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QUESTIONE DI PORTAMENTO

PB

  1. Come gestire il tuo capo se è maleducato?
  2. Come non essere in imbarazzo entrando in una sala dove non conoscete nessuno?
  3. Come fare buona impressione a un colloquio di lavoro?
  4. Come non sprofondare dall’imbarazzo se arrivate vestiti a una festa come fosse il ballo debuttanti e tutti sono vestiti Decathlon?
  5. E se siete la più bassa della sala?
  6. E se il vostro inglese è così così?

NO

Mentre siete tentati – nell’ordine di:

  1. Fare gli offesi
  2. Sbarrare gli occhi disperatamente alla ricerca di un viso noto mentre aderite alla tappezzeria
  3. Inginocchiarvi supplicando disperatamente di essere assunti.
  4. Rimproverare al festeggiato di non avervi avvisato che tutti avrebbero poi dormito nel fienile.
  5. Scappare, ulteriormente ingobbite.
  6. Stare zitti tutta la sera.

SI

Dovrete invece:

  1. Fingere di non esservi accorti della sgarberia e sorridere. Se vi capita di arrivare sistematicamente prima (puntuali) al ristorante e di dovere aspettare da soli a tavola, ordinate un buon aperitivo e mettetelo in nota spese. Quando il capo arriva, sorridete. E pensate al cocktail della prossima occasione.
  2. Incedete nel mezzo della sala con nonchalance, come se aveste una meta. Stringete un po’ gli occhi (i miopi lo fanno meglio ed è anche piuttosto sexy) come se cercaste una persona in particolare e non un buon uomo qualsiasi che vi salvi dal nulla: chi vi ha invitato, o chi vi conosce, vi intercetterà più facilmente se non vi nascondete e il momento di orror vacui sarà più breve.
  3. Stringete la mano con decisione ma senza arroganza: voi stimate la compagnia per la quale state facendo il colloquio, ma siete consapevoli del vostro valore.
  4. Se vi fanno accomodare in una sala vuota, sedetevi spalle al muro e sguardo alla porta. Alzatevi per salutare con naturalezza sapendo che il piacere di incontrarvi non è solo il vostro, ma anche quello del vostro interlocutore.
  5. E’ sempre meglio essere ben vestiti che no. Chi vi ha invitato sarà contento che per la sua festa vi siate presi la briga di prepararvi come si deve, anziché essere arrivati direttamente dalla palestra. Fate la faccia democratica e amabile delle ambasciatrici dell’Unicef che indossano pratici sandalini capresi hand made da Don Ciccillo , quando visitano le favelas.
  6. Una forte personalità e una postura eretta possono supplire a parecchi centimetri. I tacchi faranno il resto. Ad un certo punto si va sempre a tavola e qui si pareggiano i conti. Kylie Minogue sarebbe a suo agio anche a una partita di basket.
  7. Non sottovalutate l’esotismo dell’accento italiano e il fascino di argomenti interessanti: sarete molto più seducenti che stando zitti. Lo sforzo di parlare una lingua che non è la vostra sarà apprezzato anche da pigri anglofoni madrelingua.

 

Insomma un poco di autostima (se non la avete fingete pure di averla) e spavalderia, un sorriso e un incedere elegante vi daranno una mano in tutte le occasioni. È una questione di portamento. Se vi comportate come se foste a proprio agio, sarete a vostro agio.

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Come gestire gli imprevisti durante una riunione

PC Qualsiasi manager potrebbe raccontarvi decine di aneddoti su tutti gli imprevisti che possono succedere prima o durante una riunione: viene da chiedersi perché continuiamo a chiamarli imprevisti. E in effetti la vostra salute mentale e il successo della riunione dipenderà in gran parte dal fatto di prevedere gli imprevisti. Vediamo qualche suggerimento per diminuire il rischio (azzerarlo è impossibile) che qualcosa vada storto, in particolare quando la riunione è importante e coinvolge molte persone.

  1. Cercate di arrivare sempre con grande anticipo rispetto all’orario di inizio della riunione.96242

Se viaggiate in auto dovrete prevedere un incidente in tangenziale, se prendete il treno dovrete essere sicuri di riuscire a gestire eventuali scioperi o ritardi, se scegliete l’aereo dovrete essere in grado di arrivare puntuali malgrado eventuali cancellazioni del volo (in sostanza meglio partire la sera prima). Avendo scelto di vivere fuori Milano se ho una riunione importante in città al mattino, dormo sempre dai miei genitori “milanesi” e parto comunque con grandissimo anticipo, in modo da poter abbandonare l’auto con il motore fuso e prendere un taxi, se necessario (in realtà non mi è mai successo, per fortuna, fino ad ora…)

  1. Controllate di avere quello che vi servirà in riunione

Stilate la sera prima la lista di quello che dovrete avere in riunione, se possibile preparate già tutto in anticipo sulla scrivania e poi assicuratevi di portarlo con voi. Ho da poco rivisto un mio account che si ricordava di quando all’altezza di Lodi abbiamo realizzato che aveva lasciato in ufficio la borsa da layout con gli storyboard della nuova campagna Barilla che stavamo andando a presentare a Parma (siamo rimasti in buoni rapporti e lui appena ha potuto ha abbandonato i panni dell’account distratto per vestire quelli del creativo di successo). In questi casi non è importante stabilire di chi sia la responsabilità: meglio partire dal presupposto che tocchi a voi anche controllare che gli altri abbiano fatto la loro parte!

Per una risoluzione dell’imprevisto del punto 2 è quindi utile aver programmato il punto 1, in modo da avere il tempo di tornare indietro a prendere i layout, oppure avere messo in atto il punto 3 (vedi qui di seguito)

  1. Fate un back up di tutto

Mettete quello che dovete portare su molteplici e differenti supporti, che terrete in posti diversi: inutile avere la stessa presentazione in copia cartacea, su due chiavette usb e sul portatile, se poi mettete tutto nella borsa del portatile e la dimenticate all’autogrill (no, questo per fortuna non mi è successo!)

  1. Verificate di sapere utilizzare l’attrezzatura tecnica.

Se possibile fate un sopralluogo nella sala dove si terrà la riunione e provate ad usare pc, proiettore, accensione e spegnimento delle luci, telefono. Aprite le presentazioni e assicuratevi che funzionino, se dovete mostra un video provate sempre se parte (non date per scontato che il pc che userete abbia caricato il programma con cui l’avete salvato) e soprattutto se si sente l’audio. Se usate il vostro portatile assicuratevi di avere il cavo corretto per collegarvi al proiettore o alla televisione disponibile in sala. Questo soprattutto se usate un Mac!

Chiedete che sia con voi un tecnico che vi aiuti a familiarizzare con tutte le attrezzature.

Sappiate che questo non vi metterà comunque al riparo dall’imprevisto: recentemente sono arrivata un’ora e un quarto in anticipo su una riunione e ho verificato con il tecnico che funzionasse tutto, ma quando i partecipanti erano già arrivati tutti mi hanno comunicato che andava cambiata una chart, per cancellare un dato che solo in quel momento si era deciso di non condividere: peccato che il proiettore fosse già acceso e che quindi per fare la modifica avrei dovuto proiettare la chart incriminata su un’enorme schermo. Ça va sans dire che non avevo chiesto come spegnere e accendere il proiettore, pensando che fosse un’operazione che non avrei dovuto svolgere. Ovviamente avevo magnanimamente detto al tecnico di andarsene, visto che aveva promesso di essere facilmente raggiungibile al telefono. Ma naturalmente al telefono non ha risposto per alcuni minuti che mi sono sembrati i più lunghi della mia vita: con il senno di poi avrei dovuto avere con me anche il portatile, sul quale fare la modifica, ricaricare la presentazione su chiavetta e rimettere sul pc della sala. Tutto è finito bene, il tecnico è arrivato in tempo e nessuno si è accorto di nulla. Ma a quel punto gli ho chiesto di restare finché la riunione non è iniziata!

  1. Prevedete piccoli inconvenienti di percorso

Non mangiate gli spaghetti prima di una riunione importante: la macchia di sugo è praticamente assicurata e l’attenzione sarà su quella invece che su quanto che dite. Portate lo smalto per ritoccare l’unghia rovinata. Prevedete un paio di collant di riserva (ma non dimenticali in auto come ho fatto io prima della stessa riunione di cui ho parlato prima). E se come è successo a me nel collant nuovo di zecca parte una smagliatura ricordatevi che potete usare lo smalto previsto per l’imprevisto unghia rovinata per bloccarla.

  1. Siate pronti a fare il jolly

In generale siate pronti a svolgere tutti i compiti previsti in riunione. Nel solito meeting di cui parlavo, finita la parte preliminare di cui ero responsabile (mi ero ricordata il giusto ordine delle introduzioni, il video aveva funzionato con un audio né assordante né troppo basso, la presentazione – segretamente corretta -era già aperta alla prima pagina), proprio quando pensavo di rilassarmi, visto che lo speech lo faceva il mio capo, ho scoperto da un suo sguardo che avrei dovuto cambiare io con il telecomando le chart. Per fortuna, avendo preparato la presentazione insieme, sapevo quand’era il momento di passare alla chart successiva e avevo provato prima il funzionamento del telecomando remoto!

The Jolly Joker. Playing card on a white background

The Jolly Joker. Playing card on a white background

  1. Abbiate anche l’umore di un jolly

Mentre sperate che la smagliatura della calza resti bloccata dallo smalto in zone nascoste, scansate per un pelo la tazzina di caffè che stanno versandovi sulla camicia bianca,  modificate la presentazione all’ultimo minuto, scoprite che i meravigliosi layout stampati la sera prima sono rimasti in agenzia, sostituite il responsabile media che all’ultimo ha perso l’aereo spiegando voi dati di cui avete solo un’infarinatura e l’impianto tecnico fa, come sempre, le bizze, ricordatevi che quello che rimarrà impresso a tutti sarà non tanto l’imprevisto ma la vostra capacità di gestirlo con un sorriso, una battuta, una buona improvvisazione e soprattutto senza panico.

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Il segreto del successo è non temere il fallimento, ci racconta Mario Sorbo, co-fondatore di Foodscovery

PC Avere successo significa trovare un’alchimia speciale tra l’azienda e il nostro talento. Se il feeling funziona, se gli intenti coincidono, i risultati non tarderanno a venire.
Ci sono casi in cui azienda e talento coincidono: è il caso delle start up di giovani imprenditori che non cercano una azienda che gli somigli: la creano per dare sviluppo alle proprie idee. Intervistando Mario Sorbo, co-fondatore di Foodscovery, abbiamo avuto la conferma che essere imprenditori del proprio progetto richiede molta energia, può essere bellissimo, ma soprattutto è possibile.

Mario Sorbo co-fondatore della startup Foodscovery

Mario Sorbo co-fondatore della startup Foodscovery

Trampolinodilancio: Cosa è Foodscovery e come ti è venuta l’idea

Mario Sorbo: Foodscovery è una piattaforma web e mobile che permette a qualsiasi utente di ordinare prodotti icona della gastronomia italiana direttamente dai laboratori artigianali più rappresentativi della tradizione locale, come panifici, pasticcerie, macellerie, caseifici e molti altri. Al centro del modello di business c’è l’innovazione a sostegno delle piccole economie locali, con la creazione e lo sviluppo di un sistema automatizzato di ritiro e consegna in 24/48h che rende possibile gustare più di 1500 autentiche prelibatezze in Italia e in tutta Europa. L’impegno del team della startup innovativa è dedicato alla ricerca e alla messa in rete dei micro-produttori di nicchia, disseminati come tesori nascosti in tutto il territorio italiano e scoperti dai “food-scout”: una selezione scrupolosa di veri e propri artigiani delle tradizioni culinarie locali, dal pane alla pasticceria, dalla carne al formaggio, che permette di far assaggiare a tutti i mille e un sapori dell’Italia.

L’idea scaturisce da un bisogno mio e del mio socio Fabio Di Gioia. Ogni volta che, durante i nostri viaggi in Italia e all’estero, assaggiavamo una specialità gastronomica locale, inesorabilmente legata alla tradizione di un luogo, ci rendevamo conto che era difficile se non impossibile rigustare quello stesso prodotto “autentico” altrove. Pertanto, grazie al supporto del nostro reparto IT (Amedeo Sciagura, Riccardo Romano ed Omar Speranza), abbiamo sviluppato la piattaforma assecondando i bisogni dei piccoli produttori, i veri protagonisti del progetto, con cui continuiamo a confrontarci quotidianamente.FOODSCOVERY logo

Raccontaci le tue esperienze precedenti e dicci quali si sono rivelate più importanti per questa nuova avventura.

Prima di fondare Foodscovery ho avuto esperienze nel settore assicurativo e bancario, lavorando da analista per Allianz SPA e Morgan Stanley. Successivamente ho lavorato per il colosso berlinese Rocket Internet in sud est asiatico dove ho avuto il piacere di prendere parte al team di lancio di lazada.com, che attualmente è il più grande e-commerce e marketplace in quell’area (Thailandia, Vietnam, Malesia, Indonesia, Filippine e Singapore).

Le prime esperienze nel settore assicurativo e bancario sono state di grande aiuto per acquisire maggiore confidenza con il mondo del lavoro e mettere in pratica parte di ciò che avevo appreso durante i miei studi economico-finanziari.

Ma è stata sicuramente l’esperienza in Asia a fornirmi le competenze necessarie per il la mia nuova avventura con Foodscovery. Avere l’opportunità di seguire, sin dalle prime fasi, il lancio di lazada, contribuendo a strutturarne i dipartimenti ed i processi interni, operando in un ambiente multiculturale competitivo e stimolante nel quale poter avere da subito moltissime responsabilità, ha senza dubbio giovato alla mia crescita professionale oltre che personale.

Tornando a quando, pochissimi anni fa, ti affacciavi al mondo del lavoro, perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Credo che le caratteristiche determinati ricercate dalle aziende per l’assunzione di profili junior siano le seguenti:

1) Profilo accademico, con particolare attenzione alla capacità di rispettare le scadenze, pertanto essere in regola con gli esami;

2) Attenzione ai dettagli, curiosità e soprattutto motivazione;

3) Esperienze formative all’estero e conoscenza di una seconda lingua.

Quali caratteristiche deve avere un giovane per creare una start up di successo?

Per la creazione di una startup di successo a mio parere bisogna avere approccio analitico, ridisegnare la propria scala di priorità, imparare velocemente dai propri errori, essere flessibili, motivati e non aver paura del fallimento. Oltre che un giusto mix di competenze e numerose soft skill.

L’approccio lucido ed analitico è fondamentale, insieme ad una visione di lungo termine, per lo studio della propria idea, del mercato di riferimento e dei competitor, tanto nelle fasi iniziali quanto successivamente lungo la vita aziendale.

Ridisegnare la propria scala di priorità anteponendo il proprio progetto a tanti altri aspetti della propria vita.

Imparare velocemente, anche e soprattutto sul campo, dai propri errori riuscendo a correggere quotidianamente il tiro indirizzando l’azienda nella direzione giusta.
La via del successo è piena di insuccessi, pertanto bisogna essere motivati, flessibili e non aver paura del fallimento.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con persone di grande spessore professionale ed umano da cui ho appreso molto.

Ma il “senso del dovere”, una delle caratteristiche fondamentali per il mio percorso accademico e per la mia crescita professionale, mi è stato trasmesso dalla famiglia e dal mio professore di italiano e latino del liceo, persone molto importanti che non ringrazierò mai abbastanza.

La tua struttura ha già 15 tra dipendenti e collaboratori, utilizzi i social media per controllare il profilo dei candidati che assumi? Quali in particolare e cosa verifichi?

Per una prima selezione mi baso molto sul loro modo di scrivere il curriculum ed eventuale lettera motivazionale, documenti che dicono moltissimo del candidato.

Per profili senior è prassi necessaria quella di verificare le referenze.

Sicuramente i social media possono aiutare ad inquadrare meglio il profilo socio-culturale del candidato con l’obiettivo di ricercare delle caratteristiche che possano arricchire gli altri componenti del team e di conseguenza l’azienda.

Consiglieresti a un giovane che ha in programma un percorso imprenditoriale un’esperienza all’estero?

Assolutamente sì.

Guardare le cose da altre angolazioni, diverse da quelle a cui siamo abituati, è il primo passo per sviluppare un approccio innovativo.

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Il prezzo di un fottutissimo successo

PB Fedele alle mie promesse (vedi ultime righe del post “non è un blog per ricchi”) ho approfondito e scoperto , per i nostri lettori più ambiziosi, il segreto per diventare milionari.

Con metodo scientifico e acume femminile ho analizzato i casi di successo planetario (Kate Middelton, Madonna, Renzi, Victoria Beckam)  e quelli di un mondo più vicino al mio (chi non ha una ex collega che incontrava alla macchinetta del caffè e oggi è pappa e ciccia con Hillary Clinton? ) e ho scoperto cosa hanno in comune uno spermatozoo, Cenerentola e la Gregoraci.

Casi di straordinario successo raggiunto da persone (apparentemente) quasi normali dal talento medio.  Quindi non sto parlando di Maradona, di Einstein o di Pavarotti arrivati in vetta grazie a un piede, un cervello, un’ ugola unici al mondo.

Sto parlando di individui più o meno talentuosi  (non geni) che stanno sulle copertine di tutti i giornali, di ragazze bellocce (ma non miss Universo) che hanno impalmato mariti milionari, di Boy scout capoclasse (ma non statisti o filosofi) che stanno nella stanza dei bottoni, di cantanti intonati (ma non Farinelli) dalle qualità canore so- and- so che vendono milioni di dischi.

Insomma di persone che potremmo forse essere noi ma che hanno fatto una carriera molto più mirabolante della nostra. Persone che hanno avuto un fottutissimo successo.

Ed ecco i requisiti distillati dalle vitae di cotanti eroi. Date un’occhiata per vedere se avete qualche chance di farcela:

  1. Partire dal basso e da lì volersene andare. Per arrivare molto in alto di solito serve una lunga rincorsa da un posto dove non si vuole stare per niente (e qui, dai nostri eroi di successo, parte una lunga serie di umili origini, paeselli dove non succede niente e da cui si sogna l’altrove: Rignano d’Arno, Soverato, Reading nel Berkshire, Harlow nell’Essex, Bay City nel Michigan…).
  2. Essere se non bellissimi almeno belli. Di quell’aspetto che messi giù da gara si può fare un figurone, ma come se la bellezza fosse un di più a cui non si era fatto caso.
  3. Essere magri. Per natura o per dieta ma essere magri.
  4. Essere intelligenti, almeno quanto basta.
  5. Essere gatte morte. Far sembrare tutto naturale come le modelle “acqua e sapone” dopo 3 ore di trucco.
  6. Accoppiarsi con mogli o mariti ricchi e famosi (vedi i fondamentali punti 2, 3 e 5 necessari affinché i ricchi e famosi si innamorino di voi).
  7. Saper che il matrimonio non è la meta ma un mezzo per il proprio successo (Manager? Principi? Registi? Calciatori? Ma piuttosto che niente anche poeti o poliziotti, l’importante è sposarsi: la singlitudine non fa rima con carriera).
  8. Fare figli. A volte anche tanti. In ogni modo belli e da mostrare al pubblico quando serve. I primi mesi è difficile ma poi paga. In ogni modo sono gli unici con cui potrete abbassare la guardia e non vi tradiranno.
  9. Non essere romantici (ma sembrare romantici).
  10. Abbozzare senza colpi di testa se siete cornuti come un cestino di lumache (serve per rimanere sposati almeno fino a che non avrete raggiunto il fottutissimo successo, poi potete archiviare il fuco).
  11. Non essere pigri (riposarsi solo quando qualcuno vi vede, per sembrare rilassati. Appena fuori dai riflettori lavorare come cani, divertirsi – o fingere di farlo –  alle feste fino a tardi, alzarsi presto al mattino).
  12. Non essere ironici (l’ironia rischia mettere in crisi tanta determinazione).
  13. Non essere tristi (l’allegria mette buon umore e voglia di frequentarvi).
  14. Non lamentarsi mai (nelle profezie che si auto avverano se non ci si lamenta finisce che non ci siano cose di cui lamentarsi).
  15. Non vergognarsi di niente.
  16. Essere disposti a morire.

Nell’economia del corpo umano si può essere cellule epiteliali (che se va tutto bene finisci nel palmo della mano di un pittore, e se va male finisci sul gomito di uno sconosciuto) oppure spermatozoi che possono esaurirsi nel nulla dell’insignificanza (milioni di piccoli girini annegati in un gel che sa un po’ di cloro) o nel delirio creativo di fecondare e creare un nuovo essere umano (uno su un milione fa un botto incredibile).

Dunque per avere un successo pazzesco bisogna essere almeno un po’ talentuosi, bellocci, magri, sposati, con figli, disciplinati come soldati, leggeri come piume, cinici, ambiziosi, disposti a tutto, incuranti dei tradimenti,  resistenti come l’acciaio e con una buona botta di fortuna. Se avete tutto questo, avete una probabilità su un milione di farcela.

In questo blog si studia da cellule epiteliali. Troppo pigre, romantiche, ironiche, timide, stonate, contente  e secchione per sgambettare su un palcoscenico di fronte a 50.000 persone. So sorry.

 

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In quale divinità greca ti rispecchi?

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Artemide, nell’opera-carta da gioco di Momò Calascibetta

PC Patrizia e io da piccole eravamo molto fiere di sapere a memoria i nomi e le caratteristiche delle divinità greche, con la relativa traduzione romana. Ho sempre trovato questo esercizio mnemonico più utile di quello dei nostri figli che in tempi più recenti avrebbero snocciolato con scioltezza gli  impronunciabili nomi dei dinosauri e le complicatissime virtù dei Gormiti. Forse perché intuivo che nelle divinità greche si manifestano degli archetipi che aiutano a conoscerci meglio.

È quanto dimostra un divertente gioco libro, gli Specchi, edito da Vangelista Editori, del quale ho sentito sabato la presentazione a Comabbio, dove l’entusiastico coordinatore dell’iniziativa, l’amico Massimo Cassani, insieme alla comabbiese Raffaella Marcaletti, autrice dei testi, invitavano a specchiarsi in questa opera e a scoprire qualcosa di sorprendente su se stessi. “Percorrere, giocando, un cammino che dalle divinità classiche, attraverso i livelli dell’Io, Super-Io e Es, porta a scoprire le carte che illustrano il nostro modo di essere.” racconta Massimo “mentre le carte dipinte ad arte da Momò Calascibetta, noto autore siciliano, evocano figure archetipiche e le rendono moderne.” Un divertente modo per condividere con gli amici una riflessione su come appariamo a loro e loro a noi, in un’affascinante mix di divinità greche, analisi freudiana e archetipi junghiani.

specchiHo voluto provare a capire se sul lavoro è più utile essere Artemide o Atena, le due divinità che mi hanno sempre attratto maggiormente. Scopro che “Artemide rappresenta la donna risoluta, indipendente, irrequieta, più attiva che riflessiva, una donna in carriera che non si realizza tanto nella vita familiare quanto nel suo lavoro. Sebbene sia una donna distaccata e ombrosa, chi si merita il suo rispetto può contare sul suo illimitato sostegno.” Insomma un po’ la protagonista del Diavolo veste Prada che ho rivisto ieri pomeriggio per la ventesima volta. Non credo di rispecchiarmi pienamente in questa divinità, anche se sicuramente sento molto vicina l’aspirazione, in questa fine d’anno faticosa, di “muoversi con libertà e realizzarsi al di fuori dei canoni comuni.”

Da sempre sono affascinata da Atena, dea della sapienza e dell’artigianato (chi mi conosce sa che libri e lavoretti manuali sono la mia vera passione). In cosa ci può essere utile questa divinità sul lavoro? Nel libro leggo che la sua personalità muta in continuazione con le nostre esperienze, quando agiamo sul mondo, quando reagiamo a quello che accade intorno a noi, quando siamo soli o quando interagiamo con gli altri. Quindi Atena è

Atena, nella carta gioco illustrata da Momò Calascibetta

Atena, nella carta da gioco illustrata da Momò Calascibetta

  • cerebrale, saggia, focalizzata, colta, autoritaria, NEL MONDO INTERIORE
  • formale, raffinata, forte, previdente, aggiornata, IN REAZIONE AL MONDO ESTERNO
  • stratega, giusta, eclettica, vittoriosa, tecnica, pratica, civile, QUANDO AGISCE SUL MONDO ESTERNO
  • competitiva, trascinatrice, condottiera, severa, IN RELAZIONE CON GLI ALTRI

Di sicuro non sono stata sempre un’Atena nella mia vita professionale, e forse ancora meno un’Artemide, ma forse è venuto il momento che noi donne attingiamo da queste divinità per affrontare più agguerrite e sagge le difficoltà del mondo del lavoro, in confronto alle quali combattere semidei o mostri sono, francamente, bazzecole.

 

 

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Sei un Millennial? Alcuni suggerimenti su come affrontare con successo il mondo del lavoro.

PC Sei un Millennial? Se hai tra i 18 e 35 anni di età la risposta è sì, ed è probabile che il lavoro sia in questa fase una priorità importante nella tua vita. Ecco alcuni suggerimenti su come ottenere il successo nella sfera lavorativa, raccolti tra vari studiosi che hanno approfondito l’argomento.milennial-2

  1. Creati una reputazione, perché il titolo di studio non basta più. Per farlo ecco alcuni must:
    • Mantieniti costantemente aggiornato sui temi vicini al tuo lavoro (questo è particolarmente vero per chi non ha in quel momento un’occupazione e rischia che le sue competenze diventino velocemente obsolete)
    • Usa i social media, in particolare Linkedin, per costruirti una reputazione, ad esempio condividendo riflessioni e scoperte sul tema del quale ti occupi (o vorresti occuparti)
    • se lavori non aver paura a chiedere e assumerti maggiori responsabilità sul posto di lavoro, ti farai la fama di un persona proattiva e potrai mettere in luce aspetti del tuo carattere e della tua preparazione che sarebbero rimasti nascosti
  2. Pensa che vivi in un ambiente liquido, all’insegna del cambiamento, dove nessun lavoro è “per sempre”. La ricerca di un nuovo lavoro dev’essere continua, la capacità di resilienza massima e la disponibilità a percorrere nuove strade sempre presente.
  3. Non rimanere senza fare niente: piuttosto che restare a casa pensa se c’è la possibilità di realizzare un’attività imprenditoriale, se ci può essere un lavoro non retribuito ma vicino alle tue aspirazioni (per lo meno contribuirà a costruire la tua reputazione). Fai del volontariato: in particolare se scelto in un ambito affine al lavoro dei tuoi sogni  questo aiuterà chi ti deve selezionare a capire che sei una persona energica e volenterosa, e ti permetterà di ottenere degli insight utili su quel settore.Millennials-infographic
  4. Non crearti l’alibi dello studio: non puoi inanellare tre o quattro diversi diplomi di master per tenerti occupato, anche se hai la fortuna di una famiglia che se lo può permettere
  5. Ricordati che è probabile che chi ti assume sia un baby boomer ex figlio dei fiori ma oggi molto attento alla forma: valuterà, sia in sede di colloquio che nei primi mesi di lavoro, come ti vesti, come ti esprimi, come e dove scrivi (meglio decisamente una mail a un messaggio su facebook)
  6. Considera il network un’altra priorità quotidiana. Mantieni i contatti senza risultare stalker, per esempio aiutando gli altri a trovare un impiego, dato che prima o poi verrà il tuo turno di essere aiutato da chi ti sarà grato per quello che hai fatto per lui (sono convinta che se fai del bene nel lavoro questo ti ritorna sempre).
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Il lavoro del futuro? Elena Sacco ci racconta cosa è emerso all’evento Job Future

11201180_1203700366312761_6010311211212588405_nPC Abbiamo chiesto a Elena Sacco, Direttore IED Management e Comunicazione Milano, di raccontarci cosa è emerso durante l’evento Job Future, che si è tenuto giovedì sera alla sede dello Ied.

Elena Sacco: “L’evento Job future aveva l’obiettivo di conoscere i nuovi orizzonti nelle professioni della comunicazione.

Abbiamo avuto una registrazione record di 144 partecipanti su Eventbrite ed in sala circa 100 partecipanti. Senza dubbio il tema era di grande interesse non solo per gli studenti ma diversi opinion leaders e il TG di La7Gold ha intervistato il parterre.

Per noi e’ stato molto interessante leggere i nuovi scenari con i protagonisti di questo mestiere e alcuni learnings sono fondamentali per poter anche adeguare la nostra offerta formativa nella direzione del mondo del lavoro. Una considerazione su tutte: la rinascita dei contenuti con la professione di content manager e copywriter sempre piu’ richiesta. Per fortuna siamo stati in grado di leggere questa tendenza in anticipo e abbiamo gia’ i secondi anni del Triennale che possono scegliere la specializzazione in Content/Copy e l’anno prossimo potranno affrontare il mondo del lavoro! Mentre abbiamo lanciato i corsi part-time di Digital Editor e Content&Copywriting per dar modo a chi già lavora di accrescere le proprie competenze.”

All’evento hanno partecipato Simona Maggini, CEO YOUNG&RUBICAM Italia/VMLSilvia Mauri, HR Director WE ARE SOCIALMaggie Priori, Brand Manager ROBERTO CAVALLIClaudio Burchi, Account Director FUTUREBRAND e Alicia Lubrani, Head of Consumer Communication SAMSUNG

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DOPO I 50 ANNI C’È ANCORA SPAZIO PER DARE UN TAGLIO

PC L’agosto a Comabbio – il paesino tra due laghi dove vivo da quando è nato mio figlio – riserva piacevoli sorprese: una di queste è la bella mostra dedicata a Lucio Fontana, l’artista che qui ha passato gli ultimi anni ed è morto nel 1968.fontana

La mostra raccoglie una serie di litografie donate dalla moglie Teresita al Comune di Comabbio e gli scatti fotografici di Gian Barbieri che ritraggono Lucio Fontana negli anni 1967/68 quando si trasferì definitivamente da Milano a Comabbio.

Ascoltando un documentario dedicato dalla Rai all’artista, che il curatore della mostra Massimo Cassani, ha abilmente recuperato e rimontato, ho avuto una seconda sorpresa: Fontana ha cominciato a fare i “tagli”, la tecnica che più di tutte lo ha reso celebre in tutto il mondo, a 59 anni, quando era già un artista molto apprezzato.

L’ho sentito come un bell’invito a continuare a sperimentare nuove strade per me e tutti i miei coetanei che dopo i 50 anni si ritrovano spesso a ripetere nel lavoro routine acquisite da tempo o che si accontentano di situazioni comode che però non li soddisfano pienamente.

Per chi fosse interessato, ecco tutti i dettagli sulla mostra.

Lucio Fontana ha vissuto e lavorato a Comabbio nella casa ancora esistente ed a Comabbio si spense nel 1968. Per rendere omaggio all’illustre artista e per creare un punto di riferimento anche a Comabbio, l’Amministrazione ha deciso di intitolare la sala mostre e convegni  nel nuovo edificio di proprietà del Comune, sorto al posto della vecchia cooperativa, a Lucio Fontana.

In occasione dell’inaugurazione dell’edificio è stata allestita una mostra fotografica e documentaria dedicata all’artista con l’avvallo della Fondazione Lucio Fontana di Milano, il patrocinio della Regione Lombardia e del Padiglione Italia di Expo Milano 2015. Oltre a interessanti documenti riguardanti l’attività dell’artista, a testimonianza delle numerose esposizioni allestite nei più importanti musei e gallerie d’arte del mondo, sono esposti scatti fotografici di Gian Barbieri che ritraggono Lucio Fontana negli anni 1967/68 quando si trasferì da Milano a Comabbio e una serie di litografie donate dalla moglie Teresita Rasini al Comune di Comabbio.

Orario apertura mostra: sabato e domenica 10.00-12.00 e 17.00-19.00

Per informazioni telefonare al numero 0331968572 oppure mandare una mail al seguente indirizzo:

demografici@comune.comabbio.va.it

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Di quanto convenga ogni tanto alzare la testa dalla scrivania.

PB Nell’ ultimo mese, per una serie di motivi personali e professionali, son stata un po’ in giro. Ho guardato poco la posta e molto la vita.

  •  è stato il mio compleanno. Per tradizione io e la mia gemella – ça va sans dir: è anche il suo compleanno – a maggio ci regaliamo una giornata da turiste nella nostra città. Sostanzialmente sfioriamo luoghi dove viviamo e lavoriamo ogni giorno , ma cambiamo orari e occhi. Portando a riparare una mia borsa nel negozio di Dolce&Gabbana di via della Spiga abbiamo scoperto che hanno il calzolaio interno. Bello. Il calzolaio, intendo. E lo spuntino all’orto botanico di Brera (si entra dall’Accademia, l’orto è lì dal 1700 e non lo avevo mai visto) è stato un incanto.
  • Sono andata, in un giorno di sole, al lavoro in bicicletta (22 km) mettendoci quasi lo stesso tempo che nell’ora di punta impiego con l’automobile. Con aumento di consumo calorico (il giro vita mi è grato per l’iniziativa), di produzione di endorfine (i miei collaboratori sono contenti anche loro) , di visione della città (l’alzaia del Naviglio: una palestra en plein air; i lavori sulla Darsena: finiti; i canottieri che vogano sull’acqua: una delizia per gli occhi)
  • Sono andata a Parigi e tra un impegno e l’altro ho visitato l’Opera Garnier (che era vicino all’hotel) con il bellissimo soffitto di Chagall, il palco n°5 – quello del fantasma dell’Opera – le prove (gli orchestrali stavano accordando gli strumenti proprio mentre siamo entrati) e un book shop meraviglioso per l’assortimento di libri , dischi, spartiti e per il merchandising scintillante (anche un po’ commovente con le coroncine di piume, i tutù, le ballerine con le punte…), zero chincaglieria.
  • Ho visto il tennis a Roland Garros, il tempio della terra rossa. Sotto la Tour Eiffel una palla da tennis gigante, ché tutta la città è coinvolta. Nelle vetrine dei negozi i riferimenti al torneo. Visitando il villaggio Hospitality , ho visto lo stand di FEDEX, dove lavora un’amica, costruito come se fosse la cabina di un aereo, compreso il carrello delle bibite e i finestrini alle pareti: una elegante e giocosa festa dello sport, dove gli spettatori rimangono a bocca aperta quando si apre il sipario. E si sentono appagati e allegri, colmi di buone sensazioni quando il giorno si chiude e si torna a casa più ricchi di prima, defluendo tranquilli tra sconosciuti che hanno qualcosa in comune con te.
  • Ho visto la tele in albergo dove un tale spiegava la sua App in grado di mettere in contatto, nel suo quartiere, quelli disposti a prestarsi oggetti indispensabili ma dall’uso saltuario (trapano, scala telescopica, decespugliatore) con il vantaggio di spendere meno, consumare meno e tessere nuove relazioni con il vicinato.
  • In aeroporto pianoforti a disposizione degli avventori mi hanno reso l’attesa all’imbarco molto gradevole, dato che un giovane pianista ha approfittato dello strumento. Sulla rivista Parisworldwide, che sfogliavo ascoltando il pianista, ho visto la pubblicità di un sito (dayuse.com) che offre camere di hotel durante il giorno. Per fare una doccia o una siesta  (o l’amore?) nei migliori alberghi della città mentre brilla il sole, con il 75% di sconto rispetto al costo della notte.

Questi pochi giorni  fuori dalla routine, con zero stress e molti momenti apparentemente improduttivi (aspettare un volo, girare per negozi, vedere un match di tennis, pedalare sul Naviglio, entrare in un teatro durante le prove) sono indispensabili e molto fruttiferi per renderci creativi ed efficaci quando torniamo in circolo. A volte basta solo cambiare punto di osservazione per avere uno sguardo nuovo sulle cose: – provate a fare il tragitto casa-lavoro con un mezzo diverso, in un momento diverso, con occhi diversi. – prendete nota delle cose curiose, interessanti che vi capita d osservare, anche se apparentemente non paiono avere un uso immediato: dal foyer di un teatro può venirvi l’idea per una iniziativa con i clienti. – non sentitevi in colpa se, anche per lavoro, vi capita di divertirvi: a volte succede. – il relax non è necessariamente solo sul divano: trovate il tempo di bighellonare, di buttarvi laddove è la vita, di uscire con una scusa ma senza un piano preciso e il vostro orizzonte si aprirà ben oltre il coffee table.

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Rivalutare l’artigianato come sbocco lavorativo. Intervista a Francesco Cordani di Samsung

PC Questo blog nasce per dare consigli ai giovani talenti che vogliono lavorare nel marketing e nella comunicazione perché questo è quello che Patrizia e io ci sentiamo di poter offrire: dopo aver accarezzato durante l’adolescenza l’idea di fare le scrittrici o le traduttrici, motivate da un’insaziabile passione per la lettura, ci siamo infatti entrambe innamorate del mondo delle merci e delle logiche sottostanti.

Questo non toglie che a più riprese non si sia affascinate da altri ambiti dove le capacità individuali e l’entusiasmo si combinano con la manualità: mi riferisco ai mestieri artigianali che sono alla base di gran parte delle eccellenze italiane.

Come vi abbiamo anticipato c’è una tendenza in atto – partita negli Stati Uniti (dove li chiamano makers) – a rivalutare l’artigianato che diventa, anche attraverso l’innovazione tecnologica, uno sbocco nuovo e interessante per i giovani e i non più giovani che vogliono o devono reinventarsi un lavoro. A questo proposito abbiamo chiesto a Francesco Cordani, ideatore e responsabile marketing e comunicazione in Samsung di  Maestros Academy di raccontarci questo bellissimo progetto, che nasce con l’obiettivo di “Tramandare i segreti dei grandi maestri, per lanciare i talenti artigiani di domani.”

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