Sei anche tu una Pollyanna?

PC In questi anni abbiamo sottolineato l’importanza di fare personal branding ed è stato perciò molto piacevole vedere che una delle nostre più giovani lettrici, Giulia Gargaglione, convinta anche da un corso sull’argomento svolto in università, ha cominciato a pubblicare sul suo profilo linkedin dei post che danno concretezza al suo percorso di studi in ambito psicologico e alla sua ambizione di diventare una Well-being Specialist.

Uno di questi, sul cosiddetto Principio di Pollyanna, mi ha particolarmente colpito, forse perché Patrizia e io siamo cresciute con i romanzi Pollyanna e Pollyanna cresce (il meno conosciuto sequel, roba da fanatiche). Le ho quindi chiesto di far conoscere ai nostri lettori questa inclinazione a valutare tutto troppo positivamente, perché penso che si riveli particolarmente utile quando si sostiene un colloquio. Ecco i suggerimenti di Giulia:

Giulia Gargaglione: “Il “principio di Pollyanna”, studiato per la prima volta da Matlin e Gawron nel 1979, ci svela che esistono delle persone fortemente e costantemente felici e soddisfatte, con un umore positivo stabile nel tempo e nelle diverse circostanze. 
Secondo il “Principio di Pollyanna”, queste persone sarebbero caratterizzate da una spiccata tendenza a vedere il lato roseo della vita, da un’inclinazione a interpretare e ad affrontare gli eventi in modo positivo, a selezionare le situazioni più gratificanti.

Giulia Gargaglione Well-Being Specialist

In origine, Pollyanna era la protagonista di un romanzo per ragazzi, scritto nel 1913 da Eleanor H. Porter. Il personaggio è diventato paradigmatico della filosofia della gratitudine: nella storia, infatti, il padre le insegna a giocare al Glad Game (“Sono grata”). Il gioco consiste nel trovare sempre qualcosa per cui essere grati in ogni situazione.
Ma come si capisce chi ha una personalità da Pollyanna?
Le persone che presentano il cosiddetto bias dell’ottimismo tendono a valutare gli eventi in modi a loro vantaggiosi, a giudicarsi in maniera favorevole nella maggior parte delle situazioni e a ricordare un maggior numero di eventi positivi nelle loro vite.
Attenzione! 
La tendenza ad essere ottimisti in ogni circostanza non è qualcosa di sempre positivo: ricorda che stiamo parlando di un bias, cioè di una distorsione del pensiero che ci allontana dalla realtà. Secondo State of Mind, gli esseri umani sono più portati all’ottimismo rispetto al realismo: le persone sottostimano la possibilità di divorziare, di perdere il lavoro, di ammalarsi di cancro mentre sovrastimano la propria aspettativa di vita di oltre 20 anni. Curioso, non trovi?

Lascia che ti dia qualche dritta su come puoi evitare di cadere in questa trappola cognitiva:

1.      Quando ti trovi a dover valutare una situazione/evento/persona cerca di essere razionale e non alimentare attese irrealistiche: soppesa i pro e i contro di ogni aspetto della tua analisi (magari utilizza il vecchio metodo dell’elenco carta e penna, potrebbe aiutarti a fare chiarezza).

2.      Confrontati con gli altri: chiedere consiglio ad una persona di cui ti fidi potrebbe fornirti una prospettiva diversa e più realistica, il che aiuterebbe a riportare in equilibrio il tuo senso (sbilanciatissimo) di ottimismo!

3.      Ricorda di leggere la situazione da diversi punti di vista: fai lo sforzo di metterti nei panni di tutti gli attori della scena, in modo da capire le motivazioni alla base delle azioni di tutti i partecipanti.

4.      Pensa al passato per delineare il futuro: sforzati di immaginare a come le cose potrebbero andare nel futuro, il modo migliore per farlo è attingere alla tua esperienza passata; potresti pensare ad una situazione simile in cui ti sei già trovato e valutare i possibili esiti della tua decisione presente confrontandoli con quelli di un’ esperienza già vissuta.

5.      Esercitati a immaginare problemi e soluzioni: lo so, per te che sei ottimista non ci sono problemi… questo è il punto! Ogni decisione presenta ostacoli e opportunità, rassegnati, è un dato di fatto.  Facciamo un esempio: stai per affrontare un colloquio di lavoro. Quali potrebbero essere gli ostacoli che incontrerai? Chi e come si muoverà la concorrenza? E’ realistico pensare che ad una prima stretta di mano capiranno chi sei e ti stenderanno il tappeto rosso? Forse c’è ragione di pensare (sempre) ad un buon piano B, nell’eventualità che tutto non vada proprio come programmato.

Non è un lavoro facile, ma con un po’ di impegno si può imparare, buona fortuna!


Se vuoi approfondire, ti consiglio di dare un’occhiata a:

·         Matlin, M.W; Gawron, V.J (1979). “Individual Differences in Pollyannaism”. Journal of Personality Assessment. 43 (4): 411–412.

·         http://www.stateofmind.it/tag/optimism-bias/

E se volete altri suggerimenti dalla Giulia, la nostra psicologa in erba, aggiungetela su LinkedIn www.linkedin.com/in/giuliagargaglione/

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2 thoughts on “Sei anche tu una Pollyanna?

  1. Giulia Spada ha detto:

    Personalmente, ritengo di essere dotata del bias del pessimismo (potremmo chiamarlo “Principio di Giacomo Leopardi”)?
    Chiedo alla mia omonima se valgono gli stessi consigli ma da applicare in maniera inversamente proporziale…
    Ogni tanto invidio i caratteri alla Pollyanna, perchè sottostimare i problemi ti renderà anche meno consapevole di molte realtà della vita e quindi in qualche modo ti lascerà più indifeso o consapevole, ma altrettanto ti lascerà anche il tempo di vivere con gioia i momenti felici e sereni, pochi o tanti che siano, senza stare sempre sul “chi va là” aspettandosi sempre che le cose peggiorino…

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    • trampolinodilancio ha detto:

      PC Faccio volentieri da tramite tra le due Giulie: ecco la risposta di Giulia Gargaglione
      “Cara Giulia,
      molto spesso chi tende ad essere in ogni circostanza un “pessimista cosmico” mette in atto il cosiddetto pessimismo difensivo, vale anche nel tuo caso?
      Provo a spiegarti: secondo Norem, attuiamo questa manovra cognitiva per salvarci dalle insidie dell’ottimismo irrealistico. In sé, essere pessimisti, nella giusta misura, ha un valore adattivo: noi anticipiamo i problemi per cercare di avere controllo in anticipo su ansie e preoccupazioni quando siamo motivati a compiere azioni efficaci.
      E’ possibile (non certo!) che questa tendenza a vedere “nero” derivi dal nostro grado di percezione rispetto al controllo del nostro destino e degli eventi: in psicologia si parla, in proposito, di locus of control (luogo di controllo) interno o esterno. Le persone caratterizzate da un LoC interno sono solitamente individui che attribuiscono a se stessi e alle proprie azioni il controllo di ciò che gli accade, sono solitamente individui “attivi” di fronte al corso degli eventi e consapevoli di poter modificare la situazione a proprio vantaggio; possiamo dire che gli ottimisti, generalmente, sono caratterizzati da questa forma mentis.
      Diversamente, le persone con LoC esterno tendono ad attribuire a qualcosa al di fuori di sé (ad altri, al destino o al caso) il controllo di ciò che gli accade. Percepiscono gli eventi come imprevedibili e sperimentano un certo grado di impotenza rispetto ad essi, incolpando terzi delle loro sciagure: questo li porta a demotivarsi facilmente e a “fasciarsi la testa prima di averla rotta”.
      Quanto una persona percepisce di aver controllo su una situazione dipenderebbe dunque dal tipo di spiegazione che attribuisce ad ostacoli e difficoltà.
      In generale posso dirti che l’essere eccessivamente ottimisti o pessimisti costituisce una distorsione di realtà e come tale, in un modo o nell’altro, potrebbe condurre ad un’analisi errata sia delle situazioni sia, soprattutto, delle persone, con tutto ciò che ne consegue. I consigli qui sopra sono una modalità di esercitare il pensiero razionale, quindi validi in ogni caso. Spero di essere stata utile!”

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