Archivi categoria: Soft Skills

Come fare carriera alla cena di Natale

PB   Natale. Tutti in famiglia il 24 e il 25 Dicembre. Ma le celebrazioni con il circolo più allargato delle nostre relazioni partono già da S. Ambrogio!

La pizzata di Zumba, la mostra con le amiche di infanzia, l’aperitivo con gli ex colleghi e… il brindisi o la cena aziendali!

Un incubo per molti divisi tra la tentazione di bigiare e quella di vestirsi come Moira degli elefanti per farsi finalmente notare da quell’inaccessibile adone del Controllo di Gestione (e dare il definitivo due di picche al nerd dei Sistemi Informativi).

Non sono una grande fan del momento ludico al lavoro (il barbecue con il capo la domenica nei film americani mi fa rabbrividire e alle cene di lavoro preferisco le cene con gli amici) ma semel in anno licet insanire (una volta l’anno è lecito impazzire), quindi via libera agli auguri di Natale al lavoro, ma con qualche accorgimento.

Ecco le regole fondamentali per sapersi comportare alla Cena di Natale aziendale: un errore può essere fatale alla propria carriera!

Regola numero Uno: al brindisi di Natale si va.

Non esistono scuse, impegni precedenti, timidezze all’ultimo minuto, raffreddori, malattie.

Ho un paio di esempi di colleghi brillanti che hanno fatto scelte diverse sulla cena di Natale, in Dolce & Gabbana, qualche anno fa.

R., super lavoratrice e sgobbona, carina, timida, fedele. Non va mai alle cene di Natale perché si sente un po’ fuori luogo, è timida, non ha legato bene con le colleghe che trova sguaiate e caciarone. Il direttore di divisione, ignaro del suo effettivo contributo al lavoro, si è però accorto benissimo della sua assenza al brindisi: R. è evidentemente poco aziendale, poco motivata, non ha commitment sufficiente per essere tra i migliori.

P., brillante, pasticcione, intelligente , ingarbugliato è stato investito a Londra, durante un viaggio di lavoro, da un’automobile. Settimane di ospedale e preoccupazioni. Alla cena di Natale, direttamente dall’aeroporto, accompagnato dalla sorella, passa per fare un brindisi. Rimane alla cena di Natale per 15 minuti. Che gli sono valsi più della chiusura del budget. Chi prima lo considerava uno svampito lo ha rivalutato come genio e sregolatezza.

Regola numero Due: al brindisi di Natale si va puntuali.

 La scena di quello oberato che deve finire la e mail e arriva tardi al brindisi credendo di fare la parte del secchione sbaglia di grosso: l’Amministratore Delegato è lì con il bicchiere in mano, con il discorso pronto. Arrivare 5 minuti dopo non fa lavoratore indefesso , fa villano o al meglio disorganizzato. Se è riuscito a arrivare il tempo chi gestisce un Consiglio di Amministrazione e gli Azionisti, come mai non ci è riuscito un Junior PM?

Regola numero Tre: al brindisi di Natale si va con abito e accessori adeguati.

Un piccolo dettaglio colorato, un abito elegante, un rossetto rosso.

Qualcuno si è occupato di preparare la festa per voi. Probabilmente da ottobre l’ufficio del personale e i servizi generali hanno pensato a location, menù, cadeau. Il Direttore Generale ha firmato decine di biglietti di auguri.

Fate in modo anche voi di essere in ordine per la festa e non di parerci caduti per errore, con la felpa e il berretto di lana in testa.

La vostra camicia bianca o una spilla a forma di albero di Natale (io ne ho una bellissima, regalatami da Antonio G. quando eravamo ragazzetti e colleghi in Swatch, che uso da allora tutti gli anni come un amuleto e un portafortuna) verranno apprezzati dal vostro capo e dai vostri colleghi. Importante: non state andando a un matrimonio e neanche all’addio al celibato. Non siete neanche dei promoter di Harrods. La giacca rossa e la barba di ovatta non sono quello che intendo per piccolo dettaglio natalizio.

Regola numero Quattro: al brindisi di Natale si va per festeggiare (no slides, no sbronza).

Alla cena di Natale ci si comporta in modo informale ma non si esagera.  E’ l’occasione per vedere in un contesto meno formale i propri colleghi, per scoprire che quella biondina pallida che si occupa di licenze truccata e con i capelli raccolti è quasi bellissima, che il capo è un appassionato di vela, che il magazziniere è un comico pazzesco e che la cena a base di insaccati è problematica per il collega mussulmano (era mussulmano?).

Vietato parlare di lavoro operativo e portare documenti a cui dare un’occhiata.

Vietato però esagerare con l’informalità: quelle stesse persone le ritroveremo domani in giacca e cravatta in ascensore.

Ricordo ancora un capo ubriaco su un tavolino che ballava, scarpe in mano. I collaboratori erano allibiti. Come vedere la mamma che bacia l’idraulico. Non si fa.

Ricordo uno stuolo di fanciulle del customer service vestite come per andare in discoteca civettare, troppo, con tutta la rete agenti (dalla Sicilia alla Val d’Aosta in grande spolvero). Tipo “cene eleganti” della cronaca recente. Non si fa.

Ricordo una segretaria alticcia che insisteva, troppo, per far ballare un ingessatissimo capo. Come quegli animatori  che trascinano con la forza riottosi volontari sul palcoscenico del villaggio vacanze. Non si fa.

Regola numero Cinque (per i capi) : al brindisi di Natale si va preparati

E’ una occasione per vedere tutti i collaboratori e non solo i primi livelli. Per fare un breve riassunto dei risultati raggiunti e per far conoscere gli obiettivi del nuovo anno.

Il discorso deve essere breve e informale, deve avere il carattere della celebrazione (ringraziamento e augurio) e non del rimprovero o del cazziatone (per questi brindisi c’è tempo tutto l’anno).

Essere preparati per un breve discorso, anche se poi condotto a braccio, è un segno di attenzione e rispetto per chi ha lavorato tutto l’anno e lo farà ancora per quello a venire, a volte più gratificante del panettone.

BUON ANNO!

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Come trovare un lavoro trovando lavoro agli altri

PC Nel saggio che sto (un po’ faticosamente) leggendo – The Moral Molecule di Paul J. Zac – l’autore sostiene, in estrema sintesi, che quando trattiamo bene il prossimo, o trasmettiamo serenità, o ci fidiamo degli altri il nostro cervello produce una molecola chiamata ossiticina che si traduce in una sensazione di benessere e felicità.animal-altruism02

Essere altruisti sarebbe quindi, in realtà, un comportamento estremamente egoista.

Gli psicologi sostengono che un atteggiamento altruistico (altruismo deriva da latino alter: altro) nasce da una motivazione profonda ad aiutare gli altri, senza la pretesa di possibili ricompense (la ricompensa nascerebbe, secondo Zac, dal senso di appagamento e felicità attivato dall’ossiticina).

Un risvolto positivo è che, nella mia esperienza, ho scoperto che nella ricerca del lavoro l’altruismo porta sempre un grosso vantaggio: se aiutate gli altri a trovare un lavoro prima o poi saranno loro che vi aiuteranno a trovarne uno.

Mi è infatti spesso capitato di trovare un lavoro a dei giovani laureati o di segnalare per un nuovo impiego o progetto persone già occupate. Nel lungo termine questo impegno come sensale, che ho sempre svolto per creare soddisfazione non solo in chi cercava lavoro ma anche in chi lo offriva, mi ha portato non solo gratitudine e fiducia da entrambe le parti ma anche ingaggi e progetti.

Ecco quindi alcuni consigli pratici per giovani talenti o affermati professionisti che spero vi possano essere utili per rafforzare sempre di più la rete nella quale operate e sfruttare l’opportunità di essere altruisti:

  • se siete un nerd smanettone e vi propongono uno stage in un’azienda specializzata in sport estremi (e la prospettiva vi alletta quanto il bungee jumping) oltre a declinare proponete per quel posto l’amico super fit, che vive con lo zaino in spalla;
  • se siete un consulente e un cliente vi chiede di svolgere un compito al di fuori della vostra portata o esperienza, piuttosto che fingervi tuttologi, conquistatevi la sua fiducia proponendo una persona del vostro network che è più specializzata in quell’ambito;
  • se siete appassionate di lettere antiche che vestono solo di grigio e verdone, o dentro di voi alberga ben nascosta un’amante della moda con la vocazione al marketing che non aspetta altro che uscire dal bozzolo (Patrizia ti ricorda qualcuno?) oppure per quel posto da Zara vi conviene suggerire una persona più adatta a cogliere e sfruttare le ultime tendenze del fast fashion;

e inoltre:

  • segnalate anche ai vostri amici i cacciatori di teste con i quali siete in contatto, diventerete una fonte attendibile di professionalità per i reclutatori e sarete quindi i primi con i quali condivideranno le loro necessità (e a volte sarete proprio voi la persona più adatta per quel lavoro);
  • siate aperti e curiosi, cercate di capire cosa fanno e cosa potrebbero fare i vostri amici, collaboratori, conoscenti: da questo bagaglio di conoscenze potrà nascere l’idea di proporli per un nuovo lavoro e la possibilità di rendere felice chi cercava proprio quel tipo di professionalità;
  • condividete le vostre esperienze, anche negative; potranno aiutare gli altri a evitare di ripercorrete i vostri stessi errori. A volte è meglio essere sinceri e mostrare le proprie debolezze, se volete che gli altri pensino che potreste aver bisogno di un aiuto;
  • aiutate un’altra persona a trovare un lavoro, a migliorare le sue attuali condizioni, ad avere migliori relazioni sul posto di lavoro: oltre a crearvi un amico vi farà sentire meglio l’aver fatto qualcosa di utile;
  • non dimenticatevi i vecchi amici, che fanno parte di circoli che possono essere molto diversi da quelli che ora frequentate. Attraverso i social network adesso è facile mantenere queste relazioni. Restare in contatto con persone con background e interessi diversi non solo vi aiuterà a pensare in modo più creativo ma amplierà il numero di persone e professionalità che potrete suggerire per un nuovo lavoro.

A questo link la conferenza TED in cui Paul Zac spiega cosa ci spinge ad avere fiducia negli altri e comportarci in modo moralmente utile (rispetto al libro – che trovate su Amazon – grazie al video si apprezza il fatto che Paul è un uomo affascinante, anche se ha la pessima abitudine di girare con una siringa con la quale cerca, per confermare la sua teoria, di fare un prelievo a chi sta vivendo un momento di felicità).

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

CONSIGLI DAL MASTER TRA CULTURA E GENTILEZZA

PB Un paio di settimane fa ho partecipato a una tavola rotonda allo IED con gli studenti che, prossimi alla conclusione del Masterbrand, si sono confrontati sul tema del lavoro (come scegliere, come farsi scegliere).

Oltre ai ragazzi c’erano alcuni professionisti e manager (io tra loro) con il compito di indicare ai giovani diplomandi il metodo per cadere in piedi (o almeno seduti dietro una scrivania) dopo essere stati catapultati fuori dalla scuola.

Il campionario dei manager era vario e divertente. Ma soprattutto sono emersi consigli che voglio condividere con voi.

1) Prima di avere l’ansia di essere scelti, usate il vostro tempo per scegliere e studiare bene l’azienda o l’agenzia per la quale vorreste candidarvi. Quali sono i suoi prodotti? la sua filosofia? chi sono i suoi clienti? le sue campagne? il suo stile?

2) L’azienda che scegliete vi deve assomigliare almeno un po’: c’era tra i relatori Benedetta, brand manager di Red Bull. Dopo il suo intervento (super energetico, volitivo, proattivo, assertivo) ho pensato che la taurina che mettono nella lattina di Red Bull la avessero cavata direttamente dalla sua bile e ho desiderato bere una camomilla.

A fianco c’era Ruggero, ligure, intellettualmente malinconico, sofisticamente indolente. Sicuramente uso al pessimismo della ragione, non lo conosco abbastanza per sapere se indulga all’ottimismo della volontà, ma credo di sì dato che era lì a dispensare qualche buon consiglio ai ragazzi ed è un imprenditore: quelli che vogliono lavorare nella sua agenzia  credo debbano frequentare Tolstoj e sapere che la Lega Lombarda , prima di essere la canotta di Bossi, era un’altra cosa.

3) Spegnete la tv e leggete. Tanto.

4) Sappiate l‘inglese molto bene.

5) Fate un’esperienza all’estero, poi tornate.

6) Non siate presuntuosi . Claudio (pacato e saggio Account Director in agenzia), ha snocciolato una serie di richieste in cui gli è capitato di imbattersi esaminando cv di giovani candidati (dal livello atteso “dal quadro in su”,  alle limitazioni di orario) chè quasi (bah, no, non fino a questo segno) avresti riabilitato la Fornero e i suoi choosy.

7) Fate sempre bene qualsiasi lavoro: le occasioni vengono dalle relazioni e lasciare una buona memoria (anche come barista, studente, stagista) è quasi sempre l’origine di una carriera. Lo è stato per tutti i cinque relatori presenti e, statisticamente, vorrà pur dire qualcosa.

8) Non lamentatevi mai , ma abbiate una opinione.

9) Non presentate al vostro capo problemi ma soluzioni. Quelli di sotto risolvono i problemi di quelli di sopra. Sempre.  A scalare fino al Primo Ministro.

10) Siate disponibili, generosi del vostro tempo, della vostra energia.

11) Seguite le vostre passioni, i vostri gusti.

Lorenzo, altro ligure rubato alla costa per realizzare i suoi sogni nell’entroterra, è stato DJ per caso (con picchi di popolarità sullo struscio bolognese), ma regista per vocazione. I suoi video sono buffi e talentuosi, a volte commoventi.

13) Siate caparbi, ma anche un po’ fatalisti: non fatevi scoraggiare, rialzatevi sempre. Alcuni fallimenti spesso si rivelano produttivi. Saper perdere è una bella arte e ci rende più simpatici.

Ultimo ma non ultimo, siate gentili e amate la bellezza: la vita è troppo breve e troppo bella per sprecarla in compagnia di villani, in luoghi oscuri.

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Nasce Fidenia, una start up dedicata al mondo della scuola

FideniaMatteo Achilli, del quale abbiamo avuto modo di parlare come innovativo creatore della start up Egomnia, ci ha segnalato un’altra start up, di nome Fidenia, che verrà lanciata oggi nel mondo della scuola digitale (e-learning, condivisione di file multimediali tra professori e studenti, social network tra professori, studenti, genitori, e-commerce di libri accademici, registro elettronico, …): parliamo della prima piattaforma di Social Learning italiana.

Matteo ha partecipato al progetto come Egomnia perché il progetto Fidenia nasce dalla sinergia di vari attori: innanzitutto, i docenti, gli alunni, i dirigenti, le famiglie che ci hanno seguito in ogni fase di sviluppo del portale; in secondo luogo, Matteo Achilli che ha partecipato all’iniziativa con il suo entusiasmo e la sua esperienza di startupper; in terzo luogo, un’azienda leader nella distribuzione di libri scolastici, TXT Spa, che ha saputo cogliere i nuovi stimoli presenti nel mondo education; infine, uno staff tecnico, situato a Matera, che ha realizzato un prodotto veramente unico. Il tutto coordinato da Davide Tonioli, laureato in Filosofia, ma con una netta vocazione per il digitale e una particolare attenzione per le evoluzioni del segmento education, sia per quanto riguarda la creazione di contenuti innovativi (soprattutto in campo editoriale), sia per quanto riguarda i cambiamenti di linguaggi e ambienti della cosiddetta “didattica 2.0”.

«Fidenia è un portale assolutamente unico nel panorama italiano» ci ha detto Davide Tonioli, «ideato e sviluppato a stretto contatto con professori e studenti per creare un prodotto realmente in linea con le nuove esigenze della scuola 2.0. Invitiamo pertanto tutti coloro che hanno a cuore il destino della scuola italiana di fronte al grande “bivio digitale” a visitare il nostro sito e ad iscriversi gratuitamente: in questo modo, si renderanno immediatamente conto della facilità d’utilizzo di Fidenia e dell’efficacia di tutte le funzionalità che abbiamo studiato e realizzato».

A partire da oggi i docenti e gli studenti di tutta Italia avranno quindi a disposizione un nuovo importante strumento digitale per dialogare e condividere risorse Fidenia, definito dagli autori il primo “social learning” dedicato alla scuola che affianca alla comodità della comunicazione “social” la presenza dei più avanzati e moderni strumenti di e-learning. I professori potranno creare le proprie classi virtuali, inviare verifiche online e test a risposta multipla, conservare i propri file in uno spazio personale in “cloud” e all’occorrenza condividerli con la propria classe o con altri docenti. Gli studenti potranno a loro volta inviare i propri elaborati direttamente sul portale e dialogare con compagni e professori, creare gruppi di studio e lavorare simultaneamente su materiale didattico condiviso.

Inoltre attraverso Fidenia il materiale prodotto tramite la quotidiana attività didattica si apre al web. Ogni utente di Fidenia potrà infatti cercare all’interno di un’apposita “libreria virtuale” gli appunti, le tesi, gli elaborati scientifici creati dagli altri utenti di Fidenia, opportunamente indicizzati tramite “tag”.

Fidenia pone inoltre l’accento sul coinvolgimento delle famiglie,  permettendo anche ai genitori di iscriversi al portale e partecipare così attivamente alla vita scolastica dei propri figli, comunicando con la scuola, consultando voti e assenze, creando gruppi con altri genitori per scambiarsi ogni genere di file e informazioni.

Anche le scuole potranno scegliere di aderire a Fidenia e personalizzare così la propria “pagina Istituto”, per inviare comunicazioni e news ai propri “followers”, attivare il registro elettronico, pubblicizzare le proprie iniziative e i propri progetti.Copertina_fb

Studenti e docenti  possono quindi collegarsi su http://www.fidenia.com per registrarsi e scoprire il mondo di Fidenia che – assicurano i creatori – verrà presto arricchito di ulteriori funzionalità, sempre nel segno della semplicità e della sperimentazione di nuovi linguaggi, ambienti e modalità di insegnamento e apprendimento.

Contrassegnato da tag , , , , ,

Auguri a Trampolinodilancio e a tutte le donne

PC Oggi Trampolinodilancio compie due anni! L’anno scorso Patrizia faceva gli auguri a Trampolino e a tutti quelli che ci sono saliti, perché volassero lontano. Spero siano stati  di buon auspicio per i lettori come lo sono stati per Patrizia e me, che, con grande entusiasmo ma anche con molta fatica, abbiamo tenuto in volo Trampolinodilancio, gratificate dai tanti blogger che ci seguono, dai fan su facebook, dai follower su Twitter, da tutti quelli che evidentemente trovano utile e interessante quello che scriviamo. Oggi voglio fare gli auguri in particolare alle donne che come Patrizia e me usano il web per esprimere una parte della loro personalità e capacità che nel lavoro o nella vita quotidiana sarebbero sacrificate.

Social_Network PROFILI DONNE

Vi invito a leggere la divertente ricerca che ha commissionato l’amico ed ex collega  Roberto Fuso Nerini di  The Vortex sulle Donne sul Web e scoprire in quale profilo vi riconoscete 

maggiormente: siete una Donna Twitter o una Donna Linkedin? Patrizia e io siamo sicuramente delle Donne Blogger, proponiamo di aggiungere la categoria alla ricerca!

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

L’intervento di Matteo Sarzana, General Manager VML, al TEDXIED dedicato ai giovani talenti

PC “Fero, Fers, Tuli, Latum, Ferre”. Questo il titolo dell’intervento di Matteo Sarzana che ha raccontato la sua esperienza professionale, dalle prime collaborazioni in agenzia fino a diventare, ancora giovanissimo, General Manager di VML,società del gruppo Young&Rubicam attiva nel digitale.

Matteo_SarzanaUn titolo che richiama quello che dovrebbe essere il compito delle nuove generazioni: produrre, innovare, portare creatività, idee e risorse, in una parola Fare, in un mondo che cambia a velocità esponenziale. Perché sono loro, i giovani, ad essere i più reattivi al cambiamento. Aggiunge “Ciò che mi ha sempre guidato e accompagnato lungo il mio percorso è stata la curiosità ed è questo che consiglio ai giovanissimi d’oggi. Ad un giovane neo laureato consiglio di iniziare ad agire prima possibile e di non smettere mai di studiare e nemmeno di chiedere, lavorare tanto per costruirsi una credibilità, anche a fronte di una società che ancora oggi non vede nel giovane l’opportunità più grande: quella di portare cambiamento”.

Ho visto  Matteo mettere in pratica quanto predica. Quando seguiva, 15 anni fa, il corso  di Marco Lombardi aveva saputo colpire la nostra attenzione  (tra altri 500 studenti) dimostrando una proattività mai invadente. Questa voglia di fare gli aveva valso il primo stage in Y&R,  dopo di ché non ha più smesso di crescere “a velocità esponenziale”.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

X Factor, il tormentone “willy” e l’importanza di sintonizzarsi sull’interlocutore

PC Come l’anno scorso non posso resistere a prendere come esempio X Factor, di cui sono grande fan, per commentare un principio estremamente importante in un contesto comunicativo: sintonizzarsi sull’interlocutore e usare di conseguenza il linguaggio più adatto.x factor 2013

Protagonista dell’aneddoto un trio al quale si perdona tutto perché le componenti dichiarano 16 anni, benché ne dimostrino 30 grazie al trucco (qualcuno mi deve spiegare perché alcune ragazzine si impegnano a coprire con strati di fondotinta una pelle per la quale qualunque donna dopo i 25 anni farebbe carte false).

Il trio si presenta all’audizione della nuova serie, che vede tra i giudici l’anglo-libanese Mika, portando un pezzo in inglese del quale non hanno mai evidentemente letto il testo: per loro sfortuna il risultato è particolarmente esilarante, dato che invece che “I really really really wanna”  pronunciano “I wanna willy willy willy”.

Mika le ferma divertito spiegando che stanno cantando il loro desiderio di avere un organo genitale maschile. Il pubblico in sala e sui social network apprezza moltissimo. È nato il primo tormentone di X Factor ed è stata confermata la buona regola che impone di regolare la propria modalità comunicativa in funzione di chi si ha davanti.

Un principio che vale per i giovani, ma spesso anche per i manager: ne parlavo recentemente con un collega, ricordando un capo che spiegava cosa fare a direttore generale e consulenti con lo stesso tono che usava per farsi obbedire da segretaria e stagisti. Il vero problema è quando lo faceva anche con i clienti!

A parte evitare questi errori grossolani, un consiglio utile è quello  di studiare sempre su Linkedin le persone che si dovranno incontrare in riunione, per capire il loro background e cercare di adattare di conseguenza la propria capacità comunicativa: a un ingegnere passato al marketing, ad esempio, sarà meglio spiegare procedure e risultati utilizzando argomentazioni logiche invece che metafore.

Contrassegnato da tag , , , , ,

“MAX WEBER ERA TEDESCO, MACCHIAVELLI ERA ITALIANO: L´ATTITUDINE TEDESCA AL LAVORO” Intervista a Elisa Pugliese Senior Brand Strategist, Dusseldorf

PC Ho conosciuto Elisa quando, per la sua tesi in Iulm, girava la Cina per capire come le grandi multinazionali stessero adattando le loro strategie di comunicazione a un mercato così diverso. Fra i sui primissimi lavori (forse lei neppure lo ricorda) c’è un documento sulla cultura cinese in rapporto ai consumi che le ho commissionato quando facevo new business in Cina. Mi aveva colpito la sua estrema precisione e determinatezza – che l’hanno portata, dopo uno stage nel reparto ricerche di Young & Rubicam, a lavorare con successo nell’ambito della consulenza prima in Added Value e poi in JWTAdvertising, e ricordavo la sua reale disponibilità a viaggiare.

Elisa Pugliese, Brand Strategist Dusseldorf

Elisa Pugliese, Brand Strategist Dusseldorf

Per questo non mi ha stupito scoprire, grazie al contatto mantenuto con Linkedin, che lavora in Germania e che sta per diventare  “Senior Brand Strategist” in un importante centro media a Dusseldorf, del quale non può ancora rilevarci il nome.

Come ci racconta, dopo aver cambiato due città, cinque case, un fidanzato, due datori di lavoro e esser diventata mamma, è sempre convinta di aver fatto la scelta giusta scommettendo su una crescita professionale oltreconfine.

Recentemente ha scatenato un’interessante discussione sull’Erasmus, sul quale ha un punto di vista piuttosto provocatorio (giovani che pensano solo a sbronzarsi e non si integrano minimamente nel tessuto sociale della nazione che li ospita). Le chiedo quindi di spiegarci perché è così negativa sull’argomento e cosa suggerirebbe come alternativa.

Elisa Pugliese: Alcune premesse utili per contestualizzare le mie opinioni su studio e lavoro.

1)      vivo in Germania dal 2007, dove son stata trasferita dalla multinazionale per cui lavoravo a Milano. In precedenza ho vissuto alcuni anni in Asia e ho girato il mondo in modo decisamente autentico per necessità familiari, di studio o umanitarie;

2)      considero la possibilità di studiare un privilegio assai prezioso e non un obbligo o un´ovvietà;

3)      alla fine di un corso di specializzazione post laurea in Social Management nel 2010 ho trascorso 2 mesi occupandomi del livellamento

dei titoli di studio europei nell´ambito della riforma Bologna dell´istruzione superiore (il cosidetto “3+2”)

Ho recentemente letto che come speranza di soluzione alla crisi giovanile il budget allocato al Progetto Erasmus verrà esteso a 14,5 miliardi di Euro nei prossimi cinque anni (fonte Unione Europea, European Youth – ilfattoquoditiano.it) per consentire a più giovani di trascorrere soggiorni formativi nei vari campus universitari.

I giovani partecipanti al progetto Erasmus che ho conosciuto io negli ultimi anni non mi sembravano affatto propensi a valorizzare le valenze formative di tale progetto bensì a vivere mesi di letterale sballo e promiscuità. Non ricordo nessuno dei miei conoscenti in Erasmus che fosse interessato a capire la cultura locale, a visitare i luoghi significativi, a immergersi nella quotidianità della popolazione. E ovunque la lingua comune era l´inglese, che il programma fosse svolto in Svezia, Germania o altrove. Gli scopi didattici erano considerati secondari rispetto al divertimento.

Secondo me ampliare il numero dei giovani destinatari dei fondi Erasmus non è la soluzione per offrire un percorso formativo di qualità e le risulta

nti opportunità di soluzione della crisi giovanile. Io propenderei per concentrare le risorse sugli studenti più meritevoli e motivati, che abbiano un progetto concreto in cui impegnarsi e di cui render conto al termine del soggiorno (es. un approfondimento tematico, una ricerca scientifica a seconda delle materie), con un docente o un tutor di riferimento in loco e una commissione nell´università di partenza che accerti la validità del percorso formativo.

Il mio trasferimento in Germania nel Novembre del 2007 è nato come esigenza aziendale di knowledge sharing in seguito alla fusione di alcune sedi europee di una multinazionale delle ricerche di mercato e della consulenza. Inizialmente ho mantenuto il contratto di lavoro italiano e ho avuto una trasferta di un anno, poi prolungata a due.

Alla fine del 2009 io sarei tornata in Italia, se la crisi finanziaria e manageriale non avesse compromesso la possibilità di reintegrarmi nella sede milanese. Altisonanti parole come “knowledge sharing”, “talent retention” e “team building” lasciavano il vuoto tra le scrivanie e gli uffici spopolati di mese in mese dai licenziamenti più o meno volontari dei colleghi.

Di fronte allo scenario di un´imminente disoccupazione, ho preferito scommettere sul mio futuro in Germania.

Attualmente – dopo aver cambiato due città, cinque case, un fidanzato, due datori di lavoro e esser diventata mamma – sono davvero convinta di aver fatto la scelta giusta quel freddo e buio dicembre del 2009.

Quali sono i vantaggi di lavorare all’estero rispetto all’Italia?

Il primo vantaggio percepibile del lavorare in Germania – a qualsiasi livello di carriera, sia come capi che come sottoposti – è  l´ottemperanza dei diritti e dei doveri del lavoratore.

Le manifestazioni di questo principio si riscontrano nei comportamenti quotidiani: puntualità e affidabilità nello svolgimento dei compiti, chiarezza nelle aspettative e nel conseguente feedback delle performance da parte dei capi, nella pianificazione della formazione interna (giorni di formazione stabiliti per contratto), nella trasparenza delle note spese, nell´inalienabilità del diritto alle ferie, nella prevedibilità degli orari di lavoro (rarissimamente oltre le 17,30), nella puntualità dei pagamenti ai fornitori (15 giorni), nell´onestà nell´utilizzo delle risorse aziendali (es. non si fanno telefonate private dal telefono aziendale, non si portano a casa penne e gadget, non si caricano file personali sul pc aziendale); non è ovvio che i sottoposti siano incondizionatamente a disposizione del capo e che quest´ultimo si permetta di urlare e inveire contro di loro, come ero solita sentire imbarazzata negli uffici milanesi.

Per me tale attitudine al lavoro ha rappresentato un shock e all´arrivo l´azienda tedesca mi ha fatto frequentare un corso sulla gestione del personale nella realtà locale: ero talmente abituata a essere alla mercé dei miei capi e a rinunciare alla mia vita privata per assecondare i clienti, che ero come paralizzata nell´esprimere le mie esigenze e nel gestire un team di junior così cosciente dei propri diritti da sembrarmi sfrontatamente arrogante.

A livello burocratico il sistema è complesso e applica il motto “tolleranza zero”: nessun lavoro è in nero, ovviamente il lavoro viene retribuito fin da subito (niente stage gratuiti), tutto è registrato, certificato, codificato e archiviato, le leggi non si interpretano bensì si applicano senza eccezioni (nemmeno le eccezioni dettate dal buon senso, purtroppo), la formazione permanente è una realtà promossa sia dalle aziende che dalle istituzioni (camere di commercio, università per adulti, ecc.).

L´equilibrio tra dare-e-avere è garantito a chi si districa nella miriade di moduli, uffici, timbri.

In sintesi: Max Weber era tedesco, Macchiavelli era italiano… e questo si riscontra tuttora 😉

E ora le domande classiche che trampolinodilancio rivolge ai giovani che ce l’hanno fatta. Perché pensi di essere stato scelta al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Sinceramente non ricordo il primo colloquio – ne ho fatti troppi per ricordare esattamente il primo.

Credo comunque che a fare la differenza nel caso dei miei primi colloqui di lavoro andati a buon fine siano state:

–      l´intraprendenza, cioè l´aver dimostrato di prendere l´iniziativa nel concretizzare le mie ambizioni, la capacità concreta di ingegnarmi e districarmi in realtà complesse e sconosciute;

–      la capacità di apprendimento in modo fluido e non strutturato, capacità apprezzata in Italia e molto meno in Germania, dove il sapere acquisito ma non certificato è considerato con scetticismo;

–      la disponibilità a dar priorità al lavoro a discapito della mia vita privata e delle mie esigenze personali;

–      l´eccellenza dei risultati ottenuti in ambito scolastico e accademico, nonché la padronanza di quattro lingue e altrettante culture.

Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

La versatilità delle conoscenze (economia, statistica, semiotica, sociologia, organizzazione acquisite alla IULM) mi ha consentito di partecipare alla vita aziendale in più ambiti e di confrontarmi con esperti in varie tematiche.

Grazie a questo eclettismo ho acquisito una dimestichezza interdisciplinare ben rivendibile nel settore della consulenza strategica.

Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

La mia prima capa in Y&R mi ha impresso come refrain nel cervello:

–      “Al mondo c´è posto per tutti”, che è una frase a cui stentavo a credere in certi momenti di buia incertezza;

–      “Controlla i dati!” procedura noiosa che io tendevo a sottovalutare, dando per scontato che l´elaborazione automatica dei dati avvenisse senza errori;

–      “Fai una cosa alla volta” mentre io in parallelo ascoltavo il suo briefing, controllavo la mail e magari prendevo appunti guardando un reel.

La mia prima capa era l´”anima buona” dell´agenzia, una pseudo-mamma per gli stagisti di turno, e ora si gode la benemerita pensione.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Il capo che considero il mio mentore è Luca Vercelloni, un uomo di un´intelligenza, una versatilità e una capacità di astrazione straordinarie, che mai più ho ritrovato né in Italia né all´estero. Un genio capace di intercettare dinamiche e strutture allo stato nascente, e di esprimerle con un linguaggio acuto, preciso e poetico: mi ha insegnato tutto questo, o almeno mi ha dato questa impronta (non ho la presunzione di esser altrettanto brava ed esperta).

Oltre alla superiorità nei metodi di ricerca e nei contenuti strategici, questa persona aveva instaurato con me un rapporto schietto di confidenza, molto trasparente nel bene (avevo accesso a informazioni riservate) e nel male (parlavamo di lavoro anche di notte, nel weekend e in ferie).

Mi ha anche insegnato l´integerrima correttezza verso i clienti e l´onestà intellettuale, doti decisamente rare.

Mi aveva messo in guardia verso le dinamiche italiche di crescita professionale. Pur apprezzando moltissimo il mio lavoro e presentandolo ai clienti, mi avvertiva metaforicamente “Fino a che non si ha la pancia e i capelli bianchi, non si sembra autorevoli”: sui capelli bianchi potevo soprassedere, sulla pancia assolutamente no… Sono troppo sportiva ed esteta per accettare i rotolini, io sulla pancia ho la tartaruga! (Anche Luca mi conferma di avere a tutt´oggi la pancia piatta – ndr)

Negli anni trascorsi con Luca ho imparato a conoscere i miei limiti di sopportazione, purtroppo a spese della mia salute e della mia vita privata: mentre lui dorme pochissimo, io ho risentito di questi ritmi stravaganti di lavoro e dopo quasi sette anni avevo compromesso il mio equilibrio fisico ed emotivo. Ho imparato molto da lui e ne ho una stima professionale altissima, purtroppo lo stile di vita che mi offriva non sarebbe stato sostenibile come scelta di vita.

Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Avrei voluto studiare di meno… studiavo molto più del necessario, collezionavo esami a ritmi serrati, con una passione per il dettaglio e l´approfondimento che mi riempiva di gioia e soddisfazione.

Per anni non mi sono concessa una settimana bianca né weekend veri e propri, le cosiddette feste studentesche della night life milanese non erano nella mia agenda. Finivo gli esami a luglio e non ne avevo più da dare nella sessione di settembre. Quindi dedicavo l´estate a stage o a esperienze formative e viaggi all´estero.

Mi sono accorta troppo tardi che servono altre doti rispetto alle conoscenze per districarsi nella professione, specialmente in Italia. Bisogna esser simpatici, dedicare tempo a curare le relazioni giuste, plasmare i propri gusti pur di assecondare alcuni interlocutori decisivi. Diciamo che io ero troppo teorica e disciplinata per sfondare, ho dovuto sviluppare a posteriori certe soft skills (e non sono ancora bravissima a risultare simpatica a tutti).

Inoltre, mi trasferirei in Germania già durante l´università perché qui è in molte regioni gratuita (e in alcune si pagano solo 200-500 Euro all´anno): pur avendo beneficiato in IULM di alcune borse di studio, i costi complessivi della vita studentesca in Germania sono limitati, sia per gli alloggi che per il materiale didattico e i trasporti (gratuiti). Vabbeh… col senno di poi siamo tutti più saggi: spero che almeno mia figlia, di nazionalità italo – tedesca, apprezzi il DNA interculturale che il destino le ha offerto.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Il giro del Sella che pare il giro della vita

PB Lo scorso 23 giugno mio marito (Erri) e alcuni amici hanno affrontato il giro in bicicletta del Sella. Quattro passi dolomitici, circa 60 km con un dislivello di 3000 metri.IMG-20130623-00095

Sei mesi di allenamento dopo l’ufficio, al sabato, spesso con il freddo di una primavera che non arrivava mai.

Bobo, uno dei cinque eroi, ha scritto il resoconto della giornata.

Mi pare che ci sia tutta la poesia e la metafora del sogno, della fatica, della caduta, della determinazione, della riuscita. Che vale per un giro in bicicletta ma anche per la nostra vita e il nostro lavoro.

Ecco il suo racconto (fatto per l’amico Max):

Ciao Max, solo adesso sono nella condizione di fare il punto sul giro, se hai 10′ leggiti il raccontino.
I partecipanti in parte li conosci: il sottoscritto… scarsa preparazione atletica e debilitato da un bastardissimo virus che ho sottovalutato, Enri che ormai passa il suo tempo in bicicletta, Eros con i suoi acciacchi fisici brillantemente superati, Paolino e il Biondino che sono due malati, ma non hanno la consapevolezza di esserlo… poi ti spiego.
Sintetizzo, il nostro bell’albergo è situato nel bel mezzo di un tornante in salita, quindi uscendo dal parcheggio hai due possibilità per iniziare la pedalata, sx in discesa dx in salita. Secondo te da quale parte abbiamo iniziato? Esatto, inizio il mio calvario iniziando a pedalare in salita intorno al 7/8% , rendendomi conto che in questo giro non c’è un fottutissimo metro in piano… ci avviamo così al primo passo, il Gardena, caratterizzato da un paesaggio spettacolare e infatti in poco meno di un’ ora scolliniamo. Qui ci perdiamo Enri, poi qualcuno trova la sua bici davanti ad un cesso, e capiamo che è chiuso lì dentro… il bambinone ha preso freddo al pancino e poco c’è mancato che non si è cagato addosso. Enri finalmente torna, foto di rito e si parte verso il discesone che ci porterà verso il secondo passo il Sella.
Durante queste lunghe discese con un asfalto perfetto, scopro di avere un talento naturale nel condurre la bicicletta, che non vuol dire mollare i freni incoscientemente a 80 kmh per poi inchiodare per affrontare i tornanti, ma mollare i freni a 80 kmh e sfiorarli appena percorrendo i tornanti impostato al doppio della velocità degli altri usando il peso del corpo per far girare la bici… E’ un concetto confuso mi rendo conto, però è così, le discese non sono state un problema anzi sono convinto che mi hanno tirato fuori dai momenti più bui, la scarica di adrenalina che ne scaturiva mi neutralizzavano i dolori, perchè i dolori ad un certo punto sono arrivati… cazzo se sono arrivati.
Il Sella è bellissimo ha un aspetto lunare, mi sono ricordato di averlo fatto in moto, ma in bici lo apprezzi ad un altro livello, lo affronto da solo ovviamente sono quello messo peggio di tutti quindi sono sempre l’ultimo, mi superano tutti… donne e uomini dai ventri smisurati. Incomincio ad avere dei dubbi, credo di avere sottovalutato la mia condizione fisica e non sono più così sicuro di arrivare alla fine, qui in prossimità del passo ci sono 14° tira un vento porco e il cielo è incazzato da far paura.
L’unica cosa che riesco a controllare è la frequenza cardiaca, bassa per i miei standard, e questo mi tranquillizza. Incontro Paolino sul passo e da quel momento, forse vedendomi in faccia, non mi ha più abbandonato, lui e il Biondino si sono alternati standomi al fianco nelle ultime due salite. Iniziamo la discesa, anche lui se la cava e in un quarto d’ora arriviamo al cartello che indica il passo Pordoi, il più lungo 27 o 28 tornanti. Al 22 tornante non ne ho più, mi devo fermare e sdraiare per rilassare i muscoli che interessano la zona cervicale e del trapezio. Capita che quando non hai più forza nelle gambe ti attacchi al manubrio e “tiri” coinvolgendo anche tutti i muscoli della schiena, trovo un muretto e mi fermo, mi sdraio e mi sforzo di mangiare una barretta energetica.
Faccio una telefonata parlo con moglie e bambino e questo mi procura sollievo. Sono sfinito, ho freddo nonostante stia pedalando in salita ho le mani ghiacciate, finalmente leggo il 27esimo tornate e vedo il passo, riconosco il luogo ho un bel ricordo di una vacanza con il bambino piccolo, riconosco anche le bici parcheggiate dei miei amici davanti ad un rifugio, sono sul Pordoi… entro prendo un tè caldo e cerco di scaldarmi le mani. Ovviamente i miei amici sono lì da più di un’ ora e mi sembrano molto rilassati, capisco che hanno una percezione della cosa molto differente dalla mia. Discesa, discesa finalmente la discesa, è come una pozione magica la lunga discesa che ci porterà ad Arabba mi riconcilia con il mondo, è una cosa pazzesca non ho più un dolore…
il senso di malessere sparisce completamente, bello.
Sono nel bel mezzo di una crisi, la più dura a circa due km dall’ultimo passo il Campolongo, sono quasi stordito da questo fiume di ciclisti colorati che mi gira intorno, sono bravi e attenti, se ti fermi anche per un minuto c’è sempre qualcuno che ti chiede come stai e ti incita ad andare avanti… non sono l’unico ad essere in crisi, diversi ciclisti ormai camminano di fianco alla loro bici. Prima di un tornante c’è il fotografo dell’organizzazione che mi sprona, faccio il tornante e mi pianto, ho dei dolori lancinanti a tutto il corpo e non ho più l’energia per fare un metro. Mi viene in soccorso il Biondino che mi propina una sorta di gel fluorescente, un alimento che usano gli sportivi, quelli veri, contiene caffeina, tutti i tipi di zuccheri e secondo me anche dell’ anestetico, serve per superare i momenti più duri con la consapevolezza di essere alla fine… lo bevo.
Da giovane ho avuto una modesta esperienza agonistica durata qualche anno, nel nuoto e nel basket, per quello che sono i miei ricordi il nuoto era il più duro, ricordo per esempio all’arrivo di alcune gare che prima di riprendere l’uso della parola passava qualche minuto, lo sforzo era molto intenso ti portava allo sfinimento, però tutta l’azione durava qualche minuto… qui lo sforzo è prolungato non c’è tregua a parte le magiche discese naturalmente.
Io non ho idea di che cosa mi abbia propinato il Biondino… fatto sta che i dolori sono spariti come del resto l’energia. Mi trascino fino all’ultimo passo i dolori sono tornati, sono sfinito, ho sonno, non riesco a stare in piedi devo dormire per qualche minuto, trovo una panca e mi sdraio, nel dormiveglia che ne segue vengo disturbato da un cameriere bulgaro che bofonchia qualcosa che ha a che vedere con il sonno prima della morte… sono così stanco che non ho neanche la forza di mandarlo a cagare.
Cerco l’ultima discesa come un tossico, chissà se torna l’effetto magico… 70,72,78 kmh si ecco che torna, che figata, Enri fa un dritto e quasi finisce a fare conoscenza con delle vacche al pascolo.
I pochi km di salita che ci separano da amici e parenti sono, neanche a dirlo, devastanti… al mio fianco c’è Eros che mi racconta che tutto sommato sta bene a me sembra in buone condizioni e ne sono contento.
Intravedo amici e famiglia che fanno il tifo, prendono giustamente per il culo etc. Mi dicono che ho un aspetto orribile, sono pallido, faccio fatica a scendere dalla bici e tremo dalla stanchezza…
Che senso ha tutto questo? Non ne ho la più pallida idea.
La cosa che ho capito è quanto può essere buio e profondo l’abisso da cui puoi uscirne appellandoti solo alla tua forza mentale, e parafrasando quell’allegrone di Max “fanculo ce l’ho fatta”

ps1- sono felice di non essere morto, affanculo il cameriere bulgaro dei miei coglioni, e di avere degli amici che mi hanno coccolato ed accudito come un infante.
ps2- potete immaginarvi il viaggio di ritorno, arrivato a casa sono praticamente svenuto sul divano, la dissenteria accompagnata da una simpatica febbriciattola mi ha accompagnato fino alla metà della settimana successiva… oggi è giovedì
mi sembra di stare un po’ meglio ed infatti mi è venuta voglia di raccontare i fatti.

Contrassegnato da tag , , , , ,