Archivi categoria: Colloquio

Cerco una persona molto sveglia che lavori tanto

PC Questo è quanto mi scrive una mia cliente, che è anche una mia ex tesista, una delle persone che tra pochissimo intervisteremo per la nuova serie “Quelli che ce l’hanno fatta”: delle chiacchierate con i giovani di talento che hanno già raggiunto posizioni di rilievo in aziende del marketing o della comunicazione, alle quali chiederemo di condividere con noi cosa gli è stato utile nei primi anni di carriera.

La persona molto sveglia e che lavori tanto verrà inquadrata come stagista – è come ormai iniziano tutti! –  ma in un’azienda grande, innovativa e dinamica, dove sicuramente potrà imparare molto stando a contatto con la mia cliente, che già quando scriveva la tesi di laurea dimostrava capacità, determinazione e passione per la comunicazione fuori dall’ordinario. 

Lo stage è nel reparto consumer marketing e il candidato, studente o già laureato, dovra occuparsi di below the line: promozioni, materiali pop, attività di comunicazione in co-marketing con i clienti.

Se siete interessati lasciate un commento nel quale spiegate brevemente il vostro profilo e vi risponderò utilizzando la mail usata per lasciare il commento, in modo da chiedervi un c.v. aggiornato.

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INTERVISTA A CAMILLO MAZZOLA – DIRETTORE MARKETING E PR LEGO

Camillo Mazzola

PC La nostra serie di interviste ci porta oggi nel mondo dei mitici mattoncini Lego, dove incontriamo Camillo Mazzola, direttore Marketing, Trade Marketing e PR della sede italiana, che ha recentemente spostato i suoi uffici a Lainate. 

Lego è l’azienda che da anni realizza i migliori risultati nel settore del giocattolo: la crisi che a fine 2011 ha fortemente penalizzato il comparto non ha interessato Lego, probabilmente perché i genitori – di fronte alla necessità di ridurre il budget dedicato ai regali di Natale – scelgono regali con elevata giocabilità e che sviluppano nel tempo la creatività del figlio.

Mazzola è al momento impegnato nel lancio di Lego Friends, la prima linea Lego dedicata alle bambine, che, malgrado alcune accuse di sessismo -in parte, sembra, fomentate dalla concorrenza e direttamente controbattute dall’ampia community di Lego fan – sta avendo ottimi risultati di vendita.

Gli poniamo le consuete domande.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Lego?

Camillo Mazzola: Cerchiamo persone che abbiano già lo “spirito Lego”: persone con ampia iniziativa, curiose, collaborative, dei problem solver. Io cerco persone che non entrano nel mio ufficio dicendo: “ho un problema, il concorrente fa questo, cosa possiamo fare?” ma che aggiungano già la loro soluzione, non importa se a volte è sbagliata. In Lego lo chiamiamo MODELLO RAID: è l’acronimo di Input, Action, Recommendation, Decision. Significa che una persona, a fronte di un input che viene dall’esterno deve valutare quale azione prendere, raccomandare al suo capo una soluzione e rendere quindi il processo decisionale molto più veloce.

Inoltre devono essere degli energizzatori, dei driver che trasferiscono entusiasmo e passione a tutti quelli che lavorano in team con loro.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Camillo Mazzola: Tutti quelli che ho assunto mi hanno lasciato un segno positivo, per un motivo o per l’altro. Per non fare torto a nessuno racconterò dell’ultima persona che ho preso. Un neo laureato dotato di grande iniziativa, con tanti interessi al di fuori del lavoro, un amante della musica che si è riuscito a mantenere negli anni dell’università grazie a questa passione. Dopo aver suonato personalmente in un gruppo, negli ultimi anni ha fatto da manager a due ragazzi di 16 e 17 anni, presentandoli nei locali non solo di Milano, ma anche di Roma e Londra, e costruendo un sito a loro dedicato che da Dicembre a oggi ha raccolto più di 20.000 users al mese.

In più un mese all’anno, per gli ultimi tre anni nel periodo estivo, andava a fare il volontario lavorando con i bambini, e cambiando fascia di età ogni anno per verificare i diversi approcci necessari. I suoi genitori non erano molto convinti di tutte queste attività complementari, ma lui ha dimostrato loro che riusciva anche a studiare in contemporanea. A questo punto ho interrotto il colloquio e gli ho detto: ti ho preso!

Trampolinodilancio: In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Camillo Mazzola: In Italia gli headquarters di aziende internazionali sono pochi, quindi i maggiori sviluppi si hanno andando a lavorare nella sede italiana di una multinazionale che ha la casa madre altrove. È quindi importante che chi esce dall’università sappia che difficilmente si ritroverà (come spesso crede) a girare spot, passare brief alle agenzie, fare sviluppo prodotto. Sono tutte attività che vengono generalmente svolte presso la casa madre. Gli si chiederà invece la capacità di adattare alle esigenze del territorio quanto sviluppato a livello globale. Con una metafora vicina al mio mondo posso dire che i mattoncini li hai tutti già a disposizione, non ci si aspetta che tu inventi un nuovo mattoncino, ma che tu sia bravo a montarli in modo creativo e 100% coerente con la strategia aziendale.

Uffici Lego Italia

La differenza la fanno infatti le iniziative che prendono le persone, che localmente non devono essere solo dei traduttori, che fanno copia e incolla, ma persone che sanno implementare, che danno valore aggiunto, e lo fanno con intelligenza.

Un altro aspetto importante per avere successo è dimenticare di essere dei solisti, saper coinvolgere gli altri: questo è fondamentale con i venditori, ai quali è importante trasmettere entusiasmo e passione.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Camillo Mazzola: Come ho recentemente detto in un intervento in Bocconi, spiegando proprio come faccio le selezioni, i neolaureati devono  capire che tutto quello che hanno imparato, i bei voti presi, mi interessano solo in parte, perché il marketing è fondamentalmente buon senso. Chi assumo deve essere innanzitutto un imprenditore, un condottiero del proprio prodotto.

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VERBA VOLANT

Giovanni Pico della Mirandola; portrait by an ...

Giovanni Pico della Mirandola; portrait by an unknown artist, in the Uffizi, Florence (Photo credit: Wikipedia)

PC Dopo anni di appunti forzati presi  sui banchi di scuola, sembra che i giovani maturino un rifiuto profondo per la necessità di segnare nero su bianco (a volte basterebbe anche nero su giallino post it) quanto gli si chiede di fare.

Con Marco Lombardi, con il quale insegno in Iulm, vediamo ogni 3 o 4 mesi i candidati interessati a svolgere una tesi con noi. Sono ragazzi che hanno eroicamente superato tutti i paletti messi sul loro cammino per selezionare solo i più convinti (la lettura di tutti i libri scritti da Lombardi, l’individuazione di un argomento interessante e innovativo ma al contempo sviluppabile, la dimostrazione di avere capacità di reperimento e analisi delle fonti). Questi tenaci finalisti espongono a Lombardi le loro idee, in parte già discusse con me:  lo scopo della riunione è avere la conferma che gli è stata assegnata la tesi. Ma ovviamente durante l’incontro Marco e io non ci limitiamo a dire: “Sì, mi sei piaciuto, per noi è sì”, come a un X Factor accademico, ma indichiamo tempistiche e testi da consultare, segnaliamo l’indirizzo mail del tutor che li seguirà, suggeriamo idee, spunti, collegamenti.

Il problema è che praticamente nessuno degli aspiranti tesisti si presenta  con un foglio e una penna (ma neppure con un tablet o un labtop). Quindi, sapendo che la probabilità che siano tutti dei Pico della Mirandola è limitata, finisco per prestare io una penna e fornire a tutti un foglio di carta.

In Young & Rubicam succedeva qualcosa di molto simile: soprattutto i più giovani entravano per espormi un problema senza niente su cui appuntare la risposta. Per questo avevo preparato sul tavolo riunioni una risma di fogli bianchi e un portapenne riempito di Bic a disposizione di tutti. In mancanza del già citato quaderno, mi guadagnavo almeno la sicurezza di non dover ripetere a breve quanto appena detto.

Il mio suggerimento è quindi di presentarvi sempre da una persona più senior di voi, che potrebbe avere qualcosa di utile da dirvi, almeno con foglio e penna. A livello inconscio gli trasmetterete la sensazione che siete interessati a quello che vi dirà – che in sé è già un ottimo risultato –  e in più non rischierete di fargli perdere tempo successivamente nel ripetervi quanto già detto.

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INTERVISTA A MASSIMO COSTA – COUNTRY MANAGER WPP E CHAIRMAN ASSOCOMUNICAZIONE

Massimo Costa

PC Cominciamo una serie di interviste a chi dirige le principali realtà italiane nell’ambito della comunicazione  e del marketing incontrando Massimo Costa, country manager di Wpp (il più grande gruppo internazionale nel mondo della comunicazione) e Chairman di Assocomunicazione (l’associazione che raccoglie le principali sigle italiane). Ci auguriamo che le risposte che raccoglieremo possano aiutare chi vuole cominciare a lavorare nel settore ad entrarci e chi ci ha già iniziato a lavorarci a migliorare la propria posizione.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in WPP?

Massimo Costa: Sveglio, aggressivo, veloce. Abbiamo bisogno sempre più di hunters piuttosto che farmers.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Massimo Costa: Matteo Sarzana, che non a caso a 30 anni dirige la nostra digital agency (Matteo è General Manager di VML e sarà uno dei nostri prossimi intervistati- ndr)

Trampolinodilancio: In quale settore della comunicazione ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Massimo Costa: Sicuramente nel settore digitale, che offre ancora in Italia ampie prospettive di crescita. Basti pensare che il 25% degli italiani non è connesso a Internet e che la banda larga raggiunge solo una porzione limitata della popolazione. Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione copernicana, paragonabile a quella realizzata da Gutemberg, nella quale siamo tutti coinvolti.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Massimo Costa: Andare via dall’Italia, lasciare la famiglia, andare a studiare all’estero! Non solo perché è  importante l’inglese, ma perché solo in Italia abbiamo giovani che a 28 anni non hanno mai pagato una bolletta. All’estero i ragazzi imparano subito ad essere cittadini, sono abituati a fare dei lavoretti per arrotondare  mentre studiano. Inoltre l’Italia è un paese tattico, non strategico, non ci sono hub internazionali, non sei tenuto a capire la cornice complessiva degli eventi, e questo limita la prospettiva di chi non passa all’estero almeno un periodo.

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La ricerca del personale e Facebook

Image representing Facebook as depicted in Cru...

Image via CrunchBase

PC Ieri ho partecipato all’interessante convegno JobMatching organizzato da Stefano Saladino, dove si è parlato molto di personal branding sui social media. La cosa che più mi ha colpito è il fatto che anche il profilo personale su Facebook è ormai sempre più spesso visionato da chi fa ricerca del personale. In sostanza se sottoponete una candidatura per un posto di lavoro è probabile che chi deve selezionarvi controlli non solo, come è ovvio, il vostro profilo su LinkedIn ma anche quello su Facebook.

Le implicazioni sono molte: innanzitutto dovrete assicurarvi di inserire nel profilo di Facebook le opportune restrizioni di privacy, se temete che la foto in cui ballate su un tavolo in uno dei peggiori bar di Caracas non sia il miglior biglietto da visita per un impiego come affidabile pr in una grande multinazionale (anche se potrebbe dimostrare la vostra affinità con il prodotto, se volete entrare nel marketing di Ron Pampero). Inoltre potreste orientare la vostra presenza su Facebook per far emergere alcune vostre doti. E’ consigliabile per esempio che un aspirante copywriter posti spesso degli scritti che ne dimostrino le capacità, piuttosto che le foto del suo gatto, mentre un art director potrà sbizzarrirsi nel caricare foto con ambizioni artistiche. Ci sono poi delle competenze meno ufficiali di quelle che segnalereste su LinkedIn, che potrebbero rivelarsi interessanti per il vostro futuro datore di lavoro. Ricordo che proprio la passione per gli sport fu la caratteristica decisiva che fece scegliere un mio giovane amico e cliente in Armani, perchè Patrizia cercava una persona che oltre a conoscere il marketing e le lingue, fosse uno sportivo vero a cui affidare la linea EA 7 di Armani.

Ieri si è anche arrivati a consigliare di utilizzare sempre la stessa foto di profilo su tutte le piattaforme nelle quali si è presenti, per facilitare il proprio branding e la riconoscibilità. Su questo punto non sono personalmente molto d’accordo. Ritengo che su LinkedIn sia corretto inserire una foto più istituzionale (nella mia, che è stata fatta e opportunamente photoshoppata da un fotografo, io indosso ovviamente la canonica camicia bianca) mentre su Facebook è più spontaneo aggiornare spesso la propria foto, con immagini reali che diano un senso di contemporaneità e creino vicinanza con i propri contatti (si chiamano amici, non a caso).

Sean Moffitt e Mike Dover nel loro bellissimo Wikibrands, del quale è appena uscita l’edizione italiana a cura di Marco Lombardi, suggeriscono di mantenere due strategie di approccio ben differenti per le due più importanti piattaforme sociali. Giustamente consigliano di considerare LinkedIn come un completo di flanella grigio e Facebook come una camicia hawaiana: entrambe possono giocare un ruolo utile nel guardaroba di chiunque (purchè americano!), ma nessuno parteciperebbe a una riunione con una camicia hawaiana o andrebbe a un party indossando un completo grigio, a meno di non voler apparire come minimo arrogante.

Questa flessibilità nel proprio personal branding è in fondo esattamente quello che consigliamo anche alle brand vere e proprie, che si devono presentare in modi diversi a seconda dei contesti, mantenendo comunque la propria identità

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Cosa mi metto?

PB Una goccia di sudore imperla la fronte. Mi hanno chiamato per un colloquio e non ho niente da mettere! Capiamo Leopardi in un attimo. Lui e le sue angosce.

E’ peggio della ricerca di un abito da sera per una festa unica quando l’armadio è pieno solo di felpe e il portafoglio solo di spiccioli.

E qui sta la grande differenza: nel caso della serata unica (“lui” o “lei” ci saranno , e noi dovremo essere cool , brillanti, divertenti, disincantati, strafottenti, irresistibili) sono concesse scollature mirabolanti, tacco 12, la t shirt logora di baci e salsedine dell’ultima vacanza.

Ma durante il colloquio di lavoro sono previste altre  forme di seduzione.

Per dirla in altre parole, alla festa devi fare il fenomeno. Al colloquio il fenomeno è quello che ti intervista (anche se è grasso e alto come un comodino).

Alla festa piuttosto che arrossire ti metti due etti di fondotinta Teatro Kabuki. Al colloquio un po’ di goffaggine è persino apprezzata.

Alla festa devi fare finta di esserci passato per caso e di esserti buttato addosso la prima cosa che hai trovato nell’armadio (anche se da una settimana non mangi cioccolato per evitare i brufoli, hai lavato i capelli con la camomilla per esaltare il biondo e hai i boxer di Armani)

Al colloquio devi far capire che ti interessa, che ti sei preparato apposta, che per questa occasione hai saltato gli allenamenti (ma che ti importa? Avresti anche saltato la dialisi pur di non perdere questa occasione), che hai persino fatto il bagno con il sapone.

Dunque per lui: sì alla cravatta (se trovi una pala 7 cm anziché un tovagliolo anni ’80 del papà è meglio, ma va bene anche la cravatta dello zio9,5 cm), sì  alla giacca, sì ai jeans senza strappi. Se non avete un paio di scarpe con la suola di cuoio (sarebbe sempre bene averne una nell’armadio ma magari la comprate con il primo stipendio) meglio le sneakers dei doposci.

State seduti composti. Sdraiarsi sul tavolo di chi vi intervista o stirarsi sulla poltrona con fare il disinvolto non è appropriato  (lo farete quando diventerete dirigenti).

Dunque per lei: sì alla camicia (una bella camicia bianca sa di fresco e pulito, io non ho ancora smesso di metterla dopo il mio primo colloquio) ma non è necessario abbottonarla fino al collo. Sì alla giacca, ma anche a un golfino un po’ fitted, (non il maglione del fidanzato che porta tanta fortuna ma è largo come un lenzuolo) . Gonna o pantaloni vanno bene a seconda di come ci si sente più a proprio agio. Ma per entrambi i casi è necessario che la pezza di tessuto utilizzata per la confezione di entrambi superi l’area di un Kleenex. I tacchi vanno bene, ma non esagerate con zeppe o leopardi. Una bella scarpa scura (nera, verde, blu, marrone) con tacco 7 dovrebbe essere sufficiente.

Unico consiglio: se dopo il colloquio andate direttamente alla festa, potete alzare i tacchi, accorciare la gonna e strappare la cravatta!

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