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PERSONALIZZAZIONE: LA CHIAVE PER TROVARE UN LAVORO (E UN CLIENTE).

PC Ho appena letto la case history di come Nina Mufleh, una giovane medio-orientale che vive a San Francisco, dopo aver cercato di ottenere un colloquio in Airbnb per mesi con inutili tentativi standard, sia riuscita a farsi chiamare nel giro di poche ore (e abbia guadagnato fama mondiale).005614800_1431947934-Nina_resume_1 (1)

La chiave vincente è stata la personalizzazione: ha infatti inviato un cv che dimostrava sia nella grafica che nella sostanza quanto ci teneva ad avere un lavoro proprio in Airbnb. La grafica riprendeva esattamente il look&feel di una pagina di Airbnb e presentava Nina nello stesso modo con cui viene presentata una camera o un appartamento. La sostanza dimostrava un’approfondita conoscenza del mercato digitale dei viaggi e una serie di proposte su quello che Nina avrebbe potuto fare per migliorare il business dell’azienda.

Nel mese di settembre ho invece ricevuto molte mail di questo tipo:

Gentilissimi,

desidero sottoporre alla vostra attenzione, la mia candidatura sperando di avere le caratteristiche che corrispondano ad una Vs. eventuale ricerca di personale.

A tal fine allego alla presente il mio curriculum vitae rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento ed un eventuale colloquio.

Non  voglio tornare sulle tecniche di base per evitare che una mail di presentazione venga immediatamente cestinata (per chi volesse ripassarle ecco il link).

Oggi mi preme piuttosto sottolineare il perché, a mio parere, la personalizzazione funziona. Anche senza scomodare i neuroni specchio è facile intuire che se ci comportiamo in modo simile al nostro interlocutore gli comunichiamo che vogliamo davvero entrare in relazione con lui.

Un’azienda o una marca hanno dei modi tipici di comunicare, e per essere notati e apprezzati può essere molto utile rendere il nostro messaggio il più possibile affine al loro. Questo non implica naturalmente una spersonalizzazione, ma denota:

  • capacità di capire profondamente il mondo della marca/azienda
  • desiderio di iniziare una relazione
  • disponibilità a dedicare del tempo per rendere efficace il proprio messaggio
  • affinità con il mondo dell’azienda e della marca

Quanto tempo è stato impiegato per scrivere la mail che ho riportato prima? Non più dei cinque secondi necessari per inserire il mittente e fare un copia incolla di un documento standard. Probabilmente chi l’ha fatto si sta lamentando che dopo aver inviato 1000 cv non ha ricevuto neppure una risposta, ma credo che in questo clima di concorrenza tra giovani talenti e di scarsità di offerte di lavoro sarebbe un miracolo se i responsabili delle assunzioni sentissero la curiosità di aprire l’allegato. Perché dovrebbero impiegare il loro tempo a leggere il vostro curriculum se voi non ne avete impiegato a cercare il nome della persona a cui indirizzare la mail, a capire di che cosa si occupa l’azienda e a cercare di mettere in risalto cosa potreste fare per migliorarne le performance?

Gli stessi principi valgono anche quando a un’azienda non si cerca di vendere se stessi, ma i servizi della propria azienda. È  facile cadere nella stessa trappola: aver inviato tante mail mette a posto la coscienza, così come l’aver spiegato in modo eccellente le caratteristiche del servizio che offriamo. Ma quello che ci rende davvero diversi e interessanti è far percepire al cliente che abbiamo una profonda conoscenza dei suoi valori e delle sue attività (anche questo ovviamente non ci garantisce che ci darà un lavoro, ma almeno sapremo di averci davvero provato con proattività).

Tra i modi più divertenti – anche se piacevolmente impegnativi! – di trovare un cliente ricordo una domenica mattina impiegata a fare una piccola costruzione in LEGO. A tutti i contatti stavo in quel periodo mandando, come direct marketing per presentare l’agenzia, uno di quei piccoli labirinti in legno nei quali bisogna riuscire a far arrivare la pallina di metallo fino alla fine del percorso.labirinto

Il concetto era che grazie al nostro supporto l’azienda avrebbe raggiunto gli obiettivi, evitando tutti gli ostacoli. Prima di mandarlo al nuovo direttore marketing della LEGO, Camillo Mazzola, che era stato mio cliente in un’altra azienda, mi venne l’idea di ricreare un labirinto uguale con i mattoncini. Trovai in soffitta il LEGO e costruii il labirinto, smontai uno di quelli standard per togliere la pallina e la plastica superiore, e lo resi il più funzionante possibile. Quando dopo una settimana riuscii ad avere un appuntamento con il cliente, il piccolo labirinto di LEGO era sulla sua scrivania!

 

 

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5 ERRORI NELLO SCRIVERE LA LETTERA DI PRESENTAZIONE

PC Patrizia e io commentavamo che riceviamo abbastanza spesso dei curricula ben scritti, completi, dettagliati, ma raramente la mail o lettera di accompagnamento è altrettanto curata, e soprattutto non esprime quasi mai un reale interesse nell’azienda.

Sebbene sia comprensibile che chi sta mandando più di 1000 c.v. tenda a standardizzare, questo approccio rimane profondamente sbagliato e la mancanza di personalizzazione è particolarmente grave in un contesto dove persino l’Esselunga mi scrive usando il mio nome. In un articolo di Laura Smith-Proulx, su careerrocketeer.com, ho trovato un interessante riepilogo degli errori che spesso si compiono scrivendo la lettera d’accompagnamento e ho provato ad adattarla al contesto del marketing e della comunicazione.

1. La prima frase manca di mordente

Cercate di inserire già nella prima frase un gancio capace di catturare l’attenzione di chi vi legge, o perché sottolinea in modo impattante la vostra esperienza o perché fa capire che avete fatto una ricerca approfondita sull’azienda per la quale vi candidate. Ricordate il ragazzo di cui parla nella sua intervista Camillo Mazzola, direttore marketing di Lego? L’aver fatto delle esperienze estive a contatto con bambini e ragazzi aveva sicuramente costituito un punto di differenziazione rilevante in quel contesto.

2. Avete fatto un semplice elenco delle vostre competenze

Invece è fondamentale sottolineare innanzitutto le capacità che possono essere importanti per quella determinata azienda, in quel particolare momento. Dovete scavare nel passato dell’azienda, leggere i comunicati stampa, gli annual report, navigare nel sito aziendale, ma anche diventare fan della sua pagina facebook e scoprire sui siti di marketing e comunicazione (come pubblicitaitalia.it, youmark.it, ninjiamarketing.it e geekadvertising.wordpress.com) quali sono le sue campagne di comunicazione, in modo da capire il suo approccio nei confronti del consumatore.

3. Le vostre caratteristiche sono eccessive per il lavoro che cercate

Se vi state rassegnando a fare domanda per un lavoro che richiede una formazione meno completa di quella che avete conseguito, è inutile sottolineare che avete un master nella lettera di accompagnamento: chi vi deve assumere potrebbe preoccuparsi di prendere una persona che si sentirà da subito sottoimpiegata.

4. La vostra lettera inizia con “Gentili signori”

La lettera verrà letta da una persona in carne e ossa, il minimo che potete fare è individuare il suo nome e inserirlo nell’intestazione. A proposito: si scrive Gentile o gentilissimo dottor Caio Sempronio, senza abbreviare né il gentile né il dottore (o signore). Per trovare il nome della persona una delle strade più veloce è Linkedin.

5. La chiusura è troppo passiva o generica

Non limitatevi a ringraziare, cercate di personalizzare anche la chiusura facendo riferimento al lavoro per il quale state facendo domanda. Una persona che risponde a un’inserzione come  Community manager potrà chiudere dicendo ad esempio: “In occasione di un colloquio potremmo condividere le mie nuove idee su come potenziare la commutity on line”.

In sintesi è fondamentale che la vostra lettera indichi un genuino interesse nell’azienda e faccia capire, in poche righe, che siete la persona giusta sia in generale per la struttura (se vi candidate spontaneamente, senza sapere esattamente quale compito potreste svolgere), sia per quel posto particolare, se invece scrivete in risposta a uno specifico annuncio di lavoro. Avete altri suggerimenti? Condivideteli con noi!

L’articolo di Laura Smith-Proulx è su http://www.careerrocketeer.com/2012/05/5-cover-letter-blunders-that-kill-your-chances.html

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