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COVER LETTER: I CINQUE MODI MIGLIORI PER NON FARSI CHIAMARE PER UN COLLOQUIO

PC Ho conosciuto Giovanni Zezza grazie a Marco Lombardi che lo teletrasportava dalla Young & Rubicam in Iulm perché spiegasse agli studenti come funziona veramente “là fuori”. Ha continuato a venire anche dopo essere passato in Deliveroo, una nuova realtà in espansione che comprensibilmente attira molte proposte di giovani, e non solo, candidati. In 12 anni di esperienza tra agenzie pubblicitarie e aziende digitali ha potuto così completare una conoscenza dei diversi approcci alla richiesta di lavoro, che ci ha gentilmente distillato. Gustateveli tutti di un sorso, come uno spritz estivo, ma poi – prima di scrivere una cover letter – riassaporateli con la concentrazione che merita un buon rhum.

Giovanni Zezza Head of Marketing Deliveroo

Giovanni Zezza Head of Marketing Deliveroo

Giovanni Zezza: “Fare un colloquio è come ballare il tango: bisogna saper sedurre, muoversi in modo da lasciare un segno, usare tecnica e passione.

Ma per ballare un tango è necessario essere in due. E per fare un colloquio è necessario farsi chiamare dopo l’invio del cv.
La cover letter è l’inizio di questo processo di seduzione: un passaggio imprescindibile per avere l’opportunità di ballare il vostro tango.

Ecco dunque una classifica dei 5 modi migliori per NON essere richiamati dopo aver inviato un cv.
E tutti, drammaticamente, tratti da storie vere.

5° POSTO: “VORREI LAVORARE CON VOI”
Arriva una mail con allegato un cv con scritto “Vorrei tanto lavorare con voi” e nient’altro.
Ora in un’azienda ci sono ruoli e responsabilità diversi, tutti importanti ma con qualifiche differenti.
Vuoi fare il direttore marketing, lavorare nel commerciale o occuparti dei servizi di pulizia?
Sperare che il direttore delle risorse umane si metta a spulciare il vostro cv cercando di capire dove eventualmente potreste essere inseriti, alla luce della vostra incontenibile voglia di lavorare con l’azienda, è probabile quanto che le scie chimiche siano davvero dannose.

4° POSTO: NDO COJO COJO
Che per chi non è pratico di romano vuol dire: va bene un po’ tutto.
A cosa faccio riferimento? Mi spiego subito.
Se siete idonei per la stessa posizione in due aziende competitor, questa è una grande opportunità per voi: più occasioni per essere scelti per fare il lavoro che fa per voi.
Tuttavia mandare il cv contemporaneamente alle due aziende competitor nella stessa mail, non aumenterà le vostre possibilità di essere assunti: se non avete una preferenza tra le due, almeno fingete di averla.
Sarebbe come dire a Coca-Cola che di base bere la loro bevanda o una Pepsi non cambia nulla.
Se volete fare un test per vedere cosa succede, vi lascio il numero del brand manager.

3° POSTO: ALMENO HAI QUALCOSA DA LEGGERE
Leggere è così rilassante e ci sono titoli per tutti i gusti: dai libri di Fabio Volo a quelli di Tolstoj a Topolino quando si è impegnati in “situazioni private”.
Nonostante il fatto che un buon recruiter è sicuramente una persona di buona cultura e quindi legge spesso e volentieri, mandare un cv dicendo “così avete qualcosa da leggere” è un passo un po’ azzardato.
Chi di noi non ha voglia di leggere due pagine di cv per rilassarsi prima di dormire? Perché rubare Topolino al proprio figlio quando puoi leggerti un bel cv?
Del resto, quando sei annoiato o guardi un bel factual su Real Time o ti leggi un avvincente cv, no?

2° POSTO: MALATTIE INVALIDANTI
Qui si entra in zona calda della classifica. Se fossimo a Top of The Pops il pubblico sarebbe in delirio, e spero lo siate anche voi.
Parliamo di motivazione: è fondamentale scrivere perché si è interessati ad un posto di lavoro. Ma, ecco, esattamente come a un fidanzato non è strettamente necessario dire proprio tutto-tutto-tutto, lo stesso vale per un potenziale datore di lavoro.
Dire che hai delle malattie invalidanti di origine psicologica, ad esempio, oltre ad essere un’auto-rinuncia ad uno dei diritti dei lavoratori (l’azienda deve essere solo a conoscenza dell’idoneità del lavoratore a svolgere la sua mansione, non della sua intera cartella clinica), non è assolutamente un buon biglietto da visita: in primis perché fa pensare che il candidato non sarà in grado di portare a termine le sue mansioni e, secondo poi, perché un’azienda non è la Caritas.
Voi chiamereste per un colloquio qualcuno che vi ha già espresso il suo disagio psicologico?
Nessuno è “normale” ma lasciate che i vostri datori di lavoro lo scoprano dopo il periodo di prova, non nella cover letter.

1° POSTO: BUONA MORALITÀ
Rullo di tamburi, apriamo la busta, the winner is: quello che manda il cv sottolineando che è una persona di “buona moralità”.
Ora tenete presente che di quello che fate al di fuori dell’ufficio, teoricamente, al vostro datore di lavoro interessa poco. Figuriamoci della vostra moralità, che tra l’altro oggi è un concetto piuttosto soggettivo.
Se poi la “buona moralità” è pari alla “buona conoscenza dell’inglese” che leggo in tutti i cv di persone che non sanno manco dire “How are you?”, allora è un’informazione inutile anche per mandare il cv presso un convento o una parrocchia, visto che, nella migliore delle ipotesi, sarete un incrocio tra Gambadilegno e La Banda Bassotti, giusto per restare nella tematica Topolino tanto cara a chi scrive.

Quindi ragazzi e meno ragazzi (perché questi e/orrori arrivano anche da persone molto senior) la cover letter è fondamentale – e su questo blog trovate tutte le indicazioni, più serie di questo post, per prepararla bene – ma occhio a quello che scrivete.
Perché nella migliore delle ipotesi non venite richiamati, nella peggiore finite in una cartella “Perle” per essere riletti nei momenti bui dell’azienda dove avete fatto application.”

Giovanni Zezza
Head of Marketing, Deliveroo Italy.

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Vicky Gitto ci racconta la campagna Punto su di te, contro la disparità di salario tra donne e uomini

PC Dare al lavoro delle donne il giusto valore è l’obiettivo della seconda fase della campagna Punto su di te, di Pubblicità Progresso, contro la discriminazione femminile e in particolare contro la disparità di salario, che in Italia arriva al 30%. Ne abbiamo parlato con Vicky Gitto che ne ha curato la direzione creativa. Dato che Gitto è stato recentemente nominato Presidente di Y&R Group, che ora dirige insieme a Simona Maggini, promossa ad amministratore delegato, abbiamo approfittato anche per capire come questa giovane coppia, con una donna in una posizione di grande peso, intende mantenere in agenzia un clima che dia la massima possibilità di espressione e carriera sia ai giovani che alle donne.

Un’intervista molto interessante sia per chi desidera capire come si lavora in una “grande scuola” della comunicazione, sia per chi vuole capire meglio la genesi di una campagna pubblicitaria in ambito sociale. Proprio di comunicazione sociale si occuperà il nuovo corso in Iulm di cui sono co-titolare con Marco Lombardi e abbiamo quindi invitato Vicky Gitto a raccontare ai nostri studenti ancora più dettagliatamente l’iter creativo della campagna. Speriamo che la lezione e questa intervista aiutino le nostre lettrici e le nostre studentesse ad affrontare con maggiore autostima i colloqui di lavoro e a non avere remore a chiedere quello che meritano.

Ricordatevi che ottenere un colloquio con Vicky Gitto, Simona Maggini o un altro dei manager di WPP è più semplice di quanto pensiate, è sufficiente comprare uno dei testi che usiamo come manuali in Iulm, inviare una email, compilare una scheda e aspettare di essere chiamati (ci si deve poi presentare al colloquio con il libro). La proposta è presentata anche nel sito di FrancoAngeli http://www.francoangeli.it nelle pagine dedicate ai due libri di Marco Lombardi: qui http://bit.ly/1f2elrF e qui http://bit.ly/1I0ZFQm.

Una sola raccomandazione: non è sufficiente comprare i libri, meglio anche leggerli, non solo perché sono utili se volete fare questo mestiere ma anche perchè Vicky Gitto è autore di un capitolo del libro sulla creatività e Simona Maggini conosce molto bene quello sulla strategia che usiamo nel corso di Brand Lab. di cui è cultore della materia!

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Dal Branding al Personal branding

PC Su questo blog abbiamo spesso affrontato l’argomento del personal branding (il fatto che ognuno di noi è di fatto una marca e come tale comunica e si vende). Daniela Pellegrini, che collabora con me in Iulm, ci fornisce, con il suo classico approccio da personal coach, alcune indicazioni su come trasformare le conoscenze di marketing in indicazioni operative per la costruzione di un brand distintivo e coerente e quindi più facile da vendere. In sostanza ci aiuta a capire come trovare un lavoro o migliorare la nostra posizione. Ho conquistato il vostro interesse? Leggete i suoi suggerimenti!f167fd140c425b4806cbb43eaa1d8863

Daniela Pellegrini: Anche noi siamo Brand e possiamo diventarlo.

Vi sembra strano dirlo? Forse sì, ma riflettete su questo principio prima di andare a fare un colloquio di lavoro, sia che siate alle prime esperienze sia che vogliate cambiare azienda: in pratica state “vendendo” voi stessi e quindi dovete trattarvi come farebbe un brand commerciale. Da qui vi esorto a fare questo passaggio logico: da Brand a Personal Brand.

Il personal branding infatti ci permette di differenziarci dalla massa rendendoci unici e riconoscibili.

Preparatevi quindi a riflettere sul vostro personal brand, utilizzando le quattro classiche leve di marketing.

Come si costruisce un personal brand

  1. Mission

La tua mission è lo scopo della tua attività, il motivo perché la fai. Nel nostro caso la tua mission è il messaggio che comunichi con i tuoi studi, la tua professionalità.

Esercizio: scrivi la tua mission.

Alcuni spunti:

Cosa fai?

Perché lo fai?

Per chi lo fai?

Che problema risolvi?

Perché lo sai fare così bene?

Perché lo fai meglio di altri?

In che modo ciò che fai parla di te?

  1. Prodotto

Noi siamo Prodotto

Il Prodotto siamo noi…: quindi va identificato cosa vogliamo “vendere” senza ego-referenziarsi ma divenendo capaci di ascoltare e comprendere il mercato, individuare bisogni ancora insoddisfatti e rispondere con un’offerta di  noi stessi adeguata e competitiva.

Per farlo rispondete alle seguenti domande:

Quali sono i tuoi punti di forza?

Quali sono i tuoi limiti?

Chi sei?

Come sei arrivato/a qui?

Quali sono i tuoi principali successi?

Come ti vedono gli altri?

Come ti vedi tu?

Come vorresti essere vista/o?

 

  1. Posizionamento

Come nelle logiche di mercato definire il posizionamento è fondamentale per avere un’offerta unica e differenziarsi dalla concorrenza.

Il posizionamento dovrebbe cercare “uno spazio vuoto da riempire”: analizzate i bisogni del target di riferimento, in questo caso la persona che andrete ad incontrare, e le proposte dei competitor, e quindi coloro che faranno o hanno già fatto il vostro stesso colloquio,  in modo da posizionarvi in maniera unica e originale con la propria offerta = voi stessi.

E voi cosa avete di originale da offrire?

Guardate gli annunci di lavoro simili, leggete storie di persone che hanno fatto le vostre esperienze e ce l’hanno fatta, trovate la vostra USP.

  1. Prezzo

Un approccio di marketing classico prevede anche il pensiero anche sulla leva Prezzo. Capisco che potreste obiettare: ma è l’Azienda che fa l’offerta, il mercato è in crisi…Certo, ma definire il nostro valore “economico” è comunque importante e ci aiuta a fare delle scelte.

Due i fattori di cui tenere conto:

  1. definire l’aspetto valoriale del vostro prodotto ( = personal brand, voi stessi), che non solo riveste un valore economico. Quindi chiedetevi: quanto valgo? Quanto posso essere unico ed interessante per l’Azienda?
  2. Definire il costo oggettivo e quindi definire a quanto siamo disposti a vendere il nostro servizio. A quanto oggettivamente sei disposto a venderti o vendere il tuo servizio, facendo i veri conti di cassa dei soldi che ti sono necessari per vivere e di quanto oggettivamente vali perché sei un professionista preparato?

Se foste dei freelance allora il lavoro sul personal brand dovrebbe continuare sulla definizione del target, l’analisi della concorrenza, e poi naming, visual identity.

Ora invece ci siamo soffermati sui colloqui di lavoro presso Aziende e Società quindi concludiamo con un alert:

L’abito fa il monaco…

voi comunicate il vostro brand in ogni momento, quindi è importante che quando vi trovate davanti ad un colloquio i vostri interessi, lo stile, l’abbigliamento, il vostro modo di parlare etc… siano sempre coerenti con la costruzione del vostro brand (= coerenza e credibilità).”

Su quest’ultimo punto abbiamo anche scritto Come vestirsi per un colloquio di lavoro.  E se vi è interessato questo post potreste trovare utili anche  Che prodotto sei? , Come fare carriera alla cena di Natale , Come vestirsi d’estate per una riunione,

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Alcune indicazioni sulle professioni digitali più richieste

PC Il 18 Giugno lo IED Management e Comunicazione ha organizzato DIGITAL JOBBING, una tavola rotonda per fare un focus sulle professioni più richieste nel mondo digital. Abbiamo chiesto a Matteo Sarzana, General Manager @Zooppa, che ne era il moderatore, quali sono queste professioni.

Matteo Sarzana: “Oltre alle professioni solite come social media manager, community manager e content manager è
interessante lo spunto sull’experience designer. Un professionista in grado di disegnare l’esperienza di marca a prescindere dal media.”
Avremo modo di parlarne da ottobre nel nuovo corso, Creative Lab, di cui sono co-titolare con Marco Lombardi, al quale collaborerà anche Matteo.

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Come attivare gli archetipi giusti in vista di un colloquio.*

Daniela Pellegrini

Daniela Pellegrini

PC Daniela Pellegrini, collega in Iulm di cui abbiamo già avuto modo di parlare, ha deciso di affiancare un nuovo lavoro come personal life coach al suo impegno come manager nell’ambito del marketing e della comunicazione. Si sta specializzando su temi legati alla analisi e lo sviluppo delle problematiche personali rivolte al Burnout, crescita personale, e allo Space Cleaning perché, come ci racconta, sono aree che le permettono di entrare in punta di piedi nella vita delle persone ed aiutarle in un loro percorso di crescita. Ha deciso di aiutare i nostri giovani talenti con alcuni consigli che nascono anche dagli argomenti trattati insieme a lezione. Ecco il primo, che come ci anticipa “è un post rivolto al femminile, ma da cui anche i signori maschietti possono trarre spunti utili.”

Daniela Pellegrini.: Durante il corso di Brand Lab in Iulm si è parlato di archetipi quali modelli di riferimento di costruzione non solo della personalità dell’uomo, vedi le teorie di Jung, ma anche di una marca, modelli utili nel momento di passaggio dalla strategia allo sviluppo dell’idea creativa.

L’invito è quindi quello di considerare anche noi stessi “marca”. In fin dei conti quando andiamo ad un colloquio di lavoro “ci vendiamo”: ci presentiamo, cerchiamo un contatto, stabiliamo una relazione, e dobbiamo farlo con elementi distintivi. Noi siamo “brand”.

Oltre agli aspetti esteriori di cui si parla spesso, come vestirsi, come stringere la mano, come sorridere e stare seduti etc… anche molti altri aspetti della nostra personalità giocano nel giudizio di chi ci sta esaminando.

A questo proposito vi consiglio il libro d  J.S. Bolen, che tratta delle Dee dell’Olimpo quali archetipi-modello al femminile che influenzano il nostro modo di essere e quindi il nostro agire. Può essere molto utile sfruttare questi modelli anche durante un colloquio di lavoro, imparando così quali di questi giocano a nostro favore, in modo da fare emergere il meglio di noi stessi.

Uno nota importante. Dentro di noi vivono tutti gli archetipi ma a tratti, o in momenti diversi, ne vengono attivati uno o più di uno di essi. Sta a noi, in base alla situazione in cui ci troviamo e l’obiettivo che vogliamo raggiungere, attivare l’archetipo più adatto.

Vediamo ora una carrellata veloce del profilo delle Dee:

Dee nella categoria delle Vergini che rappresentano le qualità femminili dell’indipendenza e dell’autonomia:

– Atena: dea della saggezza, fra i romani era nota come Minerva. Ha capacità strategiche e razionali ed è portata a muoversi con grande determinazione. Ha anche la capacità di tenere sotto controllo le situazioni e muoversi in modo adeguato in mezzo a loro.

– Artemide: dea della caccia, per i romani era Diana, agisce in modo veloce e deciso. Impersonifica lo spirito indipendente e competitivo. In ambito lavorativo si trova bene a sostenere ruoli di comando ed è spinta verso avanzamenti di carriera.

– Estia: dea del focolare, la Vesta dei romani. Ha grande capacità di intuito. Non ama essere ambiziosa e può risultare timida, introversa o dimostrare inadeguatezza se si trova in un ambiente non consono a lei.

Dee nella categoria delle Vulnerabili la cui identità e benessere dipendono dalla presenza di rapporti significativi.

– Era: Giunone fra i romani, è la moglie di Zeus. Vede nel matrimonio la sua finalità di vita e non considera il lavoro una delle sue priorità. Ha spesso momenti di rabbia che deve imparare a gestire.

– Demetra: vive la famiglia e i figli come l’espressione della sua capacità di prendersi cura delle persone e delle cose. Sul lavoro non dimostra grande competitività ed ambizione.

– Persefone: caratterizzata da due aspetti contrastanti fra loro. Kore, giovane fanciulla e Persefone (o Proserpina nei romani) regina degli inferi. Come Kore è una fanciulla che non conosce bene le sue capacità mentre sotto le vesti di Persefone ha una tendenza ad avere un atteggiamento passivo e condiscendente.

Afrodite: dea in una categoria a se stante. Personalità estroversa ed eclettica. Dal momento che non è attirata da compiti ripetitivi, gli impieghi monotoni e le situazioni statiche la annoiano e quindi tende a mollare il colpo. E’ l’archetipo che maggiormente è attirato dalle professioni artistiche.

Siete in procinto di affrontare un colloquio? Fate un breve esame delle vostre attitudini caratteriali e decidete come è meglio porvi al vostro interlocutore. Create quindi una sorta di collegamento con gli archetipi ed attivate quello che maggiormente necessita in quel preciso momento. Ecco alcuni spunti:

  • Fate in modo che lo spirito organizzativo e la capacità di lavorare anche sotto stress sia in mostra durante il colloquio, come farebbe Atena.
  • Siate Artemide, ma state attente a non essere troppo aggressive, mostrate invece la vostra spinta ad agire.
  • Attivate Estia se dovete “captare” la situazione in cui vi trovate, o fate intravedere al vostro interlocutore che avete un certo sesto senso.
  • Non vi piace una domanda o una affermazione che vi è stata detta? Fate in modo che la Giunone che è in voi non esploda e non date segni di impazienza, neanche con la mimica facciale.
  • Lasciate sopire Persefone e Demetra se il lavoro per cui fate il colloquio prevede situazioni di stress o ruoli di comando.
  • Non lasciate troppo libera Afrodite: al management di un’Azienda non dà sicurezza una personalità scostante.

Questo post può essere sì considerato un piccolo divertimento, ma vi assicuro che ad un colloquio dimostrarsi sicuri di sé ma non arroganti, una persona affidabile e con capacità di relazione, un individuo capace di volontà ma anche di autocontrollo, sono aspetti che possono giocare una carta vincente in più per voi rispetto agli altri candidati.

*Liberamente tratto dal libro di J.S. Bolen – Le Dee dentro la donna – Ed. Astrolabio

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La parola allo stagista: come ho corteggiato la Bayer

PC Sono finalmente riuscita a far scrivere a Giovanna il racconto di come ha ottenuto lo stage in Bayer, che spiega meglio di tante teorie cosa vuol dire corteggiare un’azienda. “Per i lettori di Trampolinodilancio che ancora non mi conoscono, io sono una “vecchia” tesista della Dottoressa Paola Chiesa. Mi sono laureata in IULM in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa e da Febbraio 2014 sto frequentando un Master in Marketing e Comunicazione presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi. Il Master prevedeva un periodo di stage che sarebbe dovuto partire da gennaio 2015, perciò qualche mese fa, anche per me si stava  avvicinando il fatidico momento dei colloqui di selezione…corteggiamento

Mamma Bocconi inserisce i nostri curricula all’interno di un database, il cosiddetto “CV Profile”, che poi viene mandato alle numerose aziende partner. Se le aziende trovano il tuo profilo interessante, allora ti contattano per un colloquio.

Io non sono mai stata una figlia troppo ubbidiente, ho sempre fatto un po’ di testa mia, perciò mi sono detta: “OK, mamma Bocconi mi aiuta, ma io lo stage me lo cerco da sola”.

Dopotutto ho scritto una tesi di 220 pagine sul Personal Branding e scrivo per un blog che dà consigli ai giovani talenti su come costruire una carriera nel marketing e nella comunicazione, vuoi che non ci riesca?

Pomeriggio di novembre, piove, siamo io e il mio Mac, devo mandare il cv alle aziende che per me sono TOP, non credo riuscirei mai a lavorare per qualcosa che non mi piace o che non sento mio. Mattel è la prima della lista, prima o poi la mia passione per le Barbie si trasformerà in un lavoro, me lo sento. Moschino è la seconda, da quando Jeremy Scott è subentrato alla Jardini come direttore creativo, mi sono innamorata (forse perché ha fatto una collezione ispirata alla Barbie?). La terza è….la terza è…mi guardo intorno, cerco qualcosa che uso spesso, sorrido, è il mio sacchetto delle medicine, la mia farmacia portatile che ho sempre in borsa, accanto ci sono le Supradyn della Bayer, sorrido ancora e penso a tutte le volte che i miei amici mi prendono in giro sul fatto che prima o poi mi daranno una Laurea Honoris Causa in Farmacia o che comunque lavorerò  per un’azienda farmaceutica perché ho sempre con me la soluzione per ogni malattia immaginaria che ho, soprattutto nei periodi degli esami.

Dopo un primo colloquio telefonico, giovedì 27 novembre è il giorno di quello face to face nella sede di Milano della Bayer.

È stato un colloquio individuale durante il quale mi sono confrontata con l’HR manager, con il Business & Marketing Communications manager e con la referente del progetto del quale mi sarei dovuta occupare (la mia tutor).
È andato tutto bene se non fosse che a un certo punto il ragazzo delle HR con riferimento al test psicoattitudinale che avevo precedentemente fatto dal Pc, mi dice: “È la prima volta che una persona, per giunta di 24 anni, che quindi è in cerca di uno stage e che quindi non dovrebbe comandare un bel niente, ottiene 9 su 10 di leadership e 8 in un item relativo al fatto di non riconoscere l’autorità del capo e non seguire le regole. Lo sai che qui dovrai lavorare in team e tu invece tendi a voler imporre la tua idea agli altri e che quella di fronte a te è il tuo tutor? Come la mettiamo?”
Ovviamente ho cercato di far capire che la mia leadership non sta tanto nel fatto che io imponga le mie idee quanto più nel fatto che spesso tendo a motivare il gruppo laddove si perda la voglia di lavorare e la concentrazione, proprio perché ci tengo tantissimo a raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata. E per la questione di non riconoscere l’autorità o non seguire le regole me la sono cavata dicendo che riconosco l’autorità ma non sono una che riceve passivamente gli ordini, sono curiosa, faccio domande e dico sempre la mia…e poi nel mondo della comunicazione le idee migliori sono sempre scaturite dalla “rottura” dei dogmi e delle regole (Lombardi docet).

A fine colloquio ci siamo salutati con un: “Ci sentiamo la settimana prossima e ti faremo sapere perché poi gli ultimi 2 finalisti della selezione avranno un altro colloquio con il “capo capo””.
La svolta, però, è avvenuta la notte tra la domenica e il lunedì . Nel weekend, infatti, ho avuto delle idee molto belle per il loro progetto. “Se solo mi fossero venute in mente prima…” ho pensato. In ogni caso ho deciso di realizzarle lo stesso, ho fatto qualche foto che poi ho modificato con Photoshop in modo da rendere l’idea di quello che volevo fare, e nella notte ho scritto un’email dettagliata con tutte le specifiche per implementare la mia proposta.

Ricordo che un amico che era con me mi dava della pazza dicendo che mi stavo “sbattendo” per un lavoro che non era il mio e che sembravo una cinese per quanta motivazione avessi.

 

Sono le 3 di notte, salvo l’email in bozze e vado a letto.

Lunedì 1 dicembre ore 7:00, piove, siamo di nuovo io e il mio Mac.

Ma che sto facendo? Ma quando mai si è detto che una che fa un colloquio poi manda un’email al futuro capo con delle idee? E poi perché nell’email parlo usando la prima persona plurale, perché dico la “nostra azienda”? Ma la nostra di chi?

Poi mi è venuto in mente che esattamente un anno prima, quando stavo scrivendo la tesi, la Professoressa Chiesa e il Professor Lombardi mi avevano “sgridato” dicendomi che se mi interessava davvero qualcosa dovevo “rompere le scatole” alle persone.

Ok, invio. Devo farlo in nome del Personal Branding e dell’essere proattivi.

Invio.

Nessuna risposta.

Magari non sarà stata una buona idea, ma almeno c’ho provato.

Nel pomeriggio, ore 16:00, chiamata in arrivo da un numero sconosciuto, è Bayer: “Sei la persona giusta per noi!”
Nessun ulteriore colloquio, nessun altro finalista, io.

 

Ecco come ho corteggiato l’azienda nella quale sono stata presa come stagista.

Ecco perché cercare lavoro è come un corteggiamento.

Magari sarei stata presa a prescindere da quell’email, ma io non potevo starmene passivamente ad aspettare che l’azienda dei miei sogni mi scegliesse. E alla fine ce l’ho fatta.” (Giovanna Landi)

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Cercare lavoro è come un corteggiamento

PC Giovanna Landi, la mia ex studentessa IULM che rimane appassionata di Personal Branding anche dopo averci dedicato la tesi di laurea, ci ha mandato un nuovo articolo che ben volentieri pubblichiamo. “Qualche mese fa ho partecipato al seminario “Effective Presentation” in Bocconi, tenuto da Simone Bandini Buti. Avevo già avuto l’onore di partecipare ad altri suoi seminari sul “Team Building” e sulla “Comunicazione Efficace” e devo ammettere che ogni volta rimango colpita da come riesca a coinvolgere i partecipanti mettendo in pratica il suo motto “imparare divertendosi”. Il seminario si è presto trasformato in una carrellata di consigli e aneddoti riguardo la stesura di cv e lettera di motivazione e sul colloquio, con molte metafore divertenti quanto efficaci sulla ricerca del lavoro come un corteggiamento amoroso. E proprio questa bizzarra analogia mi ha fatto tornare in mente tutte le volte che, studiando Marketing, finivo inevitabilmente per applicare i concetti alla vita amorosa, in modo da fissarli e ricordarli meglio (per esempio, diversificazione del rischio di portafoglio= provarci con tante persone diverse così anche se uno dice di no, rimangono gli altri). Sarà per questo che sono single? Forse sì, ma continuo a trovare queste similitudini tanto insolite quanto estremamente d’impatto.

Cercare lavoro è, per certi versi, esattamente come un corteggiamento: per esempio bisogna dimostrare interesse per la persona che si corteggia. Ci sogneremmo mai di approcciarci in questo modo con una persona che ci piace?

Vorrei uscire con te

No. E allora perché continuiamo a farlo nei confronti di chi valuta e seleziona il nostro profilo professionale?

DOMANDA DA PORCI

O ancora: se vogliamo conquistare l’attenzione di una persona è più efficace farle un complimento rivolto a una sua reale caratteristica, o è meglio un approccio standard come questo?

Hai degli occhi bellissimi

 

Ovviamente è più efficace un approccio personalizzato e allora perché continuiamo a mandare lettere di motivazione come questa?Letteramotivazione

(scusate la qualità delle vignette che ho fatto io con photoshop!)” Giovanna Landi

Penso che i nostri lettori sapranno apprezzare la qualità dei contenuti – senza fermarsi alla forma non perfetta – e la proattività dimostrata, grazie Giovanna! Quando hai un attimo devi raccontare come hai saputo proattivamente corteggiare l’azienda nella quale sei stata presa come stagista.

 

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Un esempio di come non scrivere una lettera d’accompagnamento

PC Le mamme manager che abbiamo ascoltato sono davvero indispensabili per i loro bambini, ancora  molto piccoli, e per questo devono wrapdestreggiarsi tra mille incombenze come una dea Kali. Ma anche quando il figlio diventa grande una mamma oltre che lavoratrice è quasi sempre anche cambusiere, maggiordomo, istitutore. Tra questi compiti, l’ultimo è quello che preferisco perché, avendo smesso di essere utile  nelle materie scientifiche a cavallo tra le elementari e le medie, vengo coinvolta solo in interessanti ripassi di materie umanistiche. In questo contesto ho recentemente riscoperto il valore pedagogico che i filosofi greci attribuiscono all’esempio.

Per chiarire meglio un tema che rimane tra i più visualizzati di questo blog userò quindi una vera lettera che ho recentemente ricevuto in modo da evidenziarne i più palesi errori e sperare che chi ci legge li eviti. Spero che l’autore non sia un nostro lettore (altrimenti mi farei delle domande sull’utilità di questo blog), ma se lo diventasse mi perdonerà se mi permetto di riportare con fedeltà (ma escludendo ovviamente la firma) la sua lettera.

Due parole sul contesto: la lettera arriva via mail in accompagnamento al curriculum al mio indirizzo mail di Media Arts, la società leader nei concorsi ludico-didattici nelle scuole con la quale collaboro. Eccola:

Gentilissimi,

inoltro il mio cv per evntuale collaborazione.

Da quattro anni lavoro presso un’agenzia di comunicazion e pr occupandomi di attività quali: creazione mailing list, contatti con i giornalisti  eblogger, re-call e follow-up, organzzazione eventi (press day, press tours, ecc), stesura comunicati stampa, coordinamento social media, coordinamento product placement, ecc.

Nel caso il mio profilo potesse interessare sarei lieto di presentare personalmente la mia candidatura.

Ringraziando per l’attenzione invio cordiali saluti.

Ecco le varie motivazioni per cui non ho mai chiamato e incontrato personalmente questo candidato:

Gentilissimi

  • dal momento in cui la lettera è indirizzata a me, sarebbe stato decisamente meglio aprire con Gentile dottoressa Chiesa, più immediato e diretto

inoltro il mio cv per evntuale collaborazione.

  • Scrivere in modo conciso non vuol dire adottare uno stile telegrafico.
  • Gli errori di typing sono imperdonabili, ancora di più in una lettera che è evidentemente standardizzata.
  • Manca totalmente un’apertura sul motivo per cui il candidato è interessato alla nostra società. Dal sito è immediatamente comprensibile il tipo di servizio che offriamo, sarebbe stato opportuno dar prova di conoscere e manifestare interesse per le attività svolte. Ricordatevi che la prima frase (ne abbiamo parlato in un altro post) va dedicata all’azienda alla quale scrivete e personalizzata di conseguenza.

Da quattro anni lavoro presso un’agenzia di comunicazion e pr

  • sorge il dubbio che la tastiera del pc abbia il tasto della “e” difettoso

occupandomi di attività quali:

  • meglio evitare i gerundi che rendono meno incisiva la frase, che prende un ritmo più assertivo se scrivete dove mi occupo, e mi occupo, eccetera

creazione mailing list, contatti con i giornalisti  eblogger

  • se non si tratta di un acronimo che non conosco penso manchi uno spazio tra la “e” e la parola “blogger”

re-call e follow-up, organzzazione eventi (press day, press tours, ecc), stesura comunicati stampa, coordinamento social media, coordinamento product placement, ecc.

  • La tastiera ha problemi anche con la “i” e chi ha scritto non ha riletto neppure una volta. Essendo una persona che si occupa di contatto con i giornalisti e stesura comunicati stampa, e non di uno scienziato poco avvezzo alla scrittura, questa sciatteria diventa piuttosto inquietante

Nel caso il mio profilo potesse interessare sarei lieto di presentare personalmente la mia candidatura.

  • Non è emerso nessun elemento dalla mail che possa incuriosire, colpire, attrarre. Immaginatevi un prodotto che si presenti con la stessa verve: lo comprereste?

Apro il cv allegato solo perché sto scrivendo questo post e scopro che il candidato ha frequentato lo Iulm: con una breve scorsa al mio profilo Linkedin avrebbe scoperto che ci insegno e avrebbe potuto farne menzione, accendendo per lo meno la mia curiosità. Vedo anche che ha un interessante percorso di studi e di stage, e che è bilingue. Insomma un “prodotto” sorprendentemente interessante presentato nel peggiore dei modi.

Questa mail è un esempio del fatto che l’abito fa il monaco: la lettera d’accompagnamento è un involucro che permette al vostro cv di arrivare nelle mani di chi vi deve giudicare:  può essere uno stupendo incarto piegato con cura giapponese o un foglio di carta da regalo evidentemente riciclato. A voi la scelta.

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Intervista a Matteo Sarzana, general manager @Zooppa

PC Come ho già avuto modo di raccontare conosco Matteo da quando ha frequentato, più di 15 anni fa, il corso tenuto da Marco Lombardi in Iulm dove, anche se circondato da altri 500 studenti, ci seppe colpire tanto che Lombardi lo selezionò per uno stage in Young & Rubicam: il primo passo per diventare il più giovane manager del gruppo WPP in Italia, alla guida della consociata specializzata in digital marketing. Ora che ha fatto il grande passo dall’establishment della grande agenzia al crowdsourcing creativo di Zooppa, la società che permette a chiunque di mettersi alla prova con un brief stilato da un vero cliente e vincere non solo gloria e visibilità ma anche un premio monetario, l’abbiamo risentito per farci raccontare quanto può essere utile Zooppa ai nuovi talenti creativi, che cosa Matteo stesso apprezza maggiormente nei suoi collaboratori e il perché della sua scelta. In più, dato che è stato scelto dal settimanale Panorama come uno dei quindici (giovani) italiani da tenere d’occhio nel 2015, gli ho chiesto quali pensa siano le qualità per avere successo nei prossimi mesi. Ecco tutte le sue risposte:

Come sempre rimango contagiata dall’entusiasmo e dalla passione con la quale Matteo illustra la sua nuova avventura, ma mi piace commentare questa interessante intervista mettendola a confronto con il parere piuttosto critico di Marco Lombardi su pregi e difetti di questa nuova modalità per trovare idee e campagne pubblicitarie (il concetto viene completato da esempi e approfondimenti nel paragrafo Midnight Advertising in  La creatività in pubblicità. Manuale di linguaggio multimediale: dai mezzi classici al digitale, edizione 2014, Franco Angeli, a cura di Marco Lombardi).
“Web 2.0, il potere di tanti, la saggezza della folla, il crowdsourcing, la creatività open-source sono ormai una realtà e forse un’opportunità per l’industria della comunicazione e per i creativi. Dovremmo partecipare, trarne ispirazione, togliere il ‘guinzaglio’ presente in ogni agenzia e non esserne spaventati. Ma attenzionese collochiamo questo nuovo potenziale in una prospettiva storica scopriremo che stiamo amplificando all’ennesima potenza i vantaggi, ma anche i difetti, di quanto l’offerta di creatività ha sempre fatto(…) Un crescendo di offerta ‘creativa’ sempre più open source, da off line a on line, sino a fenomeni come Zooppa (People powered brand Energy) come probabile estremo epigone. Da un lato migliaia di creativi, da tutto il mondo, in cerca di occasioni e visibilità e dall’altro un utente che pubblica un succinto brief per il proprio progetto comunicazionale (a 360 gradi) precisando la fee che è disposto a riconoscere per l’idea che sceglierà. Il vantaggio economico e di tempo è notevole come anche il potenziale enorme del power of the crowd. Ma la qualità? (…)

Agli interrogativi quindi anche sui pro member di  Zooppa aggiungiamo alcune considerazioni che trovano un’unica origine: la relazione. Abbiamo in dettaglio scritto (Lombardi 2009) sull’importanza della disciplina, della strategia: You can really fly when you know where to go, scrivevano ad esempio i maestri della Young&Rubicam. Sapere ‘dove si va per volare’ significa dire avere una relazione profonda e necessariamente lunga con la marca per la quale si vuole costruire il discorso. (…)Paradossale quindi che il crowdsourcing applicato alla creatività non preveda alcun dialogo ma solo una burocratica relazione impersonale azienda>creativo nella peggior tradizione di certe gare condotte da terzi o da enti statali (bando e proposta in busta chiusa). La negazione della realtà contemporanea della comunicazione!” Marco Lombardi, Midnight Advertising, La creatività in pubblicità. Manuale di linguaggio multimediale: dai mezzi classici al digitale, edizione 2014, Franco Angeli, a cura di Marco Lombardi, pag 88.

Dibattito stimolante. Cosa ne pensate?

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