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Gli errori da evitare durante un colloquio di lavoro

PB durante gli ultimi mesi ho dovuto selezionare alcuni candidati per un paio di Risultati immagini per donne sull'orlo di una crisi di nerviposizioni in ufficio.

Ho così raccolto alcuni “errori” in cui mi sono imbattuta durante le numerose interviste e ho cercato di razionalizzare il motivo per cui alcuni (beh tutti, meno un paio, quelli assunti) non sono stati convincenti.

1.  Caso numero uno. Colloquio per uno stage nel reparto media. La candidata si dichiara disponibile a gestire la pagina facebook a patto però che possa fare branding. Che probabilmente farà, ma in un’altra azienda.

Consiglio per voi: anche se a scuola avete studiato il caso Swatch, spiegato il successo di Apple, fatto il piano di lancio completo di un prodotto innovativo, al vostro primo impiego inizierete dalla gavetta. In Giorgio Armani il branding… lo fa il signor Armani. Essere ambiziosi è importante per fare carriera. Ma dettare condizioni sulla strategia dell’azienda a un colloquio per stage è da sconsiderati. Come pretendere di fare il Ministro degli Esteri perché si è imbattibili a Risiko.

2. Caso numero due. Stesso stage in comunicazione. Il candidato viene dal Sudamerica, ha ottimi voti, è ambizioso e ha fretta. Fa il colloquio ma vuole la risposta in giornata. Ci abbiamo messo molto meno a liberarlo.

Consiglio per voi: è corretto chiedere quale sia il tempo previsto per la decisione, quando l’azienda prevede di inserire la nuova figura e quando si deve attendere un feed back, ma anche per scegliere un ristorante dove festeggiare il compleanno a volte è necessario qualche giorno per confrontarsi con gli amici su date, budget, gusti. Pretendere una decisione su due piedi vi toglierà immediatamente dalla rosa dei candidati, anche se i vostri requisiti sono particolarmente brillanti. Se avete altro da fare (vacanze, altri colloqui, un altro lavoro) procedete pure con i vostri piani: se vi sceglieranno deciderete poi al momento se la vostra attività può essere interrotta per accettare la posizione oppure starete in spiaggia, ma almeno sareste stati in lizza.

3. Caso numero tre. Candidata per i servizi generali. Ha le calze rotte e si presenta con il trolley. Probabilmente, io non lo so, ma si è fatta un viaggio complicato per arrivare e magari è scivolata in metropolitana. L’effetto che mi fa al primo impatto, è di disordine, anche se razionalmente tento di non farmi influenzare da una prima impressione negativa. Ma ormai la poverina parte con un handicap che alla fine non riuscirà a recuperare.

Consiglio per voi: pianificate di arrivare sempre almeno con un quarto d’ora di anticipo (anche mezz’ora) rispetto all’ora del colloquio, per immaginare un tempo di “pronto soccorso” in caso di contrattempo: comprare un paio di calze nuove, depositare il proprio bagaglio in portineria, sistemarsi il trucco, cercare parcheggio, andare in bagno.

Anche se siete usciti da un bombardamento atomico, dovete fare in modo di presentarvi come si deve, ordinati e puntuali. Nel caso estremo che sia veramente successo qualcosa che non siete riusciti a gestire e riparare, un sorriso e un accenno spiritoso a un arrivo rocambolesco vi faranno parere adatti a gestire anche una situazione imprevista. Rimanere scompigliati e imbarazzati, farà tenerezza ma non vi farà ottenere il posto.

4. Caso numero  quattro. Candidata per i servizi generali. Si presenta truccata come Moira degli elefanti e vestita come a un matrimonio (il suo) in Puglia. Il colloquio è già finito prima di iniziare.

Consiglio per voi: meglio essere neutri e classici nell’abbigliamento se non conoscete ancora il dress code dell’azienda dove state facendo il colloquio. La ricetta della camicia bianca per lei (promossa ampiamente da questo blog) e della giacca per lui è sempre valida. Aggiungete un piccolo accenno di personalità (una piccola borsa a tracolla, un gioiello che vi rappresenti, un foulard annodato come una cravatta) ma non esagerare mai, né con i tacchi, né con gli accessori, né con il trucco. Siete ad un colloquio di lavoro. Siate carine /i, ordinate/i, curate/i, essenziali.

5. Caso numero cinque. Sempre la candidata con le calze rotte (quindi forse le calze non erano l’unico problema). Alla richiesta del Direttore Generale: ha qualche domanda da fare, qualche chiarimento? chiede se ci sono i Ticket Restaurant. Io rimango basita.

Consiglio per voi: domande legittime e sacrosante relative a orari di lavoro, mensa, ticket, parcheggio, metropolitana, permessi per il dentista, non si fanno al primo colloquio e soprattutto non si fanno al Direttore Generale ma all’Ufficio del personale.

Preparatevi mentalmente quali potrebbero essere le domande “intelligenti” da fare a quello che sarà il vostro capo (Avete filiali dirette anche all’estero? Ho visto spesso il vostro prodotto indossato da musicisti hip pop: è sempre stato così o è una tendenza delle ultime stagioni? Quali sono i valori più importanti della vostra azienda? Quante persone lavorano negli uffici di Milano? Avete negozi monomarca?) a seconda della posizione per cui siete intervistati e dell’azienda per cui ambite lavorare.

6. Caso numero sei. Candidata per i servizi generali. Alla domanda “cosa crede che pensasse il suo capo di lei?” la sventurata ha risposto che le relazioni con il capo erano piuttosto tese dato che, il capo, cambiava rotta continuamente e l’azienda era insufficiente nel dare corrette procedure. Ora però, la saggia “capace di imparare dai suoi errori”, a distanza di tempo, si rendeva conto che il suo capo non era poi così male e che cercava di gestire al meglio una situazione complessa. Dite piuttosto quello che avete apprezzato e non quello che non avete amato, nel vostro precedente lavoro.

Consiglio per voi: al colloquio bisogna essere sinceri nel senso di “autentici” (non millantare competenze che non si hanno) ma non siete dal vostro psicanalista né a cena dal vostro migliore amico. Non dite a quello che sarà il vostro capo che il vostro precedente capo era un imbecille. A lui (a me è successo proprio così) verrà da solidarizzare con il malcapitato a cui è toccato gestire cotanta supponenza. Non ditelo neanche se era veramente imbecille.

Io deduco che la fanciulla è rompiscatole, musona e secchiona, di quelle che, dall’alto di un comodino, danno il voto a tutto quello che le circonda (capi, colleghi, organizzazione…) per valutare quanto si avvicinino ai suoi requisiti di sufficienza. Non la assumo e ne cerco una che sorrida.

Arrivare a fare un colloquio per l’azienda che vi piace è una grande opportunità. Non fatevi trovare impreparati e non sprecate per sciatteria o presunzione la possibilità di iniziare una brillante carriera. O anche solo un buon lavoro che vi permetterà di fare le vacanze la prossima estate.

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Colloqui di lavoro: le domande più frequenti e quelle più bizzarre

PC Giovanna Landi, la mia ex tesista appassionata di personal branding, si sta preparando con l’usuale determinazione e scientificità ai colloqui di lavoro che presto dovrà sostenere. Ha gentilmente deciso di condividere con noi l’elenco delle domande che più spesso vengono rivolte all’intervistato durante un colloquio. Preparatevi le risposte!

“Per i lettori di Trampolinodilancio che ancora non mi conoscono, io sono una “vecchia” tesista della Dottoressa Paola Chiesa. Mi sono laureata in IULM in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa e da Febbraio sto frequentando un Master in Marketing e Comunicazione presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi. Il Master prevede un periodo di stage a partire da gennaio 2015, perciò anche per me si sta avvicinando il fatidico momento dei colloqui di selezione.LANDI 1

Come segnala italentjob.com in un post sull’argomento, il colloquio è “il dramma di ogni neo laureato, il rito di passaggio tra ciò che hai studiato e ciò che dovrai dimostrare. Alcuni lo vedono come una sfida, altri come una condanna al patibolo. In ogni caso, tutti sentono addosso quell’ansia da prestazione”. Per stemperare la tensione, ho pensato di riportarvi le domande tipiche che i selezionatori pongono ai candidati durante i colloqui di selezione perché si sa che non c’è calmante migliore della preparazione.

Il colloquio, pensandoci bene, potrebbe essere associato a un esame universitario. Vi è mai capitato durante la preparazione a un esame, di esercitarvi dando delle ipotetiche risposte a domande uscite nelle prove degli anni o degli appelli precedenti?  Sicuramente sì, e il colloquio di lavoro, per certi versi, e con la dovuta cautela, senza voler banalizzare troppo, altro non è che un esame di cui conosciamo a priori le domande. E se conosciamo le domande tipiche, proprio perché sono tipiche e la probabilità che capitino anche a noi è alta, sarebbe da stupidi non iniziare a ragionarci fin da subito.

Ecco una lista:

  • Mi racconta qualcosa di lei? (È come quando a scuola, l’insegnante dice “parti da un argomento a piacere”, serve a metterci a nostro agio);
  • Mi può dire tre suoi pregi e tre difetti? (Oltre a citarli, bisogna fornire esempi di comportamenti e di situazioni che abbiamo vissuto e che dimostrano quello che stiamo dicendo. Tipo: “Sono molto ambiziosa, per esempio, durante un progetto all’Università…”);
  • Quali sono i suoi punti di forza? E quelli di debolezza?
  • Cosa direbbe di lei un suo amico e cosa un suo nemico?
  • Cosa si aspetta da questo lavoro? Quale competenza vorrebbe migliorare lavorando per noi?
  • Come si vede tra cinque anni?Quali sono i suoi piani per il futuro? (Nessuno assume persone che non sanno cosa vogliono fare “da grandi”, altrimenti ve lo dico subito cosa saremo tra 5 anni se non siamo in grado di rispondere a questa domanda: disoccupati);
  • Quale università ha frequentato e perché ha scelto proprio questa?
  • Potrebbe raccontarmi qualcosa che ha imparato all’università e che potrebbe essere utile in questo lavoro?
  • Le piace il lavoro routinario?
  • Cosa sa della nostra azienda? La conosce? (Ovvio che sì. Come minimo dovrete aver passato l’ultima settimana sul sito aziendale e saperne “vita, morte e miracoli”);
  • Ha qualche domanda da porci? (Non rispondere mai di no. Certo che abbiamo domande da porre, si tratta del lavoro dei nostri sogni e siamo motivati al massimo, o perlomeno questo dovrebbe essere il mood giusto. Durante il primo colloquio evitare domande come “Quanto si guadagna?” o “Chiudete ad agosto?”, sareste automaticamente fuori);
  • Perché pensa che potrebbe piacerle questo lavoro?
  • Pensa di essere adatto a questo ruolo?
  • Cosa pensa di dare alla nostra azienda?
  • Potrebbe definirsi un problem-solver? (Rispondere citando situazioni in cui emerge questa qualità);
  • Qual è il suo livello di energia? Descriva una giornata tipo. (Qui bisogna rispondere in modo che il selezionatore capisca che sappiamo usare il tempo a disposizione e pianificare gli impegni)
  • Perché vuole lavorare qui? Cosa le interessa di più di questo lavoro?
  • Sarebbe disponibile ad andare dove l’azienda decide di mandarla?
  • Perché dovrei assumerla?
  • Cosa può fare per noi che nessun altro può?
  • Come farebbe ad andare d’accordo con differenti tipi di persone? Quali difficoltà le è capitato di affrontare quando ha lavorato con persone con interessi e background differenti dai suoi?
  • Si dia un punteggio da 1 a 10;
  • Cosa la preoccupa maggiormente?
  • Qual è la situazione più difficile che ha dovuto affrontare?
  • Quali caratteristiche personali sono necessarie per avere successo nel suo campo?
  • Preferisce lavorare da solo o con gli altri?
  • Spieghi il suo ruolo come “team member”;
  • Si considera un “natural leader” o un “born follower”?
  • Ha un appuntamento dal medico a mezzogiorno per il quale ha aspettato due settimane. Un meeting urgente viene programmato all’ultimo momento. Cosa fa?

Durante la preparazione degli esami, dopo aver imparato i concetti e aver preparato eventuali risposte alle domande più probabili, si può dire che lo studio è finito. Beh, forse per la maggior parte degli studenti è così, non di certo per me. Io, infatti, durante la preparazione agli esami mi trasformo in una sorta di Marzullo che si pone le domande e si risponde da solo. Sono sempre stata (e continuo a essere) una di quelle che mentre studia tenta di rispondere a domande fortemente improbabili, quasi impossibili, domande che nessuno si sognerà mai di porre in quanto sfiorano la filosofia e la metafisica, quasi domande esistenziali. E, se è vero che il colloquio è come un esame universitario, e che come tale va preparato, adesso per me arriva la fase delle domande impossibili, la fase del “e se mi chiedesse…”. In realtà molte aziende sono anche più fantasiose di me.

Ho pensato di riportarvi le domande più bizzarre alle quali potreste essere sottoposti una volta varcata la soglia di quell’ufficio tanto temuto, più comunemente conosciuto come Risorse Umane:

Ecco a voi le più celebri stranezze provenienti da alcune famose aziende:

  • Qual è la filosofia delle arti marziali? (Capital One)
  • Quale supereroe sceglierebbe di impersonare? (AT&T)
  • Che soluzione troverebbe alla fame nel mondo? (Amazon)
  • Come metterebbe un elefante in un congelatore? (Horizon Groupm Properties)

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  • Cosa ne pensa dei nani da giardino? (Trader Joe’s)
  • Cosa farebbe se ereditasse una pizzeria da suo zio? (Volkswagen)
  • La vita la affascina? (Ernst&Young)
  • Se i tedeschi fossero il popolo più alto del mondo, come lo dimostrerebbe? (HP)
  • In quante differenti modalità può raccogliere l’acqua da un lago e portarla dai piedi di una montagna fino alla cima?(Disney)
  • Nel 2008 quanti soldi hanno speso gli abitanti di Dallas in benzina? (American Airlines)
  • Quante persone stanno usando Facebook a San Francisco alle 14.30 di venerdì? (Google)

Di queste altre domande non ho trovato l’azienda in questione ma sono state poste ultimamente ad alcuni “malcapitati”:

  • Mi racconti una storia;
  • Sta organizzando un party. Scelga dieci personaggi famosi da invitare e ci spieghi perché;
  • Si presenti con analogia a un animale;
  • Quanto vale il mercato degli spazzolini da denti?
  • Che cosa porterebbe con lei su un’isola deserta?
  • Mi venda questa penna. (Converrebbe rivedere il film “The Wolf of Wall Street”. Cliccando qui, potrete rivedere il video delle scene in questione).

Questi sono solo alcuni dei quesiti più particolari richiesti durante i colloqui di celebri multinazionali e non è fantascienza o un qualcosa che “capita solo in America”. Pochi giorni fa ho sentito telefonicamente un amico e mi ha raccontato che durante un colloquio gli hanno dato carta e penna ed è stato sottoposto a questa domanda: “Secondo lei quante palline da ping pong entrano in questa stanza?”. Domande come questa potrebbero provocare un senso d’ansia o di smarrimento, ma a tutto ciò c’è un perché. Chi pone queste domande desidera analizzare l’elasticità mentale dell’individuo, la sua capacità di problem solving anche in situazioni fuori dal comune e il suo modo di approcciarsi alle sfide. A queste domande non esiste risposta giusta, i selezionatori vogliono solo vedere la nostra reazione a una situazione di stress (al riguardo a breve pubblicherò un articolo ad alta tensione riguardo un nuovo “sport estremo”: la stress interview). La finalità è dunque solo quella di verificare la modalità di ragionamento del candidato, testarne i valori e la determinazione, le capacità logiche e le tecniche di ragionamento. Inoltre, questa procedura è un modo per attuare un confronto tra le risposte degli altri candidati e valutarne la migliore. La cosa importante da tenere a mente è che queste domande, pur essendo una piccola parte di tutto il processo riguardante il colloquio di lavoro, possono rivelarsi utili a stimolare un vostro lato creativo che non sapevate di avere. Se questo articolo vi creato un po’ di tensione, pensate al colloquio di lavoro come se fosse un quiz a premi. E pensatevi come concorrenti particolarmente fortunati perché, oltre a conoscere le domande in anticipo, avete sempre a disposizione i tre famosi aiuti. Qui, però, piuttosto che “aiuto del pubblico”, “telefonata a casa” e “50:50”, ci sono la preparazione, la motivazione e un pizzico di fortuna che non guasta mai. Il premio del “Chi vuol essere assunto”, tuttavia, vale più del famoso milione, esso è un solido mattoncino per iniziare a costruire le basi del proprio futuro e per iniziare a farsi strada nel mondo del lavoro.”

Giovanna Landi

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