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Edoardo Nesi spiega perchè i giovani sono l’unica via d’uscita dalla crisi

PC La Rivista on line Gli Amanti dei Libri ha recentemente intervistato Edoardo Nesi, e partendo dal suo ultimo libro – Le nostre vite senza ieri (vedi post del 30 marzo)- il giovane intervistatore gli ha chiesto di commentare la situazione dei giovani, che non solo si trovano a vivere le difficoltà odierne che non hanno avuto nemmeno la libertà di favorire, ma se ne sentono pure kafkianamente colpevolizzati! Ne “Le nostre vite senza ieri” lei propone delle strade che loro possono percorrere e che si fondano sull’indebitarsi.”

Edoardo Nesi: “E’ veramente una cosa insopportabile questa e penso che voi giovani dovreste veramente incazzarvi per questa situazione. Io lo sento dir spesso: questi giovani non hanno voglia di far nulla, questi giovani non hanno iniziativa, questi giovani sono deludenti. Chi dice questo compie un atto non solo di miopia, ma di estrema ingenerosità. Chi sa bene le cose, sa che dagli anni ’50 fino all’inizio degli anni ’80 erano tempi in cui era, diciamo, facile fare impresa. Perché c’erano tre cose fondamentali per far prosperare un’impresa: un mercato per i propri prodotti, il più grande possibile; la possibilità di ottenere credito bancario, non per forza a tassi bassi perché da sempre l’industria italiana è riuscita a crescere anche con tassi alti; un clima positivo in Italia verso l’impresa. E’ impensabile pensare che il debito sia un marchio d’infamia. Il debito è una componente irrinunciabile di ogni economia. Non c’è quasi azienda al mondo che non abbia un debito da restituire. Il debito è il modo in cui un’azienda può finanziare le idee dei giovani, coloro che oggi meritano e non hanno. Purtroppo, si è spezzato il meccanismo secondo cui si finanziavano le idee di chi meritava e non aveva. E’ questo il problema. Leggevo stamattina quello che ha detto Draghi (n.d.r.: il giorno prima dell’intervista a Nesi, Draghi ha espresso la convinzione che la crisi ha colpito soprattutto i giovani e la necessità di non sprecare il capitale umano che essi rappresentano se si vuole condurre l’Europa intera a una ripresa economica). Io il libro gliel’ho mandato, ora non so se l’abbia letto! I giovani sono l’unica via d’uscita. Non ne esistono altre. Le aziende che oggi esistono sono guidate da settantenni, così come da settantenni è guidato il nostro paese. Queste aziende probabilmente hanno già dato quello che dovevano dare. Ora, c’è bisogno di aziende completamente nuove. Ma questo è un meccanismo antico. Noi siamo stati fermi per 20 anni e non abbiamo compiuto niente di tutto ciò che serviva e che nella storia dell’economia è sempre avvenuto. E’ sempre stato normale per le aziende il fatto di essere rigenerate dall’arrivo di aziende, prodotti, idee nuove.”

Condivido in pieno questa analisi e credo che solo aiutando i giovani a entrare nel mondo del lavoro possiamo davvero sperare di costruire un futuro migliore per tutti.

L’intervista completa a questo link: http://www.gliamantideilibri.it/archives/8560

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Il privilegio di amare il proprio lavoro

PC Sto leggendo il bellissimo nuovo libro di Edoardo Nesi – Le nostre vite senza ieri, Bompiani – del quale parlerò sicuramente in un prossimo post, perché è dedicato proprio ai giovani di oggi, i primi nella storia ad avere ereditato dai loro genitori un mondo più povero e con meno prospettive, ai quali cerca di fornire (come nel suo piccolo fa questo blog) la fiducia necessaria ad aggredire il futuro.

Oggi desideravo riportarvi la citazione di Primo Levi messa in esergo al libro, che anticipa un concetto ben spiegato da  Stefano Battioni – General Manager di Illva Saronno – nell’intervista che posteremo lunedì (e che condivido pienamente).

Se si escludono istanti prodigiosi

e  singoli che il destino ci può donare,

l’amare il proprio lavoro (che purtroppo

è privilegio di pochi) costituisce

la migliore approssimazione concreta

alla felicità sulla terra.

Primo Levi

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