sua formazione scolastica, facendosi così notare ed apprezzare. Ma è anche quella forma mentale che grazie alla quale a cinquant’anni imparate a suonare uno strumento, riprendete a nuotare dopo un’operazione alla spalla e diventate esperti in digital engagement, pur non essendo nativi digitali.

Grit è l’attitudine a non arrendersi facilmente, a stabilire obiettivi a lungo termine e impegnarsi per raggiungerli. È quella luce che brilla negli occhi di alcuni studenti che ti fa subito capire che avranno successo. È il motivo per cui nel lavoro paga di più la passione e la determinazione che il quoziente d’intelligenza, come spiegala psicologa Angela Duckworth in un TED talk che vi invito a vedere.

Giving è nell’articolo di Forbes la capacità di fare qualcosa che migliori il mondo. Più prosaicamente penso che sia molto importante per la carriera la capacità di dare agli altri in ambito professionale: condividere contatti e opportunità, dare consigli e cercare di favorire l’incontro tra persone che si stimano sono tutte attività che consolidano la propria rete di rapporti professionali e a lungo termine portano grandi vantaggi. Abbiamo già avuto modo di scriverne: l’esperienza mi dimostra che se fai del bene nel lavoro (ma non solo) questo ti ritorna sempre .

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La vita è una lunga caduta. La cosa più importante è saper cadere.

PC Tra i miei buoni propositi per il 2017 c’è quello di ascoltare buona musica mentre leggo in treno nel mio percorso casa – lavoro. Ho chiesto alle amiche di sempre di segnalarmi autori e brani, e grazie a uno di questi suggerimenti si è creata una sincronia tra quanto stavo ascoltando e vedendo (Patti Smith che canta alla cerimonia di conferimento del Nobel a Bob Dylan) e la frase che avevo appena letto: “La vita è una lunga caduta. La cosa più importante è saper cadere.” (La verità sul caso Harry Quebert, di Joel Dicker).caduta-gattook-copia

Patti Smith dopo qualche strofa si dimentica le parole della canzone. Subito si scusa con l’orchestra e chiede se è possibile ricominciare, poi si scusa anche con il pubblico, spiegando che è molto emozionata. Lo fa con una tale delicatezza che il suo sorriso contrito strappa più applausi di un’interpretazione impeccabile. Ci dà una meravigliosa dimostrazione di come si può saper cadere con grazia.

La coincidenza tra quello che succede a Patti Smith e i suggerimenti che il protagonista del libro riceve da Harry Quebert su come imparare a cadere mi hanno fatto pensare a qualche buon proposito da realizzare sul lavoro il prossimo anno:

  • Ricordarsi che non possiamo essere sempre “Formidabili”: se il nostro obiettivo è sempre vincere finiremo per confrontarci solo con situazioni comode, all’interno della nostra confort zone, come il protagonista del libro che boxa solo con un avversario più debole e meno esperto;
  • Ricordarsi che è normale ogni tanto sbagliare, e che le persone davvero forti lo ammettono (Patti Smith non “tira avanti” facendo finta di niente);
  • Scusarsi per l’errore prima di tutto con il proprio team, perché il nostro errore potrebbe generare maggiore lavoro per i colleghi;
  • Scusarsi anche in un ambito più allargato da chi può essere stato danneggiato dal nostro errore: l’implicito messaggio e che abbiamo capito di “essere caduti” e che quindi nel futuro non lo rifaremo;
  • Scusarsi con un bel sorriso sincero: Patti Smith non ha certo usato il suo charme femminile per avere successo nel mondo musicale, ma l’espressione con la quale si scusa della sua emozione la rende magica.

Questi sono i buoni propositi, ma il mio augurio a tutti è che il 2017 sia liscio come una pista di pattinaggio prima dell’apertura e non causi nessun inciampo.

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La carriera: da trattare come un’opera preziosa

PB Un paio di settimane fa a Londra ho visitato per la prima volta il Museum of Risultati immagini per saliera del celliniLondon.

A parte consigliarvi di metterlo in agenda per il vostro prossimo viaggio in Inghilterra (è bellissimo e racconta la città in modo coinvolgente e poetico) mi ha colpito l’assenza di una tela Finally at home di cui c’era solo la copia perché l’originale è volato in prestito alla National Gallery di Shangai per una mostra temporanea sui viaggi ai tempi delle colonie.

Pensare a questo quadro, pieno di figure che si abbracciano felici di ritornare a casa (sono soldati di ritorno dall’India che rivedono le loro giovani spose, i loro bambini, i vecchi genitori) che attraversa l’oceano per essere ammirato in Cina, mi ha fatto riflettere sul concetto di valore delle opere, sulla loro durata nel tempo, sulla loro ciclica riscoperta.

Come garantire, tra le alterne fortune, un duraturo successo alla nostra carriera?

Dobbiamo trattare la nostra storia professionale come una tela preziosa, che abbia un disegno sensato e emozionante, a cui possiamo cambiare cornice o collocazione, a cui possono succedere incidenti ma che noi dovremo sempre restaurare e manutenere con cura.

Se i danni non dipendono da noi (le aziende non sempre sono amorevoli, oneste, accudenti, grate) si potranno restaurare (come le macchie di umidità o le ferite dei teppisti).

Ma se le figure sono brutte, i tratti superficiali, le proporzioni sgraziate, non ci sarà sala o luce sapiente che riuscirà a far sembrare una crosta un capolavoro. Per lo meno non molto oltre i 15 minuti di notorietà previsti da Andy Warhol.

Ma come si fa a immaginare un disegno armonico in periodi liquidi in cui la frase Piano di Carriera sembra arrivare da Marte?

  1. Non trattate con superficialità e disamore nessuno dei lavori che vi capiterà di fare. La saliera del Cellini è la sua opera più famosa: ed era solo una saliera!
  2. Cercate di dare un senso alle vostre ricerche per poter crescere in verticale nello stesso settore (moda, solo moda dalla vestiarista alla direzione artistica) o ampliando una competenza sempre di più in settori diversi (vendere, vendere, vendere, bulloni, navi o gas ma affinare una tecnica fino alla perfezione).
  3. Riparate, per quanto nelle vostre possibilità, gli errori, inevitabili, e lasciate un buon ricordo di voi.
  4. Non scoraggiatevi nei momenti di scarso riconoscimento: gli anni ’80 sono tornati di moda e presto toccherà ai ’90: non si può essere sempre sotto i riflettori e di solito un buon quadro c’è sempre il momento di recuperarlo
  5. Studiate, copiate, siate curiosi e diventate un piccolo esperto, un punto di riferimento per i colleghi anche solo in un piccolo ambito: il migliore a variantare le cravatte, il migliore a fare una presentazione in inglese, il migliore a far quadrare un budget, il migliore a fare un Power Point, il migliore a scrivere un comunicato stampa.
  6. Non siate permalosi e alzate le antenne, a volte fate buon viso a cattivo gioco ma ascoltate quel che succede intorno a voi senza arroccarvi in posizioni che vi metteranno in un vicolo cieco. A volte cambiare idea è un’ottima idea: facendo le radiografie alle opere d’arte si scoprono spesso i ripensamenti degli artisti
  7. Siate generosi. Del vostro sapere, del vostro tempo, del vostro sorriso
  8. Siate seri, sinceri, affidabili
  9. Non siate invidiosi.

Ogni attività si può fare dignitosamente. Quelle che ci piacciono e per cui abbiamo talento, anche magnificamente.

Tanto lavoro ben fatto, studiato, accudito farà di una fila di progetti una buona carriera

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Coraggio! Si ricomincia!

PC Devo confessare che, con scarso spirito aziendale, ho visto solo pochi giorni fa il film di Natale di Sky: Cenerentola. Un ritardo dovuto al fatto che divido la casa e la tv con adulti appartenenti al sesso maschile, ma soprattutto alla tendenza, fin da molto piccola, ad apprezzare maggiormente le avventure di intrepidi pirati e coraggiosi moschettieri, rispetto alla resilienza di una sfortunata orfana.aede862454d940898ab5aceeb5cae56a29d96c78-750x417

Malgrado queste premesse il film mi è piaciuto, e non solo perché la magia di Disney riesce sempre a rinnovare l’incanto della favola.

Mi ha colpito soprattutto la frase “Abbi coraggio e sii gentile”, che rappresenta in questa versione cinematografica il mantra della vituperata protagonista. Ho pensato che forse anche sul lavoro può fornirci alcuni suggerimenti su come comportarci per piacere a noi stessi, innanzitutto, ma anche per essere apprezzati dagli altri e risultare più efficaci nella propria carriera.

Cominciamo dal coraggio:

  • è utile perché vi permette di far conoscere le vostre opinioni e distinguervi (attenti a non esagerare e risultare sfrontati);
  • è importante quando dovete ammettere che le vostre opinioni possono essere sbagliate (a questo punto per compensare vi aiuterà molto avere un buon livello di autostima ) o quando dovete riconoscere che una buona idea non è venuta direttamente a voi;
  • è fondamentale quando vi trovate in un contesto dove tutti si schierano contro una persona e voi non siete d’accordo. A volte proprio quella persona fa rapidamente carriera e si ricorda di chi l’ha difesa (vabbé, questo forse succede più spesso nelle fiabe che nella realtà, ma non si sa mai);
  • è necessario per superare situazioni poco piacevoli in ambito lavorativo, quelle che prima o poi capitano a tutti;
  • a volte è indispensabile anche solo per ricominciare un nuovo “anno” lavorativo dopo le vacanze estive senza deprimersi troppo!

Arriviamo alla gentilezza:

  • di solito chi viene trattato gentilmente risponde allo stesso modo – anche se il mondo è pieno di sorellastre e matrigne, lo so – o per lo meno lo fa in vostra presenza! Renderà la giornata lavorativa più piacevole;
  • chi comunica con gentilezza viene capito più facilmente. Soprattutto se siete in una posizione nella quale gestite delle persone, avrete già verificato che quello che chiedete e spiegate con gentilezza viene generalmente eseguito prima e meglio;
  • essere gentile infine vi aiuta a star bene con voi stessi mentre la rabbia e l’aggressività consumano moltissime energie che potrete usare per qualcosa di più divertente!

Coraggio! Buon rientro!

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Impara l’arte e mettila da parte

PC Era l’estate scorsa quando ho incontrato, dopo anni che non ci vedevamo, Elda, che tra una fermata e l’altra del metrò mi ha raccontato di come sia riuscita ad uscire da un impasse lavorativo grazie alla sua passione per le lingue straniere e alla voglia di rimettersi in gioco, investendo tempo ed energie. Dato che si era subito dichiarata una fan di trampolinodilancio le ho chiesto di condividere con i nostri lettori come fosse riuscita a realizzare il suo piano B. Ecco il suo racconto: c’è voluto un anno per scriverlo ma in pochi minuti di lettura trasferisce, proprio come fa Elda di persona, una grande carica di ottimismo! Grazie Elda!

Ragazza alla finestra di Salvador Dalì (1925)

Ragazza alla finestra di Salvador Dalì (1925)

Elda Alesani: “Conosco Paola e Patrizia da tempo quasi immemorabile, ma, come spesso accade, ci siamo un po’ perse di vista negli anni. Quando hanno aperto questo blog, sono rimasta entusiasta per il doppio vantaggio di riuscire a rimanere in contatto e di approfittare dei loro impagabili suggerimenti: le dritte sull’abbigliamento di Patrizia mi hanno salvato più di una volta, io non ho nessun talento in tal senso, il mio orizzonte stilistico finisce ai jeans e maglietta.

In ogni caso, Paola un anno fa mi chiese di raccontare come sono riuscita a cavarmela… ed eccomi qui.

Per capire il contesto, debbo raccontare qualcosa di me; non temete, sarò breve.

Ho fatto il liceo linguistico, perché ho cominciato a studiare lingue da piccola (ero un’eccezione, una volta non si usava) e non volevo perderle per strada. Ma durante il liceo mi sono accorta che non era proprio quello il mio campo d’interesse, quindi mi sono presa un anno sabbatico dopo la maturità per consolidare le lingue che mi interessavano lavorando all’estero e poi ho cambiato registro e mi sono laureata in matematica, per finire poi ad occuparmi di informatica una volta arrivata nel mondo del lavoro.

All’inizio ho avuto modo di utilizzare anche le lingue straniere, ma dopo un po’ il mio orizzonte lavorativo si è ristretto all’Italia e per più di 15 anni non ho avuto a che fare con l’estero. Perlomeno sul lavoro; però non ho mai smesso di usare le lingue che conoscevo tra libri, film ed amicizie.

Quando i miei figli erano piccoli ho avuto l’occasione di poter passare ad un contratto part-time a tempo indeterminato: ottima cosa sul fronte familiare, pessima su quello lavorativo. Sono finita in un angolino, a fare più o meno le stesse cose, per anni e anni, senza avere modo di uscire dall’oblio.

Il giro di boa è arrivato quando l’azienda ha cominciato a sponsorizzare corsi di lingue straniere per tutti i dipendenti: ho preso la palla al balzo, e sono riuscita a guadagnarmi una prima certificazione di tedesco, che non avevo avuto modo di fare quando lavoravo in Germania. E non vi sto a raccontare i numeri da circo per riuscire a frequentare i corsi intensivi di sabato mattina, soprattutto perché nel frattempo ero tornata a lavorare full time.

Un giorno, ormai quasi 2 anni fa, mi chiama la mia manager, e mi dice “ti vogliono subito per un colloquio”. Non faccio a tempo a ripigliarmi dalla sorpresa, che sto già parlando con il gran capo di un’altra azienda del gruppo, discutendo della mia disponibilità a partire per l’Austria dopo 2 giorni. Nel giro di mezz’ora ho cambiato azienda, ruolo e prospettive.

“Caspita, mamma, che fortuna!” ha detto mia figlia Eleonora quando ho raccontato ai miei ragazzi come e perché sarei partita. Beh, certo, la coincidenza fortuita che ha fatto in modo che il “capo nuovo” chiedesse, tra tutte le persone possibili, proprio al mio “capo vecchio” se aveva qualcuno che parlava il tedesco, sì, quella è stata fortuna. Ma non è stata fortuna che io fossi la persona giusta in quel momento. Ci sono voluti anni di impegno e di passione, per crearmi quelle competenze.

Negli anni, ho visto storie analoghe alla mia. Un ex collega ha sorpreso tutti, perché all’improvviso si è licenziato e si è costruito una nuova carriera come skipper: un ingegnere insospettabile, che aveva passato ogni momento libero degli ultimi anni a studiare e prendere patenti nautiche di vario genere e tipo. L’ultima volta che l’ho incontrato, era in partenza per la Nuova Zelanda.

Un altro amico, sempre informatico, si è ritrovato in mobilità più o meno da un giorno all’altro: la sua conoscenza delle arti marziali e di insegnamento dello sport hanno fatto una parte; l’altra parte l’ha costruita mettendosi a studiare shiatsu. Adesso ha uno studio in cui abbina la medicina cinese e l’insegnamento di ginnastiche specifiche a scopo terapeutico, con ottimi risultati.

Quindi… il piano B può arrivare da un sacco di punti diversi, spesso imprevisti. Coltivare le proprie passioni, seguire i propri interessi, può avere risultati sorprendenti.”

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QUESTIONE DI PORTAMENTO

PB

  1. Come gestire il tuo capo se è maleducato?
  2. Come non essere in imbarazzo entrando in una sala dove non conoscete nessuno?
  3. Come fare buona impressione a un colloquio di lavoro?
  4. Come non sprofondare dall’imbarazzo se arrivate vestiti a una festa come fosse il ballo debuttanti e tutti sono vestiti Decathlon?
  5. E se siete la più bassa della sala?
  6. E se il vostro inglese è così così?

NO

Mentre siete tentati – nell’ordine di:

  1. Fare gli offesi
  2. Sbarrare gli occhi disperatamente alla ricerca di un viso noto mentre aderite alla tappezzeria
  3. Inginocchiarvi supplicando disperatamente di essere assunti.
  4. Rimproverare al festeggiato di non avervi avvisato che tutti avrebbero poi dormito nel fienile.
  5. Scappare, ulteriormente ingobbite.
  6. Stare zitti tutta la sera.

SI

Dovrete invece:

  1. Fingere di non esservi accorti della sgarberia e sorridere. Se vi capita di arrivare sistematicamente prima (puntuali) al ristorante e di dovere aspettare da soli a tavola, ordinate un buon aperitivo e mettetelo in nota spese. Quando il capo arriva, sorridete. E pensate al cocktail della prossima occasione.
  2. Incedete nel mezzo della sala con nonchalance, come se aveste una meta. Stringete un po’ gli occhi (i miopi lo fanno meglio ed è anche piuttosto sexy) come se cercaste una persona in particolare e non un buon uomo qualsiasi che vi salvi dal nulla: chi vi ha invitato, o chi vi conosce, vi intercetterà più facilmente se non vi nascondete e il momento di orror vacui sarà più breve.
  3. Stringete la mano con decisione ma senza arroganza: voi stimate la compagnia per la quale state facendo il colloquio, ma siete consapevoli del vostro valore.
  4. Se vi fanno accomodare in una sala vuota, sedetevi spalle al muro e sguardo alla porta. Alzatevi per salutare con naturalezza sapendo che il piacere di incontrarvi non è solo il vostro, ma anche quello del vostro interlocutore.
  5. E’ sempre meglio essere ben vestiti che no. Chi vi ha invitato sarà contento che per la sua festa vi siate presi la briga di prepararvi come si deve, anziché essere arrivati direttamente dalla palestra. Fate la faccia democratica e amabile delle ambasciatrici dell’Unicef che indossano pratici sandalini capresi hand made da Don Ciccillo , quando visitano le favelas.
  6. Una forte personalità e una postura eretta possono supplire a parecchi centimetri. I tacchi faranno il resto. Ad un certo punto si va sempre a tavola e qui si pareggiano i conti. Kylie Minogue sarebbe a suo agio anche a una partita di basket.
  7. Non sottovalutate l’esotismo dell’accento italiano e il fascino di argomenti interessanti: sarete molto più seducenti che stando zitti. Lo sforzo di parlare una lingua che non è la vostra sarà apprezzato anche da pigri anglofoni madrelingua.

 

Insomma un poco di autostima (se non la avete fingete pure di averla) e spavalderia, un sorriso e un incedere elegante vi daranno una mano in tutte le occasioni. È una questione di portamento. Se vi comportate come se foste a proprio agio, sarete a vostro agio.

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