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A scuola per imparare a lavorare o per essere uomini liberi?

PB Da quando io e Paola abbiamo iniziato a fare il blog molte volte ci siamo trovate a parlare di formazione e a discutere di come arrivare preparati, dopo gli studi, alla vita e al lavoro.

Paola, per Vivaio (web magazine che Padiglione Italia Expo2015 ha dedicato al dialogo con la scuola) ha recentemente intervistato Nuccio Ordine, filosofo e autore di “L’utilità dell’inutile”, edito da Bompiani. Ne emerge un manifesto per una scuola che non imponga ai quattordicenni di sapere già che cosa studiare per essere dei professionisti, ma che formi l’uomo, lo renda capace di scegliere, di conoscere, di essere libero.

Condivido pienamente le sue parole. Ma – dato che il dibattito non è banale, le voci non sono unanimi e la formazione dei ragazzi italiani non sempre è ineccepibile – aggiungo un paio di considerazioni, pragmatiche e personali:

1)  Il Tempo della formazione inutile: il liceo è il luogo privilegiato dove studiare senza risparmiarsi materie che paiono avulse dalla realtà e non hanno nulla di apparentemente utile per sopravvivere.

Viva il latino, la formazione a testuggine delle legioni romane, le equazioni di secondo grado, la tettonica a zolle.

Avere capito che una espressione algebrica è il modo di disegnare una curva quando non hai a disposizioni matite colorate, mi è stato molto più utile nella vita professionale rispetto ad alcune indispensabili conoscenze tecniche che sono diventate obsolete dopo un battito di ciglia e che ho aggiornato senza fatica lavorando (ogni riferimento al fax, alle pellicole di stampa, ai pony express, ai floppy disk, alle video cassette e alle polaroid non è affatto casuale).

2)  Due eccezioni che confermano la regola in cui l’utile è indispensabile: dovete sapere l’inglese (non la letteratura, la storia, ma proprio essere capaci di chiamare un albergo negli Stati Uniti per sapere se ha camere con la vasca da bagno al posto della doccia. Lo dovete saper fare se, come me, al primo lavoro avete dovuto gestire un corpo di ballo in tournèe. I ballerini hanno bisogno della vasca) e dovete avere la patente (non solo aver passato l’esame, ma essere in grado di accendere l’automobile, muovervi, parcheggiare. Durante l’università io e i miei compagni di corso di Storia del Teatro abbiamo dovuto fare da taxisti ai docenti universitari che arrivavano a Milano per l’anniversario della Rivoluzione Francese. Se non ricordo male , fare il driver ci è valso, se non la lode, almeno conversazioni elevatissime al semaforo).

Si tratta delle due uniche arti indispensabili che mi vengono in mente che bisogna già conoscere al primo stage. Tutto il resto delle cose “utili” lo imparerete al tavolo del vostro capo o del vostro mentore.

P.S. guardate l’intervista di Nuccio Ordine, buttate la simulazione del piano di marketing e leggete l’Eneide.

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INTERVISTA A UN GIOVANE TALENTO DEL VIVAIO EXPO

PC Milano quest’estate per effetto dell’Expo (e forse anche del tempo novembrino) ha visto un aumento di turisti (+4% rispetto al 2013) e di visite ai musei. È uno dei primi positivi effetti della grande manifestazione che tutti sperano aiuti a rilanciare la città e soprattutto l’intera economia italiana. Le previsioni ottimistiche di Expo, che arrivavano a parlare di 100.000 nuove assunzioni, non sono state però fino ad ora mantenute: l’Osservatorio sul mercato del lavoro della provincia di Milano registra meno di 3500 neoassunzioni connesse ad Expo, che hanno riguardato soprattutto il settore alberghiero e ristorativo e quello del travel.expo-2015

Speriamo che nei prossimi mesi ci sia un’accelerata di assunzioni di giovani, dato che il concetto portante di Padiglione Italia – il padiglione che presenterà le eccellenze italiane all’interno di Expo2015 – è il “Vivaio”, uno spazio dove far germogliare i talenti, come sottolinea la dottoressa Bracco che ne è Commissario Generale.

In particolare ci auguriamo che l’Expo porti un nuovo impulso anche nel settore del marketing e della comunicazione, del quale ci occupiamo, e di avere qualche suggerimento concreto da dare nei prossimi mesi ai nostri lettori. Per cominciare a trattare l’argomento abbiamo intervistato una giovane che sta vivendo questa grande avventura fino dai suoi primi passi: Caroline Joyce  Elefante, che si occupa da più di un anno di Comunicazione e rapporti con la stampa di Padiglione Italia  e della gestione dei contenuti sul sito Padiglione Italia e, insieme a Gabriella Giardino, del web magazine di Padiglione Italia e del web magazine Vivaio, rivolto alle scuole, con il quale collaboro.

Lavorando insieme ho potuto apprezzare due elementi per me fondamentali: la competenza (che derivano dal suo Diploma di Laurea in Animazione multimediale allo Ied di Milano e da alcuni anni di lavoro nell’ambito della grafica e della gestione dei contenuti) e la capacità di gestire qualsiasi urgenza o problema con serenità e gentilezza.

Caroline Joyce Elefante Assistente Comunicazione e rapporti con la stampa Padiglione Italia Expo2015

Caroline Joyce Elefante Assistente Comunicazione e rapporti con la stampa Padiglione Italia Expo2015

 

Comincio con una domanda che risale al suo primo colloquio: perché pensi di essere stato scelta, cosa ha fatto la differenza?

Caroline Joyce Elefante: Credo di aver mostrato una serie di caratteristiche che potevano essere ritenute utili o promettenti. Mi ero preparata a mostrare cosa sapevo fare, a dimostrare di essere determinata a imparare e a mettermi da subito in gioco con umiltà… ecco forse questa è stata la carta vincente.

Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

L’umiltà e la voglia di fare. Bisogna essere delle spugne e assorbire tutte le informazioni utili e i metodi di organizzazione, rendendoli propri e perfezionandoli con le proprie esperienze e capacità personali.

Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

A far tesoro delle proprie esperienze e anche dei propri errori per accrescere il profilo professionale. Spesso mi spronava ad arrangiarmi su alcuni problemi, al solo scopo di aiutarmi a crescere e rendermi sempre più autonoma. Posso dire che in alcuni momenti, ancora adesso, l’esperienza accumulata in quel momento, mi si sta rivelando utile, anche se lavoravo in tutt’altro settore.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Considero ogni responsabile sotto cui ho lavorato un mentore perché da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Se dovessi però indicare quello che mi ha insegnato e continua ad insegnarmi di più potrei indicare senza indugi quello attuale.

Sotto la sua guida ho la possibilità di esplorare un’ampia fascia di settori con i quali prima d’ora non avevo mai avuto occasione di rapportarmi. Mi ha mostrato schemi di lavoro e di comportamento con i clienti e fornitori che potrebbero essere applicati anche a molte altre aree.

Se dovessi dirlo in poche parole, direi che mi ha insegnato a lavorare in maniera proficua anche sotto pressione,  trovando il modo di capire e gestire le varie priorità.

Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Venendo da studi grafici ho avuto l’opportunità di sperimentare varie tecniche di illustrazione e di animazione partendo da quelle tradizionali a quelle moderne fino ad arrivare all’animazione 3d. Mi sarebbe piaciuto approfondire la parte teorica, studiare maggiormente la storia dell’illustrazione e del cinema, comprese le tecniche di regia del grande e del piccolo schermo.

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Ritrovare la fiducia nell’Italia grazie a Expo: la presentazione di Padiglione Italia in Triennale

PC C’è un fenomeno in psicologia sociale che si chiama “la profezia che si auto-avvera”: è il motivo per cui se ci presentiamo a un colloquio già certi di non essere presi, veniamo davvero scartati, o se crediamo che un nostro progetto non soddisferà il nostro capo, lui o lei lo boccerà. E così come l’idea preconcetta di un fallimento si traduce quasi sempre nel fallimento stesso, al contrario un’aspettativa positiva si concretizza molto spesso in un successo. Molti studi hanno dimostrato che il potere delle convinzioni a livello sociale è forte quanto quello personale e dà luogo a comportamenti che finiscono per confermare le previsioni, buone o cattive che fossero.orgoglio it

Ieri ho pensato alla profezia che si auto-avvera sentendo, alla Triennale di Milano, Giuseppe Sala (commissario unico delegato del Governo per Expo 2015 e amministratore delegato per Expo 2015), Diana Bracco (commissario generale di sezione per il Padiglione Italia e Presidente di Expo 2015) e Marco Balich, (direttore artistico di Padiglione Italia e presidente di Balich Worldwide Shows) raccontare cosa succederà a Padiglione Italia e spiegare cosa significherà Expo per le nuove generazioni (e anche per le vecchie, aggiungo io!).

Diana Bracco ha infatti spiegato quello che pensa sia il più importante effetto che produrrà l’Expo: “La fiducia in noi stessi. E’ questa forse l’eredità più importante. Perché oggi l’Italia deve ritrovare quello spirito che ci ha sempre contraddistinto: la capacità di guardare al futuro in modo positivo e creativo, facendo leva sul proprio talento e sulle proprie abilità. Grazie ad esse, per secoli il mondo intero è stato plasmato e ispirato dal genio italiano. E lo è ancora. Quello che manca oggi è proprio la consapevolezza di essere tuttora un Paese leader in tanti campi. Un Paese vitale a cui il mondo guarda con interesse e ammirazione. Un Paese bellissimo. E non solo della Grande Bellezza un po’ decadente del passato, ma di una bellezza che è ancora viva e diffusa. La bellezza ad esempio dei tantissimi giovani di valore che portano avanti i loro sogni in Italia e all’estero. Nel 2015 faremo davvero del Padiglione la porta d’ingresso dell’Italia, l’inizio di un viaggio straordinario, ma anche il biglietto da visita di questa fiducia ritrovata. Fiducia nella nostra forza di Paese creatore”.

L’obiettivo” ha aggiunto Balich “è infondere un sentimento di orgoglio per il nostro Paese.”

“Il Padiglione Italia sarà il biglietto da visita del nostro Paese all’Expo. Vogliamo offrire al mondo una visione forte della qualità italiana e restituire fiducia e orgoglio ai cittadini di questo grande Paese – ha continuato Diana Bracco – L’elemento cardine sarà il Vivaio, inteso come un luogo dedicato allo sviluppo delle nuove generazioni. Un laboratorio d’idee che aiuti i progetti a “germogliare”. Un punto di riferimento per i giovani talenti innovatori, capaci di rinnovare il concetto di “eccellenza italiana” combinando la tradizione con approcci originali. Noi vogliamo parlare soprattutto alle giovani generazioni, e le molte iniziative che abbiamo messo in cantiere con le scuole sono un tassello fondamentale per costruire quella Expo Generation che dovrà essere più attenta al tema della sostenibilità, più consapevole dei rischi legati a comportamenti alimentari non corretti, e soprattutto più sensibile a cogliere la centralità del tema della nutrizione come sfida cruciale per il nostro secolo. ”

albero della vitaVedendo la presentazione del Padiglione Italia e dell’Albero della Vita mi sono sentita orgogliosa di essere italiana e di contribuire, in piccola parte, a creare questa profezia con il web magazine Vivaio Progetto Scuole di cui seguiamo la redazione e diffusione per Padiglione Italia. Speriamo solo che questa profezia si auto-avveri. L’Italia, Milano e le nuove generazioni se lo meritano.

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DAL “NONNO” GUALTIERO MARCHESI UNA LEZIONE IMPORTANTE PER I GIOVANI

PC Qualche giorno fa ho intervistato Gualtiero Marchesi per vivaio.padiglioneitaliaexpo2015.com, il web magazine rivolto a tutti gli studenti e  insegnanti d’ Italia diretto da Fabio Zanchi, del quale  Media Arts – con la quale collaboro – segue la redazione su incarico di Expo Padiglione Italia.

Per gentile concessione di Studiodispari che ha ripreso l'intervista

Per gentile concessione di Studiodispari che ha ripreso l’intervista

Di lui sapevo quello che tutti sanno: il cuoco italiano più famoso nel mondo, l’ideatore della “nuova cucina italiana”, il creatore del celebre risotto con la foglia d’oro (confesso subito che sono riuscita dopo l’intervista ad assaggiarlo e la sua fama è completamente meritata!).

Non sapevo invece che l’arte e la cultura che Marchesi riversa nella sua cucina trovano nella sua famiglia  uno sbocco differente: la musica. A partire dalla suocera, che era soprano, passando dalla figlia arpista, fino ad arrivare ai tre splendidi giovani nipoti che sono tutti esperti musicisti (uno di  loro rappresenterà a breve l’Italia in un concorso internazionale in Giappone).

Proprio pensando a loro, in una piacevole chiacchierata nel dehors del Marchesino, il suo ristorante di fianco alla Scala, Marchesi, una volta risposto alle nostre domande, ha fatto un commento che contiene un insegnamento utile per tutti i giovani che iniziano una qualsivoglia professione: “E’ ripetendo sempre lo stesso pezzo che si perfeziona. È come suonare uno strumento o un pezzo, ogni volta diventa sempre meglio. E’ difficile arrivare a capire questo, solamente una persona competente, sia in un campo che nell’altro, può arrivare a capire la differenza, ma è continuando a fare lo stesso pezzo che si migliora, non continuando a fare un’altra cosa, perché sennò non si impara niente. Si suona per diventare musicisti, poi ogni tanto nasce qualche compositore, ma si suona per fare il musicista non per diventare compositore, e così anche in cucina. Invece tutti fanno i compositori, senza aver ancora imparato la parte!”

Come ben sa chi suona uno strumento (e anche i suoi vicini di casa) per arrivare a eseguire bene un pezzo è necessario ripetere, ripetere e ripetere più volte le stesse battute. Credo che Patrizia, che aveva la cameretta sopra la mia, ancora ricordi come un incubo un passaggio del Sogno d’amore di Litzt che suonavo e risuonavo, non arrivando, ahimé, comunque neanche lontanamente alla perfezione del risotto con la foglia d’oro (ed per questo che non ho fatto la musicista).

Molte volte ho visto giovani talenti che non avevano l’umiltà o la costanza di adattarsi a ripetere qualcosa che avevano già fatto.  Il desiderio di confrontarsi con nuove sfide li portava ad essere superficiali nello svolgere i lavori di routine o nel seguire un percorso già tracciato da qualcun altro. È un sentimento molto comprensibile in chi svolge dei lavori creativi, ma anche pericoloso. Io stessa quando ho avuto l’incarico di affiancare Marco Lombardi nel corso Brand Lab in Iulm ho avuto come prima reazione il desiderio di personalizzarlo, ma poi ho capito che il mio contributo sarebbe stato più utile nel cercare di perfezionare qualcosa che funzionava già bene, rispetto a creare qualcosa di nuovo.

Come conclude Gualtieri Marchesi: “non tutti siamo compositori, la maggior parte delle persone sono degli ottimi musicisti”. E credo sia importante impegnarsi costantemente per esserlo.

Quindi il mio consiglio è quello di dimostrare il vostro talento nel fare sempre meglio quello che vi è stato assegnato. Se qualcuno di voi avrà le capacità per creare qualcosa di suo, ci riuscirà comunque anche senza trascurare il proprio compito. Di celebri tenori che non conoscono la musica io ricordo solo Pavarotti, per tutti gli altri vale la massima già citata: rehearse, rehearse, rehearse.

A questo link l’intervista a Gualtiero Marchesi: https://www.youtube.com/watch?v=Pxi2oSgu7CQ

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