The Vortex cerca giovani collaboratori

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PC The Vortex è una società di formazione al digitale, che nasce per colmare i gap di conoscenza dei media digitali quali strumenti di marketing, comunicazione e business. Per la sua sede di Milano, The Vortex cerca nuovi collaboratori: dei giovani professionisti del marketing e della comunicazione digitale che abbiano voglia di intraprendere una dinamica esperienza lavorativa.I candidati devono avere buona padronanza della lingua inglese ed una grande dimestichezza con i nuovi media, i social network e i dispositivi mobile e verranno inseriti nella struttura attraverso uno stage.

A conferma dell’importanza del fare personal branding attraverso gli strumenti digitali, e in primis Linkedin, per poter accedere alla selezione è necessario inviare il link del proprio profilo LinkedIn a info@thevortex.it: un profilo aggiornato è il minimo che ci si aspetta da un giovane che vuole lavorare nel 2012 nell’ambito digitale!

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Il bello di dire SI’

PB  Recentemente mi sono imbattuta in uno di quegli articoli (tipici dei magazine femminili) che spiegano come imparare a dire NO.

Dire NO per ricavare tempo per sé, per fare carriera, per migliorare il proprio lavoro.

Come se il dire troppi SI’ fosse cosa da donnicciole, incapaci di pianificare con virile determinazione la propria carriera.

Eppure io ho sotto il naso esempi di successo professionale di chi forse ha esagerato con i SI’ senza calcolare bene le conseguenze, senza calibrare con cura gli svantaggi e i vantaggi, senza quantificare nel dettaglio le conseguenze. Persone che hanno cambiato il loro ruolo in azienda perché è stato loro riconosciuto un nuovo status dopo che se lo erano già conquistato sul campo (una modellista diventata stilista perché con la scusa della vestibilità aveva creato un modello poi divenuto best seller, un Area Manager diventato Direttore Vendite perché tappava i buchi delle zone scoperte con generosità e efficacia, un Marketing Manager che si è preso anche il Prodotto e poi è diventato Marketing Director a furia di elargire consulenze ai colleghi).

E poi invece vedo molti esempi di frutti avvizziti prima di essere maturati, grazie a tutti i loro NO, alle riserve di fronte ai rischi, alla misurazione dei mai sufficienti vantaggi. Con il risultato di rimanere immobili sulle proprie posizioni, pieni di meticolosa e sterile intelligenza.

Credo che di fronte al rischio (di non vedere riconosciuto il proprio lavoro, di non essere pagati abbastanza, di fare troppo in cambio di poco) sia preferibile abbondare in fiducia che in prudenza.

Anche la natura mi pare segua lo stesso esempio (un sacco di uova perché nasca un pesciolino, un sacco di km nella savana per trovare una valle lussureggiante, un sacco di sbucciature sulle ginocchia per imparare ad andare in bici)

La eccessiva prudenza, il calcolo meticoloso dei punti di forza e dei punti di debolezza di una nuova proposta, spesso hanno un effetto castrante.

Chiedere ad un primo colloquio quando sono le vacanze è agghiacciante. Le vacanze sono sacrosante, ma parlarne al primo incontro è come parlare di alimenti post divorzio al primo appuntamento.

La prudenza è buona cosa nella maturità, quando si ha una carriera da amministrare, non da cominciare. Lasciamo agli esordi tutta la generosità irrazionale del proprio tempo, della propria persona, del proprio sorriso. E fantastichiamo di paesi lontani e incontri straordinari: a dire SI’ spesso i sogni si avverano, anche sogni che non credevamo di potere sognare.

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Le selezioni di X Factor e l’elevator pitch

PC Gli anglosassoni chiamano elevator pitch la capacità di dare una buona impressione e porre le basi per l’acquisizione di un nuovo cliente con pochissime frasi: in sostanza come fare new business nel tempo di un viaggio in ascensore (che sebbene sui grattacieli americani sia più lungo che da noi, rimane  comunque un percorso breve che obbliga ad essere molto efficaci).

Ieri sera su Sky Uno le selezioni di X Factor mi hanno ricordato che sono molte le occasioni nelle quali un breve scambio di parole è sufficiente perché l’interlocutore si faccia un’idea e si crei un giudizio su chi gli sta davanti e decida se vuole approfondire la conoscenza . Per questo ho pensato di riportarvi alcune buone regole che si usano per ottimizzare l’elevator pitch, ma possono esservi utili in molte occasioni (per X Factor 2012 ormai è tardi, ma sicuramente lo ripetono il prossimo anno).

La premessa è che l’elevator pitch nasce come risposta a una domanda che vi pone una persona appena incontrata (ma che intuite potrebbe esservi utile diventando un vostro nuovo cliente o facilitatore nel trovare un nuovo  lavoro). La domanda è: “che cosa fai?” .

Ieri gli occhi dei quattro giudici di X Factor si sono  illuminati davanti a un giovane di 20 anni che ha risposto: “riparo le caldaie, se la gente ha l’acqua fredda mi chiama e io risolvo il problema.” Alla stessa domanda due ragazze hanno risposto: “Le mantenute”, spiegando che non trovando lavoro erano mantenute dai genitori. Le ragazze erano stonate e fuori tempo (mentre il riparatore di caldaie era un usignolo) ma l’impressione è che ancora prima di cantare le due si fossero giocate qualsiasi chanche.

Preparatevi quindi la risposta a “che cosa fai”, tenendo presente alcune regole indicate da Tony Scelzo per l’elevator pitch.

Tenete a mente il vostro scopo

Il vostro scopo è quello di creare curiosità nell’interlocutore, in modo che ci sia l’occasione per un successivo incontro nel quale avrete modo di presentare meglio voi stessi e i servizi che offrite.

Siate concisi e efficaci

Spiegate con poche e semplici parole l’utilità dei vostri servizi o la passione che mettete nel fare il vostro lavoro. Quelli che a X Factor riescono a fare capire con una frase che il canto e la musica sono per loro come l’aria che respirano partono già con l’attenzione piena dei giudici (poi ci sono le eccezioni: una giovane economista ha intrattenuto ieri sera con racconti buffi che nulla c’entravano con il canto per poi rivelarsi la voce più originale e emozionante della puntata.)

Parlate con passione

Non dimenticate l’importanza della comunicazione non verbale e cercate di trasferire passione e convinzione attraverso il tono e la cadenza che usate. Spesso la persona che avete davanti non capirà al primo incontro esattamente cosa fate o cosa potete fare per lei, ma resterà colpita dall’entusiasmo che mettete in quanto dite.

In fondo l’obiettivo dell’elevator pitch è ottenere la possibilità di “cantare” per il vostro possibile cliente o datore di lavoro: se avrete o meno successo dipenderà poi ovviamente dalle vostre capacità.

Le regole complete  su http://stringcan.com/news-views/bid/223468/4-Things-to-Elevate-Your-Elevator-Pitch

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Benetton lancia un progetto globale a sostegno dei giovani disoccupati

PC La nuova campagna di comunicazione di Benetton è dedicata al disoccupato dell’anno e si propone di sensibilizzare sul tema della disoccupazione giovanile. Il progetto Unemployer of the Year nasce nell’ambito delle attività della Fondazione Unhate, e propone – oltre a una campagna pubblicitaria in cui i giovani disoccupati sono testimonial – un concorso che premierà con 5 mila euro ciascuno i primi cento progetti che riceveranno più voti dalla comunità on line, tra tutti quelli che saranno presentati alla gara (in bando un totale di 500 mila euro)

I giovani non occupati dai 18 ai 30 anni potranno presentare proposte di progetti da sostenere che abbiano  una ricaduta sociale concreta sulla loro comunità e proposte di progetti in diversi ambiti (compreso quello artistico) sul sito web della Fondazione Unhate.

“La nuova campagna di comunicazione di United Colors of Benetton presenta un ritratto realistico della società di oggi e affronta attivamente un problema attuale, quello della non occupazione giovanile e del potenziale conflitto tra generazioni, per presentarlo sotto una luce nuova e valorizzare il grande capitale umano dei giovani”, ha affermato Alessandro Benetton, presidente di Benetton Group, presentando la campagna. “Non possiamo cambiare il mondo, ma United Colors of Benetton vuole usare la propria voce per farsi portabandiera dei giovani, celebrarne la forza e il valore”.  

In un’intervista a  Vanity Fair ha aggiunto di sentirsi parte in causa di quella che chiama «la bomba a orologeria dello scontro generazionale», per quanto riguardo il suo successo sa di aver avuto la fortuna di  “nascere in un momento, in una famiglia, in un luogo che ti offrono la possibilità di costruirti un futuro”, ma sostiene anche che “nella vita non vince il più forte né il più veloce, vince quello che si adatta meglio. Intelligenza è adattabilità. Capire chi hai di fronte, la situazione in cui sei e adeguare alle circostanze il tiro. Nelle aziende come nella vita».

La notizia ha già scatenato un vivace dibattito, proprio tra i giovani disoccupati, ci piacerebbe avere anche il vostro parere.

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COME ESSERE BRILLANTI IN UN COLLOQUIO TELEFONICO

PC La scelta di un candidato spesso inizia con un colloquio telefonico preliminare: per questo è fondamentale usare il giusto tono, essere precisi, esprimere sicurezza di sé e padronanza della situazione. Personalmente ho sempre avuto una sorta di fobia per il telefono, ma nel corso degli anni ho dovuto abituarmi a usarlo per telefonate delicate, magari non per ottenere un posto di lavoro, ma per argomentare un progetto o risolvere delle situazioni critiche. Anche per questo motivo ho trovato molto utili i consigli di un sito che si occupa di individuare una nuova carriera a lavoratori qualificati (www.internsover40.blogspot.in) su come essere brillanti in un colloquio telefonico.

Isolatevi

Le interviste telefoniche vi mettono in condizione di svantaggio perché potete utilizzare solo la voce come strumento di comunicazione. L’impressione che avrà di voi chi vi fa il colloquio telefonicamente emerge esclusivamente dai suoni che gli arrivano dal telefono. Se siete distratti il vostro eloquio ne risentirà.

Pianificate la telefonata

Con l’uso del cellulare, purtroppo può succedere che telefonate anche importanti vi raggiungano in momenti poco adatti alla concentrazione. Cercate, se la situazione lo consente, di pianificarle: se questo non dipendesse da voi, al momento della telefonata tentate il più possibile di isolarvi dalle distrazioni sia visive che auditive (non sempre si riesce: recentemente ho ricevuto un’importante telefonata proprio mentre ero all’interno di un bar con la musica a massimo volume. Ho ripiegato nel parcheggio, dove però un elicottero sorvolava l’area. Mentre frugavo in borsetta alla ricerca di quaderno e penna è arrivato un camion della spazzatura che si è messo a svuotare i cassonetti. Se da quella telefonata fosse dipesa la mia assunzione sono certa che non avrei mai ottenuto il posto). Provate quindi a programmare data e ora della vostra intervista telefonica esattamente come fareste con un’intervista di persona (e non andate al bar all’ora concordata).

State in piedi

Come ben sanno i cantanti la voce esce meglio se si è in piedi. Non solo: nell’articolo si suggerisce di camminare e sorridere, perché questo si rispecchia nella qualità della voce.

Cercate di ottenere anche un colloquio de visu

Il vostro obiettivo durante l’intervista telefonica dovrebbe essere quello di assicurarvi anche un colloquio di persona, che vi permetterà sicuramente di essere più efficace nello spiegare il vostro background e le vostre aspirazioni.

Preparatevi le risposte alle domande più frequenti

Di seguito alcune domande che vengono generalmente poste nelle interviste telefoniche, in modo che possiate prepararvi anticipatamente le risposte. Vi permetterà di essere più sciolti e precisi e di dare un’impressione di competenza e sicurezza.

  • Mi dica qualcosa di lei
  • Cosa sa della nostra azienda?
  • Come è venuto a sapere di questa posizione?
  • Qual è il suo salario attuale (una domanda alle quale soprattutto le donne, più spesso di quanto si pensi, non sanno rispondere, in particolare se si parla di stipendio lordo)
  • Quali sono le sue aspettative in termini salariali?
  • Perché sta cercando una nuova posizione?
  • Quali sono i suoi punti di forza?
  • Quali quelli di debolezza?
  • Ha qualche domanda?

Preparatevi le domande che farete

Le domande voi farete a chi vi intervista sono importantissime, vi aiutano a dirigere la conversazione e a capire se l’azienda fa per voi. Non esitate a chiedere dettagli sulla posizione che vi viene proposta e non dimenticate di domandare quando potete chiamare per avere un feedback.

In bocca al lupo!

http://internsover40.blogspot.in/2009/10/how-to-thrive-in-phone-interview.html?goback=%2Egde_37401_member_143018637

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INTERVISTA A MARIAVITTORIA DI STASI LUXOTTICA VOGUE EYEWEAR BRAND DIRECTOR

Mariavittoria Di Stasi Vogue Eyewear Brand Director

PC Ci sono aziende che ci permettono di essere più ottimisti, perché uniscono un approccio etico al business con risultati di vendita in controtendenza rispetto alla crisi generale. Una di queste è sicuramente Luxottica, che affianca una politica di coinvolgimento del personale da sempre particolarmente illuminata con risultati di crescita a due cifre (i risultati consolidati del secondo trimestre e del primo semestre di Luxottica Group  per il periodo  che si è chiuso il 30 giugno scorso  vede un  fatturato pari a 1,8 miliardi di euro e un +15,2% – l’utile netto ammonta a 195,5 milioni di euro, ovvero +20,6%).

Ci sono persone che ci permettono di essere più ottimisti perché uniscono un approccio etico, caratterizzato da correttezza e rispetto nei confronti dei fornitori, con la determinazione necessaria ad ottenere dei risultati importanti. Una di queste è sicuramente Mariavittoria Di Stasi, che ha lasciato il sole di Salerno (dove è nata e si è laureata con lode in ingegneria chimica) prima per la nebbiosa  Parma, dov’è entrata come stagista in Barilla e l’ha lasciata come Group Product Manager e poi per  l’uggiosa Varese, dove era marketing manager su Lindt. È quindi approdata a Milano, in Luxottica, come Trade e Marketing Director di Luxottica Italia, ed è stata, a inizio anno, promossa Brand Director a livello internazionale per  Vogue Eyewear, la seconda marca per vendite dopo Ray Ban.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare nel marketing di Luxottica?

Mariavittoria Di Stasi: Imprenditorialità (sentire l’azienda come propria), passione (credere in ciò che si fa e coinvolgere gli altri al raggiungimento dell’obiettivo), flessibilità (e’ un’azienda dalle tante facce, divisa tra passato e futuro, con il cuore nei monti agordini e la testa nei mercati internazionali) 

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Mariavittoria Di Stasi: Più di una persona a prescindere da ruolo e seniority. In comune hanno un buon mix di visione ed intelligenza emotiva (che consente loro di sapere dove andare e capire anche qual e’ il giusto modo di raggiungere il risultato).

Trampolinodilancio: Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro?

Mariavittoria Di Stasi: Ne darei due:

– arrivare preparati al colloquio sul tipo di azienda (idealmente includendo le caratteristiche/ valori) per farsi subito un’idea della compatibilità tra domanda e offerta

 – essere se stessi valorizzando i propri punti di forza e le affinità con l’azienda ma senza “bluffare ” troppo perché i nodi vengono sempre al pettine…

Trampolinodilancio: In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Mariavittoria Di Stasi: Più che di settore, oggi le maggiori opportunità sono in alcune regioni del mondo che viaggiano a tutt’altra velocità. A parte i ” soliti” Brasile, India e Cina, ultimamente sono molto promettenti Australia e Canada. Il mio invito e’ di valutare aziende/settori che lavorino con queste geografie  e aprirsi a esperienze internazionali.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Mariavittoria Di Stasi: Una volta “entrati” in azienda, e’ fondamentale entrare in empatia con gli altri per imparare da chi ha più esperienza e creare il giusto contesto per lavorare bene.

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I sette modi per motivare i migliori talenti

PC Anche in una situazione di concorrenza agguerritissima per il posto di lavoro i manager devono porsi il problema di come motivare i talenti che già lavorano per loro, sia per evitare che cerchino migliori opportunità, sia per assicurarsi il fatto che mettano entusiasmo e passione in quello che fanno. Questo è particolarmente vero in questi De-Motivating Times, come li definisce Brad Remillard (ChiefExecutives.net), autore di un interessante vademecum su come motivare i Top Talent: infatti è ora più difficile usare le classiche leve in auge quando le risorse a disposizione erano maggiori (aumento di stipendio, passaggio di livello, corso di aggiornamento, …).

Vediamo i sette suggerimenti di Remillard, che trovo molto sensati:

1. è importante dare obiettivi e valutarne il raggiungimento

Anche in tempi difficili bisogna definire degli obiettivi per l’azienda, e, a cascata, per i talenti all’interno dell’azienda, in modo che possano sentirsi motivati quando li raggiungono: l’importante è stabilire obiettivi concreti e raggiungibili e dare una tempistica ragionevole.

2. ci deve essere una cultura aziendale che deve essere capita e seguita

In particolare i top talents si rendono conto se all’interno dell’azienda non è chiara la missione aziendale o se i comportamenti reali non corrispondono alla cultura stabilita “sulla carta”. Le grandi multinazionali sono molto abili nel definire la loro cultura e comunicarla (vedi a proposito le interviste a Camillo Mazzola, direttore marketing di Lego e a Marco Casale, direttore marketing di Whirpool), le piccole e medie aziende italiane, a parte qualche caso eccellente, hanno invece ancora molto da migliorare in quest’ambito.

3. sono fondamentali il rispetto e l’apprezzamento

Anche le piccole cose fanno la differenza con i top talents che devono sentirsi apprezzati, ascoltati, inclusi nel processo decisionale, consultati.

4. dare con coerenza un feedback

In modo più formale che nel punto 3 è importante dare un riconoscimento all’andamento del top talents: bisogna trovare il tempo (con scadenza regolare possibilmente) per sedersi insieme, valutare i loro progressi e ascoltare le loro esigenze (anche se non sempre sarà possibile esaudirle).

5. lodare l’impegno

È vero che in questi tempi difficili già il fatto di avere un lavoro può essere fonte di soddisfazione, ma essere lodati per un lavoro ben svolto o per l’impegno che si dedica alle proprie mansioni è sempre qualcosa che motiva molto un top talent (e anche le persone meno dotate!).

6. far crescere il talento

Le persone di talento ci tengono molto a crescere, appena possibile sarà opportuno dar loro l’opportunità di apprendere nuove capacità, lavorando con gruppi interfunzionali ad esempio o seguendo corsi di aggiornamento. Questo miglioramento nelle competenze oltre che motivarli li renderà più bravi nel lavoro che fanno già.

7. incentivare l’auto-motivazione

I migliori talenti tendono ad avere una buona capacità di auto-motivazione, questa andrebbe però incentivata attraverso l’esempio diretto e attraverso la creazione di una cultura aziendale che misura e premia il lavoro ben fatto e l’impegno.

I manager che in tempi difficili riescono a assicurarsi la fedeltà dei migliori talenti sono quelli che al momento della ripresa potranno godere i benefici di un team valido e motivato.

L’articolo originale su http://chiefexecutive.net/seven-ways-to-motivate-top-talent-in-de-motivating-times?goback=%2Egde_932837_member_147759778

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Ricordi delle vacanze

PB  Quest’anno ho fatto vacanza in Egitto (giù, giù, quasi in Sudan) in un villaggio tra mare e deserto per ammirare (con maschera e boccaglio) la barriera corallina.

Mentre i turisti passavano il tempo in acqua a pancia in giù (fuori dall’acqua non era onestamente possibile sopravvivere) ustionandosi le spalle e pinneggiando, uno sparuto manipolo di giovani italiani si occupava del loro benessere.

Ragazzi tra il 19 e i 24 anni, in attesa di trovare il lavoro della loro vita in Italia o in un altrove dove non vivere in ciabatte infradito, lavoravano tra il palcoscenico e l’acqua, unendo a mio avviso una esperienza professionale  a una esperienza esistenziale che li renderà migliori.

Qualche caso mi è rimasto impresso e ve lo voglio raccontare.

Martina fa la biologa. Ha circa 23 anni e conosce tutti i pesci della barriera. Due volte al giorno (alle 11 del mattino e alle 4 del pomeriggio) accompagna i turisti a fare snorkeling. Li istruisce su come muoversi, come pinneggiare senza danneggiare il corallo. E poi parte nuotando e raccontando del pesce Pagliaccio nell’anemone, della murena nella tana, del pesce Leone, del Picasso, delle tartarughe.

Alla sera, dopo cena, per un’ora con le sue slides fa lezione sui coralli, sui pesci ossei, su quelli cartilaginei.

Benestanti professionisti e scalmanati bambini, ascoltano in silenzio incantati dalla sirena bambina, dalla sua professionalità e dalla sua grazia.

Silvia, licenziata da una palestra milanese in crisi di abbonamenti, ha poco più di 20 anni. In attesa di ritrovare il suo lavoro in palestra, fa lezione di fitness e acquagym alle signore in vacanza. Tutte tornano a casa più toniche e grate alla energica istruttrice per averle rimesse in riga.

Gianmarco, ballerino diciannovenne, è la piccola stella del villaggio. Lui fa il coreografo, balla, fa il cabaret. Piace a tutte le signore che hanno per lui attacchi di amore materno. Lo visitano se è malato (c’erano molti medici tra i turisti), lo filmano con la videocamera, gli danno consigli per il suo futuro. Lui sogna una vita speciale e diversa. Ma non lo fa dal divano di casa.

Camilla e Eugenio si occupano dei bambini. Sono i più belli, lei è la Fata, lui il Big Gim. Leggono fiabe e ballano la break dance. Veri idoli per i nanerottoli che li inseguivano adoranti tra la piscina e la spiaggia.

L’impressione che ho avuto da questa “generazione perduta” (come la ha definita Repubblica il 21 agosto dopo l’intervento di Mario Monti al Festival di Rimini) è stata di grande ammirazione.

A casa le cose non vanno bene. In attesa che si sistemino, giovani e coraggiosi, sono partiti per una destinazione piuttosto scomoda, per un lavoro dove si cambia interlocutori ogni 7 giorni, per sei mesi filati lontani da casa, per uno stipendio non milionario.

A me questi ragazzi sono piaciuti. E, superata la dissenteria, la malinconia, la nostalgia, si scopriranno più forti al loro rientro a casa. Non solo personalmente (ché saranno più solidi e autonomi), ma soprattutto professionalmente.

Da domani una esperienza così nei CV che mi toccherà di esaminare, varrà come punto di merito per le mie selezioni.

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INTERVISTA A MARTA TOVAGLIERI: COME DIVENTARE FOOD BLOGGER

Marta Tovaglieri

PC Una delle strade per affermarsi nel mondo della comunicazione e per imporre il proprio brand personale è quella di aprire un blog, che a volte, attraverso un po’ di fortuna e molta perseveranza, può diventare anche un vero e proprio lavoro.  Oggi intervistiamo una giovane blogger che è riuscita nel giro di pochi anni a trasformare una grande passione se non in un lavoro, almeno in un secondo lavoro.

Parliamo con Marta Tovaglieri, meglio nota sul web con lo pseudonimo di  Streghetta in Cucina, con il quale ha aperto a fine 2008 il suo blog di ricette (www.streghettaincucina.com). Marta in parallelo continua a lavorare nell’azienda di famiglia seguendo la produzione del prodotto per tutto l’iter, dal primo prototipo fino alla conclusione della collezione.

Reputation Manager ha recentemente analizzato il fenomeno dei food-blogger, che da semplici amanti della cucina diventano importanti influencer in rete, dove hanno più seguito di famosi chef grazie alla loro capacità di padroneggiare i social media. Non a caso i reparti marketing delle aziende alimentari sono molto interessate al loro contributo.  

Chiediamo a Marta di raccontarci come si diventa food blogger e  com’è  cominciata la sua passione:

Marta Tovaglieri: Cucinare mi è sempre piaciuto fin da bambina. Poi ho iniziato a scrivere su dei forum  on line e nel confrontarti con gli altri, nel raccontare, scopri e impari tantissime cose.

Ho avuto un periodo difficile nel quale cucinavo per non pensare al resto.  Finché, a fine 2008, ho aperto il blog, che prima era principalmente un diario, poi sono arrivati i primi viaggi stampa per visitare le aziende, gli inviti agli eventi e la passione è cresciuta!

Trampolinodilancio: Come funzionano questi viaggi stampa?

Marta Tovaglieri: L’azienda ti invita per un paio di giorni a visitare la produzione, generalmente in occasione del lancio di nuovi prodotti, mentre partecipi dai copertura dell’evento attraverso live twitting e poi, se sei rimasta colpita positivamente dal prodotto e dell’esperienza, ne parli liberamente nel blog. A me è successo solo una volta che il prodotto non era all’altezza delle mie aspettative e non ne ho ovviamente parlato nel blog.

Poi ci sono aziende con le quali collaboro a pagamento, per esempio Kraft  mi ha chiesto di sviluppare una ricetta in 3D con un loro prodotto e mi ha coinvolto in diversi progetti.

Trampolinodilancio: E adesso stai anche per pubblicare un libro…

Marta Tovaglieri: Il libro è nato perché ero a un evento, una gara di risotti con Allan Bay (noto giornalista nel settore enogastronomico), che ha apprezzato il mio lavoro e mi ha chiesto di scrivere un libro! (per i curiosi e golosi il libro s’intitola Pasticceria Salata, Ed. Gribaudo e sarà nelle librerie dal 5 Settembre, ndr)

Trampolinodilancio: Cosa vorresti aver studiato di più nel tuo corso di studi?

Fortunatamente mi è capitato prima di aprire il blog di fare il REC in bevante e alimenti, che mi è stato molto utile nella mia veste di “Streghetta in cucina”. Vorrei però fare un corso più specifico per avere tutte le competenze per cucinare per gli altri, con una vera e propria abilitazione professionale, ma purtroppo sono corsi molto lunghi che ora non ho il tempo di frequentare.

Trampolinodilancio: Cosa auspichi per il tuo futuro?

Marta Tovaglieri: Mi piacerebbe scrivere altri libri di cucina e continuare a lavorare con le aziende di food nella creazione di nuove ricette.

Il sogno nel cassetto sarebbe aprire una piccola panetteria artigianale…è un sogno un po’ ambizioso!

Ringraziamo Marta e le auguriamo di riuscire a realizzare tutti i suoi sogni. Speriamo anche voi come noi abbiate trovato interessante questa carriera in un settore della comunicazione un po’ diverso e sicuramente innovativo.

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Donne, multitasking e luoghi comuni

PB A metà agosto Paola ha scritto un post sul multitasking che mi ha dato il coraggio di ammettere pubblicamente: io non sono capace di fare bene tante cose in contemporanea.

Per anni ho letto che le donne sarebbero capaci di svolgere un numero elevato di attività in contemporanea con grande efficacia. Io no. Meno femminile delle femmine “normali”? L’incapacità di essere la   Dea Kalì  si univa ad altri indizi  inquietanti (le donne amano la casa? Io potrei vivere felice in un motel. Le donne hanno il senso della cura e dell’accudimento? Io sogno un valletto che si occupi di me full time). Forse il mio DNA è danneggiato.

Ora la scienza mi scagiona: il multitasking riduce la produttività.

E in effetti come al solito arriva lo studio che conferma quanto un po’ di buon senso aveva già indovinato: chi non sa che fare il bagnetto a un neonato e cuocere una bistecca in contemporanea aumenta i rischi che uno dei due elementi o anneghi o bruci?

Che se ci si infila la giacca mentre si lavano i denti, si arriva in riunione con un davantino di micropois bianchi imbarazzanti?

Che se scrivi una e mail sul black barry mentre fai la rampa dell’autostrada o ti schianti, o al meglio, infili così tanti errori che sembrerai un demente al tuo interlocutore?

Quindi, approfittiamo a piene mani dei vantaggi organizzativi che la rete ci dà nel reperire informazioni, tenere contatti, spedire messaggi,  ma prendiamo il tempo e soprattutto l’attenzione necessaria per fare una cosa per volta.

Se durante una riunione qualcuno dei miei collaboratori guarda la posta, o ha chiesto un permesso perché stiamo aspettando un messaggio urgente inerente all’argomento della riunione, oppure deve lasciare in tasca il BB: sono così rari i momenti in cui possiamo eviscerare tutti insieme un problema che è un peccato sprecarli facendo cose che possiamo fare dopo!

Le persone che lavorano con noi hanno diritto ad avere la totale attenzione per il periodo che abbiamo ritenuto opportuno dedicare loro: possiamo negoziare sulla durata, non sull’attenzione dedicata a una attività.

Vacanze di un mese o di una settimana? In ogni modo vacanze!

Al lavoro part time o con gli straordinari? Gli amici, i parenti, i compiti dei bambini aspetteranno la fine della giornata lavorativa!

Cena con le amiche di scuola? Non stiamo al telefono con il fidanzato!

Come è irritante sentire chi sotto l’ombrellone chiacchiera tutto il giorno di contratti e budget, così sono insopportabili i genitori che chiamano nonne e tate dall’ufficio ogni mezz’ora per sapere se il bimbo ha fatto la merenda.

Naturalmente ci sono delle eccezioni: Paola si è laureata lavorando (in agenzia)  e studiando (sulla metropolitana linea rossa). Non è forse mai scesa alla fermata sbagliata e ha passato persino l’esame di statistica. Ok, va bene. Posso però almeno dire che non c’entra con il fatto che è una femmina?

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