Archivi categoria: Come fare carriera

Piovono miliardi

PB  Ve lo ricordate Matteo Achilli? Il ragazzo che ha inventato Egomnia? La piattaforma online per aiutare i talenti a trovare lavoro (www.egomnia.com) ? Ne abbiamo parlato in almeno un paio di post.

Ebbene, non siamo i soli ad esserci accorti di lui: oggi esce un documentario sulla BBC “The Next Billionaires” che parla di lui.  Matteo, unico italiano tra i futuri miliardari, ci fa un po’ inorgoglire di essere conterranei (orgoglio che ahimè non siamo riusciti a provare guardando il calcio mondiale) e ci fa ben sperare sulla possibilità di fare bene: Matteo ha iniziato il suo progetto a 19 anni. Oggi ne ha 22 e un sogno cresciuto con gli amici del liceo ha preso una dimensione internazionale (Italia, Brasile, Asia e in cantiere anche gli Stati Uniti).

Attendiamo l’uscita dalla fase Beta come le mamme attendono la dentizione dei loro cuccioli, pronti se non proprio a volare, almeno a mordere un succulento panino.

Ecco il link del documentariohttp://www.bbc.com/news/business-28211811 : buona visione!

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Il lavoro di cercar lavoro: in bilico fra Woody Allen e Pirandello

PB  Cari lettori di Trampolino, D,   il fascinoso marito di una cara amica ha scritto un pezzo per noi.

Aggrovigliato nel complicato esercizio di trovare un lavoro, dopo qualche rocambolesca vicissitudine sudamericana, ha scritto una pagina che credo possa essere utile anche a giovani con meno esperienza di lui.

Ecco le mie considerazioni prima di lasciarvi alla lettura:

1) l’accenno alla bocciatura in latino alle medie rivela che non si tratta di un teenager (credo che il latino alle medie ci fosse ai tempi in cui si andava a scuola con la cartella di cuoio) : mi piace che in questa valle di lacrime esista una compassione (nel senso etimologico del termine) transgenerazionale.

2) per capire il post bisogna aver letto Pirandello e visto Woody Allen: leggete e studiate se volete avere una chance in più per godervi il mondo e trovare lavoro.

3) la scrittura è terapeutica per chi scrive: aiuta a rendere oggettive e gestibili sensazioni che chiuse nel proprio cuore paiono cupe e dolorose.

In questo caso è terapeutica anche per chi legge: le peripezie trasformiste per trovare un lavoro sono esilaranti e raccontate con cinico acume. Aggrovigliati va bene, ma almeno con stile!

 

D     Capita spesso nella vita professionale di voler cambiare orizzonte e prospettive. A me personalmente non è mai successo di non farlo per denaro, però è sempre meglio motivare  le proprie scelte con la necessità di affrontare nuove sfide. Il momento meno eticamente ineccepibile che ciascuno si ritrova nel cammin della sua vita ha quasi sempre a che vedere con il cambiamento di lavoro. A trasformare una persona, solitamente irreprensibile in un essere a dir poco discutibile, tipicamente  concorrono tre fattori: la motivazione, la redazione del CV, la dialettica del colloquio. Incredibilmente ci si rilassa solo al momento della firma del contratto quando in realtà servirebbe di più tirar fuori tutte le astuzie della volpe maligna che alberga in ciascuno di noi. Anche peggio, si recupera equilibrio e si torna ad essere se stessi quando timidamente esploriamo situazioni e colleghi nel nuovo ambiente di lavoro.

Ma veniamo ad analizzare attentamente i flussi intellettivi ed emotivi che governano i 3 processi menzionati. Innanzitutto bisogna considerare da dove si proviene. E’ molto probabile che a un giovane brillante, determinato, sicuro e da anni  in carriera  vengano offerte a gratis numerose nuove opportunità senza dover fare praticamente nulla, se non presentarsi a un colloquio forte di se stesso e delle proprie relazioni, con un Curriculum abbastanza verosimile. Altra cosa invece doversi reinventare o trovare una nuova opportunità quando si è meno esuberanti e fortunati, magaricon numerosi  cambiamenti di azienda e di mansioni nel CV (flessibilità? Incostanza? Incompetenza?).  E soprattutto quando si è temporaneamente senza una occupazione. Quando cioè si cerca semplicemente un nuovo lavoro, o quantomeno si diventa meno schizzinosi riguardo alla carriera e alle responsabilità da coprire. Comunque anche nel primo caso, del rampante aggressivo, può sempre succedere che pretenda un balzo sociale salariale troppo ambizioso o che desideri qualcosa un po’ troppo al di là dei suoi requisiti di base. Gli può succedere di candidarsi per una posizione di direzione Sales in una società a San Paolo del Brasile, però non parla portoghese, oppure vuole avviare un percorso di sviluppo di business nel mercato Oli& Gas, ma l’esperienza più emblematicaeffettuata nel settore è rifornirsi  ad una pompa di benzina.Crede fermamente nell’opportunità del mercato Engineering& Construction però ha soltanto sorvegliato la sua dolce metà mentre decideva la ristrutturazione della casa con un architetto di medio cabotaggio.  Spero di aver reso l’idea.

Ebbene da dove si comincia? La motivationletter. Attenzione questa è il “makeit or break it”. Affinché il CV una volta inviato, venga anche letto, bisogna che la motivation al cambiamento sia fulminante. Deve convertire in timida curiosità l’atteggiamento del HR solitamente diffidente, pieno di pregiudizi, corroso da corsi e ricorsi di concetti ripetuti, intriso di sonno per caffè ancora da prendere. La motivationletter è il primo momento di abbassamento delle difese immunitarie dell’etica. Di motivationletter ce n’è una sola, come la mamma. Certo, come no. Come minimo, una sola per azienda, se va male una sola per funzione aziendale . Mai inviare la stessa motivationletter a due aziende diverse.  Impossibile. Per la posizione in Brasile, faccia pertanto emergere la disperata ricerca dell’esperienza internazionale, l’unica che gli manca. Per l’Oil & Gas non faccia a meno di citare la naturale predisposizione a operare in un settore così cruciale per la vita dell’uomo, specialmente in questo momento storico. Per l’Engineering& Construction dovrà pensarci ancora un po’, ma gli verrà. Incuriosito, l’HR Manager, con un po’ di fortuna passa a scrutare  il CV.  E qui dipende non solo dall’azienda ma anche dalla particolare funzione aziendale a cui il candidato aspira. Non ha forse fatto qualcosa di specifico per il Marketing rispetto al Sales, o alla direzione generale? Traguardare, con un corretto bagaglio di attività pregresse, la funzione per cui si presenta, è priorità massima. E bisogna farsi furbi.Per il Marketing come non citare i milioni di euro di budget di advertising che già aveva a disposizione 10 anni prima. E per il Sales  come è umanamente possibile  non far emergere tutti  i contatti, anche quelli presunti, o soltanto sfiorati in tanti anni di frequentazione di corridoi, a parlare con le segretarie. E’ un managingdirector,  non ha forse messo in sicurezza la finanza di una azienda che stava prima di lui alla canna del gas? Ma scherziamo davvero ? Ma questo e altro perdinci. Che dire del colloquio. Rispondere “Sì” quando una cosa si è fatta, rispondere” No” quando non si ha proprio idea. Per davvero. Questo è il miglior modo per non portare a casa nulla. Rispondere sempre Sì. In questo caso si può cadere alla domanda più approfondita successiva. Ma rispondendo no, alla domanda successiva, non ci si arriva neanche. A me non è mai successo. Se non si ha un amico che ci vuole dentro a tutti i costi, se non si viene chiamati, perché in carriera e sicuri di sé, non rimane che affidarsi alla creatività e alle proprie capacitàteatrali. Ma non basta, abbiamo visto che la documentazione a corredo è altrettanto rilevante. Se si vuole essere preparati bisogna automatizzarsi. I casi da gestire preventivamente sono un numero spropositato. Se ricordo bene dalle mie lezioni di Algebra dell’Università:

  • Motivationletter: 1 per azienda, forse 1 per funzione
  • CV: 1 per azienda e 1 per funzione aziendale a cui ci si candida. Fra l’altro, nelle grandi aziende, tramite sito internet, è ormai possibile candidarsi per più di una posizione con CV maggiormente dettagliati e specifici.

Il numero di combinazioni risultante della coppia (CV, MotivationLetter) è 2*M*N, dove N è il numero di aziende target e M il numero di funzioni a cui si può aspirare. Aumentano i casi da moltiplicare laddove si considerino differenti location: Italia, Europa, Americhe. Senza parlar della lingua: Italiano, Inglese o altro.

Pertanto il prerequisito fondamentale è munirsi di un buon Data Base e continuamente esercitare il proprio cervello a interpretare le diverse situazioni.Prova: chi sono oggi? Direttore Marketing, azienda X, Location della posizione: Londra, colloquio in Inglese. Presto tiriamo fuori la parte dal data base e ripassiamola.

Mai andare ad un colloquio senza aver dormito almeno 8 ore la notte prima, e imparatoil personaggio specifico prima di uscire. E purtroppo tutto questo a volte è completamente inutile se nessuno ti chiama. A quel punto tutto il lavoro riparte da zero. Darsi un timing, prima della indispensabile revisione completa della documentazione. Tutto fatto quindi? Basta solo munirsi di pazienza e attrezzi di informatica? Purtroppo non è così, un buon Direttore del Personale ha probabilmente amato Woody Allen. “Chances are” che abbia visto Zelig. Un buon direttore del Personale mette a nudo il trasformista. E allora, ragazzi miei, meglio provare ad essere se stessi. Pur senza esagerare, si recuperino le risposte esistenziali del VitangeloMoscarda di Uno, Nessuno e Centomila.

 

L’autore dell’Articolo non è studioso di comunicazione, ma vorrebbe esserlo. L’essere bocciato in Latino in terza media lo ha segnato per la vita. Le sue esperienze possono piacere o non piacere, ma che almeno ispirino riflessioni. Trovare un buon lavoro che ci si adatti è parte del mestiere di vivere.

 

 

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GFK dimostra che i progetti valoriali delle donne superano quelli degli uomini

PC Tra le letture che consiglio a tutti quelli che vogliono lavorare nel marketing e nella comunicazione c’è  Cinqueminuti, la newsletter di GFK Eurisko, che in cinque Tavola 2 Fonte Sinottica GFK Euriskominuti aggiorna sui trend più interessanti. L’articolo che apre il numero di oggi conferma una sensazione che da tempo condivido con Patrizia e le amiche di sempre: il fatto che mentre gli uomini reagiscono alla situazione attuale con disimpegno e individualismo, le donne siano”più attente al benessere, più impegnate nella famiglia e nelle relazioni personali e affettive, più responsabilizzate e con più senso del dovere di fronte alla crisi, più sensibili al sociale e all’ambiente, più coinvolte nella cultura e nella crescita personale.” Mi perdoneranno i lettori uomini se riporto tutto l’articolo ( invitandovi a iscrivervi alla newsletter).

“In particolare, le donne italiane, ancor più di quelle europee, risultano più esplorative, più solidali, e più orientate all’autorealizzazione. Appare evidente che le donne, quantomeno in Europa, sono la metà del cielo più decisa ad impegnarsi nel benessere sociale e personale.

Nel progetto di vita femminile è presente una carica innovativa e trasformativa in una prospettiva di uscita sostenibile dalla crisi e di ripartenza culturale, oltre che economica. Se poi poniamo l’attenzione sulle scelte quotidiane, scopriamo che le donne sono decisamente più orientate ad un’idea di benessere da intendersi come sintesi di corpo-mente. Meno orientate al salutismo efficientistico, più propense verso un progetto armonico per sè e da condividere con gli altri.

Tutto questo richiede impegno e pre-occupazione. Risulta pertanto che le donne sono più pre-occupate degli uomini, in quanto i loro progetti sono più ampi e la loro visione tende ad includere, non ad escludere e a delimitare come fanno gli uomini. I quali si sentono sempre più spiazzati, in difficoltà per la loro perdita di protagonismo. In particolare gli uomini trovano difficile reinventarsi in un proprio progetto di vita, e si mostrano in difficoltà nella ricerca di nuovi ancoraggi etici, psicologici, culturali e di ruolo.

La perdita di ruolo e di centralità sociale degli uomini è ben rappresentata dalla tavola 2, che evidenzia l’evoluzione degli uomini verso la dimensione individualistica e del disimpegno, considerando il periodo, in Italia, che va dal 2000 al 2013.

Quale futuro per gli uomini? Si intravede un percorso di reinvenzione che passa da nuovi modi di vita e di consumo: la teatralizzazione del corpo, la regressione ludica, l’etica delle emozioni, la passione della craftmanship. Soprattutto si intravede la ricerca di nuovi equilibri di genere, dalla relazione asimmetrica ad una più equilibrata, in una prospettiva dove si crei empatia ed anche reciprocità e interscambio di ruolo, di progetto, evitando la competizione degli interessi.

In sintesi, stiamo evolvendo verso valori (femminili) sempre più inclusivi, con gli uomini in difficoltà di ruolo, ma anche alla ricerca di nuovi percorsi di interazione e scambio di genere. Stiamo andando verso il migliore dei mondi possibili? Forse.

Ma le donne, sempre più impegnate e pre-occupate, viene da chiedersi, non staranno riducendo troppo il loro progetto di madri, e quindi non staranno troppo favorendo un sistema che sta velocemente invecchiando, quindi una popolazione meno attiva, soprattutto pensando all’Europa che rischia di regredire nel confronto con altre realtà geopolitiche, come l’Asia e in futuro l’Africa? Appare evidente che il nuovo modello femminile, con i suoi progetti onnicomprensivi, richiede condizioni esterne che lo rendano praticabile: da una diversa organizzazione dei tempi di lavoro al wellfare aziendale che aiuti la gestione dei figli, ai prodotti e servizi che intercettino con intelligenza i nuovi bisogni (delle donne e degli uomini nuovi).” Fonte: Cinqueminuti con Eurisko GFK News

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La parola allo stagista

PC Commentavo oggi che in questi anni riuscire ad avere un buono stage equivale paradossalmente ad avere un buon posto in banca negli anni ’50 del secolo scorso: un traguardo difficile da conquistare, per il quale lavorare con il massimo impegno. Purtroppo sappiamo che spesso questi stage non si trasformano in un contratto, neppure a termine. Rimane il fatto che riuscire a realizzare uno stage in un’azienda importante e formativa rappresenta per molti il primo, indispensabile passo per entrare nel mondo del lavoro.stagisti1

Per questo abbiamo pensato di iniziare una rubrica nella quale chi attualmente sta facendo uno stage dà consigli ad altri giovani che ancora devono cercare di ottenerlo.

Abbiamo cominciato con Daniele Bettini, mio studente dello scorso anno di Brand Lab in Iulm, che sta facendo uno stage in Peugeot, e che ha sempre avuto la gentilezza di tenermi aggiornata su come andava il suo stage (anche questo è personal branding). Mi fa piacere vedere che nelle sue risposte si ritrovano molti suggerimenti che abbiamo dato in queste pagine, la speranza è che sentendoli dalla bocca di un giovane coetaneo siano più convincenti!

Trampolinodilancio: Quanto tempo ti è servito per trovare uno stage? 

Daniele Bettini: “Per quanto mi riguarda, mi ci è voluto un mese e mezzo per trovare lo stage che volevo. Non basta inviare qualche mail qua e là. Ogni giorno bisogna cercare, inviare, migliorare continuamente il proprio cv e soprattutto avere un buon profilo linkedin, diventato oggi la finestra social più importante in cui un’azienda può studiarci e contattarci”.

Che tipo di stage cercavi? “Dopo la creazione di un buon cv, il primo passo e’ stato quello di inviare candidature spontanee ad aziende di settori che mi appassionano ( automotive, tecnologia, sport), presentandomi e dicendo per cosa mi proponevo. Il secondo passo e’ stato invece quello di cercare annunci specifici per specifiche posizioni ( nel mio caso all’interno dell’area comunicazione o dell’area marketing), con la speranza poi di sentire il telefono squillare. Alla fine sono stato fortunato, dato che sono stato preso in Peugeot Automobili Italia, azienda appartenente al gruppo PSA all’interno della direzione comunicazione e relazioni esterne”.

Quante aziende ti hanno risposto sul totale di richieste inviate? “Su un totale di 91 candidature inviate, ho ricevuto la risposta di sole 7 aziende, 5 positive per poi fare un colloquio”.

Come funziona la procedura per trovare e poi essere assunti in forma “stage”? ” Tutto inizia dalla creazione del proprio cv: deve essere chiaro, su un massimo di due pagine, contenete le informazioni principali sul proprio percorso universitario e lavorativo. Successivamente si iniziano a inviare richieste spontanee, a fare application online o a rispondere ad annunci di posizioni aperte stage. Se poi si riceve una risposta positiva da qualche azienda, si procede a effettuare i vari step di colloquio.

Cosa fare per un colloquio? “Vestirsi in maniera elegante, ma non troppo. L’abbigliamento dipende dal tipo di azienda e da come siamo noi. Evitare il vestito per entrambi i sessi. Essere spontanei, solari e decisi. Mai ostentare ma dire ciò in cui si crede. Essere realisti, se diciamo una cavolata ce lo leggono in faccia”.

Cosa significa essere stagisti? “Significa imparare, crescere, formarsi e capire che la vita non gira per sempre attorno a libri e università. Poi arriva il momento di mettere in pratica i tanti anni passati sui libri e bisogna cercare di non sbagliare. Lo stage e’ una palestra in cui si impara, si sbaglia e si migliora, ma bisogna correre. Sacrificio e’ la parola d’ordine. Dimenticatevi gli orari imposti: se volete che qualcuno si ricordi di voi e magari punti su di voi, date il massimo, senza “ma”.”

Come vieni considerato in azienda? ” La mia azienda e’ una sorta di grande famiglia. Tutti aiutano tutti se c’è bisogno. C’e’ un clima disteso che permette a tutti di lavorare bene senza regimi dittatoriali”.

Cosa pensi accadrà a fine stage? ” E’ un po’ come se mai chiedessero: quanti capelli bianchi avrai a trent’anni”. Chi può dirlo. Dipende da molti fattori: dal mercato, dal momento, dalla situazione economico-finanziata italiana e soprattutto da noi. Puoi cercare di fare capire che c’è bisogno di te, ma oggi non basta più purtroppo”.

Quanto conta da 1 a 10 lo stage come inizio del tuo percorso lavorativo? 10, e’ fondamentale.

Qual e’ l’elemento più importante su cui ti valuta un’azienda a primo impatto? ” Sicuramente la disponibilità e la duttilità nel fare le cose, poi ovviamente anche la tua esperienza a seconda del ruolo e del settore . Avere sempre il sorriso, essere propositivo e provare a fare qualsiasi cosa sempre al meglio delle proprie possibilità”.

Come si crea, secondo te, un buon cv che che abbia successo? ” Inserendo le informazioni principali: anagrafiche, di studio, di attività lavorative e personali. Brevi, concisi e chiari. Stile semplice e forma giovane. Ogni giorno perfezionatelo, togliete, aggiungete, abbreviate, date al vostro Cv quell’elemento che può attirare l’attenzione di un’azienda. Poi sta a voi, dimostrare di persona quanto avete scritto su un foglio.

Con uno stage non si arriva, ma si parte per costruirsi il proprio futuro.”

Se volete condividere con i nostri lettori la vostra esperienza di stage e avete qualche utile consiglio su cosa fare o non fare, scriveteci e vi pubblicheremo volentieri!

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DAL “NONNO” GUALTIERO MARCHESI UNA LEZIONE IMPORTANTE PER I GIOVANI

PC Qualche giorno fa ho intervistato Gualtiero Marchesi per vivaio.padiglioneitaliaexpo2015.com, il web magazine rivolto a tutti gli studenti e  insegnanti d’ Italia diretto da Fabio Zanchi, del quale  Media Arts – con la quale collaboro – segue la redazione su incarico di Expo Padiglione Italia.

Per gentile concessione di Studiodispari che ha ripreso l'intervista

Per gentile concessione di Studiodispari che ha ripreso l’intervista

Di lui sapevo quello che tutti sanno: il cuoco italiano più famoso nel mondo, l’ideatore della “nuova cucina italiana”, il creatore del celebre risotto con la foglia d’oro (confesso subito che sono riuscita dopo l’intervista ad assaggiarlo e la sua fama è completamente meritata!).

Non sapevo invece che l’arte e la cultura che Marchesi riversa nella sua cucina trovano nella sua famiglia  uno sbocco differente: la musica. A partire dalla suocera, che era soprano, passando dalla figlia arpista, fino ad arrivare ai tre splendidi giovani nipoti che sono tutti esperti musicisti (uno di  loro rappresenterà a breve l’Italia in un concorso internazionale in Giappone).

Proprio pensando a loro, in una piacevole chiacchierata nel dehors del Marchesino, il suo ristorante di fianco alla Scala, Marchesi, una volta risposto alle nostre domande, ha fatto un commento che contiene un insegnamento utile per tutti i giovani che iniziano una qualsivoglia professione: “E’ ripetendo sempre lo stesso pezzo che si perfeziona. È come suonare uno strumento o un pezzo, ogni volta diventa sempre meglio. E’ difficile arrivare a capire questo, solamente una persona competente, sia in un campo che nell’altro, può arrivare a capire la differenza, ma è continuando a fare lo stesso pezzo che si migliora, non continuando a fare un’altra cosa, perché sennò non si impara niente. Si suona per diventare musicisti, poi ogni tanto nasce qualche compositore, ma si suona per fare il musicista non per diventare compositore, e così anche in cucina. Invece tutti fanno i compositori, senza aver ancora imparato la parte!”

Come ben sa chi suona uno strumento (e anche i suoi vicini di casa) per arrivare a eseguire bene un pezzo è necessario ripetere, ripetere e ripetere più volte le stesse battute. Credo che Patrizia, che aveva la cameretta sopra la mia, ancora ricordi come un incubo un passaggio del Sogno d’amore di Litzt che suonavo e risuonavo, non arrivando, ahimé, comunque neanche lontanamente alla perfezione del risotto con la foglia d’oro (ed per questo che non ho fatto la musicista).

Molte volte ho visto giovani talenti che non avevano l’umiltà o la costanza di adattarsi a ripetere qualcosa che avevano già fatto.  Il desiderio di confrontarsi con nuove sfide li portava ad essere superficiali nello svolgere i lavori di routine o nel seguire un percorso già tracciato da qualcun altro. È un sentimento molto comprensibile in chi svolge dei lavori creativi, ma anche pericoloso. Io stessa quando ho avuto l’incarico di affiancare Marco Lombardi nel corso Brand Lab in Iulm ho avuto come prima reazione il desiderio di personalizzarlo, ma poi ho capito che il mio contributo sarebbe stato più utile nel cercare di perfezionare qualcosa che funzionava già bene, rispetto a creare qualcosa di nuovo.

Come conclude Gualtieri Marchesi: “non tutti siamo compositori, la maggior parte delle persone sono degli ottimi musicisti”. E credo sia importante impegnarsi costantemente per esserlo.

Quindi il mio consiglio è quello di dimostrare il vostro talento nel fare sempre meglio quello che vi è stato assegnato. Se qualcuno di voi avrà le capacità per creare qualcosa di suo, ci riuscirà comunque anche senza trascurare il proprio compito. Di celebri tenori che non conoscono la musica io ricordo solo Pavarotti, per tutti gli altri vale la massima già citata: rehearse, rehearse, rehearse.

A questo link l’intervista a Gualtiero Marchesi: https://www.youtube.com/watch?v=Pxi2oSgu7CQ

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Come comportarsi in riunione se si vuole fare carriera

PC Ci sono poche occasioni utili come una riunione per farsi notare (nel bene o nel male!) in una grande azienda.

Foto National Geographic

Foto National Geographic

Se venite invitati a un meeting allargato al quale parteciperà non solo il vostro capo diretto, ma anche colleghi e responsabili di altre aree aziendali, consulenti e fornitori o addirittura il management aziendale, vi si presenta un’ottima opportunità per fare buona impressione.

Ho cercato di riassumere alcune regole che possono aiutarvi a lasciare un segno positivo. Il mio consiglio generale è di cercare comunque di ricavarvi un ruolo nella riunione. In questi anni mi è capitato spesso di partecipare da consulente a riunioni nelle quali il mio interlocutore (generalmente il direttore generale o marketing) invitava anche dei junior. Tutti quelli che già dalla prima riunione si sono resi utili allo svolgimento del meeting –  perché informati, attenti, coinvolti – hanno poi fatto una brillante carriera. Ricordatevi che così facendo otterrete nell’immediato un primo, banale, risultato: il fatto di essere ricordato e messo in copia nelle comunicazioni. L’informazione è infatti una condizione indispensabile se volete ritagliarvi un ruolo importante in un progetto.

Analogamente mi è successo di portare in riunione con me dei giovani assistenti e dal loro comportamento nei confronti di cliente, direttori creativi, responsabili di altri reparti si poteva già intuire quale sarebbe stato il loro percorso professionale.

Dato che non a tutti può venire spontaneo il giusto mix tra esibizionismo e capacità di farsi notare e io stessa sono una timida che nelle prime riunioni stentava a dire una parola, ho pensato di provare a indicare alcuni suggerimenti di quello che un junior dovrebbe fare per ottenere il massimo risultato dalla partecipazione a una riunione:

Innanzitutto ascoltate. Un ascolto attivo, che fa capire a chi sta parlando che seguite il suo discorso, perché annuite, interloquite e aggiungete un commento, se necessario. Lasciate il cellulare in tasca ed evitare messaggi e mail per tutto il tempo della riunione: concentratevi su quello che viene detto. Mantenete una postura attenta, cercate il contatto oculare con chi sta parlando, non chiacchierate con il vicino (ricordo due colleghe che ridacchiavano tra di loro durante dei meeting con il cliente – pensando di non essere notate – ed erano poi deluse di non essere tenute sufficientemente in considerazione).

Prendete appunti. È probabile che se il vostro capo vi ha portato con lui in riunione si aspetterà che poi siate in grado di fare un report o di indicare ai partecipanti quali sono i passi successivi da intraprendere. Se non avete preso buoni appunti e segnato diligentemente chi ha partecipato alla riunione, non sarete in grado di farlo autonomamente. Dopo di ché non stupitevi se la volta successiva non venite invitati.

Capite qual è il vostro ruolo e svolgetelo al meglio. Se avete dei dubbi non esitate a chiedere al vostro capo qual è lo scopo della riunione e in particolare cosa ci si aspetta da voi: può essere semplicemente che dobbiate portare tutta la documentazione relativa a un progetto o alzarvi per fare delle fotocopie, se necessario. Ho visto moltissime riunioni in cui il proprietario dell’azienda o il manager chiedeva, gentile, ai partecipanti se volevano un caffè e non si faceva problemi a servirlo, mentre il junior (generalmente un maschio, noi femmine siamo geneticamente programmate all’accoglienza) rimaneva muto in un angolo.

Adeguatevi allo stile aziendale. A Milano, nel mondo del marketing e della comunicazione, è per esempio prassi comune baciarsi all’inizio e alla fine della riunione con chi arriva da fuori (il direttore dello stabilimento di Bari, un fornitore di un’altra città, il consulente che viene solo una volta al mese, il licenziatario di Parigi…). Imparare usi e costumi aziendali vi farà sentire e apparire ben inseriti nel contesto aziendale.

Approfittate per farvi notare. Un commento intelligente, un contributo utile, l’aggiunta di un’informazione che gli altri non ricordavano sono tutti modi efficaci per farvi notare. Per fare tutto questo è indispensabile che arriviate molto preparati al meeting. Studiate prima qual è l’argomento che verrà trattato e appuntatevi alcuni dati che potrebbero esservi utili.

Se non avete niente di importante da aggiungere potete commentare positivamente (se possibile con un punto di vista personale e interessante) qualcosa detto da qualcun altro: avrete per lo meno ottenuto la sua riconoscenza e considerazione (tutti sono felici di sentire apprezzato quanto pensano). Oppure chiedete un chiarimento, ovviamente non banale. Mostrerete che state partecipando attivamente.

Cercate di lasciare una traccia intervenendo a fine riunione con una proposta utile: può essere la banale richiesta se dovete chiamare un taxi, o meglio ancora suggerire volontariamente che manderete una relazione della riunione o stilerete un timing.

Date seguito alla riunione. Usate Linkedin per aggiungere alla vostra rete chi ha partecipato alla riunione, inviandogli un messaggio personalizzato nel quale ricordate che vi siete appena conosciuti di persona. Oppure mandate una mail per chiedere se potete avere copia del materiale presentato in riunione o per inviare voi stessi del materiale che pensate potrà essere utile all’interlocutore.

In un prossimo post parleremo invece di tutti quei comportamenti che un junior deve evitare in riunione. Si raccolgono fino da ora suggerimenti utili dai nostri lettori manager.

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Curare i sintomi: primo passo verso la professionalità

PB In caso di dipendenza (dal sesso, dalla droga, dall’alcool) a volte è molto (troppo) difficile curare le cause. Molti terapisti puntano sulla cura del sintomo: indipendentemente dalle ragioni per cui abusi di cibo, alcol, sesso (abbandonato da piccolo alla Rinascente? morsicato dal criceto? intossicato di carpaccio ?) l’importante è costruire una terapia che metta ordine nei sintomi.

Nessun abuso solitario: si mangia solo in compagnia, solo in misura adeguata (vale anche per alcol e sesso). Se sei a casa da solo e ti viene voglia di svuotare il frigo, esci e prendi appuntamento a pranzo con un amico. Se lo fai sempre e riesci a essere disciplinato, dicono i terapisti, magari il dolore del morso del criceto non ti passa, ma avrai superato la difficoltà di non riuscire a mangiare di fronte ad altri, di associare il cibo a qualcosa di cui vergognarti, di cambiare taglia – e guardaroba -ogni 2 mesi.

Lo stesso vale per la nostra professionalità.

Io sono disordinata. E detesto il disordine. Sono pigra. E detesto i poltroni. Sono distratta ma non tollero la superficialità. Procrastino le cose che mi annoiano ma non sopporto i ritardi. Qualche altro pregio naturale ce l’ho (si, si davvero) , ma sulle cose che ci vengono bene naturalmente è inutile lavorare e consultare blog.

Ecco come sopravvivere ai propri difetti e costruire una professionalità che non sempre sgorga dalla nostra natura.

Perché sul lavoro (ma forse anche nella vita) la frase: “devi accettarmi così come sono” , non funziona. Se sei disordinato, pigro, superficiale e ritardatario le prospettive di carriera si riducono al lumicino. Essere (anche se a costo di forzature dolorose) ORDINATI, PUNTUALI, OPEROSI è nel capitolato di base.

Per chi è disordinato, vulcanico, esuberante: il tavolo (se è solo vostro) può avere ammonticchiate le vostre carte, ma quando un documento esce dalle vostre mani, per avventurarsi da solo su tavoli estranei e essere ambasciatore delle vostre idee, deve essere letto e riletto. Controllate che non ci siano errori di battitura, che le maiuscole siano al posto giusto, che i caratteri siano sobri e regolari. Noi disordinati dobbiamo puntare alla regolarità più becera. Aspirare alla banalità. Farà buona media con la nostra esuberanza e il risultato sarà di una discreta classe.

Mi è capitato recentemente di avere un buon curriculum tra le mani, ma il nome di battesimo della candidata era rimasto minuscolo. Non mi ricordo il suo voto di laurea, ma mi ricordo che non deve avere riletto il cv prima di stamparlo e di inviarmelo. Mi rimane un retrogusto sgradevole per una stupida minuscola. Vorrei dimenticarmene e passare oltre, ma non c’è niente da fare: il retrogusto è lì.

Per chi è pigro: costruire l’agenda e prendere impegni nei sacri momenti di buoni propositi. Noi pigri in incognito siamo di quelli che non decidiamo mai all’ultimo momento di andare a vedere una mostra o di fare un giro di store check: di fronte al divano neanche le sirene. Ma essendo lombardi e proto calvinisti, se abbiamo già prenotato a Teatro o dato parola a un’amica di andare a una Prima, non facciamo mai bidone. Quindi gestite agenda a lungo termine. Prendete impegni quando avete un orizzonte piuttosto lungo che non vi impone eroismi immediati ma solo la gioia del programmare: sotto data non dovrete decidere nulla, solo obbedire a impegni già presi.

Io, che passo per una donna operosa, se avessi il cervello con il viva voce non potrei circolare: tra sogni oziosi e ambizioni a basso voltaggio dovrei essere cintura nera di pennichelle più che dirigere un’azienda.

Per chi è ritardatario: prendetevi sempre degli impegni (personali, che conoscete solo voi) tra un appuntamento e l’altro, serviranno da cuscinetto per risolvere il vostro innato ottimismo che vi fa regolarmente sottostimare il tempo di percorrenza per arrivare a destinazione.

Lo scorso lunedì ho tenuto una lezione all’Università di Lugano. Su google map mi davano 1 ora, e 35 minuti per arrivare. Lezione alle 10,30. Ho pensato di andare con un po’ di anticipo così da prendere un caffè sul lago prima della lezione e assistere almeno a mezz’ora della lezione prima del mio intervento per orientarmi tra i ragazzi e gli insegnanti che non conoscevo.

In realtà sono stata bloccata oltre mezz’ora sulla tangenziale (lavori Expo), si è verificata una piccola frana a bordo lago con traffico alternato e speleologi che mettevano in sicurezza montagna (poi ho scoperto da colleghi comaschi che non è avvenimento così esotico sul lago), non avevo la vignette per andare in autostrada in Svizzera (il che mi ha costretto a percorrere la Statale), il parcheggio funzionava con i Franchi Svizzeri e io avevo solo Euro.

Sono arrivata in classe alle 10,29, con il sorriso come se fosse normale (la lezione stava per iniziare: ero in perfetto orario), ma con uno stato psicologico da ricovero ospedaliero e con l’anima sudata. Se non avessi fatto tutta una serie di programmi cuscinetto (caffè, lago, orientamento tra i volti con cui mi sarei confrontata di lì a poco) sarei arrivata con oltre un’ora di ritardo.

Naturalmente esistono persone normali che avrebbero tranquillamente programmato il tempo corretto della tangenziale all’ora di punta, del parcheggio, del cambio euro/franco.

Persone che sono naturalmente operose e non hanno bisogno di dormire almeno otto ore a notte per essere felici.

Persone che hanno l’armadio in ordine per colore e adorano fare il cambio stagione e non devono comprare tutte le volte che vanno in montagna uno scaldacollo o la protezione UV perché la sera prima della partenza non trovano qualcosa.

Ma questo blog non è per i perfetti. Se no a cosa servirebbe?

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L’INGREDIENTE SEGRETO? LA PASSIONE

PB Ieri sera con Paola siamo andate al Teatro Franco Parenti per vedere “Peperoni difficili” (spettacolo bellissimo: andate a vederlo).

L’idea era: aperitivo e poi spettacolo. Ma nel foyer (oltre al prosecco) c’era Ornella Vanoni (che concludeva un incontro organizzato dal Corriere della Sera “Donne di Passione”) che  cantava “Rossetto e cioccolato

Conoscete questa bellissima canzone? ve la dedichiamo questa mattina: nella vita ci vuole passione, molta pazienza e un altro po’ di ingredienti che mi paiono perfetti perché la vita sia bella, bellissima, travolgente.

 http://www.youtube.com/watch?v=vndUZhtRlmY

 Buona giornata cari lettori di trampolino!

Ci vuole passione
molta pazienza
sciroppo di lampone
e un filo di incoscienza
ci vuole farina
del proprio sacco
sensualità latina
e un minimo distacco
si fa così
rossetto e cioccolato
che non mangiarli sarebbe un peccato
si fa così
si cuoce a fuoco lento
mescolando con sentimento
le calze nere
il latte bianco
e già si può vedere
che piano sta montando
é quasi fatta
zucchero a velo
la gola soddisfatta
e nella stanza il cielo
si fa così
per cominciare il gioco
e ci si mastica poco a poco
si fa così
è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato
sarà bello bellissimo travolgente
lasciarsi vivere totalmente
dolce dolcissimo e sconveniente
coi bei peccati succede sempre
ci vuole fortuna perché funzioni
i brividi alla schiena
e gli ingredienti buoni
è quasi fatta
zucchero a velo
la gola soddisfatta
e nella stanza il cielo
si fa così
per cominciare il gioco
e ci si mastica poco a poco
si fa così
è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato
sarà bello bellissimo travolgente
lasciarsi vivere totalmente
dolce dolcissimo e sconveniente
coi bei peccati succede sempre

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L’intervento di Matteo Sarzana, General Manager VML, al TEDXIED dedicato ai giovani talenti

PC “Fero, Fers, Tuli, Latum, Ferre”. Questo il titolo dell’intervento di Matteo Sarzana che ha raccontato la sua esperienza professionale, dalle prime collaborazioni in agenzia fino a diventare, ancora giovanissimo, General Manager di VML,società del gruppo Young&Rubicam attiva nel digitale.

Matteo_SarzanaUn titolo che richiama quello che dovrebbe essere il compito delle nuove generazioni: produrre, innovare, portare creatività, idee e risorse, in una parola Fare, in un mondo che cambia a velocità esponenziale. Perché sono loro, i giovani, ad essere i più reattivi al cambiamento. Aggiunge “Ciò che mi ha sempre guidato e accompagnato lungo il mio percorso è stata la curiosità ed è questo che consiglio ai giovanissimi d’oggi. Ad un giovane neo laureato consiglio di iniziare ad agire prima possibile e di non smettere mai di studiare e nemmeno di chiedere, lavorare tanto per costruirsi una credibilità, anche a fronte di una società che ancora oggi non vede nel giovane l’opportunità più grande: quella di portare cambiamento”.

Ho visto  Matteo mettere in pratica quanto predica. Quando seguiva, 15 anni fa, il corso  di Marco Lombardi aveva saputo colpire la nostra attenzione  (tra altri 500 studenti) dimostrando una proattività mai invadente. Questa voglia di fare gli aveva valso il primo stage in Y&R,  dopo di ché non ha più smesso di crescere “a velocità esponenziale”.

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