Non hai un lavoro? Apri una start up.

PC Un altro primo maggio è coinciso con la notizia di elevatissimi livelli di disoccupazione, in particolare giovanile.

Quando anche i nostri consigli  non funzionano, o se si è particolarmente intraprendenti, l’alternativa è crearselo, un lavoro. C’è il movimento, iniziato con i makers negli Stati Uniti, che attraversa i paesi più sviluppati e invita a reinventare i mestieri artigianali, tanto che anche una multinazionale come Samsung si sta impegnando per far sì che le competenze dei grandi maestri artigiani italiani non vadano perse (ne parleremo presto). E c’è la possibilità di aprire una start up in ambito digitale, e offrire un servizio che prima non esisteva. E’ quanto ha fatto Tommaso Magnani, fondatore della start up GoodAppetito, che in questa intervista dal campus di H Farm ci racconta il suo percorso di studi, in cosa consiste la sua innovativa Applicazione e le opportunità che un’incubatrice di start up con H Farm offre.

Quando ci rivela quali caratteristiche deve avere un giovane per diventare start upper  ci sembra di capire che la più importante sia uno stomaco forte in grado di affrontare il salto nel vuoto che comporta aprire una propria attività e le quotidiane montagne russe che ne caratterizzano la gestione.

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6 thoughts on “Non hai un lavoro? Apri una start up.

  1. Susanna ha detto:

    Sono d’accordo, l’intraprendenza può essere la risposta migliore alla disoccupazione. Il discorso tuttavia vale non solo per i giovani, ma anche per chi ha anni di esperienza professionale alle spalle e, un bel giorno, si ritrova con una scatola di cartone in mano e una scrivania da svuotare. A quel punto, l’intraprendenza fa la differenza, tenendo però ben presente che prendere l’iniziativa è solo il primo passo, per il seguito servono coraggio, volontà, tanto lavoro e tanta pazienza.

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    • trampolinodilancio ha detto:

      PC E’ verissimo: anche la mia generazione deve sempre più spesso fronteggiare il problema della disoccupazione, e tutte le doti che hai elencato sono indispensabili. Per quanto riguarda il lavoro del consulente posso confermare che le montagne russe si avvicinano sicuramente di più all’esperienza quotidiana rispetto alla rilassante ruota panoramica, magari anche un po’ noiosa, del lavoro fisso (ammesso che esista ancora).

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      • Susanna ha detto:

        Esattamente. Io parlo proprio per esperienza diretta, avevo un posto fisso che ad un certo punto ha smesso di essere tale. Dopo aver valutato ciò che il mercato del lavoro aveva in serbo per me (appartengo alla tua generazione) ho deciso che la cosa migliore era crearmi la mia attività. Da 2 anni, come dici tu, ogni giorno sto sulle montagne russe…ma le soddisfazioni non mancano e valgono sicuramente di più di quelle che ho avuto con il “posto fisso”.

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  2. L’ha ribloggato su Informagiovani Montegranaroe ha commentato:
    Le nuove opportunità

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  3. […] upper di successo che abbiamo intervistato in questi anni:  Alessandro Giua, Fulvio Aniello, Tommaso Magnani, Matteo Sarzana, Matteo […]

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