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Ma che bell’anno è stato?

PB Siamo alla fine dell’anno.Risultati immagini per natale

Tempo di bilanci e di buoni propositi.

Per noi, le blogger e le loro amiche, non è stato un anno semplice. Direi anzi che è stato piuttosto rognoso.

Ma incredibilmente, dopo un sacco di mesi amari, l’autunno inverno (anche le nostre emozioni seguono le stagioni della moda, so sorry) ha riservato alcune dolcezze che hanno lenito le ferite e riaperto orizzonti di speranza e ottimismo.

Alcune di noi quasi si mollavano con il marito/fidanzato: lacrime, incomprensioni, solitudine (che in due è peggio che da soli, sentirsi soli) e amarezza.

Alcune hanno cambiato lavoro finendo dalla padella nella brace, sono incappate in tristi figuri che non ci si aspetterebbe alla nostra età, e si sono rotte di non guadagnare mai abbastanza.

Alcune sono finite all’ospedale.

Alcune hanno pensato che avere figli preadolescenti è peggio che avere la pellagra

Alcune si sono trovate a sopportare, dopo anni di suoceri antipatici e danarosi, suoceri antipatici ma in braghe di tela.

Ma la provvidenza, l’incoscienza, il magico gioco del destino, il fatalismo rilassante, l’ottimismo nonostante tutto, hanno fatto che:

Le tristi e amareggiate hanno fatto la pace. E sono pure dimagrite e tornate simpatiche

Quelle bruciacchiate dalla brace hanno fatto un balzo su una bella tovaglia, dove non si frigge e c’è pure il parcheggio. Non sono diventate ricche, ma insomma, troppo ricche è anche fuori moda.

Quelle operate siano guarite

Quelle con i figli che cambiano voce e numero di scarpe, alla fine li amano anche se hanno i brufoli e se ti tocca fare i compiti con loro il fine settimana

Quelle con i suoceri antipatici, se li tengono (vabbé non tutto può andare bene)

 

Buoni propositi per l’anno nuovo? Sull’onda dell’ottimismo e degli spazi riconquistati, non trascurare il blog. E le amiche (quelle mai) e il teatro e l’inglese e i classici russi e qualche bel viaggio e la piscina e il tennis e …e…e… BUON NATALE cari lettori, ma che bell’anno è stato?!

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Sei anche tu una Pollyanna?

PC In questi anni abbiamo sottolineato l’importanza di fare personal branding ed è stato perciò molto piacevole vedere che una delle nostre più giovani lettrici, Giulia Gargaglione, convinta anche da un corso sull’argomento svolto in università, ha cominciato a pubblicare sul suo profilo linkedin dei post che danno concretezza al suo percorso di studi in ambito psicologico e alla sua ambizione di diventare una Well-being Specialist.

Uno di questi, sul cosiddetto Principio di Pollyanna, mi ha particolarmente colpito, forse perché Patrizia e io siamo cresciute con i romanzi Pollyanna e Pollyanna cresce (il meno conosciuto sequel, roba da fanatiche). Le ho quindi chiesto di far conoscere ai nostri lettori questa inclinazione a valutare tutto troppo positivamente, perché penso che si riveli particolarmente utile quando si sostiene un colloquio. Ecco i suggerimenti di Giulia:

Giulia Gargaglione: “Il “principio di Pollyanna”, studiato per la prima volta da Matlin e Gawron nel 1979, ci svela che esistono delle persone fortemente e costantemente felici e soddisfatte, con un umore positivo stabile nel tempo e nelle diverse circostanze. 
Secondo il “Principio di Pollyanna”, queste persone sarebbero caratterizzate da una spiccata tendenza a vedere il lato roseo della vita, da un’inclinazione a interpretare e ad affrontare gli eventi in modo positivo, a selezionare le situazioni più gratificanti.

Giulia Gargaglione Well-Being Specialist

In origine, Pollyanna era la protagonista di un romanzo per ragazzi, scritto nel 1913 da Eleanor H. Porter. Il personaggio è diventato paradigmatico della filosofia della gratitudine: nella storia, infatti, il padre le insegna a giocare al Glad Game (“Sono grata”). Il gioco consiste nel trovare sempre qualcosa per cui essere grati in ogni situazione.
Ma come si capisce chi ha una personalità da Pollyanna?
Le persone che presentano il cosiddetto bias dell’ottimismo tendono a valutare gli eventi in modi a loro vantaggiosi, a giudicarsi in maniera favorevole nella maggior parte delle situazioni e a ricordare un maggior numero di eventi positivi nelle loro vite.
Attenzione! 
La tendenza ad essere ottimisti in ogni circostanza non è qualcosa di sempre positivo: ricorda che stiamo parlando di un bias, cioè di una distorsione del pensiero che ci allontana dalla realtà. Secondo State of Mind, gli esseri umani sono più portati all’ottimismo rispetto al realismo: le persone sottostimano la possibilità di divorziare, di perdere il lavoro, di ammalarsi di cancro mentre sovrastimano la propria aspettativa di vita di oltre 20 anni. Curioso, non trovi?

Lascia che ti dia qualche dritta su come puoi evitare di cadere in questa trappola cognitiva:

1.      Quando ti trovi a dover valutare una situazione/evento/persona cerca di essere razionale e non alimentare attese irrealistiche: soppesa i pro e i contro di ogni aspetto della tua analisi (magari utilizza il vecchio metodo dell’elenco carta e penna, potrebbe aiutarti a fare chiarezza).

2.      Confrontati con gli altri: chiedere consiglio ad una persona di cui ti fidi potrebbe fornirti una prospettiva diversa e più realistica, il che aiuterebbe a riportare in equilibrio il tuo senso (sbilanciatissimo) di ottimismo!

3.      Ricorda di leggere la situazione da diversi punti di vista: fai lo sforzo di metterti nei panni di tutti gli attori della scena, in modo da capire le motivazioni alla base delle azioni di tutti i partecipanti.

4.      Pensa al passato per delineare il futuro: sforzati di immaginare a come le cose potrebbero andare nel futuro, il modo migliore per farlo è attingere alla tua esperienza passata; potresti pensare ad una situazione simile in cui ti sei già trovato e valutare i possibili esiti della tua decisione presente confrontandoli con quelli di un’ esperienza già vissuta.

5.      Esercitati a immaginare problemi e soluzioni: lo so, per te che sei ottimista non ci sono problemi… questo è il punto! Ogni decisione presenta ostacoli e opportunità, rassegnati, è un dato di fatto.  Facciamo un esempio: stai per affrontare un colloquio di lavoro. Quali potrebbero essere gli ostacoli che incontrerai? Chi e come si muoverà la concorrenza? E’ realistico pensare che ad una prima stretta di mano capiranno chi sei e ti stenderanno il tappeto rosso? Forse c’è ragione di pensare (sempre) ad un buon piano B, nell’eventualità che tutto non vada proprio come programmato.

Non è un lavoro facile, ma con un po’ di impegno si può imparare, buona fortuna!


Se vuoi approfondire, ti consiglio di dare un’occhiata a:

·         Matlin, M.W; Gawron, V.J (1979). “Individual Differences in Pollyannaism”. Journal of Personality Assessment. 43 (4): 411–412.

·         http://www.stateofmind.it/tag/optimism-bias/

E se volete altri suggerimenti dalla Giulia, la nostra psicologa in erba, aggiungetela su LinkedIn www.linkedin.com/in/giuliagargaglione/

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