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Tranquilli, i veri colloqui non sono (sempre) così

PC Le aziende hanno capito che in un periodo storico nel quale la ricerca del lavoro è una delle preoccupazioni e occupazioni principali dei giovani i video sui colloqui di lavoro vengono visti da molti giovani e non alla ricerca di trucchi per presentarsi più preparati. Ecco due divertenti video virali che due aziende, LG e Google Glass, hanno realizzato come parodia dei veri colloqui di lavoro, così da presentare in modo divertente e coinvolgente tutti i loro plus di prodotto.


Ne avevamo già parlato qualche mese fa quando vi abbiamo mostrato la dura selezione per entrare in Heineken, vedi https://trampolinodilancio.com/2013/02/22/la-dura-selezione-per-entrare-in-heineken-in-un-divertente-video/.

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Si può trasformare il web in una fonte di guadagno?

PC La possibilità di guadagnare con un blog o un sito e poter lavorare da casa è un’opportunità che interessa molti, a partire dai giovani che non hanno lavoro e si chiedono come crearselo sul web fino a chi ha un lavoro troppo impegnativo e cerca una soluzione che gli permetta di avere una fonte di guadagno, magari minore, ma godersi maggiormente gli affetti e la vita. Abbiamo chiesto a Barbara Siliquini, co-fondatrice di GenitoriChannel, un portale ricco di articoli, video, tutorial rivolti a mamme e papà, com’è riuscita a trasformare una passione e il web in una forma di guadagno.
Se volete un assaggio di quello che fa Barbara, guardatevi anche la ricetta che ha creato per il web magazine Vivaio di Padiglione Italia cucinata dalle sue bambine.

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La parola allo stagista

PC Continuiamo le interviste agli stagisti facendoci raccontare da Tecla Lionello, una mia studentessa del corso di Brand Lab in Iulm, quali passi ha dovuto compiere per trovare uno stage, cosa significa essere stagisti e cosa bisogna fare per realizzare il sogno di lavorare per uno dei propri lovemark.

Trampolinodilancio: Quanto tempo ti è servito per trovare uno stage? 

Tecla Lionello: “Sono stata molto fortunata, una settimana dopo aver iniziato ad inviare i primi CV mi hanno subito contattato per dei colloqui conoscitivi. L’iter di selezione non è stato lungo, due colloqui in tutto, al contrario, le pratiche burocratiche hanno rallentato il mio inserimento. In pratica, è passato circa un mese e mezzo dal primo colloquio all’entrata in azienda”.

Che tipo di stage cercavi? “Il mio sogno sarebbe stato fare uno stage in marketing per uno dei miei lovemark, Club Med, per il quale ho lavorato diversi anni come animatrice bimbi durante il periodo estivo. In realtà, a marzo, non era disponibile nessuna posizione di stage e quindi ho iniziato ad inviare CV su LinkedIn, prima ad aziende multinazionali e multibrand (P&G, Unilever, L’Oréal, Calzedonia), poi a società più piccole che ho trovato sul portale stage IULM. Ho ricercato stage inerenti con il mio profilo di studi, in particolare, marketing, comunicazione interna ed esterna. Alla fine ho accettato uno stage curriculare di 150 ore in comunicazione interna per Bricocenter. Devo dire che è stata un’ottima esperienza, nonostante sia durato poco ho imparato tanto sull’azienda e sul suo modo di comunicare. Non ho mai abbandonato l’idea di voler entrare nell’ufficio marketing di Club Med ed ho continuato imperterrita a propormi alle risorse umane con il mio CV aggiornato. Una volta finito lo stage in Bricocenter, sono stata finalmente chiamata per un colloquio che ha avuto esito positivo! Devo dire che l’esperienza in una grossa azienda come Bricocenter ha fatto da ponte per quello che realmente volevo fare, mi ha permesso di entrare in contatto con una realtà complessa e ad oggi mi sento più preparata per affrontare la prossima esperienza di stage   ”.

Quante aziende ti hanno risposto sul totale di richieste inviate? “Su un totale di 30 candidature inviate, quasi tutte hanno risposto sia per esito positivo che negativo, 4 mi hanno contattato per un colloquio”.

Come funziona la procedura per trovare e poi essere assunti in forma “stage”? ”Innanzitutto bisogna ricercare le offerte di stage, personalmente trovo molto utile LinkedIn però ci si può affidare ad altri motori di ricerca come Kijiji, Monster o candidarsi direttamente sul sito aziendale. Una volta passate le selezioni, bisogna rivolgersi all’ufficio stage che si occupa della pratiche per l’assicurazione e il progetto formativo”.

Cosa fare per un colloquio? “Presentarsi ordinati, cercare di mantenere la calma e sorridere. Ascoltare con attenzione le domande dei selezionatori e rispondere spontaneamente”.

Cosa significa essere stagisti? “Lo stage, o volgarmente apprendistato, è sempre esistito. Erano i garzoni nelle botteghe, i giovani che imparavano una professione. Come si può imparare un mestiere se nessuno ce lo mostra? Non da slide o libri, ma in concreto, con i ritmi aziendali che sono completamente diversi da quelli di un’aula universitaria. Essere affiancati da un tutor è un vantaggio, ecco perché valuto lo stage un’esperienza preziosa, che ci fa capire se è quello che vogliamo fare veramente, se siamo portati e se ci piace!  Perché se un lavoro ti piace, lo fai bene e se lo fai bene gli altri lo notano, ti senti apprezzato e così ti motivi a dare il meglio, è un circolo virtuoso. L’altra faccia della medaglia è che oggi la maggior parte aziende non prolungano la collaborazione con lo stagista ma, al contrario, sfruttano questo tipo di contratto per “tappare buchi”, passando da un contratto di stage all’altro, con un  notevole risparmio di costi. Non penso che sia un comportamento corretto, anche se del tutto comprensibile in questo periodo di crisi,, ma con un turnover elevato non si crea il circolo virtuoso che ho citato prima: le persone passando da uno stage all’altro si demotivano perché non hanno la possibilità di crescere, questo nuoce sia allo stagista che all’azienda. Quindi, ben venga uno stage formativo ma bisogna dare una scossa al mercato del lavoro.”

Come vieni considerata in azienda? ”In azienda mi sono sentita accolta ed apprezzata. Mi è stata data molta autonomia anche se ho avuto poco tempo per approfondire alcuni lavori ”.

Quanto conta da 1 a 10 lo stage come inizio del tuo percorso lavorativo? “Direi un 9 abbondante!”

Qual è l’elemento più importante su cui ti valuta un’azienda a primo impatto? ”Le relazioni sono alla base, saper accettare in maniera positiva i complimenti e le critiche è fondamentale per migliorarsi”.

Come si crea, secondo te, un buon cv che  abbia successo? ”Il CV deve essere il più mirato possibile, chiaro e ordinato. É inutile inviare un CV chilometrico se poi non contiene le caratteristiche ricercate dall’azienda. Consiglio di leggere bene l’annuncio e di spulciare nel sito corporate per capire quali sono i valori aziendali. Sicuramente l’onestà paga, aggiornare il curriculum con le reali competenze, ad esempio, io ho totalmente depennato il Tedesco, per quanto abbia passato (poco brillantemente) tutte le verifiche del liceo mentirei se lo aggiungessi tra le mie capacità.”

Condivido pienamente quest’ultima decisione. Io ho fatto il mio colloquio per essere presa in stage in Young & Rubicam con due manager: il primo (nostro lettore e commentatore Carlo D’Innella) mi ha fatto qualche domanda in inglese, ma il secondo, ahimé, era svizzero e quando è passato dal francese al tedesco ho dovuto ammettere che il tedesco scolastico del cv corrispondeva a una non conoscenza di fatto. Da allora anche io l’ho depennato.

 

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GFK dimostra che i progetti valoriali delle donne superano quelli degli uomini

PC Tra le letture che consiglio a tutti quelli che vogliono lavorare nel marketing e nella comunicazione c’è  Cinqueminuti, la newsletter di GFK Eurisko, che in cinque Tavola 2 Fonte Sinottica GFK Euriskominuti aggiorna sui trend più interessanti. L’articolo che apre il numero di oggi conferma una sensazione che da tempo condivido con Patrizia e le amiche di sempre: il fatto che mentre gli uomini reagiscono alla situazione attuale con disimpegno e individualismo, le donne siano”più attente al benessere, più impegnate nella famiglia e nelle relazioni personali e affettive, più responsabilizzate e con più senso del dovere di fronte alla crisi, più sensibili al sociale e all’ambiente, più coinvolte nella cultura e nella crescita personale.” Mi perdoneranno i lettori uomini se riporto tutto l’articolo ( invitandovi a iscrivervi alla newsletter).

“In particolare, le donne italiane, ancor più di quelle europee, risultano più esplorative, più solidali, e più orientate all’autorealizzazione. Appare evidente che le donne, quantomeno in Europa, sono la metà del cielo più decisa ad impegnarsi nel benessere sociale e personale.

Nel progetto di vita femminile è presente una carica innovativa e trasformativa in una prospettiva di uscita sostenibile dalla crisi e di ripartenza culturale, oltre che economica. Se poi poniamo l’attenzione sulle scelte quotidiane, scopriamo che le donne sono decisamente più orientate ad un’idea di benessere da intendersi come sintesi di corpo-mente. Meno orientate al salutismo efficientistico, più propense verso un progetto armonico per sè e da condividere con gli altri.

Tutto questo richiede impegno e pre-occupazione. Risulta pertanto che le donne sono più pre-occupate degli uomini, in quanto i loro progetti sono più ampi e la loro visione tende ad includere, non ad escludere e a delimitare come fanno gli uomini. I quali si sentono sempre più spiazzati, in difficoltà per la loro perdita di protagonismo. In particolare gli uomini trovano difficile reinventarsi in un proprio progetto di vita, e si mostrano in difficoltà nella ricerca di nuovi ancoraggi etici, psicologici, culturali e di ruolo.

La perdita di ruolo e di centralità sociale degli uomini è ben rappresentata dalla tavola 2, che evidenzia l’evoluzione degli uomini verso la dimensione individualistica e del disimpegno, considerando il periodo, in Italia, che va dal 2000 al 2013.

Quale futuro per gli uomini? Si intravede un percorso di reinvenzione che passa da nuovi modi di vita e di consumo: la teatralizzazione del corpo, la regressione ludica, l’etica delle emozioni, la passione della craftmanship. Soprattutto si intravede la ricerca di nuovi equilibri di genere, dalla relazione asimmetrica ad una più equilibrata, in una prospettiva dove si crei empatia ed anche reciprocità e interscambio di ruolo, di progetto, evitando la competizione degli interessi.

In sintesi, stiamo evolvendo verso valori (femminili) sempre più inclusivi, con gli uomini in difficoltà di ruolo, ma anche alla ricerca di nuovi percorsi di interazione e scambio di genere. Stiamo andando verso il migliore dei mondi possibili? Forse.

Ma le donne, sempre più impegnate e pre-occupate, viene da chiedersi, non staranno riducendo troppo il loro progetto di madri, e quindi non staranno troppo favorendo un sistema che sta velocemente invecchiando, quindi una popolazione meno attiva, soprattutto pensando all’Europa che rischia di regredire nel confronto con altre realtà geopolitiche, come l’Asia e in futuro l’Africa? Appare evidente che il nuovo modello femminile, con i suoi progetti onnicomprensivi, richiede condizioni esterne che lo rendano praticabile: da una diversa organizzazione dei tempi di lavoro al wellfare aziendale che aiuti la gestione dei figli, ai prodotti e servizi che intercettino con intelligenza i nuovi bisogni (delle donne e degli uomini nuovi).” Fonte: Cinqueminuti con Eurisko GFK News

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Alessandra Selmi ci racconta i dolori di un giovane editor in un divertente libro

 PC Alessandra Selmi, la nostra corrispondente dal fronte editoriale, ha recentemente pubblicato un libro in cui racconta con la consueta verve umoristica la vita di un giovane editor, al quale tutti, ma proprio tutti, prima o poi cercano di far leggere il proprio manoscritto (è noto che gli italiani sono un popolo di scrittori molto più che di lettori).e-cosi-vuoi-lavorare-nelleditoria-206995

Una lettura piacevole e divertente che può anche essere utile a qualche giovane laureato in materie umanistiche (Alessandra si è laureata a pieni voti in Iulm, dove ci siamo conosciute) interessato a capire se la carriera nel mondo editoriale può fare per lui.

Il libro si intitola “E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor “, Editrice Bibliografica (Milano). Si può acquistare in tutte le librerie e online a €9,90, ed esiste anche l’ebook a €4,99; ha avuto ottime recensioni ed è stato accolto con grande successo al Salone del libro di Torino, dove Alessandra si è trovata a firmare libri con la stessa grazia della Signora in giallo o di Richard Castle (sarà lì che ha deciso che il suo prossimo libro sarà un giallo. Ambientato a Milano, uscirà nel primo trimestre del 2015 per i tipi di Baldini & Castoldi.)

Le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa del libro e soprattutto di darci qualche indicazione utile per i giovani talenti che vogliano provare a imboccare questa professione.

Trampolinodilancio: Di cosa parla il tuo libro?

Alessandra Selmi: “Il libro parla della mia esperienza come editor, da quando, circa sette anni fa, lasciai un lavoro come impiegata per cimentarmi nel giornalismo, fino a oggi. È suddiviso in tre sezioni, che corrispondono grosso modo al ciclo di vita di un libro: da manoscritto in attesa di valutazione alla fase di promozione, passando attraverso le fasi di editing. Ho deciso di dare un taglio ironico e brillante alla narrazione, in parte perché corrisponde alla mia natura, in parte perché penso che il sorriso e l’entusiasmo siano la chiave per rendere migliore ogni professione.”

In cosa consiste il tuo lavoro?

“Mi occupo della selezione dei manoscritti per la pubblicazione. In parole povere, tra tutte le proposte editoriali che giungono in casa editrice, scelgo quelle che saranno pubblicate. Mi occupo poi della revisione dei testi, che può essere più o meno corposa, a seconda dei casi. Scrivo, inoltre, i testi di copertina e affianco gli autori durante tutto l’iter della pubblicazione, oltre a coordinare un piccolo gruppo di correttori di bozze, traduttori e curatori.”

Come si diventa editor?

“Esistono corsi e master per specializzarsi in editoria, ma non sono obbligatori. Io, per esempio, ho cominciato facendo la cosiddetta gavetta come didascalista in una testata di moda. Quel che è certo, comunque, è che per diventare editor bisogna fare esperienza prima come lettori e correttori di bozze: ci vogliono molto tempo, pratica, costanza e umiltà.

Quali sono le maggiori difficoltà del tuo lavoro? E quali le maggiori soddisfazioni?

La cosa più difficile del lavoro di un editor è relazionarsi con gli scrittori. La scrittura è un’attività molto coinvolgente dal punto di vista emotivo. Non è facile rifiutare un manoscritto senza ferire le persone e, durante le fasi di editing, possono crearsi conflitti o attriti se gli autori non accettano o non comprendono le modifiche proposte. Inoltre, stabilire cosa sia degno di pubblicazione e cosa no è una grossa responsabilità: sono molti i casi editoriali rifiutati e poi diventati best seller.

Quando però un testo in cui si è creduto fortemente viene pubblicato e riscuote successo la soddisfazione è grandissima e cancella il ricordo di tutte le difficoltà. È molto emozionante imbattersi in libreria in un libro a cui si è lavorato.

Credo comunque che l’aspetto migliore del mio lavoro sia l’opportunità di conoscere molte persone colte e intelligenti, con la conseguenza di poter crescere intellettualmente.”

Suggerimenti per chi vuole diventare editor?

“Il primo, importantissimo: leggere. Pochi giorni fa sono stata invitata a parlare al master in editoria dell’Università di Verona e, quando ho chiesto ai ragazzi quanti libri leggessero, ho constatato che la media era bassissima (circa uno al mese). Bisogna imparare a leggere molto e molto rapidamente, comprendendo a fondo il testo, perché l’80% del lavoro di un editor consiste nella lettura e i tempi sono spesso molto stretti.

Il secondo: imparare a usare con dimestichezza i programmi di videoscrittura, come Microsoft Word. Non limitarsi a saper digitare un testo, ma conoscere a fondo le varie funzioni del programma.

Il terzo: avere pazienza e umiltà, perché l’iter per diventare editor è lungo e difficile.

Sono tutte cose che si possono imparare prima di iniziare questo lavoro e anche al di fuori della scuola, e che però rivestono grande importanza.”

Alessandra Selmi al Salone di Torino

Alessandra Selmi al Salone di Torino

Alessandra Selmi lavora come libero professionista per diverse case editrici, tra cui Bietti Edizioni, Harlequin Mondadori, Garzanti Libri. Collabora con regolarità con il settimanale Confidenze, per cui scrive racconti e storie vere. E’ laureata in Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo alla IULM di Milano, con una tesi in Psicologia Sociale.

Se avete qualche domanda in più da sottoporre ad Alessandra (ma non un libro sul quale chiederle un parere!) non esitate a farlo attraverso trampolinodilancio.

 

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Ritrovare la fiducia nell’Italia grazie a Expo: la presentazione di Padiglione Italia in Triennale

PC C’è un fenomeno in psicologia sociale che si chiama “la profezia che si auto-avvera”: è il motivo per cui se ci presentiamo a un colloquio già certi di non essere presi, veniamo davvero scartati, o se crediamo che un nostro progetto non soddisferà il nostro capo, lui o lei lo boccerà. E così come l’idea preconcetta di un fallimento si traduce quasi sempre nel fallimento stesso, al contrario un’aspettativa positiva si concretizza molto spesso in un successo. Molti studi hanno dimostrato che il potere delle convinzioni a livello sociale è forte quanto quello personale e dà luogo a comportamenti che finiscono per confermare le previsioni, buone o cattive che fossero.orgoglio it

Ieri ho pensato alla profezia che si auto-avvera sentendo, alla Triennale di Milano, Giuseppe Sala (commissario unico delegato del Governo per Expo 2015 e amministratore delegato per Expo 2015), Diana Bracco (commissario generale di sezione per il Padiglione Italia e Presidente di Expo 2015) e Marco Balich, (direttore artistico di Padiglione Italia e presidente di Balich Worldwide Shows) raccontare cosa succederà a Padiglione Italia e spiegare cosa significherà Expo per le nuove generazioni (e anche per le vecchie, aggiungo io!).

Diana Bracco ha infatti spiegato quello che pensa sia il più importante effetto che produrrà l’Expo: “La fiducia in noi stessi. E’ questa forse l’eredità più importante. Perché oggi l’Italia deve ritrovare quello spirito che ci ha sempre contraddistinto: la capacità di guardare al futuro in modo positivo e creativo, facendo leva sul proprio talento e sulle proprie abilità. Grazie ad esse, per secoli il mondo intero è stato plasmato e ispirato dal genio italiano. E lo è ancora. Quello che manca oggi è proprio la consapevolezza di essere tuttora un Paese leader in tanti campi. Un Paese vitale a cui il mondo guarda con interesse e ammirazione. Un Paese bellissimo. E non solo della Grande Bellezza un po’ decadente del passato, ma di una bellezza che è ancora viva e diffusa. La bellezza ad esempio dei tantissimi giovani di valore che portano avanti i loro sogni in Italia e all’estero. Nel 2015 faremo davvero del Padiglione la porta d’ingresso dell’Italia, l’inizio di un viaggio straordinario, ma anche il biglietto da visita di questa fiducia ritrovata. Fiducia nella nostra forza di Paese creatore”.

L’obiettivo” ha aggiunto Balich “è infondere un sentimento di orgoglio per il nostro Paese.”

“Il Padiglione Italia sarà il biglietto da visita del nostro Paese all’Expo. Vogliamo offrire al mondo una visione forte della qualità italiana e restituire fiducia e orgoglio ai cittadini di questo grande Paese – ha continuato Diana Bracco – L’elemento cardine sarà il Vivaio, inteso come un luogo dedicato allo sviluppo delle nuove generazioni. Un laboratorio d’idee che aiuti i progetti a “germogliare”. Un punto di riferimento per i giovani talenti innovatori, capaci di rinnovare il concetto di “eccellenza italiana” combinando la tradizione con approcci originali. Noi vogliamo parlare soprattutto alle giovani generazioni, e le molte iniziative che abbiamo messo in cantiere con le scuole sono un tassello fondamentale per costruire quella Expo Generation che dovrà essere più attenta al tema della sostenibilità, più consapevole dei rischi legati a comportamenti alimentari non corretti, e soprattutto più sensibile a cogliere la centralità del tema della nutrizione come sfida cruciale per il nostro secolo. ”

albero della vitaVedendo la presentazione del Padiglione Italia e dell’Albero della Vita mi sono sentita orgogliosa di essere italiana e di contribuire, in piccola parte, a creare questa profezia con il web magazine Vivaio Progetto Scuole di cui seguiamo la redazione e diffusione per Padiglione Italia. Speriamo solo che questa profezia si auto-avveri. L’Italia, Milano e le nuove generazioni se lo meritano.

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La ricetta del signor Balocco per i giovani talenti: inglese perfetto e innamorarsi di quello che si studia

PC Alberto Balocco, amministratore delegato dell’azienda fondata dal nonno nel 1927 e imprenditore dell’anno nel settore Food&Beverage, è una di quelle rare persone di successo e potere (gestisce un’azienda da più di 150 milioni di euro che cresce anno su anno) che riesce ad essere così vera, gentile e amichevole che si finisce a parlare di figli e scuola nelle pause prima di una nuova versione di montaggio degli ultimi spot che abbiamo girato.

Alberto Balocco, A.d della Balocco

Alberto Balocco, A.d della Balocco

Scopro così che Alberto condivide con trampolinodilancio la certezza che solo un ottimo livello di inglese possa permettere ai giovani di competere nel nuovo scenario internazionale. Una convinzione che ha potuto verificare di persona dato che ha fortemente sviluppato l’espansione sui mercati esteri da quando ha cominciato a guidare, insieme alla sorella Alessandra, l’azienda che il padre aveva industrializzato nel dopo guerra. Scelta che ha contribuito al grande sviluppo negli ultimi dieci anni: un milione di euro al mese per più di 100 mesi.

Mi racconta infatti che è stato recentemente invitato a parlare agli studenti in un liceo e lì, anche a rischio di risultare impopolare e suscitando la difesa di casta di qualche docente, ha detto chiaramente che alle superiori va bene studiare tutte le materie previste (ma forse anche un po’ meno latino…), ma la priorità deve essere sapere alla perfezione l’inglese (per inciso il fatto che abbia trovato il tempo di andare a parlare in un liceo ha confermando il mio sospetto che abbia la dote dell’ubiquità, maturato vedendolo in meno di un mese apparire nel paesino sperduto dove giravamo gli spot, partecipare in Irlanda alla partenza del Giro d’Italia, di cui Balocco è main sponsor, verificare montaggio ed edit di ogni film a Milano, mentre continua a condurre l’azienda).

Contando sulla sua disponibilità e capacità di agire su più fronti,  ho quindi approfittato per porgli le nostre consuete domande:

Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Balocco?

Alberto Balocco: Deve mettere il lavoro ad un livello di priorità molto alta e dev’essere pronto a vivere lo spirito di squadra che da noi si respira un po’ ovunque.

C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Alberto Balocco: Sicuro, è una ragazza. Ha la capacità di macinare tanti progetti, ha il sorriso anche nei momenti più complicati,  non si arrende mai.

Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro?

Alberto Balocco: Essere sé stessi, senza bleffare.

In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Alberto Balocco: Direi in quello operativo, nelle aziende del largo consumo.

Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Alberto Balocco: Suggerirei di scegliere una buona università e di innamorarsi della materia

(Sono perfettamente d’accordo su quest’ultimo punto: se non si è innamorati del marketing e della comunicazione già all’università difficilmente si potrà mettere entusiasmo e passione in quello che si farà in seguito).

Per chi fosse curioso di come Alberto Balocco si sia costruito le competenze per guidare l’azienda, contraddicendo il pronostico che vuole che la terza generazione sia quella che sperpera il patrimonio familiare, questo è il suo percorso di studi: si è laureato a pieni voti in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Torino e ha conseguito il Master in Organizzazione Aziendale e il Master in Controllo di Gestione presso la S.D.A. Bocconi di Milano. Il tutto bruciando le tappe per affiancare appena possibile il padre in azienda: per esempio facendo il militare mentre frequentava l’università (racconta che arrivare in divisa agli esami produceva comunque un effetto positivo… sarà stata la pistola d’ordinanza?).

 

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Intervista a un famoso direttore creativo inglese che racconta anche i suoi primi passi

PC Trampolinodilancio sta acquisendo una sorta di redazione, formata da persone affezionate che ci segnalano articoli interessanti (come quello di cui sto per darvi il link), ci scrivono contributi o addirittura si propongono come collaboratori dall’estero.

blog creative brief

blog creative brief

Comincio con il ringraziare Marco Lombardi per avermi segnalato questa intervista a un guru della pubblicità apparsa su un blog con l’intrigante nome di “creative brief”, dal quale i giovani ,creativi e non solo, potranno sicuramente trarre anche altri utili spunti per il loro lavoro.

Ecco il link dove la trovate http://www.creativebrief.com/blog/2011/06/15/market-leader-interview-adrian-holmes-international-creative-director/

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La campagna inTRATTAbili di Mani Tese ha un logo grazie a una giovane creativa

ADV-trafficking1PC Si è concluso il  bando per la progettazione del logo della Campagna inTRATTAbili di Mani Tese, rivolto ai giovani creativi. Un progetto che ho collaborato a sviluppare in parallelo a un approfondimento più strategico realizzato insieme ai miei studenti dello Ied, che hanno fatto uno splendido lavoro. Anche le proposte creative ricevute in seguito al bando erano tutte di qualità e riportavano delle motivazioni molto interessanti, che facevano capire che c’era stato un approfondimento notevole della questione. Purtroppo, insieme con gli altri giurati, abbiamo dovuto fare una scelta, anche se la decisione tra le due proposte rimaste in short list è stata davvero difficile. L’elaborato che meglio ha sintetizzato gli obiettivi descritti nella Campagna contro il traffico di esseri umani in Cambogia e Bangladesh è stato realizzato da Simona Crisafulli.

Il lavoro scelto propone un’immagine di immediata comprensione per tutti: una mano, che ricorda il nome di Mani Tese e i suoi 50 anni di storia. Un gesto, convenzionale e universale, che comunica in modo chiaro la volontà di fermare il traffico di essere umani e di impedire le atrocità legate a questa gravissima violazione dei diritti umani.

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