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DAL “NONNO” GUALTIERO MARCHESI UNA LEZIONE IMPORTANTE PER I GIOVANI

PC Qualche giorno fa ho intervistato Gualtiero Marchesi per vivaio.padiglioneitaliaexpo2015.com, il web magazine rivolto a tutti gli studenti e  insegnanti d’ Italia diretto da Fabio Zanchi, del quale  Media Arts – con la quale collaboro – segue la redazione su incarico di Expo Padiglione Italia.

Per gentile concessione di Studiodispari che ha ripreso l'intervista

Per gentile concessione di Studiodispari che ha ripreso l’intervista

Di lui sapevo quello che tutti sanno: il cuoco italiano più famoso nel mondo, l’ideatore della “nuova cucina italiana”, il creatore del celebre risotto con la foglia d’oro (confesso subito che sono riuscita dopo l’intervista ad assaggiarlo e la sua fama è completamente meritata!).

Non sapevo invece che l’arte e la cultura che Marchesi riversa nella sua cucina trovano nella sua famiglia  uno sbocco differente: la musica. A partire dalla suocera, che era soprano, passando dalla figlia arpista, fino ad arrivare ai tre splendidi giovani nipoti che sono tutti esperti musicisti (uno di  loro rappresenterà a breve l’Italia in un concorso internazionale in Giappone).

Proprio pensando a loro, in una piacevole chiacchierata nel dehors del Marchesino, il suo ristorante di fianco alla Scala, Marchesi, una volta risposto alle nostre domande, ha fatto un commento che contiene un insegnamento utile per tutti i giovani che iniziano una qualsivoglia professione: “E’ ripetendo sempre lo stesso pezzo che si perfeziona. È come suonare uno strumento o un pezzo, ogni volta diventa sempre meglio. E’ difficile arrivare a capire questo, solamente una persona competente, sia in un campo che nell’altro, può arrivare a capire la differenza, ma è continuando a fare lo stesso pezzo che si migliora, non continuando a fare un’altra cosa, perché sennò non si impara niente. Si suona per diventare musicisti, poi ogni tanto nasce qualche compositore, ma si suona per fare il musicista non per diventare compositore, e così anche in cucina. Invece tutti fanno i compositori, senza aver ancora imparato la parte!”

Come ben sa chi suona uno strumento (e anche i suoi vicini di casa) per arrivare a eseguire bene un pezzo è necessario ripetere, ripetere e ripetere più volte le stesse battute. Credo che Patrizia, che aveva la cameretta sopra la mia, ancora ricordi come un incubo un passaggio del Sogno d’amore di Litzt che suonavo e risuonavo, non arrivando, ahimé, comunque neanche lontanamente alla perfezione del risotto con la foglia d’oro (ed per questo che non ho fatto la musicista).

Molte volte ho visto giovani talenti che non avevano l’umiltà o la costanza di adattarsi a ripetere qualcosa che avevano già fatto.  Il desiderio di confrontarsi con nuove sfide li portava ad essere superficiali nello svolgere i lavori di routine o nel seguire un percorso già tracciato da qualcun altro. È un sentimento molto comprensibile in chi svolge dei lavori creativi, ma anche pericoloso. Io stessa quando ho avuto l’incarico di affiancare Marco Lombardi nel corso Brand Lab in Iulm ho avuto come prima reazione il desiderio di personalizzarlo, ma poi ho capito che il mio contributo sarebbe stato più utile nel cercare di perfezionare qualcosa che funzionava già bene, rispetto a creare qualcosa di nuovo.

Come conclude Gualtieri Marchesi: “non tutti siamo compositori, la maggior parte delle persone sono degli ottimi musicisti”. E credo sia importante impegnarsi costantemente per esserlo.

Quindi il mio consiglio è quello di dimostrare il vostro talento nel fare sempre meglio quello che vi è stato assegnato. Se qualcuno di voi avrà le capacità per creare qualcosa di suo, ci riuscirà comunque anche senza trascurare il proprio compito. Di celebri tenori che non conoscono la musica io ricordo solo Pavarotti, per tutti gli altri vale la massima già citata: rehearse, rehearse, rehearse.

A questo link l’intervista a Gualtiero Marchesi: https://www.youtube.com/watch?v=Pxi2oSgu7CQ

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Regola n°1: imparare a comunicare

PC Parliamo, parliamo… Ma non sappiamo spiegarci bene, così si intitola l’articolo di Sabelli Fioretti sull’ultimo Io Donna, che giustamente evidenzia che nell’era della comunicazione nessuno insegna a comunicare.

Credo che l’attenzione al saper comunicare sia particolarmente necessaria per chi vuole lavorare o già lavora nel campo del marketing e della comunicazione.

Chi si presenta a un colloquio verrà anche valutato per come sa spiegare il suo portfolio o curriculum: la figura del genio creativo solitario non esiste, il lavoro nel marketing e nella comunicazione è essenzialmente un lavoro di team, dove le capacità dialettiche sono importantissime.

Saper argomentare la propria posizione, infatti, che si tratti di difendere una proposta creativa al cliente o un innovativo progetto di marketing ai venditori riuniti nel temuto sales meeting è uno di quegli elementi che faranno la differenza nella vostra carriera.

Sono molti i fattori che impediscono, soprattutto quando si è agli inizi, di essere chiari e di spiegarsi bene, provo a riassumerne alcuni:

1. Parlare prima di aver pensato a cosa dire

Questo rende lunghe e poco coerenti le argomentazioni, mentre soprattutto nelle riunioni è fondamentale la sintesi e la chiarezza

2. Aver paura di parlare in pubblico

Per molti è fonte di ansia e rende confuse le argomentazioni. Bisognerebbe abituarsi cominciando da giovani, non importa se parlate alla riunione dell’oratorio o all’open day della scuola, ma solo facendo pratica si riesce a vincere la vera e propria paralisi che assale molti quando devono parlare davanti a tante persone. Sul Secondo libro dell’ignoranza (di John Lloyd e John Mitchinson) regalato a mio figlio ma abbondantemente spulciato durante i pin nic montani si dice che la paura di parlare in pubblico è la prima paura per diffusione!

3. Non saper ascoltare

Spesso si prepara la propria argomentazione prima ancora di aver ascoltato quanto dice l’altro. Saper ascoltare è il miglior modo per imparare a comunicare. Se un account, ad esempio, riesce ad usare le stesse parole usate dal cliente per spiegare il proprio punto di vista avrà già il vantaggio di utilizzare un linguaggio condiviso. Ascoltare è un’arte che richiede concentrazione e attenzione, ma anche quando ci sono entrambi non sempre è facile capire cosa intende l’interlocutore e rispondere in modo appropriato. Recentemente, in una riunione nella quale si parlava di possibili product placement, un cliente mi spiegava che sarebbero stati interessati a trasmissioni tipo l’ispettore Coliandro (famosa – ho scoperto dopo – serie noir televisiva, che non avevo mai sentito nominare prima). Quando alla fine ho voluto riepilogare le opportunità e l’ho definita l’ispettore Coriandolo l’ilarità è stata generale.

4. Non conoscere bene quello di cui si parlerà

Forse ho avuto modo già di ricordare un motto Young & Rubicam, che mi ha ripetuto più volte Marco Lombardi prima delle riunioni importanti: rehearse, rehearse, rehearse. Provare, provare e provare ancora quello che si deve presentare. La sicurezza acquisita ci permetterà di comunicare in modo fluente e persuasivo.

Se avete altri suggerimenti spiccioli su come migliorare la propria arte oratoria nella vita lavorativa di tutti i giorni raccontateceli!

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