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CHECK LIST PRIMA DI UN COLLOQUIO

PC Abbiamo sottolineato l’importanza del body language durante un colloquio, oggi parliamo invece di quello che dovrete dire. Prima di presentarvi a un colloquio controllate di aver fatto tutto quanto in vostro potere per arrivare preparati e usare di volta in volta le migliori argomentazioni.

D3s

  1. Sapete tutto sull’azienda?

Su internet potete trovare dati sulle dimensioni, l’andamento della marca e del settore, la mission, i valori, il management.  Per le aziende più grandi è addirittura possibile trovare le recensioni di chi ci ha lavorato, stile tripadvisor!

  1. Sapete che ruolo ricopre chi vi intervisterà?

È molto diverso confrontarsi con chi sarà il vostro capo diretto, e quindi vorrà plausibilmente indagare soprattutto le vostre capacità specifiche di ricoprire il ruolo e capire se c’è sintonia tra di voi, o invece parlerete con il responsabile del personale, più orientato a discutere aspetti tecnici del contratto o a verificare la vostra aderenza agli standard generali della società.

  1. Sapete che ruolo dovrete ricoprire se assunti?

Sembra una domanda ovvia, ma spesso le ricerche di personale sono scritte in modo generico e confuso. Prima di sottolineare le vostre capacità non abbiate paura di fare una domanda per capire meglio di cosa vi dovrete effettivamente occupare.

  1. Sapete quali sono i vostri punti di forza e di debolezza?

Preparatevi a rispondere alle classiche domande su quali sono le vostre qualità e quali i vostri difetti, adattandole all’azienda e al ruolo per il quale state per sostenere il colloquio. Inutile elencare ad esempio (come ho fatto al mio primo colloquio) la tolleranza tra le vostre doti in un’azienda dove fare carriera consiste nel fare le scarpe a un collega, più opportuno parlare di capacità di mediazione se vi proponete come account in un’agenzia di pubblicità.

  1. Sapete perché, come persona, sareste perfetti per quel ruolo o quella organizzazione?

Senza diventare eccessivamente camaleontici, o vendervi per quello che non siete, vale la pena di volta in volta scegliere quale aspetto della vostra personalità mettere in risalto in quello specifico colloquio. Quali hobby vale la pena citare? Quali passioni?

  1. Avete preparato qualche aneddoto che sottolinei le capacità richieste dal ruolo?

È probabile che vi venga chiesto di dimostrare con un fatto veramente accaduto le vostre capacità: preparatevi qualche aneddoto vero, e se possibile non troppo agiografico. Per esempio ricordo di aver raccontato per dimostrare  la mia proattività in un colloquio per diventare l’account che avrebbe seguito Perlana, di quando con ago e filo su un set pubblicitario del principale concorrente Soflan avevo stretto un maglioncino troppo largo per la bimba che doveva sostituire quella scelta.

  1. Avete preparato la domanda a piacere?

Tutti gli intervistatori finiscono con il chiedervi se avete una domanda da fare. Come abbiamo già spiegato niente è peggio che dire di no.

Preparatevi una serie di domande e scegliete quella più logica, sulla base di quanto è stato detto fino a quel punto nel colloquio, ecco alcuni esempi:

  • Su che basi verrà valutato il mio impegno in azienda?
  • Quali caratteristiche dovrebbe avere il candidato ideale?
  • Qual è la più grande sfida che la vostra azienda dovrà affrontare nei prossimi mesi?
  • O meglio ancora: siete preoccupati per … (citate uno dei possibili problemi nei quali il settore o il prodotto potrà incorrere nel futuro)
  • come rientra nei piani a lungo termine dell’azienda questa posizione?
  1. Sapete quanto ci metterete ad arrivare (in anticipo) al colloquio?

Last but not least: controllate il percorso e prevedete l’imprevedibile (il camion che si incendia in autostrada, il treno che deraglia, la visita di Ban Ki-moon che paralizza la città. Sono tutti accadimenti reali che mi sono successi negli ultimi tre mesi, per fortuna non stavo andando a un colloquio!)

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Un esempio di come non scrivere una lettera d’accompagnamento

PC Le mamme manager che abbiamo ascoltato sono davvero indispensabili per i loro bambini, ancora  molto piccoli, e per questo devono wrapdestreggiarsi tra mille incombenze come una dea Kali. Ma anche quando il figlio diventa grande una mamma oltre che lavoratrice è quasi sempre anche cambusiere, maggiordomo, istitutore. Tra questi compiti, l’ultimo è quello che preferisco perché, avendo smesso di essere utile  nelle materie scientifiche a cavallo tra le elementari e le medie, vengo coinvolta solo in interessanti ripassi di materie umanistiche. In questo contesto ho recentemente riscoperto il valore pedagogico che i filosofi greci attribuiscono all’esempio.

Per chiarire meglio un tema che rimane tra i più visualizzati di questo blog userò quindi una vera lettera che ho recentemente ricevuto in modo da evidenziarne i più palesi errori e sperare che chi ci legge li eviti. Spero che l’autore non sia un nostro lettore (altrimenti mi farei delle domande sull’utilità di questo blog), ma se lo diventasse mi perdonerà se mi permetto di riportare con fedeltà (ma escludendo ovviamente la firma) la sua lettera.

Due parole sul contesto: la lettera arriva via mail in accompagnamento al curriculum al mio indirizzo mail di Media Arts, la società leader nei concorsi ludico-didattici nelle scuole con la quale collaboro. Eccola:

Gentilissimi,

inoltro il mio cv per evntuale collaborazione.

Da quattro anni lavoro presso un’agenzia di comunicazion e pr occupandomi di attività quali: creazione mailing list, contatti con i giornalisti  eblogger, re-call e follow-up, organzzazione eventi (press day, press tours, ecc), stesura comunicati stampa, coordinamento social media, coordinamento product placement, ecc.

Nel caso il mio profilo potesse interessare sarei lieto di presentare personalmente la mia candidatura.

Ringraziando per l’attenzione invio cordiali saluti.

Ecco le varie motivazioni per cui non ho mai chiamato e incontrato personalmente questo candidato:

Gentilissimi

  • dal momento in cui la lettera è indirizzata a me, sarebbe stato decisamente meglio aprire con Gentile dottoressa Chiesa, più immediato e diretto

inoltro il mio cv per evntuale collaborazione.

  • Scrivere in modo conciso non vuol dire adottare uno stile telegrafico.
  • Gli errori di typing sono imperdonabili, ancora di più in una lettera che è evidentemente standardizzata.
  • Manca totalmente un’apertura sul motivo per cui il candidato è interessato alla nostra società. Dal sito è immediatamente comprensibile il tipo di servizio che offriamo, sarebbe stato opportuno dar prova di conoscere e manifestare interesse per le attività svolte. Ricordatevi che la prima frase (ne abbiamo parlato in un altro post) va dedicata all’azienda alla quale scrivete e personalizzata di conseguenza.

Da quattro anni lavoro presso un’agenzia di comunicazion e pr

  • sorge il dubbio che la tastiera del pc abbia il tasto della “e” difettoso

occupandomi di attività quali:

  • meglio evitare i gerundi che rendono meno incisiva la frase, che prende un ritmo più assertivo se scrivete dove mi occupo, e mi occupo, eccetera

creazione mailing list, contatti con i giornalisti  eblogger

  • se non si tratta di un acronimo che non conosco penso manchi uno spazio tra la “e” e la parola “blogger”

re-call e follow-up, organzzazione eventi (press day, press tours, ecc), stesura comunicati stampa, coordinamento social media, coordinamento product placement, ecc.

  • La tastiera ha problemi anche con la “i” e chi ha scritto non ha riletto neppure una volta. Essendo una persona che si occupa di contatto con i giornalisti e stesura comunicati stampa, e non di uno scienziato poco avvezzo alla scrittura, questa sciatteria diventa piuttosto inquietante

Nel caso il mio profilo potesse interessare sarei lieto di presentare personalmente la mia candidatura.

  • Non è emerso nessun elemento dalla mail che possa incuriosire, colpire, attrarre. Immaginatevi un prodotto che si presenti con la stessa verve: lo comprereste?

Apro il cv allegato solo perché sto scrivendo questo post e scopro che il candidato ha frequentato lo Iulm: con una breve scorsa al mio profilo Linkedin avrebbe scoperto che ci insegno e avrebbe potuto farne menzione, accendendo per lo meno la mia curiosità. Vedo anche che ha un interessante percorso di studi e di stage, e che è bilingue. Insomma un “prodotto” sorprendentemente interessante presentato nel peggiore dei modi.

Questa mail è un esempio del fatto che l’abito fa il monaco: la lettera d’accompagnamento è un involucro che permette al vostro cv di arrivare nelle mani di chi vi deve giudicare:  può essere uno stupendo incarto piegato con cura giapponese o un foglio di carta da regalo evidentemente riciclato. A voi la scelta.

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Come scrivere una lettera d’accompagnamento al CV

PC I selezionatori del personale riceveranno, insieme alla vostra, centinaia di altre candidature: come assicurarvi che la vostra lettera d’accompagnamento venga notata? Mashable ha chiesto a tre esperti di indicare quali sono i trucchi che catturano l’attenzione e quali sono le parole chiave da mettere in qualsiasi lettera d’accompagnamento che accompagni il vostro CV.

Vediamo i loro suggerimenti:

  1. focalizzatevi sulle prime frasi

Ormai la quantità di mail che un manager o un selezionatore è tale che inevitabilmente surferà velocemente le prime frasi per decidere in pochi secondi se continuare a leggere o cestinare direttamente, spiega Nicole Williams consulente di Linkedin.

Per questo le prime tre frasi devono essere dirette ed efficaci e spiegare in modo originale e impattante sia perché si fa domanda di lavoro proprio in quell’azienda sia quali sono le proprie caratteristiche vincenti.

  1. scegliete con cura gli aggettivi che vi descrivono

Per descrivervi evitate le banalità come “sono organizzato” o “sono una persona responsabile” che l’azienda dà per scontate. Cercate di essere creativi e di riformulare il concetto in modo più originale. La Williams racconta di aver recentemente assunto una persona che ha dichiarato di avere “un’enorme capacità di gestire grossi carichi di lavoro”, mentre il solito “sono un gran lavoratore” sarebbe passato inosservato.

Per descrivere l’azienda per la quale state facendo domanda o la persona che state contattando spiegate che ammirate e siete ispirati da questa marca o persona. Mentre quando descrivete voi stessi queste parole vi faranno notare: entusiasta, appassionato, integrità.

  1. sottolineate le vostre soft skills

Javid Muhammedali, vice president alla Monster, giustamente sottolinea che le parole chiave dipendono dal tipo di lavoro per il quale si fa richiesta, ma in generale una lettera d’accompagnamento dovrebbe connotare alcune capacità fondamentali che funzionano per tutti i curricula con da 0 a 4 anni di esperienza. Vi ho selezionate le skills più indicate nel settore del marketing e della comunicazione:

  • Multitasking
  • Facilità di comunicazione
  • Problem solving
  1. Riprendete le esatte parole della job description

Come raccomanda Vicki Salemi, autore di libri su questo argomento, se state facendo domanda on line in risposta a una specifica ricerca dovete assicurarvi di passare almeno la prima selezione automatica che farà il sistema.

Per questo è fondamentale riflettere nella lettera di presentazione esattamente la job description, spiegando perché si è adatti a quella posizione utilizzando le stesse parole presenti nella richiesta.

  1. usate verbi attivi

Ci sono alcuni verbi, aggiunge Salemi, che colpiscono il selezionatore, ve li lascio in inglese e provo una traduzione

  • Launched – lanciato
  • Led, Managed – condotto, gestito
  • Analyzed- analizzato
  • Achieved – raggiunto
  • Budgeted- gestito il budget
  • Forecasted- previsto
  • Ignited- dato impulso
  • Negotiated- negoziato
  • Reorganized- riorganizzato
  • Identified- identificato
  • Generated- generato

Su come NON scrivere una lettera d’accompagnamento abbiamo già scritto, speriamo che rileggendo quel post e aggiungendo  questi nuovi suggerimenti riusciate a confezionare una lettera che vi faccia trovare anche nell’enorme pagliaio dell’attuale mondo del lavoro.

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Si stressi chi può, noi no.

stress interviewPC Continua la rassegna di consigli su come gestire un colloquio di lavoro di Giovanna Landi, la mia ex tesista appassionata di Personal Branding che questa volta ci racconta cosa può succedere durante una stress interview:

“Soffro lo stress…io soffro lo stress” è il famoso ritornello della canzone Boy Band dei Velvet. Se anche voi soffrite lo stress, iniziate a preoccuparvi perché l’ultima frontiera dei cacciatori di teste è proprio la Stress Interview. Affrontare un colloquio “normale”, non era già abbastanza stressante? Evidentemente no.

L’ultima tendenza per selezionare i candidati, infatti, vuole siano poste loro domande con un tono incalzante e aggressivo. Il tutto per non mettere a proprio agio l’interlocutore. Potrebbe capitarvi un selezionatore che si distrae appositamente fingendo di essere poco interessato o che fa lunghe pause di silenzio per testare la vostra capacità di gestire l’imbarazzo. Atteggiamenti che di primo acchito potrebbero sembrare scortesi, ma che in realtà sono parte di una strategia per testare il livello di resistenza allo stress e valutare come i candidati potrebbero reagire in situazioni particolarmente ostili sul luogo di lavoro. Queste domande “terribili” servono per mettere alla prova il vostro equilibrio, poiché fanno emergere il “vero io”. Sono fatte apposta per vedere come reagite sotto pressione scandagliando le profondità della fiducia che avete in voi stessi. Chi ricorre alla stress interview, dice un’indagine-test condotta dal Servizio Placement dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è il 21% delle aziende, in alternativa o insieme alla classica prova individuale o di gruppo su un caso aziendale (32%), un test di personalità (26%), un test di logica (21%), o il colloquio in una lingua straniera (21%). In precedenza era una tecnica limitata alla selezione dei dirigenti, ma oggi è ormai diffusa in tutto il mondo professionale.

State già tremando? Non vi preoccupate, ho la soluzione. Cerchiamo di ridimensionare il fenomeno esorcizzandone insieme la paura.

Infatti, anche se avete il carattere di “Leone il cane fifone” e pensate che il vostro incubo peggiore possa concretizzarsi in una stress interview, una volta compreso che queste domande sono solo una versione amplificata di quelle molto più semplici e alle quali non avreste paura di rispondere, potete rimanere freddi e piuttosto calmi. In realtà, ogni interview è una stress interview, le domande negative e i trabocchetti dell’intervistatore, possono agire come catalizzatore della paura che già si ha. L’unico modo per combattere questa paura è essere preparati, sapere cosa il recruiter (chi conduce il colloquio e lo valuta) sta cercando di fare e anticipare le varie direzioni che prenderà la conversazione.

Ricordate: una stress interview è un colloquio normale ma con il volume al massimo, la musica è la stessa, solo più forte. La preparazione vi tranquillizzerà. Molte persone sprecano le loro chance reagendo a queste domande come se fossero insulti personali piuttosto che come sfide e opportunità di brillare. Sulla stress interview avrete sentito sicuramente storie dell’orrore, storie di colloqui impossibili, di domande insormontabili.

E allora, esorcizziamo di nuovo la paura, presentando un esempio di domande a catena:

  1. Sa lavorare sotto pressione?
  2. Bene, sarei interessato a saperne di più su un episodio in cui ha lavorato sotto pressione;
  3. Perché pensa che questa situazione si sia presentata?
  4. Quando è successo esattamente?
  5. Pensa che le altre persone coinvolte avrebbero potuto agire in maniera più responsabile?
  6. Chi aveva la responsabilità della situazione?
  7. In quale punto della catena dei passi da compiere, si potrebbe agire per evitare che situazioni del genere accadano di nuovo?

Abbiamo appena visto una batteria di sette domande. Immaginate di avere di fronte a voi un selezionatore che ve le pone a tutta velocità e iniziate a fare le prove.

Ecco altre domande. Esse non si riferiscono solo a colloqui posti a ragazzi giovani che muovono i primi passi nel mondo del lavoro, ma anche a professionisti con esperienza che hanno perso il lavoro o vogliono cambiarlo:

  • Qual è la sua maggiore debolezza?
  • Con il senno di poi, come avrebbe potuto migliorare i suoi progressi?
  • Per lei, quale tipo di decisione è più difficile da prendere?
  • Quale area di skill professionali vorrebbe migliorare in questo momento?
  • Ha mai avuto difficoltà finanziarie?
  • È disposto ad assumersi rischi calcolati, quando è strettamente necessario?
  • Qual è la cosa peggiore che ha sentito sull’azienda per la quale lavora?
  • Perché non si guadagna più alla sua età?
  • Vedo che ha lavorato per molto tempo presso un’azienda ma senza nessun aumento apprezzabile di salario e nessun avanzamento di carriera. Mi racconti di questo.
  • Come definirebbe la sua professione?
  • È mai stato licenziato? Perché?
  • Perché dovrei assumere un esterno come lei, quando potrei “riempire il posto” con qualcuno interno all’azienda?
  • Come mai è stato senza lavorare per così tanto tempo?
  • Perché cambia lavoro così spesso?
  • Perché vuole lasciare il suo attuale lavoro?
  • Perché ha lasciato il suo vecchio lavoro?
  • Cosa le interessa meno di questo lavoro?
  • Con che tipo di persone le piace lavorare?
  • Con che tipo di persone ha difficoltà a lavorare?
  • Ha mai lavorato bene e con successo con queste persone con le quali ha detto di avere difficoltà?
  • Come mi valuta come intervistatore?
  • Non sono sicuro che lei vada bene per questo lavoro;
  • Come si sentirebbe se le dicessi che la sua presentazione questo pomeriggio è stata pessima?

Tenete presente che una tecnica comune di stress interview è quella di iniziare con voi una piacevole conversazione, con una o una serie di domande apparentemente innocue. In questo modo vi faranno abbassare la guardia, per poi colpirvi alla sprovvista con una serie abbagliante di quesiti che vi lasceranno balbettanti.

Le domande della stress interview non vanno poi confuse con quelle che invece sono illegali ma che purtroppo vengono poste con sempre più frequenza: “Hai malattie ereditarie?”; “Quale religione pratichi?”; “Hai intenzione di avere dei bambini?”; “Qual è il tuo orientamento sessuale?”, “Qual è il tuo orientamento politico?”.

Bene, siamo arrivati alla fine di questa rassegna di domande ad alto tasso di stress. Quello che però bisogna avere chiaro è che non sono tanto le domande a mettere in difficoltà il candidato, quanto l’atteggiamento di disinteresse, indelicatezza e anaffettività mostrato dal recruiter.

Certo, un po’ di tensione ci vuole, altrimenti invece di “colloquio di lavoro” si chiamerebbe “chiacchierata al bar con gli amici” ma conoscere le mosse del “nemico” può essere già un buon inizio per vincere la battaglia e lo stress. E infatti, noi le mosse del nemico le conosciamo bene, visto che sappiamo le domande. Quello che non conosciamo per ora, sono le nostre mosse successive e dunque le risposte da dare. Le domande della stress interview e anche quelle illegali, possono essere infatti girate a proprio vantaggio o semplicemente evitate elegantemente.

Vi state agitando perché non sapete come rispondere? Non vi preoccupate, io ho la mia Bibbia personale e voglio condividerla con voi.

Si chiama “Great answer to tough interview questions”, è un libro di Martin John Yate ed è stato definito dal Financial Times come “The best book on job-hunting”. È in lingua inglese, ma non dovrebbe essere un problema visto che se invece lo fosse, i recruiter ci risparmierebbero anche lo stress del colloquio, perché non ci assumerebbero mai a prescindere.libro

Bene, adesso che abbiamo domande e risposte, si stressi chi può! Noi no.

Giovanna Landi

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Come trovare un lavoro trovando lavoro agli altri

PC Nel saggio che sto (un po’ faticosamente) leggendo – The Moral Molecule di Paul J. Zac – l’autore sostiene, in estrema sintesi, che quando trattiamo bene il prossimo, o trasmettiamo serenità, o ci fidiamo degli altri il nostro cervello produce una molecola chiamata ossiticina che si traduce in una sensazione di benessere e felicità.animal-altruism02

Essere altruisti sarebbe quindi, in realtà, un comportamento estremamente egoista.

Gli psicologi sostengono che un atteggiamento altruistico (altruismo deriva da latino alter: altro) nasce da una motivazione profonda ad aiutare gli altri, senza la pretesa di possibili ricompense (la ricompensa nascerebbe, secondo Zac, dal senso di appagamento e felicità attivato dall’ossiticina).

Un risvolto positivo è che, nella mia esperienza, ho scoperto che nella ricerca del lavoro l’altruismo porta sempre un grosso vantaggio: se aiutate gli altri a trovare un lavoro prima o poi saranno loro che vi aiuteranno a trovarne uno.

Mi è infatti spesso capitato di trovare un lavoro a dei giovani laureati o di segnalare per un nuovo impiego o progetto persone già occupate. Nel lungo termine questo impegno come sensale, che ho sempre svolto per creare soddisfazione non solo in chi cercava lavoro ma anche in chi lo offriva, mi ha portato non solo gratitudine e fiducia da entrambe le parti ma anche ingaggi e progetti.

Ecco quindi alcuni consigli pratici per giovani talenti o affermati professionisti che spero vi possano essere utili per rafforzare sempre di più la rete nella quale operate e sfruttare l’opportunità di essere altruisti:

  • se siete un nerd smanettone e vi propongono uno stage in un’azienda specializzata in sport estremi (e la prospettiva vi alletta quanto il bungee jumping) oltre a declinare proponete per quel posto l’amico super fit, che vive con lo zaino in spalla;
  • se siete un consulente e un cliente vi chiede di svolgere un compito al di fuori della vostra portata o esperienza, piuttosto che fingervi tuttologi, conquistatevi la sua fiducia proponendo una persona del vostro network che è più specializzata in quell’ambito;
  • se siete appassionate di lettere antiche che vestono solo di grigio e verdone, o dentro di voi alberga ben nascosta un’amante della moda con la vocazione al marketing che non aspetta altro che uscire dal bozzolo (Patrizia ti ricorda qualcuno?) oppure per quel posto da Zara vi conviene suggerire una persona più adatta a cogliere e sfruttare le ultime tendenze del fast fashion;

e inoltre:

  • segnalate anche ai vostri amici i cacciatori di teste con i quali siete in contatto, diventerete una fonte attendibile di professionalità per i reclutatori e sarete quindi i primi con i quali condivideranno le loro necessità (e a volte sarete proprio voi la persona più adatta per quel lavoro);
  • siate aperti e curiosi, cercate di capire cosa fanno e cosa potrebbero fare i vostri amici, collaboratori, conoscenti: da questo bagaglio di conoscenze potrà nascere l’idea di proporli per un nuovo lavoro e la possibilità di rendere felice chi cercava proprio quel tipo di professionalità;
  • condividete le vostre esperienze, anche negative; potranno aiutare gli altri a evitare di ripercorrete i vostri stessi errori. A volte è meglio essere sinceri e mostrare le proprie debolezze, se volete che gli altri pensino che potreste aver bisogno di un aiuto;
  • aiutate un’altra persona a trovare un lavoro, a migliorare le sue attuali condizioni, ad avere migliori relazioni sul posto di lavoro: oltre a crearvi un amico vi farà sentire meglio l’aver fatto qualcosa di utile;
  • non dimenticatevi i vecchi amici, che fanno parte di circoli che possono essere molto diversi da quelli che ora frequentate. Attraverso i social network adesso è facile mantenere queste relazioni. Restare in contatto con persone con background e interessi diversi non solo vi aiuterà a pensare in modo più creativo ma amplierà il numero di persone e professionalità che potrete suggerire per un nuovo lavoro.

A questo link la conferenza TED in cui Paul Zac spiega cosa ci spinge ad avere fiducia negli altri e comportarci in modo moralmente utile (rispetto al libro – che trovate su Amazon – grazie al video si apprezza il fatto che Paul è un uomo affascinante, anche se ha la pessima abitudine di girare con una siringa con la quale cerca, per confermare la sua teoria, di fare un prelievo a chi sta vivendo un momento di felicità).

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