Archivio mensile:aprile 2015

Dress Code: come vestirsi adeguatamente (per lavoro) dove gli altri si divertono.

PB Recentemente sono stata quattro giorni in trasferta. Torneo di Tennis a Montecarlo. Se si fosse trattato di vacanze me la sarei cavata con un trolley tipo bagaglio a mano su Easy Jet. Invece ho iniziato con una valigia mastodontica dettata da inquietudine della stessa dimensione. E sono poi partita con una valigia accettabile (cioè trasportabile da me stessa medesima senza bisogno di mariti, valletti, portaborse).

Al rientro posso dire di non avere sbagliato quasi nulla. Quindi mi permetto di darvi indicazioni preziose su come fare la valigia “di lavoro” quando non si tratta di guadagnarsi lo stipendio in ufficio ma di essere impeccabili in luoghi che non sono palazzi di vetro, sale riunioni, uffici del personale. Insomma in tutte quelle occasioni in cui la mitica camicia bianca non è la panacea di tutti i mali e in cui il dress code  “informale” è in grado di metterci letteralmente in ginocchio e di farci rimpiangere la divisa.

Il rischio è infatti di vestirsi con la felpa (non si era detto “informale”?) come se dovessimo imbiancare la cucina (carriera stroncata sul nascere) o di indossare il gessato senza cravatta (al Country club è quasi meglio la felpa: la giacca grigia se la mette solo la hostess o quello che cambia la cartuccia alla stampante della biglietteria).

Dunque, ecco le situazioni che ho affrontato con sprezzo del pericolo e i relativi consigli per sopravvivere con sufficiente eleganza al rientro in città sperando in una conferma del vostro contratto di lavoro:

  •  Incontro con nuovi partner alla Vip Area del Tennis Club di Montecarlo. Cioè uno dei club più eleganti del pianeta, dove anche il Principe viene a vedere il tennis. Dress cod bianco, bianco, bianco. Se volete con un tocco di blu o di beige o di azzurro Oxford. Bene il gilet in tricot (tipo Giardino dei Finzi Contini, avete letto Bassani?) indossato sopra una polo a manica corta. Se siete donne anche un foulards rosso geranio (color combination tricolore francese) o un tocco di giallo, ma solo se siete miliardarie (con un abitino di Hermès bianco e giallo potete tutto) , altrimenti andiamo sul classico bianco/beige. Ai piedi scarpe comode per andare su e giù e chiare, che suggeriscano sport e passeggiate en plein air (ballerine, mocassini, sneakers vintage tipo Stan Smith).

 

  •  Riunione in barca al mattino. Quasi tutto quello che abbiamo detto per il tennis può essere riciclato (i colori e l’atmosfera non sono così diversi) anche allo Yatch club . Evitate bottoni d’oro tipo ammiraglio o maglioni a pelle tipo capitan Findus. Con qualche piccola avvertenza: in barca si sale a piedi nudi, ricordate quindi di fare pedicure perfetta e mettere lo smalto. Fa anche un po’ freschino, mettete sotto la maglietta della salute (la mamma che ve lo dice sempre ma questa volta ha ragione) e abbiate un piccolo pull di cachemire da tenere sulle spalle e infilare alla bisogna. Siccome le scarpe si mettono in un cesto evitate di portare quelle con il buco sotto la suola “tanto si sale a piedi nudi” a meno che non decidiate di fare tutto il dock scalzi.

 

  • Cena di gala. Elegante. Molto elegante. Ideale uno smoking nero da donna o un tubino nero, con un foulards, una stola per coprire le spalle. Scarpe con il tacco. Borsa piccola a mano. Dentro ci deve stare la chiave della stanza d’albergo, il telefonino (purtroppo non se ne può fare a meno se si va per lavoro), l’invito per la serata, una banconota da 5 euro per la mancia a chi vi apre la porta o vi parcheggia l’auto (ricordate di cambiare prima di uscire: il rischio è di fare una figuraccia cercando disperatamente un po’ di monetine nel portafoglio, o cacciare 20/50 euro per poi rimpiangerli tutta la sera: non vi verranno rimborsati in nota spese!), soldi sufficienti per pagare il taxi al rientro, qualche biglietto da visita, una biro. Droghe, rossetti, sigarette sono a vostra discrezione.

 

  • Cena d’affari. Eleganti ma non troppo. Come se si uscisse a cena a Milano. E’ stata l’unica serata normale, lì ce la saremmo cavata tutti. Ho messo una camicia di seta bianca!

 

Consigli generali:

– non esagerare (non dovete essere i più eleganti, ma non dovete farvi notare come i più fuori luogo: se non ci si accorge di come siete vestiti avete fatto centro)

– non lamentarvi (avete sbagliato e avete freddo? Farete più tardi una doccia bollente; avete saltato il buffet e avete fame? Vi rifarete a cena)

– il bianco e il beige sono perfetti per l’aria aperta e il giorno (vale anche per i pranzi in campagna). Vietato il nero (come ai matrimoni)

– il nero è perfetto per la sera e per i luoghi chiusi. Ma non è la sera del vostro addio al nubilato, né la festa di laurea. Ricordate sempre che si tratta di un incontro di lavoro. Meglio un bottone di troppo allacciato che uno di troppo slacciato.

– cosa non deve mancare per la sera: una camicia bianca, un tubino nero, una borsa a mano, una scarpa con il tacco.

– cosa non deve mancare per il giorno “informale”: un pantalone cinque tasche bianco, una polo di piquet, un tricot blu.

– prima di infilare tutto in valigia disponete sul letto i vari look dalla testa ai piedi e cercate di mettere insieme i capi con una palette colori e stili compatibili in modo che, in caso di freddo polare o caldo torrido, possiate usare le scarpe da pioggia su diverse combinazioni e viceversa. La stola da sera , annodata intorno al collo può diventare una sciarpa (io l’anno scorso a Wimbledon mi sono annodata al collo la camicia da notte lilla, ma qui vuol dire essere cintura nera di stylist & sopravvivenza). Evitate di avere una mise tirolese per la sera e una versione Brigitte Bardot per il giorno perché in caso di pioggia sarà difficile mettere le pedule con la camicia vichy azzurra.

Il vostro obiettivo non è essere originali, ma essere adeguati. Quindi meglio un po’ noiosetti nei colori ma in grado di trasportare da sole la vostra valigia. Senza lamentarvi. Se non trovate nessuno ad aiutarvi, avrete per lo meno conservato i 5 euro di mancia e avrete smarcato anche la trasferta “informal dress”.

Essere invitati al matrimonio del vostro capo che ha deciso di dire il fatidico “si” in montagna è argomento ancora più arduo. Per aiutare la nostra amica Patri C. ad essere bella come Anna Karenina senza fare un mutuo abbiamo dovuto scomodare la Simo che ha il guardaroba di una star. Ergo: oltre al buon gusto servirebbe avere una amica come la Simo.

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Quando l’Algoritmo sta al Business come Virgilio sta a Dante: Egomnia ci porta a riveder le stelle

PB Matteo Achilli, il nostro enfant prodige fondatore di Egomnia, è ormai un saggio ventitreenne e oggi lancia la nuova versione internazionale del suo portale al Vodafone Village di Milano.

10.000 Beta tester saranno solo l’aperitivo prima di rendere Egomnia completamente accessibile a tutto il mondo.

Ad oggi più di 14.000 ragazzi sono stati reclutati per mezzo di egomnia.com, il primo social network italiano per fare incontrare domanda e offerta di lavoro. Come una pila nell’oscurità, un interprete su marte, una guida in una città straniera, Egomnia guida le aziende a trovare il loro candidato ideale, con l’obiettivo di diventare il portale di recruiting di riferimento per i giovani talenti. Merito, Servizio, Talento. Il tutto codificato e ordinato per essere reperibile.

L’algoritmo inventato da Matteo che consente di elaborare un ranking dei curricula degli iscritti e di offrirli in modo meritocratico alle aziende (oltre 1000!) che si sono accreditate, è stato perfezionato e revisionato. Come quando si industrializza il prototipo di un abito, o il bouquet di un nuovo profumo.

Ora l’algoritmo è abbastanza grande per girare in tutto il mondo, ma è rimasto un po’ bambino: si è inventato anche gli Egomoney , moneta virtuale con cui le aziende pagano il servizio. Forse quando usciremo “ a riveder le stelle” ci troveremo a Parco della Vittoria.

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Tutti hanno diritto a un trampolinodilancio

PC E’ una settimana che faccio colloqui, ma – non se ne abbiano a male i candidati che ho intervistato – il colloquio che sicuramente mi rimarrà nel cuore è quello che hanno simulato Giovanni Mazzariol, un bambino down di 12 anni, e suo fratello Giacomo, di 18, per la giornata mondiale sulla sindrome di Down. La frase che conclude è da tener presente per qualsiasi intervista: “Dentro ogni persona c’è un mondo unico. Non guardate gli altri soltanto con i vostri occhi. Siate autentici, siate spontanei. Restate semplici, restate veri.”

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