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LA PROPOSITIVITA’ CHE FA LA DIFFERENZA.

PC Bucare lo schermo, passare sotto il radar che ognuno di noi è abituato a usare per filtrare i troppi stimoli esterni, riuscire a farsi notare e ricordare: sono alcune delle regole fondamentali che il comunicatore moderno deve seguire per far distinguere il suo brand in un contesto di prodotti analoghi.under the radar

Lo stesso principio vale anche quando si comunica se stessi e si vuole emergere dalla massa, tutto sommato omogenea, composta dagli altri candidati a un posto di lavoro.

Ci sono sicuramente riuscite, sia nei miei confronti, che nei confronti di un loro possibile datore di lavoro, Alessia Porro e Susanna Bossi, studentesse del master IULM in Food and Wine communication dove ho insegnato qualche mese fa. Vi riporto, per loro gentile concessione, la lettera che mi hanno inviato (usando Linkedin!). Mi scrive Alessia: ” Mi faceva piacere condividere con Lei qualche aggiornamento. Susanna Bossi  e io avevamo inventato il prodotto e creato la campagna di lancio per il prodotto Lindor ice cream.
Dopo la sua valutazione e il suo commento noi ci abbiamo creduto davvero!! Così abbiamo preparato un video, preparato materialmente il prodotto per il tasting e chiamato Lindt: ieri siamo andate a presentare il nostro progetto. E’ stato decisamente emozionante e una sfida, ora non sappiamo bene che cosa ci attenda ma volevo ringraziarla per la sua fondamentale iniezione di fiducia.”

Questa mail è stata un’iniezione di fiducia anche per me, che mi ha confermato che è giusto stimolare i giovani a dare di più e che sono tanti quelli che sapranno stupirci con la loro propositività.

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“Nutriti di curiosità, alleva il tuo talento e aggiorna la tecnica”. Intervista a Alessandro Modestino Fondatore e CEO Meloria Comunicazione.

PC  “Durante la lunghissima battaglia, i genovesi muniti di armature più ridotte e leggere ne furono chiaramente avvantaggiati…” con questa frase si riassume il perché di un nome,

Alessandro Modestino Fondatore di Meloria Comunicazione

Alessandro Modestino Fondatore di Meloria Comunicazione

Meloria, che potrebbe risultare criptico per chi non è nato a Genova . Un nome che esprime invece molto bene la filosofia di un’agenzia che fa della sua agilità e flessibilità un punto di forza rispetto a realtà più strutturate (anche se conoscendo i tagli di personale che tutte le grandi agenzie stanno realizzando mi chiedo se ha ancora senso questa contrapposizione).

Quello che più convince del suo fondatore, Alessandro Modestino, è l’enorme passione che riversa nel lavoro. Non è difficile comprendere come questa passione avesse bisogno di trovare uno sbocco imprenditoriale, dopo la necessaria esperienza in un’agenzia storica, come Leo Burnett.

Dopo due ore passate con Alessandro mi rendo conto che per la prima volta, da molti mesi, ho incontrato un professionista del settore che non si lamenta e non parla di crisi: che ventata d’aria fresca! Con l’augurio che il periodo d’oro che vive l’agenzia continui a lungo (il sovraffollamento delle due sedi di Genova e Milano è una conseguenza sicuramente accettabile!) e ci sia spazio per l’inserimento di nuovi talenti,  abbiamo quindi chiesto ad Alessandro di dirci quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Meloria.

Alessandro Modestino: Dev’essere creativo e curioso. Il nostro settore corre veloce e chi non è curioso resta indietro. Il lavoro si può imparare ma l’attitudine spesso è innata. Per come abbiamo concepito l’agenzia, una giovane famiglia dove esprimere il proprio talento, saper lavorare in gruppo è fondamentale: ogni cliente può catalizzare cinque o sei risorse diverse ma il risultato finale deve essere omogeneo e definito. Per fare questo ci vuole molto coordinamento e grande apertura mentale.

C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Due anni fa è entrato in Meloria un ragazzo che veniva da tutt’altra esperienza. Ma aveva un’incredibile passione per questo lavoro. Non era più giovanissimo ma decisi di dargli fiducia su un progetto abbastanza semplice in termini di brief. Non mi convinse. Quando condivisi con il resto del team la decisione di non confermarlo ricevetti una skype call con tutti i suoi colleghi schierati che mi chiedevano di dargli un’altra opportunità. Oggi è una colonna portante della nostra agenzia. Non ha mai smesso di crescere ed è stato il primo “man of the year” Meloria.

Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro?

Essere se stessi perché il colloquio di lavoro non è solo un’occasione per il candidato per farsi conoscere ma anche per scegliere l’azienda e il clima che fa per lui e dove poter esprimersi al meglio. In questo senso essere proattivi, studiare l’azienda e dare il proprio punto di vista sui lavori fatti… andate a fare il colloquio per fare il colloquio all’azienda.

In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Sarebbe banale dire tutto ciò che è social e digital. Ma quello che conta e che davvero sta cambiando è l’atteggiamento “digital”: trasversalità, multicanalità, la capacità di mettersi in discussione e cambiare per comprendere al meglio il target. Ascoltare.

Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Se sei preparato al peggio non è poi un lavoro così brutto. Scherzi a parte ci vuole più preparazione di quello che sembra. Nutriti di curiosità, alleva il tuo talento e aggiorna la tecnica.

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La dura selezione per entrare in Heineken in un divertente video

Guy ora fa parte del team Heineken

Guy ora fa parte del team Heineken

PC Indubbiamente il lavoro, o meglio la sua assenza e l’incessante ricerca di averne uno, è un argomento che interessa da vicino i giovani. Che sono anche il target elettivo della birra. Da queste considerazioni nasce un video molto divertente che racconta il percorso lungo e pieno di insidie per emergere tra più di 1700 candidati che deve compiere il vincitore, Guy.Heineken, Sponsor ufficiale della Champions League, in occasione degli ottavi di finale, ha trovato insieme a Publicis Italia  in modo di far sentire la vicinanza del marchio agli interessi dei giovani, che uniscono alla passione per il calcio il desiderio di lavorare in un’azienda che ammirano e sentono vicina. Un filmato divertente ma che sa anche emozionare (se fossimo al corso di Tecniche della Comunicazione Pubblicitaria in Iulm direi che unisce sapientemente l’utilizzo dello humor a quello dei sentimenti nobili).

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LO STAGISTA PERFETTO A SCUOLA DI PRONUNCIA

PC Il magazine Wired ha pubblicato un video nel quale si spiega a un autentico giovane aspirante stagista alcune regole base per qualificarsi al meglio a un colloquio e ottenere il posto. Più di un lettore del nostro blog ce l’ha segnalato perchè sicuramente può essere utile per i giovani in cerca di un primo impiego (e alcuni suggerimenti sono interessanti anche per chi ha qualche anno di più). Vedrete il candidato alle prese con una domanda altrettanto bizzarra di quella trattata nello scorso post, e la relativa spiegazione su come rispondere. La sezione però che mi è sembrata più utile è quella relativa alla corretta pronuncia delle moltissime parole inglesi che vengono ormai usate nelle aziende. Infatti chi usa i termini giusti nel modo giusto trasmette un messaggio molto importante: “sono già uno di voi”.

Proprio oggi Maria Cristina Terenzio segnala su Twitter un post molto divertente, dal blog Fraintesa, che contiene un prontuario sulla corretta pronuncia di una serie di termini che vengono quasi sempre storpiati, dai giovani, ma anche dai meno giovani: da non perdere.

Ho già avuto modo di raccontare che durante le lezioni lotto costantemente contro i brand character pronunciati ciaracter e i meeting report con accento sulla “e”. Nei prossimi giorni insieme a Patrizia prepareremo una sintesi dei peggiori errori di pronuncia dei termini più usati nel marketing e nella comunicazione. Se volete aiutarci a raccoglierne, sono sicura che anche voi ne avete sentiti più di uno.

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Quale canzone descrive meglio la tua etica nel lavoro?

PC Per quanto strana possa sembrare questa domanda, viene davvero posta durante i colloqui di lavoro per entrare in Dell, la nota azienda di computer. Il consiglio del sito glassdoor.com, che ha raccolto le domande più bizzarre poste dai selezionatori durante i colloqui, è di prendere tempo per formulare una risposta creativa e possibilmente intelligente. O ancora meglio prepararsi in anticipo.9eef163dae0162918c1bd59c11d0ae46

Patrizia e io abbiamo voluto essere pronte a questa evenienza e abbiamo provato a pensare a cosa risponderemmo.

Nella rubrica di D’Orrico su Sette, che un paio di settimane fa commentava la notizia, ho trovato due suggerimenti altrettanto interessanti (molto Baby boomers, quindi i giovani Millenials sono pregati di non copiare e formulare una risposta più originale e contemporanea).

La prima canzone è My Way di Frank Sinatra, che rivendica “di avere amato, riso, pianto e vissuto sempre alla mia maniera”, un modo di vivere che D’Orrico definisce la migliore etica che si possa seguire. Chissà se la risposta piacerebbe a un selezionatore o non darebbe l’impressione di non essere disposti ad adattarsi a nuove regole e a nuovi contesti.

La seconda si adatta di più a una persona che, come me, ha fatto scelte diverse nel corso di un lungo percorso lavorativo (nel mio caso la più trasgressiva è stata sicuramente quella di fare principalmente la mamma per tre anni, quando non era affatto di moda e nessuno parlava di Home working): è Non, je ne regrette rien di Edith Piaf (No, non rimpiango niente). Anche se D’Orrico dubita che possa piacere a un manager americano, ho deciso che sarebbe questa la mia risposta. Le decisioni che ho preso durante la mia carriera sono sempre state, infatti, guidate dal desiderio di essere fedele alla mia etica personale. Sono state tutte prese in buona fede e con entusiasmo, senza scendere a compromessi, e quindi non mi pento di nessuna di esse.

Patrizia invece ha scelto Ti lascio una canzone di Gino Paoli. Mi spiega che è perché “e’ bella e malinconica, ma rappresenta fasi della vita (carriera) che si susseguono, passate certo, ma solo dopo avere lasciato la loro traccia positiva, di esperienza e competenza, necessaria per i nuovi passi. Impossibile salire una scala se non si abbandona un gradino per salirne un altro.

Tutto deve svolgersi, maturare e finire, per dare nuovi stimoli e nuovi frutti inediti. Io nella storia sono quella che se ne va con la canzone, che prosegue la sua strada. Credo che da ogni lavoro mi sono portata via una canzone che ho usato e cantato quando ho avuto fame.

Il mio anno parigino, quando ero studente, ancora canta per me. E così l’esperienza del teatro, che ha segnato il mio amore per il palcoscenico (e il fashion show). I reggiseni di Chantelle sono ancora oggi il prodotto che conosco meglio tecnicamente, in Dolce&Gabbana ho imparato la moda, in Armani i mercati esteri, in Tacchini la gestione delle licenze e il mondo delle sponsorizzazioni sportive. Le canzoni che ho imparato mi sono servite sempre a fare nuove canzoni per andare oltre. Anche questo blog è una nuova canzone, che sarebbe stata impossibile senza le altre!”

La canzone di Patrizia è piena di note che vengono dall’esperienza di tanti anni di lavoro.

Più adatta a un giovane che vuole apparire dinamico e focalizzato sull’obiettivo è sicuramente quella suggerita in un articolo di Grazia: Born tu run di Bruce Springsteen. Intelligente la scelta  di una giovane communication manager intervistata da Glassroom, che spiega che la sua canzone è Under Pression dei Queen, perchè lavora molto bene sotto pressione.

In un articolo di Business Week  un esperto del settore suggerisce comunque di usare sempre molta ironia nella risposta. Se per esempio la propria scelta è Harder, Better, Faster, Stronger (canzone che sinceramente non conoscevo), è ovvio che si vuole sottolinare  forza di volontà e  perfezionismo, ma quello che vuole davvero scoprire chi pone questa domanda è se siete creativi e amate mettervi in gioco, per cui conterà molto il tono divertito e autoironico con cui spiegate qual è la vostra canzone.

E voi? Avete già preparato la risposta: qual è la canzone che meglio esprime la vostra etica sul lavoro?

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Profilo Linkedin: ecco cosa pensa un cacciatore di teste

PB  Ho recentemente incontrato un Head Hunter con cui avevo avuto a che fare diversi anni fa. Allora ero giovane, bionda (?!) e all’inizio della mia carriera.

Monica Boselli (questo il nome della “cacciatrice di teste”) mi aveva portato da un’Azienda di Lingerie a una Maison di Moda.

Come quando si parla di primo amore e di esperienze indimenticabili  (entravo grazie a lei nel luminoso mondo del fashion show) avevo conservato un ricordo affettuoso di MB Research (che nel frattempo ha cambiato il suo indirizzo ma non il suo stile elegante e riservato).

In coda alla nostra chiacchierata, le ho chiesto, per Trampolinodilancio, un parere da professionista a proposito della redazione del profilo di Linkedin.

Mi ha dato un paio di dritte molto preziose che vorrei girarvi.

  • L’obiettivo del profilo è di ottenere un colloquio.
  • Per ottenere un colloquio bisogna entrare nelle selezioni dei ricercatori (che siano Società dedicate alla ricerca del personale o l’Ufficio Risorse Umane di un’Azienda)
  • Per entrare nelle selezioni ed essere inseriti nella rosa dei candidati, bisogna inserire le parole chiave con cui supponiamo un ricercatore conduca la sua indagine (per esempio Marketing Apparel o Media Planner o Shoes Designer)

Insomma l’esperto ci dice che, sul profilo di Linkedin, è meglio scrivere “MODA” che fare un profilo di moda e scrivere “CREATIVO” piuttosto che essere creativi

Dobbiamo farci rintracciare facilmente in quello straordinario ma infinito database che è Linkedin.

Un profilo troppo lungo, troppo complesso, rischia di non essere letto: cerchiamo di essere facili e semplici per chi ci deve cercare (una giornata su Linkedin può essere di una noia mortale: rendiamo la vita facile a chi ci deve trovare e seminiamo espliciti indizi per la sua indagine).

Poi siamo unici, speciali e irrinunciabili durante il colloquio: è lì infatti che si faranno i giochi e dove dovrà emergere carattere, professionalità, competenza, creatività.

Grazie a Monica Boselli per i suoi consigli (uno di questi giorni vado nel mio profilo e faccio un paio di modifiche)

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Linkedin: (controverse) istruzioni per l’uso

PB  Caspita, il post di Paola a proposito dell’uso di Linkedin ha creato, intorno al blog, un vero vespaio.

Io e Paola abbiamo passato diverse mezz’ore al telefono, nei nostri viaggi da pendolari con auricolare, o su Skype per scambiarci sensazioni e pareri a proposito dei commenti al post.

Ne abbiamo avuti un paio piuttosto severi, molto critici nei confronti del profilo di Catalina che Trampolino ha giudicato fresco e diretto e che  Matteo e Fabio (due contatti di Paola che lavorano nel Marketing) hanno trovato poco professionale e poco orientato al business.

La critica a mio parere non è del tutto fuori luogo: il profilo di Linkedin è un curriculum vitae, non il palcoscenico per un provino.

Ma è pur vero che per valutare un candidato non tutti i mezzi sono uguali: per uno stilista io guardo il book dei disegni, per una modella il composit, per un Marketing Manager le aziende dove si è formato e i prodotti di cui si è occupato.

Per chi ha un curriculum molto snello alle spalle, cioè per i ragazzi che iniziano a lavorare, è difficile descrivere una carriera (a parte quella scolastica) che sostanzialmente non esiste. Molto meglio allora, tentare di trasmettere in modo efficace la propria personalità.

Il profilo di Catalina, che ama i gatti con il naso rosa, non avrà più senso tra cinque anni, quando potrà mettere nel suo profilo il suo curriculum professionale. La sua creatività e la sua unicità non saranno più solo intuibili dal suo stile, ma dai progetti di comunicazione ai quali avrà lavorato.

Per essere più chiari: è irrilevante che le piaccia il calcio (se avesse amato il tennis non sarebbe stato molto diverso) o i gatti. Si capisce qualche cosa di lei da come lo ha scritto.

Ha parlato direttamente a chi leggeva di lei ( If you are here, that means you want to know about me…so let me sum it up”), creando immediatamente una relazione senza intermediari. E’ stata elegante e musicale nella scelta degli argomenti. Ha trasmesso la sua internazionalità (“I was born in Colombia and lived in Bogotá, Miami, New Jersey, Milan and now Lisbon. I’m 24 years old”) , è stata seduttiva.

Insomma, una buona comunicatrice, non una buona cuoca (nonostante dica di amare il cibo speziato): per una che vuole lavorare nella comunicazione non mi pare male.

Alla fine, quello che salverei della vicenda per rendere più efficace il vostro profilo Linkedin è:

–          siate  sinceri (se in realtà Catalina avesse paura di viaggiare e fosse una introversa che si è fatta scrivere il profilo da un copy, sarebbe un guaio)

–          siate  originali, ma non fate “gli originali” (nessuno ha voglia di stravaganza gratuita, né della stonata sensazione che il vostro stile non sia farina del vostro sacco)

–          ponete l’accento sulla vostra personalità solo fino a che non potrete ancora porre l’accento sui vostri trascorsi professionali: questo profilo sarebbe inadeguato  per un professionista di 35 anni

–          pensate sempre empaticamente a chi volete sedurre professionalmente: uno spiccato senso della comunicazione piacerà a un Direttore Creativo più che a un Primario di Chirurgia: se volete fare la ferrista in sala operatoria puntate su sangue freddo e manualità dato che l’oggetto del vostro lavoro nella maggior parte dei casi starà dormendo e non sarà interessato alla vostra conversazione.

Grazie a Matteo e Fabio per i loro commenti, severi e costruttivi. Approfondiremo l’argomento e verificheremo le nostre opinioni con un paio di addetti ai lavori a cui abbiamo chiesto un parere. Ma voi che ne pensate?

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LE 5 DOMANDE DA FARE DURANTE IL COLLOQUIO

PC Nel post sulle domande da non fare durante il colloquio abbiamo anticipato che ogni intervista termina con la fatidica frase del selezionatore: ha delle domande da farmi? La scelta peggiore (ma forse quella più frequente) è rispondere di no, dimostrando così poco interesse nel lavoro e perdendo un’ottima occasione per scoprire di più e poter indirizzare meglio i successivi contatti con l’azienda.

Si possono dividere le domande da fare in due grandi categorie:

  • quelle sul business
  • quelle sul tipo di lavoro

Quelle sul business non sono ovviamente generalizzabili (per ogni azienda prima del colloquio bisognerà preparare un paio di domande ad hoc): in generale ricordatevi di non chiedere cose ovvie e facilmente reperibili sui motori di ricerca, ma cercate di capire di più sulla filosofia aziendale, sugli obiettivi a lungo termine, sulla sua capacità di reagire alla crisi.

Le domande più importanti sono però quelle sul tipo di lavoro per il quale state facendo il colloquio. I selezionatori intervistati da Forbes suggeriscono:

1. Come descrivereste il candidato ideale? Quali sono le sue caratteristiche ideali?

Tenete a portata di mano il solito taccuino e una penna e non abbiate paura di prendere appunti, per usarli in seguito per dimostrare, utilizzando esempi e esperienze passate, che avete quanto l’azienda ricerca.

2. Come pensa che il candidato possa esserle di supporto?

Una domanda molto importante, che va posta solo nel caso in cui non state facendo il colloquio con un cacciatore di teste, ma siete seduti davanti a quello che sarà il vostro capo. Infatti fa percepire a chi vi intervista che volete davvero essere d’aiuto e che renderete la sua vita più facile.

3. Come rientra nei piani a lungo termine dell’azienda questa posizione?

La domanda vi permette di raccogliere informazioni sia sul business nel medio-lungo termine della società, sia di capire perché si è creata l’esigenza di rinforzare l’organico con la vostra presenza. Per rendere meno anglosassone e diretta la domanda, potete premettere una forma di cortesia, come Se possibile, mi piacerebbe sapere…

4. Come definireste il “successo” per questa posizione?

La domanda vi permetterà di capire molto sul vostro futuro capo, ma anche di comprendere meglio le politiche aziendali per la valutazione e promozione degli impiegati.

5. C’è qualcosa che posso fare nei prossimi giorni per completare quanto detto oggi?

La risposta vi permetterà di capire quali follow up possono essere utili per favorire la vostra assunzione, ad esempio se è opportuno inviare degli approfondimenti. In generale fa capire all’intervistatore che ci tenete davvero. Che è poi il principale obiettivo di tutte queste domande.

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Le domande da non fare mai (ma che ci facciamo sempre)

PB  Non vorrei che pensaste che io e Paola fossimo due bacchettone. Noi ci facciamo normalmente delle domande allucinanti mentre facciamo un colloquio (e così i nostri amici). Semplicemente non lo confesseremo mai!

Così vi prego di immaginare cosa passa per la mente del nostro candidato /a ideale , con camicia bianca, sorriso rispettoso, timido quanto basta, disinvolto quanto basta, mentre conduce il suo colloquio.

Tutto questo non deve emergere mai (neanche sotto tortura) ma succede là,  dentro la piccola testolina ricciuta

Partito da casa con un anticipo pazzesco, arriva al pelo e parcheggia ad un costo al di fuori della umana accettazione (strisce blu piene, c’era solo il silos con carotaggio in sito archeologico), quindi già mentre cammina verso il colloquio si fa domande politicamente scorrette:

–          Ci sarà una metropolitana comoda? Meglio la gialla che è più pulita…

–          Saranno fiscali sul ritardo? E se arrivi 5 minuti dopo ti tolgono mezz’ora?

–          Nell’ascensore avranno le telecamere? Oppure posso sistemarmi capelli, denti, il collo della giacca?

–          Quella della reception è mostruosa e si mangia le unghie. Saranno tutti così?

–          Quello che mi sta intervistando è un figaccione spaziale. Sarà sposato? Sarà gay? Sarà un lumacone? Non so cosa preferire

–          Potrò fare le ferie ad agosto? So che è da idioti perché tutto è più costoso, ma Erri può solo ad agosto

–          Io il mercoledì ho Zumba e devo assolutamente uscire per le 18,15. Glielo dico?

–          Non sopporto chi mangia la banana a mezza mattina in ufficio. Glielo dico?

–          Odio l’aria condizionata. Glielo dico?

–          Ma come mi devo vestire? Se metto la cravatta e tutti hanno la polo? Se metto le sneackers e tutti hanno i tacchi? Glielo chiedo?

–          C’è lo sconto dipendenti per comprare il campionario?

–          C’è un baretto comodo sotto l’ufficio perché odio il caffè della macchinetta?

–          A quanto ammonta il ticket restaurant?

–          E soprattutto: gli stagisti hanno il ticket restaurant?

–          E soprattutto: gli stagisti hanno SOLO il ticket restaurant?

–          Fanno corsi di inglese, origami, massaggi per i dipendenti?

–          Ma qui quanto mi pagheranno?

–          Ci sarà un parrucchiere vicino all’ufficio? Dove andare in pausa pranzo?

–          Chissà se il venerdì , d’estate, fanno mezza giornata come nelle assicurazioni?

–          Avranno un open space o uffici separati?

–          Si viaggerà in Magnifica Alitalia o con Easy Jet?

–          C’è una doccia se uno volesse arrivare in bici e darsi una rinfrescata?

–          Si può parcheggiare dentro, la bici?

Questo è solo il campionario di base. Tutti si chiedono in cuor loro cose che farebbero accapponare la pelle a qualsiasi selezionatore di personale. La differenza tra l’essere assunti e l’essere messi alla porta sta nella decisione di non fare queste domande. Ma di scoprire al più presto (con altri mezzi) le risposte. Avrete così chiesto al vostro futuro capo, in quale momento ha avuto la geniale idea della nuova strategia di comunicazione (questione di cui onestamente non vi frega nulla) , ma saprete che lì si può arrivare con il metrò, che esiste una dinette dove hanno anche il Nespresso, che quella della reception era una interinale e che al piano di sotto c’è un’agenzia di modelle.

Potete accettare il posto

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Le domande da non fare mai in un primo colloquio

PC  Ci sono domande che risultano talmente fuori luogo da connotare subito negativamente il nostro interlocutore. L’altra sera Patrizia mi raccontava sconcertata che l’amichetto di otto anni che suo figlio aveva invitato a pranzo le ha chiesto se le posate erano d’argento e quanto guadagnava al mese. Patrizia gli ha domandato a sua volta se da piccolo fosse caduto in un registratore di cassa. 

Possiamo facilmente immaginarci, tra una quindicina di anni, lo stesso ragazzo compiere uno degli errori più comuni: chiedere al primo colloquio dettagli sul salario e sui benefit. Queste domande – spiega un interessante inchiesta realizzata da Forbes presso i responsabili delle risorse umane  – vanno sempre evitate perché implicano che siete già sicuri di ottenere il posto, così come le domande sulle ferie e i giorni di malattia. Lo stesso per quanto riguarda la possibilità di avere un orario flessibile.

Un altro tipo di domande che, se poste male, potrebbero mettervi in cattiva luce sono quelle che mirano a capire meglio il mercato e la concorrenza: chiedere ad esempio “chi sono i vostri concorrenti?” darà l’impressione che non vi siete preparati al colloquio, inutile fare una domanda alla quale Google avrebbe potuto rispondere altrettanto bene.

“Posso lavorare da casa?” è un’altra domanda che gli esperti sconsigliano di porre, anche nell’era di skype e di internet veloce. Sebbene sia infatti possibile che, una volta verificata la vostra produttività, l’azienda accetti di farvi lavorare in parte da casa, non è mai il caso di chiederlo in un primo colloquio, dove la vostra priorità dev’essere vendervi e risultare disponibili.

Meglio anche non chiedere dettagli sulle modalità di promozione, un approccio che può risultare arrogante, e tanto meno se si avrà un ufficio tutto per sé. In generale trovo molto giusto il suggerimento di chiedervi sempre, prima di porre una domanda: se la risposta fosse no, non accetterei il lavoro?

Infine è sbagliato chiedere se chi vi intervista vi monitorerà sui social network, perché può dare l’impressione che abbiate qualcosa da nascondere. Meglio non correre rischi e non postare niente che possa danneggiarvi nel periodo della selezione (e in generale meglio non farlo mai!), in particolare commenti sulla vostra attuale azienda.

Rimane il fatto che spesso i colloqui finiscono con la temuta richiesta da parte dell’intervistore: “ha qualche domanda?”. Nel caso questo elenco di errori da evitare vi avesse terrorizzato al punto da decidere di rispondere che non avete niente da chiedere, sappiate che questo costituisce in assoluto il più grande sbaglio che potete fare, perchè sembrerà che non vi interessi l’azienda o il tipo di lavoro per il quale venite selezionati. Nel post di venerdì alcuni utili suggerimenti, quindi, sulle domande da porre a un primo colloquio.

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