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Real time: i sopravvissuti di Ispo

PB Ieri sera tornando da Monaco mi è venuto un attacco di sorellanza con alcune Immagine correlatasconosciute.

Aereo pieno come un uovo. Cappelliere colme. Ognuno si deve mettere il trolley sotto i piedi, il cappotto in grembo, la borsetta sul trolley, il libro sopra il cappotto.

Siamo così sedute in tre. Sembriamo atlete del nuoto sincronizzato: valigia, borsetta, cappotto e sopra il libro. Stessa posizione per tutte, stessi volumi, stessi movimenti. Forse abbiamo la stessa taglia e abbiamo messo cose simili nel bagaglio.

Mentre come tre soldatini siamo composte senza darci noia, accendiamo la luce per leggere e sorridiamo. Anche se lo spazio è davvero tiranno e siamo alla sera di una lunga giornata di lavoro fuori sede.

Ripenso allo spettacolo variopinto, sudato e disordinato che mi è passato sotto gli occhi per quasi tutto il giorno.

  • Presso il guardaroba di ISPO, una fiera internazionale dello sport in cui arrivano visitatori da tutto il mondo – non la sagra del salame d’oca – tre uomini sguaiati e ridanciani si occupano di ritirare i bagagli degli avventori. Uno in particolare ha un pancione gigantesco ma indossa una camicia che pare essere stata rubata all’asilo. Il risultato sono tre bottoni aperti sopra la cintura, con la cravatta che penzola a coprire diversi centimetri di pancia al vivo.
  • Gli altri due colleghi vociano e scoppiano a ridere come in una birreria dell’Oktober fest. Una vera pena.
  • In aeroporto, a sera, si alternano italiani che paiono usciti da un servizio fotografico di Class, con cover dell’I Pad in pelle umana che costeranno come un divano (non di quelli in promozione continua da due anni. Un divano normale) e omaccioni in t-shirt molto sudata a cui è difficile stare vicino, che giacciono come balene spiaggiate sulle poltrone dell’area partenze.

La Fiera in sé (che sia MIDO, ISPO, BASEL, VINITALY, PITTI…) è una discreta tortura. Ci si deve andare attrezzati.

Non ci si veste come al consiglio di amministrazione (anche se si è italiani), ma neanche come una promoter del tapis roulant!

Basta avere un paio di scarpe comode e un pull over.

Non è necessario andarci con la canotta a compressione graduata termoincollata antistatica.

La stanchezza arriva per tutti ma non state attraversando il Mediterraneo al seguito di uno scafista. Presto sarete in una confortevole stanza d’albergo o addirittura nel vostro letto.

Cercate di imporvi un minimo di disciplina e decoro: siete in mezzo a tante altre persone, probabilmente stanche come voi e forse di più. Non molestatele con sonnellini rumorosi, piedi sulle sedie, corpi semidistesi.

Ci sono atleti che dopo cinque ore di tennis stanno seduti composti in sala stampa a rispondere alle domande dei giornalisti.

Mai visto nessuno così stropicciato come i reduci di Ispo.

A parte me e le due sconosciute dell’aereo: riesco persino a scrivere questo post sul quadernetto sopra al libro, sopra il cappotto, sopra la borsetta, sopra il trolley!

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