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Curare i sintomi: primo passo verso la professionalità

PB In caso di dipendenza (dal sesso, dalla droga, dall’alcool) a volte è molto (troppo) difficile curare le cause. Molti terapisti puntano sulla cura del sintomo: indipendentemente dalle ragioni per cui abusi di cibo, alcol, sesso (abbandonato da piccolo alla Rinascente? morsicato dal criceto? intossicato di carpaccio ?) l’importante è costruire una terapia che metta ordine nei sintomi.

Nessun abuso solitario: si mangia solo in compagnia, solo in misura adeguata (vale anche per alcol e sesso). Se sei a casa da solo e ti viene voglia di svuotare il frigo, esci e prendi appuntamento a pranzo con un amico. Se lo fai sempre e riesci a essere disciplinato, dicono i terapisti, magari il dolore del morso del criceto non ti passa, ma avrai superato la difficoltà di non riuscire a mangiare di fronte ad altri, di associare il cibo a qualcosa di cui vergognarti, di cambiare taglia – e guardaroba -ogni 2 mesi.

Lo stesso vale per la nostra professionalità.

Io sono disordinata. E detesto il disordine. Sono pigra. E detesto i poltroni. Sono distratta ma non tollero la superficialità. Procrastino le cose che mi annoiano ma non sopporto i ritardi. Qualche altro pregio naturale ce l’ho (si, si davvero) , ma sulle cose che ci vengono bene naturalmente è inutile lavorare e consultare blog.

Ecco come sopravvivere ai propri difetti e costruire una professionalità che non sempre sgorga dalla nostra natura.

Perché sul lavoro (ma forse anche nella vita) la frase: “devi accettarmi così come sono” , non funziona. Se sei disordinato, pigro, superficiale e ritardatario le prospettive di carriera si riducono al lumicino. Essere (anche se a costo di forzature dolorose) ORDINATI, PUNTUALI, OPEROSI è nel capitolato di base.

Per chi è disordinato, vulcanico, esuberante: il tavolo (se è solo vostro) può avere ammonticchiate le vostre carte, ma quando un documento esce dalle vostre mani, per avventurarsi da solo su tavoli estranei e essere ambasciatore delle vostre idee, deve essere letto e riletto. Controllate che non ci siano errori di battitura, che le maiuscole siano al posto giusto, che i caratteri siano sobri e regolari. Noi disordinati dobbiamo puntare alla regolarità più becera. Aspirare alla banalità. Farà buona media con la nostra esuberanza e il risultato sarà di una discreta classe.

Mi è capitato recentemente di avere un buon curriculum tra le mani, ma il nome di battesimo della candidata era rimasto minuscolo. Non mi ricordo il suo voto di laurea, ma mi ricordo che non deve avere riletto il cv prima di stamparlo e di inviarmelo. Mi rimane un retrogusto sgradevole per una stupida minuscola. Vorrei dimenticarmene e passare oltre, ma non c’è niente da fare: il retrogusto è lì.

Per chi è pigro: costruire l’agenda e prendere impegni nei sacri momenti di buoni propositi. Noi pigri in incognito siamo di quelli che non decidiamo mai all’ultimo momento di andare a vedere una mostra o di fare un giro di store check: di fronte al divano neanche le sirene. Ma essendo lombardi e proto calvinisti, se abbiamo già prenotato a Teatro o dato parola a un’amica di andare a una Prima, non facciamo mai bidone. Quindi gestite agenda a lungo termine. Prendete impegni quando avete un orizzonte piuttosto lungo che non vi impone eroismi immediati ma solo la gioia del programmare: sotto data non dovrete decidere nulla, solo obbedire a impegni già presi.

Io, che passo per una donna operosa, se avessi il cervello con il viva voce non potrei circolare: tra sogni oziosi e ambizioni a basso voltaggio dovrei essere cintura nera di pennichelle più che dirigere un’azienda.

Per chi è ritardatario: prendetevi sempre degli impegni (personali, che conoscete solo voi) tra un appuntamento e l’altro, serviranno da cuscinetto per risolvere il vostro innato ottimismo che vi fa regolarmente sottostimare il tempo di percorrenza per arrivare a destinazione.

Lo scorso lunedì ho tenuto una lezione all’Università di Lugano. Su google map mi davano 1 ora, e 35 minuti per arrivare. Lezione alle 10,30. Ho pensato di andare con un po’ di anticipo così da prendere un caffè sul lago prima della lezione e assistere almeno a mezz’ora della lezione prima del mio intervento per orientarmi tra i ragazzi e gli insegnanti che non conoscevo.

In realtà sono stata bloccata oltre mezz’ora sulla tangenziale (lavori Expo), si è verificata una piccola frana a bordo lago con traffico alternato e speleologi che mettevano in sicurezza montagna (poi ho scoperto da colleghi comaschi che non è avvenimento così esotico sul lago), non avevo la vignette per andare in autostrada in Svizzera (il che mi ha costretto a percorrere la Statale), il parcheggio funzionava con i Franchi Svizzeri e io avevo solo Euro.

Sono arrivata in classe alle 10,29, con il sorriso come se fosse normale (la lezione stava per iniziare: ero in perfetto orario), ma con uno stato psicologico da ricovero ospedaliero e con l’anima sudata. Se non avessi fatto tutta una serie di programmi cuscinetto (caffè, lago, orientamento tra i volti con cui mi sarei confrontata di lì a poco) sarei arrivata con oltre un’ora di ritardo.

Naturalmente esistono persone normali che avrebbero tranquillamente programmato il tempo corretto della tangenziale all’ora di punta, del parcheggio, del cambio euro/franco.

Persone che sono naturalmente operose e non hanno bisogno di dormire almeno otto ore a notte per essere felici.

Persone che hanno l’armadio in ordine per colore e adorano fare il cambio stagione e non devono comprare tutte le volte che vanno in montagna uno scaldacollo o la protezione UV perché la sera prima della partenza non trovano qualcosa.

Ma questo blog non è per i perfetti. Se no a cosa servirebbe?

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Se nelle nubi vedi un dinosauro puoi fare il marketing

PB Quando gioco al Mercante in fiera (capita anche a voi il Natale pomeriggio? in concorrenza con la Tombola?) io non colleziono carte a caso: mi invento connessioni più o meno evidenti tra diversi disegni (compro carte vegetali o personaggi femminili o animali cornuti…)  immaginando tra loro legami non visibili a tutti. Gli altri giocatori non capiscono la mia determinazione nel lottare per alcune figure e la mia indifferenza per le altre. Niente acquisti compulsivi. Solo un disegno che io traccio con matita leggera. Di solito funziona. Memorabile (i miei nipotini sono ancora sgomenti) una vittoria con IL CANE (“le chien”, era un dalmata, testa di serie numero uno del mio gruppo di “animali maculati” in cui avevo raccolto anche la zebra e la tigre) nel match di Natale 2012.

Quando affronto un progetto (di qualsiasi tipo) mi piace sapere disegnare una via, una strategia che guidi le mie azioni.

Dopo avere lavorato (e ancora aimè dandomi da fare parecchio) in importanti aziende e per moltissimi progetti, ho scoperto che non è così importante il tipo di strategia che si sceglie per perseguire un obiettivo, ma il fatto di averne una, di non brancolare nel buio, di non confondersi in azioni incoerenti.

L’inizio di un lavoro (soprattutto nuovo) ci pone di fronte a molti elementi, a volte disordinati, senza gerarchia (i commenti di un agente aspirante stilista, i dati di mercato, i venduti della contro stagione, il fatto che quest’anno vi piaccia tutto quello che è verde e siate annoiati dall’animal print, l’aumento dei costi di produzione, la mancanza di risorse dedicate…), con messaggi spesso contraddittori tra loro.

Il rischio di non sapere dove andare a parare è alto (da dove comincio? chi ascolto?). La paura di sbagliare può paralizzare (abbasso i prezzi per rispondere a un minore potere di acquisto? O alzo a manetta i prezzi per vendere ai soliti ricchi – tanto quelli non mancano mai? Ottimizzo le sku producendo solo le taglie più vendute? O faccio solo le taglie marginali per essere leader della nicchia degli extra large?).

Sapete cosa funziona? Scegliere. Non scegliere la cosa giusta (in generale non esiste mai assolutamente una cosa giusta) ma semplicemente scegliere. E per scegliere bisogna saper vedere almeno una strada. Come quando si guardano le nuvole e si vede chiaramente un dinosauro o un’ anatra seguita dai cuccioli.

Non abbiate la fretta assoluta di agire, di dimostrare il vostro dinamismo (beh neanche sonnecchiate per settimane se il vostro periodo di prova è di 2 mesi…) se non avete ancora sentito un clic nel cervello che vi dice da che parte andare. Rimanete sdraiati sul prato a guardare le nubi, fino a che non vedete qualcosa.

Siete tagliati per il marketing se, di fronte all’entropia del mondo, riuscite a vedere concrezioni organizzate, riuscite a mettere ordine critico, a individuare il fil rouge che lega oggetti apparentemente estranei tra loro, ad avere una intuizione che vi trasporta quasi come una inevitabile corrente. Se nel cielo vedete solo nuvole forse nel futuro avrete più meteorologia che marketing.

Essere capaci dare la direzione, di segnare una rotta ha numerosi positivi effetti collaterali :

– si riducono i tempi decisionali

– si motivano i collaboratori

– si riduce l’ansia

– si tratta il paesaggio professionale come un campo di gioco

– si acquista fantomatico mistero (Franco Battiato docet)

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