Il lavoro di cercar lavoro: in bilico fra Woody Allen e Pirandello

PB  Cari lettori di Trampolino, D,   il fascinoso marito di una cara amica ha scritto un pezzo per noi.

Aggrovigliato nel complicato esercizio di trovare un lavoro, dopo qualche rocambolesca vicissitudine sudamericana, ha scritto una pagina che credo possa essere utile anche a giovani con meno esperienza di lui.

Ecco le mie considerazioni prima di lasciarvi alla lettura:

1) l’accenno alla bocciatura in latino alle medie rivela che non si tratta di un teenager (credo che il latino alle medie ci fosse ai tempi in cui si andava a scuola con la cartella di cuoio) : mi piace che in questa valle di lacrime esista una compassione (nel senso etimologico del termine) transgenerazionale.

2) per capire il post bisogna aver letto Pirandello e visto Woody Allen: leggete e studiate se volete avere una chance in più per godervi il mondo e trovare lavoro.

3) la scrittura è terapeutica per chi scrive: aiuta a rendere oggettive e gestibili sensazioni che chiuse nel proprio cuore paiono cupe e dolorose.

In questo caso è terapeutica anche per chi legge: le peripezie trasformiste per trovare un lavoro sono esilaranti e raccontate con cinico acume. Aggrovigliati va bene, ma almeno con stile!

 

D     Capita spesso nella vita professionale di voler cambiare orizzonte e prospettive. A me personalmente non è mai successo di non farlo per denaro, però è sempre meglio motivare  le proprie scelte con la necessità di affrontare nuove sfide. Il momento meno eticamente ineccepibile che ciascuno si ritrova nel cammin della sua vita ha quasi sempre a che vedere con il cambiamento di lavoro. A trasformare una persona, solitamente irreprensibile in un essere a dir poco discutibile, tipicamente  concorrono tre fattori: la motivazione, la redazione del CV, la dialettica del colloquio. Incredibilmente ci si rilassa solo al momento della firma del contratto quando in realtà servirebbe di più tirar fuori tutte le astuzie della volpe maligna che alberga in ciascuno di noi. Anche peggio, si recupera equilibrio e si torna ad essere se stessi quando timidamente esploriamo situazioni e colleghi nel nuovo ambiente di lavoro.

Ma veniamo ad analizzare attentamente i flussi intellettivi ed emotivi che governano i 3 processi menzionati. Innanzitutto bisogna considerare da dove si proviene. E’ molto probabile che a un giovane brillante, determinato, sicuro e da anni  in carriera  vengano offerte a gratis numerose nuove opportunità senza dover fare praticamente nulla, se non presentarsi a un colloquio forte di se stesso e delle proprie relazioni, con un Curriculum abbastanza verosimile. Altra cosa invece doversi reinventare o trovare una nuova opportunità quando si è meno esuberanti e fortunati, magaricon numerosi  cambiamenti di azienda e di mansioni nel CV (flessibilità? Incostanza? Incompetenza?).  E soprattutto quando si è temporaneamente senza una occupazione. Quando cioè si cerca semplicemente un nuovo lavoro, o quantomeno si diventa meno schizzinosi riguardo alla carriera e alle responsabilità da coprire. Comunque anche nel primo caso, del rampante aggressivo, può sempre succedere che pretenda un balzo sociale salariale troppo ambizioso o che desideri qualcosa un po’ troppo al di là dei suoi requisiti di base. Gli può succedere di candidarsi per una posizione di direzione Sales in una società a San Paolo del Brasile, però non parla portoghese, oppure vuole avviare un percorso di sviluppo di business nel mercato Oli& Gas, ma l’esperienza più emblematicaeffettuata nel settore è rifornirsi  ad una pompa di benzina.Crede fermamente nell’opportunità del mercato Engineering& Construction però ha soltanto sorvegliato la sua dolce metà mentre decideva la ristrutturazione della casa con un architetto di medio cabotaggio.  Spero di aver reso l’idea.

Ebbene da dove si comincia? La motivationletter. Attenzione questa è il “makeit or break it”. Affinché il CV una volta inviato, venga anche letto, bisogna che la motivation al cambiamento sia fulminante. Deve convertire in timida curiosità l’atteggiamento del HR solitamente diffidente, pieno di pregiudizi, corroso da corsi e ricorsi di concetti ripetuti, intriso di sonno per caffè ancora da prendere. La motivationletter è il primo momento di abbassamento delle difese immunitarie dell’etica. Di motivationletter ce n’è una sola, come la mamma. Certo, come no. Come minimo, una sola per azienda, se va male una sola per funzione aziendale . Mai inviare la stessa motivationletter a due aziende diverse.  Impossibile. Per la posizione in Brasile, faccia pertanto emergere la disperata ricerca dell’esperienza internazionale, l’unica che gli manca. Per l’Oil & Gas non faccia a meno di citare la naturale predisposizione a operare in un settore così cruciale per la vita dell’uomo, specialmente in questo momento storico. Per l’Engineering& Construction dovrà pensarci ancora un po’, ma gli verrà. Incuriosito, l’HR Manager, con un po’ di fortuna passa a scrutare  il CV.  E qui dipende non solo dall’azienda ma anche dalla particolare funzione aziendale a cui il candidato aspira. Non ha forse fatto qualcosa di specifico per il Marketing rispetto al Sales, o alla direzione generale? Traguardare, con un corretto bagaglio di attività pregresse, la funzione per cui si presenta, è priorità massima. E bisogna farsi furbi.Per il Marketing come non citare i milioni di euro di budget di advertising che già aveva a disposizione 10 anni prima. E per il Sales  come è umanamente possibile  non far emergere tutti  i contatti, anche quelli presunti, o soltanto sfiorati in tanti anni di frequentazione di corridoi, a parlare con le segretarie. E’ un managingdirector,  non ha forse messo in sicurezza la finanza di una azienda che stava prima di lui alla canna del gas? Ma scherziamo davvero ? Ma questo e altro perdinci. Che dire del colloquio. Rispondere “Sì” quando una cosa si è fatta, rispondere” No” quando non si ha proprio idea. Per davvero. Questo è il miglior modo per non portare a casa nulla. Rispondere sempre Sì. In questo caso si può cadere alla domanda più approfondita successiva. Ma rispondendo no, alla domanda successiva, non ci si arriva neanche. A me non è mai successo. Se non si ha un amico che ci vuole dentro a tutti i costi, se non si viene chiamati, perché in carriera e sicuri di sé, non rimane che affidarsi alla creatività e alle proprie capacitàteatrali. Ma non basta, abbiamo visto che la documentazione a corredo è altrettanto rilevante. Se si vuole essere preparati bisogna automatizzarsi. I casi da gestire preventivamente sono un numero spropositato. Se ricordo bene dalle mie lezioni di Algebra dell’Università:

  • Motivationletter: 1 per azienda, forse 1 per funzione
  • CV: 1 per azienda e 1 per funzione aziendale a cui ci si candida. Fra l’altro, nelle grandi aziende, tramite sito internet, è ormai possibile candidarsi per più di una posizione con CV maggiormente dettagliati e specifici.

Il numero di combinazioni risultante della coppia (CV, MotivationLetter) è 2*M*N, dove N è il numero di aziende target e M il numero di funzioni a cui si può aspirare. Aumentano i casi da moltiplicare laddove si considerino differenti location: Italia, Europa, Americhe. Senza parlar della lingua: Italiano, Inglese o altro.

Pertanto il prerequisito fondamentale è munirsi di un buon Data Base e continuamente esercitare il proprio cervello a interpretare le diverse situazioni.Prova: chi sono oggi? Direttore Marketing, azienda X, Location della posizione: Londra, colloquio in Inglese. Presto tiriamo fuori la parte dal data base e ripassiamola.

Mai andare ad un colloquio senza aver dormito almeno 8 ore la notte prima, e imparatoil personaggio specifico prima di uscire. E purtroppo tutto questo a volte è completamente inutile se nessuno ti chiama. A quel punto tutto il lavoro riparte da zero. Darsi un timing, prima della indispensabile revisione completa della documentazione. Tutto fatto quindi? Basta solo munirsi di pazienza e attrezzi di informatica? Purtroppo non è così, un buon Direttore del Personale ha probabilmente amato Woody Allen. “Chances are” che abbia visto Zelig. Un buon direttore del Personale mette a nudo il trasformista. E allora, ragazzi miei, meglio provare ad essere se stessi. Pur senza esagerare, si recuperino le risposte esistenziali del VitangeloMoscarda di Uno, Nessuno e Centomila.

 

L’autore dell’Articolo non è studioso di comunicazione, ma vorrebbe esserlo. L’essere bocciato in Latino in terza media lo ha segnato per la vita. Le sue esperienze possono piacere o non piacere, ma che almeno ispirino riflessioni. Trovare un buon lavoro che ci si adatti è parte del mestiere di vivere.

 

 

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2 thoughts on “Il lavoro di cercar lavoro: in bilico fra Woody Allen e Pirandello

  1. Giulia Spada ha detto:

    “..Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede!..” da “Così è (se vi pare)”
    Pirandello credeva fermamente che non esista una verità assoluta. Ognuno ha la propria verità. Così funziona anche nei colloqui
    L’importante secondo me è crederci sempre.
    Complimenti sig.D, e non si crucci per il latino… nella vita, da come si esprime e come trasmette le sue emozioni, mi sembra abbia raggiunto ben altri traguardi…

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  2. nick ha detto:

    Aggiungo anche – e di questo ho fatto un caposaldo della mia vita personale e professionale – che un pizzico di jazz, di improvvisazione “animale”, di “braccio”, servono sempre per cogliere le occasioni e non risultare impostati.

    Nei colloqui come agli esami o a semplici incontri professionali o accademici, mi sono sempre preoccupato di scoprire i più possibile chi fosse la persona che avrei avuto davanti, metabolizzare i tratti caratteriali salienti (studi, passioni, contatti ed esperienze in comune…) e adattare la mia identità al contesto senza stravolgerla

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