Archivio mensile:febbraio 2014

L’intervento di Matteo Sarzana, General Manager VML, al TEDXIED dedicato ai giovani talenti

PC “Fero, Fers, Tuli, Latum, Ferre”. Questo il titolo dell’intervento di Matteo Sarzana che ha raccontato la sua esperienza professionale, dalle prime collaborazioni in agenzia fino a diventare, ancora giovanissimo, General Manager di VML,società del gruppo Young&Rubicam attiva nel digitale.

Matteo_SarzanaUn titolo che richiama quello che dovrebbe essere il compito delle nuove generazioni: produrre, innovare, portare creatività, idee e risorse, in una parola Fare, in un mondo che cambia a velocità esponenziale. Perché sono loro, i giovani, ad essere i più reattivi al cambiamento. Aggiunge “Ciò che mi ha sempre guidato e accompagnato lungo il mio percorso è stata la curiosità ed è questo che consiglio ai giovanissimi d’oggi. Ad un giovane neo laureato consiglio di iniziare ad agire prima possibile e di non smettere mai di studiare e nemmeno di chiedere, lavorare tanto per costruirsi una credibilità, anche a fronte di una società che ancora oggi non vede nel giovane l’opportunità più grande: quella di portare cambiamento”.

Ho visto  Matteo mettere in pratica quanto predica. Quando seguiva, 15 anni fa, il corso  di Marco Lombardi aveva saputo colpire la nostra attenzione  (tra altri 500 studenti) dimostrando una proattività mai invadente. Questa voglia di fare gli aveva valso il primo stage in Y&R,  dopo di ché non ha più smesso di crescere “a velocità esponenziale”.

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Come ci si veste per il primo colloquio.

PC Ieri alcuni miei studenti mi hanno informato di dover uscire prima della fine della lezione perché avevano un colloquio per ottenere il primo agognato stage.

In un caso mi sono fidata sulla parola, poiché lo studente aveva abbinato ai jeans camicia bianca e giacca, aggiungendo anche la cravatta con fazzoletto da taschino. A parte i jeans nessuno degli altri indumenti era mai entrato nella nostra aula universitaria fino a ieri.

Nell’altro caso invece la studentessa ha dovuto mostrarmi gli alti tacchi, giurando che mai li avrebbe indossati se non avesse dovuto andare a fare un colloquio (e l’andatura poco spontanea) ma in resto del look, sebbene ordinato, era tutto simile a quello usato dalla maggior parte degli studenti per venire in Iulm: maglia e pantaloni.

Credo che questi due esempi reali (e mi perdonino i miei studenti se li utilizzo come case history) rendano più semplice capire cosa fare o non fare quando si va a un primo colloquio.

Il look dello studente maschile va bene, dimostra rispetto e interesse nei confronti ci chi lo selezionerà, anche se – d’accordo con Patrizia che ho ovviamente consultato trattandosi di moda – toglierei il fazzoletto da taschino: praticamente nessuno lo indossa più nella vita reale e rischia di assorbire troppa attenzione da parte dell’intervistatore (non vogliamo rimanere impressi come quelli con la pochette, ma come quelli che sanno una lingua straniera particolare, o che hanno già fatto molte esperienze di viaggio o studio). In più chi davvero ama la pochette (Marco Lombardi è uno di questi, ne ha una ricca collezione che ora non indossa più) ha delle regole molto precise sugli abbinamenti alla cravatta che difficilmente un giovane conosce.

Il look della studentessa invece presenta delle aree di miglioramento. Troppo poco maglione e jeans. Una camicia bianca al posto del maglione avrebbe dato un bel segnale oltre che stare bene a chiunque. Praticamente tutte le riviste di moda stanno dedicando in queste settimane un servizio a questo capo ever green, perché c’è a Prato una mostra dedicata proprio alla camicia bianca, resa iconica dal grande stilista Gianfranco Ferré.

I tacchi alti, portati tra l’altro da una ragazza già molto alta e con un fisico perfetto, che non aveva bisogno di questo artificio per essere slanciata, sono invece troppo. Sia perché, come il fazzoletto di prima, rischiano di attrarre eccessivamente l’attenzione, sia perché chi li portava si sentiva a disagio (e non è mai psicologicamente corretto presentarsi in una situazione ansiogena senza sentirsi perfetta nei propri panni), sia infine perché c’era il rischio di svettare su un intervistatore basso, o bassa, che magari non apprezza di dover inclinare la testa per guardare negli occhi chi gli sta di fronte (con questa pioggia, la cervicale dà problemi a praticamente tutti gli over 40…).

Vale forse la pena quindi di ripetere i do e don’t per quanto riguarda uomini e donne a un colloquio:

Uomini:

Giacca

Camicia

Meglio la cravatta, camicia slacciata senza cravatta solo se fa caldo

jeans senza strappi.

Se non avete un paio di scarpe con la suola di cuoio vanno bene le sneakers

no

tatuaggi in evidenza

Donne:

Camicia (se possibile bianca o chiara)

Gonna o pantaloni è uguale, purché adeguati

Una bella scarpa scura (nera, verde, blu, marrone) con tacco 7 dovrebbe essere sufficiente.

no

trasparenze

d’estate: infradito, striminzite canottiere, gonne troppo corte, spacchi

tacchi troppo alti

profumo troppo forte

tatuaggi in evidenza

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