INTERVISTA A MATTEO FRATTINO, MARKETING REGIONAL DEVELOPMENT MANAGER IN UNILEVER

PC Inauguriamo oggi una nuova serie di interviste, che potremmo titolare “Quelli che ce l’hanno fatta”, nelle quali intervistiamo giovani talenti che nel giro di alcuni anni hanno raggiunto posizioni di responsabilità in aziende di rilievo, con l’intento di capire cosa li ha favoriti in questo percorso. Il primo che abbiamo sentito è Matteo Frattino, che, dopo aver iniziato nel mondo della comunicazione, ha deciso di frequentare il Master Publitalia ed è poi passato dalla parte del cliente. Ha quindi lavorato con responsabilità sempre maggiori nei reparti marketing di Beiersdorf (Nivea for Men), Bolton Manitoba (Smac) Kraft (Cipster e Valle’).

Il suo titolo attuale è Marketing Regional Development Manager in Unilever, dove lavora nel centro di Innovazione Oral Care a Milano. Il suo lavoro consiste nell’adattare e implementare l’innovazione nell’ambito dell’oral care (Dentifrici, Spazzolini, Colluttori) in tutti i paesi dell’Europa Occidentale per quanto riguarda la marca globale Signal (in Italia venduta con il nome Mentadent).

Trampolinodilancio: Perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Matteo Frattino: In realtà non ci ho mai riflettuto a lungo. Il mio primo “lavoro” è stato all’interno di una Web Agency, la B Human, che ancora ricordo con piacere, anche se si trattava di uno stage. Ai tempi Internet era davvero poco conosciuto, credo abbia contato la passione per un mondo allora del tutto nuovo, la voglia di esplorare le nuove frontiere della pubblicità classica su terreni ancora tutti da valutare. Inoltre, credo sia stato valutato positivamente il non aver avuto paura nell’entrare in una realtà piccola e destrutturata.

Trampolinodilancio: Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

Matteo Frattino: Come fare a non essere banale… La voglia di assorbire come una spugna, in una realtà che ai tempi era davvero 50% comunicazione classica e 50% figure tecniche, ha sicuramente aiutato molto. In una realtà come l’agenzia – classica o web, ATL o BTL – credo che un ruolo importante lo abbiano rivestito la positività e le capacità relazionali, dato che ci si confronta ogni giorno con team di lavoro complessi e la gerarchia è abbastanza piatta: il Project Manager può discutere tranquillamente con l’AD di un progetto, non passando necessariamente dal Direttore Creativo, per esempio. La capacità di muoversi in contesti relativamente destrutturati si è rivelata un utile insegnamento anche nelle successive esperienze in azienda.

Trampolinodilancio: Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Matteo Frattino: In realtà, considero miei mentori due capi che hanno svolto due ruoli diversi nel corso della mia carriera. Non farò nomi, ma loro sanno di chi sto parlando! La prima è la mia relatrice di tesi in Tecniche Pubblicitarie, Paola, che è stata un ottimo mix di insegnamenti tecnici (se di tecnicismo si può parlare in una materia così inafferrabile) come la pubblicità e di consigli Per prendere la vita più serenamente, senza stress. Ancora oggi penso a quei momenti nelle fasi lavorative più o meno negative. La seconda è stata la prima vera capa “aziendale”,Barbara, in Bolton Manitoba, che mi ha dato quei tre/quattro piccoli consigli tecnici per poter lavorare bene nel Marketing di largo consumo.

Ne elenco alcuni, ancora fondamentali:

 – Essere analitico ma in modo semplice e sintetico

– Analizzare correttamente il P&L di prodotto

 – L’Innovazione di prodotto come processo continuo

– La gestione degli stakeholders ad alti livelli

Trampolinodilancio : Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Matteo Frattino: Ho sviluppato un percorso nel marketing classico di largo consumo, nel quale dà un vantaggio competitivo conoscere bene le dinamiche del P&L di prodotto (quindi Finance) e la comprensione delle logiche di Trade Marketing, una funzione che ha sempre più potere e sta diventando il vero centro decisionale rispetto al Marketing. Per chi entra oggi in azienda come Junior o Assistant Brand Manager ritengo fondamentale la passione e lo studio delle dinamiche Digital, nelle quali la narrazione è più complessa e difficile, ma proprio per questo sfidante e ricca di stimoli, rispetto all’ADV classica.

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Cerco una persona molto sveglia che lavori tanto

PC Questo è quanto mi scrive una mia cliente, che è anche una mia ex tesista, una delle persone che tra pochissimo intervisteremo per la nuova serie “Quelli che ce l’hanno fatta”: delle chiacchierate con i giovani di talento che hanno già raggiunto posizioni di rilievo in aziende del marketing o della comunicazione, alle quali chiederemo di condividere con noi cosa gli è stato utile nei primi anni di carriera.

La persona molto sveglia e che lavori tanto verrà inquadrata come stagista – è come ormai iniziano tutti! –  ma in un’azienda grande, innovativa e dinamica, dove sicuramente potrà imparare molto stando a contatto con la mia cliente, che già quando scriveva la tesi di laurea dimostrava capacità, determinazione e passione per la comunicazione fuori dall’ordinario. 

Lo stage è nel reparto consumer marketing e il candidato, studente o già laureato, dovra occuparsi di below the line: promozioni, materiali pop, attività di comunicazione in co-marketing con i clienti.

Se siete interessati lasciate un commento nel quale spiegate brevemente il vostro profilo e vi risponderò utilizzando la mail usata per lasciare il commento, in modo da chiedervi un c.v. aggiornato.

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INTERVISTA A MAURIZIO SALA, PARTNER E DIRETTORE CREATIVO DELLA DIGITAL AGENCY BITMAMA

PC  Con l’intervista di oggi torniamo nel mondo della comunicazione e incontriamo una delle persone che per prime ha intuito le potenzialità del digitale in Italia: Maurizio Sala, partner fondatore e direttore creativo di Bitmama, una delle principali digital agency italiane, e membro del consiglio di amministrazione di Armando Testa, la più grande agenzia italiana di pubblicità.

Maurizio, al culmine di una carriera nella pubblicità classica – che l’ha portato alla direzione creativa di Armando Testa e a vincere una serie di premi internazionali tra cui un Leone d’Oro a Cannes e un Clio Award – ha intuito le prospettive del digitale e fondato insieme ad altri professionisti, nei primi anni 2000, Testaweb, agenzia digitale di Armando Testa: un vero e proprio melting pot, dove la sua cultura di comunicazione classica si univa alle competenze digitali degli altri partner coinvolti nell’avventura. Un’unione virtuosa di competenze -che terminata l’esperienza Testaweb- è confluita in Bitmana , la società nata per meglio rispondere alle esigenze di integrazione verticale  che unisce il talento creativo di Armando Testa con l’eccellenza tecnologica del gruppo Reply (una realtà italiana leader in Europa nella  progettazione e nell’implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione ed i media digitali). Gli poniamo le solite domande.

Trampolinodilancio:  Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Bitmama?

Maurizio Sala: Dipende dal ruolo, ovviamente, perché mentre in un’agenzia di comunicazione classica i ruoli sono sostanzialmente tre (account, copy writer e art director, ai quali a volte si aggiunge lo strategic planner) in un’agenzia digitale i ruoli sono molti di più: c’è il media digitale, l’info designer, l’informatico, la coppia creativa, l’account e il project manager, due competenze simili ma al tempo stesso molto diverse fra loro.

Questo diverso aspetto strutturale del lavoro offre ai giovani molta più scelta professionale: le opportunità di trovare un’occasione sono maggiori di una volta.

Ma sempre per questo posso dire che chi entra in Bitmama oltre a vivere il digitale deve anche possedere forti capacità di lavorare in team.

Le singole competenze invece cambiano secondo il ruolo che il giovane dovrà svolgere.

Da un creativo mi aspetterò un’elevata capacità di racconto, la narrazione è infatti il cuore della comunicazione indipendentemente dal canale: il creativo deve saper coinvolgere il destinatario attraverso un racconto, di qualunque natura esso sia.

A maggior ragione nel digitale, dove il pubblico diventa un complice divertito o addirittura un co-autore del messaggio, al contrario dei modelli classici a cui basta ottenere uno spettatore soddisfatto. Quando aumenta il bisogno di coinvolgimento, cresce la necessità di mettere in campo narrazioni interessanti.

Da un info designer mi aspetterò viceversa capacità analitica e comprensione dei flussi, delle modalità di connessione ed experience da parte dell’utente. Un altro modo di pensare rispetto al creativo, eppure entrambi migliorano il proprio risultato collaborando insieme a un progetto.

Mentre nell’adv infatti a un certo punto si va in outsourcing, affidando la realizzazione a un fotografo o una casa di produzione, in un’agenzia digitale si segue il progetto fino a tutto lo sviluppo tecnologico. Si può dire che l’agenzia digitale assomiglia all’industria di Hollywood, dove per ogni film viene realizzata una società che segue il film dalla nascita fino all’uscita nelle sale.

Trampolinodilancio:  C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Maurizio Sala: Una giovane che lavorava con noi, una nativa digitale con in più un istinto naturale per la narrazione. Molto brava. Ora sta facendo un giro nell’advertising classica, curiosa di provare il magico mondo dove si girano gli spot. Anche questo è comprensibile: il comunicatore digitale è una figura relativamente recente nella nostra società, nulla a che vedere con il “mito” del pubblicitario classico che è ancora ben presente fra i giovani.

Trampolinodilancio:  In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Maurizio Sala: Il digitale ovviamente. Con budget contenuti dà risultati più sicuri e gli investitori se ne stanno accorgendo, da noi come in tutto il mondo. E’ l’unico settore in crescita, attualmente. L’evoluzione da pc a tablet/smartphone sta poi ulteriormente aumentando il bisogno delle marche di rivolgersi ai propri consumatori al di fuori dai canali classici.

Posso dire che in moltissimi casi si è ribaltato il rapporto: il digitale non è più semplicemente il complemento a un investimento in pubblicità, ma molto spesso si sviluppano direttamente progetti digitali con un supporto di comunicazione classica.

Trampolinodilancio:  Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione digital?

Di comprendere che nel digitale devi entrare in relazione con il tuo target su una tematica di suo interesse, e che questa non è necessariamente la marca che devi pubblicizzare. Questo significa che devi saperne moltissimo su di lui, per proporgli qualcosa che lo possa interessare e generare così una sua interazione nei tuoi confronti. Per certi versi il consumatore diventa parte del team.

Gli consiglierei inoltre di capire profondamente tutte le piattaforme digitali, di usare i social network e comprendere le logiche che li caratterizzano, i rituali che generano nelle persone che li frequentano.

Proverei poi a spiegargli un concetto banalissimo: il processo della comunicazione viene sempre agito da macchine. Una volta queste si chiamavano tv e radio, oggi pc, tablet, smartphone. Queste ultime sono macchine molto più complesse delle precedenti, con un’aggravante: le precedenti sono cambiate pochissimo in 50 anni mentre quelle di oggi sono già diverse da quelle dell’altro ieri.

Se crei un processo di comunicazione che per essere fruito passa attraverso delle macchine, devi inevitabilmente conoscerle, sapere come funzionano di base e cosa può farci il pubblico quando le usa. Difficile pensare a uno spot se non conosci la sintassi televisiva.

La complessità di un mestiere è anche conseguenza della complessità delle macchine coinvolte. Lo spot è semplice come è semplice la tv, mentre il digitale è più complesso. È più ricco il panorama, bisogna studiare di più, sapere più cose. Considerare la tecnologia un fattore di empowerment del messaggio e non solo un supporto da lasciare in mano ai tecnici e che ci pensino loro.

Infine gli direi che il digitale si impara anche leggendo, studiando il marketing. Per capire perché 100.000 utenti sono un target molto più fertile di 10 milioni di spettatori, devi conoscere la teoria della coda lunga. Devi sapere che la tipica curva Gaussiana dei mercati di massa si sta appiattendo ogni anno che passa e che le frange, le minoranze diventano significative proprio perché hanno passioni precise –magari strane- ma che sono disposti a spendere per soddisfarle. Altrimenti perché mai un’azienda come M&M avrebbe scelto di “perdere tempo” a fare i cioccolatini personalizzati -uno a uno- col nome della persona a cui li regali?

(ndr: per i più curiosi http://www.mymms.it/personalizzare)

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Che prodotto sei?

Chelsea

Chelsea (Photo credit: HerryLawford)

PB   Riflettendo su quanto scritto da Paola sul Personal Branding (in qualche modo usare mezzi adeguati per promuoverci come se fossimo un prodotto) e su quanto detto da Stefano Battioni (che consiglia di diventare molto bravi in una specifica disciplina), mi viene da riflettere proprio su questo considerarci come un prodotto.

Io di prodotti ne ho incrociati tanti. E non tutti li avrei infilati nel carrello.

Le caviar de legume (altrimenti  detto “tutto fumo e niente arrosto”).

In genere si occupa di budget ma non ha dimestichezza con le somme, si relaziona con i clienti ma non ha idea del loro fatturato, parla di prodotto ma non sa distinguere un cotone da una microfibra.

Questa tipologia di prodotto in genere riesce ad entrare in Azienda (è belloccio, vestito con gusto, sa le lingue, conosce un numero discreto di ristoranti, si chiama Dodo, o Gillo, o Gianfri) ma è raro che faccia carriera (a meno che il pack non sia veramente speciale e che il capo abbia voglia di scartarlo. In ogni modo la carriera dura poco).

Ben presto si svela – dopo tanto nome –  una porzione di zucchine al vapore tagliate fini. Chi le ha sul piatto invidia lo gnocco fritto del vicino (meno costoso e più gustoso) o aspira a del vero caviale. Mentre il nostro  gira da un reparto all’altro come una mascotte, sopportato con benevolenza dai colleghi come quei soprammobili di cui non riesci mai a sbarazzarti.

Il prodotto equivalente o farmaco generico

Risolve un sacco di problemi, lavora duramente e senza risparmiarsi, si è laureato di notte mentre di giorno lavorava.

Leva le castagne dal fuoco al capo e ai colleghi. Ma è così timido, riservato e selvatico che non si mette mai in luce. Si veste di invisibile e lascia sempre quell’impressione che l’Aulin ti faccia passare il mal di testa prima del Nimesulide.

Apprezzato per il suo rapporto qualità prezzo, quando si libera un posto da vero capo è difficile che entri nella rosa dei candidati. Perfetto per il banco, fatica a guadagnare la vetrina. Il rischio è che la frustrazione di vedere persone che valgono meno di lui passare davanti, lo rendano antipatico e candidato al retrobottega.

La Kelly di Hermés

E’ di tempra robusta ma aspetto delicato. Un pugno d’acciaio in guanto di velluto. Sopporta il peso delle responsabilità con leggerezza. E’ capiente, pieno di cose interessanti ma pronto ad accoglierne di nuove.

Non teme di sporcarsi le mani, ma è a suo agio in passerella.

Sa che vorrà durare a lungo e per farlo non potrà fermarsi e rinunciare a nuovi stimoli. Ma avrà la pazienza di fare lunghe soste per approfondire e diventare un punto di riferimento per le sue competenze.

Fa il suo lavoro con la passione di chi non desidera altro, ma con il distacco di chi potrebbe rinunciarci domani.

Normalmente in tutte le aziende si va a spasso con una Kelly al braccio (dentro c’è il Nimesulide) mentre un Dodi ci apre la porta dell’auto. Tu chi sei?

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E’ nato Iknowmonki, il webmagazine che cattura i nuovi trend

PC È nato il 30 marzo Iknowmonki, un webmagazine creato all’interno di IED Centro Ricerche per fare coolhunting nel design, moda, comunicazione, visual art e lifestyle.

Nei miei corsi sottolineo sempre il valore della curiosità e l’importanza di tenersi costantemente aggiornati su quanto avviene in tutti i settori vicini al mondo della comunicazione. Indubbiamente questo bellissimo giornale offre molti spunti. “Su Iknowmonki ogni post, articolo, foto o video che pubblicheremo riguarderà una tendenza” si legge nella presentazione, e ancora: “uno spazio di conversazione e incontro in cui innovazione, sperimentazione, cultura, multidisciplinarietà e protagonismo delle nuove generazioni non sono termini vaghi ma valori fondanti.”

Per noi che crediamo che le nuove generazioni meritino di avere a disposizione tutti gli strumenti per costruirsi un futuro migliore, questo giornale è sicuramente una lettura da raccomandare.

http://www.iknowmonki.it

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INTERVISTA A STEFANO BATTIONI, GENERAL MANAGER ILLVA SARONNO

PC Riusciamo nel difficile compito di intervistare Stefano Battioni, General Manager Spirits Business Unit di Illva Saronno, in uno dei pochi momenti in cui fa tappa a Saronno  tra le innumerevoli visite ai mercati esteri (India, Canada, Stati Uniti, solo per citarne alcuni). Una vocazione all’internazionalità che l’ha portato qualche anno fa a lasciare la comoda posizione di direttore marketing di Barilla a Parma (ai tempi era mio cliente e mi spiacque moltissimo) per andare a lanciare la Pasta Barilla negli Stati Uniti.

Non a caso si trova quindi a dirigere Illva che ha nel suo portfolio Disaronno (il liquore italiano più venduto nel mondo) e molti altri brand internazionali come Tia Maria, Artic Vodka, Zucca, Ron Barcelò e Isolabella. Ecco le sue risposte alle nostre consuete domande.

Trampolinodilancio:  Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Illva?

Stefano Battioni: Le caratteristiche principali che cerco nei giovani che iniziano una carriera nel Marketing sono:

  1. Curiosità, intesa come voglia di scoprire e di non fermarsi alla prima risposta che trovano.
  2. Coraggio, inteso come capacità di proporsi e di proporre le proprie idee senza omologarsi alla mediocrità per non rischiare né facendosi abbattere per le inevitabili delusioni.
  3. Concretezza, intesa come capacità di arrivare in fondo alle cose e di non sentirsi sminuiti a fare anche lavori non considerati “elevati”. Un mio vecchio capo lo chiamava anche “Istinto del Killer”.

Mi sono venute 3 C, magari se ne potrebbe aggiungere una, quella di fortuna…

Trampolinodilancio:  C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Stefano Battioni: Fortunatamente diverse persone che ho assunto avevano queste caratteristiche e tutte quelle che le avevano, le ho viste crescere e in media essere felici di quello che fanno, che è poi la cosa più importante. Un bel modo di dire americano che sposo in pieno è “fai quello che ti piace e non lavorerai un giorno in tutta la tua vita”.

Trampolinodilancio:  In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Stefano Battioni:  Viene facile dire il Digitale perché è quello in cui le idee possono svilupparsi più facilmente e anche perché di aziende in Italia che permettono di fare esperienza di marketing a 360° (Comunicazione, Innovazione di Prodotto, Trade, etc) ne sono rimaste molto poche, meno delle dita di una mano… Un consiglio assoluto però lo darei. A mio giudizio, l’era del Marketing Generalista è finita e questo è uno dei motivi per i quali, con poche eccezioni, la funzione Marketing non è più quella guida in azienda e gli uomini di Marketing fanno più fatica a raggiungere posizioni di vertice.

Trampolinodilancio:  Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Stefano Battioni:  Per i motivi spiegati prima, il consiglio è o specializzarsi e diventare molto bravi in una specifica disciplina come appunto il Marketing Digitale oppure non legarsi solo alla funzione marketing ma cercare di fare esperienza in diverse funzioni come ad esempio le Vendite, il Finance, lo Sviluppo Prodotti, sia in Italia che all’Estero. Si torna in qualche modo a persone che possiedono le tre caratteristiche descritte prima.

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Marina Abramovic e il personal branding.

Marina Abramovic at the MoMA in 2010

Marina Abramovic at the MoMA in 2010 (Photo credit: Wikipedia)

PC Sabato scorso sono stata al Pac di Milano a vedere la performance di Marina Abramovic, approfittando dell’ultimo giorno nel quale era presente di persona (il cosiddetto metodo Abramovic verrà applicato dalle sue assistenti per altri due mesi).

Ne parlo oggi per riallacciarmi a quanto ha scritto Pier Luigi Vercesi nel suo editoriale su Sette del 29 Marzo. Il direttore riportava che tanti “nei giorni scorsi, a Milano, hanno sussurrato in privato – senza il coraggio di confessarlo in pubblico – che Marina Abramovic è un genio per la sua capacità di tenere in piedi, appoggiato su chissà cosa, un tale baraccone mediatico” e concludeva chiedendosi: “Si chiama arte o marketing?”

La mia opinione è che si tratti principalmente di personal branding. La Abramovic ha saputo creare una proposta diversa (non tanto nella performance di Milano, ma sicuramente in quelle che l’hanno resa più nota, fra le più recenti:  The artist is present al Moma), rilevante per una parte di appassionati di arte moderna alla ricerca di nuovi stimoli, ha poi saputo costruire la stima del suo pubblico, proponendo sempre nuove idee coerenti con il suo personalissimo approccio, e infine la familiarità, grazie anche alla persistenza di alcuni caratteri esteriori che la rendono sempre perfettamente riconoscibile: in particolare i lunghi capelli neri.

Diversità, rilevanza, stima e familiarità sono i 4 pilastri che costituiscono l’immagine di una marca nel modello BAV sviluppato a livello internazionale da Young & Rubicam. Un modello che misura il valore delle marche,  che proveremo a usare per definire le azioni più indicate per la costruzione del proprio personal branding o per il suo miglioramento.

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Il privilegio di amare il proprio lavoro

PC Sto leggendo il bellissimo nuovo libro di Edoardo Nesi – Le nostre vite senza ieri, Bompiani – del quale parlerò sicuramente in un prossimo post, perché è dedicato proprio ai giovani di oggi, i primi nella storia ad avere ereditato dai loro genitori un mondo più povero e con meno prospettive, ai quali cerca di fornire (come nel suo piccolo fa questo blog) la fiducia necessaria ad aggredire il futuro.

Oggi desideravo riportarvi la citazione di Primo Levi messa in esergo al libro, che anticipa un concetto ben spiegato da  Stefano Battioni – General Manager di Illva Saronno – nell’intervista che posteremo lunedì (e che condivido pienamente).

Se si escludono istanti prodigiosi

e  singoli che il destino ci può donare,

l’amare il proprio lavoro (che purtroppo

è privilegio di pochi) costituisce

la migliore approssimazione concreta

alla felicità sulla terra.

Primo Levi

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SCOPRIAMO SE SIAMO ACCOMULATORI DIGITALI

Corriere della Sera

Corriere della Sera (Photo credit: Niccolò Caranti)

PC Ho ricevuto molti commenti al post sulla gestione dei documenti e della posta elettronica, che mi hanno da un lato rincuorata (non sono l’unica che tiene tutto, ma non trova niente) dall’altro sensibilizzata sulla necessità di fornire degli strumenti in più per una corretta archiviazione anche dei documenti. Cominciamo ad anticipare il suggerimento di Giulia che in tutti i suoi file, di qualsiasi tipo, mette a piè di pagina il percorso e il nome del file, la data e il numero delle pagine di cui consta. Prossimamente anche delle indicazioni per la corretta titolazione del documento, per la quale chiederemo nuovamente aiuto a un nostro amico più esperto di noi.

Nel frattempo potete divertirvi a scoprire se siete, come me, «digital hoarder», cioè ‘accumulatori digitali, rispondendo alle 10 divertenti domane di Severgnini, uscite sul Corriere della Sera di ieri (l’articolo completo su http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_marzo_29/Perche-non-gettate-le-vecchie-email-Le-dieci-domande-per-scoprirlo-beppe-severgnini_675e55aa-7960-11e1-a69d-1adb0cf51649.shtml)

1)Conservate tutte le email spedite e ricevute? Le prime risalgono al governo Dini?

2) Il numero dei vostri contatti Skype, sommato a quello degli amici su Facebook e dei follow su Twitter è pari agli abitanti del Molise?

3) Cancellare documenti vi provoca piccoli disturbi psicosomatici?

4) Le vostre fotografie sono distribuite su quattro piattaforme (telefono, iPad, portatile, computer fisso)? L’immagine in cui, dopo la cena nel rifugio, sembrate al sesto mese di gravidanza, vi perseguita, cari Luca e Marco?

5) Lo schermo del vostro computer, affollato di microscopiche icone, sembra un cimitero di guerra in cui non sapete trovare la lapide?

6) In ogni tasca, cassetto o borsa tenete almeno una chiavetta Usb? E non avete idea di cosa ci sia dentro?

7) Avete esaurito nomi di figli/animali domestici e, per le vostre moltissime password, dovete ispirarvi ai protagonisti dei recenti scandali (StateBoniInLombardia, For-Me-Gone012, Lusi-spoglia-Margherita)?

8) Impiegate più tempo a cercare un documento che a scriverlo di nuovo?

9) Copiate tutte le foto su dozzine di Cd, e li numerate usando sempre lo stesso pennarello indelebile?

10) Infine: conservate floppy disk, dicendo che potrebbero interessare ai vostri figli?

Io ho risposto sì senza riserve alla maggior parte e “sì, quasi” alle altre.

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Iulm presenta la prima indagine su formazione dei neolaureati e professioni

IULM University of Milan

IULM University of Milan (Photo credit: Wikipedia)

PC Il 16 Aprile in Iulm verrà presentata la prima edizione di un’indagine che mette a confronto la formazione dei neolaureati italiani e i profili professionali di cui hanno bisogno le imprese. La ricerca individua quali sono i settori di eccellenza e quali invece le aree su cui è necessario migliorare la formazione universitaria per garantire un accesso migliore al mercato del lavoro. L’indagine ha coinvolto 200 grandi aziende italiane e rappresenta  la prima ricerca realizzata in Italia che analizza il gap tra il sistema universitario e le necessità delle imprese.

La ricerca sarà presentata Lunedì 16 aprile nell’ Aula Magna della Iulm, dalle 10 alle 13. L’evento è aperto al pubblico. Per partecipare all’incontro è però necessario iscriversi compilando il modulo che si trova sul sito Iulm a questo link:  http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/news-e-eventi/notizie/osservatorio-professioni

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