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Come scrivere una lettera d’accompagnamento al CV

PC I selezionatori del personale riceveranno, insieme alla vostra, centinaia di altre candidature: come assicurarvi che la vostra lettera d’accompagnamento venga notata? Mashable ha chiesto a tre esperti di indicare quali sono i trucchi che catturano l’attenzione e quali sono le parole chiave da mettere in qualsiasi lettera d’accompagnamento che accompagni il vostro CV.

Vediamo i loro suggerimenti:

  1. focalizzatevi sulle prime frasi

Ormai la quantità di mail che un manager o un selezionatore è tale che inevitabilmente surferà velocemente le prime frasi per decidere in pochi secondi se continuare a leggere o cestinare direttamente, spiega Nicole Williams consulente di Linkedin.

Per questo le prime tre frasi devono essere dirette ed efficaci e spiegare in modo originale e impattante sia perché si fa domanda di lavoro proprio in quell’azienda sia quali sono le proprie caratteristiche vincenti.

  1. scegliete con cura gli aggettivi che vi descrivono

Per descrivervi evitate le banalità come “sono organizzato” o “sono una persona responsabile” che l’azienda dà per scontate. Cercate di essere creativi e di riformulare il concetto in modo più originale. La Williams racconta di aver recentemente assunto una persona che ha dichiarato di avere “un’enorme capacità di gestire grossi carichi di lavoro”, mentre il solito “sono un gran lavoratore” sarebbe passato inosservato.

Per descrivere l’azienda per la quale state facendo domanda o la persona che state contattando spiegate che ammirate e siete ispirati da questa marca o persona. Mentre quando descrivete voi stessi queste parole vi faranno notare: entusiasta, appassionato, integrità.

  1. sottolineate le vostre soft skills

Javid Muhammedali, vice president alla Monster, giustamente sottolinea che le parole chiave dipendono dal tipo di lavoro per il quale si fa richiesta, ma in generale una lettera d’accompagnamento dovrebbe connotare alcune capacità fondamentali che funzionano per tutti i curricula con da 0 a 4 anni di esperienza. Vi ho selezionate le skills più indicate nel settore del marketing e della comunicazione:

  • Multitasking
  • Facilità di comunicazione
  • Problem solving
  1. Riprendete le esatte parole della job description

Come raccomanda Vicki Salemi, autore di libri su questo argomento, se state facendo domanda on line in risposta a una specifica ricerca dovete assicurarvi di passare almeno la prima selezione automatica che farà il sistema.

Per questo è fondamentale riflettere nella lettera di presentazione esattamente la job description, spiegando perché si è adatti a quella posizione utilizzando le stesse parole presenti nella richiesta.

  1. usate verbi attivi

Ci sono alcuni verbi, aggiunge Salemi, che colpiscono il selezionatore, ve li lascio in inglese e provo una traduzione

  • Launched – lanciato
  • Led, Managed – condotto, gestito
  • Analyzed- analizzato
  • Achieved – raggiunto
  • Budgeted- gestito il budget
  • Forecasted- previsto
  • Ignited- dato impulso
  • Negotiated- negoziato
  • Reorganized- riorganizzato
  • Identified- identificato
  • Generated- generato

Su come NON scrivere una lettera d’accompagnamento abbiamo già scritto, speriamo che rileggendo quel post e aggiungendo  questi nuovi suggerimenti riusciate a confezionare una lettera che vi faccia trovare anche nell’enorme pagliaio dell’attuale mondo del lavoro.

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X Factor, il tormentone “willy” e l’importanza di sintonizzarsi sull’interlocutore

PC Come l’anno scorso non posso resistere a prendere come esempio X Factor, di cui sono grande fan, per commentare un principio estremamente importante in un contesto comunicativo: sintonizzarsi sull’interlocutore e usare di conseguenza il linguaggio più adatto.x factor 2013

Protagonista dell’aneddoto un trio al quale si perdona tutto perché le componenti dichiarano 16 anni, benché ne dimostrino 30 grazie al trucco (qualcuno mi deve spiegare perché alcune ragazzine si impegnano a coprire con strati di fondotinta una pelle per la quale qualunque donna dopo i 25 anni farebbe carte false).

Il trio si presenta all’audizione della nuova serie, che vede tra i giudici l’anglo-libanese Mika, portando un pezzo in inglese del quale non hanno mai evidentemente letto il testo: per loro sfortuna il risultato è particolarmente esilarante, dato che invece che “I really really really wanna”  pronunciano “I wanna willy willy willy”.

Mika le ferma divertito spiegando che stanno cantando il loro desiderio di avere un organo genitale maschile. Il pubblico in sala e sui social network apprezza moltissimo. È nato il primo tormentone di X Factor ed è stata confermata la buona regola che impone di regolare la propria modalità comunicativa in funzione di chi si ha davanti.

Un principio che vale per i giovani, ma spesso anche per i manager: ne parlavo recentemente con un collega, ricordando un capo che spiegava cosa fare a direttore generale e consulenti con lo stesso tono che usava per farsi obbedire da segretaria e stagisti. Il vero problema è quando lo faceva anche con i clienti!

A parte evitare questi errori grossolani, un consiglio utile è quello  di studiare sempre su Linkedin le persone che si dovranno incontrare in riunione, per capire il loro background e cercare di adattare di conseguenza la propria capacità comunicativa: a un ingegnere passato al marketing, ad esempio, sarà meglio spiegare procedure e risultati utilizzando argomentazioni logiche invece che metafore.

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I 15 modi per avere successo, senza usare il Fattore S

PC Il settimanale Sette di questa settimana commenta in copertina il preoccupante aumento di chi usa il Fattore S per avere successo, dove S sta per l’iniziale dell’epiteto che ben descrive chi ottiene dei risultati ignorando le esigenze altrui. In sintesi uno “S” – sostiene Aaron James nel suo trattato Stronzi, edito da Rizzoli – è qualcuno che come riassume D’Orrico: ” 1) si arroga sistematicamente privilegi che non gli competono; 2) agisce sulla base di un radicato senso di superiorità; 3) tale senso di superiorità lo rende del tutto immune alle lamentele.”stronzi

Per quanto io desideri il successo con la mia nuova vita professionale, questa strada per l’affermazione personale è troppo lontana dai miei principi e dalla mia indole. Ma avendo comunque deciso di impegnarmi a raggiungerlo ho cercato una guida alternativa. Ho trovato utile quest’articolo di Ilya Pozin, editorialista per Linkedin e Forbes, apparso in questi giorni su Linkedin Today e che vi sintetizzo.

Interessante (e consolante) il punto di vista di Pozin, che ritiene che il successo non possa che nascere dall’avere superato degli ostacoli e dall’essere quindi avezzi all’insuccesso. Infatti al primo posto tra i quindici comportamenti tipici di chi ha successo il primo è proprio:

1. Fallire. Può succedere, l’importante è non ignorare il fallimento, ma imparare dagli errori in modo da non compierli la volta successiva (sembra una banalità ma se ripenso ai principali errori della mia vita mi rendo conto che sono seriali, e voi?)

2. Stabilire degli obiettivi. Piccoli obiettivi tangibili che si possano raggiungere ogni giorno. Ad esempio riallacciare i rapporti con persone che potrebbero aiutarvi a trovare un lavoro, migliorare la conoscenza di una lingua che potrebbe esservi utile, …

3. Non affidarsi alla fortuna. Certo a volte succede di essere al posto giusto nel momento giusto, ma sono più le volte che dovete con tenacia, fatica e impegno guadagnarvi quello che meritate.

4. Controllare i vostri progressi. Monitorate l’efficacia dei comportamenti, strategie e tattiche, e poi decidete se c’è qualcosa che dovete modificare.

5. Agire.  Non restate mai in posizione di stallo, le persone di successo non restano ferme dopo un insuccesso, ma sono già impegnate a raggiungere un nuovo obiettivo.

6. Guardare al disegno nel suo insieme. E’ tipico di chi ha successo avere una visione ampia e saper inserire anche i piccoli dettagli in un insieme più ampio.

7. Mostrare un realistico ottimismo. Chi ha successo è il primo a credere nelle proprie abilità. Fate una lista delle vostre capacità, cercate se possibile di migliorarle, e cercate di capire quali risultati potete ottenere grazie alle vostre qualità.

8. Migliorarsi continuamente. Imparate dagli insuccessi, imparate a conoscere le vostre debolezze e cercate dei modi per fare meglio la volta successiva: in particolare migliorate la vostra capacità di fare rete.

9. Impegnarsi. Il successo arriva solo come risultato di impegno e duro lavoro.

10. Essere attenti. Se non siete aperti a cogliere anche i segnali deboli che vengono dall’ambiente difficilmente potrete cogliere le migliori opportunità: siate sempre al corrente di quanto si dice all’interno dell’azienda dove siete, tenete conto dei feedback dei clienti, tenetevi aggiornati sulle evoluzioni del settore nel quale volete inserirvi. Quanti giovani che vogliono lavorare nell’ambito della comunicazione o del marketing si abbonano alle newsletter gratuite che riassumono cosa succede nel mercato?

11. Perseverare. Le persone di successo non mollano mai

12. Comunicare con fiducia. Chi ha successo ha facilità nel convincere gli altri. Illuminante a riguardo il film sul Giovane Hitler che ho appena visto: ovviamente Hitler è anche un rappresentante della categoria “S”, della quale detiene sicuramente il primato, ma è spaventoso vedere cosa si può ottenere con una buona capacità oratoria. Ovviamente se non volete rientrare nella categoria “S” userete la comunicazione per convincere, e non per manipolare.

13. Mostrare umiltà. Le persone di successo riconoscono le loro responsabilità quando commettono un errore.

14. Essere flessibili. I piani possono cambiare, le persone di successo invece che essere frustrate dal cambiamento sanno assecondarlo.

15. Creare una rete. Chi ha successo riconosce che  i propri risultati derivano anche dall’aiuto degli altri. Non potete ottenere il successo da soli. Investite nella creazione di una rete di connessioni lavorative che vi saranno sicuramente utili.

Se con tutte queste indicazioni riusciamo a ottenere quello che desideriamo senza per questo calpestare gli altri penso che avremo già ottenuto un grande successo.

 

 

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Le contraddizioni di Linkedin

PC Uno dei consigli che più condivido per usare correttamente Linkedin è di inserire sempre un commento quando si chiede a qualcuno di entrare nella propria rete. Linkedin prevede un messaggio standard, che è però molto sintetico e sempre uguale. linkedin-today

Dato che il presupposto di Linkedin è che ci si colleghi a persone che si conoscono già professionalmente, con le quali si tiene a creare e mantenere un legame, è quindi opportuno ricordare in poche parole com’è nato il contatto nel mondo reale. Personalmente chiedo di linkarsi a chi ho da poco conosciuto in una riunione, oppure lo faccio subito prima dell’incontro, facendo riferimento al fatto che da lì a poco seguirà una conoscenza personale. Mi capita di cercare persone che ho conosciuto anni fa, e in quel caso ricordo brevemente le circostanze nelle quali abbiamo lavorato insieme.

Gli esperti su Linkedin Today, il magazine di Linkedin che raccoglie molti consigli utili per l’uso di questo social network, suggeriscono infatti di aggiungere nel messaggio un riferimento particolare che renda personale e unico il messaggio: può essere un richiamo a un progetto che si sta avviando insieme, un commento su una passione comune (in Italia il lunedì mattina un commento calcistico tra appassionati potrebbe essere perfetto), un richiamo al fatto che è passato molto tempo dall’ultima volta che ci si è incontrati, e così via.

Il paradosso è che proprio Linkedin prevede invece un sistema con il quale vengono mandate una serie di invitation senza alcuna personalizzazione. E’ quello che mi è successo qualche giorno fa, quando, per approfondire la conoscenza del mezzo, ho dato il consenso a Linkedin di utilizzare la mia lista di contatti email, in modo da verificare se tra di essi c’era qualcuno non ancora linkato da aggiungere ai miei contatti. Nella serie di passaggi da compiere sono arrivata ad aver selezionato alcuni di questi, poi è bastato cliccare un tasto e sono partiti gli inviti a tutti quelli selezionati, senza che io potessi aggiungere un messaggio personalizzato. Non escludo che ci fosse la possibilità di farlo e che mi sia sfuggita, visto che era la prima (e sicuramente l’ultima) volta che provavo a farlo, ma sicuramente non era chiaramente specificata e non costituiva un blocco, prima di procedere con la spedizione degli inviti.

Approfitto quindi per scusarmi di questo involontario spamming con persone con le quali ho scambiato magari solo un paio di mail 4 o 5 anni fa e ringrazio tutti quelli che hanno comunque accettato, probabilmente pensando tra sé e sé che avevo una bella faccia tosta.

Vi consiglio, se decidete di allargare la vostra rete su Linkedin (il che andrebbe comunque fatto con costanza) di stare particolarmente attenti nell’usare questa funzione di Linkedin, oppure di riguardare la lista dei contatti email e andare a cercarli uno per uno sul social network, per poter aggiungere un messaggio personale e mirato.

 

 

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INTERVISTA A STEFANO DEL FRATE, GENERAL MANAGER ASSOCOM

PC Stefano Del Frate è la persona dalla quale, nella grande bottega di Young &Rubicam, ho imparato il mestiere dell’account. Negli anni siamo riusciti, complice anche una forte empatia, a fare una buona manutenzione della nostra amicizia (vedi post di Patrizia) e del nostro rapporto professionale. Dall’ultima volta che l’ho intervistato è cambiato il suo punto d’osservazione sul mondo dei giovani e del lavoro: Stefano è ora infatti direttore generale dell’Assocom, l’associazione che riunisce i principali attori nell’ambito della comunicazione. Inoltre mantiene un costante rapporto con le nuove generazioni, dato che è docente al Politecnico e in Iulm.

Stefano Del Frate, General Manager Assocom

Stefano Del Frate, General Manager Assocom

Gli ho quindi chiesto di dirci, dal suo osservatorio privilegiato, quali sono le prospettive per i giovani nel settore della comunicazione, e se ha senso entrare in un comparto che, com’è stato recentemente affermato, rischia nei prossimi 5 anni di perdere il 30% della propria forza lavoro.

Stefano Del Frate: Quello della comunicazione è, per definizione, un settore giovane. Uno dei problemi che sta creando grossi problemi al comparto è la gestione dei costi fissi. La comunicazione è radicalmente cambiata e stanno cambiando le professionalità che la compongono. Gli strategic planners devono diventare degli intercettatori di punti di contatto con gli individui, on top della loro capacità di generare dei validi brand concepts. Che poi questa figura venga più facilmente dall’ambito creativo o da quello media, è ancora tutto da vedere.

I creativi non spariscono di certo, ma devono significativamente cambiare i loro modelli di sviluppo per riuscire ad allargare il loro campo d’azione ad un settore digitale che viaggia più veloce della nostra capacità di aggiornamento.

Ho voluto fare due esempi per far capire che se le persone che sono attualmente nelle agenzie non si adeguano al cambiamento, sono destinate ad uscire e a trovare grandi difficoltà di ricollocamento.

La popolazione media delle agenzie è invecchiata con il modello condiviso della pubblicità tradizionale. Questo crea per le agenzie un eccesso di costi e una non adeguatezza rispetto alle esigenze dei clienti, che si aspettano consulenza vera dalle agenzie. Questa situazione probabilmente è alla base delle affermazioni catastrofiche di riduzione di impieghi nel settore. Io rimango convinto che il settore è strategicamente sempre più necessario per le aziende e che le persone che escono saranno sostituite da persone nuove, più giovani, più motivate, più preparate sulle nuove tecnologie, a costi inferiori.

Quali caratteristiche deve per forza possedere un giovane per entrare nel mondo della comunicazione?

SDF Dico sempre ai miei studenti che saranno tanto più interessanti per il mondo delle agenzie, quanto più saranno in grado di diventare portatori di innovazione, creatività ed entusiasmo.

Paradossalmente i giovani sono già abbastanza conservatori nelle loro scelte: tutti sono in Facebook. Ma pochissimi sono in Twitter e non sanno neanche cosa siano LinkedIn e Pinterest. Se il futuro ruoterà interno ai social networks e al mobile, chi meglio di loro potrebbe innovare in questo settore?

Se i modelli più avanzati sono all’estero devono andare a trovarseli e studiarli. Se no li dovranno inventare loro.

Quali qualità o competenze danno una marcia in più in un settore così competitivo?

SDF Il digitale, per sua natura, offre la possibilità di misurare le attività con calcoli precisi sui ritorni degli investimenti. Devono quindi smetterla di avere paura della matematica. Se prima si parlava in Power Point, oggi coi clienti si parla in Excel.

Il mercato è ormai globale e se non si padroneggia bene almeno una lingua, preferibilmente l’inglese – almeno fino a quando il cinese non monopolizzerà il commercio internazionale – non si potrà gestire neanche un bar.

Il talento individuale deve essere messo al servizio della squadra. Ci sarà sempre meno spazio per talenti egotici e solitari. Alla fine la gestione delle relazioni e della leadership diventeranno skills sempre più importanti e richiesti.

La curiosità è la porta da cui passa l’innovazione. Sono perplesso quando incontro dei giovani che mi dichiarano la loro passione per la comunicazione e non sanno rispondermi quando gli chiedo che cosa fanno per nutrire questa loro passione.

Cosa fa e farà Assocom per aiutare i giovani talenti?

SDF Assocom, nel bene e nel male, rappresenta tutto il comparto. Cerchiamo quindi di fornire gli strumenti di aggiornamento per impedire l’uscita del 30% che paventavamo prima. Abbiamo quindi iniziato un serio programma di formazione e aggiornamento, che vede nella digitalizzazione del mercato i suoi ambiti più importanti.

I giovani hanno la possibilità di specializzarsi, prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, nei nostri master di secondo livello, quello in Brand Communication con il Politecnico di Milano e il primo Master per la Formazione di Digital Specialist, con Alma, dell’Università Cattolica. Questi giovani dovrebbero trovare opportunità di stage e di lavoro presso le nostre agenzie associate.

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Profilo Linkedin: ecco cosa pensa un cacciatore di teste

PB  Ho recentemente incontrato un Head Hunter con cui avevo avuto a che fare diversi anni fa. Allora ero giovane, bionda (?!) e all’inizio della mia carriera.

Monica Boselli (questo il nome della “cacciatrice di teste”) mi aveva portato da un’Azienda di Lingerie a una Maison di Moda.

Come quando si parla di primo amore e di esperienze indimenticabili  (entravo grazie a lei nel luminoso mondo del fashion show) avevo conservato un ricordo affettuoso di MB Research (che nel frattempo ha cambiato il suo indirizzo ma non il suo stile elegante e riservato).

In coda alla nostra chiacchierata, le ho chiesto, per Trampolinodilancio, un parere da professionista a proposito della redazione del profilo di Linkedin.

Mi ha dato un paio di dritte molto preziose che vorrei girarvi.

  • L’obiettivo del profilo è di ottenere un colloquio.
  • Per ottenere un colloquio bisogna entrare nelle selezioni dei ricercatori (che siano Società dedicate alla ricerca del personale o l’Ufficio Risorse Umane di un’Azienda)
  • Per entrare nelle selezioni ed essere inseriti nella rosa dei candidati, bisogna inserire le parole chiave con cui supponiamo un ricercatore conduca la sua indagine (per esempio Marketing Apparel o Media Planner o Shoes Designer)

Insomma l’esperto ci dice che, sul profilo di Linkedin, è meglio scrivere “MODA” che fare un profilo di moda e scrivere “CREATIVO” piuttosto che essere creativi

Dobbiamo farci rintracciare facilmente in quello straordinario ma infinito database che è Linkedin.

Un profilo troppo lungo, troppo complesso, rischia di non essere letto: cerchiamo di essere facili e semplici per chi ci deve cercare (una giornata su Linkedin può essere di una noia mortale: rendiamo la vita facile a chi ci deve trovare e seminiamo espliciti indizi per la sua indagine).

Poi siamo unici, speciali e irrinunciabili durante il colloquio: è lì infatti che si faranno i giochi e dove dovrà emergere carattere, professionalità, competenza, creatività.

Grazie a Monica Boselli per i suoi consigli (uno di questi giorni vado nel mio profilo e faccio un paio di modifiche)

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Linkedin: (controverse) istruzioni per l’uso

PB  Caspita, il post di Paola a proposito dell’uso di Linkedin ha creato, intorno al blog, un vero vespaio.

Io e Paola abbiamo passato diverse mezz’ore al telefono, nei nostri viaggi da pendolari con auricolare, o su Skype per scambiarci sensazioni e pareri a proposito dei commenti al post.

Ne abbiamo avuti un paio piuttosto severi, molto critici nei confronti del profilo di Catalina che Trampolino ha giudicato fresco e diretto e che  Matteo e Fabio (due contatti di Paola che lavorano nel Marketing) hanno trovato poco professionale e poco orientato al business.

La critica a mio parere non è del tutto fuori luogo: il profilo di Linkedin è un curriculum vitae, non il palcoscenico per un provino.

Ma è pur vero che per valutare un candidato non tutti i mezzi sono uguali: per uno stilista io guardo il book dei disegni, per una modella il composit, per un Marketing Manager le aziende dove si è formato e i prodotti di cui si è occupato.

Per chi ha un curriculum molto snello alle spalle, cioè per i ragazzi che iniziano a lavorare, è difficile descrivere una carriera (a parte quella scolastica) che sostanzialmente non esiste. Molto meglio allora, tentare di trasmettere in modo efficace la propria personalità.

Il profilo di Catalina, che ama i gatti con il naso rosa, non avrà più senso tra cinque anni, quando potrà mettere nel suo profilo il suo curriculum professionale. La sua creatività e la sua unicità non saranno più solo intuibili dal suo stile, ma dai progetti di comunicazione ai quali avrà lavorato.

Per essere più chiari: è irrilevante che le piaccia il calcio (se avesse amato il tennis non sarebbe stato molto diverso) o i gatti. Si capisce qualche cosa di lei da come lo ha scritto.

Ha parlato direttamente a chi leggeva di lei ( If you are here, that means you want to know about me…so let me sum it up”), creando immediatamente una relazione senza intermediari. E’ stata elegante e musicale nella scelta degli argomenti. Ha trasmesso la sua internazionalità (“I was born in Colombia and lived in Bogotá, Miami, New Jersey, Milan and now Lisbon. I’m 24 years old”) , è stata seduttiva.

Insomma, una buona comunicatrice, non una buona cuoca (nonostante dica di amare il cibo speziato): per una che vuole lavorare nella comunicazione non mi pare male.

Alla fine, quello che salverei della vicenda per rendere più efficace il vostro profilo Linkedin è:

–          siate  sinceri (se in realtà Catalina avesse paura di viaggiare e fosse una introversa che si è fatta scrivere il profilo da un copy, sarebbe un guaio)

–          siate  originali, ma non fate “gli originali” (nessuno ha voglia di stravaganza gratuita, né della stonata sensazione che il vostro stile non sia farina del vostro sacco)

–          ponete l’accento sulla vostra personalità solo fino a che non potrete ancora porre l’accento sui vostri trascorsi professionali: questo profilo sarebbe inadeguato  per un professionista di 35 anni

–          pensate sempre empaticamente a chi volete sedurre professionalmente: uno spiccato senso della comunicazione piacerà a un Direttore Creativo più che a un Primario di Chirurgia: se volete fare la ferrista in sala operatoria puntate su sangue freddo e manualità dato che l’oggetto del vostro lavoro nella maggior parte dei casi starà dormendo e non sarà interessato alla vostra conversazione.

Grazie a Matteo e Fabio per i loro commenti, severi e costruttivi. Approfondiremo l’argomento e verificheremo le nostre opinioni con un paio di addetti ai lavori a cui abbiamo chiesto un parere. Ma voi che ne pensate?

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Bentornati!

Street Chic

PB  Qualche tempo fa mi diceva Mariella Colavito, severa e generosa funzionaria di Manager Italia, a proposito di lavoro e organizzazione, che le aziende licenziano a luglio e dicembre. Assumono a settembre e gennaio.

Funziona un po’ come il cambio armadi o i buoni propositi dopo le vacanze.

Fine luglio è l’ultima spiaggia per mandare i cappotti in tintoria. Sono lì da marzo, quando avremmo voluto portarli, ma proprio nel momento in cui avevamo deciso, ha fatto così freddo che abbiamo rimandato. Poi ci siamo dimenticati e ora sono lì a ricordarci che se vogliamo affrontare l’autunno come si deve dobbiamo deciderci. Le riviste già ci suggeriscono il nuovo Street Chic, con giacche di lana color cammello da portare su maglie rigate.

A settembre dovremo pur comprare qualcosa che ci faccia sentire nuove, no? Fosse pure solo uno smalto con i colori delle castagne (nei periodi di crisi cala la vendita dell’abbigliamento, aumenta quella dei cosmetici: New look a minimo impatto sul portafoglio).

Le aziende fanno la stessa cosa. Sistemano i loro armadi tra giugno e luglio. A settembre prendono qualche cosa di nuovo.

Bisogna che per quel momento la vostra vetrina sia al massimo dello spolvero. I budget sono limitati, l’acquisto sarà ben calibrato in cerca del miglior prodotto.

Il vostro CV è in ordine? Il vostro profilo su Linkedin? Avete fatto un giro di chiamate ai vostri amici che hanno trovato un impiego interessante per sapere se nelle loro aziende si muove qualcosa che potrebbe fare al caso vostro? Una e mail al vostro prof per chiedergli un consiglio? Spulciato gli sportelli stage per vedere se c’è l’azienda dei vostri sogni che vi sta cercando?

E’ settembre fanciulli! Il vero capodanno (per lo meno in Italia dove agosto è ancora uno spartiacque importante tra il prima e il dopo). Bentornati e buona fortuna! Trampolino cercherà di essere il vostro alleato migliore per fare della vostra, la migliore vetrina.

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Come allenarsi a diventare un futuro leader

Daniele Molmenti, oro olimpico

PC Linkedin ha segnalato un articolo rivolto ai manager che devono selezionare nel gruppo che coordinano chi potrà diventare un leader. Sapere quali sono le caratteristiche che i manager valutano può però anche aiutare i giovani talenti a orientare il proprio comportamento in modo da rientrare nella categoria di chi farà carriera. Ecco quindi una sintesi dell’articolo.

1. I futuri leader conoscono bene il loro business e non si stancano mai di imparare. In più riescono a comprendere il legame tra quello che fanno e gli obiettivi più ad ampio raggio della società per la quale lavorano. 

2. Sono apprezzati e rispettati non solo dal loro capo ma anche dai colleghi e dalle persone con le quali lavorano (per esempio in un’agenzia di comunicazione è fondamentale valutare il rapporto che un account intrattiene con i creativi, in un reparto marketing è importante capire la relazione che il product manager riesce a intrattenere con agenzie, produzione e vendite.)

3. I futuri leader sono ambiziosi, vogliono avere nuove responsabilità, imparare cose nuove e ottenere maggiore riconoscimento. In poche parole non hanno paura di mettersi in mostra.

4. Sono abili nel lavorare con gli altri, nel formare partnership, nel raccogliere informazioni. I geni solitari possono essere molto creativi e ambiziosi, ma non saranno mai dei buoni leader.

5. Hanno il coraggio di prendere decisioni. Un futuro leader capisce che dopo il momento dell’analisi e della ricerca viene il momento in cui decidere con la propria testa.

È ovvio che un futuro leader deve anche trovare un ambito positivo dove poter dimostrare queste caratteristiche, e in questo risiede la responsabilità di chi è già leader, che dovrà favorire un clima di crescita, nel quale una sana ambizione, il desiderio di migliorare e la capacità di fare rete con gli altri reparti vengano apprezzate e non osservate con paura e sospetto come spesso purtroppo accade.

Trovate l’articolo originale a questo link: http://www.inc.com/samuel-bacharach/The-5-Traits-of-High-Potential-Employees.html

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