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Quarantena: lacrime dal camper

PB. Ora siamo in casa da un mese. La prima settimana la abbiamo passata pulendo con Caravan con arredi multicoloreentusiasmo la cabina armadio, la seconda cucinando come una mamma napoletana alla vigilia di Natale e cantando sul balcone, la terza facendo ginnastica usando il barattolo del tonico al posto dei pesi e facendo aperitivi virtuali con le amiche, la quarta piangendo.

Escludendo i drammi veri, mi concentro su quello tutto relativo di chi ha visto la casa dolce casa trasformarsi in un mondo troppo piccolo e affollato.

La mia casa (è la dantesca legge del contrappasso) si è trasformata in un camper.

Il salotto è un open space in cui lavorano due esseri umani che fino a fine febbraio pensavano di essere compatibili (di come diversi lustri di matrimonio possano essere messi in discussione da 4 settimane di Smart Work). Quella bella voce profonda che ti faceva battere il cuore al telefono si è rivelata una frequenza baritonale incompatibile con le tue Skype call.

Le statistiche parlano chiaro: il virus non tratta allo stesso modo uomini e donne. Anche se non ti viene la febbre.

Lei, in smart, mantiene un minimo di dignità estetica e di ritmo circadiano (si lava al mattino, si trucca, si veste, si mette il rossetto e anche il profumo) anche perché i contatti con i colleghi e gli amici passano attraverso uno schermo e lei vorrebbe essere riconosciuta anche senza il nome sottopancia.

Lui, felice di essersi liberato di camicia e cravatta gira per casa in tuta e infradito (tanto al telefono non lo vedono), si nutre e si lava alla bisogna (doccia alle 3 pm, sacchetto dei pistacchi di fianco al PC all day long), porta giù la differenziata con garrula allegria (è una scusa per varcare la soglia del camper) e riserva al sacchetto dell’umido tenere espressioni (“ora andiamo a fare un giretto”, “dai che ti porto giù”) mentre annoda i manici compostabili e evade.

Due volte al giorno lo spazio lavoro si trasforma in sala da pranzo (o ristorante per il terzo esserino che divide l’unità di abitazione e che emerge dalla sua cameretta – trasformata in scuola on line – con fame primitiva): chiudi Pc, quaderni, astucci e parti in modalità cuoca. La tua scrivania si arricchisce di tovaglia e cibo. Ma tutto deve essere risistemato per le 14.15, quando riprende la modalità occhiali/computer.

Il pomeriggio, la scuola on line è finita, il tuo lavoro no. Tuo figlio, non abituato a sentire di giorno la tua voce, chiede consigli, abbracci, attenzione, che tu rimandi a sera (quando parte la seconda trasformazione del camper in palestra, sala giochi, lettino dello psicanalista). Lui intanto ti passa pizzini dal contenuto filosofico (mamma oggi fai la carbonara?).

La tata non viene da un mese. Tu instauri con la lavatrice una affettuosa relazione (forse anche le parli, come tuo marito chiacchiera con il sacchetto dell’umido) e spendi il sabato a ripassare bagni e pavimenti (prima, durante la vita normale, andavi in piscina e poi uscivi con le amiche), gestendo anche un inedito mal di schiena perché sicuramente sbagli i movimenti e avresti bisogno della tata on line, non del pilates su facebook.

In definitiva ci dobbiamo rassegnare, collettando i consigli di carcerati, astronauti, asceti per immaginare il camper come un luogo sopportabile.

Però, almeno, mettiamo a posto le parole: questo telelavoro non ha niente di smart. Non funziona neanche la stampante e lo sgabello della cucina è molto più scomodo della sedia ergonomica dell’ufficio. Quando vai a fare la spesa fai la coda come a Cuba e i ragazzi hanno nostalgia dei loro amici e persino della prof di matematica dal vivo.  La retorica del “che bello stare a casa” ci ha convinto per i primi tre giorni e poi è subito suonata chioccia soprattutto quando risuona dal salotto dei vip (stonati pure loro e talmente simili a noi, sul divano, che era meglio non vederli) e la convivenza forzata non ci rende tutti più buoni, ma qualche volta ci fa dare di matto.

Per fortuna ci sono i libri, che ti fanno volare lontanissimo e in spazi immensi, e la primavera che si vede dalla finestra con l’aria pulita e silenziosa. E si, dai, anche gli altri abitanti del micro mondo che con le infradito ti ricordano che il mare esiste ed è là ad aspettarci: se solo il camper potesse per magia mettersi in moto e andare…

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Milano ai tempi del coronavirus

PB E’come quando si rimane fermi in aeroporto, con il volo in ritardo, e Risultato immagini per Milanoimprovvisamente ti tocca aspettare, e fai conversazione con gli sconosciuti e scrivi un post e chiami la nonna e compri un rossetto facendo tutte le prove sul dorso della mano.

I primi venti minuti di ritardo ti innervosiscono da morire: volevo passare dall’Esselunga tra Malpensa e casa, volevo arrivare per cena, volevo fare lo shampoo.

Dopo la prima ora, ti prende un attacco filosofico da calamità naturale: quello che potevi fare lo hai fatto, ora ci pensa qualcun altro e tu aspetti.

Se non ti arrabbi, ti sei regalato tre ore di non pianificata riflessione che ti lasceranno almeno qualche buona idea.

Io, in questa Milano strana da Coronavirus, dopo aver rimandato pranzo con le ragazze conosciute a Villa D’este per il Retail Executive Summit di Cernobbio (Silvia, Eleonora, Lucia, Daniela, Bernadette: ci rifaremo il pranzo delle quote rosa a CODV 19 debellato!) e l’aperitivo con le amiche di sempre (forse la chiusura dei bar alle 18 è peggio della quarantena a Codogno) sto sperimentando pensieri progressivi:

  • Le aziende che già si erano dotate tecnologicamente per sostenere lo smart working,  avranno finalmente la dotazione culturale, la prova che funziona. Il capo che in fondo riteneva la collaboratrice in smart una sindacalista anni settanta intenta a far lavatrici anziché piani di budget, scoprirà che il lavoro non si è fermato, che i progetti sono stati finalizzati, che nel budget non ci sono errori di formula.
  • Le aziende che non se ne sono mai dotate, forse lo metteranno nei loro progetti: avere un piano B operativo, approfittare della tecnologia, evolvere il pensiero nel senso della fiducia e della flessibilità permetterà di affrontare il mutevole scenario con più armi e fiducia. A tutto beneficio del pianeta e della psicosi da traffico.
  • Prendere meno mezzi pubblici e camminare di più: se proprio ti tocca andare, almeno vacci a piedi. Dato che il tennis ti ha blindato i campi, Pilates ti ha dato buca, la piscina è chiusa (no! anche la piscina!) non vorremmo trovarci mollicce alla ripresa della normalità: come donne etiopi flessuose ed eleganti copriamo a piedi distanze inconsuete, scoprendo in questo trekking urbano angoli mai visti, negozi carini, bar con le piastrelle a scacchi e localini dove pranzare al di là del solito isolato.
  • Leggere un libro alla sera, tinteggiare il garage, sistemare l’album delle foto, cucinare l’osso buco con il risotto giallo: casalinghitudine normalmente al lumicino che riprende i suoi spazi comodosi.
  • Riscoprire un po’ di orgoglio meneghino. Ok, piccolo bagno di umiltà perché la città bauscia ha avuto una battuta di arresto tra fashion week finita in streaming, Mido e Salone del Mobile rimandati, scuole chiuse, gite annullate, Scala e Duomo con il lucchetto, Ospedali in attività straordinaria. Ma, sù de dòss, siamo a Milano: a teatro ci andremo ancora, Dio ci perdonerà di non essere andati a Messa, le collezioni Autunno Inverno 2020 erano comunque favolose e andranno a ruba quando, il prossimo inverno, dovremo coprirci dal freddo, i ragazzi non sono mai stati così affezionati a un virus che gli concede un carnevale lungo una settimana e di alzarsi con la luce.

 

I venti minuti di ritardo sono passati, non arriveremo per cena, non faremo lo shampoo. Ma avremo un rossetto nuovo che metteremo per tutto l’inverno.

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Trampolino di lancio o di rilancio? Il piano B di Valentina

PB  Pare che fra i nostri lettori non ci siano solo smarriti talenti in cerca d’autore ma anche seriose aziende di chisono_06consulenza che si occupano di placement e re placement.

Ebbene, proprio una di loro ci ha voluto dare un contributo, la storia di una riqualificazione professionale che parla di talento e ottimismo non solo in chiave di “lancio” ma di “rilancio.

La condividiamo volentieri con voi, perché è una storia golosa.

QUANDO IL “PIANO B” SI REALIZZA E REALIZZA CHI LO ATTUA.

In materia di riposizionamento della propria figura professionale, chi si occupa di consulenza alla carriera ha sicuramente di che raccontare.

Il candidato, che ha perso il lavoro o che desidera cambiarlo, si approccia al percorso di Career Management con stati d’animo, idee ed aspettative sempre differenti e quasi sempre destinati a mutarsi durante il percorso.

C’è chi si aspetta la bacchetta magica che realizzi ‘hinc et nunc’ il progetto che si è prefissato; c’è poi chi non ha idea di quale sia il suo progetto nè come fare per scoprirlo; c’è infine chi, saturo di etichette e ruoli standard, ambisce a qualcosa di nuovo, un ruolo/contesto/progetto che ridia stimolo e slancio alla professionalità.

È proprio dall’analisi delle esperienze, delle competenze, dei successi e di quelle cose riuscite meno bene, che scaturiscono questi obiettivi professionali alternativi e discostanti dal tradizionale prosieguo in ambito/settore di provenienza.

Nel corso della nostra attività di Consulenti alla Carriera spesso assistiamo candidati che decidono, ad esempio, di lasciare le aziende per intraprendere attività imprenditorialità che sono espressione di passione, ambizione e determinazione.

È il caso, ad esempio, di Valentina, 35 anni, milanese, dottoressa in scienze e tecnologie alimentari da sempre appassionata di bricolage e decorazione con paste modellabili: dopo aver ricoperto ruoli di responsabilità nel comparto Ricerca&Sviluppo di due note multinazionali alimentari, complice la partecipazione ad una fiera di settore, scopre che un connubio tra gli studi effettuati, il lavoro svolto e la passione di sempre era possibile e realizzabile nel Cake Design.

Ed ecco che, quando conosciamo Valentina in occasione della riorganizzazione che vede coinvolta la sua azienda, leggiamo in lei sin da subito convinzione nel portare avanti il suo progetto: realizzare un laboratorio di Cake Design!

Oggi Valentina è la proprietaria de “Il Profumo delle Fragole”, delizioso laboratorio di delizie, per gli occhi e per il palato www.ilprofumodellefragole.it ; organizza corsi e tutorial, e realizza, con creatività e attenzione ai dettagli, topper per torte, confetti, cup cakes e biscotti…personalizzati ed assolutamente unici.

Il bilancio delle competenze effettuato ha consentito a Valentina di acquisire ulteriore consapevolezza delle sue capacità e delle sue mille risorse emerse nel corso delle esperienze professionali, a delineare con ancora più chiarezza l’obiettivo professionale di auto-imprenditorialità e quali step formativi intraprendere.

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Come superare un colloquio di lavoro via Skype

PC Un nostro articolo di qualche anno fa, Come sostenere un colloquio su Skype  continua ad essere tra i più apprezzati, probabilmente anche perché è in costante crescita il numero di giovani, e meno giovani, che cerca e trova lavoro all’estero e quindi spesso sostiene per lo meno il primo colloquio in remoto. Ma non solo: l’utilizzo di Skype fa risparmiare tempo e trasferte anche in Italia, sia ai reclutatori che ai reclutati, e quindi anche nelle aziende di recruiting nostrane sta diventando sempre più frequente fare una prima selezione attraverso Skype.

Dopo aver letto il nostro post Mauro Cattaneo della Viking ci ha segnalato un’utile infografica che riassume alcuni trucchi su come su come superare un colloquio via Skype, creata nell’ambito del blog Coffee Break, dove vengono pubblicati tutti i progetti e gli articoli realizzati dai dipendenti di Viking. “Avviene a volte un po’ per gioco, a volte partendo da esigenze reali,” ci spiega Mauro, “ed essendo il team composto da persone provenienti da tutto il mondo, spesso ci ritroviamo a confrontare i vari stili di vita o le peculiarità dei rispettivi territori di nascita ed ecco perché molti degli articoli hanno un taglio internazionale.”

Per gentile segnalazione di Coffe Break di Viking Italia

Per gentile segnalazione di Coffe Break di Viking Italia

Trovo l’infografica completa e divertente e ritengo che chiunque abbia fatto, non solo un colloquio, ma qualche riunione importante lavorando da casa e in particolare usando Skype si riconoscerà nelle tante piccole o grandi difficoltà che si possono generare, e potrà imparare come prevenirle (io per esempio ricordo un’interminabile riunione con la gatta che mi fissava malinconica dal balcone dove l’avevo reclusa, perché l’orario era troppo vicino alla fatidica ora della pappa, durante la quale immancabilmente il suo aplomb un po’ british, riservato e sfuggente viene sostituito da un singolare incrocio tra una lap dancer che usa il mio pc come palo e una pescivendola che attira a gran voce i clienti alla sua bancarella.)

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Quando l’Algoritmo sta al Business come Virgilio sta a Dante: Egomnia ci porta a riveder le stelle

PB Matteo Achilli, il nostro enfant prodige fondatore di Egomnia, è ormai un saggio ventitreenne e oggi lancia la nuova versione internazionale del suo portale al Vodafone Village di Milano.

10.000 Beta tester saranno solo l’aperitivo prima di rendere Egomnia completamente accessibile a tutto il mondo.

Ad oggi più di 14.000 ragazzi sono stati reclutati per mezzo di egomnia.com, il primo social network italiano per fare incontrare domanda e offerta di lavoro. Come una pila nell’oscurità, un interprete su marte, una guida in una città straniera, Egomnia guida le aziende a trovare il loro candidato ideale, con l’obiettivo di diventare il portale di recruiting di riferimento per i giovani talenti. Merito, Servizio, Talento. Il tutto codificato e ordinato per essere reperibile.

L’algoritmo inventato da Matteo che consente di elaborare un ranking dei curricula degli iscritti e di offrirli in modo meritocratico alle aziende (oltre 1000!) che si sono accreditate, è stato perfezionato e revisionato. Come quando si industrializza il prototipo di un abito, o il bouquet di un nuovo profumo.

Ora l’algoritmo è abbastanza grande per girare in tutto il mondo, ma è rimasto un po’ bambino: si è inventato anche gli Egomoney , moneta virtuale con cui le aziende pagano il servizio. Forse quando usciremo “ a riveder le stelle” ci troveremo a Parco della Vittoria.

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Come trovare un lavoro trovando lavoro agli altri

PC Nel saggio che sto (un po’ faticosamente) leggendo – The Moral Molecule di Paul J. Zac – l’autore sostiene, in estrema sintesi, che quando trattiamo bene il prossimo, o trasmettiamo serenità, o ci fidiamo degli altri il nostro cervello produce una molecola chiamata ossiticina che si traduce in una sensazione di benessere e felicità.animal-altruism02

Essere altruisti sarebbe quindi, in realtà, un comportamento estremamente egoista.

Gli psicologi sostengono che un atteggiamento altruistico (altruismo deriva da latino alter: altro) nasce da una motivazione profonda ad aiutare gli altri, senza la pretesa di possibili ricompense (la ricompensa nascerebbe, secondo Zac, dal senso di appagamento e felicità attivato dall’ossiticina).

Un risvolto positivo è che, nella mia esperienza, ho scoperto che nella ricerca del lavoro l’altruismo porta sempre un grosso vantaggio: se aiutate gli altri a trovare un lavoro prima o poi saranno loro che vi aiuteranno a trovarne uno.

Mi è infatti spesso capitato di trovare un lavoro a dei giovani laureati o di segnalare per un nuovo impiego o progetto persone già occupate. Nel lungo termine questo impegno come sensale, che ho sempre svolto per creare soddisfazione non solo in chi cercava lavoro ma anche in chi lo offriva, mi ha portato non solo gratitudine e fiducia da entrambe le parti ma anche ingaggi e progetti.

Ecco quindi alcuni consigli pratici per giovani talenti o affermati professionisti che spero vi possano essere utili per rafforzare sempre di più la rete nella quale operate e sfruttare l’opportunità di essere altruisti:

  • se siete un nerd smanettone e vi propongono uno stage in un’azienda specializzata in sport estremi (e la prospettiva vi alletta quanto il bungee jumping) oltre a declinare proponete per quel posto l’amico super fit, che vive con lo zaino in spalla;
  • se siete un consulente e un cliente vi chiede di svolgere un compito al di fuori della vostra portata o esperienza, piuttosto che fingervi tuttologi, conquistatevi la sua fiducia proponendo una persona del vostro network che è più specializzata in quell’ambito;
  • se siete appassionate di lettere antiche che vestono solo di grigio e verdone, o dentro di voi alberga ben nascosta un’amante della moda con la vocazione al marketing che non aspetta altro che uscire dal bozzolo (Patrizia ti ricorda qualcuno?) oppure per quel posto da Zara vi conviene suggerire una persona più adatta a cogliere e sfruttare le ultime tendenze del fast fashion;

e inoltre:

  • segnalate anche ai vostri amici i cacciatori di teste con i quali siete in contatto, diventerete una fonte attendibile di professionalità per i reclutatori e sarete quindi i primi con i quali condivideranno le loro necessità (e a volte sarete proprio voi la persona più adatta per quel lavoro);
  • siate aperti e curiosi, cercate di capire cosa fanno e cosa potrebbero fare i vostri amici, collaboratori, conoscenti: da questo bagaglio di conoscenze potrà nascere l’idea di proporli per un nuovo lavoro e la possibilità di rendere felice chi cercava proprio quel tipo di professionalità;
  • condividete le vostre esperienze, anche negative; potranno aiutare gli altri a evitare di ripercorrete i vostri stessi errori. A volte è meglio essere sinceri e mostrare le proprie debolezze, se volete che gli altri pensino che potreste aver bisogno di un aiuto;
  • aiutate un’altra persona a trovare un lavoro, a migliorare le sue attuali condizioni, ad avere migliori relazioni sul posto di lavoro: oltre a crearvi un amico vi farà sentire meglio l’aver fatto qualcosa di utile;
  • non dimenticatevi i vecchi amici, che fanno parte di circoli che possono essere molto diversi da quelli che ora frequentate. Attraverso i social network adesso è facile mantenere queste relazioni. Restare in contatto con persone con background e interessi diversi non solo vi aiuterà a pensare in modo più creativo ma amplierà il numero di persone e professionalità che potrete suggerire per un nuovo lavoro.

A questo link la conferenza TED in cui Paul Zac spiega cosa ci spinge ad avere fiducia negli altri e comportarci in modo moralmente utile (rispetto al libro – che trovate su Amazon – grazie al video si apprezza il fatto che Paul è un uomo affascinante, anche se ha la pessima abitudine di girare con una siringa con la quale cerca, per confermare la sua teoria, di fare un prelievo a chi sta vivendo un momento di felicità).

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Piovono miliardi

PB  Ve lo ricordate Matteo Achilli? Il ragazzo che ha inventato Egomnia? La piattaforma online per aiutare i talenti a trovare lavoro (www.egomnia.com) ? Ne abbiamo parlato in almeno un paio di post.

Ebbene, non siamo i soli ad esserci accorti di lui: oggi esce un documentario sulla BBC “The Next Billionaires” che parla di lui.  Matteo, unico italiano tra i futuri miliardari, ci fa un po’ inorgoglire di essere conterranei (orgoglio che ahimè non siamo riusciti a provare guardando il calcio mondiale) e ci fa ben sperare sulla possibilità di fare bene: Matteo ha iniziato il suo progetto a 19 anni. Oggi ne ha 22 e un sogno cresciuto con gli amici del liceo ha preso una dimensione internazionale (Italia, Brasile, Asia e in cantiere anche gli Stati Uniti).

Attendiamo l’uscita dalla fase Beta come le mamme attendono la dentizione dei loro cuccioli, pronti se non proprio a volare, almeno a mordere un succulento panino.

Ecco il link del documentariohttp://www.bbc.com/news/business-28211811 : buona visione!

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Gli scivoloni della reputazione on line

PC Procede la ricerca della mia tesista sull’utilità del web come strumento per trovare lavoro in Italia e stiamo scoprendo che c’è un prevedibile scarto generazionale tra gli appartenenti alla x generation, che usano ampliamente Linkedin e Facebook per valutare i futuri candidati, e i baby boomers, che si affidano maggiormente alle raccomandazioni personali che ottengono grazie a un’ampia ed efficace  rete di contatti costruita negli anni.abercrombie

Ne discutevo con Patrizia, che, malgrado scriva insieme a me di personal branding e reputazione on line,  appartiene sicuramente al gruppo di quelli che non pensano di controllare il comportamento sul web di un aspirante collaboratore, se questi è stato consigliato da qualcuno che lo conosce bene e ci ha già lavorato insieme.

Ma proprio Patrizia mi faceva notare che anche se si ha un capo over fifty (e ci tengo a dire che lei non lo è!) che ignora quanto postate su facebook, rimane comunque importantissima la reputazione nei confronti di colleghi, collaboratori, fornitori o peggio ancora clienti, che invece hanno la vostra stessa età e grandissima dimestichezza sui social network.

Per questo è davvero importante rendere visibili solo ai più intimi quelle foto o informazioni che non sareste felici di condividere davanti alla macchinetta del caffè il giorno dopo: per capirci va benissimo la foto che vi ritrae in viaggio a New York (magari meglio se a una mostra che abbracciate a un butta-dentro di Abercrombie), un po’ meno quella in cui cantate discinte e in evidente stato di ebbrezza. Perfetto il commento intelligente su  un blog di marketing, da evitare il post su quanto odiate il lavoro e il vostro capo.

Ce lo spiega in modo efficace e divertente questo video di Adecco.

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Come usare trovare lavoro grazie al web e in particolare a Twitter

PC Domani 22 ottobre farà tappa all’Università IULM il Monster University Tour, un ciclo di incontri rivolti agli studenti degli atenei italiani per imparare a sfruttare al meglio le possibilità offerte dalla Rete nella ricerca di un’occupazione. L’appuntamento, organizzato dal sito specializzato negli annunci di lavoro e promosso dall’Ufficio Stage & Placement, è aperto a studenti, laureandi e laureati di tutte le Facoltà.

Twitter bio di Hillary Clinton

Twitter bio di Hillary Clinton

Gli esperti di Monster perleranno della ricerca di lavoro su Internet e dell’utilizzo dei siti di recruiting,  ma anche dalla valorizzazione del proprio profilo sui social network e del miglioramento della propria reputazione online.

A questo proposito il Corriere della Sera di sabato ha sottolineato che quasi nessuno sa scrivere correttamente la propria biografia su Twitter, uno dei social network che cominciano (anche da noi) ad essere usati per la ricerca del personale. Il profilo è ovviamente il primo strumento per dire agli altri (e in particolare a chi ci potrebbe selezionare per un colloquio) quello che vogliamo sappiano di noi. Il Corriere stila un vero e proprio decalogo con le indicazioni per rendere i 160 caratteri consentiti davvero efficaci. Ecco le più interessanti per chi cerca di trovare lavoro o di migliorare la propria posizione nel mondo della comunicazione o del marketing:

  • individuare il pubblico: un must comunque e sempre nella comunicazione
  • no inglese a tutti i costi. Scrivere una biografia in inglese, se non lo si usa per twittare, è “puro (e del tutto inutile) snobismo”. Ho controllato: la mia è in inglese, ho sbagliato tutto? dovrò scrivere un tweet in inglese ogni tanto per darmi un tono?
  • evitare le provocazioni, tipo “seguitemi solo se ci riuscite” o “riservato ai più intelligenti”
  • aggiungete guy o girl (ma non si doveva evitare l’inglese?) alla propria qualifica professionale, per risultare meno pomposi. Da evitare però sopra i 50 anni (ho qualche mese di tempo per descrivermi come communication girl…)
  • stilate una serie di parole e aggettivi che vi contradistinguono e abbinateli in modo creativo, consiglio tratto da un divertente articolo sul New York Times, nel quale vengono elencate le twitter bio più di successo, tra cui l’ormai celebre biografia di Hillary Clinton, che con grande autoironia si è definita, tra l’altro, come hair icon, “icona della messa in piega”.

Infine un consiglio del Corriere che non condivido. Il decalogo invita infatti a inserire il link al proprio sito aziendale (se si lavora) o a quello dell’università (se si studia ancora). Personalmente trovo più utile inserire quello al proprio profilo Linkedin o al proprio blog. Infatti se si cerca di cambiare lavoro è possibile che l’azienda dove si è impiegati non esprima esattamente le proprie ambizioni e possibilità.

Per iscriversi all’incontro, in programma dalle 9.30 alle ore 13 nell’Aula 143 (IULM 1, quarto piano), è sufficiente inviare una mail a selezione.stage@iulm.it con nome, cognome e corso di laurea e specificando nell’oggetto “Monster University Tour 2013”.

Trovate il divertente articolo di Marta Serafini apparso sul Corriere della Sera anche sul blog la 27°ora, ma non purtroppo il decalogo.

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Buon Compleanno Trampolino!

PB E’ passato un anno da quando io e Paola abbiamo aperto Trampolinodilancio.

Era il marzo 2012 e Trampolino è stata una occasione per vederci di giorno (io e Paola viviamo lontane, lavoriamo come muletti, ci vediamo solo di sera con le amiche una volta al mese per cena e chiacchiere). Ci siamo viste con la luce del sole perché abbiamo dovuto fare una foto insieme per il blog: l’ultima, con solo noi due riconoscibili, era su una nave per la Grecia, circa 20 anni fa. Carina ma poco professionale. E la camicia bianca non sapevamo neanche cosa fosse.
E’ stata una scusa per sentirci quattro volte a settimana per le riunioni di redazione.
E’ stata una scusa per scrivere – mia passione da sempre – e per rinfrescare i nostri contatti professionali – impegno da sempre di Paola.

Gli effetti collaterali sono stati però di grande soddisfazione.

Eccone un piccolo resoconto:

In un anno abbiamo avuto 45.000 visite. Dall’Italia naturalmente, ma anche dal Regno Unito, dalla Svizzera, dagli Stati Uniti, dalla Francia. Figli dell’Erasmus che si preparano al rientro? Transfughi lavapiatti che perfezionano la lingua in attesa di un posto da General Manager in Italia?
Sui 46 che ci hanno cercato dall’India abbiamo una teoria che ha a che fare con la Dea Kalì (usata come illustrazione in un post sul presunto multitasking al femminile qualche mese fa).

Al di là di chi entra nel blog digitando il nome di Trampolinodilancio (e sono la maggior parte, a prova del fatto che cominciamo a godere di una certa notorietà), dobbiamo ringraziare i personaggi che abbiamo intervistato e che non sono parsi speciali solo a noi (Simona Baroni, Massimo Costa, Elio Fiorucci,  Stefano Battioni, Camillo Mazzola, Maurizio Sala, Marco Lombardi…) se tanti li ricercano su Google.
Ma soprattutto abbiamo catturato i tanti che cercano in rete consigli pratici su come cavarsela per trovare un lavoro: tra le frasi più ricercate nei motori di ricerca ci sono state “colloquio via Skype”, “meeting report”, “lettera di presentazione”, “intestazione lettera motivazionale”, “domande da fare”, “domande da non fare”.

Abbiamo pubblicato molti commenti (grazie a Giulia, Susi, Giuseppe, Filippo, Alessandra) e altri ci hanno chiesto approfondimenti e consigli in privato.
Siamo riuscite a scatenare dibattiti e discussioni con alcuni post caldi, come quello sul profilo linkedin o sull’approccio durante un colloquio.

Abbiamo cercato di essere concrete e leggere, serie e divertenti.

Ora compiamo un anno. Ai 45.000 che ci hanno letto, offriamo una virtuale coppa di Champagne.

Auguri a Trampolino e a tutti quelli che ci sono saliti, perché volino lontano.

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