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QUESTIONE DI PORTAMENTO

PB

  1. Come gestire il tuo capo se è maleducato?
  2. Come non essere in imbarazzo entrando in una sala dove non conoscete nessuno?
  3. Come fare buona impressione a un colloquio di lavoro?
  4. Come non sprofondare dall’imbarazzo se arrivate vestiti a una festa come fosse il ballo debuttanti e tutti sono vestiti Decathlon?
  5. E se siete la più bassa della sala?
  6. E se il vostro inglese è così così?

NO

Mentre siete tentati – nell’ordine di:

  1. Fare gli offesi
  2. Sbarrare gli occhi disperatamente alla ricerca di un viso noto mentre aderite alla tappezzeria
  3. Inginocchiarvi supplicando disperatamente di essere assunti.
  4. Rimproverare al festeggiato di non avervi avvisato che tutti avrebbero poi dormito nel fienile.
  5. Scappare, ulteriormente ingobbite.
  6. Stare zitti tutta la sera.

SI

Dovrete invece:

  1. Fingere di non esservi accorti della sgarberia e sorridere. Se vi capita di arrivare sistematicamente prima (puntuali) al ristorante e di dovere aspettare da soli a tavola, ordinate un buon aperitivo e mettetelo in nota spese. Quando il capo arriva, sorridete. E pensate al cocktail della prossima occasione.
  2. Incedete nel mezzo della sala con nonchalance, come se aveste una meta. Stringete un po’ gli occhi (i miopi lo fanno meglio ed è anche piuttosto sexy) come se cercaste una persona in particolare e non un buon uomo qualsiasi che vi salvi dal nulla: chi vi ha invitato, o chi vi conosce, vi intercetterà più facilmente se non vi nascondete e il momento di orror vacui sarà più breve.
  3. Stringete la mano con decisione ma senza arroganza: voi stimate la compagnia per la quale state facendo il colloquio, ma siete consapevoli del vostro valore.
  4. Se vi fanno accomodare in una sala vuota, sedetevi spalle al muro e sguardo alla porta. Alzatevi per salutare con naturalezza sapendo che il piacere di incontrarvi non è solo il vostro, ma anche quello del vostro interlocutore.
  5. E’ sempre meglio essere ben vestiti che no. Chi vi ha invitato sarà contento che per la sua festa vi siate presi la briga di prepararvi come si deve, anziché essere arrivati direttamente dalla palestra. Fate la faccia democratica e amabile delle ambasciatrici dell’Unicef che indossano pratici sandalini capresi hand made da Don Ciccillo , quando visitano le favelas.
  6. Una forte personalità e una postura eretta possono supplire a parecchi centimetri. I tacchi faranno il resto. Ad un certo punto si va sempre a tavola e qui si pareggiano i conti. Kylie Minogue sarebbe a suo agio anche a una partita di basket.
  7. Non sottovalutate l’esotismo dell’accento italiano e il fascino di argomenti interessanti: sarete molto più seducenti che stando zitti. Lo sforzo di parlare una lingua che non è la vostra sarà apprezzato anche da pigri anglofoni madrelingua.

 

Insomma un poco di autostima (se non la avete fingete pure di averla) e spavalderia, un sorriso e un incedere elegante vi daranno una mano in tutte le occasioni. È una questione di portamento. Se vi comportate come se foste a proprio agio, sarete a vostro agio.

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I consigli di un esperto di placement. Intervista a Maurizio Mesenzani.

PC Mi capita spesso che qualche studente mi chieda un parere personale su come orientarsi dopo la laurea, sapendo che il mio impegno in università è collaterale rispetto al mio lavoro principale come consulente di aziende e agenzie, è che questo mi porta quindi a conoscere dall’interno quegli stessi ambienti dove vorrebbero intraprendere una carriera.

Un mix analogo rende particolarmente interessanti i consigli che ci dà Maurizio Mesenzani, che oggi intervistiamo in veste di collaboratore esterno dell’ufficio placement dell’Università Bicocca, dov’è anche docente di master del dipartimento DISCO (informatica e comunicazione) e dove ha insegnato per tanti anni come docente a contratto nel dipartimento di Sociologia (Laurea Magistrale in Sociologia del Lavoro e dell’Organizzazione). Maurizio infatti conosce molto bene il mondo dell’impresa, perché da anni offre soluzioni manageriali e di CRM a grandi aziende come Fiat FGA Group, Vodafone, H3G, RCS.

Maurizio attualmente offre la sua competenza all’Università Bicocca come collaboratore su alcune iniziative specifiche, quali la preparazione degli studenti ed ex studenti al career day e altri seminari di placement. Gli chiediamo quindi di condividere con i nostri lettori alcuni preziosi consigli.

Trampolinodilancio: Come devono scegliere i giovani laureati a quali aziende indirizzarsi?

Maurizio Mesenzani: bisogna partire dalle proprie passioni. La scelta del tipo di azienda, settore, dimensione, collocazione geografica, stile, ecc ecc deve basarsi sulle proprie passioni, sul tipo di emozione e coinvolgimento che si prova ad immaginarsi dentro quel contesto. Bisogna conoscere tante realtà, leggere, documentarsi, guardare, domandare. La curiosità e la voglia di mettersi in gioco e di “sperimentare” sono lo strumento migliore per scegliere le aziende.

Maurizio Mesenzani, Founder e Sales Director Chorally, consulente placement dell'Università Bicocca

Maurizio Mesenzani, Founder e Sales Director Chorally, consulente placement dell’Università Bicocca

Dove cercare le opportunità di lavoro? Che ruolo hanno i social media?

A parte le agenzie per il lavoro, gli strumenti pubblici di supporto al collocamento e gli uffici placement delle università, il social network più adatto alla ricerca di lavoro è Linkedin. Ciò è vero per molte professioni. Altro canale di contatto sono gli “eventi” (generalisti o di settore) che permettono di approfondire tematiche specifiche e di creare relazioni.

Ha quale consiglio utile da dare a chi deve affrontare un colloquio?

Passione e motivazione. Un colloquio non è un ostacolo da aggirare, è un momento fondamentale per farsi scegliere e per scegliere. La scelta è reciproca! Chi affronta un colloquio deve avere le idee chiare su di sé e su chi ha di fronte; i colloqui si preparano studiando, leggendo i giornali, leggendo il web. Bisogna sapere tutto dell’azienda da cui si va a colloquio. Non si mente, non si improvvisa e non bisogna fare “i fenomeni”: al colloquio bisogna essere se stessi, con i pregi e i difetti che si hanno. La domanda da farsi non è sul tipo di “posto” che l’azienda offrirà, ma piuttosto sul “valore” che si genererà da questa relazione professionale: che valore porto io all’azienda oggi e domani? che valore dà a me l’azienda oggi e domani?

Cv e lettera motivazionale: ha qualche aneddoto o accortezza da segnalare?

Si trova in rete ogni forma di consiglio, difficile dire qualcosa di originale. Come accortezza, eviterei frasi fatte, quelle banalità stereotipate che non hanno alcun senso e che non sono facilmente riconducibili alla vita reale, tipo: “persona solare, orientata a lavorare in gruppo…”, “persona affidabile concreta orientata al risultato”…frasi con questi toni, senza esempi concreti, fanno solo rumore e spesso danno fastidio a chi legge

Quanto è importante la rete di contatti?

Il network è fondamentale: i compagni di corso sono un gruppo professionale importantissimo nel percorso di crescita, così come i docenti, i colleghi negli uffici dei primi stage, i membri della stessa community professionale. Ecco perché è fondamentale leggere e andare a eventi, convegni, conferenze… Il network serve per aggiornarsi, per attivare relazioni, per identificare opportunità, per acquisire linguaggi specifici. 

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Come conquistare il vostro intervistatore e chiudere un contratto


PC Come abbiamo già sottolineato, il rapporto che si crea con tra chi cerca un lavoro e chi lo offre ha molte analogie con una relazione amorosa. lilli_vagabondoPer arrivare alla chiusura di un contratto (matrimoniale o di lavoro) è importante evitare una serie di errori che è forse più facile individuare quando si analizzano i rapporti d’amore. Prendendo spunto da un articolo apparso su mashable.com vediamo quali sono quattro risposte sbagliate alla domanda, assolutamente legittima, “perché è interessato a questa posizione?” che viene quasi sempre posta durante un colloquio. Visto che oggi è la festa della donna (nonché il quarto anniversario di trampolinodilancio!) partirò dal presupposto – per semplicità di scrittura – che apparteniate, come me e Patrizia, al gentile sesso e che il vostro futuro marito vi chieda: perché hai scelto proprio me?

  1. Parlate solo di voi e mai dell’altro.

Immaginatevi quindi un fidanzato che vi chiede perché volete sposarlo. Avrebbe senso vantare solo le vostre capacità culinarie, le vostre performance sessuali, la vostra predisposizione alla maternità, i vostri interessi culturali, le vostre passioni? Non sarebbe più logico spiegare cosa apprezzate in lui e quali affinità condividete?

Quando rispondete evitate di parlare solo delle capacità che possedete: sono doti che potrebbero portarvi a cambiare posto molto rapidamente se riceveste un’offerta migliore. Impegnatevi invece a spiegare come queste capacità incontrano le esigenze dell’azienda che avete davanti.

  1. Parlate di aspetti marginali

Anche se magari l’avete pensato, certo non direste al vostro fidanzato che lo volete sposare perché piace ai vostri genitori o perché ha una casa di vacanza in un posto dove andate volentieri. Allo stesso modo, anche se l’azienda con la quale state facendo un colloquio è vicina all’asilo di vostro figlio o realizza lo smart working, non evidenziate questi aspetti durante l’intervista!

  1. Parlate solo del vostro ex

A chiunque è successo di uscire per la prima volta con una persona e finire col sorbirsi ore di lamentele sull’ex e i suoi difetti. Chi vi assume non vuole avere la percezione di essere una scelta di ripiego che vi appare piacevole solo perché venite da un’esperienza totalmente negativa. Meglio focalizzarsi sul futuro e spiegare cosa vi aspettate dalla nuova avventura lavorativa.

  1. Parlate solo di quanto ci guadagnerete voi nella nuova relazione

È probabile che siate entusiasti di iniziare un nuovo rapporto amoroso perché arricchirà la vostra vita: finalmente andrete di più al cinema con il nuovo fidanzato amante dell’ottava arte, oppure potrete migliorare il vostro girovita, grazie alla sua passione per il movimento. Ma è sicuramente più efficace se gli raccontate come le vostre passioni si potranno unire alle sue e cosa potrete fare insieme. Allo stesso modo spiegate a un’azienda come il vostro entusiasmo potrà contribuire al raggiungimento di obiettivi ambiziosi per l’azienda ed evitate di spiegare che il nuovo posto migliorerà il vostro curriculum.

In bocca al lupo per la chiusura dei vostri contratti (di ogni tipo) e tanti auguri a trampolinodilancio ormai vicinissimo alle 250.000 visite!

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Absolute beginners: come ridurre lo stress in un nuovo posto di lavoro

PC Se non siete tra i fortunati appartenenti alla categoria del posto fisso, specie in estinzione come conferma il successo dell’ultimo film di Checco Zalone, è probabile che vi siate recentemente ritrovati o vi troverete presto a dovervi inserire in un nuovo ambiente di lavoro.cover1300_imm

Le ricerche dimostrano che cambiare lavoro è una delle tre principali cause di stress, dopo lutto e trasloco. È quindi normale affrontare con una buona dose di ansia i primi giorni in un nuovo posto di lavoro: siete quelli che gli inglesi chiamano non tanto absolute beginners (il titolo è un mio piccolo tributo all’indimenticabile David Bowie) quanto newbies (persone inesperte di un certo contesto che mostrano l’intenzione a migliorarsi).

Ecco alcuni spunti per inserirvi in modo veloce e possibilmente indolore nel nuovo ambiente.

Imparate il gergo interno

Ogni azienda, proprio come le tribù giovanili, ha un suo linguaggio specifico, con acronimi da risolvere, parole usate al di fuori del contesto abituale, modi di dire “di moda”. Padroneggiarlo vi permetterà di capire cosa vi viene scritto o detto, ma anche di dimostrare appartenenza al gruppo. Per un approfondimento potete leggere anche Il gergo aziendale come segnale di appartenenza

FloresemNottingHill_Paddington22Indossate la divisa giusta

Per quanto ci siano regole generali su come vestirsi adeguatamente in ambito lavorativo, argomento che abbiamo trattato più di una volta (vedi Dress code: come vestirsi adeguatamente per lavoro dove gli altri si divertono e Come vestirsi d’estate per una riunione , A proposito di stile e di estate) esistono anche delle specifiche norme non scritte in ogni singola azienda che è meglio seguire soprattutto nei primi giorni.

Non fate l’errore di pensare ad esempio che in un ambito creativo ci possa permettere la massima informalità, questo può essere vero per quanto riguarda copy writer o art director, ma molto meno nel reparto account. L’ideale sarebbe tenere gli occhi ben aperti il giorno del colloquio per capire in anticipo (con una certa dose di ottimismo!) qual è lo stile aziendale e presentarvi fin dal primo giorno vestiti in modo da mimetizzarvi al meglio. Questo non significa che dobbiate rinunciare al vostro abituale modo di vestirvi, l’importante è che questo rientri in alcuni parametri. E in ogni caso è meglio aspettare qualche mese prima di andare contro corrente. Ricordatevi che dovete innanzitutto dimostrare volontà di appartenenza al gruppo, e l’aspetto esteriore è uno degli elementi che meglio lo identificano.

Fate domande

Non vergognatevi a chiedere le informazioni più banali (dov’è il bagno, dove si carica la chiavetta per il caffè, come si fanno le fotocopie, come si controllano sul telefono le chiamate perse) ma anche chiarimenti su quello che vi viene spiegato o richiesto. È normale che un nuovo arrivato non conosca molti aspetti dell’azienda e del lavoro e voglia impararli al più presto. Senza contare che ci sono poche cose più irritanti per un capo del sentirsi dire “sì” da una persona che non ha in realtà capito cosa deve fare: molto meglio dover ripetere, ma essere sicuri di ottenere il feedback desiderato.

Siate proattivi5498c231-b391-4d81-bee3-2b15d3d36f67

Nei primi giorni abbonderanno i momenti vuoti nei quali non saprete cosa fare. Benché tutti vi dicano che tra poco li rimpiangerete con tutto il cuore perché sarete sommersi di lavoro, chiedete ai vostri colleghi se c’è qualcosa che potete fare per aiutarli. Non è detto che possano effettivamente delegarvi qualcosa, ma almeno avrete dimostrato proattività e spirito d’iniziativa.

Sorridete

I lettori di questo blog sanno che per Patrizia e me il sorriso è una sorta di mantra (vedi Ho cercato per tutto il paradiso la quota dove sta il tuo sorriso , Dalla moto all’ufficio: due consigli per inserirsi in un nuovo ambiente lavorativo)

Ecco alcuni dei moltissimi motivi per cui sorridere è utile a voi, prima ancora che agli altri:

  • sorridere porta gli altri a sorridervi di rimando e questo renderà i primi giorni decisamente meno ansiogeni ( per la precisione il 50% di quelli a cui sorriderete sarà portato, per una serie di norme interiorizzate, a restituirvi il sorriso)
  • sorridere trasmette fiducia, serenità e persino credibilità
  • sorridere dimostra empatia, e l’empatia è una delle chiavi per farvi accettare dal gruppo.

Imparate i nomi

Ricordare il nome delle persone è un dono che io non ho mai posseduto. Se aggiungete che sono poco fisionomista potete capire le difficoltà che sto incontrando a inserirmi in un ambiente di lavoro estremamente variegato. Alcuni trucchi che utilizzo: mi faccio dei bigliettini con segnati i nomi delle persone con le quali interagisco suddivise per reparto, ubicazione nell’ufficio, ruolo; guardo il loro profilo su Linkedin prima di incontrarle in riunione, in modo da arrivare già preparata e dover fare solo un “ripasso”; mi disegno il tavolo di ogni riunione e poi appunto il nome di tutti i partecipanti unito a una breve descrizione esteriore (magrolina con gli occhiali, fusto con taglio a spazzola, baffi a manico). Cercate di conoscere meglio le nuove persone che incontrate, fate qualche domanda senza risultare invadenti e soprattutto ascoltate molto.

Non esprimete opinioni non richieste

Cito quanto scritto da Patrizia in uno dei suoi post che preferisco: “La prima settimana si parla solo se espressamente interrogati e si evitano soprattutto considerazioni sui massimi sistemi. La tentazione di dire qualcosa di memorabile è forte. Ma la probabilità di dire grandi sciocchezze dovrebbe frenare a nostra verve affabulatoria.

Recentemente una collega, appena arrivata per gestire il prodotto su un mercato estero, ha contestato una combinazione di colori, accampando una inidoneità culturale sul suo mercato. Peccato che quella non fosse “una” combinazione, ma “la” combinazione. Insomma come dire alla Ferrari di togliere il rosso dalla cartella colore.

La nuova arrivata ora non parte dal pian terreno, ma dalla cantina. Il Penthouse pare lontano.”

Cercate di sentirvi a casa

Se potete, personalizzate la vostra postazione con oggetti e foto che vi ricordano qualcosa di positivo, approfittate dei servizi che l’azienda mette a disposizione (mezz’ora in palestra vi riconcilierà con il mondo), individuate  il baretto che fa il miglior caffè e scambiate ogni mattina due parole con la barista, capite se tutte portano la schiscetta e adeguatevi: parlare con qualcuno a pranzo di argomenti diversi dal lavoro funziona meglio di un ansiolitico, oppure usate la pausa pranzo per andare dall’estetista, dal parrucchiere, a comprare il regalo per la festa di compleanno puddington2dell’amichetto di vostro figlio. Vi ritroverete con più tempo libero nel week end per rilassarvi e affrontare meglio un’altra settimana da newbie.

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DOMANDE INSIDIOSE AI COLLOQUI: QUALE PERSONAGGIO ASSOCERESTI AL NOSTRO BRAND?

PC Mi ha segnalato un lettore che durante un colloquio gli è stato chiesto a quali personaggi secondo lui si avvicinavano i diversi brand aziendali (in questo caso di trattava di marchi automobilistici appartenenti a uno stesso gruppo). La domanda l’ha spiazzato e vorrebbe essere pronto a dare una risposta soddisfacente se si dovesse ripresentare l’occasione.Immagine1

Ho deciso di rispondere con un vero e proprio post, perché trovo che l’esercizio sia non solo utile a far bella figura nel corso del colloquio, ma anche a prepararsi correttamente prima dell’intervista, nell’importantissima fase di analisi dell’azienda per la quale vi candidate.

Il carattere della marca è uno degli argomenti che tratto con maggiore passione nei miei corsi. Ogni marca, infatti, non solo racchiude una serie di promesse ma è caratterizzata da una personalità che ha due scopi altrettanto importanti:

  • connotarla e differenziarla sia rispetto ai competitor che agli altri marchi all’interno di un portfolio di brand: in un contesto dove le promesse di qualità tendono a equivalersi, il brand character a volte è l’unico elemento davvero distintivo;
  • favorire la relazione con i consumatori. Il rapporto con una marca segue le stesse regole della comunicazione tra persone: ci è più facile interagire con qualcuno che conosciamo di persona e intimamente.

Per definire il carattere della marca si pensa quindi al brand come a una persona, analizzando il modo caratteristico in cui si comporta e comunica con gli altri (vedi anche Come scrivere una copy strategy).

Ci sono diversi modi per arrivare a una descrizione non banale, che possa risultare stimolante per il creativo che dovrà a partire da questo spunto per capire che tono usare in tutti i touch point con il cliente finale: che musica usare in uno spot, che stile di divisa far indossare alla hostess durante uno street event, che tipo di guerilla marketing organizzare, quale tono usare sui social media, e via dicendo.

  • Il primo e più semplice metodo è definire una serie di aggettivi, cercando di sceglierli in modo accurato. Recentemente dei miei studenti hanno definito la brand personality Műller usando gli aggettivi Genuina, Dinamica, Innovativa. Mentre mi ritrovo sugli ultimi due (anche se non sono particolarmente distintivi) ritengo che genuina sia una descrizione lontana dal mondo sensuale ed edonistico che questa marca ha saputo creare in comunicazione e più vicina all’immaginario di altri marchi o categorie: ad esempio dei formaggi tradizionali, come la crescenza. Può essere utile cercare sul dizionario dei sinonimi per capire se l’aggettivo scelto è davvero efficace. La Treccani come sinonimi di genuino suggerisce: naturale, puro, schietto, sincero, verace. ‖ casereccio, fatto in casa. Un’altra tecnica utile può essere inserire nella ricerca per immagini di google l’aggettivo e verificare a che tipo di immaginario visivo è associato.
  • Il secondo metodo è fare riferimento a un personaggio esistente, che può essere un archetipo (il dentista, la tata, il cuoco, la migliore amica, il compagno di viaggio…) oppure un personaggio reale noto. Il rischio, se si decide per la seconda opzione, è che la percezione di questo personaggio non sia omogenea tra i diversi target, o addirittura tra chi passa il brief (cliente o account) e chi sviluppa la comunicazione (creativi). Per ovviare a questo problema si può decidere di scegliere un personaggio estremamente iconico e motivare il perché; oppure suggerirne più di uno, in modo che sia più chiaro il criterio di selezione e più difficile un fraintendimento.

Nella storica campagna Think Different di Apple  troviamo un esempio di brand character che si personifica  in molti personaggi famosi e iconici,  scelti perché hanno saputo pensare in modo diverso e innovare nel loro ambito: Picasso, Einstein, Mohammed Ali, Salvator Dalì, Gandhi.gandhi

Quando vi state preparando a un colloquio oltre a raccogliere tutte le informazioni possibili sull’azienda e il mercato nel quale opera d’ora in poi provate anche a chiedervi: se questa marca fosse una persona o un personaggio chi sarebbe?

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PER ASPERA AD ASTRA

PC I più giovani forse non hanno ancora dimenticato le tante cadute prima di imparare ad andare in bicicletta e chi ha un figlio sicuramente ricorda il mal di schiena che viene quando, per facilitare i primi tentativi senza rotelline del pargolo, si corre qualche metro a zig zag tenendo il manubrio della biciclettina e prendendosi i pedali nelle caviglie.2011112510478

Il punto è che non si può imparare ad andare in bicicletta senza fare fatica, demoralizzarsi, cadere e sbucciarsi le ginocchia. Ed è necessario qualcuno che ci costringa a uscire dalla nostra confort zone (le rotelline) e ci sproni a provare qualcosa che non abbiamo ancora fatto, anche se ci saranno delle difficoltà da superare (personalmente serberò sempre il ricordo di mio padre che mi ha incitato ad andare per la prima volta in bici senza mani, senza pensare, ahimé, che lo sterrato non era probabilmente il terreno migliore per iniziare: il risultato della caduta è ancora inciso come un tatuaggio sul mio ginocchio sinistro).

L’attuale situazione del mercato del lavoro ci impone tutti i giorni delle asperità tali che rischiano di minare la nostra capacità di reagire e di intrappolarci in una zona di autocommiserazione.

Ci sono sicuramente difficoltà attribuibili solo ed esclusivamente alla crisi e a eventi esogeni che non possiamo gestire (lo sterrato che rende più difficile tenere dritta la bicicletta). Ma esistono anche delle situazioni che vengono principalmente influenzate dal nostro comportamento (la mia incertezza nel pedalare dovuta alla paura di cadere) o da quello degli altri (la volontà di mio padre di farmi sempre superare i miei limiti, forse causata dal desiderio di avere un figlio maschio?).

Quando le difficoltà che incontriamo rientrano nelle due ultime categorie per scoprire il motivo latente che ci ha messo di fronte un ostacolo e cercare il modo corretto per superarlo può essere utile applicare la tecnica del laddering, che uso nelle mie lezioni per insegnare a individuare le motivazioni più profonde che portano ad acquistare un prodotto.

Il Laddering, da La strategia in pubblicità. Manuale di tecnica multimediale: dai media classici al digitale, di Marco Lombardi, Franco Angeli, 2014

Il Laddering, da La strategia in pubblicità. Manuale di tecnica multimediale: dai media classici al digitale, di Marco Lombardi, Franco Angeli, 2014

Il laddering è una catena di “perché” che ci aiuta ad indagare sulle cause di un comportamento, partendo dalle caratteristiche più oggettive e fattuali, fino ad arrivare alle motivazioni più profonde e valoriali. L’obiettivo è capire i motivi per cui ci troviamo in situazioni difficili e provare a modificare le cause più nascoste. Come diceva Einstein “non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”.

Proverò a fare un esempio: siamo molto amareggiati perché il nostro capo, dopo averci chiesto di fare un lavoro lungo e faticoso che non rientrava nei nostri compiti, lo ha completamente ignorato. Non commentiamo l’accaduto con lui, ma questa delusione si aggiunge alla percezione generale di essere poco apprezzati. Alla prima occasione in cui verrà preteso un ulteriore impegno aggiuntivo, anche se questa volta magari meno gravoso, è probabile che esploderemo con una serie di recriminazioni che rischiano di minare il rapporto con questa persona.

Proviamo ad applicare il laddering a quanto accaduto, impiegando la massima sincerità nell’analisi dei nostri comportamenti e cercando di non essere semplicisti nel valutare le azioni degli altri.

Situazione di partenza:

Ho fatto un lavoro impegnativo che non è stato apprezzato

Perché il mio lavoro non è stato apprezzato?

Perché il mio capo è un ingrato schiavista

La risposta più facile consiste nell’attribuire tutte le responsabilità all’altra persona, etichettandone il comportamento, ma questo non ci aiuterà ad affrontare meglio una situazione analoga nel caso in cui ci si riproponga. Riproviamo:

Perché il mio capo è un ingrato schiavista

Perché il mio lavoro non è stato apprezzato?

Perché il mio capo non ha neppure guardato il mio lavoro e non ha quindi potuto apprezzare com’era ben fatto.

Questa è una lettura oggettiva di quanto è accaduto che ci dà un indizio utile per continuare l’analisi. Proviamo ora a capire il perché l’ha fatto (il modo migliore è semplicemente chiederglielo, invece di tenerci dentro la delusione)

Perché il mio capo non ha neppure guardato il mio lavoro?

Perché il lavoro che ho svolto non era più necessario dato che l’intero progetto, a cui il mio capo teneva molto, è saltato.

Quindi perché il mio capo non mi ha dato feedback?

Forse perché ha inconsciamente voluto dimenticare tutto quanto riguardava questo progetto, che costituisce per lui un piccolo fallimento.

Siamo arrivati a una motivazione profonda. Capire questo insight ci avrebbe dato l’opportunità di relazionarci con lui a un livello paritetico, di farci percepire come partner, di uscire da una relazione che gli psicologi transazionali definiscono genitore-bambino, nella quale dipendiamo dal suo apprezzamento proprio come un bambino che porta il disegno da vedere al papà e ci rimane male se lui non lo guarda.

Vale la pena probabilmente anche chiedersi:

Perché io non gli ho sollecitato un feedback?

Perché ho pensato che come sempre mi accade il mio lavoro non viene correttamente apprezzato e che il mio valore non viene mai valutato in modo equo.

In sostanza abbiamo preferito rimanere  in quella che è diventata paradossalmente una confort zone – il ritenersi sottovalutati e incompresi – piuttosto che stimolare un confronto paritetico e sincero.

La prossima volta che si presenta un ostacolo, soprattutto se è simile a una difficoltà incontrata in passato, provate a chiedervi i motivi profondi di quanto sta accadendo in modo da imparare a non fare gli stessi errori.

Il mio augurio per questo nuovo anno è che le asperità e gli ostacoli  della vita lavorativa vi conducano in alto!

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In quale divinità greca ti rispecchi?

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Artemide, nell’opera-carta da gioco di Momò Calascibetta

PC Patrizia e io da piccole eravamo molto fiere di sapere a memoria i nomi e le caratteristiche delle divinità greche, con la relativa traduzione romana. Ho sempre trovato questo esercizio mnemonico più utile di quello dei nostri figli che in tempi più recenti avrebbero snocciolato con scioltezza gli  impronunciabili nomi dei dinosauri e le complicatissime virtù dei Gormiti. Forse perché intuivo che nelle divinità greche si manifestano degli archetipi che aiutano a conoscerci meglio.

È quanto dimostra un divertente gioco libro, gli Specchi, edito da Vangelista Editori, del quale ho sentito sabato la presentazione a Comabbio, dove l’entusiastico coordinatore dell’iniziativa, l’amico Massimo Cassani, insieme alla comabbiese Raffaella Marcaletti, autrice dei testi, invitavano a specchiarsi in questa opera e a scoprire qualcosa di sorprendente su se stessi. “Percorrere, giocando, un cammino che dalle divinità classiche, attraverso i livelli dell’Io, Super-Io e Es, porta a scoprire le carte che illustrano il nostro modo di essere.” racconta Massimo “mentre le carte dipinte ad arte da Momò Calascibetta, noto autore siciliano, evocano figure archetipiche e le rendono moderne.” Un divertente modo per condividere con gli amici una riflessione su come appariamo a loro e loro a noi, in un’affascinante mix di divinità greche, analisi freudiana e archetipi junghiani.

specchiHo voluto provare a capire se sul lavoro è più utile essere Artemide o Atena, le due divinità che mi hanno sempre attratto maggiormente. Scopro che “Artemide rappresenta la donna risoluta, indipendente, irrequieta, più attiva che riflessiva, una donna in carriera che non si realizza tanto nella vita familiare quanto nel suo lavoro. Sebbene sia una donna distaccata e ombrosa, chi si merita il suo rispetto può contare sul suo illimitato sostegno.” Insomma un po’ la protagonista del Diavolo veste Prada che ho rivisto ieri pomeriggio per la ventesima volta. Non credo di rispecchiarmi pienamente in questa divinità, anche se sicuramente sento molto vicina l’aspirazione, in questa fine d’anno faticosa, di “muoversi con libertà e realizzarsi al di fuori dei canoni comuni.”

Da sempre sono affascinata da Atena, dea della sapienza e dell’artigianato (chi mi conosce sa che libri e lavoretti manuali sono la mia vera passione). In cosa ci può essere utile questa divinità sul lavoro? Nel libro leggo che la sua personalità muta in continuazione con le nostre esperienze, quando agiamo sul mondo, quando reagiamo a quello che accade intorno a noi, quando siamo soli o quando interagiamo con gli altri. Quindi Atena è

Atena, nella carta gioco illustrata da Momò Calascibetta

Atena, nella carta da gioco illustrata da Momò Calascibetta

  • cerebrale, saggia, focalizzata, colta, autoritaria, NEL MONDO INTERIORE
  • formale, raffinata, forte, previdente, aggiornata, IN REAZIONE AL MONDO ESTERNO
  • stratega, giusta, eclettica, vittoriosa, tecnica, pratica, civile, QUANDO AGISCE SUL MONDO ESTERNO
  • competitiva, trascinatrice, condottiera, severa, IN RELAZIONE CON GLI ALTRI

Di sicuro non sono stata sempre un’Atena nella mia vita professionale, e forse ancora meno un’Artemide, ma forse è venuto il momento che noi donne attingiamo da queste divinità per affrontare più agguerrite e sagge le difficoltà del mondo del lavoro, in confronto alle quali combattere semidei o mostri sono, francamente, bazzecole.

 

 

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Sei un Millennial? Alcuni suggerimenti su come affrontare con successo il mondo del lavoro.

PC Sei un Millennial? Se hai tra i 18 e 35 anni di età la risposta è sì, ed è probabile che il lavoro sia in questa fase una priorità importante nella tua vita. Ecco alcuni suggerimenti su come ottenere il successo nella sfera lavorativa, raccolti tra vari studiosi che hanno approfondito l’argomento.milennial-2

  1. Creati una reputazione, perché il titolo di studio non basta più. Per farlo ecco alcuni must:
    • Mantieniti costantemente aggiornato sui temi vicini al tuo lavoro (questo è particolarmente vero per chi non ha in quel momento un’occupazione e rischia che le sue competenze diventino velocemente obsolete)
    • Usa i social media, in particolare Linkedin, per costruirti una reputazione, ad esempio condividendo riflessioni e scoperte sul tema del quale ti occupi (o vorresti occuparti)
    • se lavori non aver paura a chiedere e assumerti maggiori responsabilità sul posto di lavoro, ti farai la fama di un persona proattiva e potrai mettere in luce aspetti del tuo carattere e della tua preparazione che sarebbero rimasti nascosti
  2. Pensa che vivi in un ambiente liquido, all’insegna del cambiamento, dove nessun lavoro è “per sempre”. La ricerca di un nuovo lavoro dev’essere continua, la capacità di resilienza massima e la disponibilità a percorrere nuove strade sempre presente.
  3. Non rimanere senza fare niente: piuttosto che restare a casa pensa se c’è la possibilità di realizzare un’attività imprenditoriale, se ci può essere un lavoro non retribuito ma vicino alle tue aspirazioni (per lo meno contribuirà a costruire la tua reputazione). Fai del volontariato: in particolare se scelto in un ambito affine al lavoro dei tuoi sogni  questo aiuterà chi ti deve selezionare a capire che sei una persona energica e volenterosa, e ti permetterà di ottenere degli insight utili su quel settore.Millennials-infographic
  4. Non crearti l’alibi dello studio: non puoi inanellare tre o quattro diversi diplomi di master per tenerti occupato, anche se hai la fortuna di una famiglia che se lo può permettere
  5. Ricordati che è probabile che chi ti assume sia un baby boomer ex figlio dei fiori ma oggi molto attento alla forma: valuterà, sia in sede di colloquio che nei primi mesi di lavoro, come ti vesti, come ti esprimi, come e dove scrivi (meglio decisamente una mail a un messaggio su facebook)
  6. Considera il network un’altra priorità quotidiana. Mantieni i contatti senza risultare stalker, per esempio aiutando gli altri a trovare un impiego, dato che prima o poi verrà il tuo turno di essere aiutato da chi ti sarà grato per quello che hai fatto per lui (sono convinta che se fai del bene nel lavoro questo ti ritorna sempre).
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Dal Branding al Personal branding

PC Su questo blog abbiamo spesso affrontato l’argomento del personal branding (il fatto che ognuno di noi è di fatto una marca e come tale comunica e si vende). Daniela Pellegrini, che collabora con me in Iulm, ci fornisce, con il suo classico approccio da personal coach, alcune indicazioni su come trasformare le conoscenze di marketing in indicazioni operative per la costruzione di un brand distintivo e coerente e quindi più facile da vendere. In sostanza ci aiuta a capire come trovare un lavoro o migliorare la nostra posizione. Ho conquistato il vostro interesse? Leggete i suoi suggerimenti!f167fd140c425b4806cbb43eaa1d8863

Daniela Pellegrini: Anche noi siamo Brand e possiamo diventarlo.

Vi sembra strano dirlo? Forse sì, ma riflettete su questo principio prima di andare a fare un colloquio di lavoro, sia che siate alle prime esperienze sia che vogliate cambiare azienda: in pratica state “vendendo” voi stessi e quindi dovete trattarvi come farebbe un brand commerciale. Da qui vi esorto a fare questo passaggio logico: da Brand a Personal Brand.

Il personal branding infatti ci permette di differenziarci dalla massa rendendoci unici e riconoscibili.

Preparatevi quindi a riflettere sul vostro personal brand, utilizzando le quattro classiche leve di marketing.

Come si costruisce un personal brand

  1. Mission

La tua mission è lo scopo della tua attività, il motivo perché la fai. Nel nostro caso la tua mission è il messaggio che comunichi con i tuoi studi, la tua professionalità.

Esercizio: scrivi la tua mission.

Alcuni spunti:

Cosa fai?

Perché lo fai?

Per chi lo fai?

Che problema risolvi?

Perché lo sai fare così bene?

Perché lo fai meglio di altri?

In che modo ciò che fai parla di te?

  1. Prodotto

Noi siamo Prodotto

Il Prodotto siamo noi…: quindi va identificato cosa vogliamo “vendere” senza ego-referenziarsi ma divenendo capaci di ascoltare e comprendere il mercato, individuare bisogni ancora insoddisfatti e rispondere con un’offerta di  noi stessi adeguata e competitiva.

Per farlo rispondete alle seguenti domande:

Quali sono i tuoi punti di forza?

Quali sono i tuoi limiti?

Chi sei?

Come sei arrivato/a qui?

Quali sono i tuoi principali successi?

Come ti vedono gli altri?

Come ti vedi tu?

Come vorresti essere vista/o?

 

  1. Posizionamento

Come nelle logiche di mercato definire il posizionamento è fondamentale per avere un’offerta unica e differenziarsi dalla concorrenza.

Il posizionamento dovrebbe cercare “uno spazio vuoto da riempire”: analizzate i bisogni del target di riferimento, in questo caso la persona che andrete ad incontrare, e le proposte dei competitor, e quindi coloro che faranno o hanno già fatto il vostro stesso colloquio,  in modo da posizionarvi in maniera unica e originale con la propria offerta = voi stessi.

E voi cosa avete di originale da offrire?

Guardate gli annunci di lavoro simili, leggete storie di persone che hanno fatto le vostre esperienze e ce l’hanno fatta, trovate la vostra USP.

  1. Prezzo

Un approccio di marketing classico prevede anche il pensiero anche sulla leva Prezzo. Capisco che potreste obiettare: ma è l’Azienda che fa l’offerta, il mercato è in crisi…Certo, ma definire il nostro valore “economico” è comunque importante e ci aiuta a fare delle scelte.

Due i fattori di cui tenere conto:

  1. definire l’aspetto valoriale del vostro prodotto ( = personal brand, voi stessi), che non solo riveste un valore economico. Quindi chiedetevi: quanto valgo? Quanto posso essere unico ed interessante per l’Azienda?
  2. Definire il costo oggettivo e quindi definire a quanto siamo disposti a vendere il nostro servizio. A quanto oggettivamente sei disposto a venderti o vendere il tuo servizio, facendo i veri conti di cassa dei soldi che ti sono necessari per vivere e di quanto oggettivamente vali perché sei un professionista preparato?

Se foste dei freelance allora il lavoro sul personal brand dovrebbe continuare sulla definizione del target, l’analisi della concorrenza, e poi naming, visual identity.

Ora invece ci siamo soffermati sui colloqui di lavoro presso Aziende e Società quindi concludiamo con un alert:

L’abito fa il monaco…

voi comunicate il vostro brand in ogni momento, quindi è importante che quando vi trovate davanti ad un colloquio i vostri interessi, lo stile, l’abbigliamento, il vostro modo di parlare etc… siano sempre coerenti con la costruzione del vostro brand (= coerenza e credibilità).”

Su quest’ultimo punto abbiamo anche scritto Come vestirsi per un colloquio di lavoro.  E se vi è interessato questo post potreste trovare utili anche  Che prodotto sei? , Come fare carriera alla cena di Natale , Come vestirsi d’estate per una riunione,

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Come attivare gli archetipi giusti in vista di un colloquio.*

Daniela Pellegrini

Daniela Pellegrini

PC Daniela Pellegrini, collega in Iulm di cui abbiamo già avuto modo di parlare, ha deciso di affiancare un nuovo lavoro come personal life coach al suo impegno come manager nell’ambito del marketing e della comunicazione. Si sta specializzando su temi legati alla analisi e lo sviluppo delle problematiche personali rivolte al Burnout, crescita personale, e allo Space Cleaning perché, come ci racconta, sono aree che le permettono di entrare in punta di piedi nella vita delle persone ed aiutarle in un loro percorso di crescita. Ha deciso di aiutare i nostri giovani talenti con alcuni consigli che nascono anche dagli argomenti trattati insieme a lezione. Ecco il primo, che come ci anticipa “è un post rivolto al femminile, ma da cui anche i signori maschietti possono trarre spunti utili.”

Daniela Pellegrini.: Durante il corso di Brand Lab in Iulm si è parlato di archetipi quali modelli di riferimento di costruzione non solo della personalità dell’uomo, vedi le teorie di Jung, ma anche di una marca, modelli utili nel momento di passaggio dalla strategia allo sviluppo dell’idea creativa.

L’invito è quindi quello di considerare anche noi stessi “marca”. In fin dei conti quando andiamo ad un colloquio di lavoro “ci vendiamo”: ci presentiamo, cerchiamo un contatto, stabiliamo una relazione, e dobbiamo farlo con elementi distintivi. Noi siamo “brand”.

Oltre agli aspetti esteriori di cui si parla spesso, come vestirsi, come stringere la mano, come sorridere e stare seduti etc… anche molti altri aspetti della nostra personalità giocano nel giudizio di chi ci sta esaminando.

A questo proposito vi consiglio il libro d  J.S. Bolen, che tratta delle Dee dell’Olimpo quali archetipi-modello al femminile che influenzano il nostro modo di essere e quindi il nostro agire. Può essere molto utile sfruttare questi modelli anche durante un colloquio di lavoro, imparando così quali di questi giocano a nostro favore, in modo da fare emergere il meglio di noi stessi.

Uno nota importante. Dentro di noi vivono tutti gli archetipi ma a tratti, o in momenti diversi, ne vengono attivati uno o più di uno di essi. Sta a noi, in base alla situazione in cui ci troviamo e l’obiettivo che vogliamo raggiungere, attivare l’archetipo più adatto.

Vediamo ora una carrellata veloce del profilo delle Dee:

Dee nella categoria delle Vergini che rappresentano le qualità femminili dell’indipendenza e dell’autonomia:

– Atena: dea della saggezza, fra i romani era nota come Minerva. Ha capacità strategiche e razionali ed è portata a muoversi con grande determinazione. Ha anche la capacità di tenere sotto controllo le situazioni e muoversi in modo adeguato in mezzo a loro.

– Artemide: dea della caccia, per i romani era Diana, agisce in modo veloce e deciso. Impersonifica lo spirito indipendente e competitivo. In ambito lavorativo si trova bene a sostenere ruoli di comando ed è spinta verso avanzamenti di carriera.

– Estia: dea del focolare, la Vesta dei romani. Ha grande capacità di intuito. Non ama essere ambiziosa e può risultare timida, introversa o dimostrare inadeguatezza se si trova in un ambiente non consono a lei.

Dee nella categoria delle Vulnerabili la cui identità e benessere dipendono dalla presenza di rapporti significativi.

– Era: Giunone fra i romani, è la moglie di Zeus. Vede nel matrimonio la sua finalità di vita e non considera il lavoro una delle sue priorità. Ha spesso momenti di rabbia che deve imparare a gestire.

– Demetra: vive la famiglia e i figli come l’espressione della sua capacità di prendersi cura delle persone e delle cose. Sul lavoro non dimostra grande competitività ed ambizione.

– Persefone: caratterizzata da due aspetti contrastanti fra loro. Kore, giovane fanciulla e Persefone (o Proserpina nei romani) regina degli inferi. Come Kore è una fanciulla che non conosce bene le sue capacità mentre sotto le vesti di Persefone ha una tendenza ad avere un atteggiamento passivo e condiscendente.

Afrodite: dea in una categoria a se stante. Personalità estroversa ed eclettica. Dal momento che non è attirata da compiti ripetitivi, gli impieghi monotoni e le situazioni statiche la annoiano e quindi tende a mollare il colpo. E’ l’archetipo che maggiormente è attirato dalle professioni artistiche.

Siete in procinto di affrontare un colloquio? Fate un breve esame delle vostre attitudini caratteriali e decidete come è meglio porvi al vostro interlocutore. Create quindi una sorta di collegamento con gli archetipi ed attivate quello che maggiormente necessita in quel preciso momento. Ecco alcuni spunti:

  • Fate in modo che lo spirito organizzativo e la capacità di lavorare anche sotto stress sia in mostra durante il colloquio, come farebbe Atena.
  • Siate Artemide, ma state attente a non essere troppo aggressive, mostrate invece la vostra spinta ad agire.
  • Attivate Estia se dovete “captare” la situazione in cui vi trovate, o fate intravedere al vostro interlocutore che avete un certo sesto senso.
  • Non vi piace una domanda o una affermazione che vi è stata detta? Fate in modo che la Giunone che è in voi non esploda e non date segni di impazienza, neanche con la mimica facciale.
  • Lasciate sopire Persefone e Demetra se il lavoro per cui fate il colloquio prevede situazioni di stress o ruoli di comando.
  • Non lasciate troppo libera Afrodite: al management di un’Azienda non dà sicurezza una personalità scostante.

Questo post può essere sì considerato un piccolo divertimento, ma vi assicuro che ad un colloquio dimostrarsi sicuri di sé ma non arroganti, una persona affidabile e con capacità di relazione, un individuo capace di volontà ma anche di autocontrollo, sono aspetti che possono giocare una carta vincente in più per voi rispetto agli altri candidati.

*Liberamente tratto dal libro di J.S. Bolen – Le Dee dentro la donna – Ed. Astrolabio

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