Archivio mensile:settembre 2013

X Factor, il tormentone “willy” e l’importanza di sintonizzarsi sull’interlocutore

PC Come l’anno scorso non posso resistere a prendere come esempio X Factor, di cui sono grande fan, per commentare un principio estremamente importante in un contesto comunicativo: sintonizzarsi sull’interlocutore e usare di conseguenza il linguaggio più adatto.x factor 2013

Protagonista dell’aneddoto un trio al quale si perdona tutto perché le componenti dichiarano 16 anni, benché ne dimostrino 30 grazie al trucco (qualcuno mi deve spiegare perché alcune ragazzine si impegnano a coprire con strati di fondotinta una pelle per la quale qualunque donna dopo i 25 anni farebbe carte false).

Il trio si presenta all’audizione della nuova serie, che vede tra i giudici l’anglo-libanese Mika, portando un pezzo in inglese del quale non hanno mai evidentemente letto il testo: per loro sfortuna il risultato è particolarmente esilarante, dato che invece che “I really really really wanna”  pronunciano “I wanna willy willy willy”.

Mika le ferma divertito spiegando che stanno cantando il loro desiderio di avere un organo genitale maschile. Il pubblico in sala e sui social network apprezza moltissimo. È nato il primo tormentone di X Factor ed è stata confermata la buona regola che impone di regolare la propria modalità comunicativa in funzione di chi si ha davanti.

Un principio che vale per i giovani, ma spesso anche per i manager: ne parlavo recentemente con un collega, ricordando un capo che spiegava cosa fare a direttore generale e consulenti con lo stesso tono che usava per farsi obbedire da segretaria e stagisti. Il vero problema è quando lo faceva anche con i clienti!

A parte evitare questi errori grossolani, un consiglio utile è quello  di studiare sempre su Linkedin le persone che si dovranno incontrare in riunione, per capire il loro background e cercare di adattare di conseguenza la propria capacità comunicativa: a un ingegnere passato al marketing, ad esempio, sarà meglio spiegare procedure e risultati utilizzando argomentazioni logiche invece che metafore.

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Fare carriera: ovvero di come partire servendo caffè e arrivare servendo i medesimi caffè ma con uno stipendio di parecchio più alto.

PB Recentemente mi è capitato di fare un salto di carriera. La classica promozione insomma.

E di essermi trovata, ai vertici mirabolanti della capitudine, a fare cose terrificanti che non facevo neanche da stagista qualche secolo orsono.

Chiaramente me ne lamento con la mia amica Paola al telefono. Al mattino, tra le 8,30 e le 8,45, prima che il mio percorso casa/ufficio incontri una maledettissima caduta di campo.

Paola, oltre a sopportare allegramente i miei rimbotti, mi ha fatto un commento sulla flessibilità, sulla capacità di andare contemporaneamente a diverse velocità.

Cosicché io mi trovo nella stessa giornata a fare il piano triennale dei ricavi dell’azienda e ad andare in banca per sollecitare l’emissione della carta prepagata. Io che la mia banca personale non so neanche dove sia. Io che non so il numero del mio conto corrente e neanche dove si guarda in busta paga per vedere il residuo delle ferie.

Quando incontro un nuovo partner sud americano (ogni riferimento ad un appuntamento della settimana scorsa è puramente casuale) mentre spiego i principi base della collezione, la natura dei materiali, i diversi significati in cui declinare il marchio per il mercato overseas, mi trovo a chiedere giro tavola se qualcuno prende il caffè, a spiegare la differenza tra un macchiato e un cappuccino, a fare scorta di acqua gassata e naturale.

Cavoli, ma qualcuno si è preoccupato della prenotazione degli alberghi? E del taxi per portarli a Malpensa?

La crescita professionale implica l’assunzione di nuove responsabilità e anche di un sacco di seccature. Normalmente ripagate anche da un bel po’ di soddisfazioni e da diverse notti insonni.

Urge un parallelismo: come figli coabitanti con genitori ci tocca chiedere il permesso per usare la macchina di famiglia e per rientrare tardi la sera. Come figli finalmente indipendenti siamo liberi di prendere il tram (la mamma non ci ha lasciato la macchina) e di invitare gli amici a casa all’ora che vogliamo (niente budget per la pizzeria).

 Urge un consiglio: servire il caffè è sempre un bel gesto. Fa molto padrona di casa. Riscuote normalmente sorrisi e approvazione. E se crediamo ai corsi e ricorsi della storia, si inizia da stagisti ma si finisce con lo stesso vassoio da direttori generali.

Urge una precisazione: oltre alla miscela, dobbiamo nel frattempo essere diventati capaci di scegliere una strategia, disegnare una collezione, negoziare un contratto. Ci consentirà di diventare camerieri ben pagati.

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Quando dei giovani per lavorare si fanno aiutare da de vecchi

PC Per entrare nel mondo del lavoro serve esperienza pregressa: i due ragazzi di cui vi parlo oggi hanno deciso di crearsela da soli costruendo attorno a Felice De Vecchi –  un patriota milanese dell’800 – e a un suo manoscritto che racconta di un viaggio in oriente, una mostra, una campagna sui social e un sito web, che possano accreditare le loro capacità con un esempio concreto.

Felice De Vecchi

Felice De Vecchi

 

Alice Bitto segue l’evento culturale occupandosi di investimenti, location, reperti, interventi e ovviamente di tutta la trascrizione, studio e ricostruzione del manoscritto ottocentesco, mentre Andrea Fontana, che conosco perché ci dà un aiuto in Iulm, si occupa di tutto quanto è digital.

L’idea davvero originale è quella, nella fase di lancio della mostra, di fingere che Felice De Vecchi avesse a disposizione Facebook e Google + come diario di viaggio, ripercorrendo in chiave moderna le tappe della sua avventura in una forma di story telling sociale.

Trovate il racconto del viaggio di Felice De Vecchi su www.facebook.com/felicedevecchi, oppure su  https://plus.google.com/101900631945839493561/posts

Durante l’avvio della mostra gli sforzi verranno invece concentrati su twitter: verrà attivato un live tweet dove gli utenti dentro e fuori la mostra avranno modo di chiedere informazioni sull’esposizione tweettando nell’hashtag  #giornaledicarovana.

A volte la crisi, come già visto nel post precedente, costringe a individuare delle soluzioni originali per farsi notare, questa mi sembra unisca cultura e innovazione in modo inedito.

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Fare uno stage aiuta a trovare un lavoro: ecco come un’intraprendente americana si è procurata lo stage dei suoi sogni.

Durante l’ultimo convegno Ambrosetti, il ministro dell’Istruzione Carrozza ha definito “intollerabile” che in Italia un giovane arrivi a 25 anni senza aver avuto esperienze di lavoro:  in Italia, infatti,  gli studenti che studiano in parallelo a un lavoro sono solo il 3,7%, il dato più basso in Europa.

Vignetta di Arnald

Vignetta di Arnald

Anche gli studenti (il 96% dei 2.200 ragazzi intervistati via web da Skuola.net)  riterrebbero utile svolgere uno stage in azienda durante il percorso scolastico. Ma il dato più interessante è che dove il binomio studio e lavoro funziona, e lo stagista non si trova semplicemente a fare fotocopie o caffè, la probabilità di trovare un’occupazione aumenta considerevolmente: secondo una ricerca di Almalaurea, almeno del 12%.

Come procurarsi quindi uno stage qualitativo? Puntando sul proprio personal branding e sfruttando tutte le possibilità offerte dall’era digitale. Ce lo dimostra un’industriosa ragazza texana che non ha esitato a creare un blog dedicato al giornale dove desiderava lavorare, riassumendo i motivi in una spiritosa infografica, per poi twittare all’azienda stessa: “The magazine you edit inspired this: Infographic: Future Intern Maps Brand Inspired Pitch http://dearfastcompany.wordpress.com.” La ciliegina sulla torta era una foto photoshoppata che la ritraeva mentre lavorava già nella redazione.

Dopo due ore e mezza è stata contattata, dopo una settimana ha fatto il primo colloquio, e ora, dopo uno stage, è stata assunta.

Grazie a Stefano Del Frate per l’utile e divertente segnalazione che trovate per esteso a

http://www.fastcompany.com/3016968/how-one-industrious-undergrad-tweeted-photoshopped-and-hustled-her-way-into-her-dream-intern

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Severgnini racconta insieme a Fossati gli errori da non fare a un colloquio di lavoro

PC Sabato scorso al Festival della Letteratura di Mantova Beppe Severgnini ha incontrato Ivano Fossati per parlare di alcune delle otto T che secondo Severgnini devono caratterizzare l’approccio al lavoro dei giovani, trattate nel suo ultimo libro Gli italiani di domani (e riassunte in questo nostro post).  L’incontro si intitolava Se l’Italia più giovane non si rassegna e i giovani, ma anche il loro genitori, hanno riempito ogni angolo dell’ampio cortile di Palazzo Ducale a conferma dell’attualità del tema di cui anche trampolinodilancio si occupa.severgnini fossati

Particolarmente apprezzato è stata l’elenco degli errori che spesso i giovani compiono quando si presentano a un colloquio di lavoro, che Severgnini ha riassunto facendo un’analogia con  4 “santi”:

1. il San Sebastiano, che si presenta già addolorato,  spiega che gli va tutto male, e chi lo seleziona non lo prende per paura che gli deprima il reparto;

2. il San Bittèr ovvero il ragazzo che entra spumeggiante, dà del tu a tutti, batte il cinque al portinaio e fa i complimenti alla segreteria per la camicetta. Eccessivo;

3. il San Tommaso che chiede quanto prenderà, cosa dovrà fare, dove sarà l’ufficio, se avrà il garage, ecc;

4. la Santanché, la ragazza che si presenta  al colloquio dressed to kill.

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Intervista a un famoso direttore creativo inglese che racconta anche i suoi primi passi

PC Trampolinodilancio sta acquisendo una sorta di redazione, formata da persone affezionate che ci segnalano articoli interessanti (come quello di cui sto per darvi il link), ci scrivono contributi o addirittura si propongono come collaboratori dall’estero.

blog creative brief

blog creative brief

Comincio con il ringraziare Marco Lombardi per avermi segnalato questa intervista a un guru della pubblicità apparsa su un blog con l’intrigante nome di “creative brief”, dal quale i giovani ,creativi e non solo, potranno sicuramente trarre anche altri utili spunti per il loro lavoro.

Ecco il link dove la trovate http://www.creativebrief.com/blog/2011/06/15/market-leader-interview-adrian-holmes-international-creative-director/

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