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Come attivare gli archetipi giusti in vista di un colloquio.*

Daniela Pellegrini

Daniela Pellegrini

PC Daniela Pellegrini, collega in Iulm di cui abbiamo già avuto modo di parlare, ha deciso di affiancare un nuovo lavoro come personal life coach al suo impegno come manager nell’ambito del marketing e della comunicazione. Si sta specializzando su temi legati alla analisi e lo sviluppo delle problematiche personali rivolte al Burnout, crescita personale, e allo Space Cleaning perché, come ci racconta, sono aree che le permettono di entrare in punta di piedi nella vita delle persone ed aiutarle in un loro percorso di crescita. Ha deciso di aiutare i nostri giovani talenti con alcuni consigli che nascono anche dagli argomenti trattati insieme a lezione. Ecco il primo, che come ci anticipa “è un post rivolto al femminile, ma da cui anche i signori maschietti possono trarre spunti utili.”

Daniela Pellegrini.: Durante il corso di Brand Lab in Iulm si è parlato di archetipi quali modelli di riferimento di costruzione non solo della personalità dell’uomo, vedi le teorie di Jung, ma anche di una marca, modelli utili nel momento di passaggio dalla strategia allo sviluppo dell’idea creativa.

L’invito è quindi quello di considerare anche noi stessi “marca”. In fin dei conti quando andiamo ad un colloquio di lavoro “ci vendiamo”: ci presentiamo, cerchiamo un contatto, stabiliamo una relazione, e dobbiamo farlo con elementi distintivi. Noi siamo “brand”.

Oltre agli aspetti esteriori di cui si parla spesso, come vestirsi, come stringere la mano, come sorridere e stare seduti etc… anche molti altri aspetti della nostra personalità giocano nel giudizio di chi ci sta esaminando.

A questo proposito vi consiglio il libro d  J.S. Bolen, che tratta delle Dee dell’Olimpo quali archetipi-modello al femminile che influenzano il nostro modo di essere e quindi il nostro agire. Può essere molto utile sfruttare questi modelli anche durante un colloquio di lavoro, imparando così quali di questi giocano a nostro favore, in modo da fare emergere il meglio di noi stessi.

Uno nota importante. Dentro di noi vivono tutti gli archetipi ma a tratti, o in momenti diversi, ne vengono attivati uno o più di uno di essi. Sta a noi, in base alla situazione in cui ci troviamo e l’obiettivo che vogliamo raggiungere, attivare l’archetipo più adatto.

Vediamo ora una carrellata veloce del profilo delle Dee:

Dee nella categoria delle Vergini che rappresentano le qualità femminili dell’indipendenza e dell’autonomia:

– Atena: dea della saggezza, fra i romani era nota come Minerva. Ha capacità strategiche e razionali ed è portata a muoversi con grande determinazione. Ha anche la capacità di tenere sotto controllo le situazioni e muoversi in modo adeguato in mezzo a loro.

– Artemide: dea della caccia, per i romani era Diana, agisce in modo veloce e deciso. Impersonifica lo spirito indipendente e competitivo. In ambito lavorativo si trova bene a sostenere ruoli di comando ed è spinta verso avanzamenti di carriera.

– Estia: dea del focolare, la Vesta dei romani. Ha grande capacità di intuito. Non ama essere ambiziosa e può risultare timida, introversa o dimostrare inadeguatezza se si trova in un ambiente non consono a lei.

Dee nella categoria delle Vulnerabili la cui identità e benessere dipendono dalla presenza di rapporti significativi.

– Era: Giunone fra i romani, è la moglie di Zeus. Vede nel matrimonio la sua finalità di vita e non considera il lavoro una delle sue priorità. Ha spesso momenti di rabbia che deve imparare a gestire.

– Demetra: vive la famiglia e i figli come l’espressione della sua capacità di prendersi cura delle persone e delle cose. Sul lavoro non dimostra grande competitività ed ambizione.

– Persefone: caratterizzata da due aspetti contrastanti fra loro. Kore, giovane fanciulla e Persefone (o Proserpina nei romani) regina degli inferi. Come Kore è una fanciulla che non conosce bene le sue capacità mentre sotto le vesti di Persefone ha una tendenza ad avere un atteggiamento passivo e condiscendente.

Afrodite: dea in una categoria a se stante. Personalità estroversa ed eclettica. Dal momento che non è attirata da compiti ripetitivi, gli impieghi monotoni e le situazioni statiche la annoiano e quindi tende a mollare il colpo. E’ l’archetipo che maggiormente è attirato dalle professioni artistiche.

Siete in procinto di affrontare un colloquio? Fate un breve esame delle vostre attitudini caratteriali e decidete come è meglio porvi al vostro interlocutore. Create quindi una sorta di collegamento con gli archetipi ed attivate quello che maggiormente necessita in quel preciso momento. Ecco alcuni spunti:

  • Fate in modo che lo spirito organizzativo e la capacità di lavorare anche sotto stress sia in mostra durante il colloquio, come farebbe Atena.
  • Siate Artemide, ma state attente a non essere troppo aggressive, mostrate invece la vostra spinta ad agire.
  • Attivate Estia se dovete “captare” la situazione in cui vi trovate, o fate intravedere al vostro interlocutore che avete un certo sesto senso.
  • Non vi piace una domanda o una affermazione che vi è stata detta? Fate in modo che la Giunone che è in voi non esploda e non date segni di impazienza, neanche con la mimica facciale.
  • Lasciate sopire Persefone e Demetra se il lavoro per cui fate il colloquio prevede situazioni di stress o ruoli di comando.
  • Non lasciate troppo libera Afrodite: al management di un’Azienda non dà sicurezza una personalità scostante.

Questo post può essere sì considerato un piccolo divertimento, ma vi assicuro che ad un colloquio dimostrarsi sicuri di sé ma non arroganti, una persona affidabile e con capacità di relazione, un individuo capace di volontà ma anche di autocontrollo, sono aspetti che possono giocare una carta vincente in più per voi rispetto agli altri candidati.

*Liberamente tratto dal libro di J.S. Bolen – Le Dee dentro la donna – Ed. Astrolabio

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Due generazioni che si devono ascoltare

PC Giovedì sono iniziate le lezioni del corso di Brand Lab che tengo insieme a Marco Lombardi in Iulm. Marco ha fatto una coinvolgente premessa nella quale ha tra l’altro raccontato che suo figlio si è appena laureato proprio nell’aula dove facevamo lezione e ha aggiunto che comprende molto bene le aspirazioni e difficoltà che condividono tutti quelli che come i nostri studenti si stanno per affacciare al mondo del lavoro.quick-to-listen1

Quando è stato il mio turno ho ammesso che invece per me la frequentazione dei Millennials – chi ha tra i 20 e in 30 anni – è  meno quotidiana (ho in casa un adolescente Nativo Digitale) e proprio per questo sono felice dell’opportunità che l’insegnamento in università mi offre di ascoltarli e capirli meglio.

Come Beppe Severgnini infatti credo che mescolare generazioni e talenti funzioni:  nell’aeroporto dove si svolge in suo primo spettacolo teatrale, che debutterà a Genova il 20, un professionista 50enne (Severgnini) rimane bloccato insieme a una giovane 28enne (Marta Isabella Rizi) per una notte, alla fine della quale lei avrà aiutato lui almeno quanto lui ha aiutato lei.

Il primo spettacolo teatrale di Severgnini

Il primo spettacolo teatrale di Severgnini

Condivido con Severgnini la convinzione che ascoltando i giovani si possa imparare moltissimo, superare tanti pregiudizi e acquisire una prospettiva diversa.

Tra l’altro nel mondo lavorativo la generazione che io e Patrizia  (la mia migliore amica e co-blogger) condividiamo con Severgnini (quella dei baby boomers, che inizia proprio con i nati nel 1964) entra sempre più spesso in contatto con quella dei Millennials, ed è per questo necessario e utile che entrambe si conoscano per poter collaborare e ottenere un reciproco vantaggio. Ecco alcuni consigli.

Alcune cose da sapere se siete un Millennial e avete un capo Baby Boomer:

  • ricordatevi che sotto una maschera da cinico nasconde un idealista che ama il suo lavoro e crede che sia importante lavorare per un’azienda con la quale si condividono dei valori. Fategli vedere che ci tenete anche voi e avrete subito il suo apprezzamento2013_cio_MillenBoomers_01 (1)
  • rispettate una certa gerarchia, ricordatevi che lui o lei si è formato in un ambiente dove si poteva parlare all’amministratore delegato solo dopo essere stato promosso quadro, e anche allora solo in risposta a una precisa domanda. Io stessa ho parlato per la prima volta con Lombardi quando ho dato le dimissioni, dopo tre anni che lavoravo in Young & Rubicam (fortunatamente a quel punto ho ottenuto la sua piena attenzione ed è nato un rapporto di reciproca stima professionale che dura da più di 25 anni!)
  • cercate di imparare da lui il più possibile: anche se a volte vi potrà sembrare un po’ presuntuoso e troppo sicuro di sé sono trent’anni che fa quel lavoro e qualcosa avrà ben imparato!

Alcune cose che dovete sapere siete un Baby Boomer e avete un collaboratore Millennials:

  • non aspettatevi che venga con giaccia e cravatta, o tailleur e camicetta. Il suo sogno è estendere il Casual Friday a tutta la settimana e se la cultura aziendale prevede un look più formale dovrete dirglielo esplicitamente.
  • Se potete assecondate il suo desiderio di lavorare con maggiore flessibilità e da casa (ma siate etici ed evitate trappole come quelle di Richard Branson di cui ha parlato Patrizia in un recente post)2013_cio_MillenBoomers_10
  • Ascoltate quello che suggerisce non solo perché l’essere ascoltato è un tassello fondamentale della sua motivazione, ma soprattutto perché – anche se usa un linguaggio poco tecnico e ortodosso- sicuramente avrà una prospettiva fresca e originale sul vostro settore e modo di lavorare.
  • Date feedback continui e veloci. Non dimenticatevi che è una generazione impaziente abituata ad essere in contatto con tutti, sempre, subito.

Mi piacerebbe completare questo elenco. Quindi gli amici coetanei che vogliono aggiungere qualcosa sono i benvenuti, come anche i Millennials che vogliono condividere cosa hanno imparato dalle prime esperienze di lavoro con boss Baby Boomer.

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