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Di quanto convenga ogni tanto alzare la testa dalla scrivania.

PB Nell’ ultimo mese, per una serie di motivi personali e professionali, son stata un po’ in giro. Ho guardato poco la posta e molto la vita.

  •  è stato il mio compleanno. Per tradizione io e la mia gemella – ça va sans dir: è anche il suo compleanno – a maggio ci regaliamo una giornata da turiste nella nostra città. Sostanzialmente sfioriamo luoghi dove viviamo e lavoriamo ogni giorno , ma cambiamo orari e occhi. Portando a riparare una mia borsa nel negozio di Dolce&Gabbana di via della Spiga abbiamo scoperto che hanno il calzolaio interno. Bello. Il calzolaio, intendo. E lo spuntino all’orto botanico di Brera (si entra dall’Accademia, l’orto è lì dal 1700 e non lo avevo mai visto) è stato un incanto.
  • Sono andata, in un giorno di sole, al lavoro in bicicletta (22 km) mettendoci quasi lo stesso tempo che nell’ora di punta impiego con l’automobile. Con aumento di consumo calorico (il giro vita mi è grato per l’iniziativa), di produzione di endorfine (i miei collaboratori sono contenti anche loro) , di visione della città (l’alzaia del Naviglio: una palestra en plein air; i lavori sulla Darsena: finiti; i canottieri che vogano sull’acqua: una delizia per gli occhi)
  • Sono andata a Parigi e tra un impegno e l’altro ho visitato l’Opera Garnier (che era vicino all’hotel) con il bellissimo soffitto di Chagall, il palco n°5 – quello del fantasma dell’Opera – le prove (gli orchestrali stavano accordando gli strumenti proprio mentre siamo entrati) e un book shop meraviglioso per l’assortimento di libri , dischi, spartiti e per il merchandising scintillante (anche un po’ commovente con le coroncine di piume, i tutù, le ballerine con le punte…), zero chincaglieria.
  • Ho visto il tennis a Roland Garros, il tempio della terra rossa. Sotto la Tour Eiffel una palla da tennis gigante, ché tutta la città è coinvolta. Nelle vetrine dei negozi i riferimenti al torneo. Visitando il villaggio Hospitality , ho visto lo stand di FEDEX, dove lavora un’amica, costruito come se fosse la cabina di un aereo, compreso il carrello delle bibite e i finestrini alle pareti: una elegante e giocosa festa dello sport, dove gli spettatori rimangono a bocca aperta quando si apre il sipario. E si sentono appagati e allegri, colmi di buone sensazioni quando il giorno si chiude e si torna a casa più ricchi di prima, defluendo tranquilli tra sconosciuti che hanno qualcosa in comune con te.
  • Ho visto la tele in albergo dove un tale spiegava la sua App in grado di mettere in contatto, nel suo quartiere, quelli disposti a prestarsi oggetti indispensabili ma dall’uso saltuario (trapano, scala telescopica, decespugliatore) con il vantaggio di spendere meno, consumare meno e tessere nuove relazioni con il vicinato.
  • In aeroporto pianoforti a disposizione degli avventori mi hanno reso l’attesa all’imbarco molto gradevole, dato che un giovane pianista ha approfittato dello strumento. Sulla rivista Parisworldwide, che sfogliavo ascoltando il pianista, ho visto la pubblicità di un sito (dayuse.com) che offre camere di hotel durante il giorno. Per fare una doccia o una siesta  (o l’amore?) nei migliori alberghi della città mentre brilla il sole, con il 75% di sconto rispetto al costo della notte.

Questi pochi giorni  fuori dalla routine, con zero stress e molti momenti apparentemente improduttivi (aspettare un volo, girare per negozi, vedere un match di tennis, pedalare sul Naviglio, entrare in un teatro durante le prove) sono indispensabili e molto fruttiferi per renderci creativi ed efficaci quando torniamo in circolo. A volte basta solo cambiare punto di osservazione per avere uno sguardo nuovo sulle cose: – provate a fare il tragitto casa-lavoro con un mezzo diverso, in un momento diverso, con occhi diversi. – prendete nota delle cose curiose, interessanti che vi capita d osservare, anche se apparentemente non paiono avere un uso immediato: dal foyer di un teatro può venirvi l’idea per una iniziativa con i clienti. – non sentitevi in colpa se, anche per lavoro, vi capita di divertirvi: a volte succede. – il relax non è necessariamente solo sul divano: trovate il tempo di bighellonare, di buttarvi laddove è la vita, di uscire con una scusa ma senza un piano preciso e il vostro orizzonte si aprirà ben oltre il coffee table.

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Questione di Stile

PB  Sono stata un paio di giorni a Parigi.

Scrivo queste note a mano, sul retro di un contratto che poi dovrò ristampare per via che l’ho scarabocchiato con questo post, mentre volo verso Malpensa.

Ho preso spesso la metropolitana e ho visto molta gente (la metropolitana è sempre piuttosto imbottita di varia umanità).

Numerose ragazze e giovani donne si muovono per la città. Per studiare, per lavorare.

Non ho visto nessuno degli elementi che trovo abusati e davvero orribili in Italia:

–          neanche uno stivale estivo (chi è lo sciagurato che li ha inventati?). Solo sandali, di tutte le fogge, essenzialmente rasoterra.

–          Neanche una manicure con unghie ricostruite, gel, disegni, artigli posticci

–          Neanche una borsa di Louis Vuitton, accompagnata da scarpa simil jogging con tacco di Hogan, nessuna cintura Guess

–          Nessun capello stirato con la piastra alla Anna Tatangelo. Nessuna piega di quelle che esci ancora con la spazzola del parrucchiere attaccata.

–          Nessun uomo con mutanda logata in vista, nessun borsello Calvin Klein, nessuna polo di Burberry con fessino in tartan, nessun colletto rialzato dietro a mostrare il marchio (ma perché gli uomini italiani portano il colletto della polo alzato?)

Le ragazze mi parevano tutte belle e sottili (forse non hanno fame), indossavano soprattutto vestiti (a fiori, in voile, in cotone, senza maniche…), avevano i capelli sciolti o morbidamente raccolti con una naturalezza seducente.

Forse aiuta Parigi, la erre moscia, il loro scarso appetito, l’estate che sorride, il colorito diafano e il passo spedito. Ma certo nessuna di loro avrebbe potuto essere a proprio agio nel look Pokahontas  sexy che mi capita di incontrare sulla tratta Bisceglie – Duomo , linea rossa.

Consiglio a tutte un look francese: se non per trovare un fidanzato (che già non sarebbe male come effetto collaterale) almeno per trovare un lavoro. Au revoir.

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In medio stat virtus

English: THE KREMLIN, MOSCOW. President Putin ...

English: THE KREMLIN, MOSCOW. President Putin being interviewed by the Italian newspaper Corriere della Sera. Русский: МОСКВА, КРЕМЛЬ. Интервью итальянской газете «Коррьере делла сера». (Photo credit: Wikipedia)

PB  Leggo sul Corriere della Sera del 18 maggio un articolo che riprende un pezzo di Sue Shellenbarger (editorialista del Wall Street Journal) sulle cinque tipologie di impiegati ammazza- riunioni: il Dominatore, il Complottista, il Divagatore, il Burlone, lo Scettico.

Articolo divertente e estremamente realista come ben sanno coloro a cui spesso è toccato partecipare a interminabili e inconcludenti riunioni di lavoro.

Nello stesso tempo però, come per i farmaci che sotto dosati sono inutili, sovra dosati avvelenano e nella giusta dose guariscono, anche queste tipologie umane infestanti hanno in nuce gli elementi che, nella giusta dose, fanno funzionare le riunioni e le aziende.

Il Dominatore, velenoso quando è prepotente e non lascia spazio alla espressione degli altri, è salubre quando tira le fila, ha la ledership e l’autorevolezza per trascinare la squadra. Non c’è nulla di peggio di riunioni che cominciamo quando si vuole, finiscono per stanchezza o perché è ora di pranzo, hanno un ordine del giorno disatteso e prendono direzioni variabili secondo il tempo o gli umori dei convitati.

Il Complottista, che a fine riunione vaticina la catastrofe alla macchinetta del caffè e lo Scettico che lancia dubbi epocali quando la soluzione pare ormai trovata, in piccole dosi sono quelli che mettono in luce i rischi e i punti di debolezza dei progetti, promuovendo lo sviluppo di piani di sostegno e messa in sicurezza nella previsione di possibili contrarietà (pioggia in caso di party all’aperto, brufolo sulla punta del naso la mattina del colloquio , sciopero dei mezzi pubblici il giorno degli esami)

Il Burlone e il Divagatore, non lasciati a ruota libera come se fossero sul palcoscenico di Zelig, possono allentare la tensione, cortocircuitare discussioni improduttive e consentire una visione periferica che può arricchire lo scenario con la percezione anche dei segnali deboli. Una battuta divertente è in grado di arrestare una sterile polemica da cui pare non si riesca a uscire. Un intervento che pare fuori tema può cambiare la prospettiva e far intravvedere un orizzonte migliore.

Io dovrei accompagnarmi con Scettico perché sono stucchevolmente ottimista (e anche piuttosto pigra), quindi non porto il cerotto in borsa anche se ho le scarpe nuove, non ho mai l’acqua in automobile perché tanto ci sono gli autogrill e non ho i contanti tanto c’è la carta di credito (una volta a Parigi ho perso il volo di rientro a Milano perché non avevo denaro per pagare il taxi, ero in ritardo perché non avevo previsto il traffico del venerdì sera in uscita dalla città, non avevo verificato che la macchina che avevo prenotato fosse dotata del POS: quanto ho desiderato in quel momento avere dentro di me almeno un piccolo pezzo di  Complottista!)

E voi siete in grado di dosare ciò che avete in abbondanza (per non essere indigesti) e di cercare nei colleghi e nei compagni di viaggio ciò che vi manca (per non essere insipidi)?

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