Molto dipende dal ripieno

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English: Moleskine notebook and diaries. Беларуская: Нататнік і штодзёньнікі Moleskine. (Photo credit: Wikipedia)

PB La scorsa settimana presso RobillantAssociati in via Vigevano a Milano  si è svolto un incontro piuttosto interessante.

Maria Sebregondi, Direttore Marketing di Moleskine, animava un incontro  per Talent Almanack, un progetto  che nasce intorno al tema del talento e di cui Paola ha dato notizia in un post dello scorso mese di giugno.

Maria Sebregondi parlava con misurata passione del famoso taccuino (sapete quel rettangolino nero, con l’elastico che sta in tutte le tasche di chi ha qualcosa da annotare) e di come si possa trasformare l’idea di un quaderno in una magnifica storia di creatività, di emozione e anche di business.

Se volete approfondire un bel caso di marketing, idee, coerenza e costruzione del valore della marca curiosate nella storia di Moleskine. Ma quello che mi ha colpito è stato soprattutto il parallelismo che ho colto tra il taccuino e la costruzione della propria storia (professionale).

Nato per accompagnare le escursioni di nomadi contemporanei, il quadernetto nero deve il suo successo a chi lo ha utilizzato. Tutto il suo valore, il suo contenuto emotivo, è legato al fatto che artisti, architetti, viaggiatori, poeti, scrittori abbiano su quelle pagine segnato i loro appunti, le loro note, i loro progetti.

Il valore di Moleskine (oltre ad essere un oggetto bello e pratico) è dato dalla qualità di quello che ci si scrive dentro. Dalla qualità degli occhi, dalla perizia delle mani di chi ha osservato e annotato.

Così per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. La metafora della pagina bianca può parere poco originale, ma di fronte a una realtà complessa, a volte banale o addirittura ostile,  sarà l’approccio creativo, l’occhio vivace, la capacità di vedere oltre le apparenze a fare delle vostre prime esperienze lavorative l’esordio di una carriera di successo.

La scuola dovrebbe avere dato la struttura, gli strumenti, insomma un bel po’ di pagine bianche ben rilegate. Se la scuola è stata buona, la copertina sarà rigida, magari nera, con un elastico a proteggere le pagine. Ma il ripieno ora è tutto da costruire. Ed è fatto certo di paesaggi e opportunità, ma è soprattutto questione di sguardo. La qualità del vostro approccio farà la qualità del ripieno.

Alcuni video amatoriali di paesaggi paradisiaci sono desolanti e deprimenti, ma avete mai sentito la forza di un quadro come i mangiatori di patate di Van Gogh? Non è il paesaggio a raccontare la storia, ma è l’occhio e la mano di chi la descrive.

La signora Sebregondi, mentre una platea di ragazzi sedotti dalle sue storie chiedeva quali caratteristiche fossero necessarie per lavorare un una Azienda così eccitante, rispondeva (e magari se mi riesce prossimamente cercherò di intervistarla): scegliamo persone che ci somiglino, persone capaci di vedere le cose in modo diverso, capaci di vedere in una borsa e nel suo contenuto una raccolta della nostra identità.

Insomma è sempre questione di ripieno

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One thought on “Molto dipende dal ripieno

  1. Giulia Spada ha detto:

    La mia insegnante di italiano e latino del liceo (scuola di Gesuiti, bestie grame), mi ha ripetuto fino alla nausea che se in un tema non metti qualcosa di te stesso (il ripieno), anche se perfettamente centrato nell’argomento, grammaticalmente e sintatticamente ineccepibile, storicamente ben collocato, sarà sempre un tema di nessun sapore, banale e assolutamente inutile.
    Ho cercato di riportare lo stesso concetto anche nella vita personale e lavorativa, devo dire che la prof. non sbagliava: del resto, se non ci metti il ripieno, anche il tacchino del Thanksgiving Day fa abbastanza schifo !

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