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Come conquistare il vostro intervistatore e chiudere un contratto


PC Come abbiamo già sottolineato, il rapporto che si crea con tra chi cerca un lavoro e chi lo offre ha molte analogie con una relazione amorosa. lilli_vagabondoPer arrivare alla chiusura di un contratto (matrimoniale o di lavoro) è importante evitare una serie di errori che è forse più facile individuare quando si analizzano i rapporti d’amore. Prendendo spunto da un articolo apparso su mashable.com vediamo quali sono quattro risposte sbagliate alla domanda, assolutamente legittima, “perché è interessato a questa posizione?” che viene quasi sempre posta durante un colloquio. Visto che oggi è la festa della donna (nonché il quarto anniversario di trampolinodilancio!) partirò dal presupposto – per semplicità di scrittura – che apparteniate, come me e Patrizia, al gentile sesso e che il vostro futuro marito vi chieda: perché hai scelto proprio me?

  1. Parlate solo di voi e mai dell’altro.

Immaginatevi quindi un fidanzato che vi chiede perché volete sposarlo. Avrebbe senso vantare solo le vostre capacità culinarie, le vostre performance sessuali, la vostra predisposizione alla maternità, i vostri interessi culturali, le vostre passioni? Non sarebbe più logico spiegare cosa apprezzate in lui e quali affinità condividete?

Quando rispondete evitate di parlare solo delle capacità che possedete: sono doti che potrebbero portarvi a cambiare posto molto rapidamente se riceveste un’offerta migliore. Impegnatevi invece a spiegare come queste capacità incontrano le esigenze dell’azienda che avete davanti.

  1. Parlate di aspetti marginali

Anche se magari l’avete pensato, certo non direste al vostro fidanzato che lo volete sposare perché piace ai vostri genitori o perché ha una casa di vacanza in un posto dove andate volentieri. Allo stesso modo, anche se l’azienda con la quale state facendo un colloquio è vicina all’asilo di vostro figlio o realizza lo smart working, non evidenziate questi aspetti durante l’intervista!

  1. Parlate solo del vostro ex

A chiunque è successo di uscire per la prima volta con una persona e finire col sorbirsi ore di lamentele sull’ex e i suoi difetti. Chi vi assume non vuole avere la percezione di essere una scelta di ripiego che vi appare piacevole solo perché venite da un’esperienza totalmente negativa. Meglio focalizzarsi sul futuro e spiegare cosa vi aspettate dalla nuova avventura lavorativa.

  1. Parlate solo di quanto ci guadagnerete voi nella nuova relazione

È probabile che siate entusiasti di iniziare un nuovo rapporto amoroso perché arricchirà la vostra vita: finalmente andrete di più al cinema con il nuovo fidanzato amante dell’ottava arte, oppure potrete migliorare il vostro girovita, grazie alla sua passione per il movimento. Ma è sicuramente più efficace se gli raccontate come le vostre passioni si potranno unire alle sue e cosa potrete fare insieme. Allo stesso modo spiegate a un’azienda come il vostro entusiasmo potrà contribuire al raggiungimento di obiettivi ambiziosi per l’azienda ed evitate di spiegare che il nuovo posto migliorerà il vostro curriculum.

In bocca al lupo per la chiusura dei vostri contratti (di ogni tipo) e tanti auguri a trampolinodilancio ormai vicinissimo alle 250.000 visite!

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Dal Branding al Personal branding

PC Su questo blog abbiamo spesso affrontato l’argomento del personal branding (il fatto che ognuno di noi è di fatto una marca e come tale comunica e si vende). Daniela Pellegrini, che collabora con me in Iulm, ci fornisce, con il suo classico approccio da personal coach, alcune indicazioni su come trasformare le conoscenze di marketing in indicazioni operative per la costruzione di un brand distintivo e coerente e quindi più facile da vendere. In sostanza ci aiuta a capire come trovare un lavoro o migliorare la nostra posizione. Ho conquistato il vostro interesse? Leggete i suoi suggerimenti!f167fd140c425b4806cbb43eaa1d8863

Daniela Pellegrini: Anche noi siamo Brand e possiamo diventarlo.

Vi sembra strano dirlo? Forse sì, ma riflettete su questo principio prima di andare a fare un colloquio di lavoro, sia che siate alle prime esperienze sia che vogliate cambiare azienda: in pratica state “vendendo” voi stessi e quindi dovete trattarvi come farebbe un brand commerciale. Da qui vi esorto a fare questo passaggio logico: da Brand a Personal Brand.

Il personal branding infatti ci permette di differenziarci dalla massa rendendoci unici e riconoscibili.

Preparatevi quindi a riflettere sul vostro personal brand, utilizzando le quattro classiche leve di marketing.

Come si costruisce un personal brand

  1. Mission

La tua mission è lo scopo della tua attività, il motivo perché la fai. Nel nostro caso la tua mission è il messaggio che comunichi con i tuoi studi, la tua professionalità.

Esercizio: scrivi la tua mission.

Alcuni spunti:

Cosa fai?

Perché lo fai?

Per chi lo fai?

Che problema risolvi?

Perché lo sai fare così bene?

Perché lo fai meglio di altri?

In che modo ciò che fai parla di te?

  1. Prodotto

Noi siamo Prodotto

Il Prodotto siamo noi…: quindi va identificato cosa vogliamo “vendere” senza ego-referenziarsi ma divenendo capaci di ascoltare e comprendere il mercato, individuare bisogni ancora insoddisfatti e rispondere con un’offerta di  noi stessi adeguata e competitiva.

Per farlo rispondete alle seguenti domande:

Quali sono i tuoi punti di forza?

Quali sono i tuoi limiti?

Chi sei?

Come sei arrivato/a qui?

Quali sono i tuoi principali successi?

Come ti vedono gli altri?

Come ti vedi tu?

Come vorresti essere vista/o?

 

  1. Posizionamento

Come nelle logiche di mercato definire il posizionamento è fondamentale per avere un’offerta unica e differenziarsi dalla concorrenza.

Il posizionamento dovrebbe cercare “uno spazio vuoto da riempire”: analizzate i bisogni del target di riferimento, in questo caso la persona che andrete ad incontrare, e le proposte dei competitor, e quindi coloro che faranno o hanno già fatto il vostro stesso colloquio,  in modo da posizionarvi in maniera unica e originale con la propria offerta = voi stessi.

E voi cosa avete di originale da offrire?

Guardate gli annunci di lavoro simili, leggete storie di persone che hanno fatto le vostre esperienze e ce l’hanno fatta, trovate la vostra USP.

  1. Prezzo

Un approccio di marketing classico prevede anche il pensiero anche sulla leva Prezzo. Capisco che potreste obiettare: ma è l’Azienda che fa l’offerta, il mercato è in crisi…Certo, ma definire il nostro valore “economico” è comunque importante e ci aiuta a fare delle scelte.

Due i fattori di cui tenere conto:

  1. definire l’aspetto valoriale del vostro prodotto ( = personal brand, voi stessi), che non solo riveste un valore economico. Quindi chiedetevi: quanto valgo? Quanto posso essere unico ed interessante per l’Azienda?
  2. Definire il costo oggettivo e quindi definire a quanto siamo disposti a vendere il nostro servizio. A quanto oggettivamente sei disposto a venderti o vendere il tuo servizio, facendo i veri conti di cassa dei soldi che ti sono necessari per vivere e di quanto oggettivamente vali perché sei un professionista preparato?

Se foste dei freelance allora il lavoro sul personal brand dovrebbe continuare sulla definizione del target, l’analisi della concorrenza, e poi naming, visual identity.

Ora invece ci siamo soffermati sui colloqui di lavoro presso Aziende e Società quindi concludiamo con un alert:

L’abito fa il monaco…

voi comunicate il vostro brand in ogni momento, quindi è importante che quando vi trovate davanti ad un colloquio i vostri interessi, lo stile, l’abbigliamento, il vostro modo di parlare etc… siano sempre coerenti con la costruzione del vostro brand (= coerenza e credibilità).”

Su quest’ultimo punto abbiamo anche scritto Come vestirsi per un colloquio di lavoro.  E se vi è interessato questo post potreste trovare utili anche  Che prodotto sei? , Come fare carriera alla cena di Natale , Come vestirsi d’estate per una riunione,

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Il vostro cv ha in media 8,8 secondi per farsi notare o cestinare

PC Uno degli effetti collaterali della crisi è il fatto che per ogni richiesta di impiego ci siano, rispetto a un tempo, molte più persone che fanno domanda e probabilmente meno persone che si occupano della selezione (anche i selezionatori sono vittime di tagli e ristrutturazioni aziendali).cestino

Il National Citizen Service,  il programma britannico che offre formazione ai giovani in cerca di lavoro, ha intervistato 500 aziende e scoperto che il numero di cv che arrivano per ogni posizione è raddoppiato in due anni, obbligando i responsabili della selezione a decidere in 8.8 secondi quali tenere e quali cestinare.

Cosa cercano in questi pochi secondi i selezionatori? Innanzitutto quello che viene definito l’elevator pitch: una frase che vi descriva e riassuma le vostre capacità e competenze in modo originale, impattante, dimostrando forza di carattere, tenacia e resilienza.

Un suggerimento sempre valido è quello di evitare gli aggettivi  banali o il cui contrario sia evidentemente negativo (vale la pena di dire che siete motivati? Se non lo foste avreste mandato il cv? È utile aggiungere che siete dinamici? Se foste pigri come un bradipo lo direste?). Resto sempre colpita da alcune frasi di House of Cards, la serie tv che ha a mio parere i migliori sceneggiatori. In un recente episodio un esperto di politica internazionale afferma: “I’d say there are nine consultants in the country who truly know foreign policy. Me: I’m number one. Me in coma, I’m number two.” Memorabile vero? (Se non lo avete capito andate direttamente all’ultimo punto di questo post).

Inoltre, nei pochi secondi dedicati al vostro cv, verranno apprezzate le attività extra curriculari, le passioni e gli interessi, più che i voti ottenuti (in particolare ovviamente se affini all’impiego per il quale ci si candida).

Alcuni suggerimenti formali per assicurarvi di avere impatto anche in 8.8 secondi:

  • Non superate la pagina, soprattutto se siete alla ricerca del primo lavoro. Il format europeo che obbliga ad elencare stage e lavoretti estivi con date e specifiche fa arrivare a due pagine anche i cv di giovani laureandi di 22 anni. Cercate di sintetizzare le diverse esperienze in modo da dimostrare i vostri interessi, ad esempio raggruppandole per temi (attività di volontariato, stage con solo l’elenco veloce del lavoro svolto e dove). Il one page document è una regola aurea che vale anche in questo caso.
  • Aggiungete una foto che comunichi qualcosa di voi: un sorriso e uno sguardo vivace e comunicativo fanno spesso più di tante parole.
  • Usate un carattere facile da leggere, evitate gli eccessi di creatività. Non potete conoscere i gusti di chi lo selezionerà, per questo è meglio usare un approccio standard
  • Formattate in modo utile e piacevole gli argomenti, in modo che sia ad esempio immediato recuperare il vostro numero di telefono o facile controllare qual è il vostro più recente impiego
  • Usate il grassetto per evidenziare le caratteristiche che vi rendono particolarmente adatti al ruolo per il quale vi proponete: può essere l’attuale posizione, se state svolgendo un lavoro simile, oppure una particolare esperienza all’estero, o ancora la conoscenza di una lingua straniera utile per quell’azienda, ma anche un hobby che coltivate da anni (fabbricate mobili in garage? Ditelo se fate domanda al marketing di Leroy Merlin; avete un blog di cucina? Evidenziatelo se mandate il curriculum in un gruppo alimentare; avete realizzato dei video per la scuola? Sottolineatelo se volete farvi assumere in un’agenzia di pubblicità)

E infine alcuni errori che la ricerca indica come sufficienti per far cestinare il vostro cv, anche prima che siano passati i fatidici 8.8 secondi:

  • errori di battitura
  • errori di grammatica
  • tono troppo informale
  • uso di espressioni gergali
  • lista di tutti i voti conseguiti durante gli studi
  • passioni e interessi elencati senza specifiche (ad esempio: la lettura, la cucina)
  • mancanza di attività collegate allo sviluppo personale

Dato che la ricerca è stata svolta in Gran Bretagna manca un punto fondamentale che aggiungo a nome di tutti i reclutatori italiani nell’ambito del marketing e della comunicazione (e non solo):

  • inglese perfetto. Solo pochi giorni fa ho sconsigliato un brillante studente del mio corso di Brand Lab che vuole diventare account dal mandare il suo curriculum nelle agenzie di pubblicità dopo aver visto (forse in meno di 8.8 secondi) che dichiara una conoscenza dell’inglese solo buona. Il miglior consiglio che mi sono sentita di dargli è di andare almeno tre mesi in un paese di lingua inglese, anche a fare il cameriere, per impararlo perfettamente e poi cominciare a inviare cv.
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Come e perché scrivere una to do list quotidiana

cropped-whats-on-my-to-do-list-todayPC Avendo un’irrefrenabile tendenza al multitasking, una bassissima soglia di noia, impegni lavorativi diversi che si sovrappongono e poca memoria sono da sempre costretta a redigere delle to do list, se voglio essere sicura di ricordarmi di fare tutto quello che devo (il tutto funziona ovviamente se poi mi ricordo di guardare la to do list, ma con il tempo ho imparato a metterla in posti molto visibili!).

Alcune liste assomigliano a pizzini che vengono scritti o completati sul divano alla sera prima di addormentarmi,  altre un po’ più raffinate sono segnate sulle note dello smartphone.  Entrambe riguardano solo quello che devo fare il giorno dopo. Ci sono invece delle versioni più strutturate che sono scritte e salvate sul pc e riguardano compiti più strategici e a lungo termine. Hanno compiti e ruoli differenti e sono per me altrettanto importanti.

Ecco alcuni consigli per la to do list quotidiana:

  • Segnatela su un supporto che siete sicuri vi possa seguire negli eventuali spostamenti del giorno dopo: i bordi del quotidiano che state leggendo o il retro di uno scontrino sono ad alto rischio di finire in pattumiera. Tenete quindi nei luoghi dove possono venirvi in mente le cose da fare il giorno seguente un blocchetto e una penna.
  • Al mattino unite i diversi appunti (quello che riporta la to do list del giorno prima, se non siete riusciti a svolgere tutto quanto previsto, quello scritto alla sera, quello appuntato sul cellulare) e decidete l’ordine di priorità. Tenete presente il fondamentale criterio che impone di fare non solo quanto è urgente ma anche quanto è importante. Se avete l’abitudine di iniziare a lavorare prima che comincino a suonare i telefoni, o arrivino i vostri capi, dedicate questi minuti di tranquillità ai lavori che richiedono maggiore concentrazione.
  • Cercate di organizzarla per assecondare il vostro modo di lavorare: se siete metodici, mettete tutte di seguito le mail che dovete scrivere o le telefonate che dovete fare; se amate variare, alternate compiti molto diversi. Ad esempio inserite dopo una lunga ricerca su internet una telefonata che vi permetta di alzarvi e sgranchirvi le gambe.
  • Per alcuni compiti potrà essere importante segnare l’orario: il cliente che fa il part time ed è disponibile solo al mattino, il corrispondente dall’altra parte del mondo che è contattabile solo quando è orario lavorativo anche sul suo fuso, il creativo che arriva dopo le 10 e va sentito o visto prima che si immerga in un altro progetto. Se quanto dovete fare è davvero urgente puntatevi una sveglia sul cellulare.
  • Preoccupatevi quando uno stesso compito viene ricopiato su una nuova to do list più di due volte, perché non siete ancora riusciti a svolgerlo: o state pretendendo troppo dalla vostra giornata, o state sottovalutando l’importanza di questo lavoro (magari perché non vi piace e quindi finisce sempre in fondo alla lista)
  • Concedetevi la soddisfazione di depennare man mano quanto avete fatto, ma ricordatevi che conta più la qualità che la quantità, quindi se avete cancellato molte cose dalla vostra to do list non significa necessariamente che abbiate fatto un buon lavoro.
  • Non stendete masochisticamente lunghissime liste per poi sentirvi depressi perché non siete riusciti a fare tutto. Siate realistici: se è improbabile che il giorno dopo riusciate davvero a finire tutti quei lavori, tralasciate quelli meno prioritari e meno urgenti, ma ricordatevi di inserirli nella lista a lungo termine (altrimenti rischierete di dimenticarvene!)

Nel prossimo post un’indicazione su come io mi organizzo per la lista delle cose da fare nel lungo termine, se avete qualche consiglio o best practice anticipatemeli, che le inserisco ben volentieri!

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Colloqui di lavoro: le domande più frequenti e quelle più bizzarre

PC Giovanna Landi, la mia ex tesista appassionata di personal branding, si sta preparando con l’usuale determinazione e scientificità ai colloqui di lavoro che presto dovrà sostenere. Ha gentilmente deciso di condividere con noi l’elenco delle domande che più spesso vengono rivolte all’intervistato durante un colloquio. Preparatevi le risposte!

“Per i lettori di Trampolinodilancio che ancora non mi conoscono, io sono una “vecchia” tesista della Dottoressa Paola Chiesa. Mi sono laureata in IULM in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa e da Febbraio sto frequentando un Master in Marketing e Comunicazione presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi. Il Master prevede un periodo di stage a partire da gennaio 2015, perciò anche per me si sta avvicinando il fatidico momento dei colloqui di selezione.LANDI 1

Come segnala italentjob.com in un post sull’argomento, il colloquio è “il dramma di ogni neo laureato, il rito di passaggio tra ciò che hai studiato e ciò che dovrai dimostrare. Alcuni lo vedono come una sfida, altri come una condanna al patibolo. In ogni caso, tutti sentono addosso quell’ansia da prestazione”. Per stemperare la tensione, ho pensato di riportarvi le domande tipiche che i selezionatori pongono ai candidati durante i colloqui di selezione perché si sa che non c’è calmante migliore della preparazione.

Il colloquio, pensandoci bene, potrebbe essere associato a un esame universitario. Vi è mai capitato durante la preparazione a un esame, di esercitarvi dando delle ipotetiche risposte a domande uscite nelle prove degli anni o degli appelli precedenti?  Sicuramente sì, e il colloquio di lavoro, per certi versi, e con la dovuta cautela, senza voler banalizzare troppo, altro non è che un esame di cui conosciamo a priori le domande. E se conosciamo le domande tipiche, proprio perché sono tipiche e la probabilità che capitino anche a noi è alta, sarebbe da stupidi non iniziare a ragionarci fin da subito.

Ecco una lista:

  • Mi racconta qualcosa di lei? (È come quando a scuola, l’insegnante dice “parti da un argomento a piacere”, serve a metterci a nostro agio);
  • Mi può dire tre suoi pregi e tre difetti? (Oltre a citarli, bisogna fornire esempi di comportamenti e di situazioni che abbiamo vissuto e che dimostrano quello che stiamo dicendo. Tipo: “Sono molto ambiziosa, per esempio, durante un progetto all’Università…”);
  • Quali sono i suoi punti di forza? E quelli di debolezza?
  • Cosa direbbe di lei un suo amico e cosa un suo nemico?
  • Cosa si aspetta da questo lavoro? Quale competenza vorrebbe migliorare lavorando per noi?
  • Come si vede tra cinque anni?Quali sono i suoi piani per il futuro? (Nessuno assume persone che non sanno cosa vogliono fare “da grandi”, altrimenti ve lo dico subito cosa saremo tra 5 anni se non siamo in grado di rispondere a questa domanda: disoccupati);
  • Quale università ha frequentato e perché ha scelto proprio questa?
  • Potrebbe raccontarmi qualcosa che ha imparato all’università e che potrebbe essere utile in questo lavoro?
  • Le piace il lavoro routinario?
  • Cosa sa della nostra azienda? La conosce? (Ovvio che sì. Come minimo dovrete aver passato l’ultima settimana sul sito aziendale e saperne “vita, morte e miracoli”);
  • Ha qualche domanda da porci? (Non rispondere mai di no. Certo che abbiamo domande da porre, si tratta del lavoro dei nostri sogni e siamo motivati al massimo, o perlomeno questo dovrebbe essere il mood giusto. Durante il primo colloquio evitare domande come “Quanto si guadagna?” o “Chiudete ad agosto?”, sareste automaticamente fuori);
  • Perché pensa che potrebbe piacerle questo lavoro?
  • Pensa di essere adatto a questo ruolo?
  • Cosa pensa di dare alla nostra azienda?
  • Potrebbe definirsi un problem-solver? (Rispondere citando situazioni in cui emerge questa qualità);
  • Qual è il suo livello di energia? Descriva una giornata tipo. (Qui bisogna rispondere in modo che il selezionatore capisca che sappiamo usare il tempo a disposizione e pianificare gli impegni)
  • Perché vuole lavorare qui? Cosa le interessa di più di questo lavoro?
  • Sarebbe disponibile ad andare dove l’azienda decide di mandarla?
  • Perché dovrei assumerla?
  • Cosa può fare per noi che nessun altro può?
  • Come farebbe ad andare d’accordo con differenti tipi di persone? Quali difficoltà le è capitato di affrontare quando ha lavorato con persone con interessi e background differenti dai suoi?
  • Si dia un punteggio da 1 a 10;
  • Cosa la preoccupa maggiormente?
  • Qual è la situazione più difficile che ha dovuto affrontare?
  • Quali caratteristiche personali sono necessarie per avere successo nel suo campo?
  • Preferisce lavorare da solo o con gli altri?
  • Spieghi il suo ruolo come “team member”;
  • Si considera un “natural leader” o un “born follower”?
  • Ha un appuntamento dal medico a mezzogiorno per il quale ha aspettato due settimane. Un meeting urgente viene programmato all’ultimo momento. Cosa fa?

Durante la preparazione degli esami, dopo aver imparato i concetti e aver preparato eventuali risposte alle domande più probabili, si può dire che lo studio è finito. Beh, forse per la maggior parte degli studenti è così, non di certo per me. Io, infatti, durante la preparazione agli esami mi trasformo in una sorta di Marzullo che si pone le domande e si risponde da solo. Sono sempre stata (e continuo a essere) una di quelle che mentre studia tenta di rispondere a domande fortemente improbabili, quasi impossibili, domande che nessuno si sognerà mai di porre in quanto sfiorano la filosofia e la metafisica, quasi domande esistenziali. E, se è vero che il colloquio è come un esame universitario, e che come tale va preparato, adesso per me arriva la fase delle domande impossibili, la fase del “e se mi chiedesse…”. In realtà molte aziende sono anche più fantasiose di me.

Ho pensato di riportarvi le domande più bizzarre alle quali potreste essere sottoposti una volta varcata la soglia di quell’ufficio tanto temuto, più comunemente conosciuto come Risorse Umane:

Ecco a voi le più celebri stranezze provenienti da alcune famose aziende:

  • Qual è la filosofia delle arti marziali? (Capital One)
  • Quale supereroe sceglierebbe di impersonare? (AT&T)
  • Che soluzione troverebbe alla fame nel mondo? (Amazon)
  • Come metterebbe un elefante in un congelatore? (Horizon Groupm Properties)

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  • Cosa ne pensa dei nani da giardino? (Trader Joe’s)
  • Cosa farebbe se ereditasse una pizzeria da suo zio? (Volkswagen)
  • La vita la affascina? (Ernst&Young)
  • Se i tedeschi fossero il popolo più alto del mondo, come lo dimostrerebbe? (HP)
  • In quante differenti modalità può raccogliere l’acqua da un lago e portarla dai piedi di una montagna fino alla cima?(Disney)
  • Nel 2008 quanti soldi hanno speso gli abitanti di Dallas in benzina? (American Airlines)
  • Quante persone stanno usando Facebook a San Francisco alle 14.30 di venerdì? (Google)

Di queste altre domande non ho trovato l’azienda in questione ma sono state poste ultimamente ad alcuni “malcapitati”:

  • Mi racconti una storia;
  • Sta organizzando un party. Scelga dieci personaggi famosi da invitare e ci spieghi perché;
  • Si presenti con analogia a un animale;
  • Quanto vale il mercato degli spazzolini da denti?
  • Che cosa porterebbe con lei su un’isola deserta?
  • Mi venda questa penna. (Converrebbe rivedere il film “The Wolf of Wall Street”. Cliccando qui, potrete rivedere il video delle scene in questione).

Questi sono solo alcuni dei quesiti più particolari richiesti durante i colloqui di celebri multinazionali e non è fantascienza o un qualcosa che “capita solo in America”. Pochi giorni fa ho sentito telefonicamente un amico e mi ha raccontato che durante un colloquio gli hanno dato carta e penna ed è stato sottoposto a questa domanda: “Secondo lei quante palline da ping pong entrano in questa stanza?”. Domande come questa potrebbero provocare un senso d’ansia o di smarrimento, ma a tutto ciò c’è un perché. Chi pone queste domande desidera analizzare l’elasticità mentale dell’individuo, la sua capacità di problem solving anche in situazioni fuori dal comune e il suo modo di approcciarsi alle sfide. A queste domande non esiste risposta giusta, i selezionatori vogliono solo vedere la nostra reazione a una situazione di stress (al riguardo a breve pubblicherò un articolo ad alta tensione riguardo un nuovo “sport estremo”: la stress interview). La finalità è dunque solo quella di verificare la modalità di ragionamento del candidato, testarne i valori e la determinazione, le capacità logiche e le tecniche di ragionamento. Inoltre, questa procedura è un modo per attuare un confronto tra le risposte degli altri candidati e valutarne la migliore. La cosa importante da tenere a mente è che queste domande, pur essendo una piccola parte di tutto il processo riguardante il colloquio di lavoro, possono rivelarsi utili a stimolare un vostro lato creativo che non sapevate di avere. Se questo articolo vi creato un po’ di tensione, pensate al colloquio di lavoro come se fosse un quiz a premi. E pensatevi come concorrenti particolarmente fortunati perché, oltre a conoscere le domande in anticipo, avete sempre a disposizione i tre famosi aiuti. Qui, però, piuttosto che “aiuto del pubblico”, “telefonata a casa” e “50:50”, ci sono la preparazione, la motivazione e un pizzico di fortuna che non guasta mai. Il premio del “Chi vuol essere assunto”, tuttavia, vale più del famoso milione, esso è un solido mattoncino per iniziare a costruire le basi del proprio futuro e per iniziare a farsi strada nel mondo del lavoro.”

Giovanna Landi

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La ricetta del signor Balocco per i giovani talenti: inglese perfetto e innamorarsi di quello che si studia

PC Alberto Balocco, amministratore delegato dell’azienda fondata dal nonno nel 1927 e imprenditore dell’anno nel settore Food&Beverage, è una di quelle rare persone di successo e potere (gestisce un’azienda da più di 150 milioni di euro che cresce anno su anno) che riesce ad essere così vera, gentile e amichevole che si finisce a parlare di figli e scuola nelle pause prima di una nuova versione di montaggio degli ultimi spot che abbiamo girato.

Alberto Balocco, A.d della Balocco

Alberto Balocco, A.d della Balocco

Scopro così che Alberto condivide con trampolinodilancio la certezza che solo un ottimo livello di inglese possa permettere ai giovani di competere nel nuovo scenario internazionale. Una convinzione che ha potuto verificare di persona dato che ha fortemente sviluppato l’espansione sui mercati esteri da quando ha cominciato a guidare, insieme alla sorella Alessandra, l’azienda che il padre aveva industrializzato nel dopo guerra. Scelta che ha contribuito al grande sviluppo negli ultimi dieci anni: un milione di euro al mese per più di 100 mesi.

Mi racconta infatti che è stato recentemente invitato a parlare agli studenti in un liceo e lì, anche a rischio di risultare impopolare e suscitando la difesa di casta di qualche docente, ha detto chiaramente che alle superiori va bene studiare tutte le materie previste (ma forse anche un po’ meno latino…), ma la priorità deve essere sapere alla perfezione l’inglese (per inciso il fatto che abbia trovato il tempo di andare a parlare in un liceo ha confermando il mio sospetto che abbia la dote dell’ubiquità, maturato vedendolo in meno di un mese apparire nel paesino sperduto dove giravamo gli spot, partecipare in Irlanda alla partenza del Giro d’Italia, di cui Balocco è main sponsor, verificare montaggio ed edit di ogni film a Milano, mentre continua a condurre l’azienda).

Contando sulla sua disponibilità e capacità di agire su più fronti,  ho quindi approfittato per porgli le nostre consuete domande:

Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Balocco?

Alberto Balocco: Deve mettere il lavoro ad un livello di priorità molto alta e dev’essere pronto a vivere lo spirito di squadra che da noi si respira un po’ ovunque.

C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Alberto Balocco: Sicuro, è una ragazza. Ha la capacità di macinare tanti progetti, ha il sorriso anche nei momenti più complicati,  non si arrende mai.

Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro?

Alberto Balocco: Essere sé stessi, senza bleffare.

In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Alberto Balocco: Direi in quello operativo, nelle aziende del largo consumo.

Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Alberto Balocco: Suggerirei di scegliere una buona università e di innamorarsi della materia

(Sono perfettamente d’accordo su quest’ultimo punto: se non si è innamorati del marketing e della comunicazione già all’università difficilmente si potrà mettere entusiasmo e passione in quello che si farà in seguito).

Per chi fosse curioso di come Alberto Balocco si sia costruito le competenze per guidare l’azienda, contraddicendo il pronostico che vuole che la terza generazione sia quella che sperpera il patrimonio familiare, questo è il suo percorso di studi: si è laureato a pieni voti in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Torino e ha conseguito il Master in Organizzazione Aziendale e il Master in Controllo di Gestione presso la S.D.A. Bocconi di Milano. Il tutto bruciando le tappe per affiancare appena possibile il padre in azienda: per esempio facendo il militare mentre frequentava l’università (racconta che arrivare in divisa agli esami produceva comunque un effetto positivo… sarà stata la pistola d’ordinanza?).

 

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L’INGREDIENTE SEGRETO? LA PASSIONE

PB Ieri sera con Paola siamo andate al Teatro Franco Parenti per vedere “Peperoni difficili” (spettacolo bellissimo: andate a vederlo).

L’idea era: aperitivo e poi spettacolo. Ma nel foyer (oltre al prosecco) c’era Ornella Vanoni (che concludeva un incontro organizzato dal Corriere della Sera “Donne di Passione”) che  cantava “Rossetto e cioccolato

Conoscete questa bellissima canzone? ve la dedichiamo questa mattina: nella vita ci vuole passione, molta pazienza e un altro po’ di ingredienti che mi paiono perfetti perché la vita sia bella, bellissima, travolgente.

 http://www.youtube.com/watch?v=vndUZhtRlmY

 Buona giornata cari lettori di trampolino!

Ci vuole passione
molta pazienza
sciroppo di lampone
e un filo di incoscienza
ci vuole farina
del proprio sacco
sensualità latina
e un minimo distacco
si fa così
rossetto e cioccolato
che non mangiarli sarebbe un peccato
si fa così
si cuoce a fuoco lento
mescolando con sentimento
le calze nere
il latte bianco
e già si può vedere
che piano sta montando
é quasi fatta
zucchero a velo
la gola soddisfatta
e nella stanza il cielo
si fa così
per cominciare il gioco
e ci si mastica poco a poco
si fa così
è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato
sarà bello bellissimo travolgente
lasciarsi vivere totalmente
dolce dolcissimo e sconveniente
coi bei peccati succede sempre
ci vuole fortuna perché funzioni
i brividi alla schiena
e gli ingredienti buoni
è quasi fatta
zucchero a velo
la gola soddisfatta
e nella stanza il cielo
si fa così
per cominciare il gioco
e ci si mastica poco a poco
si fa così
è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato
sarà bello bellissimo travolgente
lasciarsi vivere totalmente
dolce dolcissimo e sconveniente
coi bei peccati succede sempre

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Auguri a Trampolinodilancio e a tutte le donne

PC Oggi Trampolinodilancio compie due anni! L’anno scorso Patrizia faceva gli auguri a Trampolino e a tutti quelli che ci sono saliti, perché volassero lontano. Spero siano stati  di buon auspicio per i lettori come lo sono stati per Patrizia e me, che, con grande entusiasmo ma anche con molta fatica, abbiamo tenuto in volo Trampolinodilancio, gratificate dai tanti blogger che ci seguono, dai fan su facebook, dai follower su Twitter, da tutti quelli che evidentemente trovano utile e interessante quello che scriviamo. Oggi voglio fare gli auguri in particolare alle donne che come Patrizia e me usano il web per esprimere una parte della loro personalità e capacità che nel lavoro o nella vita quotidiana sarebbero sacrificate.

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Vi invito a leggere la divertente ricerca che ha commissionato l’amico ed ex collega  Roberto Fuso Nerini di  The Vortex sulle Donne sul Web e scoprire in quale profilo vi riconoscete 

maggiormente: siete una Donna Twitter o una Donna Linkedin? Patrizia e io siamo sicuramente delle Donne Blogger, proponiamo di aggiungere la categoria alla ricerca!

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