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E’ l’anno della scimmia… mettiamola sulla spalla di qualcun altro

PB Pochi giorni fa si è celebrato il capodanno cinese. Ci lasciamo alle spalle l’anno del Maiale (dai, onestamente una bruttura) e ci buttiamo in quello della Scimmia.

Premetto una discreta incompetenza nella decodifica dell’oroscopo cinese, coinvolta dal capodanno soprattutto per problemi industriali (tre settimane di stop per tutte le nostre produzioni in poliestere che arrivano dall’Asia) e uso la metafora della scimmia a scopo puramente strumentale.

Spesso quando siamo su un progetto, tendiamo a procrastinare il momento in cui mollare la palla perché qualcuno possa giocarla. Ci pare di doverla tenere ancora tra i nostri piedi, a volte la dimentichiamo perché siamo pieni di altre cose da fare. Cosicché alla fine , quando ci decidiamo (obbligati dal calendario) a lanciare la palla, realizziamo che il tempo per giocarla fino al successo è corto. E che parecchio ne abbiamo sprecato tenendo sulle nostre spalle una scimmia che era già pronta a saltare su quella di un altro (un collaboratore, un fornitore, un façonista, un impaginatore, un modellista…).

La tendenza a procrastinare (nel Medioevo era un peccato rappresentato simbolicamente dalla Cornacchia, chi di voi ha studiato filologia romanza dovrebbe saperlo) alcune azioni che in qualche modo ci mettono a disagio, ci dà breve sollievo nell’immediato, ma riempie di scimmiette le nostre spalle appesantendoci il cammino. Soprattutto in un mondo dai ritmi circadiano / contadini come la moda, scandita inesorabilmente dalle stagioni.

Quando sentiamo di avere sul tavolo un sospeso da cui dipendono le azioni di molti altri , dobbiamo dargli la priorità anche rispetto a progetti più importanti ma che possiamo gestire da soli. Questione di rispetto, ma anche di efficienza.

E’ più opportuno in alcune situazioni correggere una bozza e dare il via alla stampa che rivedere i numeri di budget. Il lavoro è più noioso e miserabile. Ma senza il catalogo stampato non venderemo le collezioni e non faremo il budget. E la stampa non la possiamo fare nei ritagli di tempo: una stamperia, i suoi tecnici, le sue macchine , stanno aspettando il nostro nulla osta per partire.

Io tendo a procrastinare regolarmente la revisione dei contratti (che odio visceralmente superate le tre pagine delle condizioni commerciali, perduta nelle fidejussioni bancarie, nei periodi di sell off, nelle cause di risoluzione espressa) con il risultato di tenermi sulle spalle un gorilla, ingombrante nel retro pensiero.

Gestire la nostra agenda non solo valutando le nostre disponibilità di tempo, ma considerando quelle di chi lavora intorno a noi, ha un potenziale straordinario nell’efficacia del nostro lavoro.

D’altra parte lo facciamo scientificamente ogni mattina, quando mettiamo il bollitore dell’acqua sul fuoco prima di apparecchiare la tavola. Quando mettiamo la bustina del the nella teiera prima di fare la doccia, in modo che l’infusione sia pronta quando infiliamo l’accappatoio e i biscotti sono già sulla tavola.

I 50 minuti tra la sveglia e l’uscita di casa, diventerebbero un’ora e trenta se non avessimo inanellato azioni dalla calcolatissima consecutio temporum (tra il the e la doccia immaginate il primo amorevole richiamo per svegliare il Fede e l’ultimo abominevole ruggito per fargli lavare i denti prima di uscire).

Dunque quest’anno cinese il buon proposito è quello di tenere sulle mie spalle solo le scimmie che dovrò gestirmi direttamente dall’inizio alla fine. Spostare le altre prima che diventino primati mi farà guadagnare tempo e stima da chi si troverà impegnato con il corretto anticipo.

Spostare tutte le scimmie sulle spalle degli altri, aimè, non è possibile: è roba da milionari inoccupati (pochi), poveri disoccupati (tanti) politici in altro affaccendati e manager inutili (QB).

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Parlano le imprese: ecco cosa manca ai neolaureati italiani

PC Conoscenza dell’inglese, capacità di lavorare in gruppo e attitudine a risolvere i problemi rispettando i tempi  sono le principali carenze dei neolaureati italiani, secondo l’indagine (Osservatorio sulle Professioni) svolta su 125 grandi aziende da Iulm con la collaborazione di Centromarca e Fondazione Crui.

“Il nostro obiettivo è garantire ai ragazzi che in qualche modo l’isola università e l’isola impresa dialoghino a monte e non solo a valle” così ha riassunto ieri, nel convegno dedicato alla presentazione dei risultati, il rettore Giovanni Puglisi. In un momento in cui la disoccupazione giovanile ha raggiunto i massimi storici (32% rispetto al 22% di media europea) l’università italiana deve capire che per le imprese è importante non solo il “sapere” ma anche il “saper fare”: si tratta delle cosiddette soft skill, tra le quali il lavoro in gruppo, la comunicazione e la negoziazione, il problem solving e la gestione del tempo.

Sono invece allineate alle esigenze delle aziende le competenze informatiche di base e la conoscenza dei nuovi media, anche se nel successivo dibattito tra i responsabili delle risorse umane presenti al convegno (Barilla, Coca Cola, Rai e L’Oreal) molti hanno evidenziato che essere utenti del digitale non implica il fatto di essere competenti e saperlo utilizzare per lavorare. Emblematico l’esempio del bellissimo sito per il recruitment L’Oreal realizzato in UK  da giovani nativi digitali, che risulta difficilmente rintracciabile con i motori di ricerca perché la ricerca si basa sulle parole chiave, mentre il sito è principalmente ricco di immagini.

La ricerca ha anche individuato il profilo ideale di laurea che un neolaureato deve possedere per arrivare a un contratto (che purtroppo solo nel 17% dei casi sarà a tempo indeterminato): innanzitutto laurea quinquennale (83%) e non triennale, e preferibilmente in Economia (91%), Ingegneria (70%) e Scienze della Comunicazione (26%).

Inoltre è interessante il dato relativo ai bacini d’ingresso in azienda, dove emerge la netta prevalenza del settore marketing /comunicazione (74%) seguito dal commerciale/vendite (65%).

Come abbiamo anticipato in molte delle interviste di Trampolinodilancio, il dibattito ha poi confermato che le esigenze delle imprese sono principalmente due: trovare candidati che siano disponibili a  passare alcuni mesi nelle vendite (con trasferimenti nel territorio) e che si occupino di trade marketing più che di marketing strategico. Mentre in azienda si parla ormai di strategia commerciale e non di strategia di marketing,  i nuovi candidati continuano a dichiarare nei colloqui che sperano di occuparsi di marketing strategico e comunicazione.  Questa è una delle indicazioni più interessanti, nate a margine della ricerca, sullo scollamento tra aspettative dei candidati e reali esigenze delle imprese.

Riassumeremo questa e le tante altre evidenze emerse nel dibattito in un piccolo decalogo. Trovate intanto una sintesi della ricerca al link http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/Risorse-e-servizi/Placement/Osservatorio+sulle+professioni

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