Archivi categoria: Soft Skills

Quelli del marketing se la tirano. E fanno bene

Cynar and Cynar Original

Cynar and Cynar Original (Photo credit: Wikipedia)

PB  Ultimamente,  parlando con il responsabile delle risorse umane di una nota azienda di moda italiana, si argomentava  di quanto in questo periodo di contrazione dei consumi, le ricerche del personale si siano focalizzate su figure commerciali piuttosto che di marketing.

Le aziende puntano su azioni di tattica per aumentare (o mantenere) i loro ricavi, piuttosto che spendere in fumosi – e costosi –  strateghi da collocare all’ultimo piano.

E un po’ non hanno torto se pensiamo che a creare lo stereotipo del fighetto del marketing che se la tira hanno contribuito molti personaggi più o meno inutili che assomigliano agli “stilisti milanesi”  parodiati da Elio nella pubblicità del Cynar. Simpatici a volte, ma sempre personaggi di contorno, che fanno colore e contribuiscono all’arredamento della show room quando tutto va bene e i budget paiono infiniti. Ma davvero non è più tempo (quando mai lo è stato?) di un marketing che si esaurisce in un Power Point e nella produzione di gadget originalissimi e carinissimi.

Eppure mi sento di difendere la professione. Quella vera e piena di contenuti. Che è vitale e non deve stare al terzo piano ma in ogni ingranaggio della macchina aziendale.

Se gli imprenditori italiani credono che essere strategici sia un lusso che oggi non possono permettersi sbagliano, e la sorte delle loro aziende  è la prova vivente dei loro errori.

Scegliere se puntare sul livello di servizio, sulla facilità di accesso (un negozio Intimissimi in ogni centro storico o commerciale d’Italia) o sull’esclusività, l’aspirazione a fare parte di un mondo ideale (Abercrombie, solo a Milano, solo con la coda), conoscere il valore del proprio marchio o del proprio prodotto, individuare quello che vuole un consumatore (un uomo può volere un parcheggio comodo fuori dal Brico, una ragazza una gamma infinita di smalti turchesi in piccolo formato da Kiko), intuire una opportunità e saperla cogliere, avere il naso per capirla quando non ci sono i dati e i tempi per saperla, non è un valore accessorio, non sono solo cavoli del brand manager. Sono quello che fa vivere e pulsare un’azienda.

Quindi se il marketing è solo di facciata e ignora il mercato, i fatturati, le idee e la intelligenza, non ha ragione di essere, non più di un centrino di pizzo in fondo alla madia. Ma se è quello vero, se si occupa dei prezzi sapendo che sta costruendo un posizionamento di brand (ma non ignora le esigenze di cassa), se si occupa di stile (ma sa che non tutti hanno 20 anni e pesano 48 kg) , se stampa un catalogo (ma non desidera abbattere una foresta per realizzarlo), allora è quel lavoro per cui vale la pena avere studiato, letto , viaggiato, chiacchierato, capito.

Quando questo tipo di markettaro incontra uno delle vendite, uno di quei draghi “che saprebbero vendere un frigo al polo nord” con il nodo grosso alla cravatta, allora dentro il suo cuore un po’ se la tira. Per me fa bene.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

In medio stat virtus

English: THE KREMLIN, MOSCOW. President Putin ...

English: THE KREMLIN, MOSCOW. President Putin being interviewed by the Italian newspaper Corriere della Sera. Русский: МОСКВА, КРЕМЛЬ. Интервью итальянской газете «Коррьере делла сера». (Photo credit: Wikipedia)

PB  Leggo sul Corriere della Sera del 18 maggio un articolo che riprende un pezzo di Sue Shellenbarger (editorialista del Wall Street Journal) sulle cinque tipologie di impiegati ammazza- riunioni: il Dominatore, il Complottista, il Divagatore, il Burlone, lo Scettico.

Articolo divertente e estremamente realista come ben sanno coloro a cui spesso è toccato partecipare a interminabili e inconcludenti riunioni di lavoro.

Nello stesso tempo però, come per i farmaci che sotto dosati sono inutili, sovra dosati avvelenano e nella giusta dose guariscono, anche queste tipologie umane infestanti hanno in nuce gli elementi che, nella giusta dose, fanno funzionare le riunioni e le aziende.

Il Dominatore, velenoso quando è prepotente e non lascia spazio alla espressione degli altri, è salubre quando tira le fila, ha la ledership e l’autorevolezza per trascinare la squadra. Non c’è nulla di peggio di riunioni che cominciamo quando si vuole, finiscono per stanchezza o perché è ora di pranzo, hanno un ordine del giorno disatteso e prendono direzioni variabili secondo il tempo o gli umori dei convitati.

Il Complottista, che a fine riunione vaticina la catastrofe alla macchinetta del caffè e lo Scettico che lancia dubbi epocali quando la soluzione pare ormai trovata, in piccole dosi sono quelli che mettono in luce i rischi e i punti di debolezza dei progetti, promuovendo lo sviluppo di piani di sostegno e messa in sicurezza nella previsione di possibili contrarietà (pioggia in caso di party all’aperto, brufolo sulla punta del naso la mattina del colloquio , sciopero dei mezzi pubblici il giorno degli esami)

Il Burlone e il Divagatore, non lasciati a ruota libera come se fossero sul palcoscenico di Zelig, possono allentare la tensione, cortocircuitare discussioni improduttive e consentire una visione periferica che può arricchire lo scenario con la percezione anche dei segnali deboli. Una battuta divertente è in grado di arrestare una sterile polemica da cui pare non si riesca a uscire. Un intervento che pare fuori tema può cambiare la prospettiva e far intravvedere un orizzonte migliore.

Io dovrei accompagnarmi con Scettico perché sono stucchevolmente ottimista (e anche piuttosto pigra), quindi non porto il cerotto in borsa anche se ho le scarpe nuove, non ho mai l’acqua in automobile perché tanto ci sono gli autogrill e non ho i contanti tanto c’è la carta di credito (una volta a Parigi ho perso il volo di rientro a Milano perché non avevo denaro per pagare il taxi, ero in ritardo perché non avevo previsto il traffico del venerdì sera in uscita dalla città, non avevo verificato che la macchina che avevo prenotato fosse dotata del POS: quanto ho desiderato in quel momento avere dentro di me almeno un piccolo pezzo di  Complottista!)

E voi siete in grado di dosare ciò che avete in abbondanza (per non essere indigesti) e di cercare nei colleghi e nei compagni di viaggio ciò che vi manca (per non essere insipidi)?

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

INTERVISTA A NICOLO’ SABELLICO – DIRETTORE MARKETING NAUTOR’S SWAN

PC  Alla base del futuro nel lavoro, soprattutto in questo periodo di crisi, ci sono principalmente le relazioni: e non parlo solo dell’abilità nel mantenerle, ma anche dell’attitudine a entrare in contatto empaticamente con gli altri. Il successo di Nicolò Sabellico nasce anche dalla straordinaria abilità nell’entrare in relazione con i suoi interlocutori.

Dopo alcuni anni in Armani, dove ha iniziato nel Marketing e ha continuato nel Commerciale,  è oggi  il giovanissimo direttore marketing di Nautor’s Swan –  il produttore dei più prestigiosi yacht del mondo, del Gruppo Ferragamo.

Patrizia e io abbiamo conosciuto Nicolò quando sua sorella (nostra amica da sempre) mi ha chiesto, come favore, di fare una chiacchierata con il fratellino per aiutarlo a capire qual era la sua vera strada.

Nicolò, infatti, aveva cominciato a lavorare giovanissimo, parallelamente all’università, in una piccola azienda dove nel giro di pochi anni aveva fatto tutta la carriera possibile, rispondendo direttamente alla proprietà.

Quando l’ho incontrato la curiosità che esprimeva per il mondo del marketing, la sua voglia di capire e il suo entusiasmo sono stati talmente contagiosi che quando proprio il giorno dopo (il fattore “c” è sempre importante!) Patrizia mi ha chiesto di segnalarle un mio studente per uno stage le ho invece proposto di incontrare Nicolò, che è poi stato scelto.

Sabellico mi ha rilasciato l’intervista dal terminal di un aeroporto, in partenza per Mosca, insieme a Ferragamo, per incontrare un ministro russo, che sicuramente saprà conquistare con il suo sorriso e la sua genuina voglia di stabilire un contatto.

Trampolinodilancio:  Perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Nicolò Sabellico: E’ stato molto importante essere sincero e trasparente ma sicuro e determinato; chiaramente mi riferisco alla sessione di colloqui in Intai  (divisione di Armani) prima con Patrizia e poi con il perfido e temuto Ing. Fanto. Fantò aveva la fama del cinico licenziatore… una figura simile al Duca Conte Barambani. L’ultimo colloquio con Fantò è stato determinante nell’ultima fase , con questo scambio di battute: “Sabellico, ma se lei dovesse scegliere tra…”  io non avevo neppure capito la domanda, così dopo una pausa di riflessione ho risposto: “ Senta, io andrei in ginocchio dalla Bolzoni a chiedere di spiegarmi la sua domanda  che francamente non ho minimamente capito”. Lui mi ha risposto: “Risposta esatta Sabellico, lei è pazzo ma mi piace, quando cominciamo?”

Trampolinodilancio:  Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

Nicolò Sabellico: Ordine, disciplina, gestione del tempo, gestione delle priorità

Trampolinodilancio:  Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

Nicolò Sabellico: Correttezza, educazione e rispetto

Trampolinodilancio:  Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Nicolò Sabellico: Mi ha fatto capire che il lavoro, e in particolare il marketing, è prima di tutto buon senso , e il buon senso si ottiene dalla curiosità per tutto.

Trampolinodilancio:  Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Nicolò Sabellico: Le lingue straniere… non saperle ( molto bene) rappresenta un grave ostacolo.

PB Per chiudere l’intervista, aggiungerei, che il Sabellico era energetico e ipercinetico (caratteristica utile in alcuni ambienti lavorativi dove la nobile indolenza ha bisogno di un’iniezione di plasma), seducente con uomini e donne, gentile con le secchione della contabilità e le vampire da show room. Aveva la freschezza della pietra grezza. E le potenzialità di un sofisticato gioiello. Materiale interessante per una azienda a cui interessa investire sulle risorse umane.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Italia – Estero 0 a 3. E poi la rivincita

Driver 76

Driver 76 (Photo credit: Wikipedia)

PB  Avete mai fatto caso al fatto che non vediamo più le cose che ci sono consuete? E che se invece modifichiamo il paesaggio intorno a noi diventiamo osservatori acuti e intelligenti?

La scorsa settimana ho interrotto il ritmo casa-macchina-traffico-parcheggio-ufficio e sono andata a Roma a vedere il tennis.

Nei quattro giorni in cui sono rimasta nella città eterna, mi sono imbattuta in diversi giovani lavoratori, alcuni dei quali mi hanno lasciato il buon umore, altri l’amaro in bocca.

Il driver della navetta che dal parcheggio remoto e low cost di Malpensa mi ha portata al terminal2, a prendere un volo altrettanto low cost, era nero come la notte, parlava correttamente l’italiano, ascoltava il corano alla radio e conosceva a menadito orari e terminal dei voli, smistando noi passeggeri con grande savoir fair. Un signore che andava a Berlino e aveva lasciato il biglietto in valigia, avrebbe forse perso il volo delle 8,50 se il colto conducente non avesse conosciuto il tabellone delle partenze a memoria. Arrivati a destinazione, mi ha dato la valigia e augurato buon viaggio.

Il responsabile di sala dell’Hotel dove alloggiavo era indiano, elegante come un maharaja, conosceva l’italiano, aveva modi squisiti e gentili e preparava il the per la colazione con la grazia che ti saresti aspettato in una colonia britannica.

Il dog sitter a Villa Borghese non so se conoscesse l’italiano, ma sicuramente ci sapeva fare con i cani: ne portava cinque contemporaneamente senza che si azzuffassero tra loro, con l’autorevolezza di un domatore di leoni.

Il ragazzo delle pulizie dell’area ospitalità degli Internazionali BNL d’Italia, parlava un romanesco piuttosto sguaiato, ha scroccato il primo giorno un caffè, il secondo due cappellini, il terzo ha provato con le tshirt, lasciando il suo secchiello per pulire i vetri e la relativa spazzola in mezzo al terrazzo e sprofondando la sottoscritta in un discreto imbarazzo. Dopo le sue pulizie piuttosto sommarie, passavamo a raccattare i mozziconi e le cartacce che aveva tralasciato.

Dunque, se devo sottolineare gli elementi professionali vincenti in cui mi sono imbattuta e che vi prego di tenere a mente mentre iniziate la vostra carriera, direi:

–          la buona conoscenza di almeno una lingua straniera (e quelli in cui mi sono imbattuta non la hanno certo appresa al college)

–          la competenza e la preparazione che non si fermi al minimo sindacale ma che dia un po’ di valore aggiunto (il driver del parcheggio deve saper guidare, ma se conosce anche l’orario dei voli e da dove partono il servizio diventa ottimo)

–          la gentilezza e la grazia per sapersi comportare adeguatamente in ogni situazione (evitando la volgarità del troppo e la freddezza del poco)

Peccato che nei miei quattro giorni romani gli stranieri abbiano battuto gli italiani 3 a 0.

Poi però le ragazze del tennis, domenica, hanno riportato parte dell’onore in patria. Roberta Vinci e Sara Errani hanno vinto il Torneo nel doppio femminile. Sono state belle (più del Maharaja) brave (più del Driver) e piene di grazia (più del dog sitter domatore).

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , ,

Incomprensioni con il capo? Forse e’ a causa del generation mix

Le diverse generazioni hanno modi differenti di concepire la leadership, per questo spesso si verificano degli scollamenti tra le attese dei dipendenti e quelle dei loro capi. È quanto ha confermato la ricerca Giovani e Lavoro:dall’inserimento alla gestione del Generation Mix realizzata dalla Fondazione Istud.

Lo studio ha posto le stesse domande alle tre generazioni nelle quali si divide l’attuale forza lavoro:

– “baby boomers” (nati dal 1946 al 1964)

– “generazione X” (nati dal 1965 al 1980)

– “generazione Y” (nati dopo il 1980)

Ne è emerso che i “Baby Boomers” pensano che un capo debba essere caratterizzato da competenza, esperienza, capacità di guida ed equità. Dato che il loro capo è generalmente anche lui un Baby Boomer sono quelli che riscontrano un minore scollamento tra aspettative e realtà.

I membri della “Generazione X” si aspettano invece che il loro capo sappia coinvolgerli attivamente, chiedono capacità di delega e di ascolto. Sono quindi più insofferenti agli atteggiamenti di accentramento e di non accettazione del confronto da parte dei propri responsabili.

Infine gli appartenenti alla “Generazione Y” – cresciuti sotto la supervisione di genitori “elicottero” sempre pronti a pattugliare e difendere i loro piccoli – si aspettano che i loro capi li proteggano dalle incursioni di altri attori organizzativi e che rappresentino un punto di riferimento sicuro.

Inoltre, vorrebbero che la leadership fosse “colorata e stimolante”, in modo da ritrovare, anche sul lavoro, la molteplicità di stimoli coinvolgenti ai quali sono abituati nella vita.

Queste differenze nei confronti della leadership non sono che un effetto dei diversi valori che animano le tre generazioni. In America si dice che i baby boomers sono cresciuti nell’ottica delle classiche famiglie “my three children” mentre le generazioni successive sono state allevate in famiglie stile “my two dads”.

Abbiamo chiesto a Luca Quaratino – co-autore della ricerca e Professional Training & Coaching Consultant – cosa può consigliare ai giovani talenti che entrano in un’organizzazione dove si confrontano con dei capi Baby Boomers (una ricerca ha recentemente provato che il management italiano è il più vecchio d’Europa) o appartenenti alla Generazione X.

Luca Quaratino: In primo luogo, essere consapevoli che le differenze nello stile di leadership sono spesso figlie dell’appartenenza generazionale e che quindi i comportamenti del proprio capo generalmente non vanno condotti a una sua cattiva disposizione nei nostri confronti (un pregiudizio personale), ma al differente modo di intendere il ruolo.

In secondo luogo, imparare a comunicare con efficacia la proprie aspettative (in quanto appartenenti a una differente generazione) nei confronti del proprio capo, chiarendo il tipo di supporto e di approccio di cui si necessita. Fare questo con efficacia diventa un modo per aiutare il proprio stesso capo a crescere e migliorare.

Infine, non dimenticarsi di queste differenze quando si diventerà responsabili di altre persone, che potrebbero fare parte di gruppi generazionali diversi. Per un giovane Y può essere davvero una sfida interessante gestire un gruppo di lavoro in cui siano operativi Baby Boomers o appartenenti alla Generazione X: sarà in grado di garantire quella poliedricità di stile di leadership che tanto sentiva necessaria quando era nelle vesti di neoassunto?

La ricerca completa è scaricabile dal sito http://www.istud.it

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Egomnia: il social network che trova lavoro ai giovani talenti

Egomnia è stata definita la più interessante start up italiana. Sicuramente si sta dimostrando la più utile per i giovani in cerca di lavoro. Si basa infatti su un algoritmo che classifica secondo un criterio universale i curricula degli utenti in modo da facilitare la selezione da parte delle aziende. Un social network che  –  a due mesi dal lancio – mette in contatto quasi 50 mila iscritti (laureandi e laureati) con 200 società.

Per entrare nella community è sufficiente compilare i campi relativi a titoli accademici, certificazioni, esperienze lavorative e di studio all’estero, tirocini/stage e informazioni nell’area delle soft skills. L’algoritmo dà maggior peso alle esperienze fatte all’estero, in linea con quelle che sono le esigenze di chi assume (come abbiamo già avuto modo di sottolineare più volte) e posiziona il candidato all’interno di vari ranking che semplificano la selezione da parte delle aziende iscritte..

È facile capire perché abbiamo ritenuto che Egomnia fosse un argomento interessante per  i nostri lettori, ma ciò che lo rende ancora più speciale è l’esser stata creato da un giovane di 20 anni, Matteo Achilli, ormai etichettato come lo Zuckerberg italiano.

Matteo ha gentilmente accettato di farsi intervistare nei prossimi giorni da trampolinodilancio, in modo da condividere con altri giovani talenti le sue esperienze e i suoi utili suggerimenti. Ne anticipiamo uno: quando non riceveva risposta a nessuna delle email che inviava alle aziende Matteo ha continuato a credere nel suo progetto ed è riuscito a svilupparlo facendo leva sugli studenti. Ora sono giornalisti e aziende che lo cercano.

Il consiglio di Matteo Achilli è quindi ” quello di non arrendersi mai e di credere in quello che si sta facendo. Le soddisfazioni arriveranno e, anche se il progetto dovesse fallire, avrete delle esperienze che vi faranno crescere come persona.”

http://www.corriereuniv.it/cms/2012/05/matteo-lo-zuckerberg-di-casa-nostra

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

INTERVISTA A SIMONA BARONI, GROUP PR AND COMMUNICATION DIRECTOR IN DOLCE&GABBANA

PB  Simona Baroni è il classico caso di investimento professionale sul proprio talento.

Fin dal primo vagito credo si sia occupata di Pubbliche Relazioni. Cioè le sue feste di compleanno sono sempre state le più affollate, conosceva prima degli altri qual era il locale che aveva appena aperto a Milano e nel quale valesse la pena fare una comparsata, era in grado di fare un aperitivo, una cena di laurea e un pigiama party nella stessa serata.

Ha tenuto con costanza eroica le relazioni tra gli amici di scuola, quelli di danza, quelli del teatro cosicché tutti noi, analfabeti relazionali, godiamo del beneficio di non esserci mai persi di vista grazie a lei.

Non ho mai veramente capito se ci riesce perché è simpatica o perché non ha sonno. Io potrei uscire nel cuore della notte senza preavviso solo se un meteorite colpisse il mio isolato. Lei può fare la doccia e cambiarsi dopo avere cenato con i bambini e fatto il cambio armadi per andare a ballare ai Magazzini il venerdì sera.

Si ricorda il nome dei compagni di classe delle elementari, conosce i gusti di mezza stampa mondiale, riconosce dei ristoranti lo chef e il buttafuori, dei giornali il direttore e chi corregge le bozze.

Incompatibile con l’isolamento, non frequenta location con cui non si possa arrivare con i tacchi, ma sarebbe in grado di far diventare amici un tronista e Erri De Luca. Perché sorride come una velina, ma legge come una prof dell’800. By the way, non si lamenta mai, neanche per il mal di denti.

Ora è Group PR and Communication Director di Dolce & Gabbana e le abbiamo chiesto quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in una importante Maison di moda come quella in cui lavora:

Simona Baroni:  “La caratteristica imprescindibile è la passione per la moda. Poi curiosità, disponibilità e flessibilità. Ovviamente conoscenza della storia della moda e del panorama internazionale. Inglese parlato e scritto a livello più che buono.”

Trampolinodilancio: “C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?”

Simona Baroni: “Fortunatamente ci sono più persone che si sono rivelate speciali e di grande professionalità. In particolare alcune di loro hanno fatto un bellissimo percorso arrivando ad occupare posizioni importanti con esordi da stagisti o da assistenti.“

Trampolinodilancio: “In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?”

Simona Baroni: “Io mi occupo di comunicazione e nel nostro settore le prospettive di sviluppo ci sono in tutti gli ambiti: ma la crescita non avviene in modo automatico.”

Trampolinodilancio: “Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?”

Simona Baroni: “Di avere una forte cultura di base poiché anche se la percezione del mondo della moda è a volte un po’ “leggera”, in realtà il livello di conoscenza e competenza gioca un ruolo fondamentale. Essere appassionati, curiosi e informati.”

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Meglio informati o innamorati? Chiedilo a Vasco Rossi

Vasco Rossi - 01

Vasco Rossi – 01 (Photo credit: pomeso)

PB  Nella intervista a Simona Baroni che pubblicheremo prossimamente, uno spunto molto interessante sarà a mio parere quello relativo al concetto di Informazione.

Poiché se è ben chiaro che una solida base culturale è indispensabile per districarsi nel mondo dei segni e della comunicazione, non dobbiamo dimenticare che l’informazione è quella che ci fa surfare sulla cresta dell’onda e respirare l’air du temp.

Mentre lo scienziato pazzo e geniale, il grande scrittore misantropo, il chirurgo visionario, possono godere di un quasi opportuno e fascinoso isolamento, chi si occupa di comunicazione non può non sapere che cosa è successo oggi, quale mostra aprirà domani, quali sono i film appena usciti, con chi è fidanzata questa settimana Belen, cosa succede al festival di Cannes, chi ha vinto lo scudetto o quali celebrazioni si prevedono per il 20° anniversario della morte di Falcone e Borsellino.

Senza pregiudizi e senza troppo snobismo, si dà un’occhiata al blog di tendenza  e a Vanity Fair, al Corriere della Sera e ai risultati degli Internazionali di Roma.

Quindi anche se è più chic andare dal parrucchiere con Anna Karenina nella borsa, partite leggere e sfogliate i magazines di gossip mentre vi fanno la piastra. Andandoci, anziché guardare le punte dei vostri piedi, sbirciate i manifesti dei concerti, quelli della pubblicità, le vetrine dei negozi.

Chiaro che se invece di un posto di lavoro all’Ufficio Stampa o in Agenzia, state cercando un fidanzato, Anna Karenina a manetta e sguardo assorto. Vasco Rossi non avrebbe scritto Alba Chiara per una informatissima PR con i tacchi a spillo.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

Prepara le risposte a queste 3 domande e sei pronto per qualsiasi colloquio

Copper Peak Ski Jump, from the bottom of the j...

PC Forbes sostiene che in realtà sono solo tre le domande importanti che chi seleziona un candidato si sta ponendo e alle quali vorrà una risposta:

  1. Sei in grado di fare il lavoro?
  2. Ti piacerà questo lavoro?
  3. Possiamo tollerare di lavorare con te?

La prima domanda è relativa alle competenze tecniche, la seconda alla motivazione, la terza alle  soft skills.

Per quanto riguarda le competenze tecniche Filippo Romanini  (Direttore Barilla LAB for Knowledge Innovation) a un recente convegno Iulm raccontava che quando in Barilla reclutano un candidato si chiedono non solo se sa fare il lavoro per il quale è stato selezionato, ma se saprà arrivare al secondo posto in termini di promozione, quindi non al posto successivo, ma a quello ancora dopo.

È quindi importante far capire durante il colloquio le proprie competenze attuali ma anche le proprie potenzialità.

Le motivazioni sono un altro elemento fondamentale. Una recente ricerca internazionale dal titolo “Engagement Research: cosa fare per permettere alle persone di lavorare al meglio”, condotta dal CeRCA – dell’Università LIUC in partnership con la London Business School ha evidenziato che in Italia gli elementi motivanti sul lavoro sono sicurezza del posto di lavoro, bilanciamento tra vita privata e lavorativa e riconoscimento del proprio contributo. Credo però che i giovani talenti che vogliono cominciare una carriera nel marketing o nella comunicazione diano più rilevanza a quello che è  il terzo elemento  a livello generale. Concordo con Bill Guy – Cornerstone International Group CEO, citato nella ricerca di Forbes – che sottolinea che gli impiegati più giovani non desiderano essere pagati semplicemente perché lavorano sodo, ma lavoreranno sodo perché amano l’ambiente e le sfide associate con il loro lavoro.

Ne deriva che i capi che sanno creare un ambiente stimolante e sfidante sapranno attrarre e tenere gli impiegati migliori, come hanno sostenuto anche Dave e Wendy Ulrich, (professore della Ross Business School dell’Università del Michigan e psicologa, esperta di coaching), durante il convegno “Sense-driven company – Come i leader creano organizzazioni generatrici di senso e successo”, che si è tenuto il 9 maggio scorso a Milano (vedi per maggiori dettagli http://www.corriere.it/economia/trovolavoro/12_maggio_11/consigliere-arte-motivare-dipendenti-crisi_b4a0887c-9b4f-11e1-81bc-34fceaba092f.shtml).

Infine le soft skill sono determinanti per convincere chi seleziona che saprete amalgamarvi perfettamente nell’organizzazione. Forbes lo definisce il “cultural fit” ed è valido sia per i manager, che devono essere in grado di comprendere e interpretare la cultura dell’azienda che sono chiamati a guidare, sia per i giovani, come abbiamo già avuto modo di segnalare: durante il colloquio sarà quindi fondamentale sottolineare quegli elementi della propria personalità e formazione che si ritiene siano più in linea con la società per la quale ci si candida.”Rehearse, rehearse, rehearse”, per tornare a citare gli insegnamenti di Marco Lombardi: la preparazione è fondamentale anche per fare un colloquio.

Per approfondimenti http://www.forbes.com/sites/georgebradt/2011/04/27/top-executive-recruiters-agree-there-are-only-three-key-job-interview-questions

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , ,

Le caratteristiche del collaboratore ideale per Marco Lombardi

PC Nell’intervista a Laura Biagini troviamo degli utili suggerimenti che il suo capo e mentore Marco Lombardi le ha trasferito  in questi anni. Aggiungo la massima “l’ottimo è nemico del meglio” che mi ha sempre ispirato e che ho a mia volta ripetuto spesso a collaboratori che aspettavano inutilmente che tutte le congiunture, anche astrali, fossero perfettamente allineate.

A questo punto ci incuriosiva conoscere il punto di vista di Marco Lombardi e capire dal suo punto di vista quali fossero le caratteristiche del collaboratore ideale. “Oltre alle ovvietà che tutti sappiamo con buon senso (le competenze hard e soft),” ci ha spiegato Lombardi “aggiungo il mio fattore: “il dimostrare di poter fare bene anche un altro lavoro, completamente diverso”. Sto parlando di carattere, di passioni non di hobby … Di ricchezze interiori: quale monotonia sterile sono lo zelo e la dedizione senza passione, anche contrastante con il comunicare per vendere (il mestiere mio). Cito tre casi, senza far nomi (se mi leggono, loro e pochi altri sanno).

Ho avuto la fortuna di avere tre collaboratori ora tutti e tre a capo del planning di tre agenzie diverse e grandi. Ovviamente bravi ma la differenza era che il primo poteva da qualsiasi sera fare lo chef di un gran ristorante; il secondo, avrebbe potuto entrare nella schiera di programmatori e autori di contenuti nello spettacolo; la terza, avrebbe sicura carriera nella danza, con fascino e classe.

La passione, la poliedricità….

Alla fine, rispondetemi: Con chi vorreste passare una vacanza? Con chi tiene l’agenda del viaggio o con chi riuscite ad avere saporita conversazione?

Volete fare comunicazione? Fate un altro mestiere!”

Aggiungo che solo una persona davvero in grado di ascoltare può capire quando le persone dalle quali è circondato hanno anche carattere e passione. Questo mi ha ricordato com’è scattata la scintilla tra Marco e me. Allora Marco era il temutissimo direttore generale di Young & Rubicam, e io ero riuscita a evitare ogni contatto diretto con lui fino a quando – avendo dato le dimissioni – mi ha convocato nel suo ufficio. Ero pronta a rifiutare aumenti e promozioni, che mi aveva già proposto il mio capo diretto, ma lui mi spiazzò non chiedendomi niente di inerente al lavoro, ma solo “cosa ti interessa di più nella vita”. Gli raccontai che durante il corso di marketing in Ied avevo capito che mi affascinavano sociologia e psicologia e che quindi alla sera studiavo per laurearmi in Scienze Politiche con indirizzo sociologico (ai tempi a Milano non c’erano né sociologia né psicologia). Mi disse allora che da sempre insegnava proprio quelle materie, e quindi mi propose un tema per la tesi allora davvero innovativo e sperimentale (l’uso della paura nella pubblicità sociale), mi diede del materiale di ricerca introvabile in Italia, mi fissò degli appuntamenti in tutta Europa con i responsabili governativi che si occupavano del tema e mi fece seguire in Young & Rubicam tutti i progetti di pubblicità sociale, come sua assistente, in modo da avere dei casi reali da aggiungere alla tesi: grazie a questa volontà di ascolto mi sono laureata con 110 e lode, ho fatto carriera nell’agenzia che amavo e ho trovato un amico.

Contrassegnato da tag , , , , , ,