Ricettivi come spugne

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Houdini.jpg (Photo credit: Amazing Brian)

PB Qualche lustro fa ho lavorato per una multinazionale francese, produttrice di lingerie da donna.

Ero appena stata assunta come Product Manager. Venivo dagli orologi, portavo una seconda scarsa e non sapevo niente di reggiseni.

Durante lo Stage d’integration (dieci giorni di colloqui con i PM degli altri mercati europei e con le funzioni della casa madre di Parigi per far conoscere i meccanismi della compagnia ai nuovi assunti)  ho visitato lo stabilimento produttivo di Epernay. Una fabbrica piena di sartine in mezzo alle vigne della campagna francese. Zona di reggiseni e champagne.

Negli anni che ho poi passato in azienda, mi sono occupata di cataloghi, display, comunicazione, acquisto spazi pubblicitari, lanci di prodotto, riunioni agenti. Ma non ho mai dimenticato quella giornata in fabbrica che ho capitalizzato in modo straordinario e durante la quale ho imparato alcuni trucchi che mi hanno dato un potere quasi magico nella mia carriera di PM e poi di Marketing Manager in Chantelle.

Tra macchine per cucire, pizzi, elastici, macchinari per valutare l’omogeneità dei colori, la tensione dei tessuti, la purezza delle pezze, mi sono imbattuta nelle etichette.

Oltre alla composizione tessile e alle condizioni di lavaggio, insomma a quello che riconosciamo normalmente in una care label, c’erano alcuni numeri all’apparenza insignificanti: in realtà rappresentavano il mese, l’anno e il sito di confezione. Facevo il giro con l’ingegnere che dirigeva lo stabilimento, poco sensibile allo stile e più attento ai processi produttivi, alla disposizione delle macchine da cucire che riducevano i cicli di realizzazione dei capi da un mese a una settimana per essere più reattivi alle variabili del mercato.

Io, laureata in lettere e amante della moda, sono rimasta affascinata dalla visione architettonica di una collezione in cui non si vedeva il prodotto, ma solo lo scheletro di una organizzazione per riuscire a produrlo.

Per tutti gli anni seguenti, ogniqualvolta visitavo i punti vendita e mi trovavo a dovere affrontare qualche criticità con i clienti (ritardo consegne, bagno colore diverso per slip e reggiseno, difficoltà nel sell out di un particolare capo) davo risposte taumaturgiche: “certo, il colore presenta una impercettibile differenza perché lo slip è prodotto in Polonia e il reggiseno in Francia”, oppure “escludo che lei abbia questo capo in casa da  oltre un anno, dato che è stato prodotto in Tunisia solo sette mesi fa…”

La parte della veggente ha sempre avuto un effetto piuttosto interessante sul cliente (affascinato da tanta scienza), sugli agenti (che portavano in giro l’oracolo) e sul mio umore (che mi faceva sentire come il mago Houdini dopo una delle sue magie a platea estasiata).

Ancora oggi mi ricordo del mio ingegnere francese e sempre mi comporto come una spugna quando incontro qualcuno diverso da me e che ne sa più di me.

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Nulla si perde in ufficio, ovvero come organizzare outlook.

PC Una delle prime esperienze di ufficio che spesso ricordo – come chi rivive ancora l’incubo della maturità – è quando ho pensato di aver perso l’unico esemplare del testo pubblicitario di uno spot Colgate che la copy writer mi aveva affidato perché lo condividessi con il cliente.  

So con certezza che lavoravo da meno di un anno, perché il misfatto avvenne il giorno del mio compleanno. La copy writer in questione (che ora è direttore creativo e che leggendo questo blog forse si riconoscerà) mi metteva al tempo molta soggezione, perché faceva parte di una delle coppie più brave e affermate dell’agenzia. Il  foglio che aveva consegnato fiduciosa nelle mie mani una volta arrivato sulla mia scrivania si era immediatamente reso latitante e non c’era nessuna speranza che lei ne avesse salvato una copia sul pc, perché negli uffici c’erano ancora solo le macchine per scrivere.

Impensabile chiederle di riscriverlo.

La seconda volta che il mio capo (ignaro dell’accaduto) mi chiedeva se potevamo vederlo insieme prima della riunione, mi sono rifugiata in lacrime nell’ufficio di fianco al mio, dove mi ha soccorsa con grande buon senso una saggia collega: il suo consiglio è stato di rifare esattamente tutto quello che avevo fatto dopo aver ricevuto il foglio, perché – come recita il titolo di questo blog – è impossibile che qualcosa vada perso in ufficio.

Il  testo del nuovo spot del dentifricio, dimostrando un inaspettato spirito ribelle, era finito nel faldone con le informazioni relative al detersivo Soflan. Senza rendermene conto, dopo averlo consultato, l’avevo richiuso con il suo contenuto alieno, e riportato nell’archivio in corridoio. Il sollievo che ho provato riavendo il foglio tra le mani è paragonabile solo a quello di aver passato, al primo tentativo, l’esame di statistica.

L’utilizzo dei computer potrebbe agevolare la conservazione dei documenti, e soprattutto ridurre i tempi necessari al loro reperimento, evitando di non farceli trovare quando improvvisamente ne abbiamo un assoluto bisogno. D’altro canto, però, la facilità di scrittura connessa all’uso del pc ha determinato una spropositata diffusione dei testi prodotti, e, per esperienza diretta, so che la loro archiviazione risulta comunque complessa.

Nei casi in cui non siate particolarmente ordinate (come me) il tasto cerca del pc vi verrà sicuramente in aiuto.

Il corretto reperimento dei messaggi/documenti scambiati e della loro cronologia spesso risulta determinante per ricomporre l’andamento veritiero o comprovabile di una relazione, sia professionale, sia privata anche a distanza di tempo.

La corretta gestione della posta elettronica (nel mio caso nell’ambito applicativo SW Outlook) è fondamentale per questo obiettivo. Di fronte alla prospettiva di cambiare PC, e dovendo assolutamente fare in modo che i miei archivi elettronici persistessero immutati nel nuovo, mi sono rivolta a un amico (Edo), decisamente più esperto di me nell’utilizzo dei computer. Gli ho spiegato la mia operatività quotidiana e cosa avrei voluto che accadesse per semplificarmi la vita.

Edo, di fronte alla considerevole mole di corrispondenza digitale che tutti i giorni solitamente elaboro, mi ha fatto notare come fino ad allora l’avessi semplicemente conservata, senza aver provveduto a una corretta archiviazione. Facendo miei alcuni suoi suggerimenti, mi sono posta al riparo da spiacevoli rischi (derivanti da inaspettate perdite del PC), e ho ridotto i tempi di ricerca spesi nel ritrovare i messaggi desiderati. E’ bastato applicare alcune regole di base (ve le riporto così come Edo me le ha riferite):

  • Provvedere a una divisione temporale della posta elettronica, suddividendola in archivi a se stanti, intitolati con il nome dell’anno ai quali si riferiscono (attività da svolgere contestualmente alla decisione di conservare o meno, qualsiasi messaggio ricevuto e spedito)”;
  • “Provvedere al salvataggio degli archivi di posta elettronica riferiti ad anni diversi dal corrente (in quanto ormai immutabili), su distinti supporti magnetici (CD, DVD ecc.), opportunamente etichettati, e quindi riporli in un luogo sicuro”;

Così adesso mi sono organizzata in modo che, per ogni cartella riferita a un qualsiasi anno, ho una struttura di sottocartelle suddivise per Clienti/Progetti, ognuna contenente la relativa corrispondenza scambiata. Visti i tempi è più facile che ora perda un cliente piuttosto che un messaggio di posta.

Tutto sotto controllo (?).

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Come usare Pinterest per il personal branding

PC Anche il social network più cool del momento, Pinterest, può offrire delle possibilità di personal branding. Pinterest è una bacheca virtuale dove ognuno può attaccare e condividere foto e immagini che rappresentano un determinato argomento. Come sottolinea Kristen Jacoway nell’ultima newsletter di Reach Personal Branding, Pinterest sta creando in questi mesi un elevatissimo traffico e per qualcuno alla ricerca di un lavoro può offrire un’opportunità unica di dare un quadro tridimensionale delle proprie capacità. Questo è particolarmente vero per chi voglia essere assunto come designer, grafico, fotografo o illustratore, ma a mio parere può comunque essere interessante anche per creativi (e perché no account) che vogliono dimostrare stile ed eclettismo, entrambe caratteristiche molto importanti per lavorare nella comunicazione.

Vediamo i 5 suggerimenti di Kristen Jacoway su come usare Pinterest per trovare un lavoro.

1.  Completate il vostro profilo. Di fianco al nome c’è una freccia e selezionando “Settings” potete scrivere nella sezione “About” un profilo personale, usando il più possibile parole che vi aiutino ad apparire nei motori di ricerca. Personalmente ho fatto un mix di descrizione professionale del blog e di interessi personali (che vengono rispecchiati da alcuni board che non hanno un approccio professionale)

2. Nella sezione “Settings” inserite anche un sito web dove chi è interessato possa trovare di più su di voi. Se non avete un sito, inserite la URL del vostro indirizzo Linkedin, Twitter o del vostro eventuale blog. Io ho messo sia il sito di Chiesaconsulting che l’indirizzo del blog.

3. Nei titoli dei board usate delle parole chiave che aiutino la ricerca. Cercate su Google Keyword Tool e negli annunci di ricerca del personale che vi interessano quali sono le parole utilizzate per cercare persone con il vostro profilo e poi usatele sia nei titoli che nelle descrizioni dei pin.

4. Legate il vostro account Pinterest a Twitter e Facebook

5. Cercate di usare il vostro vero nome come username (sempre nella sezione “Settings”). Se il vostro nome è già occupato cercate di usare qualcosa il più simile possibile al vostro nome completo (io non ho trovato di meglio di chiesap, purtroppo Paola Chiesa è sempre molto gettonato).

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INTERVISTA A CAMILLO MAZZOLA – DIRETTORE MARKETING E PR LEGO

Camillo Mazzola

PC La nostra serie di interviste ci porta oggi nel mondo dei mitici mattoncini Lego, dove incontriamo Camillo Mazzola, direttore Marketing, Trade Marketing e PR della sede italiana, che ha recentemente spostato i suoi uffici a Lainate. 

Lego è l’azienda che da anni realizza i migliori risultati nel settore del giocattolo: la crisi che a fine 2011 ha fortemente penalizzato il comparto non ha interessato Lego, probabilmente perché i genitori – di fronte alla necessità di ridurre il budget dedicato ai regali di Natale – scelgono regali con elevata giocabilità e che sviluppano nel tempo la creatività del figlio.

Mazzola è al momento impegnato nel lancio di Lego Friends, la prima linea Lego dedicata alle bambine, che, malgrado alcune accuse di sessismo -in parte, sembra, fomentate dalla concorrenza e direttamente controbattute dall’ampia community di Lego fan – sta avendo ottimi risultati di vendita.

Gli poniamo le consuete domande.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Lego?

Camillo Mazzola: Cerchiamo persone che abbiano già lo “spirito Lego”: persone con ampia iniziativa, curiose, collaborative, dei problem solver. Io cerco persone che non entrano nel mio ufficio dicendo: “ho un problema, il concorrente fa questo, cosa possiamo fare?” ma che aggiungano già la loro soluzione, non importa se a volte è sbagliata. In Lego lo chiamiamo MODELLO RAID: è l’acronimo di Input, Action, Recommendation, Decision. Significa che una persona, a fronte di un input che viene dall’esterno deve valutare quale azione prendere, raccomandare al suo capo una soluzione e rendere quindi il processo decisionale molto più veloce.

Inoltre devono essere degli energizzatori, dei driver che trasferiscono entusiasmo e passione a tutti quelli che lavorano in team con loro.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Camillo Mazzola: Tutti quelli che ho assunto mi hanno lasciato un segno positivo, per un motivo o per l’altro. Per non fare torto a nessuno racconterò dell’ultima persona che ho preso. Un neo laureato dotato di grande iniziativa, con tanti interessi al di fuori del lavoro, un amante della musica che si è riuscito a mantenere negli anni dell’università grazie a questa passione. Dopo aver suonato personalmente in un gruppo, negli ultimi anni ha fatto da manager a due ragazzi di 16 e 17 anni, presentandoli nei locali non solo di Milano, ma anche di Roma e Londra, e costruendo un sito a loro dedicato che da Dicembre a oggi ha raccolto più di 20.000 users al mese.

In più un mese all’anno, per gli ultimi tre anni nel periodo estivo, andava a fare il volontario lavorando con i bambini, e cambiando fascia di età ogni anno per verificare i diversi approcci necessari. I suoi genitori non erano molto convinti di tutte queste attività complementari, ma lui ha dimostrato loro che riusciva anche a studiare in contemporanea. A questo punto ho interrotto il colloquio e gli ho detto: ti ho preso!

Trampolinodilancio: In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Camillo Mazzola: In Italia gli headquarters di aziende internazionali sono pochi, quindi i maggiori sviluppi si hanno andando a lavorare nella sede italiana di una multinazionale che ha la casa madre altrove. È quindi importante che chi esce dall’università sappia che difficilmente si ritroverà (come spesso crede) a girare spot, passare brief alle agenzie, fare sviluppo prodotto. Sono tutte attività che vengono generalmente svolte presso la casa madre. Gli si chiederà invece la capacità di adattare alle esigenze del territorio quanto sviluppato a livello globale. Con una metafora vicina al mio mondo posso dire che i mattoncini li hai tutti già a disposizione, non ci si aspetta che tu inventi un nuovo mattoncino, ma che tu sia bravo a montarli in modo creativo e 100% coerente con la strategia aziendale.

Uffici Lego Italia

La differenza la fanno infatti le iniziative che prendono le persone, che localmente non devono essere solo dei traduttori, che fanno copia e incolla, ma persone che sanno implementare, che danno valore aggiunto, e lo fanno con intelligenza.

Un altro aspetto importante per avere successo è dimenticare di essere dei solisti, saper coinvolgere gli altri: questo è fondamentale con i venditori, ai quali è importante trasmettere entusiasmo e passione.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Camillo Mazzola: Come ho recentemente detto in un intervento in Bocconi, spiegando proprio come faccio le selezioni, i neolaureati devono  capire che tutto quello che hanno imparato, i bei voti presi, mi interessano solo in parte, perché il marketing è fondamentalmente buon senso. Chi assumo deve essere innanzitutto un imprenditore, un condottiero del proprio prodotto.

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Di necessità virtù

Imelda Marcos

Imelda Marcos (Photo credit: billypalooza)

PB Ho recentemente risentito al telefono una ex collega che mi ha rintracciato tramite Linkedin.

Lavorando per una grande azienda ormai da diversi anni, è durata più di molti suoi capi.I quali si sono avvicendati più o meno efficienti (meno), più o meno intelligenti (meno), più o meno simpatici (meno).

Lei è drammaticamente sincera (se il nostro capo è scemo non è così necessario che lo sappia da noi), smaccatamente onesta (ma di quella sobrietà che se hai un paio di scarpe con il tacco ti senti un po’ Imelda Marcos), appena appena spigolosa (bisogna stringerle la mano con il guanto apriostriche).

Se un tale concentrato di rigore selvatico incontra un capo gigione, brillante come un bicchiere dell’Ikea dopo tre anni di lavastoviglie, distratto e anestetizzato, come può sottrarsi la nostra eroina a una feroce depressione?

Ebbene, in qualsiasi situazione professionale si può trovare una opportunità. Basta rimodulare gli obiettivi di appagamento a breve termine, con buona pace di chi riesce a fare (e a rispettare) un piano di studi dall’asilo al master e un piano di carriera dallo stage alla pensione.

Per la mia amica propongo: di fronte ad azienda ricca, posto fisso, capo deprimente (ma a casa un bimbo piccolo, no budget per la tata  e in garage un’ automobile così scassata da non consentire  pendolarismo superiore ai quindici chilometri)  approfittare della propria invisibilità e coltivare passioni parallele.

Sta per arrivare l’estate: una corsetta alle diciottozerozero (chi , in carriera, riesce a uscire alle diciottozerozero ?), una nuotata in pausa pranzo (come fai con i capelli se hai una riunione al pomeriggio?), una mostra a ingresso libero all’ora dell’aperitivo, una seduta di window shopping prima che i negozi chiudano,  riprendere gli esercizi di chitarra, saranno attività quanto mai salutari e irripetibili.

Rassodata e piena di endorfine, la talebana inquieta si ritroverà, nella peggiore delle ipotesi, con una forma invidiabile e una ammirazione sperticata da parte del quattrenne che le gira per casa.

Nella migliore delle ipotesi avrà la serenità per farsi apprezzare da un nuovo capo (dai, se quello che c’è è così scarso non potrà durare a lungo) nella sua azienda o in una nuova.

Potrà quindi allegramente tornare a lamentarsi (lo faceva quando ha avuto un capo del raro tipo intelligenteefficientesimpatico) di non avere un minuto per sé stessa, di dover portare regolarmente il portatile a casa , di non dedicare abbastanza tempo a suo figlio e di non andare al cinema da quando è uscito Ben Ur.

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VERBA VOLANT

Giovanni Pico della Mirandola; portrait by an ...

Giovanni Pico della Mirandola; portrait by an unknown artist, in the Uffizi, Florence (Photo credit: Wikipedia)

PC Dopo anni di appunti forzati presi  sui banchi di scuola, sembra che i giovani maturino un rifiuto profondo per la necessità di segnare nero su bianco (a volte basterebbe anche nero su giallino post it) quanto gli si chiede di fare.

Con Marco Lombardi, con il quale insegno in Iulm, vediamo ogni 3 o 4 mesi i candidati interessati a svolgere una tesi con noi. Sono ragazzi che hanno eroicamente superato tutti i paletti messi sul loro cammino per selezionare solo i più convinti (la lettura di tutti i libri scritti da Lombardi, l’individuazione di un argomento interessante e innovativo ma al contempo sviluppabile, la dimostrazione di avere capacità di reperimento e analisi delle fonti). Questi tenaci finalisti espongono a Lombardi le loro idee, in parte già discusse con me:  lo scopo della riunione è avere la conferma che gli è stata assegnata la tesi. Ma ovviamente durante l’incontro Marco e io non ci limitiamo a dire: “Sì, mi sei piaciuto, per noi è sì”, come a un X Factor accademico, ma indichiamo tempistiche e testi da consultare, segnaliamo l’indirizzo mail del tutor che li seguirà, suggeriamo idee, spunti, collegamenti.

Il problema è che praticamente nessuno degli aspiranti tesisti si presenta  con un foglio e una penna (ma neppure con un tablet o un labtop). Quindi, sapendo che la probabilità che siano tutti dei Pico della Mirandola è limitata, finisco per prestare io una penna e fornire a tutti un foglio di carta.

In Young & Rubicam succedeva qualcosa di molto simile: soprattutto i più giovani entravano per espormi un problema senza niente su cui appuntare la risposta. Per questo avevo preparato sul tavolo riunioni una risma di fogli bianchi e un portapenne riempito di Bic a disposizione di tutti. In mancanza del già citato quaderno, mi guadagnavo almeno la sicurezza di non dover ripetere a breve quanto appena detto.

Il mio suggerimento è quindi di presentarvi sempre da una persona più senior di voi, che potrebbe avere qualcosa di utile da dirvi, almeno con foglio e penna. A livello inconscio gli trasmetterete la sensazione che siete interessati a quello che vi dirà – che in sé è già un ottimo risultato –  e in più non rischierete di fargli perdere tempo successivamente nel ripetervi quanto già detto.

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I consigli di Vanessa Vallely per il personal branding

Vanessa Vallely è considerata uno dei maggiori esperti di business networking e personal branding  al mondo. Il personal branding insegna come emergere in un periodo in cui l’offerta è drammaticamente maggiore della domanda, con un uso intelligente del networking on line. Abbiamo riassunto alcune delle indicazioni che fornisce Vanessa Vallely nei suoi incontri di coaching (il prossimo sarà il 17 aprile a Londra per i fortunati che volessero e potessero parteciparvi).

Innanzitutto dobbiamo chiederci: chi sono? Qual è la mia brand? Di che argomento parlo? Una volta identificato il proprio posizionamento bisogna sfruttare al meglio il proprio network.

È fondamentale iniziare a fare networking da subito, perché è normale che durante la carriera ci siano dei cambiamenti  e l’abitudine a costruire il proprio brand e la capacità di diffonderlo con il networking vi aiuteranno a essere preparati al cambiamento.

Per farlo Vanessa Vallely suggerisce innanzitutto di utilizzare al meglio Linkedin. Come abbiamo già detto è fondamentale compilare le linee di summary, e in particolare il titolo: quella breve frase nella quale potete inserire il vostro job title, non dovrebbe essere semplicemente il vostro attuale ruolo, ma quello che potreste fare. Le persone che vi vogliono assumere lo faranno mettendo nella ricerca delle parole chiave. Assicuratevi che nel summary e nell’headline siano inserite le key words.

La check list di Vanessa Vallely per costruire un profilo su Linkedin

  • Passate almeno 2 h al mese ad aggiornare il vostro profilo di Linkedin
  • Partecipate ad almeno 1 evento di networking al mese. Connettetevi con gli individui che avete incontrato personalmente entro due giorni e soprattutto tenetevi in contatto:non contattate la gente solo quando avete bisogno di qualcosa!
  • Approcciate ogni conversazione pensando a cosa potete dare a quell’individuo
  • Cercate dei blog da commentare o meglio ancora create il vostro blog/sito
  • Unitevi a un network che è giusto per voi ed espandete la vostra cerchia professionale
  • Imparate sui social media e su come potete usarli, per tenere gli altri aggiornati sulle vostre attività
  • Trovatevi un mentore e impegnatevi con una scuola o un’università
  • Tenete aggiornato il CV e la biografia (con foto aggiornata)
  • Capite meglio le potenzialità di Twitter
  • Valutate come ricevere un riconoscimento per voi stessi o per la vostra azienda

In generale  cosa non potete non avere:

  • un Cv aggiornato (e una versione in cui è sintetizzato in una pagina)
  • un profilo Linkedin aggiornato
  • una biografia aggiornata
  • una buona foto (da notare che Vanessa nella foto su Linkedin indossa l’immancabile camicia bianca)
  • biglietti da visita
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ALCUNI “TRUCCHI” PER SCRIVERE… EFFICACEMENTE

PC Il primo trucco è: evitate di scrivere come nel titolo di questo post. Le virgolette e i puntini di sospensione sono infatti un inutile appesantimento retorico di quanto volete esprimere. Annamaria Testa  – nel corso in Iulm dove collaboravo come sua assistente  – usava per spiegare questo errore un esempio molto efficace. Mettere le virgolette a una parola o usare i puntini  in una frase, diceva, è come fare l’occhiolino mentre si racconta una barzelletta. In entrambi i casi si enfatizza troppo quanto si dice, si creano aspettative eccessivamente elevate e si ottiene l’effetto opposto a quello desiderato.

Spesso ricorriamo alle virgolette quando non siamo sicuri se usare o meno una parola, e mettendola tra virgoletta ci sentiamo meno responsabili di quanto diciamo. I casi sono due: o decidiamo che la parola in questione non è effettivamente adatta al contesto, e quindi la sostituiamo, oppure la usiamo senza attenuanti (confesso che sono stata tentata di mettere attenuanti tra virgolette, il che dimostra che per cercare di scrivere in modo chiaro e diretto è necessario un elevato livello di attenzione).

Per quanto riguarda i puntini non possiamo che essere d’accordo con Beppe Severgnini quando li definisce irritanti, e si chiede: “Chi sono, i Puntinisti? Donne e uomini pigri, che non hanno la costanza e il coraggio di finire un ragionamento. Le loro frasi galleggiano nell’acqua come le ninfee di Monet (“Caro Severgnini…come dirlo? Mio marito Puccio la detesta…Lei ha troppi capelli! Ieri… non ci crederà… ha tirato un suo libro al nostro vicino, lamentandosi che non fosse… un’edizione rilegata…”). Raramente questa overdose di puntini esprime un pensiero compiuto. Accompagna invece mezze ammissioni, spunti, sospetti, accenni, piccole vigliaccherie (non ho il coraggio di dire qualcosa, e alludo).” Da “Io Donna”, femminile del Corriere della Sera. http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-04-29/01.spm

L’uso dei puntini di sospensione è poi particolarmente controproducente (e francamente brutto) nei titoli pubblicitari, ne parleremo in un prossimo post.

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INTERVISTA A MASSIMO COSTA – COUNTRY MANAGER WPP E CHAIRMAN ASSOCOMUNICAZIONE

Massimo Costa

PC Cominciamo una serie di interviste a chi dirige le principali realtà italiane nell’ambito della comunicazione  e del marketing incontrando Massimo Costa, country manager di Wpp (il più grande gruppo internazionale nel mondo della comunicazione) e Chairman di Assocomunicazione (l’associazione che raccoglie le principali sigle italiane). Ci auguriamo che le risposte che raccoglieremo possano aiutare chi vuole cominciare a lavorare nel settore ad entrarci e chi ci ha già iniziato a lavorarci a migliorare la propria posizione.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in WPP?

Massimo Costa: Sveglio, aggressivo, veloce. Abbiamo bisogno sempre più di hunters piuttosto che farmers.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Massimo Costa: Matteo Sarzana, che non a caso a 30 anni dirige la nostra digital agency (Matteo è General Manager di VML e sarà uno dei nostri prossimi intervistati- ndr)

Trampolinodilancio: In quale settore della comunicazione ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Massimo Costa: Sicuramente nel settore digitale, che offre ancora in Italia ampie prospettive di crescita. Basti pensare che il 25% degli italiani non è connesso a Internet e che la banda larga raggiunge solo una porzione limitata della popolazione. Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione copernicana, paragonabile a quella realizzata da Gutemberg, nella quale siamo tutti coinvolti.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Massimo Costa: Andare via dall’Italia, lasciare la famiglia, andare a studiare all’estero! Non solo perché è  importante l’inglese, ma perché solo in Italia abbiamo giovani che a 28 anni non hanno mai pagato una bolletta. All’estero i ragazzi imparano subito ad essere cittadini, sono abituati a fare dei lavoretti per arrotondare  mentre studiano. Inoltre l’Italia è un paese tattico, non strategico, non ci sono hub internazionali, non sei tenuto a capire la cornice complessiva degli eventi, e questo limita la prospettiva di chi non passa all’estero almeno un periodo.

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