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INTERVISTA A UN GIOVANE TALENTO DEL VIVAIO EXPO

PC Milano quest’estate per effetto dell’Expo (e forse anche del tempo novembrino) ha visto un aumento di turisti (+4% rispetto al 2013) e di visite ai musei. È uno dei primi positivi effetti della grande manifestazione che tutti sperano aiuti a rilanciare la città e soprattutto l’intera economia italiana. Le previsioni ottimistiche di Expo, che arrivavano a parlare di 100.000 nuove assunzioni, non sono state però fino ad ora mantenute: l’Osservatorio sul mercato del lavoro della provincia di Milano registra meno di 3500 neoassunzioni connesse ad Expo, che hanno riguardato soprattutto il settore alberghiero e ristorativo e quello del travel.expo-2015

Speriamo che nei prossimi mesi ci sia un’accelerata di assunzioni di giovani, dato che il concetto portante di Padiglione Italia – il padiglione che presenterà le eccellenze italiane all’interno di Expo2015 – è il “Vivaio”, uno spazio dove far germogliare i talenti, come sottolinea la dottoressa Bracco che ne è Commissario Generale.

In particolare ci auguriamo che l’Expo porti un nuovo impulso anche nel settore del marketing e della comunicazione, del quale ci occupiamo, e di avere qualche suggerimento concreto da dare nei prossimi mesi ai nostri lettori. Per cominciare a trattare l’argomento abbiamo intervistato una giovane che sta vivendo questa grande avventura fino dai suoi primi passi: Caroline Joyce  Elefante, che si occupa da più di un anno di Comunicazione e rapporti con la stampa di Padiglione Italia  e della gestione dei contenuti sul sito Padiglione Italia e, insieme a Gabriella Giardino, del web magazine di Padiglione Italia e del web magazine Vivaio, rivolto alle scuole, con il quale collaboro.

Lavorando insieme ho potuto apprezzare due elementi per me fondamentali: la competenza (che derivano dal suo Diploma di Laurea in Animazione multimediale allo Ied di Milano e da alcuni anni di lavoro nell’ambito della grafica e della gestione dei contenuti) e la capacità di gestire qualsiasi urgenza o problema con serenità e gentilezza.

Caroline Joyce Elefante Assistente Comunicazione e rapporti con la stampa Padiglione Italia Expo2015

Caroline Joyce Elefante Assistente Comunicazione e rapporti con la stampa Padiglione Italia Expo2015

 

Comincio con una domanda che risale al suo primo colloquio: perché pensi di essere stato scelta, cosa ha fatto la differenza?

Caroline Joyce Elefante: Credo di aver mostrato una serie di caratteristiche che potevano essere ritenute utili o promettenti. Mi ero preparata a mostrare cosa sapevo fare, a dimostrare di essere determinata a imparare e a mettermi da subito in gioco con umiltà… ecco forse questa è stata la carta vincente.

Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

L’umiltà e la voglia di fare. Bisogna essere delle spugne e assorbire tutte le informazioni utili e i metodi di organizzazione, rendendoli propri e perfezionandoli con le proprie esperienze e capacità personali.

Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

A far tesoro delle proprie esperienze e anche dei propri errori per accrescere il profilo professionale. Spesso mi spronava ad arrangiarmi su alcuni problemi, al solo scopo di aiutarmi a crescere e rendermi sempre più autonoma. Posso dire che in alcuni momenti, ancora adesso, l’esperienza accumulata in quel momento, mi si sta rivelando utile, anche se lavoravo in tutt’altro settore.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Considero ogni responsabile sotto cui ho lavorato un mentore perché da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Se dovessi però indicare quello che mi ha insegnato e continua ad insegnarmi di più potrei indicare senza indugi quello attuale.

Sotto la sua guida ho la possibilità di esplorare un’ampia fascia di settori con i quali prima d’ora non avevo mai avuto occasione di rapportarmi. Mi ha mostrato schemi di lavoro e di comportamento con i clienti e fornitori che potrebbero essere applicati anche a molte altre aree.

Se dovessi dirlo in poche parole, direi che mi ha insegnato a lavorare in maniera proficua anche sotto pressione,  trovando il modo di capire e gestire le varie priorità.

Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Venendo da studi grafici ho avuto l’opportunità di sperimentare varie tecniche di illustrazione e di animazione partendo da quelle tradizionali a quelle moderne fino ad arrivare all’animazione 3d. Mi sarebbe piaciuto approfondire la parte teorica, studiare maggiormente la storia dell’illustrazione e del cinema, comprese le tecniche di regia del grande e del piccolo schermo.

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INTERVISTA A MICHELANGELO TAGLIAFERRI, SOCIOLOGO E FONDATORE DI ACCADEMIA DELLA COMUNICAZIONE

PC “C’è una persona a un certo punto.

C’è sempre una persona che a un certo punto, magari senza volerlo, dirige la vostra vita, le fa prendere una piega piuttosto che l’altra. Soprattutto quando siamo giovani. Può essere qualcuno di molto vicino, o anche un estraneo. Qualcuno che ci vive sempre accanto o che vediamo una volta sola ma in un modo così intenso che ci lascia il segno. Non si può dire. In ogni caso è una persona che noi chiameremo maestro, anche se di fatto non ci avrà insegnato niente.”  (Paola Mastrocola, Non so niente di te, Einaudi).tagliaferri-300x130

Le parole, lette ieri sera, della mia omonima, insegnante e scrittrice, spiegano molto meglio di quanto io saprei fare il mio debito di riconoscenza con Michelangelo Tagliaferri, che avendomi come alunna all’Istituto Europeo di Design, vista la mia passione per la materia che insegnava – sociologia- mi disse: “tu non puoi non fare l’università.” Gli diedi retta, mi iscrissi in parallelo al corso in Ied anche all’università e mi innamorai della sociologia. La mia passione per lo studio di questa materia mi è stata molto utile per approcciare l’analisi dei target, delle marche e della comunicazione, che sono anche ora il cuore del mio lavoro, e l’approccio universitario mi ha aperto la mente.

Lo incontro dopo quasi trent’anni, con una certa soggezione, a un convegno sull’EXPO2015 (di cui è consulente), dove tiene con nonchalance un intervento metà in francese (il convegno è organizzato dal Consolato Svizzero) e metà in inglese. Ovviamente non si ricorda di me, mentre io lo trovo identico a trent’anni fa. Mi spiega che il trucco è farsi crescere da giovani una folta barba e poi tenerla uguale negli anni. La gente si focalizza su quella e ti trova sempre identico (e anche questo è personal branding!). Gli chiedo di rilasciarmi un’intervista per trampolinodilancio, con pronta gentilezza accetta e mi riceve dopo qualche giorno nella sede di Fondazione Accademia, la fondazione responsabile di quella che prima era Accademia di Comunicazione, una delle più esclusive scuole di comunicazione e marketing d’Italia, da lui fondata l’anno dopo che io finii lo Ied.

Partecipa all’intervista anche un affettuoso cagnone, che avuto la sua dose di coccole gli si accuccia ai piedi.

Gli chiedo innanzitutto di raccontarmi qualcosa di Fondazione Accademia.

Michelangelo Tagliaferri: Chi viene in Fondazione Accademia impara un mestiere, proprio come quando si va in una bottega a vedere come facevano le scarpe una volta.

Io credo che i fondamentali della comunicazione rimangono fondamentali della comunicazione, anche se lavori in rete e usi i supporti digitali. Se vuoi trasgredire devi prima partire dalla conoscenza delle tue capacità vere e imparare le regole.

Fondazione Accademia è a numero chiuso, molto selettiva, offre sia corsi post diploma che master ed è posizionata bene a livello internazionale. Quest’anno nell’annuale e prestigioso concorso internazionale dell’ADeD inglese ben quattro gruppi hanno vinto il primo premio in Advertising e grafica, mentre l’anno scorso siamo stati insigniti dall’Art Director Club di New York del premio internazionale come la migliore scuola italiana di Pubblicità.

Ho intervistato qualche mese fa un vostro studente, Giuseppe Mastromatteo,  che sicuramente ricorderà come vostro brillante studente (e che io ricordo come brillante stagista in Young & Rubicam!)

Giuseppe è un “meraviglioso bandito” che ho molto amato…ma le cucciolate hanno dato molti altri talenti da Caparezza a Menda  o  Volpe o Massimo De Vitiis dei Neri per Caso…

Ai giovani che vogliono lavorare nel marketing o nella comunicazione che consigli possiamo dare?

Sostanzialmente due o tre cose fondamentali. La prima cosa è verificare veramente la loro attitudine. E le competenze per questa attitudine. A costo di martirizzarsi, di lavorare gratis, di stare in giro per il mondo, ma devono capire se la loro attitudine è veramente quella . E in che cosa consiste. Misurarsi nei limiti del possibile con vicende le più variegate, perché il marketing più essere anche “metto un banchetto in strada che nessuno ha mai venduto”. Ma devo sentirla questa cosa.

Quindi per capire qual è la loro attitudine devono sperimentare?

Ma certo. I giovani devono riflettere su di sé, non sui modelli di sé che gli vengono dati. Chiedersi ” cosa sento?  Mi piacerebbe o non mi piacerebbe?”. Io mi sono laureato in Diritto sono stato il primo a Milano a prendere la Laurea in Diritto delle comunità europee perché volevo lavorare in Europa, ma dovevo prima passare dal vaglio del praticantato di legge. Entravo al Tribunale di Milano ogni mattina alle 9 e, mi perdoni il termine, mi veniva da vomitare, e dopo tre mesi ho capito che non era la mia strada.

La mia prima vocazione era fare il sociologo e sono tornato a fare quello. Ho preso la seconda laurea in sociologia, e la mia vita è diventata la sociologia.

Innanzitutto scoprire la propria attitudine, e poi?

Data l’attitudine bisogna capire che cosa serve perché io possa avere le competenze per governare questa attitudine, guardando criticamente le competenze che mi vengono trasferite. Poggiare la propria formazione su scambi di competenze. Voglio che il mio docente mi dica che esperienze ha fatto, e mi deve proprio spiegare non tanto le case history, ma come questa parte teorica che mi sta spiegando l’ha applicata nella pratica della sua vita, cosa ci ha fatto o non ha fatto. Una teoria della prassi. Non fidarsi di nulla che non sia anche nella prassi.

Contemporaneamente però lo studente deve anche possedere una forte capacità di riflessione sulla teoria, quindi studiare. Non devono studiare quelli che scrivono cose che hanno già scritto altri, ma andare alla ricerca di scritti che sono in rete, che non ha mai letto nessuno. La rete è bellissima in questo, è fantastica.

Appendono un gancio in parete e salgono, qualche volta si perdono, a volte no, ma vanno a cercare linee più autentiche di studio. Devono continuare a studiare.

Lo sforzo più grande è identificare il falso dal vero, se loro dovessero commerciare oro o lavorare oro è la prima cosa che gli insegnano. Loro devono riuscire da soli.

In più fare bottega il più possibile, e andare in giro molto, anche a fare il pizzaiolo, non è importante.

La lingua inglese è una lingua franca, che si mettano in testa di imparare l’inglese. E non aver paura di affrontare l’avventura di tre quattro, cinque lingue.

Non aver paura della tecnologia, ma non diventando programmatori. Piegando il più possibile la tecnologia al loro disegno di progetto. Poi si chiamano dei programmatori e se non ci sono i soldi si va in rete, in open,  e sicuramente si trova qualcuno che partecipa al progetto. I giovani devono cavalcare questa cosa: la rete come ausilio dal punto di vista della connessione delle intelligenze, del trovare le risorse.

Infine un po’ di scaltrezza ci vuole, bisogna essere furbi. Ma non prendere le scorciatoie, e non confondere i fini con i mezzi, se devo raggiungere un fine il mezzo dev’essere coerente. Se voglio fare una cosa buona ho bisogno di coerenza ,anche nei mezzi che otterrò per realizzarla.

E poi non aver paura del lavoro, soprattutto se si lavora nel mondo della innovazione e della creatività. Ma in realtà in ogni lavoro c’è un elemento che è tuo; questo elemento che è tuo lo devi veramente amare, se lo ami veramente sei il più bravo a fare quella cosa. Altrimenti ognuno è fungibile,chiunque può prendere il posto di un altro. Invece no, devo fare in modo che il mio valore sia tale che prima di sostituirmi ci devono pensare due volte. Devo essere sempre in grado di dimostrare che sono il migliore della mia categoria, anche degli imbecilli. Ma il migliore della mia categoria! Mi scusi il paradosso.

C’è sicuramente una cosa in cui ciascuno di loro può eccellere.

È nelle lettere di San Paolo, un uomo di marketing eccezionale, quando dice che ogni uomo è diverso ed elenca: uno che è capace di curare, uno è capace di scrivere, uno è capace di parlare, perché ciascuno ha questa sua vocazione e questa attitudine e si deve mettere in ascolto

Se invece ti fai fuorviare dal rumore, non vai lontano. Non si può suonare ad orecchio,  a meno di essere veramente un talento come Pavarotti che cantava senza saper leggere la musica.

Oltre alla Fondazione, dove so che ormai  è coinvolto solo in minima parte, quali sono i progetti più recenti ai quali sta lavorando?

Coordino un apparato di ricerche che si occupa del rapporto tra enti pubblici e il cittadino, piccola cosa ma molto significativa.

Ho fondato insieme ad altri amici un’associazione che si chiama Il comunicatore italiano, associazione che lavora sulla web reputation ed è nata per nascere il sindacato degli specialisti in web. Vediamo troppo spesso che la gente sul web si inventa le notizie, per creare il ricatto. Non sono un bacchettone, ma non puoi dipendere da notizie senza fonti, dati a supporto. Riguarda la politica, ma anche il sistema delle aziende che spesso sono avvilite per un niente.

Una sorta di certificazione?

Sì una certificazione della qualità dei giornalisti e delle fonti: il dato dev’essere inoppugnabile, verificabile poi può essere commentato come si vuole, ma il dato dev’essere il dato.

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