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COME SCEGLIERE UNO STAGE (O UN CLIENTE)

PC Spesso mi capita di ricevere richieste di consigli da parte di studenti che devono decidere quale stage realizzare a conclusione del percorso scolastico e – auspicabilmente – come inizio della carriera lavorativa.

Credo che possa essere utile a tutti quelli che si trovano a dover scegliere tra diverse opzioni una mia personalissima applicazione della matrice del Boston Consulting Group, detta anche growth–share matrix (quella che tutti noi ricordiamo per l’azzeccata definizione di “Mucche da mungere”),  che uso quando devo valutare quale cliente/progetto accettare in qualità di consulente.

Come scegliere uno stage o un cliente

Come scegliere uno stage o un cliente

Nella mia rivisitazione metto sull’asse verticale la possibilità di guadagno che lo stage, o il progetto, garantisce, mentre sull’asse orizzontale colloco la reputazione che deriva da aver lavorato per quell’azienda o sul quel particolare programma.

Le possibili combinazioni danno vita a quattro profili, che chiamo con gli stessi nomi della celebre matrice: cash cows, stars, dogs e question marks. Ecco le loro caratteristiche e alcuni suggerimenti per decidere, secondo le vostre esigenze personali, se accettare o meno la proposta di stage (o il cliente).

CASH COWS

Esperienza di lavoro o stage ben pagato (o per lo meno pagato…) che non vi permette però di migliorare la vostra reputazione, per vari motivi: non è inerente al vostro ambito di studi, non è affine a quanto vorrete fare in futuro, non vi consente di arricchire il vostro bagaglio di conoscenze.

Alcune domande possono aiutarvi a valutare se accettare:

  • Ho assolutamente bisogno di questi soldi?
  • Riuscirò a continuare la ricerca di un lavoro più vicino alle mie aspirazioni mentre svolgo questo, o non mi resterà tempo a sufficienza per farlo?
  • Nel periodo in cui farò questo lavoro avrò il tempo e la voglia di fare parallelamente qualcosa che mi permetta di arricchire la mia formazione (come imparare una nuova lingua o migliorarne la conoscenza)?

Le stesse domande valgono per il consulente che deve decidere se accettare un progetto solo per l’aspetto economico: vi resterà il tempo per realizzarne altri, più interessanti e rivendibili, che potrebbero arrivare subito dopo che avete accettato? In questo momento avete comunque bisogno di fare cassa e quindi sacrificate ogni altra valutazione alle necessità pratiche?

STARS

Cosa state aspettando? Dite immediatamente di sì!

Per capire se uno stage, o un progetto, rientra nella categoria star e accettarlo al volo valutate se:

  • vi stanno offrendo una posizione retribuita correttamente
  • il lavoro che svolgerete è in linea con quello che desiderate fare come carriera
  • è un progetto che vi permette di crescere professionalmente
  • è un lavoro che vi consente di mettere in pratica quanto studiato
  • il vostro datore di lavoro è una società con un’ottima reputazione e un’alta notorietà, che renderà il vostro curriculum più appetibile

QUESTION MARKS

Sono quegli stage per i quali è più difficile prendere una decisione, perché da un lato collimano con la vostra preparazione e quindi arricchiranno il curriculum vitae, ma  dall’altro lato non prevedono una retribuzione consona, o perché pagati poco o perché comportano spese di viaggio tali da diventare poco convenienti.

Per decidere se accettare potete usare alcuni criteri:

  • il compito che dovrò svolgere è piacevole, stimolante, interessante?
  • ci sono concrete possibilità di avanzamento?
  • potrò usare le competenze acquisite nel mio percorso di studi?
  • potrò migliorare alcune lacune, per esempio nell’ambito delle soft skill?
  • potrò lavorare a contatto con persone dalle quali imparare molto?
  • potrò apprendere metodi di lavoro che mi serviranno un futuro?
  • sarò a contatto con un aspetto del lavoro che non conosco molto bene ,ma desidero approfondire?
  • posso sacrificare l’aspetto retributivo per un periodo di tempo?
  • la proposta economica mi fa sentire svilito nella mia professionalità? Questo a lungo termine mi farà sentire poco apprezzato e comprometterà la mia autostima?

Purtroppo anche i consulenti devono spesso valutare se accettare clienti e progetti che non garantiscono una retribuzione adeguata ma garantiscono un’alta rivendibilità e permettono di inserire nell’elenco dei clienti un nome importante. Le aziende con alta reputazione lo sanno e tendono ad approfittarne un po’. Personalmente per decidere se accettare utilizzo principalmente questi criteri di valutazione:

  • lavorerò con persone piacevoli e che stimo?
  • svilupperò un progetto nel quale dimostrare le mie capacità?
  • potrò imparare qualcosa di nuovo?
  • questo progetto mi permetterà di allargare la mia rete professionale?

DOGS

Se uno stage è poco o non pagato e in più non arricchisce il vostro percorso professionale abbiate il coraggio di dire subito di no e occupate il tempo a vostra disposizione per mettervi a cercare attivamente uno stage che rientri possibilmente nella categoria stars: in bocca al lupo!

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DALLA MOTO ALL’UFFICIO. ALTRI CONSIGLI PER GIOVANI IN MOTO VERSO IL SUCCESSO.

PC Anche quest’anno il viaggetto estivo in moto frutta una riflessione che spero possa essere utile a tanti giovani insoddisfatti della loro attuale condizione lavorativa.mucca

Quando organizzo con mio marito un viaggio di solito ho un’idea molto precisa del luogo nel quale trascorreremo i giorni di vacanza: una serie di aspettative legate ai racconti di chi ci è già stato, alcune informazioni immagazzinate sfogliando la guida prima di crollare addormentata sul divano, delle immagini rimaste impresse dopo aver navigato su internet.

Ma un viaggio in moto è fatto anche da lunghi spostamenti che ogni buon motociclista programma in modo da fare strade tortuose e poco trafficate, anche se più lunghe e meno dirette rispetto all’autostrada.

Quasi sempre succede che in questi trasferimenti veda delle immagini, senta dei profumi, ascolti dei suoni destinati a colpirmi ancora di più di quello che mi aspetta a destinazione. Quest’anno sono state delle mucche bianche accoccolate sotto gli alberi, dei falchi che si incrociavano in cielo, delle enormi galline in ferro battuto che si ergevano fiere come monumento principale nei piccoli borghi della Bresse, a simbolo del prodotto più tipico della regione.  In fondo più memorabili, forse perché inaspettati, della meta finale, la Borgogna.

Quasi tutti i giovani con cui parlo hanno un obiettivo in mente ben preciso (e sono tutt’altro che apatici, sdraiati e mammoni), ma si ritrovano nel percorso che li porterà al loro lavoro ideale (che mi auguro non sia né lungo né tortuoso) ad accettare stage o occupazioni che non li soddisfano pienamente.

Il mio suggerimento è di non considerare queste esperienze solo come un tratto di vita che è necessario superare velocemente, ma di osservare e studiare la situazione per cercare di immagazzinare nozioni potranno essere utili in futuro. Ad esempio:

  1. Di un settore che non vi piace cercate comunque di comprendere le logiche. Vi aprirà la mente e vi potrebbe essere utile quando l’azienda dei vostri sogni acquisirà un’azienda in quel mercato. Oppure vi potrebbe servire a capire il punto di vista di persone con le quali vi dovrete in futuro confrontare. Nel marketing ad esempio poche cose servono di più che aver svolto un’esperienza di vendita, che vi permetterà di comprendere le esigenze delle funzione vendite quando dovrete far approvare i vostri ambiziosi piani di marketing.
  2. Di un capo che non vi piace cercate di capire perché non vi piace. Questo vi aiuterà a selezionare in futuro a quale persona legarvi per crescere e a capire che tipo di capo vorrete a vostra volta diventare.
  3. Mentre svolgete un lavoro che vi annoia cercate di migliorare le vostre capacità di osservazione. Mi raccontava Vincenzo Vigo che prima di riuscire a fare il copy writer e lo scrittore (ora dirige l’agenzia di pubblicità Mosquito, dopo essere stato direttore creativo in Armando Testa, Young&Rubicam, Red Cell) l’esperienza allo sportello di una piccola banca siciliana gli è servita a conoscere un amplissimo e svariato catalogo di persone e situazioni.
  4. Evitate i colleghi che passano il tempo a criticare la situazione nella quale si trovano. Non migliorerà minimamente la vostra situazione e contribuirà solo a deprimervi maggiormente.
  5. Approfittate del fatto che il lavoro che svolgete non vi coinvolge al 100% per sfruttare le energie mentali che vi rimangono per approfondire un argomento di studio o imparare una lingua.

E ovviamente non smettete di sperare e di impegnarvi per raggiungere il vostro obiettivo finale. Bonne route!

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La parola allo stagista

PC Continuiamo le interviste agli stagisti facendoci raccontare da Tecla Lionello, una mia studentessa del corso di Brand Lab in Iulm, quali passi ha dovuto compiere per trovare uno stage, cosa significa essere stagisti e cosa bisogna fare per realizzare il sogno di lavorare per uno dei propri lovemark.

Trampolinodilancio: Quanto tempo ti è servito per trovare uno stage? 

Tecla Lionello: “Sono stata molto fortunata, una settimana dopo aver iniziato ad inviare i primi CV mi hanno subito contattato per dei colloqui conoscitivi. L’iter di selezione non è stato lungo, due colloqui in tutto, al contrario, le pratiche burocratiche hanno rallentato il mio inserimento. In pratica, è passato circa un mese e mezzo dal primo colloquio all’entrata in azienda”.

Che tipo di stage cercavi? “Il mio sogno sarebbe stato fare uno stage in marketing per uno dei miei lovemark, Club Med, per il quale ho lavorato diversi anni come animatrice bimbi durante il periodo estivo. In realtà, a marzo, non era disponibile nessuna posizione di stage e quindi ho iniziato ad inviare CV su LinkedIn, prima ad aziende multinazionali e multibrand (P&G, Unilever, L’Oréal, Calzedonia), poi a società più piccole che ho trovato sul portale stage IULM. Ho ricercato stage inerenti con il mio profilo di studi, in particolare, marketing, comunicazione interna ed esterna. Alla fine ho accettato uno stage curriculare di 150 ore in comunicazione interna per Bricocenter. Devo dire che è stata un’ottima esperienza, nonostante sia durato poco ho imparato tanto sull’azienda e sul suo modo di comunicare. Non ho mai abbandonato l’idea di voler entrare nell’ufficio marketing di Club Med ed ho continuato imperterrita a propormi alle risorse umane con il mio CV aggiornato. Una volta finito lo stage in Bricocenter, sono stata finalmente chiamata per un colloquio che ha avuto esito positivo! Devo dire che l’esperienza in una grossa azienda come Bricocenter ha fatto da ponte per quello che realmente volevo fare, mi ha permesso di entrare in contatto con una realtà complessa e ad oggi mi sento più preparata per affrontare la prossima esperienza di stage   ”.

Quante aziende ti hanno risposto sul totale di richieste inviate? “Su un totale di 30 candidature inviate, quasi tutte hanno risposto sia per esito positivo che negativo, 4 mi hanno contattato per un colloquio”.

Come funziona la procedura per trovare e poi essere assunti in forma “stage”? ”Innanzitutto bisogna ricercare le offerte di stage, personalmente trovo molto utile LinkedIn però ci si può affidare ad altri motori di ricerca come Kijiji, Monster o candidarsi direttamente sul sito aziendale. Una volta passate le selezioni, bisogna rivolgersi all’ufficio stage che si occupa della pratiche per l’assicurazione e il progetto formativo”.

Cosa fare per un colloquio? “Presentarsi ordinati, cercare di mantenere la calma e sorridere. Ascoltare con attenzione le domande dei selezionatori e rispondere spontaneamente”.

Cosa significa essere stagisti? “Lo stage, o volgarmente apprendistato, è sempre esistito. Erano i garzoni nelle botteghe, i giovani che imparavano una professione. Come si può imparare un mestiere se nessuno ce lo mostra? Non da slide o libri, ma in concreto, con i ritmi aziendali che sono completamente diversi da quelli di un’aula universitaria. Essere affiancati da un tutor è un vantaggio, ecco perché valuto lo stage un’esperienza preziosa, che ci fa capire se è quello che vogliamo fare veramente, se siamo portati e se ci piace!  Perché se un lavoro ti piace, lo fai bene e se lo fai bene gli altri lo notano, ti senti apprezzato e così ti motivi a dare il meglio, è un circolo virtuoso. L’altra faccia della medaglia è che oggi la maggior parte aziende non prolungano la collaborazione con lo stagista ma, al contrario, sfruttano questo tipo di contratto per “tappare buchi”, passando da un contratto di stage all’altro, con un  notevole risparmio di costi. Non penso che sia un comportamento corretto, anche se del tutto comprensibile in questo periodo di crisi,, ma con un turnover elevato non si crea il circolo virtuoso che ho citato prima: le persone passando da uno stage all’altro si demotivano perché non hanno la possibilità di crescere, questo nuoce sia allo stagista che all’azienda. Quindi, ben venga uno stage formativo ma bisogna dare una scossa al mercato del lavoro.”

Come vieni considerata in azienda? ”In azienda mi sono sentita accolta ed apprezzata. Mi è stata data molta autonomia anche se ho avuto poco tempo per approfondire alcuni lavori ”.

Quanto conta da 1 a 10 lo stage come inizio del tuo percorso lavorativo? “Direi un 9 abbondante!”

Qual è l’elemento più importante su cui ti valuta un’azienda a primo impatto? ”Le relazioni sono alla base, saper accettare in maniera positiva i complimenti e le critiche è fondamentale per migliorarsi”.

Come si crea, secondo te, un buon cv che  abbia successo? ”Il CV deve essere il più mirato possibile, chiaro e ordinato. É inutile inviare un CV chilometrico se poi non contiene le caratteristiche ricercate dall’azienda. Consiglio di leggere bene l’annuncio e di spulciare nel sito corporate per capire quali sono i valori aziendali. Sicuramente l’onestà paga, aggiornare il curriculum con le reali competenze, ad esempio, io ho totalmente depennato il Tedesco, per quanto abbia passato (poco brillantemente) tutte le verifiche del liceo mentirei se lo aggiungessi tra le mie capacità.”

Condivido pienamente quest’ultima decisione. Io ho fatto il mio colloquio per essere presa in stage in Young & Rubicam con due manager: il primo (nostro lettore e commentatore Carlo D’Innella) mi ha fatto qualche domanda in inglese, ma il secondo, ahimé, era svizzero e quando è passato dal francese al tedesco ho dovuto ammettere che il tedesco scolastico del cv corrispondeva a una non conoscenza di fatto. Da allora anche io l’ho depennato.

 

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La parola allo stagista

PC Commentavo oggi che in questi anni riuscire ad avere un buono stage equivale paradossalmente ad avere un buon posto in banca negli anni ’50 del secolo scorso: un traguardo difficile da conquistare, per il quale lavorare con il massimo impegno. Purtroppo sappiamo che spesso questi stage non si trasformano in un contratto, neppure a termine. Rimane il fatto che riuscire a realizzare uno stage in un’azienda importante e formativa rappresenta per molti il primo, indispensabile passo per entrare nel mondo del lavoro.stagisti1

Per questo abbiamo pensato di iniziare una rubrica nella quale chi attualmente sta facendo uno stage dà consigli ad altri giovani che ancora devono cercare di ottenerlo.

Abbiamo cominciato con Daniele Bettini, mio studente dello scorso anno di Brand Lab in Iulm, che sta facendo uno stage in Peugeot, e che ha sempre avuto la gentilezza di tenermi aggiornata su come andava il suo stage (anche questo è personal branding). Mi fa piacere vedere che nelle sue risposte si ritrovano molti suggerimenti che abbiamo dato in queste pagine, la speranza è che sentendoli dalla bocca di un giovane coetaneo siano più convincenti!

Trampolinodilancio: Quanto tempo ti è servito per trovare uno stage? 

Daniele Bettini: “Per quanto mi riguarda, mi ci è voluto un mese e mezzo per trovare lo stage che volevo. Non basta inviare qualche mail qua e là. Ogni giorno bisogna cercare, inviare, migliorare continuamente il proprio cv e soprattutto avere un buon profilo linkedin, diventato oggi la finestra social più importante in cui un’azienda può studiarci e contattarci”.

Che tipo di stage cercavi? “Dopo la creazione di un buon cv, il primo passo e’ stato quello di inviare candidature spontanee ad aziende di settori che mi appassionano ( automotive, tecnologia, sport), presentandomi e dicendo per cosa mi proponevo. Il secondo passo e’ stato invece quello di cercare annunci specifici per specifiche posizioni ( nel mio caso all’interno dell’area comunicazione o dell’area marketing), con la speranza poi di sentire il telefono squillare. Alla fine sono stato fortunato, dato che sono stato preso in Peugeot Automobili Italia, azienda appartenente al gruppo PSA all’interno della direzione comunicazione e relazioni esterne”.

Quante aziende ti hanno risposto sul totale di richieste inviate? “Su un totale di 91 candidature inviate, ho ricevuto la risposta di sole 7 aziende, 5 positive per poi fare un colloquio”.

Come funziona la procedura per trovare e poi essere assunti in forma “stage”? ” Tutto inizia dalla creazione del proprio cv: deve essere chiaro, su un massimo di due pagine, contenete le informazioni principali sul proprio percorso universitario e lavorativo. Successivamente si iniziano a inviare richieste spontanee, a fare application online o a rispondere ad annunci di posizioni aperte stage. Se poi si riceve una risposta positiva da qualche azienda, si procede a effettuare i vari step di colloquio.

Cosa fare per un colloquio? “Vestirsi in maniera elegante, ma non troppo. L’abbigliamento dipende dal tipo di azienda e da come siamo noi. Evitare il vestito per entrambi i sessi. Essere spontanei, solari e decisi. Mai ostentare ma dire ciò in cui si crede. Essere realisti, se diciamo una cavolata ce lo leggono in faccia”.

Cosa significa essere stagisti? “Significa imparare, crescere, formarsi e capire che la vita non gira per sempre attorno a libri e università. Poi arriva il momento di mettere in pratica i tanti anni passati sui libri e bisogna cercare di non sbagliare. Lo stage e’ una palestra in cui si impara, si sbaglia e si migliora, ma bisogna correre. Sacrificio e’ la parola d’ordine. Dimenticatevi gli orari imposti: se volete che qualcuno si ricordi di voi e magari punti su di voi, date il massimo, senza “ma”.”

Come vieni considerato in azienda? ” La mia azienda e’ una sorta di grande famiglia. Tutti aiutano tutti se c’è bisogno. C’e’ un clima disteso che permette a tutti di lavorare bene senza regimi dittatoriali”.

Cosa pensi accadrà a fine stage? ” E’ un po’ come se mai chiedessero: quanti capelli bianchi avrai a trent’anni”. Chi può dirlo. Dipende da molti fattori: dal mercato, dal momento, dalla situazione economico-finanziata italiana e soprattutto da noi. Puoi cercare di fare capire che c’è bisogno di te, ma oggi non basta più purtroppo”.

Quanto conta da 1 a 10 lo stage come inizio del tuo percorso lavorativo? 10, e’ fondamentale.

Qual e’ l’elemento più importante su cui ti valuta un’azienda a primo impatto? ” Sicuramente la disponibilità e la duttilità nel fare le cose, poi ovviamente anche la tua esperienza a seconda del ruolo e del settore . Avere sempre il sorriso, essere propositivo e provare a fare qualsiasi cosa sempre al meglio delle proprie possibilità”.

Come si crea, secondo te, un buon cv che che abbia successo? ” Inserendo le informazioni principali: anagrafiche, di studio, di attività lavorative e personali. Brevi, concisi e chiari. Stile semplice e forma giovane. Ogni giorno perfezionatelo, togliete, aggiungete, abbreviate, date al vostro Cv quell’elemento che può attirare l’attenzione di un’azienda. Poi sta a voi, dimostrare di persona quanto avete scritto su un foglio.

Con uno stage non si arriva, ma si parte per costruirsi il proprio futuro.”

Se volete condividere con i nostri lettori la vostra esperienza di stage e avete qualche utile consiglio su cosa fare o non fare, scriveteci e vi pubblicheremo volentieri!

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Come ci si veste per il primo colloquio.

PC Ieri alcuni miei studenti mi hanno informato di dover uscire prima della fine della lezione perché avevano un colloquio per ottenere il primo agognato stage.

In un caso mi sono fidata sulla parola, poiché lo studente aveva abbinato ai jeans camicia bianca e giacca, aggiungendo anche la cravatta con fazzoletto da taschino. A parte i jeans nessuno degli altri indumenti era mai entrato nella nostra aula universitaria fino a ieri.

Nell’altro caso invece la studentessa ha dovuto mostrarmi gli alti tacchi, giurando che mai li avrebbe indossati se non avesse dovuto andare a fare un colloquio (e l’andatura poco spontanea) ma in resto del look, sebbene ordinato, era tutto simile a quello usato dalla maggior parte degli studenti per venire in Iulm: maglia e pantaloni.

Credo che questi due esempi reali (e mi perdonino i miei studenti se li utilizzo come case history) rendano più semplice capire cosa fare o non fare quando si va a un primo colloquio.

Il look dello studente maschile va bene, dimostra rispetto e interesse nei confronti ci chi lo selezionerà, anche se – d’accordo con Patrizia che ho ovviamente consultato trattandosi di moda – toglierei il fazzoletto da taschino: praticamente nessuno lo indossa più nella vita reale e rischia di assorbire troppa attenzione da parte dell’intervistatore (non vogliamo rimanere impressi come quelli con la pochette, ma come quelli che sanno una lingua straniera particolare, o che hanno già fatto molte esperienze di viaggio o studio). In più chi davvero ama la pochette (Marco Lombardi è uno di questi, ne ha una ricca collezione che ora non indossa più) ha delle regole molto precise sugli abbinamenti alla cravatta che difficilmente un giovane conosce.

Il look della studentessa invece presenta delle aree di miglioramento. Troppo poco maglione e jeans. Una camicia bianca al posto del maglione avrebbe dato un bel segnale oltre che stare bene a chiunque. Praticamente tutte le riviste di moda stanno dedicando in queste settimane un servizio a questo capo ever green, perché c’è a Prato una mostra dedicata proprio alla camicia bianca, resa iconica dal grande stilista Gianfranco Ferré.

I tacchi alti, portati tra l’altro da una ragazza già molto alta e con un fisico perfetto, che non aveva bisogno di questo artificio per essere slanciata, sono invece troppo. Sia perché, come il fazzoletto di prima, rischiano di attrarre eccessivamente l’attenzione, sia perché chi li portava si sentiva a disagio (e non è mai psicologicamente corretto presentarsi in una situazione ansiogena senza sentirsi perfetta nei propri panni), sia infine perché c’era il rischio di svettare su un intervistatore basso, o bassa, che magari non apprezza di dover inclinare la testa per guardare negli occhi chi gli sta di fronte (con questa pioggia, la cervicale dà problemi a praticamente tutti gli over 40…).

Vale forse la pena quindi di ripetere i do e don’t per quanto riguarda uomini e donne a un colloquio:

Uomini:

Giacca

Camicia

Meglio la cravatta, camicia slacciata senza cravatta solo se fa caldo

jeans senza strappi.

Se non avete un paio di scarpe con la suola di cuoio vanno bene le sneakers

no

tatuaggi in evidenza

Donne:

Camicia (se possibile bianca o chiara)

Gonna o pantaloni è uguale, purché adeguati

Una bella scarpa scura (nera, verde, blu, marrone) con tacco 7 dovrebbe essere sufficiente.

no

trasparenze

d’estate: infradito, striminzite canottiere, gonne troppo corte, spacchi

tacchi troppo alti

profumo troppo forte

tatuaggi in evidenza

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Fare carriera: ovvero di come partire servendo caffè e arrivare servendo i medesimi caffè ma con uno stipendio di parecchio più alto.

PB Recentemente mi è capitato di fare un salto di carriera. La classica promozione insomma.

E di essermi trovata, ai vertici mirabolanti della capitudine, a fare cose terrificanti che non facevo neanche da stagista qualche secolo orsono.

Chiaramente me ne lamento con la mia amica Paola al telefono. Al mattino, tra le 8,30 e le 8,45, prima che il mio percorso casa/ufficio incontri una maledettissima caduta di campo.

Paola, oltre a sopportare allegramente i miei rimbotti, mi ha fatto un commento sulla flessibilità, sulla capacità di andare contemporaneamente a diverse velocità.

Cosicché io mi trovo nella stessa giornata a fare il piano triennale dei ricavi dell’azienda e ad andare in banca per sollecitare l’emissione della carta prepagata. Io che la mia banca personale non so neanche dove sia. Io che non so il numero del mio conto corrente e neanche dove si guarda in busta paga per vedere il residuo delle ferie.

Quando incontro un nuovo partner sud americano (ogni riferimento ad un appuntamento della settimana scorsa è puramente casuale) mentre spiego i principi base della collezione, la natura dei materiali, i diversi significati in cui declinare il marchio per il mercato overseas, mi trovo a chiedere giro tavola se qualcuno prende il caffè, a spiegare la differenza tra un macchiato e un cappuccino, a fare scorta di acqua gassata e naturale.

Cavoli, ma qualcuno si è preoccupato della prenotazione degli alberghi? E del taxi per portarli a Malpensa?

La crescita professionale implica l’assunzione di nuove responsabilità e anche di un sacco di seccature. Normalmente ripagate anche da un bel po’ di soddisfazioni e da diverse notti insonni.

Urge un parallelismo: come figli coabitanti con genitori ci tocca chiedere il permesso per usare la macchina di famiglia e per rientrare tardi la sera. Come figli finalmente indipendenti siamo liberi di prendere il tram (la mamma non ci ha lasciato la macchina) e di invitare gli amici a casa all’ora che vogliamo (niente budget per la pizzeria).

 Urge un consiglio: servire il caffè è sempre un bel gesto. Fa molto padrona di casa. Riscuote normalmente sorrisi e approvazione. E se crediamo ai corsi e ricorsi della storia, si inizia da stagisti ma si finisce con lo stesso vassoio da direttori generali.

Urge una precisazione: oltre alla miscela, dobbiamo nel frattempo essere diventati capaci di scegliere una strategia, disegnare una collezione, negoziare un contratto. Ci consentirà di diventare camerieri ben pagati.

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Fare uno stage aiuta a trovare un lavoro: ecco come un’intraprendente americana si è procurata lo stage dei suoi sogni.

Durante l’ultimo convegno Ambrosetti, il ministro dell’Istruzione Carrozza ha definito “intollerabile” che in Italia un giovane arrivi a 25 anni senza aver avuto esperienze di lavoro:  in Italia, infatti,  gli studenti che studiano in parallelo a un lavoro sono solo il 3,7%, il dato più basso in Europa.

Vignetta di Arnald

Vignetta di Arnald

Anche gli studenti (il 96% dei 2.200 ragazzi intervistati via web da Skuola.net)  riterrebbero utile svolgere uno stage in azienda durante il percorso scolastico. Ma il dato più interessante è che dove il binomio studio e lavoro funziona, e lo stagista non si trova semplicemente a fare fotocopie o caffè, la probabilità di trovare un’occupazione aumenta considerevolmente: secondo una ricerca di Almalaurea, almeno del 12%.

Come procurarsi quindi uno stage qualitativo? Puntando sul proprio personal branding e sfruttando tutte le possibilità offerte dall’era digitale. Ce lo dimostra un’industriosa ragazza texana che non ha esitato a creare un blog dedicato al giornale dove desiderava lavorare, riassumendo i motivi in una spiritosa infografica, per poi twittare all’azienda stessa: “The magazine you edit inspired this: Infographic: Future Intern Maps Brand Inspired Pitch http://dearfastcompany.wordpress.com.” La ciliegina sulla torta era una foto photoshoppata che la ritraeva mentre lavorava già nella redazione.

Dopo due ore e mezza è stata contattata, dopo una settimana ha fatto il primo colloquio, e ora, dopo uno stage, è stata assunta.

Grazie a Stefano Del Frate per l’utile e divertente segnalazione che trovate per esteso a

http://www.fastcompany.com/3016968/how-one-industrious-undergrad-tweeted-photoshopped-and-hustled-her-way-into-her-dream-intern

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Lavorare studiando: utile e adesso più facile

PC Il nuovo decreto per il lavoro prevede che i giovani universitari e anche gli iscritti alle scuole tecniche e professionali abbiano la possibilità di passare del tempo in azienda venendo sovvenzionati dallo Stato, se hanno una buona media universitaria e sono al di sotto di una certa soglia di reddito.

How you spend your 20s define your identity-Forbes

How you spend your 20s will define you-Forbes

Questa iniziativa riconosce un valore al fatto di lavorare mentre ancora si studia, valore del quale sono profondamente convinta.

È un tema che ha  recentemente affrontato  Annamaria Testa in un interessante post sul suo blog nuovoeutile.it, ricordando che durante un sondaggio svolto tra gli studenti del suo corso in Iulm era emerso che chi aveva già avuto delle esperienze di lavoro in parallelo allo studio otteneva dei risultati migliori all’università.

Sia Patrizia che io abbiamo lavorato per quasi tutto il periodo universitario, ed entrambe ne abbiamo sicuramente tratto dei vantaggi. Nel mio caso è fin troppo facile dire che mi è stato utile, visto che sono riuscita a entrare a 23 anni in Young & Rubicam, grazie a una borsa di studio che l’Assocom di allora metteva a disposizione dei giovani.

Il fatto stesso di dedicarmi in parallelo alle due attività permetteva di vedere in modo diverso sia le materie che studiavo in università, che i compiti che dovevo svolgere in agenzia, non tanto per le singole nozioni, quanto per l’acquisizione di un approccio mentale più ampio ed elastico.

Ma mi sono state altrettanto utili alcune esperienze totalmente diverse, anche saltuarie, come la vendita di libri durante la fiera campionaria (parenti e amici costretti ad acquistare a prezzi esorbitanti titoli che non avrebbero mai comprato in condizioni normali, pur di garantirmi la soglia minima sotto la quale non sarei stata pagata)e le lezioni di pianoforte a bambini svogliati e senza orecchio musicale. Con la prima ho dimostrato a me stessa che la timidezza poteva essere vinta grazie alla determinazione, con la seconda ho imparato la dote della pazienza (non tanto nel sopportare i bambini poco dotati, quanto nel gestire le aspirazioni delle mamme frustrate).

Credo che il vero vantaggio risieda nell’acquisire una certa dimestichezza a confrontarsi con altre persone dal punto di vista professionale: gli psicologi dell’analisi transazionale  direbbero che si impara a relazionarsi con i propri colleghi e superiori pariteticamente da adulti, non come bambini che temono il giudizio del genitore.

 

In più, come sottolinea un libro appena uscito – The Defining Decade di Meg Jay-  che consiglio ai più giovani (per gli altri il rischio è solo di avere dei rimpianti!) i vent’anni sono l’età in cui si crea il proprio capitale di identità (in questo articolo di Forbes una sintesi).

Quindi il mio consiglio è di approfittare delle nuove opportunità messe a disposizione della legge (speriamo presto) e in generale di cominciare lavorare appena possibile, un appello che rivolgo non solo ai giovani lettori ma anche ai loro genitori, che a volte inspiegabilmente considerano degradanti o dispersivi alcuni “lavoretti” che i ragazzi fanno durante gli anni dell’università. Siete dello stesso parere?

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“I VALORI DELLO SPORT AIUTANO ANCHE NEL LAVORO.” INTERVISTA A PIETRO ALLIEVI, BUSINESS DEVELOPMENT IN ADIDAS

PC Una chiacchierata con Pietro Allievi è un rifornimento di energia che ricarica per tutto il giorno. Mi faccio raccontare tutte le esperienze che ha fatto prima di entrare nel team

Pietro Allievi Business Development in Adidas

Pietro Allievi Business Development in Adidas

Business Development South Europe in Adidas e faccio fatica a prendere nota: durante i tre anni della laurea di primo livello in Iulm fa uno stage come strategic planner in Young & Rubicam, uno stage in Unicredit,  lavora come assistente al corso IT dello Iulm stesso e fonda la squadra di golf universitaria. Poi decide di non fare il biennio di specializzazione, e per un paio di anni si occupa di marketing e vendite presso un tour operator. Lì capisce che gli manca una formazione più allargata e si iscrive al Master  in “Imprenditorialità e Strategia” della Sda Bocconi, alla fine del quale non è sicuramente difficile ottenere dei colloqui, duranti i quali è però fondamentale dimostrare al meglio le proprie doti.

Trampolinodilancio: Cosa pensi sia stato più utile durante il colloquio che ti ha portato in Adidas?

Pietro Allievi: In quel colloquio, come in quelli che ho fatto parallelamente in L’Oréal e Unilever, davano per scontate – venendo da un Master ritenuto solido – le competenze tecniche. Hanno invece valutato le competenze attitudinali. Sono alla ricerca di una “materia grezza” da poter far crescere in base alle esigenze dell’azienda. Quello che interessa infatti è la forma mentis, soprattutto quando si è alle prime esperienze lavorative, e non serve fingersi diversi da come si è. Tra l’altro se si è se stessi si è a proprio agio durante tutto il colloquio. Capiscono subito se stai recitando una parte. Nel mio caso penso sia stata apprezzata la curiosità e la proattività che ho dimostrato facendo molte domande sull’azienda e sul settore di riferimento. Un’altra cosa che penso sia fondamentale è raccogliere molte informazioni su fatturato, trend, mercato prima del colloquio. Arrivare preparati è anche importante per capire meglio cosa ti dicono e capire com’è realmente l’ambiente. Ricordiamoci che le aziende ci scelgono, ma anche noi dobbiamo avere la consapevolezza se quell’azienda/posizione è quella dove possiamo esprimerci al meglio. Il colloquio è un buon momento per trovare risposta alle proprie domande.

Raccontaci meglio in cosa consiste il tuo lavoro attuale in Adidas

Il team in cui lavoro riporta direttamente all’Amministratore Delegato, siamo come dei consulenti interni su vari aspetti: dalle vendite, al marketing, dallo sviluppo di piani globali a livello locale alla gestione di processi chiave aziendali, primo tra tutti quello del “Go To Market”. Un’opportunità magnifica per imparare a leggere i dati di tutta l’azienda e sapere come interpretare le diverse situazioni, un bagaglio che mi porterò dietro, davvero utile anche in futuro.

Interessante anche il fatto che lavoriamo in ottica di lungo periodo: infatti il progetto principale di cui sono responsabile è il processo di formazione e di implementazione del piano strategico a cinque anni per tutti i 12 mercati che fanno parte dell’area South Europe.

Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

Il mio primo capo è l’attuale brand manager di Adidas, Alessio Crivelli con il quale ho condiviso fisicamente la scrivania per alcuni mesi e che mi ha insegnato ad approcciare il lavoro come lo sport. Alessio è infatti uno sportivo, ex campione di pallanuoto, che mi ha trasmesso l’onestà, la precisione, la puntualità e la capacità di affrontare con serenità quello che avviene sul lavoro, tutte caratteristiche che uno sportivo deve possedere.

In più ho sempre apprezzato in lui la capacità di premiare chi porta nuove idee (a prescindere se percorribili o meno) e chi ci mette del proprio. Come nella pallanuoto non bisogna stare in disparte, bisogna avere il coraggio di prendere la palla e poi giocare per la squadra, che è un altro insegnamento fondamentale che mi ha trasferito.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Ci sono molte persone che mi hanno fatto crescere e dalle quali ho imparato cose diverse, ma tutte molto utili: da Massimo Carnelli la tranquillità di ragionamento e la capacità di approfondire; da Simone Santini (mio attuale responsabile) la proattività che ti porta a “fare le cose” e non a lasciare le idee su una bella presentazione.

Da Jean Michel Granier, amministratore Delegato di Adidas South Europe e mio mentore durante il training programme quando sono entrato in Adidas, come avere una visione a 360° di tutta l’azienda e anche dei mondi che si collegano all’azienda, senza perdere però l’attenzione al dettaglio. È come quando in una partita di biliardo devi sempre avere in mente il colpo successivo. Quindi devi fare il colpo e farlo bene, con efficacia e precisione, ma senza perdere d’occhio l’intera partita.

In più mi ha insegnato il valore dell’umiltà, che è fondamentale per muoversi all’interno di un’organizzazione.

C’è infine qualcosa che vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Soprattutto nella laurea triennale mancano dei corsi sulle soft skill, che spieghino quali sono gli atteggiamenti più corretti nelle diverse situazioni, a partire dalle cose più semplici. Ci sono ragazzi che non sanno come rivolgersi alle persone, che hanno paura di esporsi.

In più ai giovanissimi consiglio di cercare di restare in contatto con le persone che ti possono insegnare qualcosa, come ho fatto a partire da Marco Lombardi, mio professore in Iulm e capo in Young & Rubicam. Un consiglio o un confronto con persone di cui si ha stima, come ho di Marco, ti apre la mente e risulta sempre utile tanto nella vita quanto nelle decisioni importanti che bisogna prendere. Capire e farsi aiutare dall’esperienza delle altre persone da un valore aggiunto impagabile.

Contatto LinkedIn: it.linkedin.com/in/pietroallievi

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