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I cinque suggerimenti di Branson per creare un business di successo

PC La scorsa settimana è ricominciato il corso di Marco Lombardi in Iulm di Tecniche di Creatività Pubblicitaria, e nella mia prima lezione, come esempio di portfolio di successo, ho parlato ai nostri studenti di Virgin e del suo creatore Richard Branson. Ottimo esempio di marketing, branding e comunicazione innovativi, il caso Virgin è indissolubilmente legato infatti alle capacità imprenditoriali del suo fondatore; per questo penso possa essere utile una sintesi dei cinque suggerimenti di Branson su come iniziare un business di successo, trovati oggi su Linkedin. Ritroverete dei temi che già molti altri manager e noi stesse abbiamo trattato su trampolinodilancio, alcuni non sempre facili da attuare, ma sicuramente non per questo meno veri.

1. Ascoltare più che parlare

Le idee migliori e i suggerimenti più acuti possono venire a chiunque, bisogna saperli ascoltare: seguire con attenzione i commenti on line, chiedere ai propri collaboratori le loro opinioni, ascoltare chi è maggiormente a contatto con il cliente finale. Stare con la gente, ascoltare quello che dice e imparare da loro.

2. Keep it simple

Per differenziarvi nel vostro business è necessario fare qualcosa di radicalmente diverso, ma questo non significa che deve anche essere complesso. È importante mantenere il focus sull’innovazione, senza voler reinventare la ruota, consiglia Branson.

3. Siate orgogliosi del vostro lavoro

Fare bene il proprio lavoro può essere fonte di grande soddisfazione, ed è giusto essere orgogliosi se si è dato il massimo

4. Divertitevi con il vostro lavoro, il successo arriverà

Se riuscite a divertirvi sul lavoro, se l’atmosfera è positiva, ci sono molte più probabilità che il vostro business abbia successo. (A smile and a joke can go a long way, so be quick to see the lighter side of life, dice Branson, e l’ha detto anche Patrizia in molti suoi post!)

5. Non arrendetevi al primo insuccesso

Se siete un imprenditore è probabile che il vostro primo tentativo sia un insuccesso, l’importante è non arrendersi o perdere la fiducia in se stessi per uno o due fallimenti, ma riuscire ad  imparare dall’insuccesso cosa non ha funzionato e cosa ha invece funzionato.

http://www.linkedin.com/today/post/article/20121002115242-204068115-five-top-tips-to-starting-a-successful-business?goback=%2Egde_37401_member_172329184

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La scuola di bellezza non finisce mai

Matteo Sarzana direttore generale VML e creatore di MappedInItaly

PC Bellezza, semplicità e responsabilità sono i tre ingredienti magici per chi vorrà realizzare progetti digitali di successo. È quanto ha spiegato ieri Matteo Sarzana, durante il convegno “Identità nel caos: Wikibrands e digital trends” con Guida di Fraia e Marco Lombardi in Iulm, riportando quanto è emerso all’ultimo SXSW, il festival che presenta  le evoluzioni del mercato digitale mondiale (al quale purtroppo – racconta Matteo – partecipano solo una ventina di italiani).

Sul concetto di bellezza si è aperto un dibattito, perché giustamente Stefano Del Frate ha fatto, tra l’altro, notare che è un principio che può variare moltissimo geograficamente. Per sottolineare il suo punto ha raccontato che  il CEO di Coca Cola, che voleva sensibilizzare il suo team sulla necessità di considerare le peculiarità locali, durante una riunione mise a massimo volume uno yodel e quando gli altri si dimostrarono infastiditi rispose che in alcune zone del pianeta quella era considerata una musica piacevolissima (a difesa delle tradizioni locali aggiungo che comunque una ragazzina che cantava lo yodel qualche anno fa fece un clamoroso successo ad America’s got talent, il video è su youtube e ha 22734394 visualizzazioni!).

Yodel a America’s got talent

Matteo ha risposto che ritiene importante questo cambiamento di prospettiva in un mondo, il digitale,  dove fino ad ora si sosteneva: “Basta che funzioni”. Ora il basta che funzioni, non basta più!  La seduzione anche formale è importante, persino quando il focus è sulla utility dei servizi che si offrono al consumatore, ha aggiunto Lombardi.

Inoltre il creativo digitale, ha concluso Sarzana,  deve sempre tenersi aggiornatissimo, perché i canoni di ciò che è bello nel digitale si evolvono molto rapidamente.

A questo punto gli abbiamo chiesto di darci un consiglio per i nostri lettori: i giovani talenti interessati al digitale dove possono trovare informazioni e stimoli per tenersi aggiornati sugli ultimi trend in ambito estetico?

Sarzana ha risposto che non esiste un unico canale, e per questo è molto difficile tenersi aggiornati.  Consiglia di navigare in Mashable.com e di andare sul sito di SXSW, cercare i relatori, e studiare cosa hanno fatto.

L’importante, ha concluso Sarzana, è ricordarsi che, soprattutto per un comunicatore, è necessario continuare a studiare, perché il cliente si aspetta che tu sia quello che porta in azienda le novità.

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DUE PROGETTI DI FORMAZIONE DAL TAGLIO INNOVATIVO

PC Il vulcanico Maurizio Goetz, che mi parlava già di digitale quando io pensavo si riferisse all’orologio senza lancette, ha creato due nuovi progetti per giovani e meno giovani che sono insieme interessanti e rivendibili sull’asfittico mercato del lavoro.

Maurizio affianca infatti all’attività di partner di innovActing, divisione della società CSE-CRESCENDO, l’impegno come docente all’Università di Milano Bicocca e all’Università IULM. Proprio in Iulm è nato l’anno scorso il Social Media Marketing Master, che si pone come obiettivo quello di formare figure professionali di alto livello specializzate nella progettazione, pianificazione e verifica di attività di comunicazione, di PR e di marketing per i media digitali e gli ambienti del Web 2.0.

Altrettanto innovativo è il neonato MTM EXECUTIVE, un progetto di Alta Formazione per il Turismo dell’Università IULM, che offre corsi Executive per gli operatori del turismo con l’obiettivo, ci dice Goetz, “di insegnare come progettare il turismo come esperienza. In particolare vengono indagate le connessioni tra immaginario, esperienza e ricordo.”

 L’industria del turismo subisce, come tante altre, grandi trasformazioni come la disintermediazione, relazioni commerciali più flessibili, l’emergere di nuovi soggetti competitivi, la moltiplicazione delle offerte e la contrazione della domanda di viaggi. Si impongono quindi l’apertura al cambiamento e l’impiego di strumenti manageriali innovativi.

Maggiori dettagli su scuolacomunicazioneiulm.it. Per chi volesse approfondire l’argomento,  Maurizio ha scritto insieme ad Andrea Rossi anche un libro – Creare offerte turistiche vincenti con Tourist Experience Design, edito da Hoepli –  che scompiglia con una ventata di novità il panorama un po’ statico dei libri sul turismo.

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Digital trends e Wikibrands in un convegno allo Iulm

PC Il simbolo dell’incontro che si terrà in Iulm il 13 giugno, dalle 17.00 alle 18.30, è un omino che toglie la striscia bianca dal cartello rosso di senso vietato. Un gesto che invita ad abbandonare una convenzione, non aver paura della follia e aprirsi a soluzione creative inaspettate, proprio come fa la comunicazione digitale.

L’opera dello street artist Clet Abraham aiuta anche a sottolineare che ormai c’è un doppio senso di marcia: se McLuhan scrivesse oggi, probabilmente sosterrebbe che The people are the message.

Nell’incontro verranno ripresi i contenuti del saggio Wikibrands, recentemente pubblicato in Italia a cura di M. Lombardi con Franco Angeli, che attraverso una vasta analisi di casi di successo ci invita alla normalizzazione post digitale.

In questa direzione è andato anche l’ultimo festival SXSW del marzo 2012. La sezione interactive del festival è il punto di incontro più avanzato in ambito web. L’elemento più rilevante che è emerso è l’invito a realizzare progetti caratterizzati da:

  •  semplicità,
  •  bellezza,
  •  responsabilità.

Tre parole chiave, dopo anni di caos nel quale molti marchi hanno rischiato di perdere la loro identità,  che ricordano i classici principi dell’advertising.  

Sarà molto interessante per i giovani talenti, ma anche per i professionisti del settore, ascoltare gli interventi di Guido Di Fraia (coordinatore indirizzo laurea magistrale in Digital Marketing Management), Matteo Sarzana (direttore generale VML, Y&R Brands), Marco Lombardi (presidente Y&R) e capire le opportunità che offre il digitale per liberare il nostro lavoro da eccessive convenzioni senza ritrovarsi però nel caos.

Il convegno “Identità nel caos: Wikibrands e digital trends” è organizzato dalla Iulm – laurea magistrale in marketing, comunicazione e consumi, indirizzo in Digital Marketing Management – con la collaborazione di WPP, Y&R Brands.

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Prepara le risposte a queste 3 domande e sei pronto per qualsiasi colloquio

Copper Peak Ski Jump, from the bottom of the j...

PC Forbes sostiene che in realtà sono solo tre le domande importanti che chi seleziona un candidato si sta ponendo e alle quali vorrà una risposta:

  1. Sei in grado di fare il lavoro?
  2. Ti piacerà questo lavoro?
  3. Possiamo tollerare di lavorare con te?

La prima domanda è relativa alle competenze tecniche, la seconda alla motivazione, la terza alle  soft skills.

Per quanto riguarda le competenze tecniche Filippo Romanini  (Direttore Barilla LAB for Knowledge Innovation) a un recente convegno Iulm raccontava che quando in Barilla reclutano un candidato si chiedono non solo se sa fare il lavoro per il quale è stato selezionato, ma se saprà arrivare al secondo posto in termini di promozione, quindi non al posto successivo, ma a quello ancora dopo.

È quindi importante far capire durante il colloquio le proprie competenze attuali ma anche le proprie potenzialità.

Le motivazioni sono un altro elemento fondamentale. Una recente ricerca internazionale dal titolo “Engagement Research: cosa fare per permettere alle persone di lavorare al meglio”, condotta dal CeRCA – dell’Università LIUC in partnership con la London Business School ha evidenziato che in Italia gli elementi motivanti sul lavoro sono sicurezza del posto di lavoro, bilanciamento tra vita privata e lavorativa e riconoscimento del proprio contributo. Credo però che i giovani talenti che vogliono cominciare una carriera nel marketing o nella comunicazione diano più rilevanza a quello che è  il terzo elemento  a livello generale. Concordo con Bill Guy – Cornerstone International Group CEO, citato nella ricerca di Forbes – che sottolinea che gli impiegati più giovani non desiderano essere pagati semplicemente perché lavorano sodo, ma lavoreranno sodo perché amano l’ambiente e le sfide associate con il loro lavoro.

Ne deriva che i capi che sanno creare un ambiente stimolante e sfidante sapranno attrarre e tenere gli impiegati migliori, come hanno sostenuto anche Dave e Wendy Ulrich, (professore della Ross Business School dell’Università del Michigan e psicologa, esperta di coaching), durante il convegno “Sense-driven company – Come i leader creano organizzazioni generatrici di senso e successo”, che si è tenuto il 9 maggio scorso a Milano (vedi per maggiori dettagli http://www.corriere.it/economia/trovolavoro/12_maggio_11/consigliere-arte-motivare-dipendenti-crisi_b4a0887c-9b4f-11e1-81bc-34fceaba092f.shtml).

Infine le soft skill sono determinanti per convincere chi seleziona che saprete amalgamarvi perfettamente nell’organizzazione. Forbes lo definisce il “cultural fit” ed è valido sia per i manager, che devono essere in grado di comprendere e interpretare la cultura dell’azienda che sono chiamati a guidare, sia per i giovani, come abbiamo già avuto modo di segnalare: durante il colloquio sarà quindi fondamentale sottolineare quegli elementi della propria personalità e formazione che si ritiene siano più in linea con la società per la quale ci si candida.”Rehearse, rehearse, rehearse”, per tornare a citare gli insegnamenti di Marco Lombardi: la preparazione è fondamentale anche per fare un colloquio.

Per approfondimenti http://www.forbes.com/sites/georgebradt/2011/04/27/top-executive-recruiters-agree-there-are-only-three-key-job-interview-questions

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INTERVISTA A LAURA BIAGINI, STRATEGIC PLANNING DIRECTOR IN YOUNG & RUBICAM

PC  Se penso a quelli che ce l’hanno fatta mi viene in mente subito Laura Biagini, che ho conosciuto in Young & Rubicam quando era la giovanissima laureanda e stagista di Marco Lombardi, nel reparto planning e ricerche. E non solo perché ha fatto una bellissima carriera, che l’ha portata in pochi anni a dirigere quel reparto, ma perché ha sempre caparbiamente lottato per fare quello che le piaceva fare. Essendo bella e socievole, a più riprese le è stato proposto di lavorare nel reparto account, quasi che fosse sprecata a studiare marche e trend di mercato in una posizione che è più di back office. Laura ha sempre declinato con diplomazia e gentilezza, anche quando l’implicita minaccia era che così non avrebbe fatto carriera. Non è stato così e sono felice che sia riuscita a coniugare lavoro e passione.

Questa scelta le ha anche permesso di coniugare il lavoro in Young & Rubicam con lo  studio prima e la docenza poi in Iulm; una sinergia di interessi nata dall’incontro con Marco Lombardi, come ci ha raccontato  quando le abbiamo chiesto perché pensa di essere stata scelta al suo primo colloquio e che cosa ha fatto la differenza: “Quando mi sono presentata al mio primo colloquio di lavoro non pensavo che lo fosse. Mi spiego: ero andata a un ricevimento dal professore con cui stavo facendo un corso in università. Era un corso di pubblicità, tenuto da quello che ancora non avevo capito essere una delle maggiori autorità italiane sul planning strategico: la verità è che, nonostante il corso, non mi era proprio chiarissimo che cosa facesse un planner. In quell’occasione ricordo di averlo bombardato di domande. E con il senno di poi temo di averlo preso per sfinimento: a un certo punto credo che gli sia venuto in mente che era più semplice offrirmi uno stage. Di lì a qualche settimana sarebbe diventato, per molti anni a venire, il mio mentore in Young&Rubicam.”

Trampolinodilancio: “Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?”

Laura Biagini: “Il fatto di non avere paura di mostrare carattere, l’avere trovato il modo di dire la mia e di potere esprimere un parere anche di fronte a persone con molta più esperienza: soprattutto all’inizio credo che nessuno dall’altra parte si aspetti che una persona sappia trovare tutte le risposte giuste, bensì che sia propositivo nel provare quantomeno a cercarle, a volte addirittura anticipando le domande. Di certo è necessario che l’ambiente in cui ci si trova (quello che io ho sempre trovato in Y&R) favorisca questo atteggiamento. E se così non fosse beh, il mio invito è quello di cominciare subito a cercare altrove.”

Trampolinodilancio: “Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?”

Laura Biagini: “Tre cose:

1)“sbaglia solo chi fa” (riferito al fatto che fare errori è normale quando uno lavora e che trovare soluzioni agli errori fatti da noi o da altri fa parte del gioco)

2)”quando un aereo precipita l’unica persona che non va in panico è il pilota”(potrebbe essere un corollario di quello sopra: nella difficoltà l’importante è non rimanere passivi come farebbe un   “passeggero” bensì prendere il controllo di quello che sta accadendo, sforzandoci di gestire le cose anziché farsi travolgere)

3) “del maiale non si butta via niente” (riferito alla gran mole di lavoro che viene prodotta in un’agenzia pubblicitaria spesso apparentemente destinata ad essere cestinata, archiviata, inutilizzata ma che prima o poi, per qualche gara, per qualche cliente, per qualche richiesta urgente dell’internazionale o del tuo AD torna buona: ergo MAI svuotare completamente il cestino dei file cancellati!)”  

Trampolinodilancio: “Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?”

Laura Biagini: “Che in un mestiere dove quello che conta è l’immagine bisogna sforzarsi di non essere superficiali: può sembrare un paradosso ma un’intuizione è valida non tanto quando è spiazzante e originale bensì quanto più è fondata su dati oggettivi.”

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Creative Happening alla Iulm dedicato alla satira

Creative Happening 2012Il Creative Happening è un appuntamento annuale che Iulm dedica ad argomenti legati alla creatività. Quest’anno – dal 2 al 4 maggio – si parlerà di comicità e satira, insieme a personaggi conosciuti come Luca e Paolo, Geppi Cucciari e i Soliti idioti.

Particolarmente interessante per chi si affaccia al mondo del marketing e della comunicazione, dove il digitale ha un ruolo sempre più centrale, sarà capire cos’è divertente per la generazioni native digitali e che influenza hanno i social network sulle forme di creazione, elaborazione e consumo sociale del comico.

Il programma completo degli incontri e dei workshop ai quali si può partecipare sono al link:

http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/news-e-eventi/iulm-creative-happening

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INTERVISTA A MISHA GAMBETTA, MARKETING MANAGER TURISMO SVIZZERO

PC Per la serie “Quelli che ce l’hanno fatta” intervistiamo oggi Misha Gambetta, un giovane talento che è stato mio studente più di dieci anni fa in Ied.Misha Gambetta

All’Istituto Europeo di Design è più facile conoscere personalmente gli studenti (in quello stesso periodo le lezioni in Iulm si svolgevano in aula magna con più di 400 studenti!) ma questo non vuol dire che tutti sappiano entrare davvero in relazione con te e dimostrare le loro capacità. Come è emerso anche nell’Indagine sulle Professioni di cui abbiamo parlato martedì, è davvero fondamentale che uno studente approfitti dell’iter scolastico per assorbire il più possibile dai suoi docenti in modo proattivo.

Misha aveva ben chiaro questo obiettivo già a 20 anni (“assorbire come una spugna il più grande numero di stimoli e input” è una delle frasi che mi piacciono di più della sua intervista), e non a caso l’ho segnalato per un stage in Young & Rubicam, che è stato l’inizio di una brillante carriera nell’ambito di diverse agenzie di comunicazione, sia  a Milano che a Zurigo,  per poi tornare recentemente a Milano, dov’è Marketing Manager del Turismo Svizzero.

Cominciamo innanzitutto a chiedere a Misha, che è di nazionalità svizzera ed è cresciuto nel Canton Ticino, che peso ha avuto nella sua carriera la disponibilità al trasferimento, che è una delle carenze riscontrate dalle imprese italiane nei giovani.

Misha Gambetta: Moltissimo! Quando mi sono diplomato non c’erano ancora università nel Canton Ticino, quindi avrei comunque dovuto andare a frequentare l’università lontano da casa. Ho scelto di farlo a Zurigo, dove ho frequentato Economia, ma proprio l’esame di marketing mi ha fatto capire che il mio vero interesse era per il marketing e la comunicazione. Non essendoci scuole con questo indirizzo in Svizzera, ho deciso di venire a Milano, a frequentare l’Istituto Europeo di Design. Dopo alcuni anni di lavoro in Italia sono quindi tornato a Zurigo, dove ero Account Director in un’agenzia che aveva una sede anche a Berlino, e seguivo clienti sia nazionali che internazionali. E ora, per il mio lavoro al Turismo Svizzero, ho sede a Milano ma vado spesso a Zurigo.

Trampolinodilancio: Perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Misha Gambetta: Durante l’ultimo anno di studi ho avuto la possibilità di fare colloqui in più agenzie pubblicitarie e ho così potuto “scegliere” il mio primo datore di lavoro. Per me era importante iniziare il mio percorso professionale in un’agenzia pubblicitaria internazionale. Sicuramente il fatto di conoscere cinque lingue ha giocato a mio favore. Certamente anche una grande determinazione.

Trampolinodilancio:  Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

Misha Gambetta: Lavorare in una struttura con più di 200 dipendenti molto diversi l’uno dall’altro, con ruoli e gerarchie ben definiti è stato fondamentale nell’apprendere ad usare le parole e i modi più adatti ai fini di un lavoro di team  efficace. Inoltre gli ottimi tools messi a disposizione per le pianificazioni, i briefing, le strategie, le analisi impongono una certa disciplina e precisione e metodo.  

Trampolinodilancio:  Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Misha Gambetta: Storia dell’arte

Trampolinodilancio:  Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Avendo cambiato più agenzie già durante i primi anni di lavoro sarebbe riduttivo limitarmi ad una sola persona. È stata una fortuna potermi confrontarmi sin dai primi anni con personalità molto diverse tra loro ma che in linea di massima mi hanno trasmesso gli stessi insegnamenti.

La prima regola, anche se forse può sembrare banale, è il buonsenso. Buonsenso da usare nel daily business, nei rapporti con i clienti, i partner e colleghi e nelle decisioni.

La seconda regola: essere coraggiosi, che per me è sinonimo di vedere il mondo da un’altra prospettiva.

La terza: essere curiosi – leggere, domandare, ascoltare, viaggiare.

Per riassumere: assorbire come una spugna il più grande numero di stimoli e input, andare oltre restando concreti.

 

 

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Parlano le imprese: ecco cosa manca ai neolaureati italiani

PC Conoscenza dell’inglese, capacità di lavorare in gruppo e attitudine a risolvere i problemi rispettando i tempi  sono le principali carenze dei neolaureati italiani, secondo l’indagine (Osservatorio sulle Professioni) svolta su 125 grandi aziende da Iulm con la collaborazione di Centromarca e Fondazione Crui.

“Il nostro obiettivo è garantire ai ragazzi che in qualche modo l’isola università e l’isola impresa dialoghino a monte e non solo a valle” così ha riassunto ieri, nel convegno dedicato alla presentazione dei risultati, il rettore Giovanni Puglisi. In un momento in cui la disoccupazione giovanile ha raggiunto i massimi storici (32% rispetto al 22% di media europea) l’università italiana deve capire che per le imprese è importante non solo il “sapere” ma anche il “saper fare”: si tratta delle cosiddette soft skill, tra le quali il lavoro in gruppo, la comunicazione e la negoziazione, il problem solving e la gestione del tempo.

Sono invece allineate alle esigenze delle aziende le competenze informatiche di base e la conoscenza dei nuovi media, anche se nel successivo dibattito tra i responsabili delle risorse umane presenti al convegno (Barilla, Coca Cola, Rai e L’Oreal) molti hanno evidenziato che essere utenti del digitale non implica il fatto di essere competenti e saperlo utilizzare per lavorare. Emblematico l’esempio del bellissimo sito per il recruitment L’Oreal realizzato in UK  da giovani nativi digitali, che risulta difficilmente rintracciabile con i motori di ricerca perché la ricerca si basa sulle parole chiave, mentre il sito è principalmente ricco di immagini.

La ricerca ha anche individuato il profilo ideale di laurea che un neolaureato deve possedere per arrivare a un contratto (che purtroppo solo nel 17% dei casi sarà a tempo indeterminato): innanzitutto laurea quinquennale (83%) e non triennale, e preferibilmente in Economia (91%), Ingegneria (70%) e Scienze della Comunicazione (26%).

Inoltre è interessante il dato relativo ai bacini d’ingresso in azienda, dove emerge la netta prevalenza del settore marketing /comunicazione (74%) seguito dal commerciale/vendite (65%).

Come abbiamo anticipato in molte delle interviste di Trampolinodilancio, il dibattito ha poi confermato che le esigenze delle imprese sono principalmente due: trovare candidati che siano disponibili a  passare alcuni mesi nelle vendite (con trasferimenti nel territorio) e che si occupino di trade marketing più che di marketing strategico. Mentre in azienda si parla ormai di strategia commerciale e non di strategia di marketing,  i nuovi candidati continuano a dichiarare nei colloqui che sperano di occuparsi di marketing strategico e comunicazione.  Questa è una delle indicazioni più interessanti, nate a margine della ricerca, sullo scollamento tra aspettative dei candidati e reali esigenze delle imprese.

Riassumeremo questa e le tante altre evidenze emerse nel dibattito in un piccolo decalogo. Trovate intanto una sintesi della ricerca al link http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/Risorse-e-servizi/Placement/Osservatorio+sulle+professioni

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“WPP si apre” nelle parole di chi l’ha organizzato

Marco LombardiPC  Come anticipato abbiamo chiesto a Marco Lombardi, presidente Young & Rubicam e docente Iulm, di spiegarci gli obiettivi che si prefiggeva WPP si apre e quali consigli può aggiungere, a consuntivo dell’iniziativa, per il giovani talenti interessati al mondo della comunicazione.

Trampolinodilancio: Qual è lo spirito con il quale è nato WPP SI APRE?

Marco Lombardi: Cara Paola, ti ringrazio di voler parlare dell’iniziativa che apre le porte della complessa realtà della comunicazione odierna ben rappresentata da WPP. L’impegno richiesto è tanto, come staff time e organizzazione, in linea con un obiettivo ambizioso: aiutare i giovani studenti più meritevoli. Se ne parla tanto e si fa poco; la corsa affannosa nel grigiore della crisi impedisce visioni con qualche larghezza e profondità. Bene: lo abbiamo fatto e, forse, WPP ha trovato anche qualche talento.
Ma… quanta passività fra i giovani! Quando capiranno che, come pulcini, devono rompere l’uovo ma anche fare “pio!pio!” per trovare nutrimento? Ad esempio: come può un giovane futuro comunicatore non avere un blog? Un proprio portfolio di idee, annunci, pensieri…?.

L’intervento di Lombardi, come sempre pertinente ma anche pungente, ci permette di  ritornare sul tema dell’utilità dei social media come modo di costruire il proprio personal branding e dimostrare le proprie capacità, anche nelle fasi iniziali della carriera (non a caso Marco Lombardi è il curatore dell’edizione italiana di Wikibrands, il libro di Sean Moffitt e Mike Dover che  spiega come trarre il meglio dalle potenzialità dei new media).

Oggi ad esempio ho incontrato un altro partecipante di WPP si apre, che è anche nostro tesista, che mi spiegava che intende aprire un sito con tutti i video delle interviste che farà come supporto della sua tesi di laurea: sono questo tipo di iniziative (innovative, ma non gratuite) che aiutano a emergere dal gruppo e di fare sentire il proprio “pio! pio!”.

Saper progettare un intervento unico e distintivo sui new media è una straordinaria opportunità per dimostrare a chi leggerà il vostro curriculum vitae o vi valuterà in fase di colloquio che la vostra conoscenza del digital non consiste unicamente nel chattare su Facebook, perchè essere nativi digitali non è sufficiente, come è emerso con grande rilevanza al Convegno “‘Osservatorio sulla Professioni” al quale ho partecipato oggi e del quale nei prossimi post vi fornirò un ampio resoconto.

 

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