Archivi tag: intervista

INTERVISTA A MATTEO FRATTINO, MARKETING REGIONAL DEVELOPMENT MANAGER IN UNILEVER

PC Inauguriamo oggi una nuova serie di interviste, che potremmo titolare “Quelli che ce l’hanno fatta”, nelle quali intervistiamo giovani talenti che nel giro di alcuni anni hanno raggiunto posizioni di responsabilità in aziende di rilievo, con l’intento di capire cosa li ha favoriti in questo percorso. Il primo che abbiamo sentito è Matteo Frattino, che, dopo aver iniziato nel mondo della comunicazione, ha deciso di frequentare il Master Publitalia ed è poi passato dalla parte del cliente. Ha quindi lavorato con responsabilità sempre maggiori nei reparti marketing di Beiersdorf (Nivea for Men), Bolton Manitoba (Smac) Kraft (Cipster e Valle’).

Il suo titolo attuale è Marketing Regional Development Manager in Unilever, dove lavora nel centro di Innovazione Oral Care a Milano. Il suo lavoro consiste nell’adattare e implementare l’innovazione nell’ambito dell’oral care (Dentifrici, Spazzolini, Colluttori) in tutti i paesi dell’Europa Occidentale per quanto riguarda la marca globale Signal (in Italia venduta con il nome Mentadent).

Trampolinodilancio: Perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Matteo Frattino: In realtà non ci ho mai riflettuto a lungo. Il mio primo “lavoro” è stato all’interno di una Web Agency, la B Human, che ancora ricordo con piacere, anche se si trattava di uno stage. Ai tempi Internet era davvero poco conosciuto, credo abbia contato la passione per un mondo allora del tutto nuovo, la voglia di esplorare le nuove frontiere della pubblicità classica su terreni ancora tutti da valutare. Inoltre, credo sia stato valutato positivamente il non aver avuto paura nell’entrare in una realtà piccola e destrutturata.

Trampolinodilancio: Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

Matteo Frattino: Come fare a non essere banale… La voglia di assorbire come una spugna, in una realtà che ai tempi era davvero 50% comunicazione classica e 50% figure tecniche, ha sicuramente aiutato molto. In una realtà come l’agenzia – classica o web, ATL o BTL – credo che un ruolo importante lo abbiano rivestito la positività e le capacità relazionali, dato che ci si confronta ogni giorno con team di lavoro complessi e la gerarchia è abbastanza piatta: il Project Manager può discutere tranquillamente con l’AD di un progetto, non passando necessariamente dal Direttore Creativo, per esempio. La capacità di muoversi in contesti relativamente destrutturati si è rivelata un utile insegnamento anche nelle successive esperienze in azienda.

Trampolinodilancio: Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Matteo Frattino: In realtà, considero miei mentori due capi che hanno svolto due ruoli diversi nel corso della mia carriera. Non farò nomi, ma loro sanno di chi sto parlando! La prima è la mia relatrice di tesi in Tecniche Pubblicitarie, Paola, che è stata un ottimo mix di insegnamenti tecnici (se di tecnicismo si può parlare in una materia così inafferrabile) come la pubblicità e di consigli Per prendere la vita più serenamente, senza stress. Ancora oggi penso a quei momenti nelle fasi lavorative più o meno negative. La seconda è stata la prima vera capa “aziendale”,Barbara, in Bolton Manitoba, che mi ha dato quei tre/quattro piccoli consigli tecnici per poter lavorare bene nel Marketing di largo consumo.

Ne elenco alcuni, ancora fondamentali:

 – Essere analitico ma in modo semplice e sintetico

– Analizzare correttamente il P&L di prodotto

 – L’Innovazione di prodotto come processo continuo

– La gestione degli stakeholders ad alti livelli

Trampolinodilancio : Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Matteo Frattino: Ho sviluppato un percorso nel marketing classico di largo consumo, nel quale dà un vantaggio competitivo conoscere bene le dinamiche del P&L di prodotto (quindi Finance) e la comprensione delle logiche di Trade Marketing, una funzione che ha sempre più potere e sta diventando il vero centro decisionale rispetto al Marketing. Per chi entra oggi in azienda come Junior o Assistant Brand Manager ritengo fondamentale la passione e lo studio delle dinamiche Digital, nelle quali la narrazione è più complessa e difficile, ma proprio per questo sfidante e ricca di stimoli, rispetto all’ADV classica.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

INTERVISTA A MAURIZIO SALA, PARTNER E DIRETTORE CREATIVO DELLA DIGITAL AGENCY BITMAMA

PC  Con l’intervista di oggi torniamo nel mondo della comunicazione e incontriamo una delle persone che per prime ha intuito le potenzialità del digitale in Italia: Maurizio Sala, partner fondatore e direttore creativo di Bitmama, una delle principali digital agency italiane, e membro del consiglio di amministrazione di Armando Testa, la più grande agenzia italiana di pubblicità.

Maurizio, al culmine di una carriera nella pubblicità classica – che l’ha portato alla direzione creativa di Armando Testa e a vincere una serie di premi internazionali tra cui un Leone d’Oro a Cannes e un Clio Award – ha intuito le prospettive del digitale e fondato insieme ad altri professionisti, nei primi anni 2000, Testaweb, agenzia digitale di Armando Testa: un vero e proprio melting pot, dove la sua cultura di comunicazione classica si univa alle competenze digitali degli altri partner coinvolti nell’avventura. Un’unione virtuosa di competenze -che terminata l’esperienza Testaweb- è confluita in Bitmana , la società nata per meglio rispondere alle esigenze di integrazione verticale  che unisce il talento creativo di Armando Testa con l’eccellenza tecnologica del gruppo Reply (una realtà italiana leader in Europa nella  progettazione e nell’implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione ed i media digitali). Gli poniamo le solite domande.

Trampolinodilancio:  Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Bitmama?

Maurizio Sala: Dipende dal ruolo, ovviamente, perché mentre in un’agenzia di comunicazione classica i ruoli sono sostanzialmente tre (account, copy writer e art director, ai quali a volte si aggiunge lo strategic planner) in un’agenzia digitale i ruoli sono molti di più: c’è il media digitale, l’info designer, l’informatico, la coppia creativa, l’account e il project manager, due competenze simili ma al tempo stesso molto diverse fra loro.

Questo diverso aspetto strutturale del lavoro offre ai giovani molta più scelta professionale: le opportunità di trovare un’occasione sono maggiori di una volta.

Ma sempre per questo posso dire che chi entra in Bitmama oltre a vivere il digitale deve anche possedere forti capacità di lavorare in team.

Le singole competenze invece cambiano secondo il ruolo che il giovane dovrà svolgere.

Da un creativo mi aspetterò un’elevata capacità di racconto, la narrazione è infatti il cuore della comunicazione indipendentemente dal canale: il creativo deve saper coinvolgere il destinatario attraverso un racconto, di qualunque natura esso sia.

A maggior ragione nel digitale, dove il pubblico diventa un complice divertito o addirittura un co-autore del messaggio, al contrario dei modelli classici a cui basta ottenere uno spettatore soddisfatto. Quando aumenta il bisogno di coinvolgimento, cresce la necessità di mettere in campo narrazioni interessanti.

Da un info designer mi aspetterò viceversa capacità analitica e comprensione dei flussi, delle modalità di connessione ed experience da parte dell’utente. Un altro modo di pensare rispetto al creativo, eppure entrambi migliorano il proprio risultato collaborando insieme a un progetto.

Mentre nell’adv infatti a un certo punto si va in outsourcing, affidando la realizzazione a un fotografo o una casa di produzione, in un’agenzia digitale si segue il progetto fino a tutto lo sviluppo tecnologico. Si può dire che l’agenzia digitale assomiglia all’industria di Hollywood, dove per ogni film viene realizzata una società che segue il film dalla nascita fino all’uscita nelle sale.

Trampolinodilancio:  C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Maurizio Sala: Una giovane che lavorava con noi, una nativa digitale con in più un istinto naturale per la narrazione. Molto brava. Ora sta facendo un giro nell’advertising classica, curiosa di provare il magico mondo dove si girano gli spot. Anche questo è comprensibile: il comunicatore digitale è una figura relativamente recente nella nostra società, nulla a che vedere con il “mito” del pubblicitario classico che è ancora ben presente fra i giovani.

Trampolinodilancio:  In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Maurizio Sala: Il digitale ovviamente. Con budget contenuti dà risultati più sicuri e gli investitori se ne stanno accorgendo, da noi come in tutto il mondo. E’ l’unico settore in crescita, attualmente. L’evoluzione da pc a tablet/smartphone sta poi ulteriormente aumentando il bisogno delle marche di rivolgersi ai propri consumatori al di fuori dai canali classici.

Posso dire che in moltissimi casi si è ribaltato il rapporto: il digitale non è più semplicemente il complemento a un investimento in pubblicità, ma molto spesso si sviluppano direttamente progetti digitali con un supporto di comunicazione classica.

Trampolinodilancio:  Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione digital?

Di comprendere che nel digitale devi entrare in relazione con il tuo target su una tematica di suo interesse, e che questa non è necessariamente la marca che devi pubblicizzare. Questo significa che devi saperne moltissimo su di lui, per proporgli qualcosa che lo possa interessare e generare così una sua interazione nei tuoi confronti. Per certi versi il consumatore diventa parte del team.

Gli consiglierei inoltre di capire profondamente tutte le piattaforme digitali, di usare i social network e comprendere le logiche che li caratterizzano, i rituali che generano nelle persone che li frequentano.

Proverei poi a spiegargli un concetto banalissimo: il processo della comunicazione viene sempre agito da macchine. Una volta queste si chiamavano tv e radio, oggi pc, tablet, smartphone. Queste ultime sono macchine molto più complesse delle precedenti, con un’aggravante: le precedenti sono cambiate pochissimo in 50 anni mentre quelle di oggi sono già diverse da quelle dell’altro ieri.

Se crei un processo di comunicazione che per essere fruito passa attraverso delle macchine, devi inevitabilmente conoscerle, sapere come funzionano di base e cosa può farci il pubblico quando le usa. Difficile pensare a uno spot se non conosci la sintassi televisiva.

La complessità di un mestiere è anche conseguenza della complessità delle macchine coinvolte. Lo spot è semplice come è semplice la tv, mentre il digitale è più complesso. È più ricco il panorama, bisogna studiare di più, sapere più cose. Considerare la tecnologia un fattore di empowerment del messaggio e non solo un supporto da lasciare in mano ai tecnici e che ci pensino loro.

Infine gli direi che il digitale si impara anche leggendo, studiando il marketing. Per capire perché 100.000 utenti sono un target molto più fertile di 10 milioni di spettatori, devi conoscere la teoria della coda lunga. Devi sapere che la tipica curva Gaussiana dei mercati di massa si sta appiattendo ogni anno che passa e che le frange, le minoranze diventano significative proprio perché hanno passioni precise –magari strane- ma che sono disposti a spendere per soddisfarle. Altrimenti perché mai un’azienda come M&M avrebbe scelto di “perdere tempo” a fare i cioccolatini personalizzati -uno a uno- col nome della persona a cui li regali?

(ndr: per i più curiosi http://www.mymms.it/personalizzare)

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

INTERVISTA A STEFANO BATTIONI, GENERAL MANAGER ILLVA SARONNO

PC Riusciamo nel difficile compito di intervistare Stefano Battioni, General Manager Spirits Business Unit di Illva Saronno, in uno dei pochi momenti in cui fa tappa a Saronno  tra le innumerevoli visite ai mercati esteri (India, Canada, Stati Uniti, solo per citarne alcuni). Una vocazione all’internazionalità che l’ha portato qualche anno fa a lasciare la comoda posizione di direttore marketing di Barilla a Parma (ai tempi era mio cliente e mi spiacque moltissimo) per andare a lanciare la Pasta Barilla negli Stati Uniti.

Non a caso si trova quindi a dirigere Illva che ha nel suo portfolio Disaronno (il liquore italiano più venduto nel mondo) e molti altri brand internazionali come Tia Maria, Artic Vodka, Zucca, Ron Barcelò e Isolabella. Ecco le sue risposte alle nostre consuete domande.

Trampolinodilancio:  Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Illva?

Stefano Battioni: Le caratteristiche principali che cerco nei giovani che iniziano una carriera nel Marketing sono:

  1. Curiosità, intesa come voglia di scoprire e di non fermarsi alla prima risposta che trovano.
  2. Coraggio, inteso come capacità di proporsi e di proporre le proprie idee senza omologarsi alla mediocrità per non rischiare né facendosi abbattere per le inevitabili delusioni.
  3. Concretezza, intesa come capacità di arrivare in fondo alle cose e di non sentirsi sminuiti a fare anche lavori non considerati “elevati”. Un mio vecchio capo lo chiamava anche “Istinto del Killer”.

Mi sono venute 3 C, magari se ne potrebbe aggiungere una, quella di fortuna…

Trampolinodilancio:  C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Stefano Battioni: Fortunatamente diverse persone che ho assunto avevano queste caratteristiche e tutte quelle che le avevano, le ho viste crescere e in media essere felici di quello che fanno, che è poi la cosa più importante. Un bel modo di dire americano che sposo in pieno è “fai quello che ti piace e non lavorerai un giorno in tutta la tua vita”.

Trampolinodilancio:  In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Stefano Battioni:  Viene facile dire il Digitale perché è quello in cui le idee possono svilupparsi più facilmente e anche perché di aziende in Italia che permettono di fare esperienza di marketing a 360° (Comunicazione, Innovazione di Prodotto, Trade, etc) ne sono rimaste molto poche, meno delle dita di una mano… Un consiglio assoluto però lo darei. A mio giudizio, l’era del Marketing Generalista è finita e questo è uno dei motivi per i quali, con poche eccezioni, la funzione Marketing non è più quella guida in azienda e gli uomini di Marketing fanno più fatica a raggiungere posizioni di vertice.

Trampolinodilancio:  Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Stefano Battioni:  Per i motivi spiegati prima, il consiglio è o specializzarsi e diventare molto bravi in una specifica disciplina come appunto il Marketing Digitale oppure non legarsi solo alla funzione marketing ma cercare di fare esperienza in diverse funzioni come ad esempio le Vendite, il Finance, lo Sviluppo Prodotti, sia in Italia che all’Estero. Si torna in qualche modo a persone che possiedono le tre caratteristiche descritte prima.

Contrassegnato da tag , , , , ,

INTERVISTA A CAMILLO MAZZOLA – DIRETTORE MARKETING E PR LEGO

Camillo Mazzola

PC La nostra serie di interviste ci porta oggi nel mondo dei mitici mattoncini Lego, dove incontriamo Camillo Mazzola, direttore Marketing, Trade Marketing e PR della sede italiana, che ha recentemente spostato i suoi uffici a Lainate. 

Lego è l’azienda che da anni realizza i migliori risultati nel settore del giocattolo: la crisi che a fine 2011 ha fortemente penalizzato il comparto non ha interessato Lego, probabilmente perché i genitori – di fronte alla necessità di ridurre il budget dedicato ai regali di Natale – scelgono regali con elevata giocabilità e che sviluppano nel tempo la creatività del figlio.

Mazzola è al momento impegnato nel lancio di Lego Friends, la prima linea Lego dedicata alle bambine, che, malgrado alcune accuse di sessismo -in parte, sembra, fomentate dalla concorrenza e direttamente controbattute dall’ampia community di Lego fan – sta avendo ottimi risultati di vendita.

Gli poniamo le consuete domande.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Lego?

Camillo Mazzola: Cerchiamo persone che abbiano già lo “spirito Lego”: persone con ampia iniziativa, curiose, collaborative, dei problem solver. Io cerco persone che non entrano nel mio ufficio dicendo: “ho un problema, il concorrente fa questo, cosa possiamo fare?” ma che aggiungano già la loro soluzione, non importa se a volte è sbagliata. In Lego lo chiamiamo MODELLO RAID: è l’acronimo di Input, Action, Recommendation, Decision. Significa che una persona, a fronte di un input che viene dall’esterno deve valutare quale azione prendere, raccomandare al suo capo una soluzione e rendere quindi il processo decisionale molto più veloce.

Inoltre devono essere degli energizzatori, dei driver che trasferiscono entusiasmo e passione a tutti quelli che lavorano in team con loro.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Camillo Mazzola: Tutti quelli che ho assunto mi hanno lasciato un segno positivo, per un motivo o per l’altro. Per non fare torto a nessuno racconterò dell’ultima persona che ho preso. Un neo laureato dotato di grande iniziativa, con tanti interessi al di fuori del lavoro, un amante della musica che si è riuscito a mantenere negli anni dell’università grazie a questa passione. Dopo aver suonato personalmente in un gruppo, negli ultimi anni ha fatto da manager a due ragazzi di 16 e 17 anni, presentandoli nei locali non solo di Milano, ma anche di Roma e Londra, e costruendo un sito a loro dedicato che da Dicembre a oggi ha raccolto più di 20.000 users al mese.

In più un mese all’anno, per gli ultimi tre anni nel periodo estivo, andava a fare il volontario lavorando con i bambini, e cambiando fascia di età ogni anno per verificare i diversi approcci necessari. I suoi genitori non erano molto convinti di tutte queste attività complementari, ma lui ha dimostrato loro che riusciva anche a studiare in contemporanea. A questo punto ho interrotto il colloquio e gli ho detto: ti ho preso!

Trampolinodilancio: In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Camillo Mazzola: In Italia gli headquarters di aziende internazionali sono pochi, quindi i maggiori sviluppi si hanno andando a lavorare nella sede italiana di una multinazionale che ha la casa madre altrove. È quindi importante che chi esce dall’università sappia che difficilmente si ritroverà (come spesso crede) a girare spot, passare brief alle agenzie, fare sviluppo prodotto. Sono tutte attività che vengono generalmente svolte presso la casa madre. Gli si chiederà invece la capacità di adattare alle esigenze del territorio quanto sviluppato a livello globale. Con una metafora vicina al mio mondo posso dire che i mattoncini li hai tutti già a disposizione, non ci si aspetta che tu inventi un nuovo mattoncino, ma che tu sia bravo a montarli in modo creativo e 100% coerente con la strategia aziendale.

Uffici Lego Italia

La differenza la fanno infatti le iniziative che prendono le persone, che localmente non devono essere solo dei traduttori, che fanno copia e incolla, ma persone che sanno implementare, che danno valore aggiunto, e lo fanno con intelligenza.

Un altro aspetto importante per avere successo è dimenticare di essere dei solisti, saper coinvolgere gli altri: questo è fondamentale con i venditori, ai quali è importante trasmettere entusiasmo e passione.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Camillo Mazzola: Come ho recentemente detto in un intervento in Bocconi, spiegando proprio come faccio le selezioni, i neolaureati devono  capire che tutto quello che hanno imparato, i bei voti presi, mi interessano solo in parte, perché il marketing è fondamentalmente buon senso. Chi assumo deve essere innanzitutto un imprenditore, un condottiero del proprio prodotto.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

INTERVISTA A MASSIMO COSTA – COUNTRY MANAGER WPP E CHAIRMAN ASSOCOMUNICAZIONE

Massimo Costa

PC Cominciamo una serie di interviste a chi dirige le principali realtà italiane nell’ambito della comunicazione  e del marketing incontrando Massimo Costa, country manager di Wpp (il più grande gruppo internazionale nel mondo della comunicazione) e Chairman di Assocomunicazione (l’associazione che raccoglie le principali sigle italiane). Ci auguriamo che le risposte che raccoglieremo possano aiutare chi vuole cominciare a lavorare nel settore ad entrarci e chi ci ha già iniziato a lavorarci a migliorare la propria posizione.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in WPP?

Massimo Costa: Sveglio, aggressivo, veloce. Abbiamo bisogno sempre più di hunters piuttosto che farmers.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Massimo Costa: Matteo Sarzana, che non a caso a 30 anni dirige la nostra digital agency (Matteo è General Manager di VML e sarà uno dei nostri prossimi intervistati- ndr)

Trampolinodilancio: In quale settore della comunicazione ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Massimo Costa: Sicuramente nel settore digitale, che offre ancora in Italia ampie prospettive di crescita. Basti pensare che il 25% degli italiani non è connesso a Internet e che la banda larga raggiunge solo una porzione limitata della popolazione. Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione copernicana, paragonabile a quella realizzata da Gutemberg, nella quale siamo tutti coinvolti.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Massimo Costa: Andare via dall’Italia, lasciare la famiglia, andare a studiare all’estero! Non solo perché è  importante l’inglese, ma perché solo in Italia abbiamo giovani che a 28 anni non hanno mai pagato una bolletta. All’estero i ragazzi imparano subito ad essere cittadini, sono abituati a fare dei lavoretti per arrotondare  mentre studiano. Inoltre l’Italia è un paese tattico, non strategico, non ci sono hub internazionali, non sei tenuto a capire la cornice complessiva degli eventi, e questo limita la prospettiva di chi non passa all’estero almeno un periodo.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,