Come scrivere il cv sul Linkedin

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Image via CrunchBase

PC Creare un profilo su Linkedin è fondamentale, ma una delle domande che spesso mi vengono rivolte è se il cv su Linkedin dev’essere uguale o diverso da quello classico. Il target è lo stesso, sia in termini di persone che lo leggeranno sia in termini di obiettivi che vi prefiggete. Quindi mettete nel profilo di Linkedin esattamente quello che mettereste nel cv classico. In più Linkedin vi dà la possibilità di compilare l’utilissimo sommario, che permette anche a chi ha poco tempo di cogliere il messaggio principale che volete far passare di voi stessi in poche righe. Ecco degli utili consigli su come scrivere un efficace sommario: ”In order to write an effective summary that will help you stay top of mind, you need to answer some questions such as: What do I want people to remember about me? How can I develop a summary that truly reflects who I am? What are my passions? How am I different than those with similar backgrounds? How can I make my summary more compelling so that people are intrigued about getting to know me more? ”

http://www.linkedin.com/answers/career-education/resume-writing/CAR_RSW/634848-7069348

Sono esattamente le regole che usiamo quando definiamo un posizionamento di un prodotto o una strategia pubblicitaria, che valgono anche se il prodotto da vendere siete voi stessi!

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Chi siamo e perchè nasce questo blog

Patrizia Bolzoni e Paola Chiesa si conoscono da quando è nata Patrizia, che ci tiene a dire che è tre mesi più giovane. Sono approdate al mondo del marketing e della comunicazione con strade diverse: Patrizia, dopo la laurea in lettere (è quella delle due che scrive brillantemente), ha iniziato a lavorare nel marketing della moda, ed è stata direttore marketing in Dolce Gabbana e Armani.  Ora è General Manager in Sergio Tacchini. Paola ha studiato sociologia e marketing e ha costruito la sua carriera in Young & Rubicam, che ha lasciato quando era group account director per far crescere suo figlio in un paesino sul lago. Dopo alcune esperienze imprenditoriali ora si occupa di comunicazione nel punto vendita in Sky e insegna in diversi master di comunicazione. Entrambe in tutti questi anni hanno elargito consigli a chi desiderava entrare nel mondo del marketing e della comunicazione e aiutato molti a crescere e migliorare la loro posizione. Da qui nasce il desiderio di mettere a disposizione di un pubblico più ampio le loro esperienze e conoscenze, e qualche aneddoto su quello che bisogna e non bisogna fare. Visto il periodo in cui nasce questo blog, la speranza è ovviamente che questo possa aiutare qualche ragazzo a trovare più facilmente non solo un lavoro, ma un lavoro che gli piace fare.

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Cosa mi metto?

PB Una goccia di sudore imperla la fronte. Mi hanno chiamato per un colloquio e non ho niente da mettere! Capiamo Leopardi in un attimo. Lui e le sue angosce.

E’ peggio della ricerca di un abito da sera per una festa unica quando l’armadio è pieno solo di felpe e il portafoglio solo di spiccioli.

E qui sta la grande differenza: nel caso della serata unica (“lui” o “lei” ci saranno , e noi dovremo essere cool , brillanti, divertenti, disincantati, strafottenti, irresistibili) sono concesse scollature mirabolanti, tacco 12, la t shirt logora di baci e salsedine dell’ultima vacanza.

Ma durante il colloquio di lavoro sono previste altre  forme di seduzione.

Per dirla in altre parole, alla festa devi fare il fenomeno. Al colloquio il fenomeno è quello che ti intervista (anche se è grasso e alto come un comodino).

Alla festa piuttosto che arrossire ti metti due etti di fondotinta Teatro Kabuki. Al colloquio un po’ di goffaggine è persino apprezzata.

Alla festa devi fare finta di esserci passato per caso e di esserti buttato addosso la prima cosa che hai trovato nell’armadio (anche se da una settimana non mangi cioccolato per evitare i brufoli, hai lavato i capelli con la camomilla per esaltare il biondo e hai i boxer di Armani)

Al colloquio devi far capire che ti interessa, che ti sei preparato apposta, che per questa occasione hai saltato gli allenamenti (ma che ti importa? Avresti anche saltato la dialisi pur di non perdere questa occasione), che hai persino fatto il bagno con il sapone.

Dunque per lui: sì alla cravatta (se trovi una pala 7 cm anziché un tovagliolo anni ’80 del papà è meglio, ma va bene anche la cravatta dello zio9,5 cm), sì  alla giacca, sì ai jeans senza strappi. Se non avete un paio di scarpe con la suola di cuoio (sarebbe sempre bene averne una nell’armadio ma magari la comprate con il primo stipendio) meglio le sneakers dei doposci.

State seduti composti. Sdraiarsi sul tavolo di chi vi intervista o stirarsi sulla poltrona con fare il disinvolto non è appropriato  (lo farete quando diventerete dirigenti).

Dunque per lei: sì alla camicia (una bella camicia bianca sa di fresco e pulito, io non ho ancora smesso di metterla dopo il mio primo colloquio) ma non è necessario abbottonarla fino al collo. Sì alla giacca, ma anche a un golfino un po’ fitted, (non il maglione del fidanzato che porta tanta fortuna ma è largo come un lenzuolo) . Gonna o pantaloni vanno bene a seconda di come ci si sente più a proprio agio. Ma per entrambi i casi è necessario che la pezza di tessuto utilizzata per la confezione di entrambi superi l’area di un Kleenex. I tacchi vanno bene, ma non esagerate con zeppe o leopardi. Una bella scarpa scura (nera, verde, blu, marrone) con tacco 7 dovrebbe essere sufficiente.

Unico consiglio: se dopo il colloquio andate direttamente alla festa, potete alzare i tacchi, accorciare la gonna e strappare la cravatta!

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