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CHI BEN INIZIA E’ A META’ DELL’OPERA

PC Questa estate abbiamo selezionato due stagiste. Per entrambe è il primo “vero” lavoro e sono eccitate e frastornate allo stesso tempo. Ho pensato quindi di dedicare a loro e a tutti quelli che in questi mesi trovano o cambiano lavoro alcuni consigli tratti dalla letteratura a riguardo e integrati con i miei personali suggerimenti.

 

Allenatevi prima di correre

Chiedetevi e chiedete al vostro responsabile cosa potete cominciare a fare ancor prima di iniziare a lavorare: c’è documentazione da leggere? Ci sono concorrenti da monitorare? È utile un giro nei punti vendita?

Studiate il percorso

Fate una personale ricognizione del posto di lavoro, controllate quanto ci mettete, individuate dove parcheggiare, immaginate dove prenderete il caffè prima di cominciare alla mattina. Vi servirà a ridurre l’ansia da primo giorno.

Tenetevi in contatto con chi vi ha assunto

Nei giorni che passano tra il colloquio e il primo giorno di lavoro trovate il modo per mantenere il contatto senza risultare invadenti: per esempio inviando una lettera di ringraziamento dopo il colloquio, chiedendo di linkarsi su Linkedin, inviando un articolo che pensate possa interessargli.

Fate un giro di ricognizione

Chiedete al vostro capo di riassumervi l’organigramma e di farvi vedere dove sono le persone con le quali fisicamente dovrete lavorare più spesso e, se possibile, di presentarvele.

Fidatevi del  vostro coach

Finché non avrete raggiunto una certa autonomia è fondamentale entrare in sintonia con il vostro capo, mostrarsi disponibili anche a fare più di quanto richiesto, ma non insistere troppo a chiedere altro lavoro. Il vostro manager conosce meglio di voi l’azienda e sa cosa può affidarvi.

Concordate un sistema di comunicazione

Assicuratevi di aver capito in che modo il vostro capo vuole che lo aggiorniate su quello che state facendo. Ogni capo infatti ha le sue preferenze: c’è chi vuole essere costantemente aggiornato, chi invece preferisce un incontro settimanale, chi ci tiene a vedervi di persona e chi gradisce una mail, chi chiede che fissiate un appuntamento sulla sua agenda e chi approfitterà del percorso fino alla macchina del caffè per domandarvi come procedono i compiti di cui vi state occupando (sono rimasti nella storia della Young & Rubicam i viaggi in taxi all’alba con l’amministratore delegato, perché il percorso fino all’aeroporto era l’unica possibilità di riuscire a parlargli).

Entrate nel team

Investite del tempo per conoscere le persone con le quali lavorerete, approfittate delle pause pranzo o caffè: non solo lavorare diventerà più piacevole, ma scoprirete molte utilissime regole non scritte sulla nuova azienda.

Buon lavoro!

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Absolute beginners: come ridurre lo stress in un nuovo posto di lavoro

PC Se non siete tra i fortunati appartenenti alla categoria del posto fisso, specie in estinzione come conferma il successo dell’ultimo film di Checco Zalone, è probabile che vi siate recentemente ritrovati o vi troverete presto a dovervi inserire in un nuovo ambiente di lavoro.cover1300_imm

Le ricerche dimostrano che cambiare lavoro è una delle tre principali cause di stress, dopo lutto e trasloco. È quindi normale affrontare con una buona dose di ansia i primi giorni in un nuovo posto di lavoro: siete quelli che gli inglesi chiamano non tanto absolute beginners (il titolo è un mio piccolo tributo all’indimenticabile David Bowie) quanto newbies (persone inesperte di un certo contesto che mostrano l’intenzione a migliorarsi).

Ecco alcuni spunti per inserirvi in modo veloce e possibilmente indolore nel nuovo ambiente.

Imparate il gergo interno

Ogni azienda, proprio come le tribù giovanili, ha un suo linguaggio specifico, con acronimi da risolvere, parole usate al di fuori del contesto abituale, modi di dire “di moda”. Padroneggiarlo vi permetterà di capire cosa vi viene scritto o detto, ma anche di dimostrare appartenenza al gruppo. Per un approfondimento potete leggere anche Il gergo aziendale come segnale di appartenenza

FloresemNottingHill_Paddington22Indossate la divisa giusta

Per quanto ci siano regole generali su come vestirsi adeguatamente in ambito lavorativo, argomento che abbiamo trattato più di una volta (vedi Dress code: come vestirsi adeguatamente per lavoro dove gli altri si divertono e Come vestirsi d’estate per una riunione , A proposito di stile e di estate) esistono anche delle specifiche norme non scritte in ogni singola azienda che è meglio seguire soprattutto nei primi giorni.

Non fate l’errore di pensare ad esempio che in un ambito creativo ci possa permettere la massima informalità, questo può essere vero per quanto riguarda copy writer o art director, ma molto meno nel reparto account. L’ideale sarebbe tenere gli occhi ben aperti il giorno del colloquio per capire in anticipo (con una certa dose di ottimismo!) qual è lo stile aziendale e presentarvi fin dal primo giorno vestiti in modo da mimetizzarvi al meglio. Questo non significa che dobbiate rinunciare al vostro abituale modo di vestirvi, l’importante è che questo rientri in alcuni parametri. E in ogni caso è meglio aspettare qualche mese prima di andare contro corrente. Ricordatevi che dovete innanzitutto dimostrare volontà di appartenenza al gruppo, e l’aspetto esteriore è uno degli elementi che meglio lo identificano.

Fate domande

Non vergognatevi a chiedere le informazioni più banali (dov’è il bagno, dove si carica la chiavetta per il caffè, come si fanno le fotocopie, come si controllano sul telefono le chiamate perse) ma anche chiarimenti su quello che vi viene spiegato o richiesto. È normale che un nuovo arrivato non conosca molti aspetti dell’azienda e del lavoro e voglia impararli al più presto. Senza contare che ci sono poche cose più irritanti per un capo del sentirsi dire “sì” da una persona che non ha in realtà capito cosa deve fare: molto meglio dover ripetere, ma essere sicuri di ottenere il feedback desiderato.

Siate proattivi5498c231-b391-4d81-bee3-2b15d3d36f67

Nei primi giorni abbonderanno i momenti vuoti nei quali non saprete cosa fare. Benché tutti vi dicano che tra poco li rimpiangerete con tutto il cuore perché sarete sommersi di lavoro, chiedete ai vostri colleghi se c’è qualcosa che potete fare per aiutarli. Non è detto che possano effettivamente delegarvi qualcosa, ma almeno avrete dimostrato proattività e spirito d’iniziativa.

Sorridete

I lettori di questo blog sanno che per Patrizia e me il sorriso è una sorta di mantra (vedi Ho cercato per tutto il paradiso la quota dove sta il tuo sorriso , Dalla moto all’ufficio: due consigli per inserirsi in un nuovo ambiente lavorativo)

Ecco alcuni dei moltissimi motivi per cui sorridere è utile a voi, prima ancora che agli altri:

  • sorridere porta gli altri a sorridervi di rimando e questo renderà i primi giorni decisamente meno ansiogeni ( per la precisione il 50% di quelli a cui sorriderete sarà portato, per una serie di norme interiorizzate, a restituirvi il sorriso)
  • sorridere trasmette fiducia, serenità e persino credibilità
  • sorridere dimostra empatia, e l’empatia è una delle chiavi per farvi accettare dal gruppo.

Imparate i nomi

Ricordare il nome delle persone è un dono che io non ho mai posseduto. Se aggiungete che sono poco fisionomista potete capire le difficoltà che sto incontrando a inserirmi in un ambiente di lavoro estremamente variegato. Alcuni trucchi che utilizzo: mi faccio dei bigliettini con segnati i nomi delle persone con le quali interagisco suddivise per reparto, ubicazione nell’ufficio, ruolo; guardo il loro profilo su Linkedin prima di incontrarle in riunione, in modo da arrivare già preparata e dover fare solo un “ripasso”; mi disegno il tavolo di ogni riunione e poi appunto il nome di tutti i partecipanti unito a una breve descrizione esteriore (magrolina con gli occhiali, fusto con taglio a spazzola, baffi a manico). Cercate di conoscere meglio le nuove persone che incontrate, fate qualche domanda senza risultare invadenti e soprattutto ascoltate molto.

Non esprimete opinioni non richieste

Cito quanto scritto da Patrizia in uno dei suoi post che preferisco: “La prima settimana si parla solo se espressamente interrogati e si evitano soprattutto considerazioni sui massimi sistemi. La tentazione di dire qualcosa di memorabile è forte. Ma la probabilità di dire grandi sciocchezze dovrebbe frenare a nostra verve affabulatoria.

Recentemente una collega, appena arrivata per gestire il prodotto su un mercato estero, ha contestato una combinazione di colori, accampando una inidoneità culturale sul suo mercato. Peccato che quella non fosse “una” combinazione, ma “la” combinazione. Insomma come dire alla Ferrari di togliere il rosso dalla cartella colore.

La nuova arrivata ora non parte dal pian terreno, ma dalla cantina. Il Penthouse pare lontano.”

Cercate di sentirvi a casa

Se potete, personalizzate la vostra postazione con oggetti e foto che vi ricordano qualcosa di positivo, approfittate dei servizi che l’azienda mette a disposizione (mezz’ora in palestra vi riconcilierà con il mondo), individuate  il baretto che fa il miglior caffè e scambiate ogni mattina due parole con la barista, capite se tutte portano la schiscetta e adeguatevi: parlare con qualcuno a pranzo di argomenti diversi dal lavoro funziona meglio di un ansiolitico, oppure usate la pausa pranzo per andare dall’estetista, dal parrucchiere, a comprare il regalo per la festa di compleanno puddington2dell’amichetto di vostro figlio. Vi ritroverete con più tempo libero nel week end per rilassarvi e affrontare meglio un’altra settimana da newbie.

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Cosa possiamo imparare dal discorso del nuovo Papa

PC In questo clima di disoccupazione fa piacere che ieri almeno una persona abbia trovato un nuovo lavoro (l’oroscopo di Vanity Fair lo prevedeva per tutti i Sagittario, spero che anche altri appartenenti al segno siano stati altrettanto fortunati) e come cattolica e italiana l’elezione del nuovo Papa mi ha donato un sentimento di grande serenità.papa-francesco1

Come comunicatrice invece,  per deviazione professionale, non ho potuto fare a meno di valutare il suo discorso dal punto di vista dell’efficacia comunicativa. Credo che ne emergano molti utili suggerimenti sia per chi viene promosso a una nuova posizione, sia per chi si insedia in un gruppo ben consolidato.

Innanzitutto la comunicazione non verbale: Papa Francesco si è presentato composto, per niente enfatico, pronto però ad aprirsi a un sorriso sincero, che coinvolgeva anche gli occhi. Poco dopo si è poi inchinato lui prima lui dei fedeli,  per ricevere la loro benedizione. Due gesti che hanno creato un’immediata empatia. Inoltre ha evitato i simboli esteriori di potere della Chiesa (la mantellina rossa, la croce d’oro) scegliendo la semplicità dell’abito bianco.

Dal punto di vista verbale il Papa ha accompagnato questo sorriso con un semplice “buonasera”, un saluto comune, che ha generato una forte sensazione di vicinanza anche tra i molti – in Piazza San Pietro e davanti alla tv- che all’annuncio della sua elezione erano rimasti un po’ spiazzati da un nome che non era mai emerso nella lista dei papabili. Ha poi proseguito con una battuta autoironica, sul fatto che viene dalla fine del mondo (anche se forse la scelta lessicale in italiano è meno felice che in spagnolo) che ha contribuito a creare simpatia e affetto, e ha concluso con un semplice Buona notte e buon riposo.

Nel suo discorso mi è molto piaciuta la sua capacità di coinvolgere attivamente chi lo ascoltava, prima quando ha chiesto di recitare due preghiere per il suo predecessore e poi quando ha aspettato in silenzio che tutti pregassero per lui, prima di impartire la benedizione Urbi et Orbi.

Gli unici ambiti di miglioramento in cui questo magnifico esempio di comunicazione sono a mio parere:

  • la poca padronanza nel recitare il Padre Nostro e l’Ave Maria in italiano, che mi ha ricordato i miei tanti episodi di play back nelle scarse presenze alla Messa.
  • La ricorrenza della parola Vescovo, usata al posto di Papa, che ribadiva il desiderio di umiltà quando riferita a se stesso (il Vescovo di Roma, invece che il Papa), ma ha causato un certo sconcerto quando usata per parlare del Papa Emerito Benedetto XVI, da lui chiamato Vescovo Emerito (penso che in tanti, come me, abbiano temuto un declassamento).

Concludo aggiungendo che stamattina ho sentito in tv che per rientrare nella sua residenza ha rifiutato la limousine e preso il pullman con gli altri cardinali. Questo gesto, come nelle aziende, conta più di mille parole per creare un seguito sincero in chi si deve affidare a un nuovo leader.

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