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Come e perché scrivere una to do list quotidiana

cropped-whats-on-my-to-do-list-todayPC Avendo un’irrefrenabile tendenza al multitasking, una bassissima soglia di noia, impegni lavorativi diversi che si sovrappongono e poca memoria sono da sempre costretta a redigere delle to do list, se voglio essere sicura di ricordarmi di fare tutto quello che devo (il tutto funziona ovviamente se poi mi ricordo di guardare la to do list, ma con il tempo ho imparato a metterla in posti molto visibili!).

Alcune liste assomigliano a pizzini che vengono scritti o completati sul divano alla sera prima di addormentarmi,  altre un po’ più raffinate sono segnate sulle note dello smartphone.  Entrambe riguardano solo quello che devo fare il giorno dopo. Ci sono invece delle versioni più strutturate che sono scritte e salvate sul pc e riguardano compiti più strategici e a lungo termine. Hanno compiti e ruoli differenti e sono per me altrettanto importanti.

Ecco alcuni consigli per la to do list quotidiana:

  • Segnatela su un supporto che siete sicuri vi possa seguire negli eventuali spostamenti del giorno dopo: i bordi del quotidiano che state leggendo o il retro di uno scontrino sono ad alto rischio di finire in pattumiera. Tenete quindi nei luoghi dove possono venirvi in mente le cose da fare il giorno seguente un blocchetto e una penna.
  • Al mattino unite i diversi appunti (quello che riporta la to do list del giorno prima, se non siete riusciti a svolgere tutto quanto previsto, quello scritto alla sera, quello appuntato sul cellulare) e decidete l’ordine di priorità. Tenete presente il fondamentale criterio che impone di fare non solo quanto è urgente ma anche quanto è importante. Se avete l’abitudine di iniziare a lavorare prima che comincino a suonare i telefoni, o arrivino i vostri capi, dedicate questi minuti di tranquillità ai lavori che richiedono maggiore concentrazione.
  • Cercate di organizzarla per assecondare il vostro modo di lavorare: se siete metodici, mettete tutte di seguito le mail che dovete scrivere o le telefonate che dovete fare; se amate variare, alternate compiti molto diversi. Ad esempio inserite dopo una lunga ricerca su internet una telefonata che vi permetta di alzarvi e sgranchirvi le gambe.
  • Per alcuni compiti potrà essere importante segnare l’orario: il cliente che fa il part time ed è disponibile solo al mattino, il corrispondente dall’altra parte del mondo che è contattabile solo quando è orario lavorativo anche sul suo fuso, il creativo che arriva dopo le 10 e va sentito o visto prima che si immerga in un altro progetto. Se quanto dovete fare è davvero urgente puntatevi una sveglia sul cellulare.
  • Preoccupatevi quando uno stesso compito viene ricopiato su una nuova to do list più di due volte, perché non siete ancora riusciti a svolgerlo: o state pretendendo troppo dalla vostra giornata, o state sottovalutando l’importanza di questo lavoro (magari perché non vi piace e quindi finisce sempre in fondo alla lista)
  • Concedetevi la soddisfazione di depennare man mano quanto avete fatto, ma ricordatevi che conta più la qualità che la quantità, quindi se avete cancellato molte cose dalla vostra to do list non significa necessariamente che abbiate fatto un buon lavoro.
  • Non stendete masochisticamente lunghissime liste per poi sentirvi depressi perché non siete riusciti a fare tutto. Siate realistici: se è improbabile che il giorno dopo riusciate davvero a finire tutti quei lavori, tralasciate quelli meno prioritari e meno urgenti, ma ricordatevi di inserirli nella lista a lungo termine (altrimenti rischierete di dimenticarvene!)

Nel prossimo post un’indicazione su come io mi organizzo per la lista delle cose da fare nel lungo termine, se avete qualche consiglio o best practice anticipatemeli, che le inserisco ben volentieri!

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Miseria e Nobiltà. Seconda puntata

PC Susi ha gentilmente accettato di raccontarci gli sviluppi della sua situazione lavorativa, così pittorescamente descritta da Patrizia nel post Miseria e Nobiltà. Precaria di qualità.la danse

Miseria e Nobiltà. Precaria di qualità. Si intitolava così il post che raccontava parte delle mie stravaganti vicende lavorative e che ho apprezzato al punto da inserire il link nel mio curriculum. Poi ho pensato che avrei voluto io stessa scrivere un seguito, magari arricchirlo degli altri innumerevoli lavoretti che hanno contraddistinto la mia carriera, come l’incontro con un fantomatico Io Mimmo Manager, così mi si presentò al colloquio, che mi proponeva una specie di lavoro di piazzista diretto di giocatoli: inizio settimana si consegnavano personalmente ai negozi e verso la fine si passava a riscuotere o a ritirare. Non accettai!

Poi mi sono domandata come tali aneddoti potrebbero interessare giovani, talentuosi e non, in cerca di belle speranze. Ebbene, ho trovato la risposta.

Tante cose che mi sono successe in passato mi sono parse orribili, alcune anche divertenti, ma un senso appropriato lo hanno acquistato solo con il tempo. Sono convinta oggi che niente ci succeda per caso e che da ogni avvenimento dobbiamo riuscire a trarre un insegnamento affinché sia sempre una esperienza, per quanto possibile, positiva.

Qualche giorno fa, invece, al posto dei soliti stolti, ho conosciuto un personaggio importante e interessante del panorama italiano delle agenzie di selezione e la nostra avvincente chiacchierata, scoprendo interessi comuni, mi ha fruttato anche un paio di colloqui per un posto estremamente ambito di Responsabile Comunicazione di una Fondazione. Purtroppo, nonostante io sia sicura che la mia candidatura fosse interessante, il committente ha deciso di non inserirmi nella ristretta rosa di candidati che avrebbe incontrato.  Posso ipotizzare tante motivazioni e sicuramente fra queste quella che sono innumerevoli i professionisti di talento in cerca di lavoro. Un’altra è che la sede non era nella città in cui vivo: nessun problema per me trasferirmi, ma posso anche comprendere un punto di vista che privilegi candidature nostrane. Possibili anche ipotesi meno nobili relative alle numerose raccomandazioni che potrebbe muovere un posto prestigioso. Allo stesso tempo ho anche dovuto ammettere che io stessa, in diverse occasioni, ho raccomandato qualcuno, e sempre in buona fede, convinta di favorire l’incontro tra domanda e offerta.

La morale quindi! Sempre quella: fai merenda con … nutella, che una buona dose di zuccheri risolleva l’umore dato che questa volta ci avevo proprio creduto. Il consiglio, se posso, a un giovane in cerca di lavoro: non farsi mai deprimere dagli eventi. Prima o poi tutto acquista un senso e ogni esperienza è utile alla nostra crescita. Non importano età o formazione.

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La dispensa è vuota: tutti a tavola!

PB Qualche giorno fa un amico-collega mi ha scritto aggiornandomi sul suo lavoro e chiedendomi del mio. Brevi commenti sulle poche risorse da investire, sui piani di ristrutturazione, sui salti mortali per tenere la barca a galla.

Io gli ho scritto che tignosamente lavoravo per far sopravvivere un mezzo sul quale galleggiare. Giuseppe (è lui l’amico-collega) mi ha fatto un commento sulla grevità della mia espressione e sulla, purtroppo, sua attualità, in momenti in cui non è più tempo per lavorare di fioretto.

Eppure lo scambio di e mail mi suscita una riflessione costruttiva. Che mette in relazione il talento con le risorse limitate.

Oggi ci misuriamo con stage in aziende mediocri, posizioni non ben retribuite, location non sempre ideali (in zona C se abitiamo in campagna, in campagna se abitiamo in zona C), colleghi problematici (se va bene sono depressi, se va male sono sleali o pigri) capi che non ci gratificano.

Dunque non si naviga con il vento in poppa. Ma se si deve andare di bolina, bisogna adattare la nostra tecnica di navigazione. Con il vento in poppa va avanti anche chi fa il morto.

Qui devono subentrare anziché la delusione e la frustrazione (dopo tanto studio, dopo tanto tempo, dopo tante aspettative) il talento e la volontà. Il desiderio e l’ambizione con la tignosa intenzione di avanzare passo dopo passo.
E’ incredibile quanto una sana tensione finanziaria possa aguzzare l’ingegno, far scaturire idee originali, trovare vie inedite alla risoluzione dei problemi.

La cucina italiana produce prove tangibili della suddetta teoria, con piatti straordinari nati dalla povertà dei mezzi e dalla ingegnosità di chi è stato in grado di gestirla e domarla.
Alla mancanza di pane fresco, si può decidere di mangiare pane raffermo (scelta triste per tristi) o di inventare la Ribollita, magnifica zuppa fiorentina che nasce dal recupero di pane vecchio e di verdure cotte avanzate dai pasti della settimana e “ribollite” il venerdì.
Lo stesso vale per i Mondeghili (polpette milanesi che i milanesi non chiamano polpette) fatti con gli avanzi di pane, carne, salame, legati con l’uovo e fritti nel burro. Mortali per il dietologo, divini per il goloso.

Quando le risorse sono limitate, la resistenza alla fatica, l’ostinato attaccamento alle proprie posizioni , l’intelligenza e la fantasia (non siamo con il vento in poppa, siamo di bolina!) sono forse l’unico modo per ottenere un buon risultato. O perlomeno per non retrocedere. Che è un buon risultato se si ha il vento contro. In attesa che viri la barca o che giri il vento.

Non è momento di spreco . Quello che abbiamo dobbiamo trattarlo con grande cura. Conservarlo, rigenerarlo, renderlo utile e proficuo.

Pensate alla scena di Via col vento, quando Rossella O’Hara si confeziona un sontuoso abito di velluto con le tende verdi della madre.

O alla bigiotteria americana nata dopo la Depressione del ’29, quando di materiali preziosi non c’era traccia, che ha ornato tutte le dive di Hollywood e diverse first lady, creando, senza regine e corone nel suo pedigree, collezioni false e preziose oggi conservate nei musei europei.

Il vostro lavoro (provvisorio, malpagato, un po’ scomodo) dovete trasformarlo nella vostra risorsa. I vostri colleghi nei vostri alleati. Il vostro capo nel vostro mentore.
Non c’è posto per lo scoraggiamento, né per buttare via quello che si ha. Che impastato con il vostro talento si trasformerà nel trampolino di lancio per un posto migliore.
Pronti alla vira?

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Come allenarsi a diventare un futuro leader

Daniele Molmenti, oro olimpico

PC Linkedin ha segnalato un articolo rivolto ai manager che devono selezionare nel gruppo che coordinano chi potrà diventare un leader. Sapere quali sono le caratteristiche che i manager valutano può però anche aiutare i giovani talenti a orientare il proprio comportamento in modo da rientrare nella categoria di chi farà carriera. Ecco quindi una sintesi dell’articolo.

1. I futuri leader conoscono bene il loro business e non si stancano mai di imparare. In più riescono a comprendere il legame tra quello che fanno e gli obiettivi più ad ampio raggio della società per la quale lavorano. 

2. Sono apprezzati e rispettati non solo dal loro capo ma anche dai colleghi e dalle persone con le quali lavorano (per esempio in un’agenzia di comunicazione è fondamentale valutare il rapporto che un account intrattiene con i creativi, in un reparto marketing è importante capire la relazione che il product manager riesce a intrattenere con agenzie, produzione e vendite.)

3. I futuri leader sono ambiziosi, vogliono avere nuove responsabilità, imparare cose nuove e ottenere maggiore riconoscimento. In poche parole non hanno paura di mettersi in mostra.

4. Sono abili nel lavorare con gli altri, nel formare partnership, nel raccogliere informazioni. I geni solitari possono essere molto creativi e ambiziosi, ma non saranno mai dei buoni leader.

5. Hanno il coraggio di prendere decisioni. Un futuro leader capisce che dopo il momento dell’analisi e della ricerca viene il momento in cui decidere con la propria testa.

È ovvio che un futuro leader deve anche trovare un ambito positivo dove poter dimostrare queste caratteristiche, e in questo risiede la responsabilità di chi è già leader, che dovrà favorire un clima di crescita, nel quale una sana ambizione, il desiderio di migliorare e la capacità di fare rete con gli altri reparti vengano apprezzate e non osservate con paura e sospetto come spesso purtroppo accade.

Trovate l’articolo originale a questo link: http://www.inc.com/samuel-bacharach/The-5-Traits-of-High-Potential-Employees.html

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10 step per definire i propri valori nel personal branding

Modello di brand identity

PC Quando dobbiamo creare o potenziare un brand uno degli aspetti che approfondiamo è sicuramente quello valoriale. Nel modello di brand identity che uso abitualmente (una versione semplificata di quello di Kapferer) i valori sono uno dei 4 elementi che identificano una marca, insieme a Personalità, Relazione e Segnali. Gli stessi principi valgono nella creazione del proprio brand personale. Per questo ho trovato molto interessante questo articolo apparso oggi sulla newsletter di www.reachpersonalbranding.com. che vi riporto. L’autrice, Susan Guarnieri, invita infatti a percorrere 10 step per comprendere e definire i propri valori:
1. Your values frame how you perceive yourself and others. They are the standards against which you measure your feelings and behaviors/activities, as well as the behaviors of others.
2. Values are closely tied to your career and life goals. Whether the choice is about a career, leisure activities, or even a spouse, values-based decision-making will more likely lead to a satisfactory outcome.
3. When your values are in conflict with each other, it becomes more difficult to make confident choices. Coping mechanisms, such as procrastination, may arise.
4. Your values are essential for “best-fit career” decision-making. They provide criteria for you to use as benchmarks when evaluating possible career choices.
5. Try to satisfy at least two or three of your most important values when you choose a career or job. However, do not make a career choice only based on values. Other critical components include your motivated skills, interests and passions, personality type, non-negotiable needs, and professional and life goals.
6. Decision-making without consideration of your values is likely to go awry. In fact career dissatisfaction often results from values conflicts in your job function (role) and work environment.
7. When your values are in conflict with your career, work situation, or other people, negative emotions, such as stress, anxiety, frustration, anger, and depression, can abound.
8. Your values tend to remain stable throughout your lifespan. But some values may be more important than others at certain times in your life because of your changing life situations and life roles.
9. There are two kinds of values: intrinsic and extrinsic. Intrinsic values, such as Creativity and Ability Utilization, are inherent in actual activities. Extrinsic values, such as Economic Rewards and Prestige, relate to the outcomes of activities. Most often we possess a mixture of intrinsic and extrinsic values.
10. Top-priority values may be satisfied through one role, such as in your job, or via multiple roles in all aspects of your life. For example, if Economic Rewards, Altruism, and Creativity are your top values, your job may fulfill Economic Rewards, a community service role may satisfy Altruism, and a fiction-writing hobby could provide opportunity for Creativity. Susan Guarneri, Career Assessment Goddess and Reach Master Branding Strategist

Il mio consiglio è di percorrere periodicamente questi step, e ridefinire quali sono i vostri valori e il loro ranking di importanza almeno ogni due o tre anni. In generale trovo che sia normale focalizzarsi sul raggiungimento del successo professionale nei primi anni di carriera e – perchè no? – sul ritorno economico, mentre in una fase più avanzata del percorso professionale potrà essere altrettanto importante un equilibrio tra tempo lavorativo e tempo per sè, oppure la soddisfazione di fare un lavoro che arricchisce intellettualmente, piuttosto che economicamente. E’ inevitabile che uno scollamento tra valori e attività si ripercuota negativamente sul vostro personal branding, che apparirà sfocato e impreciso, e (cosa altrettanto importante) sulla vostra felicità.

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I consigli di Vanessa Vallely per il personal branding

Vanessa Vallely è considerata uno dei maggiori esperti di business networking e personal branding  al mondo. Il personal branding insegna come emergere in un periodo in cui l’offerta è drammaticamente maggiore della domanda, con un uso intelligente del networking on line. Abbiamo riassunto alcune delle indicazioni che fornisce Vanessa Vallely nei suoi incontri di coaching (il prossimo sarà il 17 aprile a Londra per i fortunati che volessero e potessero parteciparvi).

Innanzitutto dobbiamo chiederci: chi sono? Qual è la mia brand? Di che argomento parlo? Una volta identificato il proprio posizionamento bisogna sfruttare al meglio il proprio network.

È fondamentale iniziare a fare networking da subito, perché è normale che durante la carriera ci siano dei cambiamenti  e l’abitudine a costruire il proprio brand e la capacità di diffonderlo con il networking vi aiuteranno a essere preparati al cambiamento.

Per farlo Vanessa Vallely suggerisce innanzitutto di utilizzare al meglio Linkedin. Come abbiamo già detto è fondamentale compilare le linee di summary, e in particolare il titolo: quella breve frase nella quale potete inserire il vostro job title, non dovrebbe essere semplicemente il vostro attuale ruolo, ma quello che potreste fare. Le persone che vi vogliono assumere lo faranno mettendo nella ricerca delle parole chiave. Assicuratevi che nel summary e nell’headline siano inserite le key words.

La check list di Vanessa Vallely per costruire un profilo su Linkedin

  • Passate almeno 2 h al mese ad aggiornare il vostro profilo di Linkedin
  • Partecipate ad almeno 1 evento di networking al mese. Connettetevi con gli individui che avete incontrato personalmente entro due giorni e soprattutto tenetevi in contatto:non contattate la gente solo quando avete bisogno di qualcosa!
  • Approcciate ogni conversazione pensando a cosa potete dare a quell’individuo
  • Cercate dei blog da commentare o meglio ancora create il vostro blog/sito
  • Unitevi a un network che è giusto per voi ed espandete la vostra cerchia professionale
  • Imparate sui social media e su come potete usarli, per tenere gli altri aggiornati sulle vostre attività
  • Trovatevi un mentore e impegnatevi con una scuola o un’università
  • Tenete aggiornato il CV e la biografia (con foto aggiornata)
  • Capite meglio le potenzialità di Twitter
  • Valutate come ricevere un riconoscimento per voi stessi o per la vostra azienda

In generale  cosa non potete non avere:

  • un Cv aggiornato (e una versione in cui è sintetizzato in una pagina)
  • un profilo Linkedin aggiornato
  • una biografia aggiornata
  • una buona foto (da notare che Vanessa nella foto su Linkedin indossa l’immancabile camicia bianca)
  • biglietti da visita
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INTERVISTA A MASSIMO COSTA – COUNTRY MANAGER WPP E CHAIRMAN ASSOCOMUNICAZIONE

Massimo Costa

PC Cominciamo una serie di interviste a chi dirige le principali realtà italiane nell’ambito della comunicazione  e del marketing incontrando Massimo Costa, country manager di Wpp (il più grande gruppo internazionale nel mondo della comunicazione) e Chairman di Assocomunicazione (l’associazione che raccoglie le principali sigle italiane). Ci auguriamo che le risposte che raccoglieremo possano aiutare chi vuole cominciare a lavorare nel settore ad entrarci e chi ci ha già iniziato a lavorarci a migliorare la propria posizione.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in WPP?

Massimo Costa: Sveglio, aggressivo, veloce. Abbiamo bisogno sempre più di hunters piuttosto che farmers.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Massimo Costa: Matteo Sarzana, che non a caso a 30 anni dirige la nostra digital agency (Matteo è General Manager di VML e sarà uno dei nostri prossimi intervistati- ndr)

Trampolinodilancio: In quale settore della comunicazione ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Massimo Costa: Sicuramente nel settore digitale, che offre ancora in Italia ampie prospettive di crescita. Basti pensare che il 25% degli italiani non è connesso a Internet e che la banda larga raggiunge solo una porzione limitata della popolazione. Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione copernicana, paragonabile a quella realizzata da Gutemberg, nella quale siamo tutti coinvolti.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Massimo Costa: Andare via dall’Italia, lasciare la famiglia, andare a studiare all’estero! Non solo perché è  importante l’inglese, ma perché solo in Italia abbiamo giovani che a 28 anni non hanno mai pagato una bolletta. All’estero i ragazzi imparano subito ad essere cittadini, sono abituati a fare dei lavoretti per arrotondare  mentre studiano. Inoltre l’Italia è un paese tattico, non strategico, non ci sono hub internazionali, non sei tenuto a capire la cornice complessiva degli eventi, e questo limita la prospettiva di chi non passa all’estero almeno un periodo.

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Le 8 qualità che deve avere un impiegato di successo

PC Trovo questo pezzo di Jeff Haden, apparso nella selezione di articoli che Linkedin mi ha mandato oggi, davvero interessante e adatto anche a chi lavori nell’ambito della comunicazione e del marketing. Haden riassume le 8 qualità che deve possedere un impiegato per emergere. Secondo lui gli impiegati che avranno successo sono quelli che:

  • vanno oltre alla job description con l’obiettivo di svolgere al meglio il compito che è stato assegnato;
  • sono un po’ eccentrici, diversi;
  • sanno quando lasciare da parte la loro eccentricità;
  • riconoscono il valore degli altri pubblicamente;
  • si lamentano invece in privato con il loro capo;
  • parlano quando gli altri sono in imbarazzo a farlo;
  • sono ambiziosi, ci tengono a dimostrare che gli altri hanno sbagliato sottositmandoli;
  • cercano sempre di migliorare quanto stanno facendo.

 http://www.inc.com/jeff-haden/the-8-qualities-of-remarkable-employees.html?utm_source=linkedin&utm_medium=socialmedia&utm_campaign=button

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