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INTERVISTA A MATTEO ORLANDI BRAND MANAGER GIORGIO ARMANI

PC Matteo Orlandi si è laureato a Lugano, perché l’università offriva un corso di laurea in marketing e usava l’inglese come lingua ufficiale (opportunità che si sta valutando solo ora anche in Italia).

Matteo Orlandi

L’ho conosciuto che era il giovanissimo assistente marketing di un mio cliente, e anche in quel ruolo, necessariamente operativo, è riuscito a colpirmi per la sua precisione ed efficienza. Con una chiacchierata durante un pranzo di lavoro (che si svolgeva nel bar di una piscina pubblica, l’unico posto dove fosse possibile mangiare qualcosa nella periferia desolata di Agrate) ho scoperto – complice il contesto! – che era appassionato praticante di molti sport. Per questo, quando Patrizia mi ha chiesto di segnalarle un giovane product manager bravo e molto sportivo per il lancio della linea EA7 di Armani, non ho avuto dubbi che Matteo sarebbe stato perfetto (purtroppo la società mia cliente per la quale lavorava stava per cambiare proprietà, quindi sapevo di non creare problemi a nessuno favorendo un cambiamento che Matteo stava già sicuramente valutando).

A Orlandi, che quindi è da alcuni anni brand manager in Giorgio Armani, chiediamo innanzitutto perché pensa di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Matteo Orlandi: “La sincerità. Al primo colloquio non sei mai preparato, ma mi sono presentato così com’ero: studente appena uscito dall’università e con poche esperienze sul campo. Ho messo in luce quelli che sapevo essere i miei punti di forza e quello che avrei voluto fare. Poi ho chiesto cosa cercavano, ed ho ascoltato tutto. Ricordo ancora la frase: sei disposto a viaggiare? I miei occhi si illuminarono.”

Trampolinodilancio:  “Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?”

Matteo Orlandi: “Ho avuto la fortuna di fare marketing, area dove le relazioni con le persone sono alla base. Oltre alle competenze universitarie, quello che ha contato di più è stato sapersi muovere a tutti i livelli: direttore, manager, colleghi, magazzino. L’università mi ha insegnato a parlare in pubblico, a fare presentazioni, ad avere idee e saperle raccontare.”

Trampolinodilancio:  “Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?”

Matteo Orlandi: “Il primo capo era il direttore trade marketing di una azienda di bicchieri. Non mi  ha insegnato molto in modo diretto, ma piuttosto ho osservato i suoi talenti. Era molto brava con i clienti, a trovare soluzioni per loro, fare prodotti ad hoc, lavorare sulle offerte e sui prezzi. Aveva uno spunto creativo per suggerire nuove collezioni e sapeva come dare al giusto cliente il giusto prodotto.”

Trampolinodilancio:  “Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?”

Matteo Orlandi: “Da lui ho capito l’importanza dei numeri, del rigore, della sintesi. Si possono fare nel marketing tante cose, tutte belle e divertenti, ma è compito di chi fa questo mestiere trovare sempre il perché delle cose, dimostrarle con delle ricerche e portarle avanti con decisione. Ho visto anche cosa vuol dire fare scelte difficili perché giuste; ho imparato anche che non sempre ci sono soluzioni.”

Trampolinodilancio:  “Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?”

Matteo Orlandi: “Mi manca molto una competenza finanziaria e contabile. Durante gli studi è sempre stato per me il nodo più duro da sciogliere, ma ora manca un po’ la sicurezza su questi aspetti fondamentali.”

PB  Il brief datomi dal mio capo per trovare il product manager di EA7 era il seguente: giovane (il budget era basso e l’impresa necessitava una buona dose di inconsapevolezza) , bello (avrebbe dovuto lavorare direttamente con l’ufficio stile che appunto, sullo stile, è piuttosto intransigente), sportivo (no calcio, solo sport di nicchia, perché il calcio è monopolizzato dalle multinazionali e ha costi insostenibili), povero (cioè doveva essere affamato di successo, ambizioso, abituato a lottare per ottenere una posizione).

Matteo era indubbiamente giovane, di lineamenti delicati, faceva canottaggio. Non ho avuto cuore di chiedergli il conto in banca per verificare che fosse povero (anche le indicazioni del capo vanno filtrate). Quest’anno EA7 vestirà ufficialmente gli atleti Italiani durante le Olimpiadi 2012 di Londra. Se anche non era proprio povero povero, deve aver fatto un buon lavoro.

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INTERVISTA A MATTEO FRATTINO, MARKETING REGIONAL DEVELOPMENT MANAGER IN UNILEVER

PC Inauguriamo oggi una nuova serie di interviste, che potremmo titolare “Quelli che ce l’hanno fatta”, nelle quali intervistiamo giovani talenti che nel giro di alcuni anni hanno raggiunto posizioni di responsabilità in aziende di rilievo, con l’intento di capire cosa li ha favoriti in questo percorso. Il primo che abbiamo sentito è Matteo Frattino, che, dopo aver iniziato nel mondo della comunicazione, ha deciso di frequentare il Master Publitalia ed è poi passato dalla parte del cliente. Ha quindi lavorato con responsabilità sempre maggiori nei reparti marketing di Beiersdorf (Nivea for Men), Bolton Manitoba (Smac) Kraft (Cipster e Valle’).

Il suo titolo attuale è Marketing Regional Development Manager in Unilever, dove lavora nel centro di Innovazione Oral Care a Milano. Il suo lavoro consiste nell’adattare e implementare l’innovazione nell’ambito dell’oral care (Dentifrici, Spazzolini, Colluttori) in tutti i paesi dell’Europa Occidentale per quanto riguarda la marca globale Signal (in Italia venduta con il nome Mentadent).

Trampolinodilancio: Perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Matteo Frattino: In realtà non ci ho mai riflettuto a lungo. Il mio primo “lavoro” è stato all’interno di una Web Agency, la B Human, che ancora ricordo con piacere, anche se si trattava di uno stage. Ai tempi Internet era davvero poco conosciuto, credo abbia contato la passione per un mondo allora del tutto nuovo, la voglia di esplorare le nuove frontiere della pubblicità classica su terreni ancora tutti da valutare. Inoltre, credo sia stato valutato positivamente il non aver avuto paura nell’entrare in una realtà piccola e destrutturata.

Trampolinodilancio: Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

Matteo Frattino: Come fare a non essere banale… La voglia di assorbire come una spugna, in una realtà che ai tempi era davvero 50% comunicazione classica e 50% figure tecniche, ha sicuramente aiutato molto. In una realtà come l’agenzia – classica o web, ATL o BTL – credo che un ruolo importante lo abbiano rivestito la positività e le capacità relazionali, dato che ci si confronta ogni giorno con team di lavoro complessi e la gerarchia è abbastanza piatta: il Project Manager può discutere tranquillamente con l’AD di un progetto, non passando necessariamente dal Direttore Creativo, per esempio. La capacità di muoversi in contesti relativamente destrutturati si è rivelata un utile insegnamento anche nelle successive esperienze in azienda.

Trampolinodilancio: Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Matteo Frattino: In realtà, considero miei mentori due capi che hanno svolto due ruoli diversi nel corso della mia carriera. Non farò nomi, ma loro sanno di chi sto parlando! La prima è la mia relatrice di tesi in Tecniche Pubblicitarie, Paola, che è stata un ottimo mix di insegnamenti tecnici (se di tecnicismo si può parlare in una materia così inafferrabile) come la pubblicità e di consigli Per prendere la vita più serenamente, senza stress. Ancora oggi penso a quei momenti nelle fasi lavorative più o meno negative. La seconda è stata la prima vera capa “aziendale”,Barbara, in Bolton Manitoba, che mi ha dato quei tre/quattro piccoli consigli tecnici per poter lavorare bene nel Marketing di largo consumo.

Ne elenco alcuni, ancora fondamentali:

 – Essere analitico ma in modo semplice e sintetico

– Analizzare correttamente il P&L di prodotto

 – L’Innovazione di prodotto come processo continuo

– La gestione degli stakeholders ad alti livelli

Trampolinodilancio : Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Matteo Frattino: Ho sviluppato un percorso nel marketing classico di largo consumo, nel quale dà un vantaggio competitivo conoscere bene le dinamiche del P&L di prodotto (quindi Finance) e la comprensione delle logiche di Trade Marketing, una funzione che ha sempre più potere e sta diventando il vero centro decisionale rispetto al Marketing. Per chi entra oggi in azienda come Junior o Assistant Brand Manager ritengo fondamentale la passione e lo studio delle dinamiche Digital, nelle quali la narrazione è più complessa e difficile, ma proprio per questo sfidante e ricca di stimoli, rispetto all’ADV classica.

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