Archivio mensile:agosto 2013

“MAX WEBER ERA TEDESCO, MACCHIAVELLI ERA ITALIANO: L´ATTITUDINE TEDESCA AL LAVORO” Intervista a Elisa Pugliese Senior Brand Strategist, Dusseldorf

PC Ho conosciuto Elisa quando, per la sua tesi in Iulm, girava la Cina per capire come le grandi multinazionali stessero adattando le loro strategie di comunicazione a un mercato così diverso. Fra i sui primissimi lavori (forse lei neppure lo ricorda) c’è un documento sulla cultura cinese in rapporto ai consumi che le ho commissionato quando facevo new business in Cina. Mi aveva colpito la sua estrema precisione e determinatezza – che l’hanno portata, dopo uno stage nel reparto ricerche di Young & Rubicam, a lavorare con successo nell’ambito della consulenza prima in Added Value e poi in JWTAdvertising, e ricordavo la sua reale disponibilità a viaggiare.

Elisa Pugliese, Brand Strategist Dusseldorf

Elisa Pugliese, Brand Strategist Dusseldorf

Per questo non mi ha stupito scoprire, grazie al contatto mantenuto con Linkedin, che lavora in Germania e che sta per diventare  “Senior Brand Strategist” in un importante centro media a Dusseldorf, del quale non può ancora rilevarci il nome.

Come ci racconta, dopo aver cambiato due città, cinque case, un fidanzato, due datori di lavoro e esser diventata mamma, è sempre convinta di aver fatto la scelta giusta scommettendo su una crescita professionale oltreconfine.

Recentemente ha scatenato un’interessante discussione sull’Erasmus, sul quale ha un punto di vista piuttosto provocatorio (giovani che pensano solo a sbronzarsi e non si integrano minimamente nel tessuto sociale della nazione che li ospita). Le chiedo quindi di spiegarci perché è così negativa sull’argomento e cosa suggerirebbe come alternativa.

Elisa Pugliese: Alcune premesse utili per contestualizzare le mie opinioni su studio e lavoro.

1)      vivo in Germania dal 2007, dove son stata trasferita dalla multinazionale per cui lavoravo a Milano. In precedenza ho vissuto alcuni anni in Asia e ho girato il mondo in modo decisamente autentico per necessità familiari, di studio o umanitarie;

2)      considero la possibilità di studiare un privilegio assai prezioso e non un obbligo o un´ovvietà;

3)      alla fine di un corso di specializzazione post laurea in Social Management nel 2010 ho trascorso 2 mesi occupandomi del livellamento

dei titoli di studio europei nell´ambito della riforma Bologna dell´istruzione superiore (il cosidetto “3+2”)

Ho recentemente letto che come speranza di soluzione alla crisi giovanile il budget allocato al Progetto Erasmus verrà esteso a 14,5 miliardi di Euro nei prossimi cinque anni (fonte Unione Europea, European Youth – ilfattoquoditiano.it) per consentire a più giovani di trascorrere soggiorni formativi nei vari campus universitari.

I giovani partecipanti al progetto Erasmus che ho conosciuto io negli ultimi anni non mi sembravano affatto propensi a valorizzare le valenze formative di tale progetto bensì a vivere mesi di letterale sballo e promiscuità. Non ricordo nessuno dei miei conoscenti in Erasmus che fosse interessato a capire la cultura locale, a visitare i luoghi significativi, a immergersi nella quotidianità della popolazione. E ovunque la lingua comune era l´inglese, che il programma fosse svolto in Svezia, Germania o altrove. Gli scopi didattici erano considerati secondari rispetto al divertimento.

Secondo me ampliare il numero dei giovani destinatari dei fondi Erasmus non è la soluzione per offrire un percorso formativo di qualità e le risulta

nti opportunità di soluzione della crisi giovanile. Io propenderei per concentrare le risorse sugli studenti più meritevoli e motivati, che abbiano un progetto concreto in cui impegnarsi e di cui render conto al termine del soggiorno (es. un approfondimento tematico, una ricerca scientifica a seconda delle materie), con un docente o un tutor di riferimento in loco e una commissione nell´università di partenza che accerti la validità del percorso formativo.

Il mio trasferimento in Germania nel Novembre del 2007 è nato come esigenza aziendale di knowledge sharing in seguito alla fusione di alcune sedi europee di una multinazionale delle ricerche di mercato e della consulenza. Inizialmente ho mantenuto il contratto di lavoro italiano e ho avuto una trasferta di un anno, poi prolungata a due.

Alla fine del 2009 io sarei tornata in Italia, se la crisi finanziaria e manageriale non avesse compromesso la possibilità di reintegrarmi nella sede milanese. Altisonanti parole come “knowledge sharing”, “talent retention” e “team building” lasciavano il vuoto tra le scrivanie e gli uffici spopolati di mese in mese dai licenziamenti più o meno volontari dei colleghi.

Di fronte allo scenario di un´imminente disoccupazione, ho preferito scommettere sul mio futuro in Germania.

Attualmente – dopo aver cambiato due città, cinque case, un fidanzato, due datori di lavoro e esser diventata mamma – sono davvero convinta di aver fatto la scelta giusta quel freddo e buio dicembre del 2009.

Quali sono i vantaggi di lavorare all’estero rispetto all’Italia?

Il primo vantaggio percepibile del lavorare in Germania – a qualsiasi livello di carriera, sia come capi che come sottoposti – è  l´ottemperanza dei diritti e dei doveri del lavoratore.

Le manifestazioni di questo principio si riscontrano nei comportamenti quotidiani: puntualità e affidabilità nello svolgimento dei compiti, chiarezza nelle aspettative e nel conseguente feedback delle performance da parte dei capi, nella pianificazione della formazione interna (giorni di formazione stabiliti per contratto), nella trasparenza delle note spese, nell´inalienabilità del diritto alle ferie, nella prevedibilità degli orari di lavoro (rarissimamente oltre le 17,30), nella puntualità dei pagamenti ai fornitori (15 giorni), nell´onestà nell´utilizzo delle risorse aziendali (es. non si fanno telefonate private dal telefono aziendale, non si portano a casa penne e gadget, non si caricano file personali sul pc aziendale); non è ovvio che i sottoposti siano incondizionatamente a disposizione del capo e che quest´ultimo si permetta di urlare e inveire contro di loro, come ero solita sentire imbarazzata negli uffici milanesi.

Per me tale attitudine al lavoro ha rappresentato un shock e all´arrivo l´azienda tedesca mi ha fatto frequentare un corso sulla gestione del personale nella realtà locale: ero talmente abituata a essere alla mercé dei miei capi e a rinunciare alla mia vita privata per assecondare i clienti, che ero come paralizzata nell´esprimere le mie esigenze e nel gestire un team di junior così cosciente dei propri diritti da sembrarmi sfrontatamente arrogante.

A livello burocratico il sistema è complesso e applica il motto “tolleranza zero”: nessun lavoro è in nero, ovviamente il lavoro viene retribuito fin da subito (niente stage gratuiti), tutto è registrato, certificato, codificato e archiviato, le leggi non si interpretano bensì si applicano senza eccezioni (nemmeno le eccezioni dettate dal buon senso, purtroppo), la formazione permanente è una realtà promossa sia dalle aziende che dalle istituzioni (camere di commercio, università per adulti, ecc.).

L´equilibrio tra dare-e-avere è garantito a chi si districa nella miriade di moduli, uffici, timbri.

In sintesi: Max Weber era tedesco, Macchiavelli era italiano… e questo si riscontra tuttora 😉

E ora le domande classiche che trampolinodilancio rivolge ai giovani che ce l’hanno fatta. Perché pensi di essere stato scelta al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Sinceramente non ricordo il primo colloquio – ne ho fatti troppi per ricordare esattamente il primo.

Credo comunque che a fare la differenza nel caso dei miei primi colloqui di lavoro andati a buon fine siano state:

–      l´intraprendenza, cioè l´aver dimostrato di prendere l´iniziativa nel concretizzare le mie ambizioni, la capacità concreta di ingegnarmi e districarmi in realtà complesse e sconosciute;

–      la capacità di apprendimento in modo fluido e non strutturato, capacità apprezzata in Italia e molto meno in Germania, dove il sapere acquisito ma non certificato è considerato con scetticismo;

–      la disponibilità a dar priorità al lavoro a discapito della mia vita privata e delle mie esigenze personali;

–      l´eccellenza dei risultati ottenuti in ambito scolastico e accademico, nonché la padronanza di quattro lingue e altrettante culture.

Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

La versatilità delle conoscenze (economia, statistica, semiotica, sociologia, organizzazione acquisite alla IULM) mi ha consentito di partecipare alla vita aziendale in più ambiti e di confrontarmi con esperti in varie tematiche.

Grazie a questo eclettismo ho acquisito una dimestichezza interdisciplinare ben rivendibile nel settore della consulenza strategica.

Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

La mia prima capa in Y&R mi ha impresso come refrain nel cervello:

–      “Al mondo c´è posto per tutti”, che è una frase a cui stentavo a credere in certi momenti di buia incertezza;

–      “Controlla i dati!” procedura noiosa che io tendevo a sottovalutare, dando per scontato che l´elaborazione automatica dei dati avvenisse senza errori;

–      “Fai una cosa alla volta” mentre io in parallelo ascoltavo il suo briefing, controllavo la mail e magari prendevo appunti guardando un reel.

La mia prima capa era l´”anima buona” dell´agenzia, una pseudo-mamma per gli stagisti di turno, e ora si gode la benemerita pensione.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Il capo che considero il mio mentore è Luca Vercelloni, un uomo di un´intelligenza, una versatilità e una capacità di astrazione straordinarie, che mai più ho ritrovato né in Italia né all´estero. Un genio capace di intercettare dinamiche e strutture allo stato nascente, e di esprimerle con un linguaggio acuto, preciso e poetico: mi ha insegnato tutto questo, o almeno mi ha dato questa impronta (non ho la presunzione di esser altrettanto brava ed esperta).

Oltre alla superiorità nei metodi di ricerca e nei contenuti strategici, questa persona aveva instaurato con me un rapporto schietto di confidenza, molto trasparente nel bene (avevo accesso a informazioni riservate) e nel male (parlavamo di lavoro anche di notte, nel weekend e in ferie).

Mi ha anche insegnato l´integerrima correttezza verso i clienti e l´onestà intellettuale, doti decisamente rare.

Mi aveva messo in guardia verso le dinamiche italiche di crescita professionale. Pur apprezzando moltissimo il mio lavoro e presentandolo ai clienti, mi avvertiva metaforicamente “Fino a che non si ha la pancia e i capelli bianchi, non si sembra autorevoli”: sui capelli bianchi potevo soprassedere, sulla pancia assolutamente no… Sono troppo sportiva ed esteta per accettare i rotolini, io sulla pancia ho la tartaruga! (Anche Luca mi conferma di avere a tutt´oggi la pancia piatta – ndr)

Negli anni trascorsi con Luca ho imparato a conoscere i miei limiti di sopportazione, purtroppo a spese della mia salute e della mia vita privata: mentre lui dorme pochissimo, io ho risentito di questi ritmi stravaganti di lavoro e dopo quasi sette anni avevo compromesso il mio equilibrio fisico ed emotivo. Ho imparato molto da lui e ne ho una stima professionale altissima, purtroppo lo stile di vita che mi offriva non sarebbe stato sostenibile come scelta di vita.

Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Avrei voluto studiare di meno… studiavo molto più del necessario, collezionavo esami a ritmi serrati, con una passione per il dettaglio e l´approfondimento che mi riempiva di gioia e soddisfazione.

Per anni non mi sono concessa una settimana bianca né weekend veri e propri, le cosiddette feste studentesche della night life milanese non erano nella mia agenda. Finivo gli esami a luglio e non ne avevo più da dare nella sessione di settembre. Quindi dedicavo l´estate a stage o a esperienze formative e viaggi all´estero.

Mi sono accorta troppo tardi che servono altre doti rispetto alle conoscenze per districarsi nella professione, specialmente in Italia. Bisogna esser simpatici, dedicare tempo a curare le relazioni giuste, plasmare i propri gusti pur di assecondare alcuni interlocutori decisivi. Diciamo che io ero troppo teorica e disciplinata per sfondare, ho dovuto sviluppare a posteriori certe soft skills (e non sono ancora bravissima a risultare simpatica a tutti).

Inoltre, mi trasferirei in Germania già durante l´università perché qui è in molte regioni gratuita (e in alcune si pagano solo 200-500 Euro all´anno): pur avendo beneficiato in IULM di alcune borse di studio, i costi complessivi della vita studentesca in Germania sono limitati, sia per gli alloggi che per il materiale didattico e i trasporti (gratuiti). Vabbeh… col senno di poi siamo tutti più saggi: spero che almeno mia figlia, di nazionalità italo – tedesca, apprezzi il DNA interculturale che il destino le ha offerto.

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Barilla crea un futuro ai giovani dotati di curiosità, passione e coraggio

PC Per celebrare il centenario della nascita di Pietro, Barilla ha creato un’interessante opportunità che riguarda tutti i giovani tra i 18 e i 28 anni e la pubblicizza attraverso le innumerevoli confezioni che ricoprono con una macchia blu gli scaffali di ogni supermercato italiano e sul sito http://barillaperigiovani.barilla.comcuriosità

Chi ha un’idea su come migliorare il pianeta e la qualità della vita delle persone, può raccontarla su barillaperigiovani.it, spiegando il percorso formativo ideale per realizzarla. I dieci autori delle idee più interessanti riceveranno una borsa di studio, del valore di 40 mila euro ciascuna, per intraprendere il percorso formativo indicato.passione
Barilla per i giovani intende supportare i percorsi formativi di giovani talenti nelle categorie in cui Pietro Barilla eccelleva:
• Business Management

• Qualità e Innovazione

• Arte, Comunicazione e Design

• No Profit

Curiosità, passione e coraggio: ecco i tre valori che Pietro Barilla riteneva indispensabili per realizzare un sogno. Chi sente di condividere questi valori può con questo progetto migliorare il proprio futuro e anche quello del pianeta.
Importante requisito per partecipare è aver ottenuto una votazione pari o superiore a nove decimi del punteggio massimo (90/100 per la maturità e 99/110 per la laurea). coraggio
Il bando è disponibile a questo link
http://barillaperigiovani.barilla.com/#anchor-account

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Dalla moto all’ufficio: due consigli per inserirsi in un nuovo ambiente lavorativo

PC In questi giorni andando in moto sulle Alpi francesi ho fatto due sonori starnuti ed entrambe le volte ho portato la mano davanti al casco, compiendo un gesto inutile, ma per me  talmente automatico da farlo anche quando indosso un casco integrale.sorriso

La cosa mi ha divertito, ma mi ha anche fatto riflettere:  la moto è infatti per me una sorta di yoga durante il quale la mente vaga liberamente, complice il fatto che – essendo un semplice passeggero dietro a mio marito che guida – l’unico impegno che mi viene richiesto è quello di assecondare le curve ed evitare di dare testate al suo casco, quando il cambio di marcia è più strappato del consueto.

Ho quindi riflettuto che ci sono dei gesti che ci vengono talmente inculcati quando siamo piccoli che poi diventano per noi totalmente automatici, e che vorrei che sorridere a chi ci sta parlando, o anche semplicemente a chi incrociamo in corridoio, diventi uno di questi gesti automatici per tutti quelli che iniziano a lavorare.

Un sorriso è infatti un modo di dimostrare disponibilità verso gli altri, che in un giovane si traduce con apertura a imparare, rispetto per le altre persone, socievolezza: in poche parole un bel sorriso vi presenterà come una persona con la quale è piacevole lavorare.

Se state facendo un colloquio di lavoro il sorriso sarà una delle prime cose di voi che il selezionatore noterà: un fatto da non trascurare visto che come Oscar Wilde ha scritto con la solita arguzia“Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta” (un grazie a Giovanna, la mia tesista che sta lavorando sul tema del Personal Branding, che me lo ha recentemente ricordato).

Nello stesso giro in moto mi è poi successo di salutare con un breve gesto tutti i motociclisti che incrociavamo: un segno di riconoscimento e di appartenenza che solo quando ho iniziato ad andare in moto ho scoperto che praticamente tutti i motociclisti praticano.

All’interno di questa macrocategoria di saluto c’è poi l’abitudine che dalla Francia si è diffusa in tutta Europa di salutare il motociclista che si è appena sorpassato sollevando la gamba destra e allungandola (l’effetto assomiglia parecchio a quella di un cane che fa pipì, tanto che la prima volta che ci è successo, molti anni fa, mio marito e io abbiamo pensato che fosse un gesto di sfregio, come a dire: “Tiè, ti ho sorpassato, lumaca che non sei altro”!).saluto 2

Nel pigro vagare della mia mente, intervallato solo dai frequenti saluti con i motociclisti, ho avuto modo di pensare a quanto sia importante imparare i gesti e i microgesti che aiutano un neoassunto a diventare rapidamente parte del suo nuovo ambiente lavorativo. Ci sarà l’azienda in cui è un rito prendere a una certa ora il caffè, e a quel punto il mio consiglio è di berlo anche se si odia la caffeina o ripiegare sulla bevanda al gusto di latte che qualsiasi macchinetta offre in alternativa. Si scoprirà che nella pausa alla macchinetta del caffè vengono spesso rivelate molte più cose che durante l’intera giornata lavorativa.

Essenziale anche capire a chi si può dare del tu: nelle agenzie di pubblicità in generale si dà del tu subito a tutti, ma in altre realtà è un privilegio che bisogna guadagnarsi. Sarà fondamentale comprendere il più presto possibile come comportarsi per non apparire più a lungo del dovuto dei pesci fuor d’acqua.

In generale, proprio come noi in moto in Francia la prima volta che ci hanno salutati dopo un sorpasso, se siete nuovi in un’azienda osservate cosa fanno gli altri per imparare la cultura di quell’ambiente e cercate di imitarne il comportamento.

E se invece già lavorate, se ne avete voglia, raccontateci quali comportamenti contraddistinguono il vostro ambiente in modo che chi sta entrando ora nel mondo del lavoro possa partire avvantaggiato da qualche consiglio utile.

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Miseria e Nobiltà. Seconda puntata

PC Susi ha gentilmente accettato di raccontarci gli sviluppi della sua situazione lavorativa, così pittorescamente descritta da Patrizia nel post Miseria e Nobiltà. Precaria di qualità.la danse

Miseria e Nobiltà. Precaria di qualità. Si intitolava così il post che raccontava parte delle mie stravaganti vicende lavorative e che ho apprezzato al punto da inserire il link nel mio curriculum. Poi ho pensato che avrei voluto io stessa scrivere un seguito, magari arricchirlo degli altri innumerevoli lavoretti che hanno contraddistinto la mia carriera, come l’incontro con un fantomatico Io Mimmo Manager, così mi si presentò al colloquio, che mi proponeva una specie di lavoro di piazzista diretto di giocatoli: inizio settimana si consegnavano personalmente ai negozi e verso la fine si passava a riscuotere o a ritirare. Non accettai!

Poi mi sono domandata come tali aneddoti potrebbero interessare giovani, talentuosi e non, in cerca di belle speranze. Ebbene, ho trovato la risposta.

Tante cose che mi sono successe in passato mi sono parse orribili, alcune anche divertenti, ma un senso appropriato lo hanno acquistato solo con il tempo. Sono convinta oggi che niente ci succeda per caso e che da ogni avvenimento dobbiamo riuscire a trarre un insegnamento affinché sia sempre una esperienza, per quanto possibile, positiva.

Qualche giorno fa, invece, al posto dei soliti stolti, ho conosciuto un personaggio importante e interessante del panorama italiano delle agenzie di selezione e la nostra avvincente chiacchierata, scoprendo interessi comuni, mi ha fruttato anche un paio di colloqui per un posto estremamente ambito di Responsabile Comunicazione di una Fondazione. Purtroppo, nonostante io sia sicura che la mia candidatura fosse interessante, il committente ha deciso di non inserirmi nella ristretta rosa di candidati che avrebbe incontrato.  Posso ipotizzare tante motivazioni e sicuramente fra queste quella che sono innumerevoli i professionisti di talento in cerca di lavoro. Un’altra è che la sede non era nella città in cui vivo: nessun problema per me trasferirmi, ma posso anche comprendere un punto di vista che privilegi candidature nostrane. Possibili anche ipotesi meno nobili relative alle numerose raccomandazioni che potrebbe muovere un posto prestigioso. Allo stesso tempo ho anche dovuto ammettere che io stessa, in diverse occasioni, ho raccomandato qualcuno, e sempre in buona fede, convinta di favorire l’incontro tra domanda e offerta.

La morale quindi! Sempre quella: fai merenda con … nutella, che una buona dose di zuccheri risolleva l’umore dato che questa volta ci avevo proprio creduto. Il consiglio, se posso, a un giovane in cerca di lavoro: non farsi mai deprimere dagli eventi. Prima o poi tutto acquista un senso e ogni esperienza è utile alla nostra crescita. Non importano età o formazione.

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Meno mail, più qualità del lavoro

PC In questi giorni di Agosto sto lavorando, avendo fatto due settimane di ferie in luglio. La mia capacità di concentrazione, malgrado il caldo soffocante, mi sembra ferrariinsperabilmente alta. Credo che uno dei motivi sia che ricevo pochissime mail, perché la maggior parte dei colleghi e clienti è già in ferie, fisicamente o con lo spirito.

Non posso che condividere la scelta della Ferrari di porre un limite alle mail in ufficio. In particolare l’azienda di Maranello ha imposto di non avere mai più di tre destinatari per mail, una scelta dettata dal desiderio di evitare le mail mandate in CC solo per mettere a posto la coscienza con una prova dell’avvenuta comunicazione. In realtà molto spesso queste mail non vengono neppure lette da chi ne è letteralmente sommerso.

Un’altra abitudine negativa è quella di usare la mail per la pigrizia di alzarsi e andare a parlare con il destinatario che magari è nell’ufficio di fianco, oppure per evitare gli inevitabili convenevoli legati a una telefonata.

Anche skype spesso viene usato per evitare il rapporto umano, essendone un buon surrogato. Ieri parlavo con un’amica che si deve sobbarcare ogni giorno un lungo tragitto in auto per raggiungere il posto di lavoro: mi diceva che potrebbe benissimo lavorare in remoto da casa, visto che ha accesso dal suo pc al server aziendale e che la maggior parte delle comunicazioni con i colleghi avviene già adesso via skype, anche se sono tutti fisicamente nella stessa struttura!

Ovviamente si potrebbe, con un minimo di autocontrollo, evitare le  continue interruzioni per leggere le mail o comunicare via skype, ma se appartenete alla categoria
COMPULSIVO:chi legge le mail a tutte le ore del giorno e della notte, ovunque si trovi

e i vostri interlocutori appartengono in gran parte alle categorie

CORTESE: risponde a qualsiasi email, ingorgandovi la posta, con mail di risposta che contengono un semplice “grazie”, “grazie ancora”, “piacere mio”

RISPONDITORE: risponde immediatamente a qualsiasi mail e si aspetta che facciate lo stesso

Farete fatica a trovare la concentrazione di un agosto italiano nel resto dell’anno.

(per chi se lo fosse perso o lo volesse rileggere, trovate il post sui diversi modus operandi legati alle email a questo link).

 

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