Archivio mensile:maggio 2013

Come non iniziare una mail di lavoro

PC Ho ricevuto ieri una mail da una studentessa che inizia con Spettabile Paola Chiesa.mail_MUJIMA20100504_0046_40

Mi viene quindi il dubbio che, prima ancora di approfondire le tecniche più sofisticate per scrivere una lettera chiara e persuasiva, sia necessario dare qualche suggerimento ai nostri giovani lettori su come non sembrare degli alieni rispetto al mondo del lavoro (dove plausibilmente sperano di entrare) già nell’intestazione.

Non ho competenze tecniche sull’argomento ma vi dico quanto con buon senso e esperienza ho imparato in questi anni. Ecco alcuni modi per iniziare una mail:

  • Spettabile sicuramente si usa solo per società. A meno che la studentessa non abbia pensato che io fossi una spa con nome e cognome del proprietario, come la Sergio Tacchini o la Calvin Klein, va sicuramente escluso un inizio di questo genere. Il mio consiglio è di non usarlo mai, ma di individuare sempre all’interno di qualsiasi organizzazione nome e cognome di una persona alla quale inviare una mail più mirata.
  • Gentile o gentilissima è come si comincia una mail rivolta a una donna. In Italia siamo molto formali, quindi faccio generalmente precedere al cognome l’appellativo “dottoressa”, anche se non sono sicura che il mio interlocutore abbia effettivamente il titolo di laurea. Direi che se scrivete a un professore in Università potete presumerlo con un certo grado di sicurezza. È più elegante non abbreviare dott.ssa, e tanto meno gent.le . Quindi l’inizio di una mia mail potrà essere: Gentilissima dottoressa Cognome, o Gentile dottoressa Cognome. Mettere anche il nome è, a mio parere, ridondante.
  • Con gli uomini? Credo di non essere smentita se dico che nel marketing, anche scrivendo a persone che non si conoscono, egregio suona immotivatamente pomposo. Ho letto che gentile sarebbe solo per le donne, ma visto che sostengo che i valori femminili, come la gentilezza, sono utili anche ai manager uomini, io inizio anche le mail con riceventi maschi con questo aggettivo.
  • Buongiorno, buonasera: se avete avuto già una corrispondenza con una persona alla quale ancora non date del tu, al posto dell’intestazione formale preceduta da gentile, potete mettere Buongiorno dottor Tal dei Tali, o buonasera, a secondo dell’ora del giorno (credo che il galateo suggerisca il buonasera dopo le 16, chi mi conosce sa che a voce io saluto con buongiorno o buonasera con la più assoluta casualità rispetto all’effettiva ora del giorno. Per iscritto cerco di essere più attenta).
  • Ciao o caro/a. Quando entrate (o siete) in confidenza con una persona potete scegliere tra ciao o caro/a seguito ovviamente dal nome proprio. Di solito lascio che sia un cliente a cominciare con questo approccio più sciolto, e cerco per mimesi di utilizzarlo solo quando anche lui o lei lo fa.

Mi farebbe piacere sapere da colleghi manager aziendali se queste indicazioni valgono anche nelle loro strutture, per non scoprire di essere stata io l’aliena in tutti questi anni!

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Miseria e Nobiltà: precaria di qualità

PB  Noi abbiamo un’amica, la Susi, che ha nel precariato una fede incrollabile.

Con intellettuale portamento  si destreggia, possibilmente malpagata, tra mestieri di ogni natura, preferibilmente avulsi dalla sua formazione.

Se sono stravaganti e un po’ masochisti, meglio.

In una formidabile gimcana tra ambizioni mal riposte , sogni spezzati, crisi economica, un caratterino che guai a dirglielo, un buon numero di filibustieri sulla sua strada (e un istinto per andarli a cercare) ha, dopo una laurea conseguita con lode, fatto i seguenti mestieri:

  • hostess      alle fiere (con piede che al mattino è un 37 e a sera è un 41, anche in      larghezza)
  • promotrice      di Limoncello al ristorante (il papà era nel ramo liquori)
  • account      in agenzia di pubblicità (propose per alcune linee di sanitari in ceramica      i nomi “chiasmo” e “sineddoche”: il cliente ancora la detesta abituato a vasca “Leda” e bidet “cigno”)
  • organizzatrice      di concerti hip hop (in quel periodo passò dalla gonna blu a piegoline al jeans lacerato con il chiodo)
  • speaker      ai concorsi di cavallo (la domenica me la immagino con il nastrino bianco delle scommesse come nella Stangata con Paul Newman)
  • PR      in azienda fashion (non seppe gestirle con il suo capo, che considerava un inetto, e se ne andò preferendo il solito filibustiere)
  • Organizzatrice      eventi per ottici al MIDO (ma la sua vera emancipazione la visse quando passò alle lenti a contatto: il disamore per il prodotto fu evidentemente percepito dai componenti l’associazione)
  • Insegnante      ripetizioni per materie che ha dimenticato e le tocca ripassare.

L’altro giorno ci siamo sentite. In questo periodo di crisi nera, le sue formidabili vicende professionali si esprimono al meglio: è entrata in una pizzeria che cercava una “ragazza” che servisse ai tavoli. Periodo di prova 2 settimane a 4 euro all’ora (negoziate con un colpo di reni a 5 euro dato che si trattava di un nero che più nero non si può).

Il locale era  in linea con la retribuzione: location periferica, menu dozzinale, clienti latitanti. Forse una cameriera laureata, con inglese e francese fluenti (le numerose vacanze all’estero in tempi più floridi e il diploma alla Sorbona garantiscono) automunita, di aspetto gradevole poteva dare un po’ di lustro al locale e garantire a Susi una stabile e allegra professione tra capricciose e margherite.

Finita la prova (ci siamo skipate l’altro giorno) è stata lasciata a casa. Hanno preferito un’altra ragazza perché sapeva portare più piatti contemporaneamente.

A parte che dovrei pagare un fee a Susi su questo post (quando mi ha raccontato della pizzeria mi sono sbellicata dalle risate), ormai lei è diventata il nostro Marchio della precarietà.

Un consiglio: se dovete per forza essere precari, fatelo almeno come la Susi: stravaganti, creativi, improbabili, divertenti.

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Se vuoi diventare un leader punta sui valori femminili

PC Mi segnala Marco Lombardi una conferenza Ted molto interessante di John Gerzema sull’Athena doctrine: riassume Marco “la femminilità intesa come atteggiamento comprensivo e “materno” sembra essere la prima medicina per vivere in questa nuova fase socioeconomica. E infatti Atena, figlia di Zeus, privilegiava la sapienza, la sensibilità, la comprensione alla violenza e alla crudeltà competitiva.”Immagine1
Le persone più innovative sono infatti più flessibili, più “nurturing”, più collaborative. La ricerca di Jonh Gerzema dimostra tra l’altro (vedi il grafico qui sopra)  che i valori associati alla femminilità sono anche quelli più vicini alla leadership. Uno spunto su cui dovrebbero riflettere gli attuali leader, ma anche chi si sta preparando a diventarlo.
Trovate la conferenza completa a questo link http://www.youtube.com/watch?v=YxgTsyL4y0E

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“I VALORI DELLO SPORT AIUTANO ANCHE NEL LAVORO.” INTERVISTA A PIETRO ALLIEVI, BUSINESS DEVELOPMENT IN ADIDAS

PC Una chiacchierata con Pietro Allievi è un rifornimento di energia che ricarica per tutto il giorno. Mi faccio raccontare tutte le esperienze che ha fatto prima di entrare nel team

Pietro Allievi Business Development in Adidas

Pietro Allievi Business Development in Adidas

Business Development South Europe in Adidas e faccio fatica a prendere nota: durante i tre anni della laurea di primo livello in Iulm fa uno stage come strategic planner in Young & Rubicam, uno stage in Unicredit,  lavora come assistente al corso IT dello Iulm stesso e fonda la squadra di golf universitaria. Poi decide di non fare il biennio di specializzazione, e per un paio di anni si occupa di marketing e vendite presso un tour operator. Lì capisce che gli manca una formazione più allargata e si iscrive al Master  in “Imprenditorialità e Strategia” della Sda Bocconi, alla fine del quale non è sicuramente difficile ottenere dei colloqui, duranti i quali è però fondamentale dimostrare al meglio le proprie doti.

Trampolinodilancio: Cosa pensi sia stato più utile durante il colloquio che ti ha portato in Adidas?

Pietro Allievi: In quel colloquio, come in quelli che ho fatto parallelamente in L’Oréal e Unilever, davano per scontate – venendo da un Master ritenuto solido – le competenze tecniche. Hanno invece valutato le competenze attitudinali. Sono alla ricerca di una “materia grezza” da poter far crescere in base alle esigenze dell’azienda. Quello che interessa infatti è la forma mentis, soprattutto quando si è alle prime esperienze lavorative, e non serve fingersi diversi da come si è. Tra l’altro se si è se stessi si è a proprio agio durante tutto il colloquio. Capiscono subito se stai recitando una parte. Nel mio caso penso sia stata apprezzata la curiosità e la proattività che ho dimostrato facendo molte domande sull’azienda e sul settore di riferimento. Un’altra cosa che penso sia fondamentale è raccogliere molte informazioni su fatturato, trend, mercato prima del colloquio. Arrivare preparati è anche importante per capire meglio cosa ti dicono e capire com’è realmente l’ambiente. Ricordiamoci che le aziende ci scelgono, ma anche noi dobbiamo avere la consapevolezza se quell’azienda/posizione è quella dove possiamo esprimerci al meglio. Il colloquio è un buon momento per trovare risposta alle proprie domande.

Raccontaci meglio in cosa consiste il tuo lavoro attuale in Adidas

Il team in cui lavoro riporta direttamente all’Amministratore Delegato, siamo come dei consulenti interni su vari aspetti: dalle vendite, al marketing, dallo sviluppo di piani globali a livello locale alla gestione di processi chiave aziendali, primo tra tutti quello del “Go To Market”. Un’opportunità magnifica per imparare a leggere i dati di tutta l’azienda e sapere come interpretare le diverse situazioni, un bagaglio che mi porterò dietro, davvero utile anche in futuro.

Interessante anche il fatto che lavoriamo in ottica di lungo periodo: infatti il progetto principale di cui sono responsabile è il processo di formazione e di implementazione del piano strategico a cinque anni per tutti i 12 mercati che fanno parte dell’area South Europe.

Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

Il mio primo capo è l’attuale brand manager di Adidas, Alessio Crivelli con il quale ho condiviso fisicamente la scrivania per alcuni mesi e che mi ha insegnato ad approcciare il lavoro come lo sport. Alessio è infatti uno sportivo, ex campione di pallanuoto, che mi ha trasmesso l’onestà, la precisione, la puntualità e la capacità di affrontare con serenità quello che avviene sul lavoro, tutte caratteristiche che uno sportivo deve possedere.

In più ho sempre apprezzato in lui la capacità di premiare chi porta nuove idee (a prescindere se percorribili o meno) e chi ci mette del proprio. Come nella pallanuoto non bisogna stare in disparte, bisogna avere il coraggio di prendere la palla e poi giocare per la squadra, che è un altro insegnamento fondamentale che mi ha trasferito.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Ci sono molte persone che mi hanno fatto crescere e dalle quali ho imparato cose diverse, ma tutte molto utili: da Massimo Carnelli la tranquillità di ragionamento e la capacità di approfondire; da Simone Santini (mio attuale responsabile) la proattività che ti porta a “fare le cose” e non a lasciare le idee su una bella presentazione.

Da Jean Michel Granier, amministratore Delegato di Adidas South Europe e mio mentore durante il training programme quando sono entrato in Adidas, come avere una visione a 360° di tutta l’azienda e anche dei mondi che si collegano all’azienda, senza perdere però l’attenzione al dettaglio. È come quando in una partita di biliardo devi sempre avere in mente il colpo successivo. Quindi devi fare il colpo e farlo bene, con efficacia e precisione, ma senza perdere d’occhio l’intera partita.

In più mi ha insegnato il valore dell’umiltà, che è fondamentale per muoversi all’interno di un’organizzazione.

C’è infine qualcosa che vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Soprattutto nella laurea triennale mancano dei corsi sulle soft skill, che spieghino quali sono gli atteggiamenti più corretti nelle diverse situazioni, a partire dalle cose più semplici. Ci sono ragazzi che non sanno come rivolgersi alle persone, che hanno paura di esporsi.

In più ai giovanissimi consiglio di cercare di restare in contatto con le persone che ti possono insegnare qualcosa, come ho fatto a partire da Marco Lombardi, mio professore in Iulm e capo in Young & Rubicam. Un consiglio o un confronto con persone di cui si ha stima, come ho di Marco, ti apre la mente e risulta sempre utile tanto nella vita quanto nelle decisioni importanti che bisogna prendere. Capire e farsi aiutare dall’esperienza delle altre persone da un valore aggiunto impagabile.

Contatto LinkedIn: it.linkedin.com/in/pietroallievi

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La campagna inTRATTAbili di Mani Tese ha un logo grazie a una giovane creativa

ADV-trafficking1PC Si è concluso il  bando per la progettazione del logo della Campagna inTRATTAbili di Mani Tese, rivolto ai giovani creativi. Un progetto che ho collaborato a sviluppare in parallelo a un approfondimento più strategico realizzato insieme ai miei studenti dello Ied, che hanno fatto uno splendido lavoro. Anche le proposte creative ricevute in seguito al bando erano tutte di qualità e riportavano delle motivazioni molto interessanti, che facevano capire che c’era stato un approfondimento notevole della questione. Purtroppo, insieme con gli altri giurati, abbiamo dovuto fare una scelta, anche se la decisione tra le due proposte rimaste in short list è stata davvero difficile. L’elaborato che meglio ha sintetizzato gli obiettivi descritti nella Campagna contro il traffico di esseri umani in Cambogia e Bangladesh è stato realizzato da Simona Crisafulli.

Il lavoro scelto propone un’immagine di immediata comprensione per tutti: una mano, che ricorda il nome di Mani Tese e i suoi 50 anni di storia. Un gesto, convenzionale e universale, che comunica in modo chiaro la volontà di fermare il traffico di essere umani e di impedire le atrocità legate a questa gravissima violazione dei diritti umani.

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Prospettiva generazionale sul lavoro

7043c34ebcd4afc47ccfe1f77a86450bPC Trovo adorabile questa foto che gira su Facebook. Sono molto coinvolta in quanto grande fan di Kevin Bacon fin dai tempi di Footloose, visto con entusiasmo adolescenziale anche se dal punto di vista anagrafico non lo ero già più, e ritrovato recentemente nell’avvincente The Following. E la trovo purtroppo molto vera nella prima parte, perché la sensazione generale è proprio che manchi denaro, speranza e lavoro in ogni generazione, sia tra i miei coetanei baby boomer (esclusi solo i fortunati già in pensione, che però si ritrovano ad aiutare figli e nipoti), sia tra la generazione X, sia ovviamente tra i giovani della Generation Y.

Non credo però che non esistano più persone in grado di iniettare energia, idee, dinamismo nella società e nel mercato del lavoro come ha fatto Steve Jobs. Ed è più facile che queste persone siano proprio tra i giovanissimi Y. Per questo penso che sia indispensabile che almeno loro non perdano mai la speranza che Cash e Jobs arrivino meritatamente, in particolare a chi dimostra spirito di iniziativa e adattabilità.

 

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