Quando l’Algoritmo sta al Business come Virgilio sta a Dante: Egomnia ci porta a riveder le stelle

PB Matteo Achilli, il nostro enfant prodige fondatore di Egomnia, è ormai un saggio ventitreenne e oggi lancia la nuova versione internazionale del suo portale al Vodafone Village di Milano.

10.000 Beta tester saranno solo l’aperitivo prima di rendere Egomnia completamente accessibile a tutto il mondo.

Ad oggi più di 14.000 ragazzi sono stati reclutati per mezzo di egomnia.com, il primo social network italiano per fare incontrare domanda e offerta di lavoro. Come una pila nell’oscurità, un interprete su marte, una guida in una città straniera, Egomnia guida le aziende a trovare il loro candidato ideale, con l’obiettivo di diventare il portale di recruiting di riferimento per i giovani talenti. Merito, Servizio, Talento. Il tutto codificato e ordinato per essere reperibile.

L’algoritmo inventato da Matteo che consente di elaborare un ranking dei curricula degli iscritti e di offrirli in modo meritocratico alle aziende (oltre 1000!) che si sono accreditate, è stato perfezionato e revisionato. Come quando si industrializza il prototipo di un abito, o il bouquet di un nuovo profumo.

Ora l’algoritmo è abbastanza grande per girare in tutto il mondo, ma è rimasto un po’ bambino: si è inventato anche gli Egomoney , moneta virtuale con cui le aziende pagano il servizio. Forse quando usciremo “ a riveder le stelle” ci troveremo a Parco della Vittoria.

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Tutti hanno diritto a un trampolinodilancio

PC E’ una settimana che faccio colloqui, ma – non se ne abbiano a male i candidati che ho intervistato – il colloquio che sicuramente mi rimarrà nel cuore è quello che hanno simulato Giovanni Mazzariol, un bambino down di 12 anni, e suo fratello Giacomo, di 18, per la giornata mondiale sulla sindrome di Down. La frase che conclude è da tener presente per qualsiasi intervista: “Dentro ogni persona c’è un mondo unico. Non guardate gli altri soltanto con i vostri occhi. Siate autentici, siate spontanei. Restate semplici, restate veri.”

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Il colloquio che scopre le affinità elettive tra candidato e azienda

PC Quando tra datore di lavoro e dipendente non si crea un’affinità elettiva simile a quella che lega una donna a un uomo è probabile che i due in brevissimo tempo si divideranno. Questo rappresenta un danno sia per l’azienda che per il dipendente, visto che entrambi investono inutilmente tempo in formazione.gli amanti Magritte

Per questo, si sta affermando un nuovo tipo di selezione basato sulle Strengths-based job interview, che permettono, attraverso una conoscenza più profonda dell’intervistato, di valutare la sua aderenza ai valori aziendali e al tipo di lavoro che dovrà svolgere.

Invece che limitarsi a scoprire cosa una persona SA fare attraverso il colloquio si cerca di capire cosa una persona AMA fare.

Il principio è chiaro: individuare persone che abbiano le stesse caratteristiche dell’azienda che sta assumendo. Dal punto di vista di chi fa domanda, questo significa essere sicuri di trovarsi a lavorare in una cultura organizzativa che si condivide e a svolgere lavori per i quali si è adatti.

Dal punto di vista dell’azienda questo è sicuramente un vantaggio, perché quando un candidato può utilizzare nel lavoro i suoi punti di forza dimostra:

  • energia e coinvolgimento
  • spesso perde il senso del tempo perché coinvolto nel compito che sta svolgendo (e quindi lavora di più!)
  • impara rapidamente nuove informazioni e approcci
  • ha elevati livelli di performance sul lavoro

Dato che questi colloqui sono particolarmente utili per selezionare persone con poca esperienza e visto che grandi aziende come Nestlé e Unilever hanno deciso di utilizzarle, ecco alcune indicazioni per i nostri giovani talenti che potrebbero trovarsi ad essere intervistati con queste modalità.

Le Strengths-based question agiscono in due ambiti:

  • innanzitutto cercano di individuare i vostri reali, sinceri, punti di forza, per esempio indagando quali sono le vostre passioni al di fuori del lavoro
  • lo stesso viene fatto con i punti di debolezza, per i quali è richiesta la massima sincerità.

I fan di questo nuovo tipo di colloquio sottolineano che un ulteriore vantaggio è che il candidato capisce perché non sarebbe felice in quel ruolo e non ha la sensazione di aver fallito, come succede invece con i colloqui classici.

Come prepararsi a un colloquio che usa le Strengths-based question? In realtà è sufficiente aver fatto un serio percorso di conoscenza di se stessi per capire quali sono le cose che si ama maggiormente fare sia nel lavoro che al di fuori del lavoro ed essere pronti ad essere aperti e sinceri. Potrebbe essere utile prepararsi a sottolineare come le proprie preferenze possono inserirsi perfettamente nella cultura aziendale e che sono in linea con i requisiti richiesti da quel lavoro.

Ecco alcune domande che potrebbero farvi durante un colloquio di tipo strengths interview:

  • Cosa sei bravo a fare?
  • Cosa ti viene facile?
  • Cosa impari facilmente?
  • Cosa trovavi più semplice apprendere all’università?
  • Quali soggetti ami di più studiare?
  • A quali attività dedichi le maggiori energie?
  • Descrivi un giorno di successo.
  • Quando hai raggiunto un obiettivo di cui vai veramente fiero?
  • Preferisci iniziare un lavoro o finirlo? (domanda per niente banale!)
  • Pensi di avere abbastanza ore per fare tutto quello che devi nel corso della giornata?
  • Che tipo di cose rimangono sempre nella tua to do list e non vengono mai finite?
  • Che cosa detesti di più fare? (Se la risposta è “mettere in ordine” non fate domanda in un archivio)
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Il vostro cv ha in media 8,8 secondi per farsi notare o cestinare

PC Uno degli effetti collaterali della crisi è il fatto che per ogni richiesta di impiego ci siano, rispetto a un tempo, molte più persone che fanno domanda e probabilmente meno persone che si occupano della selezione (anche i selezionatori sono vittime di tagli e ristrutturazioni aziendali).cestino

Il National Citizen Service,  il programma britannico che offre formazione ai giovani in cerca di lavoro, ha intervistato 500 aziende e scoperto che il numero di cv che arrivano per ogni posizione è raddoppiato in due anni, obbligando i responsabili della selezione a decidere in 8.8 secondi quali tenere e quali cestinare.

Cosa cercano in questi pochi secondi i selezionatori? Innanzitutto quello che viene definito l’elevator pitch: una frase che vi descriva e riassuma le vostre capacità e competenze in modo originale, impattante, dimostrando forza di carattere, tenacia e resilienza.

Un suggerimento sempre valido è quello di evitare gli aggettivi  banali o il cui contrario sia evidentemente negativo (vale la pena di dire che siete motivati? Se non lo foste avreste mandato il cv? È utile aggiungere che siete dinamici? Se foste pigri come un bradipo lo direste?). Resto sempre colpita da alcune frasi di House of Cards, la serie tv che ha a mio parere i migliori sceneggiatori. In un recente episodio un esperto di politica internazionale afferma: “I’d say there are nine consultants in the country who truly know foreign policy. Me: I’m number one. Me in coma, I’m number two.” Memorabile vero? (Se non lo avete capito andate direttamente all’ultimo punto di questo post).

Inoltre, nei pochi secondi dedicati al vostro cv, verranno apprezzate le attività extra curriculari, le passioni e gli interessi, più che i voti ottenuti (in particolare ovviamente se affini all’impiego per il quale ci si candida).

Alcuni suggerimenti formali per assicurarvi di avere impatto anche in 8.8 secondi:

  • Non superate la pagina, soprattutto se siete alla ricerca del primo lavoro. Il format europeo che obbliga ad elencare stage e lavoretti estivi con date e specifiche fa arrivare a due pagine anche i cv di giovani laureandi di 22 anni. Cercate di sintetizzare le diverse esperienze in modo da dimostrare i vostri interessi, ad esempio raggruppandole per temi (attività di volontariato, stage con solo l’elenco veloce del lavoro svolto e dove). Il one page document è una regola aurea che vale anche in questo caso.
  • Aggiungete una foto che comunichi qualcosa di voi: un sorriso e uno sguardo vivace e comunicativo fanno spesso più di tante parole.
  • Usate un carattere facile da leggere, evitate gli eccessi di creatività. Non potete conoscere i gusti di chi lo selezionerà, per questo è meglio usare un approccio standard
  • Formattate in modo utile e piacevole gli argomenti, in modo che sia ad esempio immediato recuperare il vostro numero di telefono o facile controllare qual è il vostro più recente impiego
  • Usate il grassetto per evidenziare le caratteristiche che vi rendono particolarmente adatti al ruolo per il quale vi proponete: può essere l’attuale posizione, se state svolgendo un lavoro simile, oppure una particolare esperienza all’estero, o ancora la conoscenza di una lingua straniera utile per quell’azienda, ma anche un hobby che coltivate da anni (fabbricate mobili in garage? Ditelo se fate domanda al marketing di Leroy Merlin; avete un blog di cucina? Evidenziatelo se mandate il curriculum in un gruppo alimentare; avete realizzato dei video per la scuola? Sottolineatelo se volete farvi assumere in un’agenzia di pubblicità)

E infine alcuni errori che la ricerca indica come sufficienti per far cestinare il vostro cv, anche prima che siano passati i fatidici 8.8 secondi:

  • errori di battitura
  • errori di grammatica
  • tono troppo informale
  • uso di espressioni gergali
  • lista di tutti i voti conseguiti durante gli studi
  • passioni e interessi elencati senza specifiche (ad esempio: la lettura, la cucina)
  • mancanza di attività collegate allo sviluppo personale

Dato che la ricerca è stata svolta in Gran Bretagna manca un punto fondamentale che aggiungo a nome di tutti i reclutatori italiani nell’ambito del marketing e della comunicazione (e non solo):

  • inglese perfetto. Solo pochi giorni fa ho sconsigliato un brillante studente del mio corso di Brand Lab che vuole diventare account dal mandare il suo curriculum nelle agenzie di pubblicità dopo aver visto (forse in meno di 8.8 secondi) che dichiara una conoscenza dell’inglese solo buona. Il miglior consiglio che mi sono sentita di dargli è di andare almeno tre mesi in un paese di lingua inglese, anche a fare il cameriere, per impararlo perfettamente e poi cominciare a inviare cv.
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Come attivare gli archetipi giusti in vista di un colloquio.*

Daniela Pellegrini

Daniela Pellegrini

PC Daniela Pellegrini, collega in Iulm di cui abbiamo già avuto modo di parlare, ha deciso di affiancare un nuovo lavoro come personal life coach al suo impegno come manager nell’ambito del marketing e della comunicazione. Si sta specializzando su temi legati alla analisi e lo sviluppo delle problematiche personali rivolte al Burnout, crescita personale, e allo Space Cleaning perché, come ci racconta, sono aree che le permettono di entrare in punta di piedi nella vita delle persone ed aiutarle in un loro percorso di crescita. Ha deciso di aiutare i nostri giovani talenti con alcuni consigli che nascono anche dagli argomenti trattati insieme a lezione. Ecco il primo, che come ci anticipa “è un post rivolto al femminile, ma da cui anche i signori maschietti possono trarre spunti utili.”

Daniela Pellegrini.: Durante il corso di Brand Lab in Iulm si è parlato di archetipi quali modelli di riferimento di costruzione non solo della personalità dell’uomo, vedi le teorie di Jung, ma anche di una marca, modelli utili nel momento di passaggio dalla strategia allo sviluppo dell’idea creativa.

L’invito è quindi quello di considerare anche noi stessi “marca”. In fin dei conti quando andiamo ad un colloquio di lavoro “ci vendiamo”: ci presentiamo, cerchiamo un contatto, stabiliamo una relazione, e dobbiamo farlo con elementi distintivi. Noi siamo “brand”.

Oltre agli aspetti esteriori di cui si parla spesso, come vestirsi, come stringere la mano, come sorridere e stare seduti etc… anche molti altri aspetti della nostra personalità giocano nel giudizio di chi ci sta esaminando.

A questo proposito vi consiglio il libro d  J.S. Bolen, che tratta delle Dee dell’Olimpo quali archetipi-modello al femminile che influenzano il nostro modo di essere e quindi il nostro agire. Può essere molto utile sfruttare questi modelli anche durante un colloquio di lavoro, imparando così quali di questi giocano a nostro favore, in modo da fare emergere il meglio di noi stessi.

Uno nota importante. Dentro di noi vivono tutti gli archetipi ma a tratti, o in momenti diversi, ne vengono attivati uno o più di uno di essi. Sta a noi, in base alla situazione in cui ci troviamo e l’obiettivo che vogliamo raggiungere, attivare l’archetipo più adatto.

Vediamo ora una carrellata veloce del profilo delle Dee:

Dee nella categoria delle Vergini che rappresentano le qualità femminili dell’indipendenza e dell’autonomia:

– Atena: dea della saggezza, fra i romani era nota come Minerva. Ha capacità strategiche e razionali ed è portata a muoversi con grande determinazione. Ha anche la capacità di tenere sotto controllo le situazioni e muoversi in modo adeguato in mezzo a loro.

– Artemide: dea della caccia, per i romani era Diana, agisce in modo veloce e deciso. Impersonifica lo spirito indipendente e competitivo. In ambito lavorativo si trova bene a sostenere ruoli di comando ed è spinta verso avanzamenti di carriera.

– Estia: dea del focolare, la Vesta dei romani. Ha grande capacità di intuito. Non ama essere ambiziosa e può risultare timida, introversa o dimostrare inadeguatezza se si trova in un ambiente non consono a lei.

Dee nella categoria delle Vulnerabili la cui identità e benessere dipendono dalla presenza di rapporti significativi.

– Era: Giunone fra i romani, è la moglie di Zeus. Vede nel matrimonio la sua finalità di vita e non considera il lavoro una delle sue priorità. Ha spesso momenti di rabbia che deve imparare a gestire.

– Demetra: vive la famiglia e i figli come l’espressione della sua capacità di prendersi cura delle persone e delle cose. Sul lavoro non dimostra grande competitività ed ambizione.

– Persefone: caratterizzata da due aspetti contrastanti fra loro. Kore, giovane fanciulla e Persefone (o Proserpina nei romani) regina degli inferi. Come Kore è una fanciulla che non conosce bene le sue capacità mentre sotto le vesti di Persefone ha una tendenza ad avere un atteggiamento passivo e condiscendente.

Afrodite: dea in una categoria a se stante. Personalità estroversa ed eclettica. Dal momento che non è attirata da compiti ripetitivi, gli impieghi monotoni e le situazioni statiche la annoiano e quindi tende a mollare il colpo. E’ l’archetipo che maggiormente è attirato dalle professioni artistiche.

Siete in procinto di affrontare un colloquio? Fate un breve esame delle vostre attitudini caratteriali e decidete come è meglio porvi al vostro interlocutore. Create quindi una sorta di collegamento con gli archetipi ed attivate quello che maggiormente necessita in quel preciso momento. Ecco alcuni spunti:

  • Fate in modo che lo spirito organizzativo e la capacità di lavorare anche sotto stress sia in mostra durante il colloquio, come farebbe Atena.
  • Siate Artemide, ma state attente a non essere troppo aggressive, mostrate invece la vostra spinta ad agire.
  • Attivate Estia se dovete “captare” la situazione in cui vi trovate, o fate intravedere al vostro interlocutore che avete un certo sesto senso.
  • Non vi piace una domanda o una affermazione che vi è stata detta? Fate in modo che la Giunone che è in voi non esploda e non date segni di impazienza, neanche con la mimica facciale.
  • Lasciate sopire Persefone e Demetra se il lavoro per cui fate il colloquio prevede situazioni di stress o ruoli di comando.
  • Non lasciate troppo libera Afrodite: al management di un’Azienda non dà sicurezza una personalità scostante.

Questo post può essere sì considerato un piccolo divertimento, ma vi assicuro che ad un colloquio dimostrarsi sicuri di sé ma non arroganti, una persona affidabile e con capacità di relazione, un individuo capace di volontà ma anche di autocontrollo, sono aspetti che possono giocare una carta vincente in più per voi rispetto agli altri candidati.

*Liberamente tratto dal libro di J.S. Bolen – Le Dee dentro la donna – Ed. Astrolabio

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Trampolinodilancio oggi compie tre anni: un Diario, un Manuale, una Psicoterapia per sopravvivere felici negli anni più difficili del lavoro giovanile.

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PB  Gli anniversari, si sa, sono una occasione per tirare le fila. Le date simboliche una scusa per fare un bilancio, una scadenza che ci impone di fermare un momento la macchina e leggere i dati sul cruscotto. Sono un punto convenzionale nel flusso del tempo che permette di dare forma alla realtà e immaginarne la sua evoluzione.

Nel lavoro le scadenze paiono spesso una terribile seccatura, ma sono una opportunità per raggiungere gli obiettivi parziali in vista di una grande riuscita, per segnare le tappe intermedie e concludere piccoli passi in vista di più ambiziosi risultati che sarebbero irraggiungibili in una unica falcata.

Io e Paola, amiche da sempre, ci siamo trovate in questa avventura grazie alle nostre diversità e alle nostre affinità.

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Nono compleanno di Paola

Paola è una programmatrice, una che pianifica il micro tempo, una che calcola il ROI (ritorno sull’investimento) inconsapevolmente anche quando deve decidere in quale sera andare a Teatro, una iperattiva.

Paola si muove portando con sé tutto il necessario, caso mai una guerra nucleare la bloccasse in tangenziale: acqua (se c’è la coda e le viene sete?), le barrette di cereali (se le viene un attacco di fame?), le scarpe di ricambio senza tacco per guidare, un trolley di documenti che pare la scrivania della campagna di Russia di Napoleone. Sarebbe il perfetto testimonial per la Samsonite.

Io normalmente esco di casa al mattino pensando evangelicamente che la provvidenza mi aiuterà. Io non pianifico il quotidiano, sogno l’eterno. Senza contanti, senza benzina, con i sandali se nevica (non avevo guardato dalla finestra, ma stavano benissimo con la gonna di lana), con i tacchi se devo fare store check (era oggi che facevamo store check?) , dimenticando il caricabatteria e l’indirizzo dell’Hotel di Parigi.

Paola pensa di potere fare tutto se qualcuno ha scritto un manuale: se qualcuno può insegnare, lei può imparare. E normalmente impara.

Io quasi partorisco in ascensore perché Paola mi ha prestato un manuale allucinante su come scodellare un figlio (roba anni ‘70 da figli dei fiori, avrei dovuto capirlo dalle foto) di cui sicuramente mi è sfuggito qualche capitolo fondamentale e sono arrivata in ospedale all’ultimo minuto. Ho bisogno di un valletto, di una badante.

Paola sceglie. Io mi faccio scegliere.

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In Jugoslavia (c’era ancora)

In vacanza da ragazze, in una spiaggia di nudisti eravamo entrambe in imbarazzo: io perché non avevo il reggiseno, lei perché aveva gli slip.

Entrambe abbiamo una patologica incapacità di ricordare visi e nomi (l’incontro con gli ex compagni del liceo è normalmente una tragedia delle pubbliche relazioni, à la limite de l’impolitesse ) e una vivace memoria delle sensazioni, una capacità di sentire e ricordare l’odore della felicità e quello del disagio (Mantova: bellissimo! Carnevale all’oratorio: oddio! Matematica alle medie: che paura! Sauna: che noia!  Sciare: che favola! Il Teatro: batticuore!).

Paola legge molto, ma normalmente trova molto noiosi i libri che io ho adorato (Oblomov –titolo- da ragazzine, Moehringer – autore – oggi)

Paola è multitasking e digitale, io amo la carta e faccio una cosa per volta.

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Tornando dalla Grecia l’aria salina ci regala un indimenticabile look

La vita di Paola è una cucina fushion, la mia procede per microecosistemi.

Paola gioca a tennis tra gli ingegneri internazionali dell’Euratom, io adoro che in Val di Fassa si parli Ladino.

Entrambe abbiamo un unico figlio maschio. Tutti e due questi adorati pargoli vivono in un cloud che hanno inventato molto prima che lo pensasse la Apple. Come ha fatto anche Luca (onirico figlio di Paola) a prendere da me? È uno spunto per lo studio della transazione misteriosa del genoma per via affettiva.

Per Trampolino, Paola ha deciso di farlo e mi ha inseguita. Paola programma di produrre almeno un post a settimana e quando io latito da troppo tempo, batte un colpo.

Io normalmente mi dimentico di pagare la mia quota su Word Press di cui lei salda regolarmente, e in tempo, anche la mia parte.

Paola ha fatto quasi tutte le interviste del blog (inseguendo manager impegnatissimi, facendo editing, sbobinando registrazioni), io non sono neanche riuscita a intervistare un mio PM (Bonfi, se sei tra i miei lettori, sto parlando di te).

Paola ha tra i suoi studenti o collaboratori alcuni tra i nostri più divertenti contributori (Landi, Selmi, sto parlando di voi), ma io ho tra gli ex colleghi la più attiva commentatrice (la caustica e intelligente Giulia, donna di produzione con talento per la parola) e le mie amiche (Lidia, Simona, Susi) sono state un allegro pretesto per disegnare archetipiche figure di eroi del terzo millennio.

Entrambe abbiamo a piene mano usato i consigli dei nostri mentori (Marco Lombardi, Stefano del Frate, la Ghisla, Bosisio, Crespi, Fantò,  Domenico Dolce, Giorgio Armani…)

Da quando siamo partite il blog ha avuto 150.000 visualizzazioni, abbiamo scritto 266 post, abbiamo (mmm, ha fatto…) fatto 20 interviste , abbiamo un pubblico internazionale (Italia, Stati Uniti, UK, Germania, Svizzera, Francia…), ci seguono oltre 150 blogger.

Abbiamo forse, in anni che rimarranno negli annali come i più difficili dal dopoguerra per l’occupazione giovanile, contribuito a dare consigli, sorrisi, fiducia a ragazzi che amano il marketing e la comunicazione. A tenere il diario di tre anni di resistenza.

A me e a Paola rimane la sorpresa di avere creato uno strumento che, nato in un momento difficile, è diventato un blog di successo. Almeno un successo per noi che abbiamo la scusa per telefonarci ogni mattina.

A Trampolino gli auguri per il suo terzo compleanno.

A tutti i lettori il nostro affetto e i nostri consigli per riuscire nella vita professionale, forti di felici contaminazioni tra amicizia, cultura, lavoro, amore, differenze, ricicli, novità, empatia e felicità:  la ricetta non esiste, ma cercare la ricetta spesso porta al successo.

 

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La parola allo stagista: come ho corteggiato la Bayer

PC Sono finalmente riuscita a far scrivere a Giovanna il racconto di come ha ottenuto lo stage in Bayer, che spiega meglio di tante teorie cosa vuol dire corteggiare un’azienda. “Per i lettori di Trampolinodilancio che ancora non mi conoscono, io sono una “vecchia” tesista della Dottoressa Paola Chiesa. Mi sono laureata in IULM in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa e da Febbraio 2014 sto frequentando un Master in Marketing e Comunicazione presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi. Il Master prevedeva un periodo di stage che sarebbe dovuto partire da gennaio 2015, perciò qualche mese fa, anche per me si stava  avvicinando il fatidico momento dei colloqui di selezione…corteggiamento

Mamma Bocconi inserisce i nostri curricula all’interno di un database, il cosiddetto “CV Profile”, che poi viene mandato alle numerose aziende partner. Se le aziende trovano il tuo profilo interessante, allora ti contattano per un colloquio.

Io non sono mai stata una figlia troppo ubbidiente, ho sempre fatto un po’ di testa mia, perciò mi sono detta: “OK, mamma Bocconi mi aiuta, ma io lo stage me lo cerco da sola”.

Dopotutto ho scritto una tesi di 220 pagine sul Personal Branding e scrivo per un blog che dà consigli ai giovani talenti su come costruire una carriera nel marketing e nella comunicazione, vuoi che non ci riesca?

Pomeriggio di novembre, piove, siamo io e il mio Mac, devo mandare il cv alle aziende che per me sono TOP, non credo riuscirei mai a lavorare per qualcosa che non mi piace o che non sento mio. Mattel è la prima della lista, prima o poi la mia passione per le Barbie si trasformerà in un lavoro, me lo sento. Moschino è la seconda, da quando Jeremy Scott è subentrato alla Jardini come direttore creativo, mi sono innamorata (forse perché ha fatto una collezione ispirata alla Barbie?). La terza è….la terza è…mi guardo intorno, cerco qualcosa che uso spesso, sorrido, è il mio sacchetto delle medicine, la mia farmacia portatile che ho sempre in borsa, accanto ci sono le Supradyn della Bayer, sorrido ancora e penso a tutte le volte che i miei amici mi prendono in giro sul fatto che prima o poi mi daranno una Laurea Honoris Causa in Farmacia o che comunque lavorerò  per un’azienda farmaceutica perché ho sempre con me la soluzione per ogni malattia immaginaria che ho, soprattutto nei periodi degli esami.

Dopo un primo colloquio telefonico, giovedì 27 novembre è il giorno di quello face to face nella sede di Milano della Bayer.

È stato un colloquio individuale durante il quale mi sono confrontata con l’HR manager, con il Business & Marketing Communications manager e con la referente del progetto del quale mi sarei dovuta occupare (la mia tutor).
È andato tutto bene se non fosse che a un certo punto il ragazzo delle HR con riferimento al test psicoattitudinale che avevo precedentemente fatto dal Pc, mi dice: “È la prima volta che una persona, per giunta di 24 anni, che quindi è in cerca di uno stage e che quindi non dovrebbe comandare un bel niente, ottiene 9 su 10 di leadership e 8 in un item relativo al fatto di non riconoscere l’autorità del capo e non seguire le regole. Lo sai che qui dovrai lavorare in team e tu invece tendi a voler imporre la tua idea agli altri e che quella di fronte a te è il tuo tutor? Come la mettiamo?”
Ovviamente ho cercato di far capire che la mia leadership non sta tanto nel fatto che io imponga le mie idee quanto più nel fatto che spesso tendo a motivare il gruppo laddove si perda la voglia di lavorare e la concentrazione, proprio perché ci tengo tantissimo a raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata. E per la questione di non riconoscere l’autorità o non seguire le regole me la sono cavata dicendo che riconosco l’autorità ma non sono una che riceve passivamente gli ordini, sono curiosa, faccio domande e dico sempre la mia…e poi nel mondo della comunicazione le idee migliori sono sempre scaturite dalla “rottura” dei dogmi e delle regole (Lombardi docet).

A fine colloquio ci siamo salutati con un: “Ci sentiamo la settimana prossima e ti faremo sapere perché poi gli ultimi 2 finalisti della selezione avranno un altro colloquio con il “capo capo””.
La svolta, però, è avvenuta la notte tra la domenica e il lunedì . Nel weekend, infatti, ho avuto delle idee molto belle per il loro progetto. “Se solo mi fossero venute in mente prima…” ho pensato. In ogni caso ho deciso di realizzarle lo stesso, ho fatto qualche foto che poi ho modificato con Photoshop in modo da rendere l’idea di quello che volevo fare, e nella notte ho scritto un’email dettagliata con tutte le specifiche per implementare la mia proposta.

Ricordo che un amico che era con me mi dava della pazza dicendo che mi stavo “sbattendo” per un lavoro che non era il mio e che sembravo una cinese per quanta motivazione avessi.

 

Sono le 3 di notte, salvo l’email in bozze e vado a letto.

Lunedì 1 dicembre ore 7:00, piove, siamo di nuovo io e il mio Mac.

Ma che sto facendo? Ma quando mai si è detto che una che fa un colloquio poi manda un’email al futuro capo con delle idee? E poi perché nell’email parlo usando la prima persona plurale, perché dico la “nostra azienda”? Ma la nostra di chi?

Poi mi è venuto in mente che esattamente un anno prima, quando stavo scrivendo la tesi, la Professoressa Chiesa e il Professor Lombardi mi avevano “sgridato” dicendomi che se mi interessava davvero qualcosa dovevo “rompere le scatole” alle persone.

Ok, invio. Devo farlo in nome del Personal Branding e dell’essere proattivi.

Invio.

Nessuna risposta.

Magari non sarà stata una buona idea, ma almeno c’ho provato.

Nel pomeriggio, ore 16:00, chiamata in arrivo da un numero sconosciuto, è Bayer: “Sei la persona giusta per noi!”
Nessun ulteriore colloquio, nessun altro finalista, io.

 

Ecco come ho corteggiato l’azienda nella quale sono stata presa come stagista.

Ecco perché cercare lavoro è come un corteggiamento.

Magari sarei stata presa a prescindere da quell’email, ma io non potevo starmene passivamente ad aspettare che l’azienda dei miei sogni mi scegliesse. E alla fine ce l’ho fatta.” (Giovanna Landi)

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Cercare lavoro è come un corteggiamento

PC Giovanna Landi, la mia ex studentessa IULM che rimane appassionata di Personal Branding anche dopo averci dedicato la tesi di laurea, ci ha mandato un nuovo articolo che ben volentieri pubblichiamo. “Qualche mese fa ho partecipato al seminario “Effective Presentation” in Bocconi, tenuto da Simone Bandini Buti. Avevo già avuto l’onore di partecipare ad altri suoi seminari sul “Team Building” e sulla “Comunicazione Efficace” e devo ammettere che ogni volta rimango colpita da come riesca a coinvolgere i partecipanti mettendo in pratica il suo motto “imparare divertendosi”. Il seminario si è presto trasformato in una carrellata di consigli e aneddoti riguardo la stesura di cv e lettera di motivazione e sul colloquio, con molte metafore divertenti quanto efficaci sulla ricerca del lavoro come un corteggiamento amoroso. E proprio questa bizzarra analogia mi ha fatto tornare in mente tutte le volte che, studiando Marketing, finivo inevitabilmente per applicare i concetti alla vita amorosa, in modo da fissarli e ricordarli meglio (per esempio, diversificazione del rischio di portafoglio= provarci con tante persone diverse così anche se uno dice di no, rimangono gli altri). Sarà per questo che sono single? Forse sì, ma continuo a trovare queste similitudini tanto insolite quanto estremamente d’impatto.

Cercare lavoro è, per certi versi, esattamente come un corteggiamento: per esempio bisogna dimostrare interesse per la persona che si corteggia. Ci sogneremmo mai di approcciarci in questo modo con una persona che ci piace?

Vorrei uscire con te

No. E allora perché continuiamo a farlo nei confronti di chi valuta e seleziona il nostro profilo professionale?

DOMANDA DA PORCI

O ancora: se vogliamo conquistare l’attenzione di una persona è più efficace farle un complimento rivolto a una sua reale caratteristica, o è meglio un approccio standard come questo?

Hai degli occhi bellissimi

 

Ovviamente è più efficace un approccio personalizzato e allora perché continuiamo a mandare lettere di motivazione come questa?Letteramotivazione

(scusate la qualità delle vignette che ho fatto io con photoshop!)” Giovanna Landi

Penso che i nostri lettori sapranno apprezzare la qualità dei contenuti – senza fermarsi alla forma non perfetta – e la proattività dimostrata, grazie Giovanna! Quando hai un attimo devi raccontare come hai saputo proattivamente corteggiare l’azienda nella quale sei stata presa come stagista.

 

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Un esempio di come non scrivere una lettera d’accompagnamento

PC Le mamme manager che abbiamo ascoltato sono davvero indispensabili per i loro bambini, ancora  molto piccoli, e per questo devono wrapdestreggiarsi tra mille incombenze come una dea Kali. Ma anche quando il figlio diventa grande una mamma oltre che lavoratrice è quasi sempre anche cambusiere, maggiordomo, istitutore. Tra questi compiti, l’ultimo è quello che preferisco perché, avendo smesso di essere utile  nelle materie scientifiche a cavallo tra le elementari e le medie, vengo coinvolta solo in interessanti ripassi di materie umanistiche. In questo contesto ho recentemente riscoperto il valore pedagogico che i filosofi greci attribuiscono all’esempio.

Per chiarire meglio un tema che rimane tra i più visualizzati di questo blog userò quindi una vera lettera che ho recentemente ricevuto in modo da evidenziarne i più palesi errori e sperare che chi ci legge li eviti. Spero che l’autore non sia un nostro lettore (altrimenti mi farei delle domande sull’utilità di questo blog), ma se lo diventasse mi perdonerà se mi permetto di riportare con fedeltà (ma escludendo ovviamente la firma) la sua lettera.

Due parole sul contesto: la lettera arriva via mail in accompagnamento al curriculum al mio indirizzo mail di Media Arts, la società leader nei concorsi ludico-didattici nelle scuole con la quale collaboro. Eccola:

Gentilissimi,

inoltro il mio cv per evntuale collaborazione.

Da quattro anni lavoro presso un’agenzia di comunicazion e pr occupandomi di attività quali: creazione mailing list, contatti con i giornalisti  eblogger, re-call e follow-up, organzzazione eventi (press day, press tours, ecc), stesura comunicati stampa, coordinamento social media, coordinamento product placement, ecc.

Nel caso il mio profilo potesse interessare sarei lieto di presentare personalmente la mia candidatura.

Ringraziando per l’attenzione invio cordiali saluti.

Ecco le varie motivazioni per cui non ho mai chiamato e incontrato personalmente questo candidato:

Gentilissimi

  • dal momento in cui la lettera è indirizzata a me, sarebbe stato decisamente meglio aprire con Gentile dottoressa Chiesa, più immediato e diretto

inoltro il mio cv per evntuale collaborazione.

  • Scrivere in modo conciso non vuol dire adottare uno stile telegrafico.
  • Gli errori di typing sono imperdonabili, ancora di più in una lettera che è evidentemente standardizzata.
  • Manca totalmente un’apertura sul motivo per cui il candidato è interessato alla nostra società. Dal sito è immediatamente comprensibile il tipo di servizio che offriamo, sarebbe stato opportuno dar prova di conoscere e manifestare interesse per le attività svolte. Ricordatevi che la prima frase (ne abbiamo parlato in un altro post) va dedicata all’azienda alla quale scrivete e personalizzata di conseguenza.

Da quattro anni lavoro presso un’agenzia di comunicazion e pr

  • sorge il dubbio che la tastiera del pc abbia il tasto della “e” difettoso

occupandomi di attività quali:

  • meglio evitare i gerundi che rendono meno incisiva la frase, che prende un ritmo più assertivo se scrivete dove mi occupo, e mi occupo, eccetera

creazione mailing list, contatti con i giornalisti  eblogger

  • se non si tratta di un acronimo che non conosco penso manchi uno spazio tra la “e” e la parola “blogger”

re-call e follow-up, organzzazione eventi (press day, press tours, ecc), stesura comunicati stampa, coordinamento social media, coordinamento product placement, ecc.

  • La tastiera ha problemi anche con la “i” e chi ha scritto non ha riletto neppure una volta. Essendo una persona che si occupa di contatto con i giornalisti e stesura comunicati stampa, e non di uno scienziato poco avvezzo alla scrittura, questa sciatteria diventa piuttosto inquietante

Nel caso il mio profilo potesse interessare sarei lieto di presentare personalmente la mia candidatura.

  • Non è emerso nessun elemento dalla mail che possa incuriosire, colpire, attrarre. Immaginatevi un prodotto che si presenti con la stessa verve: lo comprereste?

Apro il cv allegato solo perché sto scrivendo questo post e scopro che il candidato ha frequentato lo Iulm: con una breve scorsa al mio profilo Linkedin avrebbe scoperto che ci insegno e avrebbe potuto farne menzione, accendendo per lo meno la mia curiosità. Vedo anche che ha un interessante percorso di studi e di stage, e che è bilingue. Insomma un “prodotto” sorprendentemente interessante presentato nel peggiore dei modi.

Questa mail è un esempio del fatto che l’abito fa il monaco: la lettera d’accompagnamento è un involucro che permette al vostro cv di arrivare nelle mani di chi vi deve giudicare:  può essere uno stupendo incarto piegato con cura giapponese o un foglio di carta da regalo evidentemente riciclato. A voi la scelta.

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