Alessandro Giua ci presenta la prima guida italiana ai salari nell’ambito creative & tech e ci racconta com’è lavorare a Londra e perché prima o poi tornerà a Milano.

PC Alessandro Giua, dopo aver creato Crebs, che da più di quattro anni aiuta migliaia di aziende, dalle grandi imprese internazionali alle startup più innovative, a trovare i migliori profili specializzati, ha deciso di fornire un altro utilissimo strumento per far incontrare domanda e offerta: la prima guida in Italia agli stipendi nel settore creative & tech, per mettere a disposizione di tutti gli utenti Crebs un nuovo metro di giudizio e di valutazione, più trasparenza e informazione, cioè la base necessaria per una mediazione il più possibile corretta e costruttiva tra impresa virtuosa e riconoscimento delle competenze e della dignità del lavoratore. Perché, come ci spiega Alessandro, c’è un solo modo per trovare il candidato ideale: innanzitutto, offrire il giusto compenso.salari

I dati della guida sono estratti da un sondaggio promosso da Crebs, svolto in forma anonima tra i professionisti del settore. I risultati della statistica, che verranno periodicamente monitorati e aggiornati sulla base delle risposte dei nostri utenti, sono ancora parziali e puramente indicativi. Ma partendo da questi dati, e intersecandoli con altri, si può ricavare una media significativa, ed eventualmente utilizzarla, se professionisti, per negoziare il proprio stipendio, o, nel caso di un’azienda, per confrontarsi con nuove figure professionali.

Dato che mio figlio si avvicina al momento in cui dovrà scegliere “cosa fare da grande” spesso mi chiedo se sia meglio per un giovane mettersi alla prova direttamente creando una startup o cominciare in una grande agenzia dalla quale attingere esperienza e metodi. Quando mi imbatto in quelli come Alessandro che riescono a fare entrambe le cose prevale la curiosità di farsi raccontare come riesce a conciliare una carriera canonica con una grande passione, che sicuramente contribuisce al suo personal branding. Complice il fatto che conosco i suoi genitori dai tempi di Young & Rubicam approfitto del suo pochissimo tempo libero per chiedergli di spiegarci le sue scelte dall’ultima intervista che gli abbiamo fatto quando nel 2012 Crebs è stato linkato a trampolinodilancio. Come sempre Alessandro dimostra grande generosità nella sua risposta ricca di spunti interessanti.

GIUA

ALESSANDRO GIUA DIGITAL ART DIRECTOR, CREATORE DI CREBS

Alessandro Giua: Da quando hai pubblicato l’intervista nel blog, è passato un po’ di tempo e sono cambiate delle cose. E sono cambiato anche io: adesso ho la barba 🙂 Continuo a fare il mio mestiere di designer e art director, e cerco di farlo meglio, con un percorso che è ovviamente pubblico e che ho aggiornato da poco: su Linkedin, su Behance, nel mio sito: http://www.alessandrogiua.it/

Nel 2013 sono passato da Cayenne a DGT Media, come Senior art director e in seguito Deputy creative director. È stato un periodo interessante per la mia crescita professionale, ma anche faticoso. Tra il 2014 e il 2015 ho cominciato a sentire l’esigenza di mettermi alla prova in un contesto diverso da quello italiano. In Italia si parla tanto, troppo, di “innovazione”, di “rivoluzione” digitale, ma c’è ancora confusione, a volte si fa fatica a lavorare in modo lineare. Posso dire una cattiveria dedicata a tutti i “nativi digitali” come me? Se c’è una cosa di cui ho nostalgia quando penso a Milano, non è tanto la presunta “innovazione”, ma è, semmai, la solida base della “vecchia” scuola dell’advertising, del design, della creatività. Quella da cui provieni tu o i miei genitori, e che per me è un importante riferimento con cui non posso fare a meno di confrontarmi.

E se parlo di “nostalgia”, è perché ho lasciato Milano: ho accettato la proposta di una digital production company e mi sono trasferito a Londra. Non è stata una decisione facile: perdevo un ruolo interessante; lasciavo molte comodità; ma era un passo necessario. La prima soddisfazione è stata quella di lavorare a stretto contatto, finalmente, con degli ottimi developer, tra cui degli italiani che sfiorano la pura genialità. Molto bravi. E poi ho conosciuto un ambiente vivace, in continuo movimento, con un ricambio continuo. Perciò molto stimolante. Tanto stimolante che, dopo sei mesi, ho già cambiato agenzia. Adesso lavoro per Fetch, una delle più importanti agenzie tra quelle specializzate nel settore mobile. Molto marketing & strategy, perciò un po’ ostica per un creativo puro, ma è un’esperienza necessaria, perché il mobile è fondamentale, ti cambia il modo di pensare, di progettare. “Be truly mobile first”, dice il mio nuovo direttore creativo.

Poi, che altro? A Londra imparo l’inglese che non ho imparato nelle scuole di Milano (ho imparato anche a farmi le lavatrici, ma questa è un’altra storia). Ho a che fare con agenzie meglio strutturate, conosco nuovi trend e li sperimento subito sul campo. Mi concentro sul digitale in modo diverso, come non avrei mai potuto fare in Italia, vuoi per i budget, vuoi per i media a disposizione del creativo. A Londra ci sono pannelli interattivi dappertutto, il mobile è usatissimo (certo, anche in Italia, però con la differenza che a Londra con il tuo lavoro parli a 8 milioni di persone, a Milano a 1 milione; e poi, per dire, qui faccio un video che ti passa la BBC e fa il giro del mondo, che è una bella differenza).

A Londra ci sono tante possibilità per il creativo di oggi, che deve avere molte più conoscenze per spaziare da un mezzo all’altro. Ed è proprio qui che mi aiuta Londra, ad aprire la mente, a proiettarmi in un universo molto più affascinante. Certo, c’è competizione tra le persone, ma per ora la vedo in modo positivo. C’è gente molto brava, che proviene da tutto il mondo. Nel mio ufficio ci sono inglesi, giapponesi, indiani, francesi, irlandesi, tedeschi, americani, e un italiano (io). Dove lavoravo prima, a Milano, non c’era neanche uno straniero. E si pensa più in grande: cambiano i budget, ma non solo per questo il digitale qui è fatto veramente bene. Ma direi che tutto, advertising, marketing, digitale, sono fatti con competenza, e soprattutto senza quella confusione o approssimazione che percepisco in Italia, con le agenzie classiche che non sanno fare digitale, e le web agency che non sanno fare adv. Qui c’è commistione di generi e tante nuove professioni, ma è tutto perfettamente integrato. E poi ci metterei anche i motivi più personali: musica ovunque, una scena artistica in movimento, tante cose alla portata di tutti, senza inviti speciali, senza esclusive da prima blindata alla Scala. E soprattutto una scena più internazionale, forse l’unica cosa bella della “globalizzazione”: per dire, in questo preciso istante posso contattare un asiatico e lavorare insieme.

Trampolinodilancio: Come sei riuscito a mantenere il tuo impegno per Crebs in questi anni?logo

Alessandro Giua: Malgrado i nuovi impegni con il mio lavoro abituale, Crebs va avanti, e non potrebbe essere altrimenti (tu pensa che tutte le volte che ho cambiato posto di lavoro, in Italia come a Londra, una delle prime cose che dicevo nel colloquio era: io faccio anche Crebs, serve a migliaia di colleghi, e devo avere il tempo per farlo). Anzi, ci sono stati molti miglioramenti e novità da quando ci siamo sentiti l’ultima volta. Novità che non si vedono, nascoste nel motore, e altre più evidenti, come certe funzioni.

Trampolinodilancio: Da cosa nasce l’idea della Guida agli stipendi nell’ambito creative & tech?

Alessandro Giua: La guida nasce anche da una sofferenza personale per la mancanza di regole precise nell’ambito lavorativo in Italia, per quella confusione dei ruoli che, invece, non ho trovato a Londra. Confusione che si tramuta subito in una mancata soddisfazione anche economica da parte di molti colleghi e utenti di Crebs. E Crebs, è bene ricordarlo, è nato più come progetto “sociale” che come modello di business (i primi tre anni abbiamo lavorato con molto impegno, ma gratis, sempre a nostre spese), per aiutare le aziende e i professionisti ad incontrarsi attraverso degli annunci selezionati che rispettassero certe prerogative, e soprattutto la dignità, anche salariale, del lavoratore. Così è nato anche il sondaggio, che è sempre in progress, in costante aggiornamento; impreciso come tutti i sondaggi, ma utile perché indicativo e perché tende a stabilire una forchetta degli stipendi, dei limiti sotto cui non si può scendere.

Trampolinodilancio: Cos’altro ci dobbiamo aspettare da Crebs?

Alessandro Giua: Tutte le altre iniziative che seguiranno al sondaggio, come per esempio la piccola “enciclopedia” delle vecchie e nuove professioni, serviranno proprio a superare la confusione di cui parlavo, del ruolo, dei compiti, delle funzioni. Confusione – che io chiamo “colpevole”, perché serve a livellare i compensi, a pagare meno le competenze di chi è più specializzato degli altri – che può essere superata guardando a ciò che avviene all’estero, e ricordandosi che, giocando al ribasso, pagando meno del dovuto, è la qualità del lavoro che ne risente: alla fine non crescono le aziende, e non crescono i professionisti. Cito qualche caso, tanto per chiarire. Il project manager dovrebbe occuparsi della gestione del progetto, ma in Italia deve occuparsi anche di wireframing (lavoro da UX designer) o di gestione del cliente (che dovrebbe essere compito dell’account). Stessa cosa per il social media manager, figura differente dal community manager e dal social media strategist, ma spesso nelle agenzie italiane si tende a fondere tutte queste competenze in una figura-factotum, in un figaro qua figaro là. Senza parlare, poi, della confusione quando un’agenzia chiama un developer e confonde linguaggi di programmazione con linguaggi di markup.

Ma è possibile che in Italia non ci si renda conto che le figure professionali cambiano e si rinnovano alla stessa velocità dei mezzi? Prendi il ruolo del copywriter, come cambia. Le aziende hanno bisogno di copy che scrivano titoli e articoli usando un linguaggio che deve piacere, innanzitutto, ai motori di ricerca. C’era il CEO di Mashable, la rivista online di tecnologia tra le più lette al mondo (30 milioni di pagine visualizzate al mese), che alla domanda del giornalista “cosa cerchi in uno che scrive per te”, rispose “innanzitutto velocità e scrittura che favoriscano le visualizzazioni”. E perché le visualizzazioni? Perché sono fondamentali per i magazine online: l’inserzionista paga il giornale proprio per quelle.

Insomma, è un futuro in movimento, ed è un movimento a cui Crebs vuole partecipare, nel suo piccolo, anche con qualche azione solidale nei confronti dei colleghi, degli utenti. A volte mi dico che non è un caso che Crebs sia nato a Milano, e non mi riferisco soltanto alla Milano operosa, autodeterminata, aperta e solidale di cui anche un ventenne come me conosce certi stereotipi. Penso a Milano come luogo ideale per fare attivare online uno scambio produttivo tra aziende e nuove professioni, mettendo in contatto nord e sud, profonda provincia e grandi aree metropolitane, con una particolare attenzione ai giovani che cercano di uscire con le proprie gambe dall’inattività e dalla disoccupazione. Questo è quello che abbiamo provato a fare negli ultimi quattro anni, e il successo di Crebs dimostra che il progetto funziona. A chi l’ha sostenuto sinora, ai suoi utenti, a tutti gli amici di Crebs, è dedicata la guida che abbiamo appena pubblicato.

 

E ad Alessandro va il nostro ringraziamento per la guida (ho subito dato una sbirciata ai corretti livelli di stipendio di mercato!) e per tutto quello che seguirà e l’augurio di continuare a stupirci con la sua inesauribile carica di energia e di entusiasmo.

 

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In quale divinità greca ti rispecchi?

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Artemide, nell’opera-carta da gioco di Momò Calascibetta

PC Patrizia e io da piccole eravamo molto fiere di sapere a memoria i nomi e le caratteristiche delle divinità greche, con la relativa traduzione romana. Ho sempre trovato questo esercizio mnemonico più utile di quello dei nostri figli che in tempi più recenti avrebbero snocciolato con scioltezza gli  impronunciabili nomi dei dinosauri e le complicatissime virtù dei Gormiti. Forse perché intuivo che nelle divinità greche si manifestano degli archetipi che aiutano a conoscerci meglio.

È quanto dimostra un divertente gioco libro, gli Specchi, edito da Vangelista Editori, del quale ho sentito sabato la presentazione a Comabbio, dove l’entusiastico coordinatore dell’iniziativa, l’amico Massimo Cassani, insieme alla comabbiese Raffaella Marcaletti, autrice dei testi, invitavano a specchiarsi in questa opera e a scoprire qualcosa di sorprendente su se stessi. “Percorrere, giocando, un cammino che dalle divinità classiche, attraverso i livelli dell’Io, Super-Io e Es, porta a scoprire le carte che illustrano il nostro modo di essere.” racconta Massimo “mentre le carte dipinte ad arte da Momò Calascibetta, noto autore siciliano, evocano figure archetipiche e le rendono moderne.” Un divertente modo per condividere con gli amici una riflessione su come appariamo a loro e loro a noi, in un’affascinante mix di divinità greche, analisi freudiana e archetipi junghiani.

specchiHo voluto provare a capire se sul lavoro è più utile essere Artemide o Atena, le due divinità che mi hanno sempre attratto maggiormente. Scopro che “Artemide rappresenta la donna risoluta, indipendente, irrequieta, più attiva che riflessiva, una donna in carriera che non si realizza tanto nella vita familiare quanto nel suo lavoro. Sebbene sia una donna distaccata e ombrosa, chi si merita il suo rispetto può contare sul suo illimitato sostegno.” Insomma un po’ la protagonista del Diavolo veste Prada che ho rivisto ieri pomeriggio per la ventesima volta. Non credo di rispecchiarmi pienamente in questa divinità, anche se sicuramente sento molto vicina l’aspirazione, in questa fine d’anno faticosa, di “muoversi con libertà e realizzarsi al di fuori dei canoni comuni.”

Da sempre sono affascinata da Atena, dea della sapienza e dell’artigianato (chi mi conosce sa che libri e lavoretti manuali sono la mia vera passione). In cosa ci può essere utile questa divinità sul lavoro? Nel libro leggo che la sua personalità muta in continuazione con le nostre esperienze, quando agiamo sul mondo, quando reagiamo a quello che accade intorno a noi, quando siamo soli o quando interagiamo con gli altri. Quindi Atena è

Atena, nella carta gioco illustrata da Momò Calascibetta

Atena, nella carta da gioco illustrata da Momò Calascibetta

  • cerebrale, saggia, focalizzata, colta, autoritaria, NEL MONDO INTERIORE
  • formale, raffinata, forte, previdente, aggiornata, IN REAZIONE AL MONDO ESTERNO
  • stratega, giusta, eclettica, vittoriosa, tecnica, pratica, civile, QUANDO AGISCE SUL MONDO ESTERNO
  • competitiva, trascinatrice, condottiera, severa, IN RELAZIONE CON GLI ALTRI

Di sicuro non sono stata sempre un’Atena nella mia vita professionale, e forse ancora meno un’Artemide, ma forse è venuto il momento che noi donne attingiamo da queste divinità per affrontare più agguerrite e sagge le difficoltà del mondo del lavoro, in confronto alle quali combattere semidei o mostri sono, francamente, bazzecole.

 

 

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Quelli di cui ci si può fidare

PB  Quest’anno durante il festival della letteratura di Mantova, pieni di aspettative, siamo andati a sentire un autore importante che avrebbe dovuto dibattere con Covacich, autore molto bravo ma molto meno famoso.

Tutto il pubblico era assiepato per l’autore importante (che avrebbe dovuto difendere il “romanzo”) e ben disposto a sentire il minore Covacich (difensore del minore “racconto”).

Era tutto perfetto, solo che l’autore importante, per problemi che non ricordo, non è arrivato.

Il pubblico era pagante. L’atmosfera di palpabile delusione.

Il povero Covacich sulla pedana. Eppure non ha annullato l’incontro. E’ stato spiritoso, ha cercato e ottenuto la simpatia del pubblico. Ha difeso il racconto , ma ha preso anche un po’ le parti del romanzo.

Ha lasciato la platea soddisfatta dell’evento. Ha tolto le castagne dal fuoco all’organizzazione. Ha mantenuto l’impegno con l’editore. Ha guadagnato la gratitudine del moderatore (moderatrice, decisamente vicina a una crisi di panico prima di capire che nessuno avrebbe lanciato ortaggi in scena)

Ho pensato: io uno così lo assumerei.

Non solo uno così bravo a scrivere.

  • Uno che quando serve c’è.
  • Uno che non si tira indietro se in prima linea non ce ne sono altri.
  • Uno che non ti pianta in asso.
  • Uno che capisce che cosa fare durante un’emergenza.
  • Uno che rischia per tenere fede a un impegno
  • Uno su cui contare

E lui ha certo rischiato di essere ridicolo (un Davide pieno di aforismi senza un Golia contro cui scagliarli), ma ha saputo correggere il registro, far immaginare il gigante attraverso la sua ombra, sostenere un dibattito senza avversario correggendo il canovaccio.

Per essere un buon manager e fare carriera, è necessario essere affidabili, ma anche intuitivi, intelligenti e generosi.

Covacich non ha difeso il suo intervento, lo ha modificato per salvare un evento di cui lui era solo la spalla e di cui è trovato a essere pietra d’angolo. Ne è uscito come un Davide vittorioso.

Il pubblico applaude

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Non è un blog per ricchi

PB  Mentre scrivo,  Cristina , responsabile della comunicazione,  sta stirando i capi per lo shooting di lunedì a Barcellona.

Mentre scrivo Paola, mia co-blogger, sta incontrando almeno 3 presidenti (di società, di associazioni, non della Repubblica) in una carambola di appuntamenti a incastro a cui si presenterà puntuale (speriamo) avendo pianificato cambio scarpa, parcheggio, sorrisi e documenti.

Mentre scrivo aspetto di imbarcarmi su un volo Easy Jet per Londra , da dove rientrerò questa notte, con l’ultimo volo che di solito è in ritardo.

Mentre scrivo, rifletto: se volete fare una carriera sfolgorante che vi porti a lavorare il giusto e guadagnare tanto, non leggete questo blog.

Questa lettura è roba da secchioni sognatori, che cantano e portano la croce.

Non ci sono consigli per scorciatoie. Se non siamo state capaci di prenderle, come consigliarvele?

– Ambite ad avere un autista personale? Noi conosciamo – personalmente – tutti i driver delle navette che dal parcheggio remoto di Malpensa portano in aeroporto.

– Volete il maggiordomo? Noi dipendiamo miseramente da una tata che se non ci fosse la nostra vita sarebbe a pezzi.

– Volete viaggiare bevendo Champagne? Noi voliamo Easy Jet a manetta e quando ci capita di volare in Business,  perché andiamo dall’altra parte del mondo, regaliamo in giro le amenities  del beauty case di ordinanza come souvenir dall’iperspazio.

– Volete l’associazione a un club esclusivo? Noi corriamo in bici sul Naviglio e nuotiamo alla piscina comunale.

– Volete fare shopping sfrenato in via Monte Napoleone? Noi abbiamo segretamente scelto di lavorare nella moda per avere accesso a vendite di show room, campionari, prototipi, outlet.

– Volete diventare milionari? Cambiate blog

– Volete avere un parrucchiere sempre a vostra disposizione? Noi o abbiamo deciso di sposarne uno, o ci lanciamo nelle prime porte disponibili quando abbiamo un buco di tempo (con un record di infedeltà assoluta, credo che il codice colore del mio “castano” sia depositato in almeno 12 parrucchieri del territorio: quello sotto casa, quello sotto l‘ufficio, quello vicino al magazzino, quello vicino alla sede di Manager Italia, quello dell’Hotel del centro di formazione, quello del centro commerciale aperto il lunedì, quello di mia sorella…)

– Volete mangiare solo in ristoranti stellati? Paola lo fa abbastanza spesso con pretesti professionali (EXPO ci ha messi tutti a tavola e Paola ha infilato una corrente gourmet di una certa rilevanza), io sono fedelissima al Trap, trattoria di quartiere, dove facciamo servizio mensa con il ticket Restaurant.

– Volete un palco alla Scala?  Noi ci andiamo alle prove e poi ci vestiamo eleganti per andare alla prima che trasmettono al cinema o sul maxishermo in Galleria. L’abbonamento lo riserviamo per il Franco Parenti o il Piccolo.

– Volete diventare milionari? Cambiate blog!

Però se volete girare i mondo, incontrare persone speciali, fare progetti che vi crescono sotto le mani come un fantastico Lego, costruire relazioni professionali che abbiano valore nel tempo, essere ben vestite, ben pettinate, ascoltare l’Opera, andare a teatro, fare un lavoro che vi riempia la vita più che il portafogli, che vi riduca la sera discretamente disintegrati, ma vi mantenga aderenti al vero tanto da potere frequentare e capire i vostri amici di sempre, allora continuate a leggere.

(prometto di cercare nel frattempo i siti che hanno portato Kate Middleton a Buckingham Palace, Madonna a riempire gli stadi, Renzi a fare il presidente del Consiglio)

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Sei un Millennial? Alcuni suggerimenti su come affrontare con successo il mondo del lavoro.

PC Sei un Millennial? Se hai tra i 18 e 35 anni di età la risposta è sì, ed è probabile che il lavoro sia in questa fase una priorità importante nella tua vita. Ecco alcuni suggerimenti su come ottenere il successo nella sfera lavorativa, raccolti tra vari studiosi che hanno approfondito l’argomento.milennial-2

  1. Creati una reputazione, perché il titolo di studio non basta più. Per farlo ecco alcuni must:
    • Mantieniti costantemente aggiornato sui temi vicini al tuo lavoro (questo è particolarmente vero per chi non ha in quel momento un’occupazione e rischia che le sue competenze diventino velocemente obsolete)
    • Usa i social media, in particolare Linkedin, per costruirti una reputazione, ad esempio condividendo riflessioni e scoperte sul tema del quale ti occupi (o vorresti occuparti)
    • se lavori non aver paura a chiedere e assumerti maggiori responsabilità sul posto di lavoro, ti farai la fama di un persona proattiva e potrai mettere in luce aspetti del tuo carattere e della tua preparazione che sarebbero rimasti nascosti
  2. Pensa che vivi in un ambiente liquido, all’insegna del cambiamento, dove nessun lavoro è “per sempre”. La ricerca di un nuovo lavoro dev’essere continua, la capacità di resilienza massima e la disponibilità a percorrere nuove strade sempre presente.
  3. Non rimanere senza fare niente: piuttosto che restare a casa pensa se c’è la possibilità di realizzare un’attività imprenditoriale, se ci può essere un lavoro non retribuito ma vicino alle tue aspirazioni (per lo meno contribuirà a costruire la tua reputazione). Fai del volontariato: in particolare se scelto in un ambito affine al lavoro dei tuoi sogni  questo aiuterà chi ti deve selezionare a capire che sei una persona energica e volenterosa, e ti permetterà di ottenere degli insight utili su quel settore.Millennials-infographic
  4. Non crearti l’alibi dello studio: non puoi inanellare tre o quattro diversi diplomi di master per tenerti occupato, anche se hai la fortuna di una famiglia che se lo può permettere
  5. Ricordati che è probabile che chi ti assume sia un baby boomer ex figlio dei fiori ma oggi molto attento alla forma: valuterà, sia in sede di colloquio che nei primi mesi di lavoro, come ti vesti, come ti esprimi, come e dove scrivi (meglio decisamente una mail a un messaggio su facebook)
  6. Considera il network un’altra priorità quotidiana. Mantieni i contatti senza risultare stalker, per esempio aiutando gli altri a trovare un impiego, dato che prima o poi verrà il tuo turno di essere aiutato da chi ti sarà grato per quello che hai fatto per lui (sono convinta che se fai del bene nel lavoro questo ti ritorna sempre).
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Intuito e concretezza: ecco cosa ci insegna Fulvio Aniello con il suo Fashion Times. Da semplice startup a testata da milioni di pagine visitate al mese.

PC Per noi lo ha intervistato Daniela Pellegrini, già nostra collaboratrice e mia collega in Iulm.

Daniela Pellegrini: “A 21 anni ha avuto l’idea, a 22 l’ha messa in pratica, era il 2006. Stiamo parlando di Fulvio Aniello, che insieme a Elise Lefort, è co-founder di Fashion Times, web magazine che conta oggi più di 1 milione e 1/2 di utenti unici mese e 3 milioni di pagine visitate al mese. Fulvio studiava Scienze Politiche, ma la sua voglia di fare l’imprenditore e soprattutto lo sguardo e la mente aperta a quello che stava succedendo intorno a lui lo hanno spinto a muoversi in questa avventura. “From scratch”, come dicono gli inglesi è nato Fashion Times.six-thinking-hats_650

Questo è un insegnamento per i giovani, soprattutto in un contesto business come l’attuale dove si sente e si parla solo al negativo. La capacità di utilizzare i cappelli di colore diverso, per citare E. De Bono, ha spinto Fulvio a togliersi il cappello nero, quello del pessimismo, ed indossare prima quello giallo e quello verde per individuare i punti di forza della sua intuizione e cercare idee nuove, per finire poi con il cappello blu in modo da definire e dare concretezza alla sua intuizione.

Quindi, un monito a tutti i giovani che stanno finendo gli studi e vogliono buttarsi nel mondo del lavoro e della imprenditoria: abbandonate idee pessimistiche, date sfogo alla vostra creatività ed intuizione, ma verificate la fattibilità del vostro business prima di partire.

Cosa fai in Fashion Times di cui sei co-fondatore?
Mi occupo di marketing e advertising seguendo dinamiche seo e sem.
Come hai avuto l’idea?
Ci siamo accorti, nel 2006, che mancava un magazine come Fashion Times. Ci siamo subito imposti sul web come fonte di riferimento per il settore fashion.
Fashion Times è infatti un magazine che guarda alla moda e alle mode. Non parliamo solo di abbigliamento, accessori, lusso e bellezza. Affrontiamo tutte le tematiche legate ai trends del momento. Cinema, musica, hi tech e food. Tutto il panorama lifestyle del monento. Il concetto è che anche uno yogurt può andare di moda. Schermata 2015-11-03 alle 16.33.22
Qual è la caratteristica più importante/elemento differenziante di FT?
L’applicazione di attività legate al web marketing in tutte le pubblicazioni editoriali. Un aspetto maniacale per tutto quello che riguarda l’indicizzazione sui motori di ricerca e una grandissima passione. Senza passione non riesci a importi per 9 anni. Il prossimo anno festeggeremo 10 anni di attività.
Quali sono gli errori che hai fatto e non rifaresti?
Affidarmi a persone dalle grandi promesse. Chi promette troppo, il più delle volte ti inganna. La cosa più importante è trovare le persone giuste con cui lavorare.
Cosa hai imparato dagli errori?
Ho imparato che tutti i problemi sono risolvibili e che probabilmente la prima soluzione – quella più istintiva – che ti viene in mente, è la ricetta giusta per risolvere quel determinato problema. Gli errori ben vengano. Fanno crescere e creano struttura.
Cosa consigli ad un giovane che vuole intraprendere una idea di business?
Consiglio di lanciarsi con passione. Tanto al giorno d’oggi tutto sembra difficile. La difficoltà è un parametro legato alla paura di fallire… ma sempre meglio provarci che vivere di rimpianti.”

Un invito stimolante per tutti i giovani e non solo. Gettiamo via il cappello nero del pessimismo che spesso si camuffa in ragionevolezza e ci paralizza!

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CHECK LIST PRIMA DI UN COLLOQUIO

PC Abbiamo sottolineato l’importanza del body language durante un colloquio, oggi parliamo invece di quello che dovrete dire. Prima di presentarvi a un colloquio controllate di aver fatto tutto quanto in vostro potere per arrivare preparati e usare di volta in volta le migliori argomentazioni.

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  1. Sapete tutto sull’azienda?

Su internet potete trovare dati sulle dimensioni, l’andamento della marca e del settore, la mission, i valori, il management.  Per le aziende più grandi è addirittura possibile trovare le recensioni di chi ci ha lavorato, stile tripadvisor!

  1. Sapete che ruolo ricopre chi vi intervisterà?

È molto diverso confrontarsi con chi sarà il vostro capo diretto, e quindi vorrà plausibilmente indagare soprattutto le vostre capacità specifiche di ricoprire il ruolo e capire se c’è sintonia tra di voi, o invece parlerete con il responsabile del personale, più orientato a discutere aspetti tecnici del contratto o a verificare la vostra aderenza agli standard generali della società.

  1. Sapete che ruolo dovrete ricoprire se assunti?

Sembra una domanda ovvia, ma spesso le ricerche di personale sono scritte in modo generico e confuso. Prima di sottolineare le vostre capacità non abbiate paura di fare una domanda per capire meglio di cosa vi dovrete effettivamente occupare.

  1. Sapete quali sono i vostri punti di forza e di debolezza?

Preparatevi a rispondere alle classiche domande su quali sono le vostre qualità e quali i vostri difetti, adattandole all’azienda e al ruolo per il quale state per sostenere il colloquio. Inutile elencare ad esempio (come ho fatto al mio primo colloquio) la tolleranza tra le vostre doti in un’azienda dove fare carriera consiste nel fare le scarpe a un collega, più opportuno parlare di capacità di mediazione se vi proponete come account in un’agenzia di pubblicità.

  1. Sapete perché, come persona, sareste perfetti per quel ruolo o quella organizzazione?

Senza diventare eccessivamente camaleontici, o vendervi per quello che non siete, vale la pena di volta in volta scegliere quale aspetto della vostra personalità mettere in risalto in quello specifico colloquio. Quali hobby vale la pena citare? Quali passioni?

  1. Avete preparato qualche aneddoto che sottolinei le capacità richieste dal ruolo?

È probabile che vi venga chiesto di dimostrare con un fatto veramente accaduto le vostre capacità: preparatevi qualche aneddoto vero, e se possibile non troppo agiografico. Per esempio ricordo di aver raccontato per dimostrare  la mia proattività in un colloquio per diventare l’account che avrebbe seguito Perlana, di quando con ago e filo su un set pubblicitario del principale concorrente Soflan avevo stretto un maglioncino troppo largo per la bimba che doveva sostituire quella scelta.

  1. Avete preparato la domanda a piacere?

Tutti gli intervistatori finiscono con il chiedervi se avete una domanda da fare. Come abbiamo già spiegato niente è peggio che dire di no.

Preparatevi una serie di domande e scegliete quella più logica, sulla base di quanto è stato detto fino a quel punto nel colloquio, ecco alcuni esempi:

  • Su che basi verrà valutato il mio impegno in azienda?
  • Quali caratteristiche dovrebbe avere il candidato ideale?
  • Qual è la più grande sfida che la vostra azienda dovrà affrontare nei prossimi mesi?
  • O meglio ancora: siete preoccupati per … (citate uno dei possibili problemi nei quali il settore o il prodotto potrà incorrere nel futuro)
  • come rientra nei piani a lungo termine dell’azienda questa posizione?
  1. Sapete quanto ci metterete ad arrivare (in anticipo) al colloquio?

Last but not least: controllate il percorso e prevedete l’imprevedibile (il camion che si incendia in autostrada, il treno che deraglia, la visita di Ban Ki-moon che paralizza la città. Sono tutti accadimenti reali che mi sono successi negli ultimi tre mesi, per fortuna non stavo andando a un colloquio!)

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9 dritte su come non apparire molli a un colloquio

PC Tutti ormai sappiamo che il linguaggio del corpo parla di noi più di quanto facciano le parole. Lo verifico ogni volta che faccio degli esami in università: salvo rarissime sorprese intuisco la preparazione di uno studente da come mi sì è seduto di fronte.

A un colloquio è fondamentale proiettare un’immagine di sé convincente, ma non arrogante. Per capire quali posture e movimenti utilizzare per impressionare al meglio gli intervistatori, Mashable ha chiesto a tre esperti di body language. Ecco le nove indicazioni emerse:

  1. sedetevi bene dritti sullo schienale della sediafantozzi

è un segnale automatico di sicurezza e fiducia in se stessi. Gli “sdraiati” sono avvertiti, almeno in occasione di un colloquio è opportuna una postura eretta.

  1. evitate il continuo contatto oculareowl-and-mushrooms-tanja-brandt-2__880

Al contrario di quanto si pensa un contatto oculare prolungato può risultare sgradevole, è meglio guardare diverse parti del volto della persona, cambiando ogni pochi secondi la parte che si fissa

  1. usate il linguaggio delle mani mentre parlate

La cosa peggiore è tenere le mani nascoste, perché implica che siete molto ansiosi, meglio muoverle per sottolineare quanto state dicendo

  1. mostrate i palmi

Avere i palmi rivolti verso l’alto denota onestà e impegno. In generale una postura eretta, il sorriso e i palmi aperti vi faranno apparire ricchi di energia.

  1. tenete i piedi ben piantati per terraselfie-ai-piedi-Reese-Whiterspoon

Se siete una donna non accavallate le gambe, piuttosto le caviglie. È stato scientificamente provato che è più facile rispondere a domande complesse con entrambi i piedi appoggiati al suolo

  1. migliorate la vostra camminata

Gli intervistatori spesso vi giudicano nei 10 secondi che ci mettete a entrare nella stanza: spalle indietro, collo allungato verso l’alto, passi ampi ma non eccessivi.

  1. respirate a fondo mentre ascoltate la domanda e parlate mentre emettete il fiato

Funziona allo stesso modo a tennis: inspirare quando l’avversario colpisce la palla e espirare quando la colpite voi dà molta più forza al vostro tiro e vi permette di concentrarvi maggiormente. In generale respirare profondamente è  un modo infallibile di ridurre il nervosismo.

  1. annuite mentre ascoltate

Ovviamente annuire mentre si ascolta dimostra che state ascoltando e partecipando

  1. inclinatevi verso l’intervistatore

Avvicinarvi a chi vi parla è qualcosa che viene naturale quando siete coinvolti da una conversazione, dimostrerà quindi interesse in quello che vi stanno dicendo.

Aggiungerei alla lista: non giocherellate con oggetti presenti sulla scrivania di chi vi sta facendo il colloquio, non incrociate le braccia, non toccatevi i capelli e infine due grandi classici di cui non ci stanchiamo di parlare: stretta di mano energica  e sorriso sia quando arrivate che quando ve ne andate, comunque sia andato il colloquio!

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PERSONALIZZAZIONE: LA CHIAVE PER TROVARE UN LAVORO (E UN CLIENTE).

PC Ho appena letto la case history di come Nina Mufleh, una giovane medio-orientale che vive a San Francisco, dopo aver cercato di ottenere un colloquio in Airbnb per mesi con inutili tentativi standard, sia riuscita a farsi chiamare nel giro di poche ore (e abbia guadagnato fama mondiale).005614800_1431947934-Nina_resume_1 (1)

La chiave vincente è stata la personalizzazione: ha infatti inviato un cv che dimostrava sia nella grafica che nella sostanza quanto ci teneva ad avere un lavoro proprio in Airbnb. La grafica riprendeva esattamente il look&feel di una pagina di Airbnb e presentava Nina nello stesso modo con cui viene presentata una camera o un appartamento. La sostanza dimostrava un’approfondita conoscenza del mercato digitale dei viaggi e una serie di proposte su quello che Nina avrebbe potuto fare per migliorare il business dell’azienda.

Nel mese di settembre ho invece ricevuto molte mail di questo tipo:

Gentilissimi,

desidero sottoporre alla vostra attenzione, la mia candidatura sperando di avere le caratteristiche che corrispondano ad una Vs. eventuale ricerca di personale.

A tal fine allego alla presente il mio curriculum vitae rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento ed un eventuale colloquio.

Non  voglio tornare sulle tecniche di base per evitare che una mail di presentazione venga immediatamente cestinata (per chi volesse ripassarle ecco il link).

Oggi mi preme piuttosto sottolineare il perché, a mio parere, la personalizzazione funziona. Anche senza scomodare i neuroni specchio è facile intuire che se ci comportiamo in modo simile al nostro interlocutore gli comunichiamo che vogliamo davvero entrare in relazione con lui.

Un’azienda o una marca hanno dei modi tipici di comunicare, e per essere notati e apprezzati può essere molto utile rendere il nostro messaggio il più possibile affine al loro. Questo non implica naturalmente una spersonalizzazione, ma denota:

  • capacità di capire profondamente il mondo della marca/azienda
  • desiderio di iniziare una relazione
  • disponibilità a dedicare del tempo per rendere efficace il proprio messaggio
  • affinità con il mondo dell’azienda e della marca

Quanto tempo è stato impiegato per scrivere la mail che ho riportato prima? Non più dei cinque secondi necessari per inserire il mittente e fare un copia incolla di un documento standard. Probabilmente chi l’ha fatto si sta lamentando che dopo aver inviato 1000 cv non ha ricevuto neppure una risposta, ma credo che in questo clima di concorrenza tra giovani talenti e di scarsità di offerte di lavoro sarebbe un miracolo se i responsabili delle assunzioni sentissero la curiosità di aprire l’allegato. Perché dovrebbero impiegare il loro tempo a leggere il vostro curriculum se voi non ne avete impiegato a cercare il nome della persona a cui indirizzare la mail, a capire di che cosa si occupa l’azienda e a cercare di mettere in risalto cosa potreste fare per migliorarne le performance?

Gli stessi principi valgono anche quando a un’azienda non si cerca di vendere se stessi, ma i servizi della propria azienda. È  facile cadere nella stessa trappola: aver inviato tante mail mette a posto la coscienza, così come l’aver spiegato in modo eccellente le caratteristiche del servizio che offriamo. Ma quello che ci rende davvero diversi e interessanti è far percepire al cliente che abbiamo una profonda conoscenza dei suoi valori e delle sue attività (anche questo ovviamente non ci garantisce che ci darà un lavoro, ma almeno sapremo di averci davvero provato con proattività).

Tra i modi più divertenti – anche se piacevolmente impegnativi! – di trovare un cliente ricordo una domenica mattina impiegata a fare una piccola costruzione in LEGO. A tutti i contatti stavo in quel periodo mandando, come direct marketing per presentare l’agenzia, uno di quei piccoli labirinti in legno nei quali bisogna riuscire a far arrivare la pallina di metallo fino alla fine del percorso.labirinto

Il concetto era che grazie al nostro supporto l’azienda avrebbe raggiunto gli obiettivi, evitando tutti gli ostacoli. Prima di mandarlo al nuovo direttore marketing della LEGO, Camillo Mazzola, che era stato mio cliente in un’altra azienda, mi venne l’idea di ricreare un labirinto uguale con i mattoncini. Trovai in soffitta il LEGO e costruii il labirinto, smontai uno di quelli standard per togliere la pallina e la plastica superiore, e lo resi il più funzionante possibile. Quando dopo una settimana riuscii ad avere un appuntamento con il cliente, il piccolo labirinto di LEGO era sulla sua scrivania!

 

 

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Il lavoro del futuro? Elena Sacco ci racconta cosa è emerso all’evento Job Future

11201180_1203700366312761_6010311211212588405_nPC Abbiamo chiesto a Elena Sacco, Direttore IED Management e Comunicazione Milano, di raccontarci cosa è emerso durante l’evento Job Future, che si è tenuto giovedì sera alla sede dello Ied.

Elena Sacco: “L’evento Job future aveva l’obiettivo di conoscere i nuovi orizzonti nelle professioni della comunicazione.

Abbiamo avuto una registrazione record di 144 partecipanti su Eventbrite ed in sala circa 100 partecipanti. Senza dubbio il tema era di grande interesse non solo per gli studenti ma diversi opinion leaders e il TG di La7Gold ha intervistato il parterre.

Per noi e’ stato molto interessante leggere i nuovi scenari con i protagonisti di questo mestiere e alcuni learnings sono fondamentali per poter anche adeguare la nostra offerta formativa nella direzione del mondo del lavoro. Una considerazione su tutte: la rinascita dei contenuti con la professione di content manager e copywriter sempre piu’ richiesta. Per fortuna siamo stati in grado di leggere questa tendenza in anticipo e abbiamo gia’ i secondi anni del Triennale che possono scegliere la specializzazione in Content/Copy e l’anno prossimo potranno affrontare il mondo del lavoro! Mentre abbiamo lanciato i corsi part-time di Digital Editor e Content&Copywriting per dar modo a chi già lavora di accrescere le proprie competenze.”

All’evento hanno partecipato Simona Maggini, CEO YOUNG&RUBICAM Italia/VMLSilvia Mauri, HR Director WE ARE SOCIALMaggie Priori, Brand Manager ROBERTO CAVALLIClaudio Burchi, Account Director FUTUREBRAND e Alicia Lubrani, Head of Consumer Communication SAMSUNG

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