PER ASPERA AD ASTRA

PC I più giovani forse non hanno ancora dimenticato le tante cadute prima di imparare ad andare in bicicletta e chi ha un figlio sicuramente ricorda il mal di schiena che viene quando, per facilitare i primi tentativi senza rotelline del pargolo, si corre qualche metro a zig zag tenendo il manubrio della biciclettina e prendendosi i pedali nelle caviglie.2011112510478

Il punto è che non si può imparare ad andare in bicicletta senza fare fatica, demoralizzarsi, cadere e sbucciarsi le ginocchia. Ed è necessario qualcuno che ci costringa a uscire dalla nostra confort zone (le rotelline) e ci sproni a provare qualcosa che non abbiamo ancora fatto, anche se ci saranno delle difficoltà da superare (personalmente serberò sempre il ricordo di mio padre che mi ha incitato ad andare per la prima volta in bici senza mani, senza pensare, ahimé, che lo sterrato non era probabilmente il terreno migliore per iniziare: il risultato della caduta è ancora inciso come un tatuaggio sul mio ginocchio sinistro).

L’attuale situazione del mercato del lavoro ci impone tutti i giorni delle asperità tali che rischiano di minare la nostra capacità di reagire e di intrappolarci in una zona di autocommiserazione.

Ci sono sicuramente difficoltà attribuibili solo ed esclusivamente alla crisi e a eventi esogeni che non possiamo gestire (lo sterrato che rende più difficile tenere dritta la bicicletta). Ma esistono anche delle situazioni che vengono principalmente influenzate dal nostro comportamento (la mia incertezza nel pedalare dovuta alla paura di cadere) o da quello degli altri (la volontà di mio padre di farmi sempre superare i miei limiti, forse causata dal desiderio di avere un figlio maschio?).

Quando le difficoltà che incontriamo rientrano nelle due ultime categorie per scoprire il motivo latente che ci ha messo di fronte un ostacolo e cercare il modo corretto per superarlo può essere utile applicare la tecnica del laddering, che uso nelle mie lezioni per insegnare a individuare le motivazioni più profonde che portano ad acquistare un prodotto.

Il Laddering, da La strategia in pubblicità. Manuale di tecnica multimediale: dai media classici al digitale, di Marco Lombardi, Franco Angeli, 2014

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Il laddering è una catena di “perché” che ci aiuta ad indagare sulle cause di un comportamento, partendo dalle caratteristiche più oggettive e fattuali, fino ad arrivare alle motivazioni più profonde e valoriali. L’obiettivo è capire i motivi per cui ci troviamo in situazioni difficili e provare a modificare le cause più nascoste. Come diceva Einstein “non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”.

Proverò a fare un esempio: siamo molto amareggiati perché il nostro capo, dopo averci chiesto di fare un lavoro lungo e faticoso che non rientrava nei nostri compiti, lo ha completamente ignorato. Non commentiamo l’accaduto con lui, ma questa delusione si aggiunge alla percezione generale di essere poco apprezzati. Alla prima occasione in cui verrà preteso un ulteriore impegno aggiuntivo, anche se questa volta magari meno gravoso, è probabile che esploderemo con una serie di recriminazioni che rischiano di minare il rapporto con questa persona.

Proviamo ad applicare il laddering a quanto accaduto, impiegando la massima sincerità nell’analisi dei nostri comportamenti e cercando di non essere semplicisti nel valutare le azioni degli altri.

Situazione di partenza:

Ho fatto un lavoro impegnativo che non è stato apprezzato

Perché il mio lavoro non è stato apprezzato?

Perché il mio capo è un ingrato schiavista

La risposta più facile consiste nell’attribuire tutte le responsabilità all’altra persona, etichettandone il comportamento, ma questo non ci aiuterà ad affrontare meglio una situazione analoga nel caso in cui ci si riproponga. Riproviamo:

Perché il mio capo è un ingrato schiavista

Perché il mio lavoro non è stato apprezzato?

Perché il mio capo non ha neppure guardato il mio lavoro e non ha quindi potuto apprezzare com’era ben fatto.

Questa è una lettura oggettiva di quanto è accaduto che ci dà un indizio utile per continuare l’analisi. Proviamo ora a capire il perché l’ha fatto (il modo migliore è semplicemente chiederglielo, invece di tenerci dentro la delusione)

Perché il mio capo non ha neppure guardato il mio lavoro?

Perché il lavoro che ho svolto non era più necessario dato che l’intero progetto, a cui il mio capo teneva molto, è saltato.

Quindi perché il mio capo non mi ha dato feedback?

Forse perché ha inconsciamente voluto dimenticare tutto quanto riguardava questo progetto, che costituisce per lui un piccolo fallimento.

Siamo arrivati a una motivazione profonda. Capire questo insight ci avrebbe dato l’opportunità di relazionarci con lui a un livello paritetico, di farci percepire come partner, di uscire da una relazione che gli psicologi transazionali definiscono genitore-bambino, nella quale dipendiamo dal suo apprezzamento proprio come un bambino che porta il disegno da vedere al papà e ci rimane male se lui non lo guarda.

Vale la pena probabilmente anche chiedersi:

Perché io non gli ho sollecitato un feedback?

Perché ho pensato che come sempre mi accade il mio lavoro non viene correttamente apprezzato e che il mio valore non viene mai valutato in modo equo.

In sostanza abbiamo preferito rimanere  in quella che è diventata paradossalmente una confort zone – il ritenersi sottovalutati e incompresi – piuttosto che stimolare un confronto paritetico e sincero.

La prossima volta che si presenta un ostacolo, soprattutto se è simile a una difficoltà incontrata in passato, provate a chiedervi i motivi profondi di quanto sta accadendo in modo da imparare a non fare gli stessi errori.

Il mio augurio per questo nuovo anno è che le asperità e gli ostacoli  della vita lavorativa vi conducano in alto!

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2 thoughts on “PER ASPERA AD ASTRA

  1. Giulia Spada ha detto:

    Su questo argomento vorrei scrivere tanto tanto, ma c’è il mio nome e cognome e non posso…
    Dico solo che l’empatia la insegnano anche nei corsi di High Management….
    Grazie comunque, è stata una lettura per alcuni versi illuminante, mentre per altri mi fa fumare dalle narici… ma ormai sarete abituate 😉

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    • trampolinodilancio ha detto:

      Ciao Giulia,
      l’empatia è sicuramente una chiave per lo meno per capire il comportamento degli altri, che non significa giustificarlo. Il tutto comunque nell’ottica non tanto di essere misericordiosi, come ci invita di sicuro giustamente il Papa, ma di volgere a proprio vantaggio alcune situazioni o per lo meno di evitare di peggiorarle.

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