Ricordi delle vacanze

PB  Quest’anno ho fatto vacanza in Egitto (giù, giù, quasi in Sudan) in un villaggio tra mare e deserto per ammirare (con maschera e boccaglio) la barriera corallina.

Mentre i turisti passavano il tempo in acqua a pancia in giù (fuori dall’acqua non era onestamente possibile sopravvivere) ustionandosi le spalle e pinneggiando, uno sparuto manipolo di giovani italiani si occupava del loro benessere.

Ragazzi tra il 19 e i 24 anni, in attesa di trovare il lavoro della loro vita in Italia o in un altrove dove non vivere in ciabatte infradito, lavoravano tra il palcoscenico e l’acqua, unendo a mio avviso una esperienza professionale  a una esperienza esistenziale che li renderà migliori.

Qualche caso mi è rimasto impresso e ve lo voglio raccontare.

Martina fa la biologa. Ha circa 23 anni e conosce tutti i pesci della barriera. Due volte al giorno (alle 11 del mattino e alle 4 del pomeriggio) accompagna i turisti a fare snorkeling. Li istruisce su come muoversi, come pinneggiare senza danneggiare il corallo. E poi parte nuotando e raccontando del pesce Pagliaccio nell’anemone, della murena nella tana, del pesce Leone, del Picasso, delle tartarughe.

Alla sera, dopo cena, per un’ora con le sue slides fa lezione sui coralli, sui pesci ossei, su quelli cartilaginei.

Benestanti professionisti e scalmanati bambini, ascoltano in silenzio incantati dalla sirena bambina, dalla sua professionalità e dalla sua grazia.

Silvia, licenziata da una palestra milanese in crisi di abbonamenti, ha poco più di 20 anni. In attesa di ritrovare il suo lavoro in palestra, fa lezione di fitness e acquagym alle signore in vacanza. Tutte tornano a casa più toniche e grate alla energica istruttrice per averle rimesse in riga.

Gianmarco, ballerino diciannovenne, è la piccola stella del villaggio. Lui fa il coreografo, balla, fa il cabaret. Piace a tutte le signore che hanno per lui attacchi di amore materno. Lo visitano se è malato (c’erano molti medici tra i turisti), lo filmano con la videocamera, gli danno consigli per il suo futuro. Lui sogna una vita speciale e diversa. Ma non lo fa dal divano di casa.

Camilla e Eugenio si occupano dei bambini. Sono i più belli, lei è la Fata, lui il Big Gim. Leggono fiabe e ballano la break dance. Veri idoli per i nanerottoli che li inseguivano adoranti tra la piscina e la spiaggia.

L’impressione che ho avuto da questa “generazione perduta” (come la ha definita Repubblica il 21 agosto dopo l’intervento di Mario Monti al Festival di Rimini) è stata di grande ammirazione.

A casa le cose non vanno bene. In attesa che si sistemino, giovani e coraggiosi, sono partiti per una destinazione piuttosto scomoda, per un lavoro dove si cambia interlocutori ogni 7 giorni, per sei mesi filati lontani da casa, per uno stipendio non milionario.

A me questi ragazzi sono piaciuti. E, superata la dissenteria, la malinconia, la nostalgia, si scopriranno più forti al loro rientro a casa. Non solo personalmente (ché saranno più solidi e autonomi), ma soprattutto professionalmente.

Da domani una esperienza così nei CV che mi toccherà di esaminare, varrà come punto di merito per le mie selezioni.

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